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venerdì 29 marzo 2024

Sir Gawain e il Cavaliere Verde (2021)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 29/03/2024 Qui - Il film che anni fa colpì favorevolmente la critica americana si presenta con una notevole caratterizzazione visiva ma è narrativamente sotto le aspettative. La rilettura del famoso romanzo cavalleresco da parte di David Lowery infatti (autore di una pregevole e ben più riuscita storia di fantasmi, di cui riprende lo stile), non convince del tutto. Il viaggio difatti che porta Galvano (Dev Patel) ad affrontare fantasmi, giganti e altri ostacoli è più una ricerca dell'io interiore che un'avventura epica. Lo straordinario lavoro di fotografia e accentuazioni cromatiche non basta a imprimere forza e anche il cast di livello alla fine rende meno di quanto avrebbe potuto. Opera magnetica per certi aspetti, compassata e tediosa per altri. Voto: 6 [Prime Video]

martedì 30 giugno 2020

La ragazza dei tulipani (2017)

Titolo Originale: Tulip Fever
Anno e Nazione: Regno Unito, USA 2017
Genere: Sentimentale, Drammatico
Produttore: Alison Owen
Regia: Justin Chadwick
Sceneggiatura: Tom Stoppard
Cast: Alicia Vikander, Dane DeHaan, Jack O'Connell, Holliday Grainger
Judi Dench, Christoph Waltz, Douglas Hodge, Zach Galifianakis
Matthew Morrison, Cara Delevingne, Joanna Scanlan, Tom Hollander
Cressida Bonas, Kevin McKidd, David Harewood, Michael Nardone
Alexandra Gilbreath, Michael Smiley, Miltos Yerolemou, Daisy Lowe
Durata: 100 minuti

Alicia Vikander, Christoph Waltz e Dane DeHaan in un tormentato triangolo amoroso.
Amsterdam, XVII secolo: la moglie di un mercante si innamora di un pittore e fugge con lui.

lunedì 24 giugno 2019

Tomb Raider (2018)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 15/01/2019 Qui - Tra gli amanti della saga di Tomb Raider la domanda più frequente, prima dell'uscita del film, era certamente se Alicia Vikander sarebbe stata all'altezza sia del carismatico personaggio videoludico, sia dell'illustre precedente cinematografico incarnato da Angelina Jolie. È difficile, però, dare una risposta, poiché la pellicola non ha per protagonista la Lara Croft conosciuta dai più. È, piuttosto, una storia di formazione, la vicenda che porterà la giovane a diventare l'eroina che tutti amiamo. In questi panni, l'interpretazione di Alicia Vikander sicuramente non è da nessuna candidatura agli Oscar, ma è tutto sommato positiva e senza grosse sbavature, anzi, fragile al punto giusto, curiosa, intraprendente, Alicia Vikander è colei che rende il film, questo film, Tomb Raider, film del 2018 diretto da Roar Uthaug, piacevole e fruibile fino alla fine. Un film che stravolgendo radicalmente l'outfit e la personalità di Lara Croft, si abbandonano infatti le forme graziose, piene e sensuali di Angelina Jolie per abbracciare quelle di Alicia Vikander, snella, senza seno, ma con una grande grinta, riesce a fare discretamente centro. Questo perché il reboot cinematografico di Tomb Raider, che sembrerebbe il solito mediocre reboot che invece non è (non tutti i reboot riescono con il buco, questo per fortuna sì), avviene con sapienza e perizia, adattando storia (una storia inedita, più fresca, moderna e con un cast a tendenza autoironica scritta da Geneva Robertson-Dworet) e personaggi (ottima è la scelta di affidarsi, per rivedere le origini del personaggio, inerme, apparentemente debole, vergine ai pericoli e i misteri del mondo, all'attrice di origini danesi) a standard attuali per la creazione di un'eroina tutta acqua e sapone, consapevole delle proprie abilità. Lara, difatti, è un'eroina in divenire, non una donna esperta di armi, lotta, e archeologia, incantevole e dal seno prosperoso, ma una giovane ragazza che deve scoprire il suo talento nascosto, un'eroina insomma che cade, si sporca di fango, sangue sul viso misto a lacrime.

mercoledì 29 maggio 2019

La luce sugli oceani (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 29/06/2018 Qui - Il regista Derek Cianfrance non è estraneo al racconto del sentimento, del dolore e della perdita: Blue Valentine, il suo primo lungometraggio, era il racconto di un amore e della sua fine, narrato attraverso un complesso incrocio di piani temporali, mentre Come un tuono era la storia di due padri e due figli, divisi dalla legge e dalla violenza. Per questo suo terzo film adatta il romanzo di M.L. Stedman di qualche anno fa e si immerge in una cornice temporale remota, quella dell'Australia del primo dopoguerra mondiale. Infatti La luce sugli oceani (The Light Between Oceans), film del 2016 scritto e diretto dal regista, sceneggiatore, direttore della fotografia e montatore statunitense, un film indiscutibilmente raffinato, delicato e poetico che racconta di un guardiano del faro e della moglie (interpretati da una coppia altresì "reale" Michael Fassbender e Alicia Vikander) che si ritrovano di fronte a un dilemma morale quando salvano da una barca alla deriva una bambina di pochi mesi, e che decidendo di crescere la piccola come figlia loro, vivranno sulla loro pelle le conseguenze devastanti della scelta, è un film intimista e doloroso. Un film umano insomma, dopotutto Derek Cianfrance è un umanista, e lo è sempre stato. Un umanista estremo, per certi versi, capace di raccontare storie universali attraverso l'individualità, e sempre con tocco autoriale: lo aveva fatto anche in precedenza (e sempre con buoni risultati) e l'ha fatto anche qui, anche se seppur La luce sugli oceani è un'opera complessa sia dal punto di vista emotivo sia tecnico, alcune scelte di regia sono alquanto discutibili. Tanto che il risultato finale di quest'opera cinematografica lascia un amaro e disatteso senso di incompiutezza, come se mancasse sempre qualcosa benché abbia di tutto al suo interno, compresi degli attori di calibro indiscusso e una meravigliosa fotografia naturale, con sequenze suggestive e incantevoli dell'oceano, della brughiera, della natura selvaggia dell'isola australe dov'è ambientato. Sfortunatamente però il soggetto, talmente ricco di spunti di riflessione e argomenti da trattare (dopotutto molti sono i temi trattati nella pellicola, a partire dal dolore per la perdita di un figlio provato da lei per poi arrivare al senso di colpa che diventa sempre più ingombrante nella vita di lui), viene mal gestito e sviluppato, facendo in modo che il tutto resti abbastanza superficiale.

venerdì 15 marzo 2019

Operazione U.N.C.L.E. (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 29/06/2017 Qui - Dopo un inizio interessante, dopo un clamoroso flop ai tempi della relazione con Madonna e dopo essersi moderatamente ripreso ecco ritrovare il regista Guy Ritchie sui territori dello spy-movie, il genere a lui più congeniale, specie se condito di abbondante humor e un pizzico di glamour (successe col trittico ben fatto di Lock & Stock, Snatch, Rocknrolla). E di glamour e fashion ce n'è da vendere in Operazione U.N.C.L.E. (The Man from U.N.C.L.E.), film del 2015 diretto e co-sceneggiato dal regista, remake vintage di un celebre vecchio telefilm incentrato sulla strana e forzosa alleanza che unisce, di malavoglia e per necessità superiori, due investigatori segreti di gran classe e charme, uno americano, di nome Solo (Henry Cavill), moro, ex ladro abilissimo acciuffato anzitempo ed incastrato a collaborare con la CIA, l'altro, Kuryakin (Armie Hammer), un biondo russo glaciale e riservato, efficiente e di poca favella, in pratica l'esatto opposto del precedente. In un clima di guerra fredda tipico dei complottistici anni Sessanta, quando un muro invalicabile divideva una delle più grandi città europee, ed una nazione forzatamente smembrata in due, quando la differenza tra Occidente ed Oriente costituiva realmente una variabile legata non solo ai limiti geografici, bensì a quelli vincolati alle libertà di pensiero ed azione, ecco i due professionisti impegnati dapprima a cercare di eliminarsi, poi costretti a collaborare per sventare una minaccia terroristica legata a missili nucleari che una micidiale organizzazione terroristica si appresta a far brillare. Tra i due elegantoni, stili diversi, opposti, ma ugualmente ricercati, naturalmente una donna, la figlia tosta (oltre che bellissima, dopotutto è interpretata da Alicia Vikander) di uno scienziato, costretta al di là della cortina di Berlino Est nei falsi panni di un meccanico dalle innegabili potenzialità. E quindi tra rivalità bonarie o meno ed anche aiuti reciproci si troveranno così ad affrontare numerose avventure in svariate città dell'Europa (Berlino, Roma, etc) sino, ovviamente, alla piena risoluzione, con ovviamente esito positivo, del caso.

sabato 9 marzo 2019

Jason Bourne (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 02/05/2017 Qui - Per chi scrive, Jason Bourne, film del 2016 di Paul Greengrass e nuovo capitolo dell'agente segreto creato dall'abile "penna" di Robert Ludlum, aggiunge poco o nulla alla serie, anzi, è il meno avvincente dei capitoli della serie, buon ritmo, vero, ma scene d'azione confuse più che coinvolgenti. Perché noi tutti ricordiamo (e anche il protagonista finalmente), ogni capitolo della storia/esistenza "bourniana", d'altronde la saga della spia senza memoria divenuta preda numero uno dell'Agenzia ha segnato una parte fondamentale del cinema d'azione degli ultimi quindici anni, e di conseguenza dell'immaginario collettivo, dentro il quale sono confluiti realismo spinto e paranoie globali, e questo anche dimenticando l'apocrifo The Bourne Legacy, così brutto e sbagliato, un intruso, altro che eredità, arriva però fuori tempo massimo. Jason Bourne infatti, è sì tornato, ma ha impiegato molto tempo (forse troppo), anche se la saga è ancora viva e frizzante e vive di quelle che sono le sue caratteristiche, per questo nonostante parecchi problemi è un film abbastanza bello. In più sembra finalmente chiudersi un cerchio e concludere la saga, poiché questa è una resa dei conti. Una resa dove viene spiegato tutto, perché lui diventa quello che è, e perché lo hanno usato. Tutti i conti in sospeso insomma vengono (apparentemente) chiusi. Lui che vive ormai di combattimenti clandestini in giro per l'Europa dell'Est, fino a quando una giovane hacker lo contatta perché è venuta in possesso di informazioni preziose sul suo passato, ma l'incontro tra i due attira subito le attenzioni dei vertici della CIA, determinati a eliminare entrambi. E mentre cercherà di ricostruire il tassello mancante nella ricostruzione delle sue origini, dovrà cercare di sopravvivere a tutto e tutti.

lunedì 4 marzo 2019

Il sapore del successo (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 23/03/2017 Qui - Il protagonista de Il sapore del successo (Burnt), film del 2015 diretto da John Wells (I segreti di Osage County) e scritto da Steven Knight, è una specie di Gordon Ramsey con un passato tormentoso alle spalle. Adam Jones, questo è il suo nome, uno chef da due stelle Michelin che ha attraversato un brutto periodo, finendo in un gorgo tutto droga donne alcol. Ma, una volta liberatosi dalle sue dipendenze, torna alla ribalta con un nuovo ristorante e un solo obiettivo, ottenere la terza stella Michelin. Protagonista assoluto di questa pellicola è Bradley Cooper (credibile quanto basta), qui ancora una volta alle prese con personaggi dal carattere estremo e poco equilibrato, che si conferma un attore di talento, a cui il regista affianca la talentuosa Sienna Miller, con la quale riesce a ricreare la stessa chimica di American Sniper, interprete che riesce benissimo a tenere testa al suo comprimario. E quindi, dopo aver raccontato di una famiglia allo sbaraglio, questa volta si concentra su un cuoco anch'esso allo sbaraglio che cerca di tornare alla ribalta, e il suo talento registico si conferma, poiché riesce a rendere questo film culinario sufficientemente incisivo, delineando benissimo il suo protagonista, per cui la cucina ha un valore ben preciso, e quindi sono giustificabili le (forse troppe) inquadrature sui numerosi piatti di cucina. La regia infatti non fa altro che rafforzare il mordente della pellicola, regalando stuzzicanti inquadrature, un montaggio frenetico e accattivante, e una colonna sonora che accresce la tensione del film. Ma nonostante questo e nonostante mi sia moderatamente piaciuto, il film non è un granché, cioè intendiamoci per quanto riguarda il lato culinario è molto apprezzabile e ben girato, ma dal punto di vista della sceneggiatura e di come i personaggi evolvono stenta un po'. Quello che manca alla pellicola insomma è forse la scintilla della sorpresa, tutto difatti appare prevedibile fin dall'inizio, quando il protagonista appare con il suo atteggiamento sprezzante e la terza stella sembra già nelle sue tasche.

giovedì 28 febbraio 2019

Son of a Gun (2014)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 27/02/2017 Qui - Son of a Gun, film del 2014 diretto da Julius Avery, è un insolito action thriller, insolito non solo per il ruolo di Ewan McGregor nei panni di un cattivo (in fondo 'buon cattivo'), quanto per il film stesso, dato che questa pellicola australiana comincia come un prison movie per poi proseguire con il genere crime/heist e poi finire in modo poetico simil drama-romantico. Insolito però non sempre è auspicio di buon risultato, anche se a me è piaciuto, certo non tanto ma discretamente, poiché la storia che il film racconta è alquanto attraente, quella di un giovane ragazzo, JR, che arrestato per un reato minore, si scontra rapidamente con la dura vita carceraria e accetta la protezione offertagli da Brendan Lynch, il nemico pubblico numero uno australiano, che per restituirgli il favore gli chiederà di aiutarlo a fuggire con un'audace fuga. Una volta liberi i due uomini, insieme alla banda di lui, ottengono un lavoro come rapinatori da un potente boss, ma la missione è molto pericolosa e una serie di eventi ne aumenterà i rischi. E quando le cose inizieranno ad andare male, saranno costretti a fuggire, anche se nel frattempo i due proveranno a riprendersi l'oro, la vendetta, e per JR, la donna di cui si è innamorato. Il finale sarà quindi imprevedibile. Son of a Gun però, nonostante la trama, che ha un impianto di partenza simile ad altri film anche se poi gli sviluppi sono diversi, è un thriller che promette bene, ma scivola nella convenzionalità nonostante l'impegno di tutti gli attori. Le premesse difatti c'erano perché questo thriller australiano potesse risultare coinvolgente e divertire. E invece se non fosse per la presenza di un cast d'eccezione cadrebbe nell'oblio.

sabato 23 febbraio 2019

Il settimo figlio (2014)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/01/2017 Qui - Devo ammettere che mi aspettavo decisamente di meglio da Il settimo figlio (Seventh Son), film del 2014 diretto da Sergej Vladimirovič Bodrov, adattamento cinematografico del romanzo dark fantasy L'apprendista del mago di Joseph Delaney. Le premesse c'erano tutte, grande budget, grandi (chi più chi meno) interpreti, un regista in ascesa (a questo punto però forse già finita), un grande costumista, un buon compositore, e invece sembra che si siano semplicemente accontentati del minimo sindacale. Perché quelle peculiarità che un buon film fantasy necessiterebbe, ovvero una trama originale, la capacità di immedesimazione e tante altre qualità, qui non ci sono. Certo, non m'aspettavo un "Signore degli anelli" o "Dragonheart", "Il labirinto del fauno" o "La storia infinita", però niente viene presentato in modo adeguato, a partire dai personaggi, frettolosamente presentati e poi mandati a morire con una mega moria di cattivi nel finale, sterminati da una suprema arma che si attiva non si sa bene come né perché. Anche la trama di base (la classica battaglia tra il bene e il mare) e tutto il resto viene presentato malissimo, si sa solo che un mago (che poi un vero mago non è, ma solo una specie di fattucchiere) che porta sfortuna ai suoi apprendisti, ne cerca un altro da poter allevare e mandare al macello e a cui piace a dismisura ripetere la frase "tu sei un settimo figlio di un settimo figlio", cosa molto fastidiosa. Infine la sceneggiatura è prevedibile e scontata, sapere già cosa accadrà in un film che non lascia spazio all'immaginazione, al pensiero, alla riflessione, alla sorpresa non aiuta affatto.

sabato 26 gennaio 2019

The Danish Girl (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 28/09/2016 Qui - The Danish Girl, controverso e delicato film del 2015 diretto da Tom Hooper (Les Misérables e Il discorso del re) che si avvale di un cast di livello, da Eddie Redmayne ad Alicia Vikander, da Ben Whishaw a Matthias Schoenaerts, per raccontare il dramma umano e sociale nella Danimarca di inizio '900, quello Einar Wegener, una delle prime persone a essere identificata come transessuale e la prima a essersi sottoposta a un intervento chirurgico di riassegnazione sessuale. Il film infatti, liberamente ispirato alle vite dei pittori danesi Lili Elbe e Gerda Wegener, adattamento del romanzo La danese (The Danish Girl), scritto nel 2000 da David Ebershoff,  racconta di un pittore danese, (che sente prorompere in sé una natura femminile), pioniere del transgender che da Copenaghen (quando le problematiche sull'identità di genere venivano viste esclusivamente come patologie o, peggio, veri e propri casi di schizofrenia) arriva fino a Dresda per coronare il sogno di diventare donna. Aiutato e supportato attraverso molte difficoltà da una moglie da cui è sempre meno attratto, Einar conscio che quella che intende provare è un'operazione mai tentata prima e dai rischi immani, decide ugualmente di tentare poiché l'idea che muove il personaggio è chiara, piuttosto che rimanere se stessi nel corpo di qualcun altro, meglio la morte. Il messaggio del film invece non lo è altrettanto, così preso a rimanere equilibrato tra il dipinto agiografico di un pioniere dell'omosessualità e la condanna ad una medicina rozza ed incapace, in cui solo un coraggioso dottore ripudiato dalla scienza ufficiale capisce la tragedia interiore del protagonista. La parte migliore del film è la prima, quando la vera natura di Einar si palesa prima per scherzo, e per la complicità involontaria della moglie Gerda (una splendida Alicia Vikander), poi sempre più consapevolmente per entrambi i coniugi, con una metabolizzazione della nuova realtà infarcita di paura mista ad amore incondizionato.

lunedì 29 ottobre 2018

Ex Machina (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 27/12/2015 Qui - L'ultimo film (il quarto di quattro) che ho deciso di vedere da Sky Primafila (grazie alla promozione Extra) è stato Ex Machina (film del 2015 scritto e diretto da Alex Garland, al suo debutto da regista). Nonostante la buona e bella presenza scenica della meravigliosa Alicia Vikander, ultimamente una delle migliori attrici in circolazione, il film ha però deluso leggermente le mie aspettative, anche se credevo tutt'altro. Forse non è stata la scelta giusta scegliere questo film, ma tant'è ormai il danno è fatto, all'inizio è un po' noioso, cupo e triste, non solo perché non si riesce a capire la vera natura del film, ma perché i dialoghi oscillano tra banalità e pseudo citazioni "colte" e le situazioni sembrano un po' troppo forzati o lasciano il tempo che trovano, ma che raggiungono il loro scopo generando veri e propri interrogativi molto interessanti ma già proposti in tanti altri film. Anche se il film è molto efficace nel costruire la tensione, nel non svelare subito le sue carte, insomma nel modellare l'intreccio thriller sfruttando la claustrofobia degli interni e l'evocata agorafobia degli esterni, i personaggi sembrano disegnati con l'accetta, il ritmo è lento e soporifero, e di rado si è vista una figura di scienziato "creatore" più insopportabile, dozzinale, volgare di questa. Mi aspettavo più movimento o qualcosa che accendesse il film, ma succede troppo tardi, nel finale, giusto visto la situazione, ma divenuto dopo troppo scontato. Caleb, programmatore mediocre, incarnazione del bravo ragazzo americano, viene scelto tramite un concorso, che poi scoprirà essere pilotato, per trascorrere una settimana con Nathan (CEO della società), il fondatore del motore di ricerca (la più grande del mondo) per cui lavora, in un rifugio di montagna. Ma quando arriva in questo luogo remoto, una residenza immensa, dotata di tutti i comfort (dalla palestra ai frigobar), immersa in un tripudio naturale di panorami incantevoli, Caleb scopre che dovrà partecipare a uno strano e affascinante esperimento (collaborando all'esecuzione del test di Turing) nel quale dovrà interagire con la prima vera intelligenza artificiale del mondo, contenuta nel corpo di una bellissima ragazza robot. Caleb deve testare il comportamento di Ava, ragazza umanoide dotata di sofisticata intelligenza artificiale, ma dopo alcune sessioni di interloquio supervisionate in remoto dallo stesso Nathan, capisce che c'è qualcosa di più che non riesce a comprendere.

martedì 16 ottobre 2018

Testament of youth (2014)

Mini recensione pubblicata su Pietro Saba World il 15/11/2015 Qui - Testament of youth: Questo film (del 2014) narra le vere esperienze di vita di Vera Brittain durante la prima guerra mondiale. Nel libro (e film), pubblicato nel 1933, viene raccontato come l'autrice ha rimandato i suoi studi a Oxford per prestare servizio come infermiera volontaria a Londra, Malta e in Francia nella grande guerra, durante la quale ha perso il suo fidanzato e suo fratello. Dopo la guerra cercò di riprendere la sua vita ma si rese conto di appartenere, in parte, a una generazione perduta. Ritornò a Oxford e diventò una femminista e una scrittrice. Un film di guerra (che non indugia troppo sulle scene di battaglia) visto con gli occhi di una crocerossina, i suoi sogni e desideri mandati in frantumo. Da sottolineare la grande prova della bellissima Alicia Vikander e anche di Kit Harington (Jon Snow del Trono di Spade). Romanzesco. Voto: 6,5