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lunedì 30 giugno 2025

I film del mese (Giugno 2025)

Post pubblicato su Pietro Saba World il 30/06/2025 Qui - Dieci i film visti in questo mese da Sky, più precisamente on demand, mentre due sono quelli visti su Infinity PlusGiurato numero 2 nella settimana tra il 23 e 29 maggio scorso e La stanza accanto in questa settimana che va dal 27 giugno al prossimo 3 luglio. E poi uno quello visto su TimVisionHatching, che tuttavia era disponibile fino al 31 maggio, ed uno infine su Prime VideoBoy Kills World, anch'essi scaduto, uscito dal catalogo il 26 giugno, pochi giorni fa. Per quanto riguarda invece i film (6 stavolta) dello speciale cinematografico di questo mese, incentrato nuovamente sull'animazione giapponese, ecco infatti la Parte 3 della rassegna "Anime Generation", sono quattro i film visti da piattaforme legali e due trovati in streaming su Internet. Dei primi, Dragon's Heaven disponibile su YouTube con i sottotitoli, Jujutsu kaisen 0 - Il filmThe First Slam Dunk e Mobile Suit Gundam III: Incontro nello spazio disponibili su Netflix (quest'ultimo tuttavia lo è stato fino al 17 giugno).

[Infinity Plus] Giurato numero 2 (Dramma/Thriller 2024) - Clint Eastwood torna (dopo il deludente Cry Macho) con un dramma giudiziario potente, che esplora le crepe del sistema legale americano. La tensione è costante, ben costruita grazie a una regia sicura e interpretazioni solide. Il finale, apparentemente brusco, si rivela coerente e privo di compromessi, scelta che rafforza l'impatto dell'opera. Qualche elemento della sceneggiatura fa storcere il naso (in particolare la presenza forzata di un certo giurato e il tema razziale inserito in modo poco organico) ma il film resta avvincente e soprattutto riuscito,  capace di far riflettere e tenere incollati fino all'ultimo. Voto: 7

[Tim Vision] Hatching - La forma del male (Dramma/Horror 2022) - Interessante debutto per una giovane regista nordica, che unisce body horror e racconto di formazione in una storia intima e disturbante. La protagonista è oppressa da una madre ossessionata dall’apparenza, mentre la tensione cresce grazie a ottimi effetti pratici. Sebbene alcune situazioni risultino curiose e i personaggi maschili abbiano un ruolo marginale, il film sorprende per originalità, atmosfera e profondità emotiva. Voto: 6+

[Sky] Conclave (Dramma/Thriller 2024) - Dopo Niente di nuovo sul fronte occidentaleEdward Berger cambia campo di battaglia e ci porta tra le mura del Vaticano, raccontando il conclave come una silenziosa guerra di potere. Il film affronta un tema delicato con rigore narrativo e tensione costante, grazie a dialoghi affilati, interpretazioni solide (Ralph Fiennes in particolare) e a una messa in scena che sfrutta con efficacia la maestosità della Reggia di Caserta. Qualche archetipo narrativo è prevedibile e il finale rischia di uscire dai binari, ma il tutto si regge su un ritmo misurato e una regia che cattura l'occhio e la mente. Voto: 6,5

[Sky] La memoria dell'assassino (Dramma/Thriller 2023) - Thriller-noir asciutto e privo di facili effetti, che predilige un tono intimo e riflessivo. La sceneggiatura coinvolge nel seguire la lenta discesa del protagonista nella demenza e il suo disperato piano per salvare il figlio. Michael Keaton, anche regista e produttore, suscita empatia per un personaggio moralmente ambiguo, ben sostenuto da un cast solido, anche se Al Pacino sorprende meno del previsto. Qualche lunghezza, ma il film lascia il segno. Voto: 6

[Sky] Non sono quello che sono (Dramma 2023) - Edoardo Leo abbandona la commedia (romantica di Lasciarsi un giorno a Roma) e si cimenta con una sfida audace: portare Otello nella periferia criminale romana. L'adattamento resta fedele al testo shakespeariano ma si rinnova nell'ambientazione, conferendo nuova forza ai temi dell'ossessione e del tradimento. Il rischio di scadere nel kitsch viene evitato grazie a un cast efficace, brillano Antonia Truppo e lo stesso Leo, nei panni di un Iago ambiguo e disturbante. Qualche lentezza e una certa teatralità affiorano qua e là, ma il film mantiene coerenza e intensità, offrendo una riflessione amara sull'estremismo dei sentimenti. Voto: 6

mercoledì 31 gennaio 2024

Mia (2023)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/01/2024 Qui - Difficile non intuire dove il film (di Ivano De Matteo) voglia andare a parare. Non una storia originale ma di forte impatto emotivo, anche per la tematica tristemente attuale. Al centro, una famiglia come tante e il dramma che irrompe travolgendo tutto, a partire dal rapporto padre-figlia. Edoardo Leo ci restituisce la figura di un padre non monocorde tra scatti d'ira, amore, dolore e disperazione affiancato da un'efficace Milena Mancini, funzionano anche i giovani, che parlano da giovani senza risultare macchiettistici (Greta Gasbarri ma non solo). Un film che "lavora" per accumulo di situazioni verso l'escalation finale, forse un po' troppo prevedibile, e che nonostante alcune forzature ed incongruenze, merita però la visione. Voto: 6 [Sky]

mercoledì 30 novembre 2022

C'era una volta il crimine (2022)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/11/2022 Qui - Tremendo capitolo finale di una saga che non aveva mai detto granché (il finale di Ritorno al crimine presupponeva un'idea simpatica, ma viene del tutto sprecata). Qui già dall'incipit tirato via (Giampaolo Morelli al posto di Alessandro Gassmann senza troppe spiegazioni) e liquidato con i titoli si capisce che la sceneggiatura ha come unico interesse quello di creare un presupposto per sketch comici. Ma si ride poco perché tutto è prevedibile e il cast maschile sempre sopra le righe poco può davanti al vuoto cosmico. Si salva la ricostruzione d'epoca, con una bella fotografia e la partecipazione ispirata di Rolando Ravello. Sprecato il cast femminile, sparatoria finale tremenda. Si spera finisca davvero qui, adesso è troppo. Voto: 4

giovedì 31 marzo 2022

Lasciarsi un giorno a Roma (2021)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/03/2022 Qui - L'amore, a volte, per trovare la strada giusta ha bisogno di gesti eclatanti. Commedia sentimentale gradevole, scritta, diretta e interpretata da Edoardo Leo, che solitamente apprezzo per la sua genuinità nel proporre delle storie (come in Che vuoi che sia), ben interpretata da un buon cast (Stefano Fresi sempre sul pezzo, anche se poi la sottotrama con Claudia Gerini sindaca di Roma non funziona proprio benissimo) che suscita simpatia ed empatia, risultando abile, convincente e preciso (non male Marta Nieto, che prima di questo film non conoscevo). La storia non ha grande originalità da mostrare, ma riesce a rendersi coinvolgente quanto basta per regalare una visione spigliata e senza troppe banalità evidenti. Forse un po' verbosa nei dialoghi in alcuni momenti ma nulla di fastidioso o invalidante. A mio avviso, un prodotto italiano discretamente tratteggiato. Voto: 6,5

martedì 9 novembre 2021

Ritorno al crimine (2021)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 09/11/2021 Qui - Secondo giro delle avventure tra passato e presente per il gruppo di amici/nemici, più qualche nuovo ingresso, già visti nel precedente film (manca l'aspetto sensuale della Pastorelli e questo è un grosso malus, perché per quanto Giulia Bevilacqua non sia affatto da buttare, la differenza c'è e si vede). Ma se l'idea del cunicolo spazio-temporale che riportava un gruppo di quattro amici al 1982 aveva in qualche modo funzionato (anche se in parte) nel primo (già mediocre) episodio (in Non ci resta che il crimine), in questo secondo le cose sembrano soffrire di evidenti forzature fin dalle prime battute. Stavolta Gassmann, Giallini, Tognazzi e Bruno si ritrovano, insieme al rivale della banda della Magliana Renatino De Pedis (Leo) in trasferta temporale, alle prese con un mercante d'arte (falsa) che li costringerà (tornando indietro nel tempo) a cercare di uccidere il padre di chi ha sparato a uno di loro. Farraginoso nella trama e fiacchissimo nelle battute, Ritorno al crimine rappresenta la classica commediaccia scritta col piede sinistro, nella quale i protagonisti si limitano a calarsi stancamente nel consueto type casting. Pretestuosi quanto inutili i camei della regina del botox Paola Ferrari, dei due ex campioni dell'82 Antonio Cabrini e Bruno Conti nonché di uno spaesatissimo Achille Lauro. Come inutile era ed è questo sequel, e sicuramente sarà anche il terzo capitolo. Voto: 4

mercoledì 23 giugno 2021

Il re leone (2019)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 23/06/2021 Qui - Remake live action di uno dei successi planetari Disney, amato e conosciuto più o meno da tutti, in cabina di regia c'è Jon Favreau, che sembra aver preso gusto a questo genere di operazioni, suo infatti è anche l'altro remake in live action con gli animali, ovvero Il libro della giungla. E come quest'ultimo, anche questo film è graficamente sbalorditivo, anche questo è stato candidato all'Oscar (nel 2020) per gli effetti speciali, che però al contrario dell'altro non ha vinto. Poco male, due bei film sono, forse questo un pelino sotto, ma comunque un lavoro ben fatto. Un rifacimento del celebre cartone animato (che qui viene ripreso pari pari, ci sono tante piccole differenze in realtà, ma il grosso della storia è identico, quasi scena per scena) con animali che sembrano veri al punto da rimanere stupefatti. La CGI fa infatti impressione, gli animali sembrano davvero reali (riuscito perfettamente il lavoro di shot-for-shot fotorealistico), e poi i colori dell'Africa sono stupendi, la colonna sonora richiama quella clamorosa dell'originale (qualche canzone identica) e in generale quella sensazione di magia è intatta, così come l'inevitabile lacrimuccia. Si colgono difatti molti momenti gradevoli in cui emozionarsi è piuttosto comprensibile. Il doppiaggio di Marco Mengoni e Elisa non è proprio dei migliori, mentre quello di Edoardo Leo e di Stefano Fresi (nei panni dei miei personaggi preferiti di questo bel classico, ossia Timon e Pumba) è godibilissimo. Il re leone è insomma uno dei migliori live action (dei suoi tanti classici) prodotti dalla Disney, un film non perfetto (come l'originale, non tra i miei preferiti della collezione comunque) che evita di strafare e riadattare, riuscendo in tal modo a farsi più che discretamente apprezzare. Voto: 7

martedì 27 ottobre 2020

18 regali (2020)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 27/10/2020 Qui - Lo stratagemma del titolo serve più che altro a confezionare un trailer che mette un po' di curiosità ma in realtà poi non è cosi importante. Il film (diretto da Francesco Amato di Lasciati andare) parla di un rapporto genitori/figli che è difficile da risolvere soprattutto se da una parte c'è un adolescente e dall'altra parte una giovane madre morta. Ma un semplice tunnel permette un salto temporale che rende la pellicola molto interessante (di certo non originale). Peccato che nel finale gli sceneggiatori commettano qualche errore che porta il film su livelli appena sufficienti pur avendo portato con sé buone speranze. Peccato anche perché il rapporto madre e figlia che si costruisce durante il film è molto empatico e coerente, merito delle lacrime ora trattenute ora rilasciate dalla Vittoria Puccini e dalla nevrosi giovanile di una buona Benedetta Porcaroli non ancora a livelli eccelsi ma che si sta costruendo una carriera (vista bene nel mediocre Tutte le mie notti). Nel complesso comunque, buon dramma familiare, oltretutto tratto da una storia vera. Voto: 6

venerdì 14 agosto 2020

Gli uomini d'oro (2019)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 14/08/2020 Qui - Evitai senza esitazioni l'esordio alla regia di Vincenzo Alfieri, avvenuto con I peggiori, avevo perciò poche aspettative con questo suo secondo film, ed è stato per questo forse che il suddetto sia riuscito a colpirmi positivamente. Certo, c'è molta carne al fuoco (forse un po' troppa) in questo film del regista Salernitano che ripropone una storia vera ambientata a Torino a metà anni '90, il film infatti fa svariati riferimenti a pellicole made in USA (per atmosfera, modalità narrative ed argomento, a Tarantino, Kubrick ed altri), ma Gli uomini d'oro ha una sua consistenza narrativa e registica di un certo livello. La tensione del racconto, ben supportata dal montaggio dello stesso Alfieri, garantisce la presa sullo spettatore per le quasi due ore del film. La trama ruota sul classico tema del colpo miliardario (siamo nel tempo della lira) per riscattare vite fatte di delusioni e rimpianti con il miraggio di un futuro roseo senza più problemi. Naturalmente le cose non vanno sempre come si desidera e le sorprese saranno dietro l'angolo. Bello lo spunto del derby Juve-Toro del 1996 che serve da "fil rouge" narrativo in apertura di ogni capitolo, contribuendo inoltre con la rivalità calcistica tra i protagonisti ad aumentare la tensione del film. Discreto il cast con Giampaolo MorelliEdoardo LeoGianmarco Tognazzi e Fabio De Luigi, quest'ultimo nel suo primo riuscito ruolo da "villain" dopo una valanga di commedie innocenti (e poi Matilde Gioli, luminosa e bellissima pur se coinvolta in un ruolo da poche pose, mentre dirompente è l'appeal che promana dal fisico statuario della donna del Lupo, resa alla perfezione da una incandescente Mariela Garriga). In definitiva non sempre fluido, non assolutamente un capolavoro, ma buon thriller, praticamente noir, che coraggiosamente esce dai soliti, noiosi ed abusati cliché del cinema italiano e fa centro. Voto: 6+

martedì 24 marzo 2020

Non ci resta che il crimine (2019)

Titolo Originale: Non ci resta che il crimine
Anno e Nazione: Italia 2019
Genere: Commedia, Fantastico, Gangster
Produttore: Fulvio Lucisano, Federica Lucisano
Regia: Massimiliano Bruno
Sceneggiatura: Massimiliano Bruno, Andrea Bassi, Nicola Guaglianone, Menotti
Cast: Alessandro Gassmann, Marco Giallini, Edoardo Leo, Gianmarco Tognazzi
Ilenia Pastorelli, Massimiliano Bruno, Emanuel Bevilacqua
Antonello Fassari, Fabio Ferri, Marco Conidi
Durata: 98 minuti

Marco Giallini, Edoardo Leo, Alessandro Gassmann e Gianmarco Tognazzi nella commedia di Massimiliano Bruno.
Tre amici viaggiano indietro nel tempo e incontrano la Banda della Magliana.

domenica 9 giugno 2019

Smetto quando voglio: Ad honorem (2017)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 19/10/2018 Qui - Avrei dovuto davvero alla conclusione della visione del secondo capitolo rapire il produttore e minacciarlo per farmi consegnare subito, in quel momento, una copia del capitolo finale per vedere come finiva, perché non vedevo l'ora di farmi nuovamente un paio di risate e confermare il suo valore, non lo feci, ma dopo 9 mesi (paradossalmente l'intervallo di tempo della loro uscita al cinema) ci sono riuscito, a vedere il film s'intende, e ne sono rimasto piacevolmente colpito. Giunto al capitolo finale, intitolato Smetto quando voglio: Ad honorem, di quella che inaspettatamente è divenuta una trilogia filmica, il buon Sidney Sibilia, sceneggiatore, regista e ideatore di questo caso cinematografico nostrano (poiché caso più unico che raro più che una saga sembra un film unico, giacché questo film del 2017 è il sequel di Masterclass uscito nello stesso anno il quale è, a sua volta, sia il midquel di Smetto quando voglio del 2014, in quanto le vicende del secondo capitolo si svolgono prima della scena finale del primo capitolo, sia il suo sequel, poiché mette la parola fine alle imprese della banda dei ricercatori), riesce infatti a riprendere con destrezza le fila della narrazione, ampliatesi con l'aggiunta di nuovi personaggi e nuove trame nello scorso film, e a chiudere il cerchio in maniera compiuta ed esaustiva, equilibrando come sempre divertimento e riflessione. Il regista dà vita difatti ad una pellicola dinamica, divertente, con la giusta dose di azione, molto coinvolgente, capace di essere al tempo stesso critica ed autoironica. Se il primo capitolo era la classica commedia italiana ed il secondo aveva delle sembianze di un action/western, il finale della saga è un giusto mix tra i due generi, dove vengono sviluppati in maniera esponenziale gli aspetti poco trattati della storia. La regia e il montaggio seguono il modus operandi classico di tutta la trilogia (non a caso chi si è divertito con i precedenti capitoli e si è affezionato agli stravaganti personaggi ritrova in questa simpatica commedia corale tutti gli ingredienti che ne hanno decretato il successo, sebbene l'amaro sarcasmo con cui erano denunciate certe anomalie e illegalità del sistema politico e universitario italiano, è qui un po' più smorzato da una maggiore positività e leggerezza di fondo) ovvero partire dal titolo precedente, chiarirne i vuoti, per poi procedere alla narrazione. Come le tessere di un puzzle, i tre film si incastrano tra loro regalandoci alla fine un quadro completo, senza buchi di trama, delle vicende della banda dei ricercatori.

sabato 8 giugno 2019

Che vuoi che sia (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 28/09/2018 Qui - Ancora una volta Edoardo Leo, dopo alcune sue precedenti prove davvero convincenti (sopratutto come attore), si conferma essere regista attento e riflessivo nei riguardi di certe attuali tematiche della società contemporanea, sapendo descrivercele in maniera acuta ed intelligente. Come avvenuto in precedenti lungometraggi da lui interpretati, da Smetto quando voglio di Sydney Sibilia a Loro chi? di Fabio Bonifacci e Francesco Micciché (non dimenticando il suo ultimo successo Io c'è), torna quindi a ricoprire il consueto ruolo di non più troppo giovane italiano abbastanza precario e in cerca di una svolta professionale, in questo caso attraverso il crowdfunding lanciato per sviluppare una sua piattaforma web. Crowdfunding che, però, non sembra dare i risultati aspettati, almeno fino alla sera in cui, in preda all'effetto dell'alcool e alla delusione mentre torna da una festa insieme alla sua dolce metà (nella scena forse più esilarante della pellicola), registra un video che posta per scherzo, dichiarando che girerà e diffonderà in rete un filmato hard con la donna una volta raggiunta una determinata cifra. Ma saranno davvero in grado di farlo veramente? Dopotutto "E tu cosa saresti disposto a fare per 250.000 euro?" è la domanda che, Che vuoi che sia, film del 2016 diretto appunto da Edoardo Leo, pone allo spettatore in una chiave comica che, tuttavia, lascia spazio ad un sotto-testo drammatico che spinge alla riflessione. Perché Che vuoi che sia è una pellicola accostabile al genere comico solo a livello di mera facciata, ma in realtà ci troviamo di fronte ad un film in cui il regista ci evidenzia diversi e controversi aspetti sociali di scottante attualità ed i cui problemi sono spesso di difficile soluzione. Il film, pertanto, affronta il tema della non facile condizione economica di molte coppie nell'ambito della società contemporanea e, allo stesso tempo, di come il mondo del web abbia preso, nel corso dell'ultimo decennio, un predominio pressoché assoluto su ogni altro tipo di comunicazione, condizionando il nostro mondo di pensare e spesso riducendo al lumicino perfino l'intimità e la vita privata delle persone.

sabato 1 giugno 2019

Io c'è (2018)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 07/08/2018 Qui - A dispetto di quello che si potrebbe pensare, Io c'è, pellicola del 2018 diretta da Alessandro Aronadio, è una commedia ironica e dissacrante (caustica e divertente) ma mai volgare. Il film e il regista soprattutto infatti, realizza quella commedia impeccabile che fa centro sotto un po' tutti i punti di vista (tuttavia solo parzialmente in alcuni casi). In Io c'è difatti c'è una storia ori-geniale, un senso dell'umorismo costante ma che non eccede mai ed un cast di attori assolutamente in stato di grazia. Giacché in questa commedia, che racconta di un gestore di un bed & breakfast, che subendo la "concorrenza sleale" di un convento di suore, si inventa una religione per non pagare le tasse (situazione che ovviamente creerà assurde situazioni), tutto è al suo posto, tutto è perfetto. In primissima istanza si lascia apprezzare il coraggio dell'autore di aver voluto ironizzare, talvolta in maniera velata ed altre in modo più diretto, su un argomento che nel nostro Paese è sempre un po' tabù: la religione. Ma la capacità di Aronadio è quella di scherzare sulle religioni, tutte e non solo quella cristiana, in modo intelligente e spiritoso senza correre il rischio di poter offendere la sensibilità di nessuno. Quelli che vengono messi alla berlina, infatti, non sono le religioni in quanto tali bensì molti usi e costumi legati ai culti sacri, tanti dei quali hanno davvero dell'incredibile senza il necessario bisogno di esagerazioni al fine di generare risate. In questo Io c'è fa un centro clamoroso e molte sequenze, come il pernottamento del protagonista al convento delle suore o la genesi dello Ionismo (che poi in verità come religione non è un'idea del tutto malvagia, essere dio di se stessi e quindi cercare in noi la forza per andare avanti e fare le cose senza aspettare che cadano dal cielo, non è una brutta idea), riescono a suscitare grasse risate pur mantenendo il massimo rispetto verso qualunque credo religioso. E comunque Io c'è, che non è un film religioso, si rivela però e inaspettatamente profondo e intenso.

Il livello della commedia italiana moderna

Retrospettiva pubblicata su Pietro Saba World il 07/08/2018 Qui - Negli ultimi mesi Sky ha proposto ai suoi spettatori, tramite la dicitura "a pochi mesi dalle sale", alcune commedie italiane in prima visione, in questo caso specifico quattro pellicole, e quindi quale migliore occasione come questa, tastando così il polso alla commedia di genere, per capire, dopo l'ovvia visione, quale sia il livello della commedia italiana moderna?. Ebbene, le mie perplessità e i miei dubbi, siccome ultimamente mi trovo spesso a valutare mediocremente tante commedie soprattutto italiane, hanno avuto conferma. Perché in Italia solo una commedia su 4 riesce nel suo intento (come potrete vedere dalle mie recensioni), riesce a raggiungere la sufficienza piena (di più è alquanto raro), mentre la metà sono da bocciare (probabilmente era meglio non produrre nemmeno) e l'ultima da "rimandare". Certo direte voi, questo è soprattutto un giudizio più soggettivo che oggettivo, tuttavia è innegabile non accorgersi di questa crisi comica, di come molte commedie ricamano sempre intorno agli stereotipi, alla banalità ed alla volgarità, insieme ad una prevedibilità e una superficialità di fondo, e che solo pochissimi prodotti grazie a sprazzi di originalità, genialità ed imprevedibilità riescono ad alzare la qualità del Made in Italy (non è un caso che film come Perfetti sconosciuti o alcuni della cinematografia di Checco Zalone, Quo vado?, l'abbiano fatto). L'arte della nobile commedia all'italiana infatti (assente oramai dagli anni '70 e '80) ultimamente latita. Questo perché un tipo di commedia fece capolino vent'anni fa (il cinepanettone, con l'idea che per far ridere bisognava essere volgari), e da allora tutte, cercando di realizzare il successo di un "franchise tematico" che a parte nei primi film fece furore fino a diventare però successivamente un vizio (un qualcosa di ormai abusato e di basso livello), finiscono nel vortice della mediocrità. Per fortuna però alcuni nuovi soggettisti e sceneggiatori, seguendo l'insegnamento dei grandi maestri che ci facevano ridere o sorridere, e slegandosi in gran parte da quel tipo di commedia, brillantemente provano a rialzare il tiro, anche se tutti non ci riescono. Tuttavia quei pochi lo fanno e anche bene, seppur non eccezionalmente (Piuma e L'ora legale gli esempi ultimi da me constatati in positivo). Ed è paradossale tuttavia che al centro di questa nuova linfa ci sia un solo attore. Difatti in questi anni di profonda crisi della commedia all'italiana, l'unica autentica certezza sembra esser diventata Edoardo Leo. Con lui, infatti, la commedia all'italiana sembra aver trovato quel giusto equilibrio tra innovazione e tradizione. Che si tratti di un film da lui diretto e interpretato o come nel caso dell'ultimo film della mia selezione solamente interpretato (anche se in Io c'è il suo contributo sembra esserci pure nel soggetto e nella sceneggiatura), il cinema di e con Edoardo Leo presenta sempre delle caratteristiche ben precise che lasciano immaginare che l'attore romano, negli ultimi anni, scelga con molta attenzione le sceneggiatura da sposare senza lasciarsi "corrompere" dal vile denaro (fulgidi esempi il brillante Loro chi? e la spassosa trilogia di Smetto quando voglio). Massimo rispetto per Leo, dunque, che in poco più di cinque anni ha saputo donare nuova linfa al genere italiano per eccellenza imponendosi come miglior commediante del momento, sperando che di attori, registi e sceneggiatori così nel futuro ci siano ancora, perché comunque adesso il livello della commedia italiana è intorno alla mediocrità.

Come un gatto in tangenziale (2017)
Sconnessi (2018)
Il premio (2017)
Io c'è (2018)

lunedì 29 aprile 2019

Smetto quando voglio: Masterclass (2017)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 26/01/2018 Qui - Se nel primo Smetto Quando VoglioSydney Sibilia ci aveva mostrato le singolari tecniche del riscatto morale della banda dei ricercatori, in Smetto quando voglio: Masterclass, film del 2017 e midquel dello stesso, allarga il punto di vista e ci mostra quanto ancora c'era da raccontare di questo universo affascinante e tragicamente divertente nonché riuscito. Giacché anche in questo discreto secondo episodio, girato con cura e con un'ottima padronanza del linguaggio cinematografico, il regista fa decisamente e nuovamente centro. D'altronde a differenza di quanto succede nella maggioranza dei casi, questa seconda pellicola infatti si rivela essere all'altezza della sua precedente, forse appena un gradino sotto per via di alcune inutili lungaggini (specie nella prima parte), ma pur sempre di livello. Poiché anche se senza alcun dubbio la prima, che porta lo stesso titolo (senza l'aggiunta di "Masterclass"), si era distinta per originalità, e questa seconda comunque riprende più o meno le situazioni ed i personaggi della prima, la trama generale in sé è nuovamente divertente, per quanto ovviamente assurda, ma ricca di colpi di scena e dunque piacevole a seguirsi. Dopotutto il film comincia facendo un salto indietro, e la prima scena (come in ogni film action che si rispetti) è subito adrenalina e bellezza. Il contrasto della musica classica del flauto magico di Mozart sul goffo e rocambolesco incidente di Alberto (ancora una volta uno straordinario Stefano Fresi) mette difatti subito in chiaro una cosa, non è il solito sequel "minestra riscaldata" a cui siamo (e ci hanno) abituati.

domenica 10 marzo 2019

Loro chi? (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 22/05/2017 Qui - Il giovane David viene assunto a Trento da una compagnia per lavorare alla pubblicità di un nuovo prodotto. Quando un barista, Marcello, lo invita "per un'innocentissima carbonara" a casa di due bellissime ragazze, David si ritroverà stordito su un letto senza portafoglio, senza lavoro e senza più una fidanzata (il trio difatti non è che un trio di astuti marpioni). Lui perciò si da da fare e dopo un'affannosa (e strana) ricerca li trova, ma anziché pretendere il maltolto si fa convincere a partecipare al prossimo colpo e poi al successivo. Così facendo però perderà la sua innocenza e sarà vittima della sua stessa ingordigia e superficialità, finendo per fare quello che non dovrebbe comunque fare. Ambientata a Roma, in Puglia e in Trentino, Loro chi?, pellicola del 2015 che segna l'esordio alla regia di Francesco Miccichè, coadiuvato da Fabio Bonifacci (sceneggiatore di successo anch'esso per la prima volta alla regia), è una commedia brillante sull'arte della truffa che segue le orme, sebbene con le opportune differenze, de I soliti ignoti di Mario Monicelli. Una riuscita commedia che, tra risate e un po' di tensione, si lascia piacevolmente vedere. Un film che mostra in modo originale due facce della stessa medaglia, quella di un'Italia intimamente attratta dal malaffare, dalla furbizia, dal guadagno immediato e facile, e quella di un'altra Italia, ma ingenua, credulona e spesso sciatta, convinta che la strada verso il successo sia lastricata di ostriche e champagne, che il duro e costante lavoro sia un'inutile perdita di tempo.

lunedì 25 febbraio 2019

Perfetti sconosciuti (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 10/02/2017 Qui - Ho atteso forse troppo per vedere Perfetti sconosciuti, commedia italiana del 2016 diretta da Paolo Genovese, film tanto elogiato, e anche premiato, ma meglio tardi che mai. Ed è solo grazie a Sky che nonostante ultimamente nutro qualche dubbio sui film italiani, ho visto questo film, poiché a parte rare eccezioni non sempre mi sorprendono in positivo, le tante commedie italiane, ma in questo caso è diverso perché qui siamo di fronte a una dramedy/teatrale interessante e sicuramente riuscita, anche se devo ammettere che qui siamo ugualmente di fronte alla solita comedy/drama italiana di oggi. Dato che l'idea anche se buona, non è proprio originalissima, negli ultimi anni infatti le cene fra amici sono diventate il nuovo topos della commedia italiana e francese (Cena tra Amici, Il nome del Figlio ed altri), un modo per rappresentare l'intimità più che l'azione, e dare la possibilità ai personaggi (chiusi in una sorta di unità di tempo e di luogo) di battagliare dialetticamente fra di loro. Ma poiché tutto si svolge in maniera brillante ed azzeccata, ed erano anni che non vedevo un film (italiano) così, tutto azzeccato, idea, sceneggiatura, interpretazione, mi ha davvero sorpreso, anche se alla fine della visione non posso fare a meno di avere quella rabbia per alcune piccole (o grandi) cose che non mi sono piaciute e che fanno di questo film di Genovese un prodotto riuscito sì ma non fino in fondo. Di sicuro però, questo è un film che ha il suo senso, girato bene, montato meglio e interpretato ancor meglio. Un film, una "cena delle beffe" che guarda all'attualità e vanta una scrittura precisa, disincantata e comica al punto giusto. Paolo Genovese infatti, dirige una commedia sull'amicizia, sull'amore e sul tradimento, che porterà quattro coppie di amici a confrontarsi e a scoprire di essere 'perfetti sconosciuti' (come da titolo). Difatti durante una cena, un gruppo di amici decide di fare una specie di gioco della verità mettendo i loro cellulari sul tavolo, e per la durata della cena, messaggi e telefonate sono condivisi tra loro, mettendo a conoscenza l'un l'altro dei propri segreti più profondi. E qui il film prende il volo, ognuno ha qualche segreto più o meno importante da nascondere o forse, da rivelare.

sabato 23 febbraio 2019

Noi e la Giulia (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/01/2017 Qui - Noi e la Giulia, film del 2015 diretto e interpretato da Edoardo Leo, tratto dal libro Giulia 1300 e altri miracoli di Fabio Bartolomei, è una commedia fresca e divertente senza volgarità, e di questi tempi non sempre accade, anche se diciamo subito che non stiamo parlando del capolavoro dell'anno ma di un ottima pellicola che, nella sana tradizione della commedia all'italiana che ha reso famoso il nostro cinema nel mondo, ti diverte ma nello stesso tempo ti fa fare qualche riflessione sul nostro presente e sul nostro Paese. Certo, la sceneggiatura scorre tra gag e battute divertenti, e gli attori sono tutti piuttosto in forma, Buccirosso dà vita a una figura di camorrista piena di sfumature, mentre la Foglietta dà conferma del suo notevole talento, ma storia in sé non brilla per originalità, la storia di gruppo di quarantenni in un casale che vorrebbero ripartire dai loro fallimenti da zero, a contatto con la natura e con il duro lavoro delle braccia, e poco importa se nessuno di loro ha la più pallida idea di cosa fare, un minimo di professionalità, di informazione, anche spicciola spicciola, niente. Insomma il sogno, quello si e grande, di vivere e lavorare in tranquillità. Ma ad aprire loro gli occhi ci penseranno, nell'ordine, un camorrista di mezza tacca, un immigrato africano e una ragazza, (quel tanto sciroccata da far pendant con l'ambiente) che alla fine dimostra di avere un minimo di competenze pratiche e buona volontà. E poi lei, la Giulia 1300, splendida ed irriverente protagonista. Eppure alla fine, grazie e nonostante a questa trama sconclusionata, ci si affeziona al gruppo, se non altro perché interpretato da attori un po' meno coatti del solito (su tutti lo stesso Edoardo Leo e la bella Anna Foglietta), e che fanno tenerezza, in certe scene poi si ride di gusto mentre in altre però resta quella sensazione di elementarità (tranquillamente in ogni caso passabili). Ma se a questo poi ci aggiungiamo diverse battute di cui alcune fulminanti, come quella del brindisi dei falliti, ed attori perfettamente calati nei ruoli compresi i comprimari (bene in parte sono in effetti tutti gli attori che sembrano divertirsi davvero sulla scena), non è possibile non considerare il film una discreta e interessante pellicola, special modo in un panorama dove non abbondano bei film, in particolare dei nostri autori. Insomma, a mio parere, un film da vedere. Un film dove Edoardo Leo si conferma un personaggio nuovo nel nostro panorama cinematografico, personaggio che riesce grazie alla ironica e delicata storia di Noi e la Giulia, a farsi apprezzare tantissimo, e di conseguenza il film si segue con allegria e spensieratezza. Apprezzabile anche la conclusione che ridà dignità agli sconfitti. Voto: 6,5

giovedì 6 dicembre 2018

Ci vediamo a casa (2012)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 28/02/2016 Qui - Nel film Ci vediamo a casa (2012), tre coppie molto diverse tra loro affrontano un problema comune che li unisce, la ricerca di una casa nella quale poter vivere insieme. Il titolo trae ispirazione dall'omonima canzone di Dolcenera, appositamente composta per la colonna sonora. La bibliotecaria Vilma (Ambra) e l'ex detenuto Franco (Edoardo Leo, che col suo carattere verace e romano coinvolge di più, una prova d’attore davvero sorprendente), nell'episodio che cattura di più, sognano una casa tutta per loro, e accettano di vivere con Giulio (Fassari), un pensionato malato di cuore, per assisterlo ma soprattutto per avere un tetto sotto il quale poter fare l’amore. All'opposto Gaia (Myriam Catania) e Stefano, nell'episodio più debole, dal punto di vista recitativo, che si perde in una storia legale che non riesce a coinvolgere, risultando per certi versi irritante, di problemi economici proprio non ne hanno: lei sta arredando il suo nuovo loft, lui, figlio del proprietario di un circolo sportivo, vive una vita da scapolo impenitente. Ma tra i due la convivenza proprio non funziona. Infine una coppia gay, che se da un lato promuove l'amore vero, da un lato è povero, inconcludente e superficiale, ma soprattutto inguardabile perché insopportabile per me, che sono (mi spiace dirlo) contro, Andrea (Reggiani) fa il poliziotto e Enzo (Vaporidis) canta nel coro della chiesa e vive in casa con una madre fricchettona e un po' invadente (la De Sio), che riesce nel corso del film a strappare gradevoli e ironiche risate. Con leggerezza il regista cerca di affrontare il problema dell'avere una casa al giorno d'oggi, ma lo sviluppo delle tre storie d'amore è affrontato superficialmente e la regia di Maurizio Ponzi è più adatta al piccolo schermo che al grande, esile nella scrittura, nelle idee, nella messa in scena e nell'interpretazione. Ci vediamo a casa si fa addirittura in tre per dire dell’inezia della borghesia, della disgrazia di piccola fattura, di immigrati compiacenti, di ardori adolescenziali, svolgendo a suon di maschere e cliché il tema della precarietà, della corruzione, della diversità, dell’omosessualità, della detenzione, dell'integrazione, dell'immigrazione, senza senso della misura, senza il senso delle cose (sociali), senza un senso. Ci vediamo a casa si sogna commedia applicata al sociale ma è più modestamente una favola che trasfigura la realtà, facendosi inconsistente lezione di civiltà. Le storie poi si sovrappongono solo nel finale senza un nesso logico. In conclusione, buoni attori, un'ottima fotografia, delle musiche riconoscibili e un tema intenso, ma il film manca quasi del tutto. Voto: 5,5