Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/05/2023 Qui - Bisogna ammettere che, nonostante la vicenda sia nota, il senso dello spettacolo appartiene alla poetica di Ron Howard, che filma una pellicola tecnicamente ragguardevole soprattutto nelle scene all'interno della grotta. Peccato che la sceneggiatura poggi troppo sulla potenza delle scene madri, rischiando di annoiare in qualche fase di raccordo. Peccato anche che la spettacolarizzazione non solo tolga solidità al tutto, c'è tanta didascalicità, ma in confronto a The Cave (che aveva peraltro già ben riportato la vicenda) perdi di autenticità, mancando perciò di profondità. Tredici vite è comunque diretto con competenza e interpretato con professionalità, ma risulta meno coinvolgente del previsto. Alla fine l'intrattenimento è garantito, tanto basta. Voto: 6
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mercoledì 31 maggio 2023
venerdì 28 aprile 2023
Crimes of the Future (2022)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 28/04/2023 Qui - Ritorno al body horror per David Cronenberg, siamo circa dalle parti di Existenz, ma rispetto al precedente film il tutto è meno riuscito. Dialoghi prolissi e momenti criptici sfavoriscono il ritmo, nonostante momenti interessanti non manchino e le scenografie siano di ottimo livello. Una pellicola che affascina per concetti (sulla carta) ed atmosfera ma che toppa nella realizzazione filmica (sopra un'idea indubbiamente interessante, costruisce una distopia oltre i limiti del credibile, in cui spesso i suoi personaggi si affannano a renderla tale). Bene Viggo Mortensen e Lea Seydoux, un po' troppo sopra le righe la Kristen Stewart. Apprezzo tanto Cronenberg, ma personalmente ritengo Crimes of the Future tra i lavori meno indovinati del regista canadese. Mi dispiace molto infatti distanziarmi dal plauso unanime ma a me questo film non è piaciuto granché, un film visivamente affascinante, forse fuori tempo. Voto: 5,5
martedì 31 maggio 2022
Falling - Storia di un padre (2020)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/05/2022 Qui - Con la sua opera prima da regista, Viggo Mortensen costruisce un
racconto che fa della memoria il suo punto di maggior interesse.
Muovendosi tra i caotici ricordi del suo protagonista, egli fa emergere
la complessità di certi rapporti famigliari. Insieme al quasi
contemporaneo (ma obbiettivamente migliore) The Father analizza
la
malattia
degenerativa di un genitore, ma qui il piglio è decisamente più
intimista e la diatriba tra padre e figlio è molto accentuata. Un
diverso punto di visione interessante, ma non per questo preferibile o
più incisivo. Che Falling - Storia di un padre sia un film
ambizioso
non vi sono
dubbi. Meno certezze, invece, si hanno sulla sua effettiva riuscita (non
sempre il ritmo del film si rivela all'altezza del racconto).
L'esordio di Mortensen testimonia fin da subito la sua natura di film di
poesia (in opposizione a quello di prosa), contraddistinto da un
montaggio "sensoriale" che mette in comunicazione, senza soluzione di
continuità, presente e passato. Ma, nonostante le nobili e sincere
intenzioni, il film dà la sensazione di essere un fiore bellissimo
incapace di sbocciare. E alla fine, nonostante alcune sequenze comunque
efficaci e l'ottimo apporto del cast, si rimane con l'amaro in bocca.
Voto: 5,5
sabato 5 ottobre 2019
Green Book (2018)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 04/10/2019 Qui
Tema e genere: Vincitrice di tre premi Oscar 2019 tra cui quello come miglior film del 2019, questa agrodolce pellicola racconta l'amicizia tra un buttafuori italo-americano e un pianista afroamericano nell'America negli anni sessanta, fornendone così un importante affresco di quegli anni.
Tema e genere: Vincitrice di tre premi Oscar 2019 tra cui quello come miglior film del 2019, questa agrodolce pellicola racconta l'amicizia tra un buttafuori italo-americano e un pianista afroamericano nell'America negli anni sessanta, fornendone così un importante affresco di quegli anni.
Trama: La vera storia di Tony Lip, un buttafuori italo-americano che nel 1962 viene ingaggiato per portare Don Shirley, uno dei pianisti jazz più famosi del mondo, da New York sino al profondo sud degli USA per un tour di concerti. Nell'epoca precedente all'affermazione dei diritti civili, l'afroamericano Shirley deve difendersi dal razzismo e dai pericoli a esso connessi. I due si ritroveranno a stringere un inaspettato legame, aprendo entrambi gli occhi sulla realtà e sul mondo in cui vivono.
Recensione: Peter Farrelly, regista comico tendente al demenziale, che ha alle spalle risultati talvolta felici e talvolta decisamente infelici (l'ultimo Scemo & + scemo 2), qui sorprende con questa commedia agrodolce, ben calibrata su tutti i fronti, gustosa e ricca di ingredienti variegati e diversi, ma ben dosati e mescolati tra loro. Il tono del film è amaro ma il regista riesce a farci ben convivere un pizzico di commedia, cosicché la vicenda triste e amara di un pianista nero di talento che affronta una serie di concerti nel sud razzista degli Usa, accompagnato da un italoamericano di bassa estrazione, venga raccontata con delicatezza, con dolcezza, con un sorriso senza scadere mai nella retorica lacrimosa del dramma. Condita da una colonna sonora evocativa, da una ricostruzione storica affascinante, da paesaggi naturali bellissimi che contrastano con la cultura becera e razzista degli Stati Uniti degli anni '60 (che in quegli anni era profonda), quella di Green Book è una storia (grazie alla sceneggiatura, una sceneggiatura ben scritta, in cui le battute ficcanti e le trovate spiazzanti tengono alto il ritmo e le divertenti zuffe verbali tra i due improbabili compari impediscono la caduta nel buonismo più mieloso) che scorre ottimamente per oltre due ore senza mai un calo di ritmo, in un crescendo di tensione narrativa esemplare (c'è da notare che a ogni tappa in cui il pianista si reca, gli episodi di intolleranza si fanno più fastidiosi). I due protagonisti, Viggo Mortensen e Mahershala Ali, con le loro recitazioni agli antipodi, il primo molto sopra le righe e il secondo rigorosamente contenuto, il primo caciarone ed estroverso e l'altro timido e sofferente, danno vita a uno scontro stilistico/recitativo decisamente incisivo, che mantiene sempre alto il livello del ritmo. Il film posa soprattutto su di loro, su questo scontro/incontro così brillante e frizzante e mai banale, che è una gioia per chi lo guarda (molto belli infatti i dialoghi tra i due: accalorati scontri durante le scene in auto, e più intimi ed emozionali durante i pasti o nelle camere d'albergo). Insomma, per farla breve, Green Book (il titolo del film deriva da una guida per afroamericani pubblicata tra gli anni '30 e '60 del secolo scorso, The Negro Motorist Green Book, guida che indicava gli hotel e ristoranti in cui erano benvenuti negli stati del Sud, un insieme di posti dalle condizioni igieniche precarie, lontani da standard di decenza e dal benessere dei bianchi) è un film semplice ma dotato di un meccanismo perfetto, ricco di sensibilità, di impegno civico e anche di un po' di poesia in cui lo stile di Peter Farrelly ha apportato quel tocco di umorismo che ha consentito alla narrazione di non scivolare mai verso la retorica del dramma. Difatti è un film che fa riflettere, che coinvolge, che crea indignazione, ma sempre con un sorriso sulle labbra che, talvolta, sfocia nella commozione (da Road Movie a tema Buddy Buddy coi fiocchi, con un ritmo coinvolgente e con dei momenti molto divertenti). Non so se era da Oscar (come miglior film soprattutto), me ne mancano un po' ancora, ma sicuramente da vedere, rivedere e far vedere.
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lunedì 1 aprile 2019
Captain Fantastic (2016)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 09/10/2017 Qui - Captain Fantastic, presentato in anteprima mondiale al Sundance Film Festival 2016, vincitore all'undicesima edizione della Festa del cinema di Roma e vincitore del premio alla miglior regia al Festival di Cannes 2016 (proiettato nella sezione Un Certain Regard), è un'avventura emozionante e divertente (del 2016 scritta e diretta da Matt Ross) che vede protagonista un padre fuori dagli schemi ed i suoi sei figli. Dopotutto questa è essenzialmente una commedia, che, strizzando l'occhio al genere indie, e al contempo, e soprattutto, ad una cultura hippie, mai eradicata dallo stereotipo anticonformista statunitense, tratta temi alquanto delicati e riflessivi, come quello dell'adolescenza, e di conseguenza dell'educazione, passando per borghesia e proletariato, nonché per l'economia di mercato, col suo fervente e dissonante capitalismo. Infatti la pellicola racconta di Ben (Viggo Mortensen), un padre decisamente sui generis e sopra le righe, che ha deciso assieme alla moglie Leslie di crescere i figli lontano dalla moderna civiltà consumista, nei meravigliosi boschi del Nord America. I ragazzi seguono una rigida disciplina basata sostanzialmente sulla filosofia della mens sana in corpore sano, questi sono, difatti, quotidianamente impegnanti in duri allenamenti atti a temprare ed irrobustire il loro fisico e vengono inoltre sottoposti ad una impegnativa istruzione che spazia dai testi di filosofia e di politica, a quelli di letteratura, di scienze e via dicendo. In questo modo tanto i più grandi quanto i più piccoli saranno, secondo Ben, perfettamente in grado di difendersi e di procurarsi del cibo da soli nonché di sostenere una discussione su qualsiasi argomento in maniera esaustiva e di avere una propria opinione critica negli ambiti più disparati. Questa vita apparentemente arcadica e paradisiaca però viene interrotta quando arriva la notizia che la madre dei ragazzi si è suicidata in ospedale. A quel punto, nonostante il suocero (Frank Langella) minacci di fa arrestare il padre se oserà farsi vedere al funerale, la tribù sale un vecchio scuolabus dipinto di blu e si mette in viaggio per il caldo del Nuovo Messico. Ma sarà solo l'inizio di un viaggio che porterà la famiglia a confrontarsi non solo con la società moderna ma con le loro idee e modi alquanto poco convenzionali e forse inadatti nel mondo reale.
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martedì 16 ottobre 2018
I due volti di gennaio (2014)
Mini recensione pubblicata su Pietro Saba World il 15/11/2015 Qui - I due volti di gennaio: Chester MacFarland e sua moglie Colette sono due americani in viaggio in Europa e in fuga dalla polizia che sta indagando sugli affari poco leciti dell'uomo. Una volta approdati ad Atene si affidano a Rydal, giovane di origini americane che si guadagna da vivere vendendosi come guida per i turisti e come gigolò per donne trascurate. Ne nascerà un triangolo di passioni, fatto di fughe, doppi giochi, amori celati e tradimenti. I due volti di gennaio (con protagonisti Kirsten Dunst, Oscar Isaac e Viggo Mortensen) è l'adattamento dell'omonimo romanzo del 1964 di Patricia Highsmith, un thriller psicologico (del 2014) sulle orme di Hitchcock, Viggo Mortensen sembra il bello e sconfitto Gatsby, una tragedia greca in ambientazioni da sogno. Un avvincente thriller vecchia scuola, di tanto in tanto suggestivo, ma, alla fine, per lo più noioso. Elegante ma soporifero. Voto: 6
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