Visualizzazione post con etichetta Reboot. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Reboot. Mostra tutti i post

venerdì 16 dicembre 2022

The Batman (2022)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 16/12/2022 Qui - Trilogia di Christopher Nolan inarrivabile, difficile anche per Robert Pattinson venire dopo Christian Bale perché il confronto è chiaramente improponibile, però Matt Reeves riesce a proporre un film diverso dai Batman a cui siamo stati abituati, un noir moderno con una storia di mistero a sorreggerla, temi cupi e freddi che lasciano sempre una sensazione di degrado. Interessante ed intensa è infatti questa rivisitazione dell'eroe pipistrello figlia del pessimismo odierno, nella quale gadget e orpelli fantascientifici lasciano spazio a una rappresentazione più realistica e scarna del mito di Batman. Il ruolo più centrale della polizia richiama la serie tv Gotham mentre nello schermo si citano ampiamente pellicole come Saw, Il corvo e Seven. Bravo comunque Robert Pattinson che trasmette la malinconia di un eroe antieroe, saggia la decisione di non scegliere altre superstar per i ruoli di supporto, a parte un irriconoscibile Colin Farrell, più simile al Robert De Niro de Gli intoccabili. E insomma ho apprezzato (nonostante alcune scelte discutibili e poco coerenti), certamente più (perché obbiettivamente pessimo) del Batman di Zack Snyder. La durata non è un problema, ma diciamo che il film non è così intrigante come auspicabile, speravo in qualcosa di meglio, e tuttavia abbastanza riuscito, coinvolgente e non annoia nonostante non ci sia molta azione. Voto: 6+

lunedì 28 febbraio 2022

The Grudge (2020)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 28/02/2022 Qui - Reboot del remake (statunitense) del film di Takashi Shimizu. Certamente ha qualche momento valido dal punto di vista tensivo, grazie a Jumpscare abbastanza azzeccati, ma sembra tutto fine a sé stesso poiché la novità è ormai spenta e appare come un flebile ricordo. Bisogna dire che anche l'affastellamento narrativo non è stata una buona soluzione perché seguire linee diverse non sempre è facile, rischiando di entrare in confusione o mettere troppe parentesi tra uno snodo e l'altro. Il (notevole) cast fa la propria parte senza grandi pecche (la Andrea Riseborough se la cava più che dignitosamente), così pure la regia (del personalmente sconosciuto Nicolas Pesce) che non mostra deficienze evidenti, anche se non ha particolarità da vantare e la visione scivola via in maniera cadenzata, senza annoiare ma senza esaltare più di tanto. Non possedendo quella marcia in più che non lo condanni all'anonimato. Voto: 5+

mercoledì 27 ottobre 2021

Death Race 2050 (2017)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 27/10/2021 Qui - Ci sono film che sono intenzionalmente così brutti da diventare divertenti, ma questo sicuramente non è uno di quelli. Death Race 2000 di Roger Corman (prodotto da) era tutta un'altra storia, una bellissima storia. Diretto nel 1975 da Paul Bartel aveva David CarradineSylvester Stallone e persino John Landis. La premessa vedeva un futuro distopico in cui investire con macchine bizzarre è sport nazionale, ed era divertente come sembrava. Questo sequel/reboot/remake (perché non si capisce cos'è, tra tagli, cambiamenti e quant'altro) è praticamente la stessa cosa, solo più stupido, più moderno, nettamente peggiore, ma per certi versi attuale in modo abbastanza tragico. Laddove le auto sembravano davvero pericolose, qui sembrano piuttosto le creazioni di un bambino, e non impressionano per niente. I costumi sono roboanti e tutti i personaggi del film (interpretati male da tutto il cast, comprendente volti noti e volti meno noti) sono così esagerati da irritare (soprattutto uno). Si può vedere chiaramente che le scene d'azione sono state tagliate. Anche gli effetti sono ridicoli. Perché va bene che Death Race 2050 è una produzione B a basso budget in cui tutto è ritratto nel modo più semplice ed esagerato possibile, ma qui si è andato oltre. In questo film, diretto dallo sconosciuto G.J. Echternkamp, va praticamente tutto storto. Dopo i primi 10 minuti la noia, la prevedibilità e l'ovvio prendono il sopravvento. Ripetitivo, deludente e scadente, in confronto all'originale meno onesto, in più pochi culi e tette. Per gli appassionati di trash. Voto: 3,5

sabato 31 luglio 2021

Mortal Kombat (2021)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/07/2021 Qui - Non mi aspettavo chissà cosa dal remake/reboot di Mortal Kombat (che tra l'altro parlando di videogiochi, non sono un fan dei picchiaduro e questo non l'ho mai provato) ed in effetti si sono verificate grossomodo le mie aspettative, cioè circa due ore di mazzate come fabbri, con l'ovvio aggiornamento per quanto riguarda gli effetti speciali, non invasivi ma pienamente all'altezza (graficamente è infatti ben realizzato, con anche un discreto tasso gore ma non eccessivo, e le location sono abbastanza valide). La storia è un po' più complessa, senza essere nulla di eccezionale per carità, però il capitolo originale di Paul W. S. Anderson era più sul pezzo, cioè c'era il vero e proprio torneo del Mortal Kombat. La volontà di creare un nuovo franchising del gioco quindi ha indotto questo prodotto ad essere allo stesso tempo un prequel di un eventuale seguito di questa saga. Niente di male, ma certamente meglio si poteva fare, e comunque alcune cose del film sono di livello, come lo splendido prologo o la presenza del marchio che decreta la partecipazione al torneo (più credibile dei tizi presi a caso) e l'ottima spiegazione dei poteri per fare le fatality (bene gli attori, giapponesi e non). Per il resto trama, sceneggiatura e dialoghi molto basilari, comunque l'ho visto con curiosità e personalmente mi ha divertito. E proprio perché le aspettative erano quelle che credevo gli do la sufficienza risicata. Voto: 6

giovedì 1 luglio 2021

Scooby! (2020)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 02/07/2021 Qui - Simpatica e movimentata rivisitazione aggiornata ai tempi di internet e dei social di un classico delle serie animate, in cui non mancano ammiccamenti anche ad altri personaggi dell'universo Hanna & Barbera oltre che una celebrazione del valore dell'amicizia. La pellicola (diretta da Tony Cervone) è realizzata interamente in CGI e l'effetto che ne deriva appare decisamente moderno (con omaggi che vanno da Harry Potter a Netflix fino ad A Star Is Born). Modernità, tuttavia, diventa spesso sinonimo di freddezza, se si vogliono considerare sia gli aspetti positivi che quelli negativi. L'emotività viene fortemente ricercata nelle primissime scene (quando Shaggy e Scooby si incontrano per la prima volta) e nel finale, quando i due affermano una volta di più la loro amicizia. Peccato però che la resa scenica non sempre sia in grado di supportare questo desiderio. La trama è semplice, adatta ad un pubblico di giovanissimi (il target ideale), ma anche sufficientemente briosa. Il problema, semmai, è l'incapacità di aggiungere qualcosa al ben navigato franchise. La visione nel complesso è piacevole, anche se lascia un po' tiepidi. Un reboot grazioso ma non eccezionale, che fa sorridere ma non arriva al cuore. Voto: 5,5

lunedì 14 giugno 2021

L'uomo invisibile (2020)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 14/06/2021 Qui - Il mito dell'uomo invisibile ormai ci tiene compagnia da ormai 100 anni, anche più se consideriamo la sua fonte letteraria. Questo film di Leigh Whannell (prodotto da Jason Blum), è un lavoro pregevole per solidità e struttura narrativa. Parte da un'intuizione semplice ma efficace, cioè ribaltare la prospettiva. Non più l'uomo invisibile protagonista, ma la sua vittima. Senza tanti "pipponi" sociopolitici, tantomeno Jumpscare un tanto al chilo, questo film agisce molto in sottrazione, facendo tuttavia percepire un senso di minaccia persistente ben sottolineato dall'ottima interpretazione della Elisabeth Moss, donna a cui viene fatta terra bruciata a livello esistenziale, presa per pazza, vessata psicologicamente dal suo invisibile aguzzino. Un film pregevole che conferma la bravura dell'autore di Upgrade. La colonna sonora a mio avviso è un po' la nota dolente di questo film, ridondante e non necessaria, quasi come a voler sottolineare costantemente una tensione che era già tangibile ampiamente. La trama sicuramente vive di alcune forzature, sulle quali mi sento di passare sopra però, perché il film è davvero ben fatto. Finale scontato ma degno. In conclusione, un thriller molto ben pensato, scritto e sceneggiato da consigliare. Voto: 7

mercoledì 30 settembre 2020

Hellboy (2019)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/09/2020 Qui - Torna Hellboy, il demone cacciatore protagonista del fumetto di Mike Mignola, ma prende le distanza dai due (fantastici) capitoli firmati da Guillermo del Toro in un reboot che la butta sull'horror splatter caciarone, pieno di battute scorrette e volgari, mostri di ogni tipo e di ogni misura e riferimenti anche alla saga di re Artù, per via della strega Milla Jovovich, che intera, o fatta a pezzi in cinque parti, resta la cosa più sexy del film. Bravino il nuovo interprete di HellboyDavid Harbour, benché faccia rimpiangere non poco Ron Perlman (anche a causa di un make up che non è che faccia pensare al nuovo attore che lo interpreta), che deve persino combattere contro un uomo cinghiale, servo della strega Jovovich, che ricorda, non poco, quello delle Tartarughe NinjaIan McShane, rimpiazza John Hurt nel ruolo di "padre" di Hellboy, ma, ahimé non lo ricorda affatto, visto che pure lui ci da forte con le volgarità (almeno nell'edizione italiana). Non che siano non necessarie le volgarità, ma, lo sono davvero? Medio, perché anche se dicono che questo film s'avvicina allo stile del fumetto di Mignola, citandolo più volte, fa solo rimpiangere la gestione cinematografica passata, che aveva anche un lato romantico, che qui è completamente assente. Non è male come intrattenimento, ma, come tanti altri remake/reboot, il film non riesce a creare un'atmosfera valida, e dire che Neil Marshall alla regia auspicava delle buone aspettative, considerando che gli horror (The Descent) sa anche farli. Il contrasto fra l'umorismo non sempre funzionante e una violenza con elementi splatter spesso gratuiti (nonché ripugnanti) risulta stridente. In conclusione, pellicola fine a se stessa, da dimenticare. Voto: 5

lunedì 24 giugno 2019

Tomb Raider (2018)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 15/01/2019 Qui - Tra gli amanti della saga di Tomb Raider la domanda più frequente, prima dell'uscita del film, era certamente se Alicia Vikander sarebbe stata all'altezza sia del carismatico personaggio videoludico, sia dell'illustre precedente cinematografico incarnato da Angelina Jolie. È difficile, però, dare una risposta, poiché la pellicola non ha per protagonista la Lara Croft conosciuta dai più. È, piuttosto, una storia di formazione, la vicenda che porterà la giovane a diventare l'eroina che tutti amiamo. In questi panni, l'interpretazione di Alicia Vikander sicuramente non è da nessuna candidatura agli Oscar, ma è tutto sommato positiva e senza grosse sbavature, anzi, fragile al punto giusto, curiosa, intraprendente, Alicia Vikander è colei che rende il film, questo film, Tomb Raider, film del 2018 diretto da Roar Uthaug, piacevole e fruibile fino alla fine. Un film che stravolgendo radicalmente l'outfit e la personalità di Lara Croft, si abbandonano infatti le forme graziose, piene e sensuali di Angelina Jolie per abbracciare quelle di Alicia Vikander, snella, senza seno, ma con una grande grinta, riesce a fare discretamente centro. Questo perché il reboot cinematografico di Tomb Raider, che sembrerebbe il solito mediocre reboot che invece non è (non tutti i reboot riescono con il buco, questo per fortuna sì), avviene con sapienza e perizia, adattando storia (una storia inedita, più fresca, moderna e con un cast a tendenza autoironica scritta da Geneva Robertson-Dworet) e personaggi (ottima è la scelta di affidarsi, per rivedere le origini del personaggio, inerme, apparentemente debole, vergine ai pericoli e i misteri del mondo, all'attrice di origini danesi) a standard attuali per la creazione di un'eroina tutta acqua e sapone, consapevole delle proprie abilità. Lara, difatti, è un'eroina in divenire, non una donna esperta di armi, lotta, e archeologia, incantevole e dal seno prosperoso, ma una giovane ragazza che deve scoprire il suo talento nascosto, un'eroina insomma che cade, si sporca di fango, sangue sul viso misto a lacrime.

domenica 9 giugno 2019

La mummia (2017)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 18/10/2018 Qui - Molti di noi credo abbiano sussultato alla notizia di un remake de "La Mummia" quando ne fu annunciata la produzione anni fa. Per tanti la trilogia di Stephen Sommers, o perlomeno il capitolo del 1999, è stata infatti una solida impronta nell'infanzia che ha regalato e, forse, inventato un senso del mistero, della ricerca dell'occulto e della scoperta che si vorrebbe riscoprire in un film del medesimo genere. È questo che si cerca, a maggior ragione, in un remake/reboot (o qualsiasi altra cosa) che ha sulle spalle il duro compito di non infangare il nome che porta, ed è questo che non si è trovato nel lungometraggio di Alex Kurtzman che, al suo secondo film dopo "Una famiglia all'improvviso", sceglie la strada più scontata e probabilmente la più sbagliata. I film di Sommers inoltre avevano il pregio di saper divertire, erano un blockbuster di discreto livello in grado di intrattenere bene, qui siamo all'ennesima rappresentazione della mummia ma priva di ironia e con effetti speciali appena discreti. Con La mummia (The Mummy) infatti, film del 2017 diretto dal regista statunitense, ci troviamo davanti ad un film piuttosto insufficiente, in termini di sceneggiatura e di evoluzione narrativa. La storia è piuttosto piatta e, soprattutto nella parte centrale il ritmo cala in maniera vistosa, tanto che rischia di annoiare. L'idea di per se non è male, ma il suo stare in bilico tra film d'azione (a tratto quasi supereroistico) e una sorta di omaggio al cinema horror, lo trasforma in una pellicola insipida e soprattutto scontata, con l'unica eccezione per una brava e intrigante Sofia Boutella (che esalta la sua sete di potere senza sforzo, oltre ad essere incredibilmente seducente), e una serie di effetti speciali piuttosto riusciti. E in tal senso niente di cui sorprendersi, dopotutto La mummia è il classico film dove la storia è costretta a servire uno spettacolo puramente visivo invece che un lavoro di spessore. A tal proposito vorrei raccontarvi la trama (una trama semplice tuttavia piena di scene WTF?!, in cui la cosiddetta "sospensione dell'incredulità" viene abbondantemente superata), ma finirei solo col dirvi con troppi giri di parole che, in fin dei conti, si tratta della classica storia in cui una creatura malvagia viene risvegliata dal sonno eterno e comincia a seminare caos e distruzione. Piuttosto, preferisco passare subito al sodo.

domenica 19 maggio 2019

Spider-Man: Homecoming (2017)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 13/04/2018 Qui - È la rivisitazione del tema classico di Spider-Man ad opera di Michael Giacchino ad accompagnare il ritorno a casa dell'Uomo Ragno (un ritorno schietto, sincero, che vuole ridare lustro ad un eroe che forse sin troppo ne aveva perso a causa dei ben noti e gravosi problemi di licenza), e queste splendide note messe in fila con cosi tanto gusto e maestria dichiarano apertamente le intenzioni dei Marvel StudiosSpider-Man: Homecoming vuole essere un film unico, una storia mai raccontata prima, capace di divertire, appassionare, emozionare. C'è tutto in queste note, l'epicità, la freschezza giovanile, la coerenza storica di un personaggio che finalmente torna a casa per stupire, per prender davvero parte a quell'enorme progetto che è il MCU. E per farlo, in questa terza release del super eroe, la Marvel decide di spostare indietro le lancette dell'orologio, dopo la sua apparizione in Captain America: Civil WarTuttavia Homecoming non compie i voli pindarici di molti altri film Marvel, non si perde in spiegoni che ricostruiscano una certa continuity a uso e consumo dei più sprovveduti. Non fa nulla di questo, anche perché non pretende neanche di essere un tipico film sulle origini. Si prende infatti la briga di scorrere, anche grazie ad un cambio generazionale molto interessante, dall'inizio alla fine con invidiabile eleganza, complice un ritmo sostenuto e talvolta incalzante, in cui praticamente non si assiste ad alcun scivolone e in cui tutto ruota attorno a Spider-Man, alla sua adolescenza, lasciando che i comprimari facciano il loro lavoro, quando serve, ma senza ingombranti interferenze. Homecoming comincia così, con la sua filosofia da (classico) teen movie che presenta, fin dall'azzeccatissimo titolo, che sottintende sia al ritorno a casa Marvel dell'Uomo Ragno, sia alla settimana dell'Homecoming (ovvero il ritorno sui banchi scolastici dei giovani studenti americani), però alcuni risvolti etici e morali che lo rendono assimilabile a un vero e proprio racconto di formazione a sfondo supereroistico, ma senza tuttavia troppo giocare sui drammi adolescenziali, senza puntare troppo i riflettori sulle situazioni paradossali che proprio i teen movie sembrano tanto amare.

martedì 14 maggio 2019

Baywatch (2017)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 07/03/2018 Qui - In piena tendenza con i revival che stanno riportando a galla tutti i culti televisivi e cinematografici degli scorsi decenni (poiché purtroppo Hollywood può tutto), ecco Baywatch, il film basato sull'omonima serie tv anni '90 che racconta le avventure dei bagnini guidati da David Hasselhoff alias Mitch Buchannon. Poteva infatti mancare Baywatch fra i tanti franchise da trasporre al cinema? No, ma avrei preferito di si. Non perché tenga particolarmente a cuore quella serie, ma perché dopo il deludente e davvero mediocre reboot di CHiPs, anche in questo adattamento i toni si fanno ben più demenziali, mentre l'umorismo cresce d'intensità fino a sfiorare la parodia. La serie originale era molto kitsch certo, ma si prendeva relativamente sul serio, perché pur avendo elementi da commedia, non scivolava mai nell'autoironia. Il film dell'esperto del genere Seth Gordon (Come ammazzare il capo… e vivere feliciIo sono tu) all'opposto infatti (la cui cifra stilistica verte al surreale-demenziale con qualche sterile gag volgarotta e una lieve exploitation che non sfocia mai nel nudo gratuito), predilige appunto l'umorismo smaccato anche quando affronta gli snodi drammatici, con i suoi intrecci criminosi che sfociano in situazioni comiche o paradossali. Il risultato è che riprendendone gli spunti non si fa altro che replicarla, aggiornando ovviamente (e solo) il reparto gnocca, cosa che, per carità, fa molto piacere, ma è forse davvero poco e/o troppo. Si certo, i tempi cambiano e questo film ne è un lampante esempio, ma questo Baywatch è tamarro, scontato, semplicistico e volgarotto, basilare e sessista. Tuttavia poiché il suddetto non si vergogna di essere proprio ciò appena descritto, e poiché sa dove vuole arrivare, arrivando abbastanza bene e dicendo bene quel (molto poco) che vuole dire, è da premiare l'onestà del regista, che riesce in ogni caso anche elevando all'ennesima potenza il materiale di partenza, a mettere in piedi un film onesto e divertente (scoppiettante), certamente sopra le righe, come detto frivolo, sboccato e volgare ma mai compiaciuto, coerentemente divertente.

martedì 26 marzo 2019

Star Trek Beyond (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 18/09/2017 Qui - Premettendo che non sono mai stato un grande fan di Star Trek, e che quindi molte citazioni o rimandi non li ho quasi per niente notati (anche se ho seguito qualche puntata ed ho visto i primi due capitoli), Star Trek Beyond, film del 2016 diretto da Justin Lin, tredicesima pellicola del franchise fantascientifico di Star Trek ideato da Gene Roddenberry e il terzo film della serie reboot, è certamente un discreto film di fantascienza e lo consiglio vivamente a tutti gli appassionati del genere. Perché non solo regala 2 ore di buonissimo intrattenimento, ma con una buona dose di spettacolare azione e una giusta dose di piacevole ironia, esso appassiona e funziona. Dopotutto per essere pienamente goduto, non necessita nessuna pregressa conoscenza della Saga, quindi adattissimo ai neofiti totalmente a digiuno dei precedenti 50 anni di storia Trek. Ed anche se presenti, gli omaggi e riferimenti indirizzati ai veri fan, non vanno ad intaccare minimamente la godibilità dell'opera da parte dello spettatore totalmente ignaro del mondo Trek. Anche perché la storia è semplice (che serve solo da scusa per un viaggio in qualche nuovo pianeta da esplorare per sconfiggere il cattivo di turno), senza colpi di scena (seppur essi tuttavia pochi ci sono ugualmente), ma solida e ben scritta e senza evidenti plot holes come i due precedenti film. Il nemico pur avendo la più classica delle motivazioni (comunque non chiare allo spettatore per buona parte del film, nonostante i suoi estenuanti "superspiegoni") è mille volte più interessante narrativamente dei due precedenti (anche se esso poiché banale non aiuta tantissimo il coinvolgimento, che qui in ogni caso latita leggermente). Le scene d'azione invece (eccellenti e davvero ben fatte) sono coerenti (e inserite in modo coerente) alla storia.

venerdì 22 marzo 2019

Kong: Skull Island (2017)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/08/2017 Qui - Era da tanto che non subivo una scossa di adrenalina nel vedere un film, quest'anno mi è capitato due volte, per quel capolavoro di Mad Max: Fury Road e quell'altrettanto straordinario Deadpool, ma soprattutto l'anno scorso ne ebbi una forte con Godzilla, di cui Kong: Skull Island, film del 2017 diretto da Jordan Vogt-Roberts, reboot del franchise di King Kong, è una specie di sequel. Entrambi infatti fanno parte del MonsterVerse, universo filmico realizzato dalla Legendary Pictures, che ha già previsto altri due capitoli negli anni a venire. Ed erano invece anni che non si vedeva sul grande schermo e non solo (giacché l'ho visto su Infinity première del 25-31 Agosto) un film d'avventura così efficace e coinvolgente, fedele ai canoni del genere che qui vengono presentati ed esaltati con grande maestria. Un genere che andrebbe affidato alle persone giuste e che, se mal gestito, non porterà di certo novità. Dopotutto di film con mostri che uccidono persone e mostri che si uccidono tra di loro è pieno il mondo. Kong: Skull Island ha però qualcosa di diverso, un tocco in più, una cura nei dettagli e nelle inquadrature che lo rende molto più piacevole e affascinante da guardare. Grazie anche al regista, un director (il quasi esordiente Jordan Vogt-Roberts, autore dell'inedito in Italia The Kings of Summer) che fa il suo lavoro senza particolari trovate, ma comunque in grado di gestire un Monster Movie con lo scopo di incantare lo spettatore e che, prendendo le distanze dai precedenti episodi dedicati all'enorme gorilla e soprattutto pensando all'ultimo episodio diretto da Peter Jackson si allontana dalla classica formula del remake, per tentare di proporci qualcosa di nuovo senza tuttavia snaturare la figura del mostro incompreso.

domenica 3 marzo 2019

Ghostbusters (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 18/03/2017 Qui - Se n'è parlato e discusso per mesi, addirittura per descrivere questo film sono stati usati termini come, "Stupro", "Sacrilegio", "Profanazione" ed altri termini, addirittura da chi non l'aveva nemmeno visto. Anch'io avevo molti dubbi, ma di certo non sulla condotta apparentemente "anti-maschile" della pellicola ma perché non si può negare che le major abbiano contratto il vizio di ripescare marchi e nomi noti e aggiornarli ai tempi moderni, con risultati non sempre convincenti. Ebbene, non si può certo dire che questo Ghostbusters (2016), remake del celebre film Ghostbusters del 1984, sia l'eccezione che conferma la regola, ma neanche il più brutto film mai visto, perché di film peggiori di quest'ultimo ce ne sono davvero tanti (di uno di questi infatti ne parlerò presto). Ma ora, in quanto maschio e fan dell'originale Ghostbusters, non mi sono affatto sentito né offeso né umiliato né tradito, dato che questa pellicola, diretta da Paul Feig, che sembra avere una passione per le donne e per Melissa McCarthy, al suo terzo film dopo Spy e Corpi da reato, che segna il riavvio dell'omonima serie ma con il nuovo team di acchiappa-fantasmi interpretati appunto da attrici donne, Kristen Wiig, Kate McKinnon e Leslie Jones, non è così brutto o inutile come pensavo. Certo, poco nel film si salva, ma non la componente femminile che, nonostante tutto, fa bene il suo lavoro. Di solito infatti, quando si ironizza sulle donne, fare un fiato in senso contrario significa essere ipocriti e politicamente corretti (e di questi tempi non è un bene), mentre quando sono gli uomini il bersaglio, la loro ira (stando ai segnali che invia l'opinione pubblica) è giusta e sacrosanta. Perché, mi domando? Forse perché non sono abituati a essere ridicolizzati? Mi fermo qui, ulteriori disamine spettano ai sociologi e io solo sono un amante del cinema e nulla più, che ha visto questo film senza pressioni o remore.

sabato 2 marzo 2019

Point Break (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 14/03/2017 Qui - Premesso che prima di vedere questo film non ho rivisto quello originale e di non ricordare molto di quel famoso film, posso tranquillamente affermare che Point Break, film del 2015 diretto da Ericson Core, remake dell'omonimo film del 1991 diretto da Kathryn Bigelow (una delle migliori registe statunitensi, premio Oscar per The Hurt Locker, e regista del poderoso Zero Dark Thirty), non regge il confronto con la pellicola cult che aveva come protagonisti Keanu Reeves e Patrick Swayze. Difatti non c'è partita, anche se c'era da aspettarselo, dato che il film diretto da Ericson Core si sgancia completamente dall'originale, ma paradossalmente e incredibilmente il film mi è piaciuto lo stesso e anche molto. Questo perché nonostante i tanti problemi, sia per la scelta del cast errata e sia per la sceneggiatura non proprio eccezionale e che addirittura centra poco, o nulla, con la pellicola sui surfisti criminali della Bigelow, questo atipico reboot di Point Break è senza ombra di dubbio spettacolare. Una serie di riprese mozzafiato, di sport estremi, di inquadrature vertiginose e spettacolari che ti trascinano insieme ai protagonisti sulle vette più ripide o si lasciano cadere nelle più profonde acque della terra. Visivamente è evocativo ed ammagliante, un'esperienza quanto più vicina alle vere sequenze delle action cam di chi pratica veramente questo tipo di sport. Purtroppo però, la pellicola viene penalizzata dal fatto che per puntare tutto sulla spettacolarità, indiscutibilmente riuscita, sacrifica (volente o nolente) molto della trama che dovrebbe servire ben più che da semplice cornice attorno al film. Purtroppo la trama traballa non sapendo se restare fedele all'originale o se discostarsi e intraprendere una propria strada. Alla fine propende per la seconda opzione ma come trama, come scheletro narrativo, risulta comunque molto flebile e troppo spesso inverosimile. I giovani attori invece, dal canto loro, sono molto bravi e rendono in maniera verosimile le scene di azione, cariche di adrenalina, anche se quasi sconosciuti e per niente riconoscibili nonché minimamente caratterizzati. Infatti aspetto negativo è che il film sarebbe dovuto durare un po' di più inserendo qualche scena extra che scavava nel profondo della personalità dei personaggi e un paio di scene in più che rafforzavano il rapporto tra il protagonista e la ragazza 'copertina'. Purtroppo questo non è stato fatto anche se il film mi ha appassionato lo stesso e nonostante il mancato approfondimento la pellicola è riuscita ugualmente a farmi capire che tipi di persone fossero i personaggi. Cioè il film te lo lascia solo intuire anziché mostrartelo chiaro e tondo, fatto che in ogni caso non ho per niente apprezzato completamente.

domenica 3 febbraio 2019

Hitman: Agent 47 (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 24/10/2016 Qui - Reboot (quasi sequel) di un film che nel 2007 non ebbe tanta fortuna (inspiegabile l'idea di trasportarlo nuovamente dopo il primo sconfortante esito), che a sua volta era tratto, come in questo caso, da un famoso videogioco, di cui ne ho sempre sentito parlare, che conosco, ma non c'ho mai giocato, ossia Hitman (l'assassino più freddo e insensibile della realtà virtuale). Hitman: Agent 47 infatti, film del 2015 diretto da Aleksander Bach, è tratto dalla serie di videogiochi Hitman, già portato sul grande schermo nel 2007 col film Hitman: L'assassino. Come è facile intuire perciò gli ingredienti di Hitman: agent 47, sono: pistole, coltelli, smoking e cravatta rossa. Una ricetta appetitosa, per gli amanti degli action movies e del video game cui è tratto il film, meno per i cultori di un cinema più ricercato. La trama ovviamente è quella dell'universo del gioco, in cui agenti creati in laboratorio e clonati per non avere sentimenti, lavorano come sicari e ricevono missioni che devono portare a termine, solo che nella vita dell'Agente 47 entra una variabile inattesa (di nuovo): una donna. Stavolta però con più importanza del mero oggetto sessuale di riferimento. Questa volta infatti, a differenza del primo film in cui era inseguito dall'esercito russo per tutta l'Europa orientale, è lui (Rupert Friend) a dover inseguire e in seguito a proteggere una ragazza, Kate van Dees (Hannah Ware), figlia del genetista, Peter Litvenko (Ciaran Hinds), creatore, anni addietro, di un programma che realizzava agenti come Hitman, 'umani senza umanità', ovvero, simile androidi impossibilitati a provare emozioni e sentimenti, ma semplici soldati mercenari, dotati di un codice a barra inciso sulla nuca e qualità fisiche oltre la norma, usati solo per eseguire gli obiettivi che venivano loro assegnati. A ricercare la ragazza ad ogni costo, come mezzo per giungere al padre però, ci sono anche John Smith (Zachary Quinto) e gli altri scagnozzi di Antoine LeClerq (Thomas Kretschmann) un altro diabolico personaggio rinchiuso nel suo bunker di sicurezza, che vuol far ripartire il vile programma genetico del dott. Litvenko per creare nuovi androidi umani per loschi piani di distruzione. Ovviamente la caccia tra Berlino e Singapore sarà spietata, animata da una certa suspense ed in questo turbinio di colpi ad effetto, salti mortali e proiettili vaganti si giungerà sino alla fine del film con un finale a sorpresa (ma non così sorprendente).

mercoledì 16 gennaio 2019

Fantastic 4: I Fantastici Quattro (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 20/08/2016 Qui - Ultimamente a Hollywood è diventata consuetudine rifare o far ripartire un film e/o saga, cosa che a primo impatto può sembrare una cosa positiva ma ciò raramente succede perché purtroppo nonostante le buone intenzioni il risultato è sempre al di sotto delle più rosee (o almeno minime) aspettative. Come nel caso infatti del reboot (del 2015) della saga fumettistica dei Fantastici 4, perché il film non è brutto, anzi, per me che l'ho visto in Super Hd è stato visivamente spettacolare ma il problema principale è che prima di tutto non se ne sentiva il bisogno di ricominciare una saga che comunque non è una delle più amate della Marvel (e dei Marvel Comics) ma soprattutto nonostante il cambiamento di stile, di regia, di cast e sceneggiatura non riesce a centrare l'obiettivo prefissato, ovvero dare lustro (rilanciare la saga sperando di migliorare, almeno spero che sia stato così l'intento, quello che non è mal-funzionato nei primi due film del 2005 e del 2007) a un fumetto comunque famoso come lo sono i Fantastici 4, perché purtroppo sbaglia tanto, addirittura fa rimpiangere tutto quello che si è visto nei precedenti che per quanto brutti e stupidi nonostante qualche difetto, riuscivano comunque ad intrattenere il pubblico per via di buoni elementi (tra cui un grandissimo cast), e che dopo aver visto questo film sembrano di tutt'altro livello, sicuramente migliore. Fantastic 4: I Fantastici Quattro (Fantastic Four, reso graficamente FANT4STIC) infatti nonostante sia stato girato da un regista esperto di film di fantascienza (Josh Trank, Chronicle) e abbia un cast di attori giovani e apprezzati, fra cui Kate Mara di House of Cards e Miles Teller di Whiplash, è probabilmente a detta di molti (in parte anche da me), uno dei peggiori film sui supereroi mai girati (e più inutili, dannosi e inconcludenti) nella storia, trama poco consistente, i personaggi deboli e gli effetti speciali scarsi, praticamente quello che non si dovrebbe mai fare in un remake/reboot. Un'altro problema è dato dai problemi che la produzione ha dovuto affrontare prima dell'uscita del film (anche se dopo è stato peggio, la critica l'ha massacrato, il pubblico ci è andato pesante, gli incassi sono stati un fiasco, un disastro su tutta la linea, insomma), liti tra regista e produttori, una barca di milioni buttati, la scelta di avere la Torcia Umana con un ragazzo nero, la storia che non è quella dei fumetti, e quindi già cominciando in malo modo un progetto così grande era piuttosto evidente che si sarebbe ripercorso negativamente sulla pellicola. Una pellicola che comunque come detto non è proprio brutta, ma senza un minimo di originalità e innovazione, rimane molto molto sbilanciata, troppe decisioni senza senso. E cercando di essere il più obiettivo possibile, non riesco a trovare nemmeno un qualcosa di buono o un'attenuante che possa salvare questo nuovo Fantastici 4. Certo il film si lascia vedere e questo non lo si può negare, ma proprio non convince, non coinvolge più di tanto ma soprattutto non da niente, lascia il tempo che trova. Comunque la storia (come se non la conosciamo già) racconta di quattro giovani outsider che si ritrovano teletrasportati in un universo alternativo e pericoloso, che ne altera la forma fisica in modo scioccante. Con le vite di ognuno irrimediabilmente rovesciate, la squadra deve imparare a sfruttare le nuove abilità acquisite e a lavorare insieme per salvare la Terra da un ex amico trasformatosi in acerrimo nemico.

domenica 30 dicembre 2018

I 7 Nani (2014)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/05/2016 Qui - I 7 Nani è un film d'animazione (del 2014) che rielegge (come se già non ce ne fossero già abbastanza) in chiave moderna alcune fiabe e mondi fiabeschi. Nel regno di Fantabulosa la strega Perfidia ha minacciato la principessa Rose di far piombare lei e l’intera corte nel sonno se si pungerà prima del compimento dei diciotto anni. Arrivato il gran giorno del compleanno tutto sembrerebbe andare per il meglio se Bobo, il più giovane e impacciato dei 7 nani, non commettesse un errore pungendola. Si tratta ora di rimediare liberando il giovane Jack che, innamorato di Rose, potrà baciarla risvegliandola. Ai nani spetta il non facile compito. Tutti conoscono i piccoli minatori protagonisti del celeberrimo cartoon Disney ma reinventarli nei nomi, nell'aspetto, nelle peculiarità non era certo cosa agevole. Il film è una commistione non riuscita di fiabe classiche molto note in cui i protagonisti vengono rivisti in chiave moderna tra video postati su "TubeYou", draghi particolarissimi e limousine lussuose trainate da cavalli. Le avventure dei simpatici nanetti sono un susseguirsi veloce di gag in stile Buster Keaton in cui ogni cosa semplice o semplicissima diventa incredibilmente complicata e macchinosa, le difficoltà aiutano e l'innocuo un pericolo (da qui scaturisce qualche risata). Belli e molto curati i disegni, ottima la parte tecnica e l'utilizzo della computer grafica, ma a parte ciò del cartoon non si ricorda molto altro. Voto: 5,5

sabato 29 dicembre 2018

Godzilla (2014)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 14/05/2016 Qui - Godzilla è un fantastico, elettrizzante ed entusiasmante film del 2014 diretto da Gareth Edwards. La pellicola è il remake, reboot, della serie cinematografica con protagonista Godzilla e racconta una storia originale, del tutto diversa, su Godzilla, celebre kaijū del cinema giapponese, oramai divenuto un personaggio della cultura mondiale. L'uscita della pellicola al cinema è coincisa con il sessantesimo anniversario della nascita di Godzilla. Il film è andato in onda su Italia1 l'8 maggio scorso, non potevo ovviamente perderlo. In questa epica rinascita dell'icona Godzilla della Toho, una spettacolare avventura, dalla Warner Bros Pictures e Legendary Pictures, si contrappone il mostro più famoso del mondo alle malvagie creature che, sostenute dall'arroganza scientifica dell’umanità, minacciano la nostra esistenza. I test nucleari effettuati dagli americani infatti nell'oceano Pacifico nel 1954 hanno risvegliato una gigantesca creatura anfibia, ritenuta da tutti frutto delle leggende della mitologia orientale. Dopo essere sopravvissuta a un tentativo di distruzione effettuato dalla marina americana attraverso un'esplosione atomica, la creatura si rifugia negli abissi dell'oceano fino a quando una nuova minaccia la risveglia (anzi due, due M.U.T.O. acronimo in lingua inglese per Massive Unidentified Terrestrial Organism: "organismo terrestre gigantesco non identificato"), portando distruzione e terrore ovunque. Nel 1999 infatti a Tokyo un segnale elettromagnetico ignoto causa scosse sismiche su vasta scala, compromettendo il funzionamento di una centrale nucleare. Nell'incidente Joe Brody perde la moglie e non si darà pace fino a che non avrà scoperto le ragioni del disastro, nascoste dalle versioni ufficiali. Quindici anni dopo però la sua ricerca porterà alla verità, alla più incredibile e distruttiva delle verità. Godzilla si svolge così in continenti diversi e si dipana nel corso di decenni, seguendo l'impatto di una serie di misteriosi e catastrofici avvenimenti, attraverso l'occhio di un gruppo di persone intrappolati nell'epicentro.