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giovedì 8 febbraio 2024

La società della neve (2023)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 08/02/2024 Qui - A distanza di oltre 30 anni da Alive - Sopravvissuti, e ancora prima con I sopravvissuti delle Ande (1976), si riporta al cinema la tragedia (o miracolo?) del disastro aereo delle Ande del 1972. Una durata impegnativa che non pesa affatto: il film è strutturato talmente bene che si segue fino alla fine senza assolutamente pesare. Il cast è ben assortito e se la cavano tutti molto bene, nonostante la difficoltà dei ruoli. Era facile scadere nel drammone melodrammatico od ostentare dettagli ed effetti speciali tra l'horror e lo splatter, invece il tutto è gestito con grande stile, lasciando spazio al susseguirsi degli eventi ed alle sensazioni e spirito di gruppo dei protagonisti. Il risultato finale è un lavoro che, anche se non originale (raccontando una storia vera) coinvolge fin dalle prime scene. Un bellissimo film, forse il migliore di Juan Antonio Bayona (anche del già riuscito Sette minuti dopo la mezzanotte), il suo sguardo sul famoso disastro aereo delle Ande è emozionante e coinvolgente, e restituisce tutta l'ansia per la sorte dei passeggeri nonostante la fine sia nota. Merita i riconoscimenti ottenuti, nondimeno più che giustificata la candidatura ai premi Oscar 2024 nella sezione del miglior film internazionale. Voto: 7+ [Netflix]

venerdì 30 giugno 2023

Il signore delle formiche (2022)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/06/2023 Qui - Una buona pellicola (migliore di Hammamet) firmata da Gianni Amelio che dirige con fermezza e discreto gusto della messa in scena, valorizzata dalla vibrante ricostruzione degli ambienti che ben rende il clima (opprimente) di quegli anni. Si soprassiede su talune storture narrative e/o difetti congeniti (forse troppa carne al fuoco), mentre si apprezza la notevole rotondità dei personaggi, risparmiandoci l'agiografia di un personaggio che di certo, facile non lo era ma vittima di sicuro. Peccato che la verve della prima parte si dilati troppo nel finale dove viene dato troppo spazio alle vicende personali del giornalista, anche la chiusura del film (alla ricerca di una poetica stucchevole e prolissa) non è delle migliori. Le prestazioni attoriali sono corrette, anche se bisogna ammettere che sia Elio Germano che Luigi Lo Cascio hanno fatto decisamente meglio altrove. Resta comunque una bella pagina di denuncia, lunga (e pesante in certe fasi, il film risulta anche un po' troppo programmatico) ma bella, e soprattutto interessante, non solo storicamente. Voto: 6,5

Greyhound - Il nemico invisibile (2020)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/06/2023 Qui - Se dovessi giudicare un film come Greyhound (candidato agli Oscar 2021 per il miglior sonoro) lo dovrei dividere in due parti distinti nette e separate. Sulla parte action, nulla da dire. Ben ritmata, pochi attimi di respiro per essere quasi letteralmente in apnea in questo continuo duello a lunga e corta distanza contro un nemico sfuggente che ti fa stare sempre all'erta (una delle tante Battaglie dell'Atlantico, quando gli U-Boot tedeschi imperversavano e facevano strage di naviglio alleato). Ma se dovessi soffermarmi sul personaggio di Tom Hanks, custode o per meglio dire pastore di anime giovani smarrite in mezzo all'oceano, diventa abbastanza retorico e ancor più fastidioso se non ci fosse l'attore americano a renderlo sopportabile. Verso la fine un paio di momenti fanno sobbalzare dalla sedia, ma si sente la mancanza di qualcosa di più profondo. Non è malaccio, ma c'è di meglio. Voto: 6

mercoledì 31 maggio 2023

Tredici vite (2022)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/05/2023 Qui - Bisogna ammettere che, nonostante la vicenda sia nota, il senso dello spettacolo appartiene alla poetica di Ron Howard, che filma una pellicola tecnicamente ragguardevole soprattutto nelle scene all'interno della grotta. Peccato che la sceneggiatura poggi troppo sulla potenza delle scene madri, rischiando di annoiare in qualche fase di raccordo. Peccato anche che la spettacolarizzazione non solo tolga solidità al tutto, c'è tanta didascalicità, ma in confronto a The Cave (che aveva peraltro già ben riportato la vicenda) perdi di autenticità, mancando perciò di profondità. Tredici vite è comunque diretto con competenza e interpretato con professionalità, ma risulta meno coinvolgente del previsto. Alla fine l'intrattenimento è garantito, tanto basta. Voto: 6

venerdì 28 aprile 2023

L'arma dell'inganno - Operation Mincemeat (2022)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 28/04/2023 Qui - Argomento interessante per un film tuttavia lento e un po' noioso. Una delle operazioni di spionaggio più complesse (e riuscite) di sempre. C'era il materiale per tirar fuori il classico e solido film storico inglese. E in effetti il film classico lo è, solido un po' meno. John Madden (regista di Miss Sloane tra gli altri) si affida ad attori di tutto rispetto, a partire da Colin Firth, peccato che infarcisca il film di sotto-trame ridondanti (su tutti una sotto-trama amorosa da rivista patinata che a tratti è controproducente), che se da una parte valorizzano il lato umano di queste spie, dall'altra appesantiscono il film. Niente male comunque. In generale sufficiente, principalmente per una seconda parte che riesce ad alzare il ritmo della vicenda e creare più interesse per la conclusione della missione, ma è una pellicola che ha i suoi difetti. In ogni caso istruttivo per la Storia che racconta. Voto: 6

sabato 30 luglio 2022

L'incredibile storia dell'Isola delle Rose (2020)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/07/2022 Qui - Sydney Sibilia prende uno spunto come fu per (la spettacolare trilogia di) Smetto quando voglio (Breaking Bad) ed in questo caso, con l'Isola delle Rose ne fa una sua personale I love Radio Rock (anche citata all'inizio). I personaggi del regista salernitano (tra i più promettenti e capaci del nostro cinema moderno) hanno in comune determinate caratteristiche che anche in questo film si confermano, outsider che vengono isolati dal loro contesto quotidiano, individui dotati anche di talento che in qualche modo grazie alla loro visione immaginaria ed utopistica si creano a parte quel mondo che il '68 voleva cambiare. Egli è bravo nel disegnare i personaggi, riesce a dare sempre un certo respiro internazionale alle sue storie (è sbarcato su Netflix non per caso), Elio Germano (che spogliatosi dai panni di Antonio Ligabue si cala nuovamente nella parte di un sognatore fuori dagli schemi) capeggia una buona compagine di attori sull'Isola (tra cui la Matilda De Angelis, di Youtopia), mentre nel governo il duo Fabrizio Bentivoglio-Luca Zingaretti fa faville (il primo consiglio dei ministri è esilarante). Storia che non conoscevo (che viene romanzata), film ben fatto e con una bella colonna sonora di pezzi anni '60. Buono davvero, con quel retrogusto di malinconia, unica pecca una certa anacronisticità narrativa, e un po' di drammaticità in più non avrebbe guastato. Voto: 7

sabato 30 aprile 2022

Eiffel (2021)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/04/2022 Qui - La genesi del progetto che condusse alla realizzazione dell'arcinota torre, il progetto del geniale ingegnere Gustave Eiffel e la sua lotta per un amore perduto ed effimeramente riconquistato. Una valida narrazione che mostra il periodo dell'epoca e si avvale di discrete ricostruzioni. Romain Duris è convincente nella parte del protagonista ed Emma Mackey evidenzia un fascino non indifferente. Biopic tuttavia riuscito a metà: interessante e ben fatto quando mostra le fasi di costruzione della Torre, illustrandone anche le innovazioni necessarie dal punto di vista tecnico/cantieristico, più convenzionalmente romanzato e banale nella parte relativa alle vicende sentimentali del protagonista. Nel complesso il film, diretto da Martin Bourboulon, prevalentemente noto per aver diretto Papa ou Maman (nel 2017 il remake italiano con Antonio Albanese e Paola Cortellesi), seppur convinca poco, è piacevole a vedersi. Voto: 6

martedì 30 novembre 2021

L'ombra delle spie (2020)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/11/2021 Qui - Un film di spionaggio classico (ambientato in un periodo di alta tensione come quello della crisi cubana del 1962) senza troppi fronzoli. Il film di Dominic Cooke, regista del sopravvalutato Chesil Beach, ci racconta infatti, in modo ben scandito e chiaro, una vicenda complessa, che nel film riesce a esplicitarsi senza eccessiva farraginosità. Non è certo un action ma si basa principalmente sui personaggi senza avere la profondità di un La Talpa tanto per fare un esempio. Però il soggetto, tratto da una storia vera (basato sulla vita della spia britannica Greville Wynne), non è niente male. Questa spia un po' improvvisata, ma efficace in questo ruolo per lui tutto nuovo che determina il suo modo di agire specialmente nel suo rapportarsi a livello umano, tanto da diventare amico del suo omologo russo. Proprio alla base di questo rapporto personale, contrariamente ad una normale spia lo spinge a rischiare oltre il dovuto, anche pagando un prezzo per questo. La presenza di Benedict Cumberbatch poi è una garanzia, in considerazione della sua profonda trasformazione fisica. Tutto per un film di spionaggio di stampo classico che, nonostante la continua sensazione di déjà-vu, riesce a intrigare e intrattenere lo spettatore. Voto: 6,5

sabato 20 novembre 2021

Il processo ai Chicago 7 (2020)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 20/11/2021 Qui - Aaron Sorkin (affermato sceneggiatore già vincitore di un Oscar e candidato con quest'ultimo film agli ultimi Premi) dirige (il suo secondo dopo Molly's Game) una pellicola sul processo che si svolse a Chicago dopo le contestazioni alla convention democratica del 1968. Un'opera al tempo stesso informativa (di un fatto poco noto ai più) e avvincente (basata su tempi e dialoghi serrati), e che si avvale di una sceneggiatura molto ben scritta (ovviamente dello stesso regista) e di un'ottima ricostruzione ambientale, con sequenze coinvolgenti (la ricostruzione degli scontri tra manifestanti e polizia), nonché di una prova eccellente di un cast corale nel quale si segnalano i calzanti Frank Langella e Mark Rylance, ma soprattutto un efficacissimo Sacha Baron Cohen (che con la sua vena ironica ma profonda riesce a far ridere ma allo stesso tempo riesce a fare strenua opposizione pacifica), quest'ultimo non a caso, come il lato puramente tecnico (montaggio e fotografia), ha ricevuto una candidatura agli ultimi Oscar, ma a fronte delle 6 complessive (comprese quella per il miglior film, che sicuramente ci stava, e migliore canzone, sinceramente niente di eccezionale) nessuna statuetta vinta (un po' dispiace). A proposito degli Oscar 2021, paradossale notare che uno dei personaggi in scena è proprio Fred Hampton, il leader delle "Black Panther" co-protagonista in Judas and the Black Messiah (interpretato da Daniel Kaluuya), che in questo The Trial of the Chicago 7 (è il turno di Kelvin Harrison Jr.) deve invece accomodarsi una fila dietro, anche se il suo ruolo non rimane certo secondario. In un film di denuncia perfetto per ricordarci che a volte la manipolazione della realtà è più subdola di quanto immaginiamo. Nulla di originale sia chiaro, ma gli americani son maestri nel girare questo tipo di pellicole. E così le due ore abbondanti di durata scorrono via veloci, coinvolgenti e divertenti senza che ci sia un solo attimo, ma davvero nemmeno uno, di pausa. Forse prevedibile (quando il processo ha una chiara matrice politica è ben chiaro come andrà a finire) e classico, ma gran bel film, peccato anche per le scivolate nella retorica che potevano essere risparmiate. Voto: 7+

lunedì 17 maggio 2021

Fukushima 50 (2020)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 17/05/2021 Qui - Primo film importante sul tema del più grande disastro nucleare degli ultimi anni, che tutti sicuramente ricordiamo. Il regista (Setsurō Wakamatsu) decide di trascurare quasi del tutto gli eventi del terremoto sulla cittadina concentrandosi su come hanno vissuto quei giorni gli operai e tecnici della centrale (tra questi Ken Watanabe e Kōichi Satō). Gli effetti speciali sono essenziali, ma nulla di particolare. Purtroppo il film vive di una retorica incredibile (mai avevo visto il cinema giapponese spingere così troppo), in particolare quando vengono inseriti personaggi di contorno inutili ai fini della storia, quali genitori, nonni che appaiono dal nulla recitando frasi smielate e senza senso. Il finale in palestra è terribile. Sullo stesso argomento la recente serie "Chernobyl" è un vero capolavoro a confronto. Ha comunque un valore perlomeno didattico per tutti coloro che ancora ottusamente professano l'uso della fissione nucleare come fonte di energia, ma è solo per rispetto se, nel giudicare il film nel suo complesso, non sono andato sotto la sufficienza. Voto: 6

lunedì 22 marzo 2021

Via col vento (1939)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 22/03/2021 Qui - Commento questo film alla mia seconda visione di questo lavoro, la prima risale a moltissimi anni fa. Gone with the wind è la rappresentazione per antonomasia del "polpettone", pellicola dalle dimensioni "monstre" in tutto e per tutto che è entrata prepotentemente a far parte dell'immaginario collettivo per i suoi personaggi, per la colonna sonora, per frasi senza tempo ed altro ancora. La guerra di secessione sconvolge l'esistenza di un intero popolo ed anche quella di Rossella O'Hara (Vivien Leigh), che si ritrova a dover ripartire da zero dopo aver perso la ricchezza di famiglia ed il marito in guerra. Sulla sua strada ritornano l'amore del tempo passato e Rhett Butler (Clark Gable) uomo affascinante che non le farà mancare il suo aiuto (e non solo). Melodramma sterminato, ma anche affresco storico elegante (in tal senso la fotografia ha un gran peso), firmato a più mani (ma il regista è Victor Fleming) è la massima rappresentazione del cinema classico hollywoodiano e non solo per i notevoli mezzi a disposizione (che per esempio risultano lampanti durante il lungo assedio di Atlanta). Una storia sterminata (quattro ore la durata) che come tale non può mantenersi sempre interessante a 360°, ma che dispone su schermo una gran varietà di eventi e mutazioni di scenario anche totali. Su tutto la principale cifra caratteristica è offerta dall'infinito, e mutevole, rapporto tra Rossella (va detto, a tratti il personaggio è fin troppo egocentrico) e Rhett (sogno delle donne e invidiato dagli uomini), questo anche (se non soprattutto) grazie a due interpreti di spessore (Clark Gable è eccezionale per la parte), anche se durante l'estenuante capitolo conclusivo, tirato davvero per le lunghe (e con tinte drammatiche a volte sopra le righe), perde un po' di fiato (impossibile non menzionare tuttavia, e soprattutto, Hattie McDaniel, prima afroamericana a vincere un Premio Oscar ed esser nominata, e Olivia de Havilland, recentemente scomparsa e recentemente madrina dell'annuale Beauty Awards). Nota a parte "merita" l'intollerabile doppiaggio italiano attribuito ai personaggi neri, decisamente retrogrado e faticosamente sopportabile (non che gli "americani" li trattino meglio, anzi, ma su questo evito di fare polemica, è bastata quella già fatta mesi fa, bisogna comunque tener conto dell'età). Un film che è entrato prepotentemente nella storia del cinema, e per una pellicola "fiume" sono fioccati un mare di Oscar, ben otto nella più classica delle decisioni dell'Academy da sempre affezionata a questa tipologia di prodotto. A suo modo immortale anche se non esente da imperfezioni quali lungaggini, approssimazioni e salti troppo repentini. Nella storia. Voto: 8

lunedì 11 gennaio 2021

Migliori nemici (2019)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 11/01/2021 Qui - Negli anni '70 nella Carolina del Nord, un'attivista per i diritti civili e un esponente del Ku Klux Klan formano un'inaspettata alleanza. L'America delle segregazioni razziali fa da sfondo ad una vicenda ispirata ad una storia vera. Senza grandi personalismi, ma con una ricostruzione ambientale e dello spirito dei tempi corretta, il regista (l'esordiente Robin Bissell) racconta una storia interessante in cui i personaggi cambiano le loro prospettive mentali. E' un film infatti che sottolinea la potenza del dialogo tra opposte fazioni. Convivenza dapprima forzata, influenzata dall'impenetrabilità dei blocchi opposti, ma che gradualmente, per curiosità o convenienza, si arriva ad una conoscenza reciproca. Certo non un tema mai visto, tutto girato in maniera convenzionale, ma comunque credibile. Bene i due protagonisti, anzi, il film è anche una buona occasione per la performance di un grande attore come Sam Rockwell, che tuttavia supera in bravura la coprotagonista (Taraji P. Henson, già vista ne Il diritto di contare, in un ruolo analogo a questo), meno bene i personaggi di contorno, poco caratterizzati, in particolare l'ideatore di questi incontri. Ma nel complesso, un racconto interessante e coinvolgente quanto basta per meritare attenzione. Una visione discretamente tratteggiata, capace di offrire spunti di riflessione ed emozioni ben definite. Voto: 6

domenica 8 novembre 2020

Attacco a Mumbai (2018)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 09/11/2020 Qui - Un film che si pone sulle orme dello United 93 di Paul Greengrass. Un resoconto abbastanza documentaristico degli avvenimenti (che arriva pochi anni dopo il film intimista e poco riuscito di Nicolas Saada) che flagellarono Mumbai in quelle drammatiche ore, in particolar modo il regista Anthony Maras, sceglie di concentrarsi (nuovamente) sulla missione di morte che ebbe l'effetto più plateale e clamoroso, quella perpetrata ai danni degli ospiti del celebre albergo Taj Mahal (se lì era Stacy Martin qui ecco Armie Hammer e Nazanin Boniadi più Jason Isaacs, che pare tuttavia un riempimento narrativo). L'azione dei terroristi non viene mai spettacolarizzata, anzi, va dato atto ad una rappresentazione che ne sottolinea la crudezza. Gli stessi terroristi sono mostrati in una veste più umana, pur mantenendo intatta la loro ferocia. I personaggi comunque non hanno un vero e proprio sviluppo (pure alquanto stereotipati). Viene privilegiata la successione degli eventi, con l'attesa di quelle forze speciali indiane accorse in colpevole ritardo. Magari anche un accenno al perché di questo tragico ritardo, ai limiti dell'inspiegabile, avrebbe chiarito meglio questo aspetto. Nonostante questo, e nonostante una certa enfatizzazione, buon film è questo, un film in cui corretta è comunque la prova degli attori (con menzione d'onore per Dev Patel e Anupam Kher). Voto: 6

mercoledì 30 settembre 2020

Midway (2019)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/09/2020 Qui - Premettendo che sono un grande estimatore del cinema di Roland Emmerich (StargateIndependence Day e The Day After Tomorrow i miei preferiti), in questo caso purtroppo devo dire di non aver troppo digerito questo film di guerra incentrato sulla battaglia delle Midway (all'indomani dell'attacco da parte dei giapponesi alla marina americana a Pearl Harbor), il film infatti delude abbastanza, molto più di quanto successe anni fa con Independence Day - Rigenerazione. I titoli all'inizio ci dicono che è basato, in maniera precisa, su fatti storici sia negli eventi che nei dettaglia tattici, più o meno è vero anche se i libri consultati sembrano quelli da terza media anni '80. I personaggi non aiutano, alcuni troppo pompati da risultare ridicoli (e pensare che a disposizione c'era un cast di attori di tutto rispetto), per non parlare della controparte giapponese: figurine attaccate tanto per far vedere che sono orientali (come si è ridotto Tadanobu Asano?!). Cosa dire invece dei dialoghi se non che sono pessimi. Alcuni hanno stroncato le battaglie e gli effetti speciali con computer grafica annessa, sono invece l'unica cosa a salvarsi ed il regista, almeno, qui, ci sa fare (nel campo è infatti maestro). Non il peggior film di guerra di sempre (è comunque migliore di Pearl Harbor anno 2001), ma di certo nel marasma di quelli finiti nel dimenticatoio. Voto: 5+

venerdì 31 luglio 2020

Opera senza autore (2018)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/07/2020 Qui - Il regista del pluripremiato Le vite degli altriFlorian Henckel von Donnersmarck, sceglie ancora una volta di raccontare la storia della Germania con questo suo ultimo film. Una narrazione fluida e coinvolgente, ma a tratti eccessivamente didascalica: egli non riesce a trattenersi dal desiderio, a volte quasi infantile, di raccontare tutto, troppo, di svelare ogni cosa (proprio ogni cosa, diciamo bene e male), togliendo allo spettatore la possibilità di vagare con l'immaginazione. Opera senza autore (che ha ricevuto due candidature ai premi Oscar 2019 nelle categorie miglior film in lingua straniera e miglior fotografia) si ispira liberamente alla vita dell'artista tedesco Gerhard Richter, trasposto nei panni del tormentato pittore Kurt Barnert (Tom Schilling, attore tedesco già visto recentemente in Suite francese e Woman in Gold). Il film affronta le stagioni della sua vita e il suo travaglio artistico (l'incontro con la bellissima moglie Paula Beer, bravissima in Frantz ed anche qui e con il professore Oliver Masucci, il fui Hitler in Lui è tornato), mentre attraversa tre epoche diverse, partendo da Dresda nel 1938 per poi arrivare a Dusseldorf negli anni Sessanta. Ogni elemento filmico, le musiche, la luce, gli ambienti, sono al servizio di un fedele ritratto storico della Germania (e questo va bene, fatto bene). Peccato solo che il film offri però un cinema di livello quasi amatoriale, servito da attori che paiono recitare in uno sceneggiato televisivo, compreso il divo Sebastian Koch. Ma a parte ciò buon film, anche se il messaggio difficile è da capire e da sbrigliare. Un film di consistenza in ogni caso e nonostante tutto, capace allorché di emozionare e di indignare. Ciò che sembra invece meno consistente, perché in qualche modo scontata, è la definizione del percorso personale e artistico del protagonista, tra luoghi comuni e romanticherie arbitrarie, in cui si avverte un po' di più il peso di un film probabilmente lungo (dalla durata di quasi tre ore) al limite della estenuanza. Voto: 6+

mercoledì 17 giugno 2020

Martin Eden (2019)

Titolo Originale: Martin Eden
Anno e Nazione: Italia, Francia 2019
Genere: Drammatico, Sentimentale, Storico
Produttore: Pietro Marcello, Beppe Caschetto
Thomas Ordonneau, Michael Weber, Viola Fügen
Regia: Pietro Marcello
Sceneggiatura: Maurizio Braucci, Pietro Marcello
Cast: Luca Marinelli, Carlo Cecchi, Jessica Cressy, Vincenzo Nemolato
Marco Leonardi, Denise Sardisco, Carmen Pommella, Autilia Ranieri
Franco Pinelli, Savino Paparella, Elisabetta Valgoi, Pietro Ragusa
Giustiniano Alpi, Claudio Boschi, Dario Iubatti, Anna Patierno
Vincenza Modica, Gaetano Bruno, Maurizio Donadoni, Lana Vladi
Chiara Francini, Aniello Arena, Rinat Khismatouline
Luciano Sirico, Giordano Bruno Guerri, Viola Bianco
Durata: 129 minuti

Luca Marinelli, miglior attore a Venezia, in un adattamento del romanzo di Jack London.
Spinto ad istruirsi dall'amore per una donna, un marinaio scopre di avere talento per la scrittura.

martedì 5 maggio 2020

The Promise (2016)

Titolo Originale: The Promise
Anno e Nazione: USA, Spagna 2016
Genere: Drammatico, Sentimentale, Storico, Guerra
Produttore: Eric Esrailian, Mike Medavoy, William Horberg
Regia: Terry George
Sceneggiatura: Terry George, Robin Swicord
Cast: Oscar Isaac, Charlotte Le Bon, Christian Bale, Daniel Giménez Cacho
Shohreh Aghdashloo, Rade Šerbedžija, James Cromwell, Angela Sarafyan
Marwan Kenzari, Jean Reno, Michael Stahl-David
Numan Acar, Tom Hollander
Durata: 120 minuti

Triangolo amoroso con Christian Bale, Oscar Isaac e Charlotte Le Bon.
Le vite dello studente Michael, della bella Ana e del giornalista Chris s'intrecciano sul finire dell'epoca ottomana.

martedì 28 aprile 2020

La favorita (2018)

Titolo Originale: The Favourite
Anno e Nazione: Irlanda, Regno Unito, USA 2018
Genere: Storico, Biografico, Commedia, Drammatico
Produttore: Ceci Dempsey, Ed Guiney
Lee Magiday, Yorgos Lanthimos
Regia: Yorgos Lanthimos
Sceneggiatura: Deborah Davis, Tony McNamara
Cast: Olivia Colman, Emma Stone, Rachel Weisz
Nicholas Hoult, Joe Alwyn, Mark Gatiss, James Smith
Durata: 110 minuti

Oscar, Golden Globe e Coppa Volpi a Olivia Colman nell'acclamato film di Lanthimos premiato a Venezia.
Le cortigiane Emma Stone e Rachel Weisz si contendono le attenzioni della regina.

martedì 3 marzo 2020

7 giorni a Entebbe (2018)

Titolo Originale: Entebbe
Anno e Nazione: Regno Unito 2018
Genere: Thriller, Drammatico, Storico, Azione
Produttore: Tim Bevan, Eric Fellner, Ron Halpern
Kate Solomon, Michelle Wright
Regia: José Padilha
Sceneggiatura: Gregory Burke
Cast: Daniel Brühl, Rosamund Pike, Eddie Marsan, Ben Schnetzer
Denis Ménochet, Nonso Anozie, Mark Ivanir
Lior Ashkenazi, Omar Berdouni
Durata: 95 minuti

Presentato fuori concorso a Berlino, un dramma a sfondo politico sul dirottamento nel 1976 del volo Air France 139 e la liberazione degli oltre 200 passeggeri.

sabato 11 gennaio 2020

Il primo Re (2019)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 10/01/2020 Qui
Tema e genere: Ambientata nel 753 a.C., anno di fondazione di Roma secondo la tradizione, la pellicola (di stampo epico drammatico) è una rivisitazione del mito di Romolo e Remo.
Trama: La storia di Romolo e Remo, fratelli che si amano visceralmente e che dovranno combattersi, all'alba di un impero millenario.
Recensione: Opera coraggiosa questo Il primo Re di Matteo Rovere (già fattosi notare con il bello ed adrenalinico Veloce come il vento) che, strizzando l'occhio a Valhalla Rising di Nicolas Winding Refn (ma distanziandosi da quella sua patina auto-celebrativa) e al celebre Apocalypto di Mel Gibson, confeziona un film per nulla scontato, viscerale, dalla violenta capacità espressiva, che tiene incollati alla sedia, disturbante ma attraversato da una visione del mondo e dell'uomo molto particolari. Più che un semplice film di cappa e spada (o peplum se si vuole), Il primo Re (un prodotto atipico nell'orizzonte della cinematografia italiana), grazie ad una sceneggiatura molto curata (merito anche dello stesso regista) propone un iter narrativo dove lo spettatore è posto di fronte a dilemmi tanto antichi quanto irrisolti. Il concetto di bene e male, nella sua accezione singola e universale, l'esistenza o meno di qualcosa di soprannaturale, di superiore e, nel caso vi si creda, il dilemma sulla natura di questa divinità, su quale rapporto ad essa ci leghi, se e quanto sia giusto farsi influenzare da essa. Perché al di là dei terribili combattimenti, della vita misera e oscena dell'epoca (assai lontana dai fasti hollywoodiani proposti per tanto tempo), questo film utilizza il mito, il racconto, per proporre una lettura sulla società, sull'uomo, sugli elementi fondamentali che hanno portato i nostri antenati a riconoscersi in usi, costumi e credenze comuni, a trovare un qualcosa che li unisse al di là della necessità di sopravvivenza. Il primo Re porta con sé certamente la tematica della famiglia come nucleo conflittuale, come universo ribollente di rancori e problematiche irrisolte, di passioni, tipico della filmografia di Rovere, ma riesce a coniugare il tutto nella dimensione storica, antropologica, che vede il fallimento inevitabile di un laicismo disgregante in favore di una religiosità atta a dare speranza e unità, fiducia in un futuro migliore deresponsabilizzato dalla semplice volontà dell'uomo. Film sulla storia, più che storico, Il primo Re è completamente slegato da opere parzialmente simili fatte in passato, ma soprattutto non addolcisce mai la pillola sulla terrificante realtà di quei tempi, non concede alcuna tregua nel ricordarci come la storia è scritta nel sangue e nella paura. La fede, la religione, qui è strumento di potere e morte, ma anche di unione e comunanza tra gli uomini. Il suo utilizzo come tutte le cose di questo mondo, pare dire il regista, dipende dalla mani di chi lo impugna come strumento, valeva ieri e vale oggi.