Shorta (Dramma/Thriller 2020) - Poliziesco danese teso e ben diretto, che ricalca temi già visti (tensioni razziali, periferie incandescenti, poliziotti agli antipodi costretti a collaborare) ma li gestisce con un approccio meno manicheo del solito. L'ambientazione nel ghetto di Copenaghen funziona, il ritmo resta alto e la tensione cresce in modo costante, sostenuta da interpretazioni solide e da una regia che evita il sensazionalismo. La sceneggiatura, però, mostra limiti evidenti: forzature, coincidenze e qualche snodo poco credibile indeboliscono un impianto narrativo che sa di già visto. Nonostante ciò, l’azione è efficace, l'atmosfera cupa ben costruita e il film riesce a coinvolgere fino alla fine. Un buon thriller urbano, non originale ma onesto, che vive soprattutto di tensione e caratteri più sfumati del previsto. Voto: 6
Until Dawn - Fino all'alba (Horror 2025) - Liberamente ispirato al videogioco
Until Dawn, il film cambia parecchio le carte in tavola ma conserva un'atmosfera sporca e coinvolgente, sostenuta da buoni effetti pratici, ritmo alto e qualche splatter ben piazzato. L'idea del loop temporale aggiunge un tocco curioso, anche se per niente originale. La sceneggiatura però si inceppa nella parte centrale, ripetitiva e poco tesa, e i personaggi restano anonimi nonostante un cast discreto (spicca
Peter Stormare). Nel complesso è uno slasher divertente e senza pretese: non sorprende, ma intrattiene e lascia margine per un eventuale seguito più ambizioso. Voto: 5,5
Ash - Cenere mortale (Horror/Sci-fi 2025) - Un ibrido tra Alien, La Cosa e certo sci-fi psichedelico anni '70, che pesca ovunque senza particolare originalità ma riesce comunque a costruire un'atmosfera piacevole e visivamente curata. Flying Lotus dimostra mano sicura sul piano estetico: fotografia al neon, scenografie suggestive, un mood ansiogeno e lisergico sostenuto da una colonna sonora notevole. Il problema è la narrazione: semplice, prevedibile, spesso confusa e appesantita da sequenze oniriche che spezzano il ritmo più che arricchirlo. Le parti in prima persona risultano più fastidiose che immersive. Nonostante i limiti, qualche momento di tensione funziona e Eiza González regge bene il film quasi da sola. Un horror sci-fi derivativo ma gradevole, che si dimentica in fretta ma intrattiene chi ama il genere. Voto: 5,5
Il mio amico Pinguino (Biografico/Dramma 2024) - Film semplice ma sincero, costruito con cuore più che con ambizione. Jean Reno, lontano dai suoi ruoli abituali, regge l'intera operazione con naturalezza e calore, mentre il resto del cast fatica a stargli dietro. La storia vera alla base è minima, e infatti il film la gonfia con sottotrame drammatiche inventate che a volte stonano con il tono inizialmente leggero. L'antagonismo forzato e alcune soluzioni narrative troppo semplificate indeboliscono l'insieme, pur senza renderlo stucchevole. Visivamente curato e animato da buoni sentimenti, funziona se lo si prende per quello che è: un racconto gentile, un po' romanzato, che trova il suo momento migliore nelle immagini autentiche finali dell'uomo e del pinguino. Una piccola rarità nel panorama odierno, pur con i suoi limiti. Voto: 6
When Evil Lurks (Horror 2023) - Il film parte con un'idea interessante (un'Argentina rurale infestata da un "marcio" che si diffonde come una pandemia demoniaca) e per un po' funziona: l'atmosfera è malsana, la tensione costante, alcune intuizioni (come le regole da seguire o i bambini tutt'altro che innocenti) aggiungono personalità al racconto. Quando però la storia vira verso il road‑movie apocalittico e il survival horror, emergono i limiti: recitazione altalenante, scelte registiche poco incisive e una seconda metà che scivola nel caos, tra comportamenti illogici e dialoghi ripetitivi. Qualche buon momento splatter e un senso di rassegnazione ben reso non bastano a compensare una sceneggiatura disordinata. Nel complesso resta un horror teso e disturbante, con idee valide ma realizzazione discontinua. Solo per appassionati. Voto: 6
Città d'asfalto (Dramma 2023) - Il film impiega tempo a decollare, ma costruisce con cura un'immersione cupa nelle notti degradate di Brooklyn, tra sirene, violenza e disperazione quotidiana. La regia nervosa e la fotografia contrastata amplificano il senso di soffocamento, mentre
Sean Penn domina la scena con un'intensità quasi eccessiva;
Tye Sheridan, più misurato, restituisce bene lo smarrimento del novellino. Quando arriva il primo intervento davvero critico, il racconto prende quota e si trasforma in un crescendo di tragedie fino al finale amarissimo. La dinamica veterano/giovane non è nuova, e la durata si fa sentire, ma il film (del regista di
Una preghiera prima dell'alba) resta duro, realistico e capace di colpire. Un viaggio notturno senza speranza, che lascia addosso un'ombra persistente e qualche riflessione amara. Voto: 6
So cosa hai fatto (Thriller/Horror 2025) - Reboot che riprende quasi in toto la trama del film del '97, citandolo apertamente e riportando in scena anche alcuni volti storici. Tecnicamente è ben confezionato, con un po' di splatter e tutti i codici dello slasher classico, ma senza inventare nulla né eccellere in alcun aspetto. La tensione resta bassa, i personaggi sono poco incisivi e il killer continua a muoversi come una sorta di entità onnipresente, salvo poi perdere colpi nel finale. Pur risultando più solido del vecchio secondo capitolo, rimane un'operazione superflua che replica pregi e difetti dell'originale senza aggiungere davvero qualcosa. Mediocre, piacevole ma vano. Voto: 5
28 anni dopo (Horror 2025) - Il terzo capitolo arriva dopo vent'anni di attesa ma non ritrova la forza innovativa dell'originale. Nonostante il ritorno di Danny Boyle, la storia prende una direzione confusa e troppo melodrammatica, con infetti trasformati in creature poco convincenti e un focus eccessivo su personaggi che non reggono il peso narrativo. L'idea di esplorare un mondo decenni dopo l'epidemia aveva potenziale, ma resta abbozzata e sacrificata in un viaggio iniziatico che non emoziona né aggiunge qualcosa alla saga (personaggi anonimi, tranne Fiennes). Visivamente il film ha momenti affascinanti, ma il ritmo è disomogeneo, la tensione scarsa e il finale improbabile (lascia più perplessità che attesa per il seguito). Un sequel che delude sia chi cercava un ritorno all'horror puro sia chi sperava in un'evoluzione tematica più profonda. Voto: 5
Swiss Army Man - Un amico multiuso (Commedia/Dramma 2016) - Il film dei Daniels,
Daniel Kwan e
Daniel Scheinert registi anni dopo dell'altrettanto bizzarro ma più coerente e coinvolgente
Everything Everywhere All At Once, è un'esperienza surreale che mescola poesia e scorregge, amicizia e decomposizione, filosofia spicciola e slapstick corporeo. L'idea del naufrago che trova in un cadavere "multiuso" un compagno di viaggio è bizzarra e coraggiosa, con momenti davvero inventivi alternati ad altri più ripetitivi o verbosi.
Paul Dano e
Daniel Radcliffe reggono bene l'assurdità del progetto, ma la narrazione perde brillantezza col tempo e il finale ambiguo lascia più perplessi che appagati. Un'opera curiosa, non per tutti, capace però di sorprendere chi accetta di seguirla nel suo delirio emotivo. Voto: 5,5
Karate Kid: Legends (Azione/Commedia 2025) - Il film (che arriva dopo i fasti di
Cobra Kai) vive in equilibrio tra reboot e spin‑off, unendo nostalgia e nuovi personaggi. La prima parte funziona grazie al ribaltamento maestro/allievo, al giovane protagonista credibile e a coreografie ben realizzate, con un tono da teen‑movie scorrevole e piacevole. Quando entrano in scena
Ralph Macchio e
Jackie Chan, però, la storia si appesantisce: i loro ruoli risultano forzati, alcune scelte narrative poco logiche e il secondo tempo corre troppo, sacrificando torneo e sviluppo. Nel complesso resta un prodotto sportivo per ragazzi, simpatico e godibile, ma senza una vera identità. Voto: 6
Kraven - Il cacciatore (Azione/Sci-fi 2024) - Il film parte bene: la prima metà funziona grazie a un ritmo solido, qualche buona scena action e un Aaron Taylor‑Johnson convincente nel ruolo di Kraven. Anche gli effetti speciali, almeno fino alla sequenza del leone, reggono il colpo e l'intrattenimento non manca, soprattutto nel segmento dedicato al rapimento. Poi però la qualità cala: la CGI diventa altalenante, i dialoghi si fanno deboli e diversi personaggi (dallo Straniero a Rhino) risultano sprecati o liquidati in fretta. Il tono più violento rispetto ad altri titoli del Sony Spider‑Man Universe è un passo avanti, ma non basta a compensare una storia prevedibile e un cast che fa il minimo indispensabile, con Russell Crowe relegato a un ruolo poco incisivo. Nel complesso è uno slasher supereroistico guardabile, leggermente migliore di altri capitoli del franchise, ma ancora lontano dal dare dignità ai villain Marvel. Sequel in arrivo? Probabile, anche se non particolarmente atteso. Voto: 5,5
JAPAN ANIME
Kite Liberator (Animazione/Horror/Sci-fi 2008) - Un seguito anomalo di
A-Kite ad opera del medesimo autore: niente più hentai, solo fanservice, e un'improvvisa svolta verso fantascienza e horror. La storia alterna mutazioni mostruose nello spazio e una nuova vigilante metropolitana sulla Terra, ma i due filoni si intrecciano più per caso che per reale costruzione narrativa. Pur ricco di ottime animazioni e di un'atmosfera che richiama certi OAV anni '80 alla
Alien, il racconto risulta disordinato, pieno di idee già viste e incapace di scegliere un genere preciso. Il fanservice resta invadente e spesso gratuito, in linea con lo stile di
Yasuomi Umetsu. Il finale, poi, tronca tutto con un cliffhanger improvviso. Nel complesso: tecnicamente valido, narrativamente confuso. Un'opera curiosa che convince solo a metà. Voto: 5,5
Dragon Ball Super: Super Hero (Animazione/Azione 2022) - Il 2° film della serie "Super" dopo
Broly punta su un nuovo Cell convincente, ma per il resto lascia parecchio amaro. Junior domina la scena mentre personaggi potenzialmente interessanti come il dr. Hedo e i Gamma restano ai margini. La trasformazione di Gohan è eccessiva e la scelta di tenere Goku e Vegeta fuori dal gioco funziona solo all'inizio, poi pesa. La grafica in CGI è riuscita a metà. La trama, semplice e prevedibile, mescola fantascienza, umorismo e azione frenetica: nulla di originale, ma abbastanza divertente se si accetta lo stile sopra le righe e il design improbabile dei personaggi. Goku e Vegeta, impegnati in uno scontro "di contorno", risultano quasi superflui mentre sulla Terra si consuma la vera minaccia. Un film che intrattiene, ma senza lasciare il segno. Voto: 6
Neon Genesis Evangelion: The End of Evangelion (Animazione/Sci-fi 1997) - Film che dà corpo allo psicodramma finale della
serie, trasformandolo in un'apocalisse visiva che chiude
Evangelion con coerenza brutale.
Hideaki Anno amplia i temi dell'identità e della percezione di sé, costruendo un'opera che interroga e destabilizza. È anche la sua risposta furiosa alle critiche: un contraltare nichilista al finale interiore della serie, dove l'umanità viene travolta invece che salvata. Il film intreccia influenze diverse, simbolismi estremi e allusioni sessuali spesso gratuite, ma l'impatto resta enorme. La regia è più libera, l'animazione più curata, la fotografia più ricercata, mentre la colonna sonora amplifica ogni sequenza con precisione emotiva. Il finale, amaro e desolato, rimane uno dei più discussi dell'animazione giapponese. Imperfetto, provocatorio, necessario: completa
Evangelion con una forza rara, lasciando lo spettatore sospeso tra fascinazione e inquietudine. Voto: 7,5