The Walk come quasi tutti i film oltre ai pregi ha molti difetti. Prima di tutto l'introduzione non è delle più eccezionali, anzi, troppo 'fiabesca' con lui che si auto-racconta dal bordo della torcia sostenuta dalla Statua della Libertà e ripercorre le tappe della sua vita che lo portarono a compiere la sua celeberrima impresa. Azzardato anche mettere una voce fuori campo "in campo" e il racconto a posteriori leggermente agiografico, a volte sembra tutto infatti un auto-celebrazione della sua opera, manco fosse la presentazione di uno spettacolo di magia di David Copperfield. L'ingiustificati dialoghi in francese non disturbano ma nel film verosimilmente per problemi legati alla distribuzione (il regista) usa un'espediente per farlo parlare in inglese facendo dire al suo protagonista che vorrebbe parlare in inglese con i suoi colleghi, in modo da allenare la lingua, ma ciò risulta stranamente mal riuscito nel film. Ciò che risulta davvero quasi indigeribile, tuttavia, è quell'american way of life che trasuda da alcune scene, per cui la ragion d'essere del film pare la volontà di narrare quando e come sia nato l'amore degli americani per le Twin Towers. Difatti come racconta Zemeckis, la costruzione delle Torri non era ben vista dai newyorkesi dell'epoca, perché considerate uno sfregio all'architettura urbanistica esistente, un colosso senz'anima simile ad un grosso archivio raccogli-scartoffie, un corpo estraneo maestosamente imponente, un pugno nell'occhio con il quale avrebbero dovuto imparare a convivere. Ma per il giovane Philippe Petit la recente opera d'alta ingegneria rappresentava il sogno da rincorrere e agguantare, la possibilità concreta di tendere il suo filo dove nessuno mai era arrivato, di essere l'artefice di un'impresa senza eguali, il protagonista di un'esperienza da togliere il fiato. Zemeckis narrando e celebrando direttamente un artista unico nel suo genere, a dire il vero non proprio così popolare come ci si aspetterebbe, forse il suo definirsi ed essere definito un sovversivo anarchico ribelle fuorilegge (erano pur sempre gli anni '70) ne ha impedito il normale percorso divulgativo narra e celebra indirettamente New York e una corposa pagina del suo passato, prossimo e remoto. Come a dire che il fulgido episodio di Petit è unito con un invisibile filo alla sorte delle Torri, dapprima detestate, poi, grazie al folle talentuoso garçon, rese finalmente amabili (il suo gesto fu come infondere in esse un soffio vitale) e, infine, consacrate a luogo di culto e della memoria. La vertigine di The Walk alimenta così il mito americano, una leccornia per gli occhi, una triste gioia da vivere insieme, un'occasione per riflettere sulle molteplici sfaccettature della natura umana, capace di creare sublime poesia come di arrecare in un colpo solo tragedia e distruzione. Comunque a parte questo aspetto dopo la prima mezz'ora il film sbanda leggermente, si perché il buon ritmo della pellicola si scontra con una sceneggiatura a tratti un po' debole che sbrigativamente ci presenta alcuni personaggi secondari della vicenda che non vengono caratterizzati come dovrebbero (per esempio l'approfondimento del protagonista, alquanto sommario e lascia molte cose nel vago, forse non sempre è spiegabile tutto, ma la passione, non detta, del giovane Philippe per la morte la si accetta per scontata senza tentarne una disamina), tanto da risultare quasi superflui all'interno della storia, ma inseriti per rispettare evidentemente la verità di come si sono svolti i fatti. E' innegabile quindi una certa superficialità di scrittura (tanto che, certe disavventure e avversità creano il dubbio di un romanzamento eccessivo dell'evento, poiché siccome siamo già ai limiti del possibile, ho avuto la sensazione di una certa dose di esagerazione, che non aggiunge niente alla eccezionalità dell'impresa), come se sceneggiatori e regista avessero fretta di arrivare a raccontarci e mostrarci quello che più ci interessa, la camminata tra le torri gemelli che rappresenta poi la ragione dell'esistenza della pellicola stessa. Se fino a qui quindi la pellicola traballa un po' sul filo della narrazione, la parte finale invece è perfetta e ci lascia senza fiato. Il film si ridesta nel finale, dove i dieci minuti che raccontano l'attraversata (nella realtà durò 45 minuti) sono davvero speciali grazie anche al lavoro di Zemeckis e la sua capacità di dare razionalità a un gesto che apparentemente non la possiede, ma che fa proprio della sua spericolatezza e nonsense la sua forza e soprattutto la sua bellezza. Sempre in tema proprio con la bellezza una menzione particolare la merita la compagna di Petit nel film Charlotte Le Bon, praticamente una sosia della meravigliosa Paz Vega, oltre ad essere una delle tante attrici che per qualche ragione ricordano la stupenda Winona Ryder. In definitiva quindi, sempre e comunque, e nonostante tutto The Walk è un discreto e bel film, con un pregio in più, è un film per tutti, forse per i deboli di cuore non tanto, perché questo film è uno spettacolo entusiasmante ed emozionante da non perdere. Per concludere gli attori sono bravi, il protagonista è molto nella parte (anche se non gli assomiglia tanto a quello vero), il film è girato bene e Zemeckis si è dimostrato ancora una volta un regista che sa raccontare e divertire. Voto: 7-
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giovedì 3 gennaio 2019
The Walk (2015)
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