Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/08/2024 Qui - L'idea non brilla per originalità (come dimostrano "Il canto di Natale" di Charles Dickens e le opere di Frank Capra), tuttavia Paolo Genovese merita riconoscimento per aver creato un intrattenimento di sostanza, supportato da un cast competente guidato dal "solito" Toni Servillo. La qualità tecnica è notevole, arricchita da una colonna sonora affascinante. Nonostante non sia privo di difetti, come alcune imperfezioni evitabili (ad esempio, un'eccessiva tendenza al buonismo) e una durata forse troppo estesa (che tuttavia non risulta gravosa), il giudizio finale è comunque positivo (anche se non tutte le narrazioni personali sono completamente convincenti). Un tocco di ironia in più avrebbe forse apportato un valore aggiunto a quest'opera un po' fredda ma riuscita. Voto: 6 [Prime Video]
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venerdì 30 agosto 2024
Il primo giorno della mia vita (2023)
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venerdì 30 giugno 2023
Il signore delle formiche (2022)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/06/2023 Qui - Una buona pellicola (migliore di Hammamet) firmata da Gianni Amelio che dirige con fermezza e discreto gusto della messa in scena, valorizzata dalla vibrante ricostruzione degli ambienti che ben rende il clima (opprimente) di quegli anni. Si soprassiede su talune storture narrative e/o difetti congeniti (forse troppa carne al fuoco), mentre si apprezza la notevole rotondità dei personaggi, risparmiandoci l'agiografia di un personaggio che di certo, facile non lo era ma vittima di sicuro. Peccato che la verve della prima parte si dilati troppo nel finale dove viene dato troppo spazio alle vicende personali del giornalista, anche la chiusura del film (alla ricerca di una poetica stucchevole e prolissa) non è delle migliori. Le prestazioni attoriali sono corrette, anche se bisogna ammettere che sia Elio Germano che Luigi Lo Cascio hanno fatto decisamente meglio altrove. Resta comunque una bella pagina di denuncia, lunga (e pesante in certe fasi, il film risulta anche un po' troppo programmatico) ma bella, e soprattutto interessante, non solo storicamente. Voto: 6,5
venerdì 28 aprile 2023
Siccità (2022)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 28/04/2023 Qui - Il titolo illude sulla centralità del tema ambientale, mentre il film corale di Paolo Virzì è in realtà un quadro deformato delle miserie umane, che l'emergenza climatica ed epidemica rende ancora più spietato e caotico. Troppi i personaggi in (dis)ordine sparso, e solo qualche siparietto divertente da parte dei tanti attori di rilievo ingaggiati. Alla fine si ha la sensazione di un'occasione persa per far riflettere, tra serio e faceto, sulle sfide che ci attendono. Perché come spesso capita nel nostro cinema, l'idea iniziale è carina e potrebbe svilupparsi in mille sfaccettature diverse, ma alla fine, l'idea rimane fine a se stessa e s'inizia a raccontare la solita zolfa: corna, persone infelici, gente che urla, gente che recita come a teatro. Peccato perché si poteva fare di più. Voto: 5,5
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venerdì 17 settembre 2021
Non odiare (2020)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 17/09/2021 Qui - Il soggetto (che traeva spunto da un fatto di cronaca avvenuto in Germania) era molto accattivante: un medico di origini ebraiche che rinuncia a soccorrere un uomo di fede neonazista. Così come lo sviluppo legato al senso di colpa poteva portare a una serie di accadimenti di un certo rilievo. La verità è che il film si sgonfia su se stesso, chiudendosi in quei silenzi che voleva narrare ma che alla fine non portano quasi da nessuna parte. Nonostante siano evidenti il peso delle azioni e le loro conseguenze, i personaggi sembrano essere tutti in grado di avere una seconda possibilità. Al film manca la benzina proprio quando doveva accelerare. L'attrazione tra la Sara Serraiocco e Alessandro Gassman (che comunque le loro interpretazioni l'unica cosa buona) mi è parsa una inutile forzatura (tanto per ravvivare il film alquanto noioso). Un po' monocorde nei toni, elusivo nei temi, nelle problematiche, un'elusività che sa d'incompiutezza. Esordio dai nobilissimi intenti per Mauro Mancini, che tuttavia firma un film che è didascalico e prevedibile in ogni dettaglio, e che gli è riuscito a metà. Voto: 5
giovedì 11 luglio 2019
In viaggio con Adele (2018)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 29/04/2019 Qui - In viaggio con Adele (Dramma, Italia 2018): Aldo Leoni (Alessandro Haber), attore teatrale dal pessimo carattere, ipocondriaco e pieno di fisime, burbero e scostante, scopre di avere una figlia, Adele (Sara Serraiocco), affetta da un deficit psicologico decisamente ingestibile. Un viaggio in macchina attraverso la Puglia sarà l'occasione per conoscersi meglio e scoprire di essere più vicini del previsto. Il primo vero e proprio film (dopo alcuni corti, lavori televisivi e collaborazioni: tutte occasioni per allungare e approfondire la "gavetta") di Alessandro Capitani è questo film, un piccolo road movie scritto dal lanciato sceneggiatore Nicola Guaglianone e ricavato da un vecchio progetto accantonato del protagonista Haber, che firma anche il soggetto insieme allo stesso Guaglianone e a Tonino Zangardi (recentemente scomparso). Il risultato è una storia piccola e fragile (che si concede troppe ingenuità), ma animata da un candore spiazzante ed emotivamente molto forte, gravata tuttavia da tanti passaggi grossolani e da una tendenza a lavorare per macchiette, specie sui personaggi di contorno, che fatica a dare al film l'originalità che meriterebbe. Il viaggio, oltretutto (un viaggio altamente classico che si perde in routine più o meno conosciute), è mal percepito e di fatto inesistente tanto in scrittura quanto in regia, ma tale visione angusta del paesaggio e dei luoghi attraversati permette allo stesso tempo ai due protagonisti di creare un legame tutt'altro che dimenticabile, in cui l'energia bizzarra e difficilmente censurabile di Adele fa i conti con la vita sbalestrata e in frantumi del personaggio di Haber, schiavo di nevrosi e insicurezze personali tanto malcelate quanto paralizzanti e invalidanti.
mercoledì 26 giugno 2019
L'accabadora (2015)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/01/2019 Qui - L'accabadora (Film drammatico, Italia 2015): La storia delle ''accabadora'', donne della Sardegna rurale che secondo alcuni (è ancora aperto il dibattito antropologico infatti sulla loro esistenza, alcuni sostengono siano leggende, altri che siano realmente esistite) negli anni della guerra praticavano una sorta di eutanasia ai malati in fin di vita, può anche essere interessante ed utile è girare un film su un tale argomento (come è stato riconosciuto dallo stesso ministero dei beni culturali), ma sarebbe stato più efficace (e forse meno noioso) girare un documentario, perché questo film ha tutte le caratteristiche di un polpettone soporifero, imbarazzante per certi versi, non in grado di trasmettere alcuna tensione emotiva. La mancanza di dialoghi è forse il difetto principale (e quelli che ci sono neanche eccezionali, anzi, attori con accenti e lingue diverse in una storia che si svolge in una terra in cui al tempo la maggior parte degli abitanti erano analfabeti o parlavano soltanto il dialetto, non aiutano), una sceneggiatura pensata ed organizzata male, con pochi colpi di scena, un andamento piatto in cui fin da subito è facile intuire la conclusione. Proprio perché i silenzi ripetuti hanno sì un ruolo importante nel film di Enrico Pau, ma spesso risultano (per non dire sempre) poco comunicativi all'interno di una narrazione appunto già scarna. Donatella Finocchiaro interpreta bene, anzi, proprio la prova dell'attrice catanese è una delle cose migliori del film (che come detto soffre di una certa lentezza narrativa e, cosa più importante, di un montaggio a tratti poco incisivo, dato che il racconto a ritroso provoca un po' di incertezza e confusione), un'Annetta su cui grava costantemente il peso del compito che deve svolgere: profondamente triste e dolente, appare talvolta spettrale proprio come la città in cui si muove (una Cagliari che emerge come una città fantasma, affascinante ma anche portatrice di profondi lutti, giacché il film è ambientato all'inizio degli anni '40, quando la Guerra inizia a distruggere la città). Sembra però mancare anche a lei la tridimensionalità di un personaggio che non è solo il ruolo che deve svolgere, ma anche un essere umano. Anche gli altri ruoli femminili sono poco convincenti (tra questi quello di Sara Serraiocco e Carolina Crescentini), in un lavoro che forse si è concentrato più sul testo che sull'azione. Il rigoroso lavoro dedicato alla fotografia, alla scenografia, ai costumi poteva quindi raccontare di più. Emerge comunque efficacemente come il terzo film di Enrico Pau non abbia la pretesa di raccontare tanto dell'eutanasia praticata dall'accabadora, quanto il lutto, inteso come il vuoto che esso lascia. Peccato che per farlo la pellicola si trascini per un tempo breve che sembra però interminabile. E insomma ricostruzione scadente di una leggenda affascinante è questa. Voto: 5
venerdì 7 giugno 2019
Non è un paese per giovani (2017)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 27/09/2018 Qui - Non è un paese per giovani (Dramma, Italia, Cuba, 2017): Il classico film dalle buone intenzioni ma dallo sviluppo privo di mordente, questo è il suddetto film di Giovanni Veronesi. Parte bene con tutte quelle testimonianze di italiani che vivono e soprattutto hanno trovato lavoro all'estero, ma la storia di questi due giovani sperduti a Cuba sembra troppo a parte, un caso a sé stante in relazione al resto. La storia infatti, imperniata sul tentativo di raccontare un fenomeno chiave del nostro tempo (senza tuttavia riuscirci pienamente), fa parecchio fatica a procedere e si perde in figure un po' stereotipate e in situazioni di già visto. Gli attori ci mettono impegno (se Filippo Scicchitano fa meno peggio degli altri due è solo perché replica il suo repertorio di bravo e simpatico ragazzo romano, mentre Giovanni Anzaldo annega in un mare di mediocrità e Sara Serraiocco si produce in una performance che vorrebbe tanto risultare "naturale" invece è solo tremenda, imbarazzante) però la sceneggiatura (con una seconda parte che alterna in maniera troppo sbalestrata e sfasata commedia e dramma) non aiuta affatto (non bastassero altresì dialoghi e svolte narrative terribili, un passo fiacco ed argomentazioni insignificanti). Si ritorna insomma sui soliti cliché ed il film non decolla per di più con un finale fin troppo consolatorio (e inutilmente "poetico"). L'unica cosa che rimane da fare, quindi, è gustarsi gli splendidi paesaggi, paesaggi che danno al film (in cui Sergio Rubini e Nino Frassica interpretano personaggi di contorno molto ricalcati sulle loro rispettive origini regionali) una connotazione poetica e tematica (di onestà e vitalità) di grande importanza, seppur in modo irrimediabilmente grossolano, manicheo e stranamente torvo per raggiungere la sufficienza e risultare per questo convincente nella completa riuscita dello stesso. Voto: 5
mercoledì 29 maggio 2019
La ragazza del mondo (2016)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 29/06/2018 Qui - L'esordio alla regia di Marco Danieli porta con sé un interessante, bello ed alquanto originale dramma romantico, La ragazza del mondo, film del 2016 diretto dal regista di Tivoli che, grazie a questa pellicola ha vinto il David di Donatello per il miglior regista esordiente. Il film infatti, che non è solo la classica storia d'amore di due giovani "disadattati", che non è un film sul fanatismo religioso (con accenti di forte critica), racconta di una (intensa) crescita (di una giovane ragazza ingabbiata dalle rigide, ferree ed ambigue regole dei figli di Geova) che si concretizza nella conquista della libertà, percorso faticoso e necessario per chi non vuole rinunciare alla propria identità (e all'amore). Non a caso La Ragazza del Mondo non si limita a raccontare una pura e semplice relazione sentimentale travagliata ed ostacolata, ma in particolar modo quanto certi "gruppi" o congregazioni nella società, quale possa essere appunto la comunità dei Testimoni i Geova, condizionino in maniera preponderante ed assurda chi ne fa parte. Ma in questo caso particolare il regista (che non esprime alcun giudizio, lo fa lo spettatore, assistendo a situazioni, meticolosamente descritte, che non possono tuttavia non provocare ripugnanza), più che esprimere una condanna diretta ai Testimoni di Geova, condanna in generale (e descritto registicamente quanto mai egregiamente e chiaramente) un forte e quanto mai castrante condizionamento, nonché addirittura accecamento, da parte di certe dottrine o "sette", dopotutto Geova è solo uno dei possibili despoti, così come lo è la famiglia, così come lo diventa il ragazzo problematico di cui la ragazza si innamora. E la giovane protagonista viene, infatti, presentata come fortemente condizionata e giudicata, per non dire addirittura ostacolata, nel suo modo di pensare ed agire come individuo libero, dalle ferree regole a capo dell'intero assetto religioso di cui fa parte che sempre di più la allontanano dalla realtà quotidiana e dal contatto diretto col mondo esterno, sebbene questo in netta contrapposizione ed addirittura, per il suo ragazzo, "border line".
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