Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 29/03/2024 Qui - Il film che anni fa colpì favorevolmente la critica americana si presenta con una notevole caratterizzazione visiva ma è narrativamente sotto le aspettative. La rilettura del famoso romanzo cavalleresco da parte di David Lowery infatti (autore di una pregevole e ben più riuscita storia di fantasmi, di cui riprende lo stile), non convince del tutto. Il viaggio difatti che porta Galvano (Dev Patel) ad affrontare fantasmi, giganti e altri ostacoli è più una ricerca dell'io interiore che un'avventura epica. Lo straordinario lavoro di fotografia e accentuazioni cromatiche non basta a imprimere forza e anche il cast di livello alla fine rende meno di quanto avrebbe potuto. Opera magnetica per certi aspetti, compassata e tediosa per altri. Voto: 6 [Prime Video]
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venerdì 29 marzo 2024
Sir Gawain e il Cavaliere Verde (2021)
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mercoledì 5 agosto 2020
A Ghost Story (2017)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 05/08/2020 Qui - Dalla Storia di un fantasma alla storia universale. Coraggioso il regista e sceneggiatore David Lowery (autore del sottovalutato Il drago invisibile e del bel Old Man & the Gun), il quale prende come premessa il topos narrativo estremamente abusato della coppia spezzata da una morte improvvisa e ne ricava un'interessante riflessione sul senso della sofferenza, del lutto, e su molto altro. Scegliendo un curioso formato di schermo (quadrato e con gli angoli arrotondati), quasi fosse un album di fotografie di un tempo che fu, il regista racconta per immagini, e con pochissimi dialoghi (e, va detto, con piani-sequenza da cinema d'autore e una lentezza quasi esasperante), una storia di fantasmi che non entra mai nel genere horror, nemmeno da lontano (anche se dell'horror utilizza l'archetipo più infantile che ci sia, cioè il classico lenzuolo con due fori all'altezza degli occhi, una idea che sulla carta può sembrare ridicola ma che nel film funziona), ed è piuttosto storia/film sull'incomunicabilità dell'amore (i due protagonisti sembrano non riuscirsi a parlare anche nelle poche scene dove li vediamo) e incomunicabile è il dolore e la rabbia e l'amore una volta che il fantasma entra in scena (bella e straziante la scena dove lei lascia la casa con lui che impotente la guarda andare via dalla finestra, senza poter far nulla). Ma il film del regista americano è anche e soprattutto un film sul tempo, l'immensità cosmica del suo trascorrere e dell'insignificanza umana rispetto alla totalità di esso. Un concetto assolutizzante e nichilista chiarito dal discorso nichilista durante la festa e dal ciclico ritorno del tempo. Lo spettatore deve subire i ritmi lenti e ragionati del regista (movimenti di macchina ridotti all'osso, verrebbe da dire "macchina fantasma") ma viene messo (anche grazie alle musiche azzeccate per il tipo di mood che si vuole trasmettere) le condizioni emozionali di partecipare a questa storia d'amore che finita sembra continuare per la presenza del fantasma. E spesso il regista ci fa guardare le cose attraverso la soggettiva dello spirito e ci rende partecipi del suo dolo inesplicabile. Detto ciò, non si può chiudere un occhio sull'eccessiva pesantezza della prima parte di film che, seppure si giustifichi concettualmente, dà solo l'impressione di vedere Casey Affleck (comunque sottotono) e Rooney Mara sprecati. Ma al di ciò, bel film è questo, un film intelligente che, rappresentando in una chiave originale problemi filosofici desueti, spinge a porci delle domande che non hanno risposta. Un film minimalista e suggestivo da vedere quindi, soprattutto se volete "altro", e non importa che nel genere horror questo film, comunque inclassificabile in una categoria di genere, non dovrebbe stare (men che meno in questa piccola "festa"), Storia di un fantasma è cinema, nulla gli importa dell'intrattenimento, va visto. Voto: 7
domenica 17 marzo 2019
Il drago invisibile (2016)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 12/07/2017 Qui - Una genuina favola ambientalista sull'importanza del rispetto della natura e allo stesso tempo un delicato racconto di formazione e crescita che riflette sul delicato passaggio da infanzia a adolescenza (e quindi età adulta) e sul potere consolatorio della fantasia è Il drago invisibile (Pete's Dragon), film del 2016 diretto da David Lowery. Il film infatti, remake del film Elliott il drago invisibile del 1977, che vedeva una commistione di attori in carne e ossa e disegni animati (non proprio il massimo, di cui ricordo davvero poco, anche se per i mezzi di allora, sarebbe stato impossibile fare un bel drago al computer), è prima di tutto un film che parla di natura incontaminata e selvaggia, di istinti e libertà primordiale, di spazi aperti e di aria pulita come solo nelle immense foreste conifere del Nord America è possibile trovare. Parla anche di fantasia, di immaginazione, di amore verso gli animali, di sogno e realtà. In ogni caso la storia che racconta, è una storia praticamente completamente nuova, anche se entrambe le pellicole sono basate su un breve racconto di S. S. Field e Seton I. Miller, una storia certamente indirizzata ad un pubblico che pur non uscendo da un ramo di prevedibilità generale riesce nel suo scopo primario. Dato che questo è un film per famiglie, che non punta a sovvertire i canoni della storia tradizionale, ma che proponendo una fiaba, una bella fiaba, trovi il modo di entusiasmare lo spettatore, e a questo scopo funziona perfettamente, poiché non annoia ed è ben fatto.
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