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lunedì 31 gennaio 2022

Una storia senza nome (2018)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/01/2022 Qui - Una storia che mette tanta (forse troppa) carne al fuoco, tra malavita, arte, politica e cinema, con non tanto velati riferimenti all'attualità italiana dell'ultimo trentennio e un clima generale di torbido mistero, sfumata dall'ironia della commedia nostrana. Interessante, ma la sceneggiatura non è molto calibrata e il film, pur meritevole di visione, soffre di una parte centrale troppo statica. Divisa tra gialletto e commedia, l'opera di Roberto Andò regge perlopiù grazie alla buona performance attoriale del nutrito parterre (in primis la bella Micaela Ramazzotti, non dimenticando Renato Carpentieri), ma pecca per il taglio televisivo che in taluni frangenti trasforma la pellicola in una banale fiction per la televisione. Alessandro Gassmann, pur nella sua bravura, fa Gassmann. Resta in ogni caso un film persuasivo nella descrizione della metamorfosi psicologica della protagonista. Una commedia dai toni sofisticati che mai trascendono nella volgarità, con qualche passaggio a vuoto, comunque superiore alla media delle italiche commedie di adesso. Voto: 6

martedì 9 novembre 2021

Ritorno al crimine (2021)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 09/11/2021 Qui - Secondo giro delle avventure tra passato e presente per il gruppo di amici/nemici, più qualche nuovo ingresso, già visti nel precedente film (manca l'aspetto sensuale della Pastorelli e questo è un grosso malus, perché per quanto Giulia Bevilacqua non sia affatto da buttare, la differenza c'è e si vede). Ma se l'idea del cunicolo spazio-temporale che riportava un gruppo di quattro amici al 1982 aveva in qualche modo funzionato (anche se in parte) nel primo (già mediocre) episodio (in Non ci resta che il crimine), in questo secondo le cose sembrano soffrire di evidenti forzature fin dalle prime battute. Stavolta Gassmann, Giallini, Tognazzi e Bruno si ritrovano, insieme al rivale della banda della Magliana Renatino De Pedis (Leo) in trasferta temporale, alle prese con un mercante d'arte (falsa) che li costringerà (tornando indietro nel tempo) a cercare di uccidere il padre di chi ha sparato a uno di loro. Farraginoso nella trama e fiacchissimo nelle battute, Ritorno al crimine rappresenta la classica commediaccia scritta col piede sinistro, nella quale i protagonisti si limitano a calarsi stancamente nel consueto type casting. Pretestuosi quanto inutili i camei della regina del botox Paola Ferrari, dei due ex campioni dell'82 Antonio Cabrini e Bruno Conti nonché di uno spaesatissimo Achille Lauro. Come inutile era ed è questo sequel, e sicuramente sarà anche il terzo capitolo. Voto: 4

venerdì 17 settembre 2021

Non odiare (2020)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 17/09/2021 Qui - Il soggetto (che traeva spunto da un fatto di cronaca avvenuto in Germania) era molto accattivante: un medico di origini ebraiche che rinuncia a soccorrere un uomo di fede neonazista. Così come lo sviluppo legato al senso di colpa poteva portare a una serie di accadimenti di un certo rilievo. La verità è che il film si sgonfia su se stesso, chiudendosi in quei silenzi che voleva narrare ma che alla fine non portano quasi da nessuna parte. Nonostante siano evidenti il peso delle azioni e le loro conseguenze, i personaggi sembrano essere tutti in grado di avere una seconda possibilità. Al film manca la benzina proprio quando doveva accelerare. L'attrazione tra la Sara Serraiocco e Alessandro Gassman (che comunque le loro interpretazioni l'unica cosa buona) mi è parsa una inutile forzatura (tanto per ravvivare il film alquanto noioso). Un po' monocorde nei toni, elusivo nei temi, nelle problematiche, un'elusività che sa d'incompiutezza. Esordio dai nobilissimi intenti per Mauro Mancini, che tuttavia firma un film che è didascalico e prevedibile in ogni dettaglio, e che gli è riuscito a metà. Voto: 5

venerdì 17 luglio 2020

Mio fratello rincorre i dinosauri (2019)

Titolo Originale: Mio fratello rincorre i dinosauri
Anno e Nazione: Italia 2019
Genere: Drammatico
Produttore: Isabella Cocuzza, Arturo Paglia
Regia: Stefano Cipani
Sceneggiatura: Fabio Bonifacci
Cast: Alessandro Gassmann, Isabella Ragonese, Francesco Gheghi
Lorenzo Sisto, Arianna Becheroni, Roberto Nocchi
Rossy De Palma, Gea Dall'orto, Mariavittoria Dallasta
Edoardo Pagliai, Saul Nanni, Sara Lacitignola
Durata: 95 minuti

Alessandro Gassmann e Isabella Ragonese in una pellicola di formazione di Stefano Cipani.
Un adolescente si confronta con la disabilità del fratellino, affetto dalla sindrome di Down.

martedì 24 marzo 2020

Non ci resta che il crimine (2019)

Titolo Originale: Non ci resta che il crimine
Anno e Nazione: Italia 2019
Genere: Commedia, Fantastico, Gangster
Produttore: Fulvio Lucisano, Federica Lucisano
Regia: Massimiliano Bruno
Sceneggiatura: Massimiliano Bruno, Andrea Bassi, Nicola Guaglianone, Menotti
Cast: Alessandro Gassmann, Marco Giallini, Edoardo Leo, Gianmarco Tognazzi
Ilenia Pastorelli, Massimiliano Bruno, Emanuel Bevilacqua
Antonello Fassari, Fabio Ferri, Marco Conidi
Durata: 98 minuti

Marco Giallini, Edoardo Leo, Alessandro Gassmann e Gianmarco Tognazzi nella commedia di Massimiliano Bruno.
Tre amici viaggiano indietro nel tempo e incontrano la Banda della Magliana.

giovedì 2 gennaio 2020

Il Grinch (2018)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 02/01/2020 Qui
Tema e genere: Adattamento animato del grande classico letterario scritto nel 1957 dal Dr. Seuss.
Trama: Nel paese di Chissarà, una strana creatura verde guarda con disgusto i preparativi della gente per il Natale. Una festa che detesta e che cercherà di rovinare.
RecensioneIl Grinch è un personaggio da molto ormai entrato nell'immaginario collettivo, al pari si potrebbe dire, di quello Scrooge del Canto di natale di Charles Dickens con cui condivide alcuni tratti caratteriali. Tralasciando il confronto con la pellicola di Ron Howard che l'ha introdotto alla nostra generazione attraverso la straordinaria interpretazione di Jim Carrey (anche perché il personaggio animato, per quanto simpatico, è soltanto una pallida imitazione di quello interpretato da quest'ultimo), il nuovo film dello studio di animazione Illumination (Cattivissimo MePetsMinions) si propone di ridare nuova linfa al personaggio del Dr. Seuss, rivolgendosi soprattutto ad un pubblico di giovanissimi. Per fare ciò, i registi Yarrow Cheney e Scott Mosier, eliminano le atmosfere cupe, ne depauperano il carattere e tutto è più colorato e tenero, le immagini sono luminose e il Grinch è più umano, forse troppo, perché il film seppur piacevole nella sua scorrevolezza, è spesso stucchevole. Ora non che la "tenerezza" sia un male, ma sinceramente mi aspettavo di più, più che un film per bambini come tanti. Il registro comico non presenta particolare originalità, ricorrendo a stilemi piuttosto classici del genere, la trama seppur riesce a rendere in modo chiaro e lineare l'evoluzione del protagonista, offrendo una soluzione delle vicende gradevole e plausibile per quanto riguarda la caratterizzazione dello stesso, non è elaborata ed assomiglia troppo a precedenti della "casa".

lunedì 1 luglio 2019

Gatta Cenerentola (2017)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 11/02/2019 Qui - Ispirandosi all'omonima fiaba di Giambattista Basile (contenuta ne Lo Cunto de li Cunti, stessa fonte che utilizzò qualche anno fa anche Matteo Garrone) e all'opera teatrale di Roberto De Simone, il regista Alessandro Rak e i suoi collaboratori (Ivan CappielloMarino Guarnieri e Dario Sansone), si servono di entrambe queste matrici per connotare (ed innestare sul terreno vagamente cyberpunk) una narrazione con toni fiabeschi e intermezzi musicali una interessante variazione della famosa favola, una variazione in salsa napoletana, grondante di sangue e malaffare. Una trasposizione moderna, capace di rendersi coinvolgente e appagante anche sotto il profilo visivo, con una grafica forse non eccelsa ma decisamente funzionante. Si segue bene, le canzoni non infastidiscono poiché sono accompagnate da immagini integrative, il ritmo è sciolto, il doppiaggio funziona nonostante l'intercalare partenopeo presente nei dialoghi, e tutto sembra andare in un'unica direzione che conduce a una discreta riuscita. Gatta Cenerentola infatti, film d'animazione del 2017 presentato alla 74a Mostra d'Arte Cinematografica di Venezia 2017 (nella sezione Orizzonti), che comunque presenta una storia del tutto diversa (che prende una piega diversa) da quella classica, è quello che si chiama innovazione, sia per la tecnica adottata nel realizzare personaggi e luoghi, sia per la forte caratterizzazione di tutte le sue componenti. Un buon prodotto, anche se poco adatto ai bambini visto la forza visiva di alcuni momenti e i temi trattati, che si avvale dell'uso di ologrammi fantascientifici, stilizzazioni ben fatte e architetture ispirate all'art déco. Ambientata in una Napoli cupa (i toni del film infatti sono prevalentemente freddi e "dark"), la storia, come già detto, è ben lontana da quella del classico Disney, nonostante piccoli riferimenti legati alle sorellastre e alla matrigna che sfrutta la protagonista, c'è ben poco di quella Cenerentola a cui ci hanno abituati sin da piccoli, eppure la pellicola non delude affatto, grazie all'ondata di freschezza che sembra aver portato nel cinema italiano dell'animazione e non, affrontando temi che difficilmente ci si aspetta dall'animazione (a parte alcuni).

mercoledì 26 giugno 2019

Beata ignoranza (2017)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/01/2019 Qui - Beata ignoranza (Commedia, Italia 2017): Massimiliano Bruno dopo l'ambizioso e drammatico Gli ultimi saranno gli ultimi fa un passo indietro e torna a dirigere una commedia dai toni farseschi, una commedia che cavalca l'onda (furba) di un nuovo trend inaugurato da precedenti modelli come Perfetti Sconosciuti: commedie in grado di partire da un forte legame con la realtà e l'attualità, per poi strutturare un'amara e cinica riflessione sui nostri usi, consumi e debolezze stemperandole tra gag e battute agrodolci, ma se nel "capostipite" firmato da Paolo Genovese l'equilibrio raggiungeva il proprio zenit nella commistione tra risate e amarezza, in Beata Ignoranza la scrittura a tre mani (tra questi lo stesso regista), non è dotata della stessa abile lungimiranza dal taglio chirurgico, anzi, il regista si lascia prendere dalla frenesia di raccontare e trattare troppi argomenti, senza riuscire ad amalgamare in maniera scorrevole, divertente e compiuta i tanti ingredienti cui attinge. Comicità e sentimento, riflessione e risata, critica e satira, hanno un sapore poco autentico e immediato, quando non addirittura insipido e stantio. A risentire della scarsa attinenza al reale sono specialmente le caratterizzazioni davvero evanescenti dei personaggi femminili interpretati da Carolina CrescentiniTeresa Romagnoli e Valeria Bilello, vittime di una scrittura confusa e disorganica, incerta e incompleta, come se fossero lette attraverso un occhio annoiato gettato sulla realtà stessa. Il prodotto finale finisce così per risultare confuso e disorganico, afflitto da uno schizoide bipolarismo tra cattiveria arguta e buonismo da prime time televisivo, e solo l'alchimia comica tra Marco Giallini e Alessandro Gassmann salva il film da una rovinosa caduta nel baratro dell'oblio, grazie al loro talento navigato da esperti comedienne. E quei messaggi positivi di indipendenza, libertà, determinazione e autosufficienza purtroppo non passano dopo la visione di Beata Ignoranza (nel complesso si sorride davvero poco e non arriva mai quella riflessione intelligente, spiazzante e inaspettata che ti faccia rivalutare la visione, anche perché anche la classica storia di paternità e famiglia viene sommersa dai troppi elementi messi sul fuoco con poca armonia). E lo stesso triste destino spetta al cuore del film (un film che se ancora non l'avete capito parla di due professori che per una scommessa, uno detesta la Rete, l'altro vive connesso ai social, devono scambiarsi i ruoli), quella polemica (social sì, social no) che non trova una risposta definitiva, finendo per rimanere del tutto soffocata e inespressa. Insomma un film che si regge sui due attori principali, che in quanto essere umani non possono far miracoli in una commedia che scivola però nell'anonimato più puro. L'impressione è che si potesse fare molto meglio. Voto: 5+

sabato 1 giugno 2019

Il premio (2017)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 07/08/2018 Qui - A partire da un curioso spunto on the road, che si rapporta palesemente con un vissuto da figlio d'arte e con i retaggi famigliari di un'esperienza prossima all'autore, Alessandro Gassmann torna dietro la macchina da presa dopo Razzabastarda (film che tuttavia non ho visto e forse mai vedrò..) per il racconto di un viaggio in cui un padre ingombrante e carismatico fa i conti con i propri cari. Un dispositivo non nuovo, al quale Il premio, film italiano del 2017 diretto e interpretato da Alessandro Gassmann, si appoggia per orchestrare uno spostamento da Roma a Stoccolma (dove un anziano scrittore dovrà arrivare per ritirare il premio Nobel alla Letteratura) in cui succederà di tutto e molte tensioni sopite (banalmente) verranno a galla, tra scoperte e malinconie, tra durezza e risate (dopotutto mica normale è la famiglia di Giovanni Passamonte). Dunque poteva essere una prova ricca d'interesse, anche grazie alla partecipazione di Gigi Proietti, in un ruolo atipico rispetto a quelli brillanti, cui il grande artista ci ha abituato, giacché usando il suo carisma recitativo il tentativo in partenza sarebbe anche apprezzabile, soprattutto per la vena riflessiva e al contempo brillante con cui il regista prova a intavolare un confronto generazionale, ma gli esiti finali lo sono molto meno. Il film infatti prende subito la deriva della solita commediaccia all'italiana, farsesca quando va bene e volgare in numerosi snodi. Il tutto difatti si riduce specialmente nel primo tempo ad una serie di gag scontate e con alcune trovate veramente surreali, migliora nella seconda parte ma il danno ormai è fatto. Non per caso Il premio non decolla mai, perché i personaggi, per quanto definiti nelle singole caratteristiche, sono forzati all'inverosimile e appaiono calati dall'alto in maniera innaturale (poco credibile) dentro il racconto, un racconto che continua in questo modo, con tante scene poco credibili, con dialoghi molto forzati, fino alla fine in cui raggiunge l'apoteosi (del non credibile) con l'irrompere nella scena della premiazione, con momento retorico finale più che prevedibile: ben diverso era l'argentino Il cittadino illustre (confrontare i due discorsi di accettazione del premio per credere).

domenica 3 marzo 2019

Gli ultimi saranno ultimi (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 16/03/2017 Qui - Dopo la brillante e innovativa esperienza vissuta con Perfetti Sconosciuti, un'altra pellicola italiana riesce a fare breccia, riuscendo nonostante alcuni evidenti difetti a sorprendere ed emozionare. Colpa, se così si può dire, dell'ultimo film di Massimiliano Bruno, che dopo il suo non eccellente penultimo lavoro (comunque sufficiente) Confusi e Felici, realizza una drammatica commedia molto interessante, forte e potente, ma soprattutto dannatamente reale, Gli ultimi saranno ultimi, film del 2015 che, in modo credibile, naturale e senza forzature, sembra continuare con la nuova tendenza del cinema italiano a trasporre sul grande schermo le tematiche sociali che più ci affliggono in questo critico periodo della nostra storia, ma in modo non banale e superficiale, ma diretto e convincente. Dato che questo film le tematiche più scottanti le affronta tutte, la mancanza di lavoro in primis, la mancanza di casa, la mancanza di un sostegno economico che ti priva di ogni più elementare necessità (il frigo vuoto, la morosità nel pagare affitti, bollette e quant'altro), le crisi di coppia, il doloroso problema delle scommesse, del gioco, che rovina tante famiglie. Tutto questo il film lo affronta, non in punta di piedi, ma con una forza devastante (anche se in verità non in modo netto e approfondito), come devastante è la prova di una grandissima Paola Cortellesi, il cui bellissimo viso si trasfigura sequenza dopo sequenza, fino a diventare la maschera di disperazione delle sequenze finali. Forse un po' sottovalutata come attrice cinematografica, qui dà prova di una grandissima capacità di coinvolgimento emotivo, dal riso alla rabbia, e che alla fine ti strappa pure qualche lacrima. Lei difatti non smette di sorprendere per bravura in questa versione cinematografica di un testo presentato per due anni a teatro e che la vede come attrice protagonista. Un'interpretazione drammatica della storia di Luciana che nel momento in cui corona il suo desiderio di maternità perde un umile e mal retribuito lavoro dipendente in una piccola azienda della provincia laziale. Quello che rende inaccettabile oltre la causa del licenziamento è il cinismo del datore di lavoro e l'avversione nei confronti di questa sua nuova condizione da parte di donne come lei, le compagne di lavoro che evitano questo fatale incidente in un'epoca, in cui la maternità è tutelata in ogni settore pubblico con il diritto, dopo la gravidanza a rioccupare il posto di lavoro temporaneamente abbandonato.

giovedì 27 dicembre 2018

Se Dio vuole (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 15/04/2016 QuiSe Dio vuole è la commedia d'esordio come regista di Edoardo Falcone, sceneggiatore di tanti film, tra cui Ti ricordi di me? e Confusi e felici. Un esordio 'divino' (per restare in tema) il suo, dato che grazie a questo film del 2015, scritto e diretto interamente da lui, gli ha permesso, e credo meritatamente, di vincere sia il David di Donatello che il Nastro d'argento come miglior regista esordiente, in più al Tokyo International Film Festival il premio del pubblico. Questa, comunque leggera e spensierata commedia, confonde con garbo e pacatezza, senza eccedere nei limiti, sacro e profano, difatti il protagonista del film, Tommaso (Marco Giallini), stimato cardiochirurgo e uomo dalle certezze assolute, sposato con Carla (Laura Morante), casalinga (frustata e infelice) e madre dei due figli Bianca (Ilaria Spada), svogliata e senza alcun interesse, a sua volta sposata con Gianni, e Andrea, giovane brillante promettente studente iscritto a medicina e pronto a seguire le orme del  padre, entra in crisi, facendo partire una strana rivoluzione famigliare, quando il suo figlio prediletto annuncia, non di essere gay (non è così importante) ma di volersi fare prete. Per lui, ateo convinto, subito vengono in mente strani pensieri (come una serie di immagini legate ad avvenimenti per i quali la Chiesa si è messa in cattiva luce, nell'ultima immagine di questa scena c'è addirittura Don Matteo), e capisce che quella di Andrea è una volontà da dover cambiare il prima possibile e senza esitare a ricorrere a una vera e propria guerra. Una guerra contro se stesso e contro chi sembra abbia ispirato il figlio su questa strada, un certo Don Pietro (Alessandro Gassman), a metà fra il sacerdote e il santone. A Tommaso non resta quindi che avvicinarlo sperando di scoprirne gli altarini per rivelarli ad Andrea e fargli cambiare idea sul sacerdozio. Riuscirà nell'impresa o cambierà lui stesso e il figlio, idea? Forse sì, forse no, ma infondo chi siamo noi per giudicare chi, cosa e perché se Dio ha voluto così. Che abbia veramente voluto o meno, Dio è il vero protagonista, e che ci crediate o no Dio è comunque amore, e che esista o meno "l'importante è amare".

venerdì 9 novembre 2018

Il nome del figlio (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 18/01/2016 QuiIl nome del figlio (2015) non è la versione italiana della commedia francese Cena tra amici, infatti i due film usciti a distanza di tre anni, condividono soltanto il punto di partenza letterario, Le prénom, una pièce teatrale. Il nome di un bimbo in arrivo, annunciato durante una cena, è l'avvio e la bomba che esplode una dopo l'altra le maschere sociali dei commensali. A cambiare sono il salotto, convertito letteralmente e antropologicamente in italiano, e naturalmente il nome, ispirato dalla nostra letteratura e dalla nostra Storia (da Adolf a Benito). Paolo Pontecorvo, agente immobiliare con la battuta pronta e il vizio della beffa, e Simona, aspirante scrittrice di periferia col vizio della gaffe, aspettano un bambino. In occasione di una cena, che raccoglie intorno al tavolo i futuri zii e la futura zia, Paolo comunica con enfasi e convinzione il nome scelto per il nascituro. La famiglia, composta da professori universitari, insegnanti e musicisti allineati a sinistra, non reagisce bene davanti a quel nome, un nome 'inquadrato' a destra e dentro un passato drammatico per la nazione. Dibattito e scambio di idee degenerano presto in una messa in discussione di valori, scelte e persone, che non mancano di offendere e ferire tutti, nessuno escluso. Ma qualche volta l'amore può fare miracoli e rimettere ordine nel caos degli affetti.

lunedì 8 ottobre 2018

I nostri ragazzi (2014)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 14/10/2015 Qui - Cosa fare se tuo figlio commette un crimine? Coprirlo o denunciarlo? I nostri ragazzi è il tentativo di rispondere a questa domanda. Due fratelli che non potrebbero essere più diversi, per statura e non solo: Paolo (Luigi Lo Cascio), chirurgo con mano ferma e schiena dritta, convinto che nella vita esista il bene e il male e non sia difficile scegliere da che parte stare, e Massimo (Alessandro Gassman), spilungone e fascinoso avvocato dai confini morali più sfumati. E che dire delle mogli, Clara (Giovanna Mezzogiorno) è una donna sobria e forse più raffinata della compagna di Massimo, Sofia (Barbora Bobulova), ma quest’ultima almeno non ha la stessa puzza sotto il naso della prima.