venerdì 7 maggio 2021

Essi vivono (1988)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 07/05/2021 Qui - E' il 1988 quando John Carpenter, giunto al suo tredicesimo lavoro, decide di realizzare questa pellicola. Conquistatosi oramai una maturazione e una qualità artistica largamente riconosciute, il regista si cimenta nella trasposizione di un breve racconto di Ray Nelson intitolato Eight O'Clock in the Morning, storia divisa tra horror e fantascienza. Una storia che, attraverso gli "occhi" intelligenti e versatili del regista (e dello stesso protagonista), riesce a mostrare la verità che sta dietro la grande macchina della pubblicità e ci fa scorgere la possibilità di ribellarsi a un presente oscuro, guardando verso la possibilità di un futuro chiaro, luminoso e consapevole. E lo fa con un film difficile da definire, è un thriller, un horror, un film fantascientifico? Forse un po' di tutto questo. Diversamente dai film di fantascienza infatti, il film di John Carpenter (che non si stacca fortunatamente mai dal cinema di genere, più goliardico e scanzonato) non ci presenta un possibile futuro distopico, ma getta il male proprio nel presente (per noi ormai passato) delle vite quotidiane di ognuno e il male non è identificato, come spesso accade, nelle macchine quanto nella pubblicità, dilagante onnipresente subdola, che ci circonda. Il subliminale diventa qui esplicito grazie "agli occhiali della verità" e al sacrificio degli "illuminati". Il film propone in un modo originale il tema della supremazia dei media, il cui potere sulle persone è stato evidente fin dai suoi esordi. Alternando ritmi lenti a ritmi più concitati e aggiungendo una nota horror, il film riesce a farti immedesimare e dietro quegli occhiali, proprio come in un 3D, ci sei tu, a rincorrere la verità, inizialmente stordito, come i personaggi stessi, perché la verità è dura da accettare, soprattutto se sei stato cieco per tanto tempo. È "come una lama che ti penetra nel cervello". Bisogna al contempo ammettere che il risultato del film è però spesso discontinuo: si paga innanzitutto l'assenza di un protagonista carismatico (il wresler Roddy Piper sembra un po' una caricatura di Kurt Russell, ma meno espressivo e di tanto in tanto ridicolo, va molto meglio con il "compagno" Keith David), alcune sequenze d'azione sembrano girate in modo grossolano (molto forzata la scena in cui il protagonista fa una strage di alieni per le strade, ma anche la sequenza finale appare un po' dozzinale), inoltre manca la tensione che ha caratterizzato opere più nobili del regista (buoni invece gli effetti speciali, considerato che si tratta comunque di un film a budget ridotto, mentre sulle musiche, come sempre, nulla da dire e/o eccepire). Tuttavia come è sua consuetudine, il regista riesce bene nell'intento di far riflettere e pensare. Significati oltre le immagini, atmosfere evasive e fantascientifiche, un gran bel film, uno di quei rari film capaci di traghettare un potente messaggio senza smettere mai di essere genuinamente divertente. Voto: 7,5

Il signore del male (1987)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 07/05/2021 Qui - In un centro di ricerca alcuni studenti, aiutati da un professore e da un prete (Donald Pleasence e Victor Wong, attori feticci del regista), tentano di studiare un oggetto misterioso, non sapendo che è in ballo il destino dell'umanità. Prendendo a piene mani dagli stilemi dell'horror demoniaco (come in Rosemary's Baby si parla della nascita dell'Anticristo in un contesto inaspettato e come ne Il presagio il Vaticano risulta complice del suo occultamento) John Carpenter costruisce un film interessante e tutto sommato anche abbastanza originale: il gruppo di persone assediato in questo caso deve difendersi più dai pericoli interni che non dall'esterno e la vicenda, pur essendo tutta costruita in spazi piccoli, non abbandona mai quel non so che da fine del mondo. La tensione viene costruita sapientemente iniziando da pochi elementi che finiscono con l'esplodere rivelandosi fatali (l'esercito di barboni, la studentessa corrotta dal liquido, i sogni ricorrenti del team) e, come spesso accade con Carpenter, viene negato il lieto fine in favore di un dubbio terrificante: si lascia intendere che il sacrificio finale sia stato inutile (ed anzi controproducente), ma nel momento in cui Brian sta per toccare lo specchio partono i titoli di coda. Molto interessante anche il ribaltamento di ruolo del Vaticano: il cristianesimo si fonda sull'illusione di una salvezza che non ci sarà mai, atta a far dimenticare alla popolazione l'arrivo di un male illimitato, e la teologia cattolica ha costruito un intero sistema di tradizioni millenarie per depistare e nascondere con cura l'oggetto malefico (che sembra essere lovecraftianamente un manufatto alieno antichissimo). Però il meccanismo non è sempre perfettamente oliato, qualche lungaggine di troppo, attori (secondari in primis) non sempre all'altezza, colonna sonora meno memorabile del solito, visto il materiale di partenza, avrebbe potuto essere ancora migliore. Il signore del male (secondo capitolo di quella che il regista stesso definisce la propria "Trilogia dell'Apocalisse", preceduto dal ben più riuscito La cosa, e seguito dall'altrettanto ben più riuscito Il seme della follia) non mi è dispiaciuto dopotutto, ma speravo meglio. Voto: 6,5

Starman (1984)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 07/05/2021 Qui - Sintetizzando, "E.T. is for boys, Starman is for man". Sì perché praticamente un E.T. più adulto quello messo qui in piedi da John Carpenter. Ad accomunare questi film e quelli che si sono succeduti in seguito (ad esempio Cocoon e Navigator tanto per citarne alcuni) è una certa critica sociale dove si evidenzia il limite umano nei confronti del diverso (l'alieno "buono" o "esploratore", fortissimo ma allo stesso tempo innocente, che si trova a doversi confrontare con una razza umana curiosa, primitiva ed egoista). Per fortuna che "nelle situazioni peggiori riusciamo a tirare fuori il meglio di noi". Insolito prodotto il suo, ma egli, alle prese con una storia non proprio nelle sue corde, se la cava più che bene con questo mix divertente ed emozionante di fantascienza, dramma, ironia e road movie. Riesce ad essere delicato e anche commovente (soprattutto nel finale), per quanto raramente entusiasmante e anche un bel po' commerciale. D'altronde Carpenter doveva risollevarsi dall'immeritato flop de La cosa, e lo fa non arrendendosi del tutto alle regole Hollywoodiane ma dirigendo con grande eleganza (dosando bene il sentimento all'azione), una storia che non ha un grandissimo ritmo ma che si segue senza fatica. Gran parte del merito va alla coppia di protagonisti: una dolcissima Karen Allen e un bravissimo Jeff Bridges, che quell'anno si prese una nomination all'Oscar (purtroppo il resto dei personaggi sembrano buttati lì alla rinfusa, il film ruota solo intorno a loro due, ma forse è meglio così). Alla fine un filmetto godibile, incalzante, e perché no, pure divertente. Un filmetto, sì minore tra quelli diretti dal regista statunitense, certamente non Carpenteriano al 100%, perché mancano i colpi di genio, la storia è abbastanza prevedibile ed anche la durata risulta leggermente eccessiva per una vicenda simile, ma in grado di coinvolgere lo spettatore, di funzionare nonostante tutto (bene gli effetti visivi, bellissima la colonna sonora), riuscendo così ad ottenere un risultato più che lusinghiero. Nel complesso infatti, un buon film per il regista americano, lontano dai picchi assoluti ma tuttavia interessante e piacevole. Un film che oggi appare forse un po' datato ma che nel suo complesso si lascia piacevolmente guardare. Voto: 7

Dark Star (1974)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 07/05/2021 Qui - Il primo film del grande John Carpenter, una bizzarra e demenziale commedia di fantascienza, un prodotto a bassissimo costo dagli effetti speciali parecchio artigianali e in più di qualche occasione decisamente buffi, come l'alieno fatto con un pallone e un paio di zampe in lattice, comunque interessante nel parodiare la tanto decantata audacia yankee e pungente nello scagliarsi contro la corsa agli armamenti. L'opera è infatti una specie di parodia/versione "alternativa" di 2001: Odissea nello spazio di Stanley Kubrick, e presenta una serie di interessanti spunti, originali e divertenti, ed è non solo una riflessione umoristica sulla fantascienza anni '70, ma è anche un'acuta e irriverente satira del potere e dei miti tutti americani dell'eroismo e dell'amicizia virile. La Dark Star è un astronave cui è stato affidato il compito di far esplodere i pianeti instabili, il lavoro, essenziale e monotono, viene effettuato da quattro eccentrici astronauti, sicuramente degli alienati più simili a figli dei fiori fatti di qualche acido che a degli scrupolosi scienziati. Geniale l'idea delle bombe senzienti, dotate di una propria coscienza e quindi molto pericolose, i duetti tra queste e il computer di bordo sono impareggiabili, mentre all'interno della Dark Star l'equipaggio balla pericolosamente sul filo di una follia causata dal prolungato vagabondaggio spaziale. Qualche tempo morto rende non sempre armoniosa la visione, ma si viene ampiamente ripagati da alcune scene cult, come quella dell'ascensore o il finale tragicamente ispirato. John Carpenter debutta in modo lodevole dilatando un lavoro universitario, al suo fianco l'amico Dan O'Bannon, futuro autore degli script di "Alien" e "Atto di forza", per l'occasione attore, curatore degli effetti speciali e ovviamente co-sceneggiatore. La colonna sonora è ideata dallo stesso regista per quella che poi diverrà una graditissima consuetudine, brillante l'idea di alternarla con pezzi country davvero contrastanti con la malinconica solitudine trasmessa dallo spazio profondo. Mezzi molto grezzi ma il regista si mostra già pungente e predisposto alla trattazione di temi importanti. Per John Carpenter quindi un discreto debutto, non folgorante ma dignitoso. Voto: 6+

John Carpenter Filmography

Post pubblicato su Pietro Saba World il 07/05/2021 Qui - Ha da poco compiuto 73 anni, tra i suoi film più famosi ci sono Halloween - La notte delle streghe (1978)1997: Fuga da New York (1981)La cosa (1982)Grosso guaio a Chinatown (1986)Essi vivono (1988) e Il seme della follia (1994), è un regista, sceneggiatore, compositore, musicista, attore, produttore cinematografico, montatore (e chi ne ha più ne metta), lui è John Carpenter, Maestro di/del Cinema. Avrei voluto festeggiarlo prima, ma arrivo tre mesi dopo con le idee ancora più chiare, e quindi meglio così (e comunque per fare gli Auguri ci sono 364 giorni a disposizione). Ho rivisto infatti un paio di suoi film nello scorso anno, l'ultimo Christine, ed ho visto quattro suoi film che ancora mi mancavano (per l'appunto questi qui che oggi ho portato), quindi occasione più propizia di questa non c'era per omaggiarlo. Per celebrare il suo compleanno e il suo gran talento, di un regista caratteristico e fenomenale. "I suoi film sono caratterizzati da fotografia e illuminazione minimalisti, una macchina da presa non eccessivamente mobile, senza dimenticarsi però dei piani sequenza, e colonne sonore, spesso realizzate mediante sintetizzatore, composte da lui stesso o, alle volte, in collaborazione con altri. Le pellicole di Carpenter glorificano spesso degli anti-eroi, personaggi di estrazione proletaria in aperto contrasto con le istituzioni, e i suoi soggetti hanno spesso tematiche che riflettono una forte critica sulla società capitalistica americana: esempi di questo sono in particolare Essi vivono1997: Fuga da New York e Fuga da Los Angeles. Altre costanti del suo cinema sono l'analisi del rapporto fra il bene e male e un'inquietante messa in discussione della realtà che viviamo e dei valori della società moderna" (fonte Wikipedia). Da un lato influenzato, dall'altro influente, John Carpenter non si può non adorare, Cassidy de La Bara Volante lo ama, e in tal senso se volete sapere tutto quello che c'è da sapere su di lui, passate dal suo blog, mentre se volete sapere cosa ne penso io di quattro dei suoi film, continuate a leggere.

lunedì 3 maggio 2021

Scuola di mostri (1987)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 03/05/2021 Qui - Nelle vesti di regista Fred Dekker dopo Dimensione terrore e prima del crollo con Robocoop 3, realizzò il suo migliore lavoro, ovvero questo film, una commedia dai toni fantastici che, tra omaggio e parodia, scorre via veloce. La storia vede un gruppo di (piccoli) amici appassionati di horror (cresciuti a pane e Stephen King) fronteggiare i "mostri" classici della Universal (ci sono tutti, da Dracula a Frankenstein, da l'Uomo Lupo a La Mummia fino ad Il mostro della laguna nera), in uno scontro divertente ed epico. Davvero I Goonies in versione horror, ci sono tantissime cose che ricordano il vecchio classico: dal doppiaggio italiano fino alla figura di Frankenstein (che nei Goonies era Sloth), inoltre una delle attrici c'è in tutti e due i film, poi una battuta in particolare (peccato per la colonna sonora, piuttosto inconsistente). Si vede che è un film degli anni '80, un film simpatico e piacevole. Visto oggi risulta un bizzarro esperimento parzialmente riuscito, con dei personaggi un po' abbozzati e delle situazioni che vanno dall'infantile all'orrorifico, senza una precisa direzione. Effetti speciali modesti, costumi iperclassici nella rappresentazione dei mostri e una trama dal buon ritmo che inanella citazioni al cinema precedente e contemporaneo, con un'ironia spicciola capace tuttavia di suscitare qualche sorriso. Gustoso, ma sarebbe consigliato vederlo da ragazzini. Sarebbe stato meglio infatti se l'avessi visto 25-30 anni fa, forse sarebbe diventato anche un mio cult, ora come ora è solo un breve viaggio nostalgico, bello ma certamente non memorabile. Voto: 6+

Motorrad (2017)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 03/05/2021 Qui - Arriva dal Brasile questo lungometraggio diretto da Vicente Amorim, un prodotto atipico per un regista qui alle prese per la prima volta con il cinema di genere. Un film che inizia lentamente tra silenzi prolungati e successive emozionanti scenografie naturali, che improvvisamente prende la piega del thriller, con la presenza di quattro inquietanti (mistiche) figure di motociclisti nero vestiti, con casco e muniti di machete che (senza ragione alcuna) prendono di mira i malcapitati ragazzi. Le sequenze sono dirette e montate ad arte, ambientate in paesaggi mozzafiato e con una fotografia "scialba", sapientemente usata per dare una dimensione onirica alla messa in scena. Le uccisioni crude e ben realizzate sono delle vere e proprie esecuzioni, tanto da far pensare che i protagonisti debbano pagare qualche grave scotto. Un ritmo frenetico, inseguimenti e montaggio serrato, fanno di Motorrad un'opera che intrattiene fino al finale. Non c'è da aspettarsi una storia profonda e intricata, dialoghi virtuosi e significati reconditi che possano essere compresi. Motorrad è uno slasher-action sofisticato e frenetico, un Duel (Spielberg 1971) su due ruote, che stupisce per la sua capacità di tenere incollati allo schermo con pochissimi elementi narrativi in ballo (presenze femminili lietamente comprese, Carla SalleJuliana Lohmann). Per niente memorabile, non del tutto riuscito ma particolarmente interessante alla visione. Voto: 6

Palm Springs (2020)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 03/05/2021 Qui - Riprendere un'idea già vista in molteplici forme (i loop temporali e il genere romcom) per riproporla con una ricetta del tutto originale. Certo, il messaggio che sta sullo sfondo è molto semplice, ma diluito in una sceneggiatura scritta con grande forza e presentato in una cornice estetica vibrante (90 minuti di déjà-vu che non stanca, né arranca, ma si reinventa). Certo, il presupposto che rende il finale possibile è abbastanza inverosimile, ma almeno quanto lo sarebbe rimanere intrappolati nella stessa giornata per il resto della propria vita. C'è poco da dire: una commedia pregevole. Una commedia romantica che sfrutta l'elemento del loop temporale per analizzare due personaggi prigionieri del tempo a cui, soprattutto il lui, tale contesto non dispiace affatto. Personaggi che vivono, in senso letterale, infinite combinazioni di presente perché hanno un passato da dimenticare e non vedono un futuro roseo. La molla dell'amore è l'innesco per un percorso esistenziale che conduce a tale uscita. Struttura non nuova, ma un discreto lavoro sui personaggi, anche per merito degli attori, Andy Samberg e Cristin Milioti più J. K. Simmons terzo incomodo. Si ride, si riflette, si gioisce, all'infinito. Voto: 7

Suspiria (2018)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 03/05/2021 Qui - Nessun reato di lesa Argentianità, anzi da lodare l'impegno del regista nel voler rileggere la fiaba originale in una chiave diversa, contestualizzando la vicenda fra passato e presente, dando spazio alla danza, velando d'ambiguità la figura della protagonista. Però, dopo una un inizio intrigante, la tensione cala ed il film si avvita su se stesso in un'eleganza formale che non regala emozioni né tanto meno riesce ad appassionare (non riuscendo mai a incutere la benché minima paura o angoscia), trascinando lo spettatore verso un epilogo orrifico tanto sanguinoso quanto poco ispirato. Film ambizioso non indegno (o quasi) ma irrisolto e di durata estenuante. Probabilmente un ritmo meno dilatato e qualche consistente taglio avrebbero giovato. Si salvano cast (anche se un'inespressiva e per nulla carismatica Dakota Johnson fa rimpiangere la stralunata Jessica Harper dell'originale, che qui pure nuovamente c'è), un paio di bei momenti e la fredda e cupa fotografia, il resto malriuscito. Pretestuosi rimandi storici, musiche fiacche: quasi quasi si rimpiange La terza madre. Definito da Luca Guadagnino non un remake ma un omaggio alle emozioni che ha provato quando l'ha visto, avrà visto un altro film. Risulta un pasticcio che poco o nulla ha a che fare con l'originale di Dario Argento. Sostanzialmente un film sul balletto, un mix fra Il cigno nero e Starry Eyes, e neanche tanto riuscito. Voto: 4,5

Maquia (2018)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 03/05/2021 Qui - Quanta forza racchiusa in una sola parola: Mamma. Un finale struggente, da lacrime agli occhi, cesella una storia d'amore e sofferenza discretamente raccontata e presentata, dotata di una buona grafica, colorata e impattante, un ritmo lineare e dei personaggi dalla caratterizzazione intrigante e forte. Regia debuttante (quella di Mari Okada) ma precisa e un titolo davvero evocativo. Maquia: Decoriamo la mattina dell'addio con i fiori promessi, che trasmette un chiaro messaggio allo spettatore, ossia l'importanza dell'amore, della forza e del legame che va oltre il tempo, ma allo stesso tempo anche le conseguenze delle proprie decisioni. Figlia di una matrice fantasy molto classica ma d'impatto, la pellicola riesce a travolgere per i suoi toni delicati e per la capacità di veicolare quel messaggio con grande raffinatezza e malinconia. Non perfetto, non poetico al livello "Miyazaki", ma bel film. Voto: 7

Body Cam (2020)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 03/05/2021 Qui - Il regista Malik Vitthal oltre a girare un finale prevedibile, si dimentica di fornire allo spettatore una spiegazione chiarificatrice di quello che risulterà essere l'evento chiave della storia (senza spoilerare più di tanto non si capisce in che modo il "vendicatore" ritorni per farsi giustizia). Ed è un peccato, perché il film (un horror soprannaturale con sfondo arricchito da discriminazioni razziali molto in voga in questi anni) è costruito in maniera intrigante: l'atmosfera che si respira, tra mistero e investigazione, riesce a mantenere in costante attenzione chi guarda, facendolo partecipe di un racconto che mostra un certo potenziale, grazie anche alla discreta performance dei protagonisti (quella della Mary J. Blige di Mudbound, quella di Nat WolffDavid Zayas e via dicendo). Peccato per le mancanze nel finale che ne abbassano il voto. Ma in ogni caso un film (particolare e sorprendente) facilmente vedibile. Voto: 5,5

Marrowbone (2017)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 03/05/2021 Qui - Un film che si inserisce all'interno del filone delle case infestate in cui The Others fornisce se non altro un punto di riferimento. Al contrario del'opera di Alejandro Amenabar, questo film di Sergio G. Sánchez (al suo esordio dietro la macchina da presa) vira verso orizzonti diversi (più "materiali"), però mantenendo centrale il ruolo della magione, che porta dentro di sé quel passato che perseguita la famiglia. La storia pur non essendo originale è abbastanza solida, fornisce qualche buon colpo di scena (per i meno neofiti sicuramente è più prevedibile) e complessivamente il giovane cast (comprendente Anya Taylor-Joy, un nome qualsiasi all'interno del panorama cinematografico mondiale) se la cava più che egregiamente. Classico, non privo di difetti, ma tutt'altro che malriuscito, praticamente senza infamia e senza lode. Non mi ha fatto impazzire però è una pellicola tutto sommato gradevole. Voto: 6+

The Aeronauts (2019)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 03/05/2021 Qui - A volte l'ego e la sregolatezza possono portare a scoperte scientifiche fondamentali. Ispiratosi a fatti reali (sulla reale storia del volo del 5 settembre 1862 di due aeronauti), il film di Tom Harper vanta un discreto cast, con una coppia di protagonisti già rodata (buona la prova degli attori Eddie Redmayne e Felicity Jones, ancora insieme dopo La teoria del tutto), un comparto visivo e realizzativo di tutto rispetto e una sceneggiatura abbastanza interessante. Quello che personalmente colpisce meno è il montaggio: le parti più emozionanti, quelle che vedono i protagonisti destreggiarsi su una mongolfiera, sono più contenute rispetto al racconto che si snoda a ritroso con flashback piuttosto insistenti e dialoghi monotematici. Complessivamente, il film si lascia guardare senza indugi, forte di una confezione discretamente realizzata, anche se non tutti i momenti raccontati lasciano il segno. Voto: 6

Rec 4: Apocalypse (2014)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 03/05/2021 Qui - Il found footage in quest'ultima parte della saga di Rec è solo un pallido ricordo e già dismesso durante il precedente capitolo. Non ha nulla di particolarmente innovativo, si vuole trasformare un po' maldestramente l'eroina Angela (l'affascinante attrice Manuela Velasco) in una moderna Ellen Ripley, ma lasciamo perdere. Tuttavia Jaume Balagueró (La settima musa il suo ultimo film visto, un film che non mi è dispiaciuto affatto) infonde un ritmo sostenuto al film, piazza almeno un paio di sequenze buone e i suoi zombies mantengono quella cattiveria e virulenza necessaria per far salire l'adrenalina che scaturisce più dall'action che dall'horror puro. Indovinata anche l'ambientazione della nave in aperto oceano le cui ambientazioni claustrofobiche sono ben sfruttate dal regista spagnolo. Nulla di particolare, citazioni sparse, un discreto intrattenimento. In sostanza, Rec 4 è un horror guardabile, deciso passo in avanti rispetto agli ultimi due film, ma parecchio lontano dall'ottimo esordio del 2007. Voto: 5,5

Cena con delitto - Knives Out (2019)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 03/05/2021 Qui - Bello, intrigante e ironico, brillante in tutte le sue componenti, Cena con delitto è stata una bella sorpresa. Uno script formidabile (meritatissima la candidatura agli Oscar 2020 per la migliore sceneggiatura originale) e un cast da applausi (per i nomi coinvolti, Christopher Plummer in memoriam, e per la resa) lo rendono infatti uno dei migliori whodunit degli ultimi anni. Difatti Cena con delitto è una complessa macchina cinematografica, esempio virtuoso di intrattenimento, sottile gioco di equilibrismi tenuto in piedi da un'ottima professionalità. Un film da vedere e da godere in cui l'intelligenza e il divertimento riescono a procedere con passo fermo e sicuro nel nome di Agatha ChristieCena con delitto - Knives Out si diverte molto a smascherare i cliché e gli elementi ricorrenti del genere e riesce così ad essere particolarmente auto-ironico ed acuto. Un film "fresco", agile, ben ritmato, grazie appunto alla sua penna, quella del poliedrico Rian Johnson (sceneggiatore di tutti i suoi film da lui diretti, da Looper a Star Wars: Gli ultimi Jedi fino a quest'ultimo), con dialoghi affilatissimi, ed a un cast solidissimo (svetta, nel ruolo di protagonista, Daniel Craig, ma a sorprendere maggiormente è Ana de Armas: l'attrice e modella cubana realizza una prova incalzate e convince molto). La trama, un po' complicata è comunque attraente e si svolge con l'utilizzo di numerosi flashback o flashforward, con inevitabili colpi di scena abbastanza ben costruiti. Ne deriva un film divertente, in cui l'elemento scenico e scenografico acquista (come nella migliore tradizione del giallo) un rilievo fondamentale. In conclusione, un giallo avvincente e ben costruito, lascia lo spettatore soddisfatto. Voto: 7