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venerdì 27 febbraio 2026

I film del mese (Febbraio 2026)

Post pubblicato su Pietro Saba World il 27/02/2026 Qui - Ecco la lista dei film visti questo mese. Scelte o meno, pellicole visionate dalle piattaforme streaming a mia disposizione (a pagamento o meno), ovvero da Netflix, Sky e Prime Video, da Mediaset Infinity (compreso Plus), Paramount Plus e RaiPlay, a infine Disney Plus, TimVision e occasionalmente YouTube. Sporadicamente anche da Apple Tv Plus, Pluto TV e siti vari (anche non legali). Lo speciale cinematografico del mese è incentrato su i film candidati ai Premi Oscar di quest'anno.

Presence (Horror/Thriller 2024) - Un esperimento metacinematografico in cui lo sguardo dello spettatore diventa parte integrante del film: la "presenza" che osserva i personaggi siamo, in fondo, anche noi. L'idea formale è più forte della storia, che si appoggia a dinamiche familiari e crisi già viste, ma Soderbergh costruisce un one‑location film sorprendentemente efficace grazie a regia, montaggio e uso dello spazio. La ghost story vira più sul dramma che sull'horror, senza spaventi, ma con un'attenzione costante alle relazioni e ai non detti. Il POV e la messa in scena minimalista creano un'atmosfera curiosamente ipnotica, pur con qualche limite (stacchi troppo lunghi, ritmo altalenante). Nel complesso è un film interessante, non rivoluzionario, che vive più di stile che di sostanza ma riesce comunque a coinvolgere fino al finale. Voto: 6,5

Drop - Accetta o rifiuta (Dramma/Thriller 2025) - Un thriller ad alta tensione che funziona finché si accetta di mettere da parte le molte forzature narrative. Christopher Landon abbandona la commedia slasher (Freaky l'ultima) per un gioco hitchcockiano ambientato quasi interamente in un ristorante di lusso, dove lo smartphone diventa l'arma del ricatto e ogni personaggio appare sospetto. La storia procede con buon ritmo e mantiene viva la tensione, sostenuta da una convincente Meghann Fahy, anche se il finale scivola nell'inverosimile e nell'eccesso. Un intrattenimento solido, non originale, ma efficace nel suo meccanismo di paranoia e accerchiamento. Voto: 6

Un film fatto per Bene (Documentario/Commedia 2025) - Un'opera-mosaico in cui Franco Maresco intreccia tre film mancati: il progetto su Carmelo Bene, il biopic seicentesco mai realizzato e la sua stessa autofiction. Ne nasce un metacinema caotico e sarcastico, a metà tra "Effetto notte" e "Lost in La Mancha", dove l'ironia si fa risentimento e il collage di materiali (dal making of della CinicoTV alle citazioni cinefile) appare tanto esilarante quanto pretestuoso. Il film alterna intuizioni brillanti, crudeltà discutibili e momenti autocelebrativi, oscillando tra omaggio e funerale grottesco del cinema italiano. Imperfetto, irregolare, ma indiscutibilmente Maresco. Voto: 6

The Monkey (Horror/Commedia 2025) - Non un vero horror, ma una black comedy splatter che gioca con il racconto di Stephen King trasformandolo in un divertissement grottesco. Il regista punta su umorismo macabro, morti creative e un immaginario volutamente esagerato, più vicino a "Final Destination" che alle sue atmosfere più cupe. La tensione funziona a tratti, il ritmo cala quando entra in scena il dramma familiare, e l'originalità non è il punto forte. Resta però un B‑movie divertente, sanguinoso e coerente nel suo registro, un lavoro minore ma curioso nella filmografia di Oz Perkins (precedentemente reduce dalle ambigue fatiche diaboliche di Longlegs). Voto: 6

Elisa (Dramma 2025) - Dramma carcerario ispirato a una storia vera, costruito come il lento percorso di memoria e riconoscimento di una donna condannata per un delitto che non ricorda. Il regista riprende l'ambiente chiuso già esplorato in Ariaferma, ma qui lo restringe alla dimensione individuale, trasformando la cella in uno spazio mentale più che fisico. La regia resta sobria e controllata, tutta giocata su sguardi, silenzi e piccoli scarti emotivi. Barbara Ronchi offre un'interpretazione credibile e trattenuta, ben sostenuta da Roschdy Zem e dal sobrio cast. La narrazione rinuncia ai colpi di scena per una ricostruzione lineare e intima, che però a tratti soffre di ripetitività e dialoghi troppo dilatati. Nonostante questi limiti, il film rimane solido, riflessivo e capace di interrogare sul peso della colpa e sulla possibilità di comprenderla davvero. Voto: 6

Il padre dell'anno (Commedia/Dramma 2024) - Una commedia drammatica che segue binari prevedibili ma resta piacevole grazie alla sensibile regia e alla presenza magnetica di Michael Keaton, ben affiancato da Mila Kunis. Il film punta su toni agrodolci e dialoghi semplici, mantenendo un'atmosfera calda e familiare. La prima parte scorre con freschezza, mentre il secondo atto perde incisività e non approfondisce davvero il rapporto padre‑figlia, limitandosi a soluzioni lineari. Pur senza sorprendere né innovare, rimane un titolo genuino e leggero, sostenuto da un cast affiatato e da una regia che sa cogliere le dinamiche emotive con delicatezza. Voto: 6

Here (Dramma 2024) - Zemeckis dopo Pinocchio costruisce un esperimento affascinante: uno spazio immobile attraversato da secoli di vita, dove la casa diventa teatro di esistenze che si sfiorano senza toccarsi. L'idea è forte, la resa visiva impressionante, e il gioco temporale offre momenti davvero suggestivi. Ma l'impianto concettuale finisce spesso per soffocare le storie: alcuni segmenti risultano incompiuti, altri superflui, e l'eccesso di artificio digitale crea distanza invece di emozione. Pur con un finale potente e qualche intuizione brillante, Here resta un'opera a metà, più interessante da osservare che da vivere, un film che affascina ma raramente coinvolge davvero. Voto: 6

L'amico fedele (Dramma/Commedia 2024) - Dramma elegante ma irregolare, il film fatica a trovare un equilibrio: la prima parte è fiacca, intrappolata in una malinconia di superficie e in una New York troppo compiaciuta, mentre il rapporto tra Iris e l'alano Apollo cresce con misura senza scadere nel sentimentalismo. L'ingresso più deciso di Bill Murray dà finalmente spessore emotivo e l'ultima mezz'ora trova un'intensità che prima mancava, grazie anche a una Naomi Watts naturale e convincente. Resta però una cappa di letterarietà che smorza l'empatia e impedisce all'adattamento di decollare davvero. Un film curato, tenero a tratti, ma complessivamente diseguale. Voto: 5,5

The Fox (Dramma 2022) - Il film racconta il legame tra Franz, giovane soldato segnato da un'infanzia traumatica, e la volpe che trova durante la campagna di Francia. La guerra resta sullo sfondo, mentre il rapporto uomo‑animale diventa il vero cuore della storia, scelta che evita deviazioni romantiche e dà al film un'identità distinta. La fotografia è splendida e il finale colpisce senza difese. Non mancano limiti: il ritmo a tratti si affloscia e la ricostruzione storica è essenziale, quasi minimale. Ma la sincerità del rapporto tra i due protagonisti, unita alla prova intensa di Simon Morzè, permette al film di elevarsi oltre la media e di lasciare un segno emotivo autentico. Voto: 6+

Heretic (Horror/Thriller 2024) - Il film (che conferma la vocazione della A24 per i film non banali) parte in modo folgorante: un thriller psicologico teso, costruito sul confronto tra due missionarie e il disturbante Mr. Reed. I dialoghi teologici, l’atmosfera da "escape room" e la regia curata creano un crescendo magnetico, sostenuto da un Hugh Grant sorprendente e dalle ottime prove di Sophie Thatcher e Chloe East. La riflessione sulle iterazioni della fede, con il parallelo a "Monopoly", è uno dei momenti più incisivi e originali. Quando però la storia oltrepassa la famosa porta, il film perde compattezza e scivola verso un horror più convenzionale, con qualche forzatura e un finale meno incisivo. Nonostante ciò, resta un'opera originale, ben interpretata e capace di mantenere alta la tensione per buona parte della sua durata. Voto: 6,5

OSCAR MOVIE

KPop Demon Hunters (Animazione/Musicale/Avventura 2025) - Un film animato che fonde folklore coreano, K‑pop e action in un'animazione esplosiva e coloratissima. Maggie Kang (qui regista in co-abitazione con Chris Appelhans) omaggia le proprie radici con creature mitiche, estetica da anime e ritmo da videoclip, mentre le protagoniste (imperfette e divertenti) incarnano un empowerment leggero e spontaneo. Le canzoni sono ben integrate, anche se l'autotune può risultare invadente. La trama è semplice e prevedibile, ma l'ambientazione curata, i dettagli visivi e un antagonista riuscito compensano i limiti. Il film diverte, scorre veloce e conquista per energia e fantasia, pur sfiorando soltanto le criticità dell'industria K‑pop. Un prodotto godibile e trascinante, più spettacolo che satira, ma efficace nel suo intento. Voto: 6,5

Train Dreams (Dramma 2025) - Un uomo comune attraversa l'America delle origini, vivendo tra la natura primordiale e i primi segni di modernità che avanzano. La sua esistenza scorre lenta, fatta di lavoro nei boschi, di piccoli momenti di felicità con la moglie e la figlia, fino alla tragedia che lo lascia solo con i suoi ricordi. Il dolore lo accompagna mentre il mondo cambia attorno a lui, ma il suo resta immobile, sospeso tra rimpianti e speranze fragili. La regia contemplativa, le immagini maestose dei paesaggi e l'atmosfera quasi spirituale richiamano il cinema di Terrence MalickJoel Edgerton offre una prova intensa, sostenuta da un cast solido e da una fotografia che esalta la forza della natura. Ne nasce un racconto intimo, malinconico, forse non originale, ma capace di toccare corde profonde con sincerità e misura. Voto: 7

Jurassic World - La rinascita (Sci-fi/Azione 2025) - Il nuovo Jurassic non rinnova davvero il franchise, ma recupera con mestiere la formula classica: trama lineare, missione chiara, gruppo diviso sull'isola e una serie di sequenze di sopravvivenza ben costruite. Gareth Edwards dirige con solidità e valorizza un cast affiatato, con Scarlett JohanssonMahershala Ali e Manuel Garcia‑Rulfo in buona forma. Visivamente il film funziona, pur restando prevedibile e segnato da un forte senso di déjà-vu. L'azione è efficace, l'ironia calibrata e gli effetti speciali ben dosati. Un capitolo che non sorprende, ma riporta la saga a un livello dignitoso dopo gli eccessi della trilogia precedente. Voto: 6

F1 - Il film (Sportivo/Azione 2025) - Un blockbuster adrenalinico che punta tutto su spettacolo e tecnica: Kosinski riprende la formula di Top Gun: Maverick e la applica alla F1, regalando gare girate con un realismo impressionante, un sonoro travolgente e una fotografia che esalta ogni dettaglio in pista. La trama segue schemi classici (caduta, riscatto, rivalità) ma Brad Pitt funziona bene come veterano in cerca di redenzione, mentre Bardem e Condon aggiungono solidità al cast, anche se i personaggi restano piuttosto stereotipati. La durata è abbondante e le forzature non mancano, ma il ritmo regge e l'intrattenimento è garantito. La presenza di veri piloti e circuiti dà un valore aggiunto che farà felici gli appassionati, pur restando un film accessibile anche a chi non segue la F1. Un'americanata di lusso, confezionata con grande mestiere. Voto: 7

Una battaglia dopo l'altra (Dramma/Thriller 2025) - Il nuovo film di Paul Thomas Anderson è un'opera anarchica e satirica che mescola grottesco, action e critica sociale in un'America polarizzata e riconoscibilissima. Il camera car rasoterra e altre trovate visive amplificano l'esperienza fisica, mentre la storia alterna humour nero, tensione e riflessioni sull'estremismo politico. DiCaprio è straordinario, Del Toro incisivo e Penn volutamente sopra le righe nel ruolo del suprematista bianco. La struttura è frammentata, a tratti geniale e a tratti dispersiva, con personaggi che entrano ed escono e un ritmo che non sempre tiene. Ma la regia resta potente, culminando in un inseguimento finale memorabile. Imperfetto ma vibrante, è un film (rispetto a Licorice Pizza) che colpisce più per energia e visione che per coesione narrativa. Voto: 7,5

venerdì 29 marzo 2024

Sir Gawain e il Cavaliere Verde (2021)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 29/03/2024 Qui - Il film che anni fa colpì favorevolmente la critica americana si presenta con una notevole caratterizzazione visiva ma è narrativamente sotto le aspettative. La rilettura del famoso romanzo cavalleresco da parte di David Lowery infatti (autore di una pregevole e ben più riuscita storia di fantasmi, di cui riprende lo stile), non convince del tutto. Il viaggio difatti che porta Galvano (Dev Patel) ad affrontare fantasmi, giganti e altri ostacoli è più una ricerca dell'io interiore che un'avventura epica. Lo straordinario lavoro di fotografia e accentuazioni cromatiche non basta a imprimere forza e anche il cast di livello alla fine rende meno di quanto avrebbe potuto. Opera magnetica per certi aspetti, compassata e tediosa per altri. Voto: 6 [Prime Video]

mercoledì 31 maggio 2023

Tredici vite (2022)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/05/2023 Qui - Bisogna ammettere che, nonostante la vicenda sia nota, il senso dello spettacolo appartiene alla poetica di Ron Howard, che filma una pellicola tecnicamente ragguardevole soprattutto nelle scene all'interno della grotta. Peccato che la sceneggiatura poggi troppo sulla potenza delle scene madri, rischiando di annoiare in qualche fase di raccordo. Peccato anche che la spettacolarizzazione non solo tolga solidità al tutto, c'è tanta didascalicità, ma in confronto a The Cave (che aveva peraltro già ben riportato la vicenda) perdi di autenticità, mancando perciò di profondità. Tredici vite è comunque diretto con competenza e interpretato con professionalità, ma risulta meno coinvolgente del previsto. Alla fine l'intrattenimento è garantito, tanto basta. Voto: 6

sabato 30 aprile 2022

Bright (2017)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/04/2022 Qui - Coniugare il poliziesco con il fantasy, operando una variante alla Alien Nation e Men in Black con qualche riferimento Carpenteriano. Portare tematiche come la corruzione degli apparati e la ghettizzazione di una grande metropoli come Los Angeles. E' un film difficile da gestire perché parte già sovraccarico sulla carta. Se dal punto di vista visivo la resa è abbastanza soddisfacente ed in fondo la coppia Will Smith/Joel Edgerton se la cava bene, a livello narrativo e di tematiche rimane troppo in superficie (la storia è un po' ingarbugliata e il messaggio arriva in modo confuso). Un film poco riuscito rispetto alle premesse, ma come detto non facile da gestire. Non l'ha gestito bene David Ayer, che già deludeva prima di dirigere The Tax Collector. Voto: 5,5

lunedì 12 ottobre 2020

It Comes at Night (2017)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 12/10/2020 Qui - Film che si inserisce nel filone della narrazione di futuri distopici con il mondo al collasso per una misteriosa epidemia (che ricorda una specie di peste bubbonica). Non c'è traccia di spiegazioni di quanto stia avvenendo e la vena horror stessa è molto limitata (l'horror puro viene rilegato alla sfera del sogno, con uno stratagemma abbastanza sdoganato della regia, quest'ultima di Trey Edward Shults). Quindi in realtà si assiste ad un film che si pone come obiettivo quello di descrivere ansia, senso di claustrofobia, senso di oppressione, alienazione dal vivere in una realtà inumana. Purtroppo però non riesce a trasmettere nulla di potente in nessuna della tematiche che prova a sfiorare (complici anche alcuni elementi della trama buttati a casaccio e non sufficientemente approfonditi, che fanno inoltre perdere la voglia di prestare attenzione) ed il risultato è la sensazione di assistere ad un minestrone dei cliché del genere "catastrofista", tutto già visto, tutto abbastanza spento. Peccato (personalmente è infatti un'occasione sprecata) perché si poteva fare di meglio con un pochino di inventiva e controllo in più specialmente nel lungo e confusionario finale. Discrete le prove degli attori (su tutti Joel Edgerton, bravo nel trasmettere allo spettatore ansia), e per una volta si può dire che l'attore cane è stato il migliore. Voto: 5+

mercoledì 17 giugno 2020

Jane Got a Gun (2016)

Titolo Originale: Jane Got a Gun
Anno e Nazione: USA 2016
Genere: Azione, Drammatico, Western
Produttore: Terry Dougas, Aleen Keshishian, Scott LaStaiti, Natalie Portman
Mary Regency Boies, Zack Schiller, Scott Steindorff
Regia: Gavin O'Connor
Sceneggiatura: Brian Duffield, Anthony Tambakis, Joel Edgerton
Cast: Natalie Portman, Joel Edgerton, Noah Emmerich, Rodrigo Santoro, Boyd Holbrook
Ewan McGregor, Alex Manette, James Burnett, Sam Quinn, Todd Stashwick
Durata: 98 minuti

Natalie Portman in un western con Ewan McGregor e Joel Edgerton.
La moglie di un fuorilegge contatta l'ex amante per difendersi dai nemici del marito e salvare la propria fattoria.

martedì 31 marzo 2020

Boy Erased - Vite cancellate (2018)

Titolo Originale: Boy Erased
Anno e Nazione: USA 2018
Genere: Drammatico, Biografico
Produttore: Joel Edgerton, Kerry Kohansky-Roberts, Steve Golin
Regia: Joel Edgerton
Sceneggiatura: Joel Edgerton
Cast: Lucas Hedges, Nicole Kidman, Russell Crowe, Joel Edgerton, Joe Alwyn, Xavier Dolan
Troye Sivan, Britton Sear, Théodore Pellerin, Cherry Jones, Flea, David Joseph Craig
Durata: 110 minuti

Nicole Kidman, Lucas Hedges e Russell Crowe in una sconvolgente storia vera tratta dalla biografia di Garrard Conley.
Il figlio adolescente di un predicatore dell'Arkansas confessa la propria omosessualità ai genitori, che lo costringono a partecipare a una terapia di conversione.

martedì 2 luglio 2019

Red Sparrow (2018)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 18/02/2019 Qui - Francis Lawrence, regista di Constantine e Io Sono Leggenda (ma anche Come l'acqua per gli elefanti), in Red Sparrow, film del 2018 diretto da lui stesso, si riunisce per la quarta volta consecutiva (dopo tre Hunger Games) a quella che è evidentemente la sua musa ispiratrice, Jennifer Lawrence (nessuna parentela fra i due, anche se è simpatica la coincidenza, visto quanto questo film sia incentrato sulla famiglia e sulla lealtà alla famiglia). Insieme a Matthew Vaugh e Bryan Singer, che la vollero nel ruolo di Mystica nella saga cinematografica degli X-Men, si deve anche e soprattutto a Lawrence (lui) la popolarità e soprattutto il nuovo status di eroina del blockbuster action che la Lawrence (lei) ha assunto negli ultimi anni (mentre l'altro grande genio cinematografico David O. Russell la lanciava nel cinema raffinato col trittico di collaborazioni Il Lato Positivo, American Hustle e Joy). Adesso che però Jennifer è cresciuta e la saga teen tratta dai romanzi di Suzanne Collins è terminata, Francis la porta nel mondo degli adulti, quello dei thriller di spionaggio, per giunta vietati ai minori, e occhio se siete impressionabili, perché ci sarà una scena davvero intensa, sì perché siamo di fronte ad un film che non si fa problemi nel mostrare anche le scene più forti. Il regista gioca infatti con il nostro stomaco mostrandoci senza troppi preamboli stupri e torture, giocando con i nostri sentimenti e con la nostra rabbia, che ci porteranno a schierarci dalla parte giusta. E il risultato, nonostante lasci un po' di amaro in bocca, è innegabilmente buono. Perché non c'è dubbio, quando Francis Lawrence e Jennifer Lawrence (regista e attrice, come detto omonimi per cognome ma non per diretta parentela) lavorano insieme, qualcosa sullo schermo funziona per ragioni che sfuggono a certe analisi presuntuose e intellettualoidi. Rielaborando il romanzo Nome in Codice: Diva (Red Sparrow) scritto dall'ex-agente segreto della CIA Jason Matthews, il film, che si basa su una sceneggiatura scritta da Justin Haythe che trasporta sul grande schermo le intrepide vicende che coinvolgono la splendida spia (non per scelta) russa Dominika Egorova, capace di intrattenere per un paio d'ore, è infatti un film sicuramente godibile e consigliato, non memorabile, ma di sicuro interesse e alquanto "innovativamente" appassionante.

sabato 1 giugno 2019

Loving (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 20/08/2018 Qui - Se la storia d'amore nata nel 1947 tra l'erede al trono del Botswana e un'impiegata bianca londinese, al centro del film A United Kingdom, cambiò la storia, almeno in una parte del mondo, la storia d'amore tra Richard e Mildred Loving (bianco lui, nera lei) a fine anni '50 cambiò invece uno dei pochi paesi che all'epoca senza esitazioni ancora non accettava il matrimonio interrazziale, parlo ovviamente degli Stati Uniti d'America, che sempre definitosi il paese della libertà negli anni '60 proibiva l'unione di due razze e che negli anni a seguire continuerà a lottare (e non ha mai finito di fare ancor oggi) contro la piaga razziale, sempre presente nel sud della sua sterminata nazione. Loving per questo, film del 2016 scritto e diretto da Jeff Nichols, è un film interessante, che parla di un argomento importante e relativamente poco noto, ma purtroppo non lo fa benissimo (e personalmente è leggermente migliore il film di Amma Asante). L'idea del regista è quella di raccontare la vera storia dei Loving, una coppia interrazziale residente in Virginia sul finire degli anni '50, le cui vicissitudini giudiziarie hanno portato poi alla messa al bando delle leggi nazionali che proibivano i matrimoni misti. La cosa segnò una grandissima conquista in tema di diritti civili per gli Stati Uniti, in quegli anni tema di discussione fortissimo all'interno del paese, dal momento che le persone di colore si trovavano ancora discriminate in molti ambiti della vita. Ci troviamo precisamente nel 1958, quando una coppia interrazziale, viene arrestata e condannata ad un anno di detenzione (che possono evitare se abbandonano lo stato e non vi fanno ritorno per 25 anni), rei di essersi sposati. Accettano il verdetto e si trasferiscono, ma dopo una lunga permanenza a Washington, Mildred abbraccerà l'idea di mettere in piedi una battaglia legale contro la Virginia, che passerà alla storia come "Loving contro Virginia", che porterà poi, come detto in apertura, all'abolizione del divieto di contrarre matrimoni misti.

venerdì 31 maggio 2019

Black Mass: L'ultimo Gangster (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/07/2018 Qui - Black Mass: L'ultimo Gangster (Azione, Usa 2015): Ennesima pellicola sulla vita criminale di un gangster, Black Mass racconta appunto la biografia (tratta dall'omonimo libro scritto nel 2001 da Dick Lehr e Gerard O'Neill) di Whitey Bulger, un criminale di Boston che attraverso un accordo con la Fbi ed alle coperture che gli fornisce il suo amico John Connolly diventa un boss spietato e crudele. Ma proprio per il semplice fatto che di film simili (tratti da una storia vera o meno) ne abbiamo visto a centinaia, che la pellicola finisce per diventare ridondante e noiosa a prescindere. Se poi si aggiunge l'ennesima maschera di Johnny Depp (make up pesante, calvizie, lenti a contatto azzurro ghiaccio), l'effetto globale è più che mai risaputo, già visto e distante. Il problema è che, un po' The Departed, un po' Quei bravi ragazzi, un po' I Soprano, il regista Scott Cooper arraffa il più possibile, ma sembra non trovare la strada giusta per rendere davvero drammatico e coinvolgente questo piccolo pezzo di Storia americana. Il film infatti si sgretola fin da subito sotto il peso delle sue banalità (prevedibile e stereotipato), e come già nel precedente Il fuoco della vendetta, il regista (con una regia diligente, ma scolastica e priva di guizzi) fa il suo compitino senza mai entusiasmare. Difatti si fa fatica a trovare una inquadratura o una singola scena che resti realmente impressa. E quindi è di certo questo un prodotto confezionato e realizzato con didascalico mestiere, è qualcosa, ma non basta. Perché la sceneggiatura è un copia e incolla di tanti cult di genere del passato, senza sprazzi di originalità né scarti in avanti. Così passi due ore di buon intrattenimento, senza mai sorprenderti ma neanche annoiarti, ma in attesa di qualcosa di più che però non arriva. E se la sceneggiatura, scialba e noiosa, manca di azione, colpi di scena o dialoghi memorabili, altrettanto sprecati appaiono i validi attori prescelti per interpretare i protagonisti delle vicende. Il numeroso cast di attori scelti ed ivi impiegati, come Joel EdgertonPeter Sarsgaard,  Benedict CumberbatchKevin BaconDakota JohnsonJuno TempleCorey Stoll e David Harbour infatti, non riesce a sollevare il film dalla pura e semplice testimonianza diretta e lineare di un'esistenza criminale, non riuscendo ad approfondire, per esempio, la psicologia dei personaggi e le varie motivazioni. Pertanto Black Mass risulta una lunga serie di efferati crimini tesi a dimostrare solo la crudeltà insita del protagonista, protagonista interpretato da Johnny Depp tuttavia abbastanza efficacemente, ma non in modo del tutto convincente e tale da valorizzare tutto il lavoro (un lavoro senza anima, in cui manca una reale idea cinematografica)Scott Cooper dunque costruisce un'opera che risulta discreto dal punto di vista registico ma, a mio parere, senza alcun mordente e con qualche lungaggine di troppo. Giacché la coralità del racconto si perde ed ogni velleità politica viene riposta, e ciò che rimane è soltanto un'altra storia di criminali in una delle tante città statunitensi. Una storia, forzata e dimenticabile, in una pellicola che diventa un'occasione sprecata. Voto: 5,5

venerdì 17 maggio 2019

Midnight Special (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/03/2018 Qui - È un film difficile da giudicare l'ultimo di Jeff Nichols, regista e scrittore di Shotgun StoriesTake Shelter e Mud. In quest'ultimo lavoro accentua la visione fantastica di Take Shelter, marcandone i tratti fino a fare una netta incursione nel genere (o generico) filone fantascientifico. In Midnight Special infatti, film del 2016 scritto e diretto dal regista statunitense, un bambino dotato di sbalorditivi superpoteri, giudicato da alcuni (il pastore di una comunità di un misterioso Ranch) un nuovo messia, e dall'FBI un'arma pericolosa capace di captare e decodificare codici, oltre alla facoltà di poter annientare satelliti col solo sguardo, di notte in quanto il bambino è vulnerabile all'esposizione solare, viene scortato da due uomini ed aiutato da alcuni dissidenti del misterioso Ranch verso fantomatiche coordinate captate dal bambino. E' chiaro quindi dalla trama, che il film di "originale" ha ben poco, anche perché questo film fantascientifico strizza l'occhio per citazioni a Steven Spielberg (ma non solo), come si fa difatti a non vedere E.T. nel piccolo protagonista Alton? Tuttavia il film è molto curato dal punto di vista della fotografia e la sceneggiatura è funzionale a raccontare un'unica grande storia, quella di Alton e dei suoi genitori. Il padre e la madre sono agli antipodi, lui è pronto a tutto pur di proteggerlo e tenerlo vicino a sé, mentre lei comprende che prima o poi dovrà lasciarlo andare in un corso narrativo che ricorda fin troppo quello del capolavoro Spielberghiano. Non a caso il film, un dramma con tratti tensivi, legati all'appartenenza (di sangue o semplicemente etnica), e alla fantascienza declinata al paranormale con evidenti appunto echi Spielberghiani, tra fughe e inseguimenti, il fato che non si può ingannare e pericoli sempre più imminenti, approccia più generi e si appella alla fantascienza in stile Spielberg per raccontare una storia fortemente umana, con diversi punti di vista attorno. In questo senso il racconto è un continuo senso di mistero che alla fine si trasforma in meraviglia (un mistero dischiuso per passi, che lentamente si distende), esattamente come Spielberg fa ormai da una vita nei suoi film.

venerdì 5 aprile 2019

Life (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 01/11/2017 Qui - Life (Drammatico-Biografico, Canada, Germania, Australia 2015): Il film è tratto dalla storia vera del rapporto che si instaura tra James Dean e il suo fotografo Dennis Stock, conosciutisi tra le riprese di "La Valle dell'Eden" e di "Gioventù Bruciata", ma nonostante ciò, e il potenziale quindi a disposizione, ne esce un film deludente, perlomeno rispetto alle aspettative. Dato che seppur il regista Anton Corbijn consegna senza alcun dubbio un ritratto del tutto inedito o, per lo meno, poco conosciuto di questo attore, mostrandolo in tutte le sue sfaccettature e nei suoi umori altalenanti che tanto ai tempi fecero discutere, purtroppo, la sua regia si dimostra assai lenta ed addirittura prolissa in alcune parti, compromettendo notevolmente l'opera stessa. Un'opera formalmente buona, ma non altrettanto nella sua sostanza. Perché ci sono purtroppo tante incongruenze, e soprattutto la superficie così levigata del film non scava assolutamente in profondità di questa strana frequentazione (difficile definirla amicizia) di mutua assistenza. Si rimane in superficie senza intuire veramente cosa abbia visto Stock (interpretato non benissimo da un inespressivo Robert Pattinson) in quel giovane attore dal viso imbronciato appena un attimo prima di diventare il mito di una generazione. Anche perché Dan DeHaan (sufficiente ma niente di sbalorditivo, fisicamente poi non gli somiglia affatto, contrariamente mediocri sono invece i comprimari, tra cui da citare c'è Alessandra Mastronardi e Ben Kingsley) non riesce a farci empatizzare né con il personaggio né con la persona. Giacché anche un momento emozionante come il ricordo della madre si perde in una totale mancanza di pathos. In più nonostante le belle musiche e la fotografia che ricreano l'atmosfera degli anni Cinquanta, il film è girato con molta lentezza e finisce per annoiare (fastidioso in tal senso il doppiaggio "adolescenziale"). Dopotutto questo film "recitato" ha ben poco di spontaneo. Insomma, nel complesso il film è comunque interessante, proprio per l' argomento trattato, ma nulla di più. Dato che Life non celebra il mito di Dean, né opera una rivisitazione del mito, ma rimane la sensazione di un film incompiuto, dove il meglio sono i titoli di coda. Voto: 5

lunedì 18 marzo 2019

Zero Dark Thirty (2012)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 21/07/2017 Qui - In quest'ultimo periodo tra liste di film da vedere, da recuperare e non vedere, ho avuto qualche difficoltà di trascrizione, infatti non mi ero reso conto di non aver mai visto Zero Dark Thirty, film del 2012 diretto da Kathryn Bigelow, forse perché mi sembrava di averlo già visto, d'altronde il poco conosciuto (comunque salvabile) film Code name: Geronimo, che ho visto tempo fa, trattava lo stesso argomento, in più credo di aver visto anche un documentario (ma vero e proprio) in merito all'uccisione del ricercato numero Osama Bin Laden, avvenuto durante un'operazione militare che scattò, come da titolo e gergo militare, proprio a "mezzanotte e mezzo" del Primo Maggio 2011. Per cui abbastanza tanto già sapevo, anche se il filo conduttore del film è la ricostruzione (apparentemente veritiera comunque non conosciuta ma certamente romanzata seppur asciutta e onesta) su come il team, grazie all'intuizione di un'agente della CIA, riesca dopo una sfilza di pedinamenti, intercettazioni, interrogatori violenti (infatti si evidenzia l'impiego sistematico della tortura per estorcere informazioni e questo è un merito del film che dice in modo crudo e realistico che senza l'annichilimento fisico e psicologico del nemico non si sarebbe arrivato al risultato) ad arrivare all'ultimo anello, colui che ha accesso diretto al fortino di OBL ad Abottabad in Pakistan. Tuttavia l'opera appare più come un docu-drama che un film vero e proprio, con quelle classiche ricostruzioni televisive con attori per ricreare un particolare evento effetto che impedisce però allo spettatore di immedesimarsi coi personaggi descritti. Il film quindi scorre via (forse troppo) come se fosse un documentario. Nonostante ciò il film ha una sua valenza importante, ma sinceramente ritengo Zero Dark Thirty più un film necessario che utile e certamente imperfetto, anche se per molti questo è un capolavoro, per me no, anzi, secondo me la regista (che in ogni caso si affida allo stesso giornalista-sceneggiatore Mark Boal) non riesce a ripetersi al livello di The Hurt Locker, quello sì davvero appassionante.

lunedì 4 marzo 2019

Regali da uno sconosciuto: The Gift (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 27/03/2017 Qui - Lontano dal genere horror o (puro) thriller cui, la locandina, farebbe intendere, Regali da uno sconosciuto: The Gift (2015) è un dramma psicologico, notevolmente diretto, scritto e interpretato da Joel Edgerton (attore di discreto livello, interprete di parecchi film, Star Wars V e VI, il prequel de La cosa, Il grande Gatsby ed Exodus: Dei e re), al suo debutto alla regia di un lungometraggio. Davvero notevole e non solo perché è recitato bene e sceneggiato meglio, ma soprattutto perché fa della suspense la sua arma vincente. Le fasi iniziali lasciano intendere uno sviluppo diverso e più banale, con il classico stalker che prepara il terreno per l'assalto finale, ma procedendo i facili calcoli cominciano a non essere più tanto facili, le psicologie si delineano meglio, si intravede un piano più ampio e più coerente, la bozza iniziale che lasciava supporre la mano di uno psicopatico, rivela invece un disegno lucido. E avviene così un sorprendente ribaltamento del punto di vista sull'amico del protagonista dapprima visto come stalker e che in seguito risulta essere la vera vittima della situazione. Poiché The Gift è un thriller-dramma realistico, senza ombra di paranormale, ma con una solida base di paranoia, gelosia e mistero. Un triangolo di inquietudine che si crea quando una coppia decide di cambiare città per cercare di superare un momento difficile e per una nuova opportunità di lavoro dell'uomo. La nuova vita di Simon (Jason Bateman) però, insieme alla moglie Robyn (Rebecca Hall), viene sconvolta dalla presenza di Gordon (Joel Edgerton), un ex compagno di liceo di lui, che con continui regali e visite inaspettate perseguita la coppia. E ad un certo punto, entrambi stanchi delle attenzioni morbose che ricevono da Gordo, oltre che infastiditi dal suo atteggiarsi come uno stalker, decidono di parlagliene e affrontare il problema. Ma da quel momento in poi la situazione precipita gradualmente, vecchi segreti sepolti tornano alla luce e le maschere dei protagonisti iniziano a cadere.

venerdì 21 dicembre 2018

The Rover (2014)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/03/2016 Qui - The Rover è un film del 2014 diretto da David Michôd, gli interpreti principali del film sono Guy Pearce, Robert Pattinson e Scoot McNairy. In un futuro prossimo, dove il mondo è devastato dalle guerre, il solitario Eric intraprende un lungo viaggio attraverso il deserto australiano, alla ricerca dell'unica cosa che possedeva, la sua automobile, che gli è stata rubata da una gang di criminali. L'uomo è costretto ad intraprendere il viaggio con il giovane Rey (un irritante Pattinson con la sua parlata da deficit cognitivo che purtroppo ha il ragazzo, ma è veramente brutto da vedere e sentire), membro della gang abbandonato e ferito dopo l'ultimo colpo della banda. Trovare un lato romantico o intellettuale alla storia sarebbe impossibile poiché ciò che si vede è un road movie in cui un uomo determinato (anche se perseguitato da un senso di colpa e di profonda disillusione che emergerà solo a un certo punto della vicenda) cerca di raggiungere ed eliminare fisicamente chi lo ha derubato in uno spazio che è deserto come l'anima di chi lo attraversa.

domenica 9 dicembre 2018

Exodus: Dei e Re (2014)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 03/03/2016 Qui - Exodus: Dei e re (Exodus: Gods and Kings) è un film del 2014 diretto da Ridley Scott, e dedicato al fratello Tony Scott (anch'esso famoso regista), morto tragicamente nel 2012. Il film è un adattamento dell'evento biblico dell'Esodo del popolo ebraico guidato da Mosè (interpretato da Christian Bale) e riportato nel libro dell'Esodo della Bibbia. A dover parlare di questo film però non si sa bene da dove incominciare. Intanto si dovrebbe raccontare la storia, perché quella raccontata nel film ha davvero poco a che vedere con quella biblica. Viste tutte le aggiunte, le omissioni, gli stravolgimenti, le interpretazioni, si può dire che il regista dal racconto originale ha preso giusto lo spunto per poi proporne uno di sua invenzione. Grande successo al botteghino, è stato però oggetto di numerose critiche per diversi motivi. Perché praticamente stravolge, il mito, la vera o presunta Storia di Mosè, qui addirittura generale, un abilissimo guerriero che addestra le sue truppe. Il film proprio per questo, ma non solo, quando uscì fu bloccato in diversi paesi come l'Egitto, ufficialmente perché conteneva molte inesattezze storiche. Il ministro della cultura egiziano definì il film "sionista", negando che le piramidi d'Egitto furono state costruite dagli ebrei. In definitiva quindi Exodus: Dei e Re è un Fantasy. Perché in altro frangente o racconto come ne Il Gladiatore, si poteva tranquillamente mettere da parte la Storia per dare manforte all'aspetto fantasy, riguardo ad Exodus le aspettative erano piuttosto semplici, riprodurre il secondo libro della Bibbia, cosa che di certo non avrebbe potuto nuocere alla sensibilità di qualsivoglia spettatore. Non si discute la libertà cinematografica necessaria anche per il botteghino, ma il semplice fatto che proprio perché rappresenti qualcosa di conosciuto, avrei voluto che venisse riportato sullo schermo, ossia attraverso le immagini, quello che ho letto, quello che so (o visto ne I dieci comandamenti), almeno per le parti chiave, completamente stravolti dal regista. Non si fa una questione da puristi ma non si può stravolgere così tutto, è come se ad Homer Simpson gli faccio bere la coca-cola anziché la birra, non è la stessa cosa, perché bene o male a priori so cosa aspettarmi. Se le parti salienti dell'Esodo della Bibbia fossero state rispettate, a mio avviso, il film ne avrebbe guadagnato, senza perdere nulla, bastava un semplice copia e incolla.