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mercoledì 31 maggio 2023

Boss Level (2021)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/05/2023 Qui - Tra action-thriller e sci-fi, un lavoro esplosivo che si basa su concetti (riprende il canovaccio del loop temporale giornaliero) e stili già visti (Auguri per la tua morte ma anche Upgrade, oppure Free Guy, e tanti altri) offrendone però una variante entusiasmante. Carico d'ironia, adrenalina, dettagli splatter e personaggi caricaturali, non molla il ritmo un attimo anche grazie a un montaggio serrato, e una regia (del Joe Carnahan di Copshop), abbastanza valevole. Mel Gibson sembra ormai a suo agio in questi ruoli sopra le righe, Frank Grillo (almeno per questa volta) è un protagonista sorprendente e non dimostra i suoi 55 anni. Quasi un enorme videogioco che non può che divertire, tra strizzate d'occhio e one-liners ad effetto. Forse il finale, l'ultima immagine, mi è sembrato inconcludente e persino troppo aperto per un lavoro che contiene tutti i cliché del genere. Nonostante tutto resta un B-movie godibile. Voto: 6

sabato 30 luglio 2022

Malignant (2021)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/07/2022 Qui - Il talentuoso James Wan dopo la parentesi Marvel con Aquaman ritorna nel campo a lui più congeniale, e i risultati si vedono. Ho apprezzato questo horror, l'horror che non ci si aspetta. Distante dai suoi precedenti lavori in The Conjuring e Insidous, tra body horror e film d'azione, detective story e dramma psicologico. Il film più libero, straniante, persino ridicolo ma perfettamente autoriale del regista malese naturalizzato australiano, che si ritaglia uno spazio in cui poter dare sfogo a tutto ciò che ama di più: la mescolanza di generi, l'amore per gli effetti speciali artigianali, l'ossessione per il corpo umano. Tutto diventa particolarmente folle. Se si decide di seguire questa corsa sorprendente, la pellicola diventa inaspettatamente divertente. Un film dall'anima volutamente di serie B e dall'estetica di serie A, una corsa folle difficile da dimenticare. Certo, ci sono dettagli nella sceneggiatura che inficiano il risultato finale e ne compromettono il voto, che poteva andare oltre la semplice sufficienza con un po' di accortezza in più e meno enfasi action-emozionale, atta a colpire a ogni costo, ma almeno si è visto qualcosa di diverso. Brava Annabelle Wallis, ardita fusione tra un'iniqua virago e una tormentata apparizione. Niente male. Voto: 6

martedì 5 maggio 2020

Prendimi! (2018)

Titolo Originale: Tag
Anno e Nazione: USA 2018
Genere: Commedia
Produttore: Todd Garner, Mark Steilen
Regia: Jeff Tomsic
Sceneggiatura: Rob McKittrick, Mark Steilen
Cast: Ed Helms, Jake Johnson, Jeremy Renner, Jon Hamm
Hannibal Buress, Isla Fisher, Annabelle Wallis, Rashida Jones
Leslie Bibb, Brian Dennehy, Nora Dunn, Lil Rel Howery
Thomas Middleditch, Steve Berg, Sebastian Maniscalco, Kurt Yue
Durata: 95 minuti

Una spassosissima commedia ispirata a una storia vera.
Da circa trent'anni, cinque amici trascorrono l'intero mese di maggio giocando a Prendimi!

giovedì 14 novembre 2019

Annabelle (2014)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 14/11/2019 Qui
Tema e genere: Horror soprannaturale spin-off di The Conjuring - L'evocazione, anch'esso basato su fatti che la coppia di demonologi Ed e Lorraine Warren sostiene essere realmente accaduti.
Trama: John Form regala alla moglie incinta Mia una rara bambola d'epoca, vestita con un abito da sposa. Durante una terribile notte, però, la coppia vede la propria abitazione attaccata violentemente dai membri di una setta satanica. Sangue e terrore non sono la sola cosa che l'assalto lascia loro. Gli adepti hanno infatti evocato un'entità diabolica che niente sembra poter scalfire: Annabelle.
Recensione: Un horror non proprio da buttare è Annabelle, prequel (pur possedendo una trama indipendente) del bel L'evocazione - The Conjuring di James Wan che qui produce affidando la regia al suo fido direttore della fotografia, John R. Leonetti. Il film, nello stile e nella narrazione segue da vicino le cose migliori di The Conjuring, ovvero una confezione impeccabile e insolita per un horror, che nella maggioranza dei casi, mostra una forma impresentabile, sciatta e approssimativa. Qui invece si avverte una grande attenzione alla messinscena, assai curata e verosimile nell'ambientazione vintage anni '70, un uso della luce e degli spazi suggestivo con una sequenza almeno, quella in soffitta, di grande effetto e ampio spazio lasciato agli artifici classici del genere. Una colonna sonora efficace, una gestione della suspense che in un paio di sequenze (i vari oggetti stregati della casa e l'entrata in scena del prete) centra l'obiettivo. Leonetti non ha il talento di Wan, è più che altro un buon impaginatore e la sua storia (l'ennesima variazione della casa infestata) è poco originale (a parte qualche piccola interessante diversità) ma ci mette molto mestiere e non si rifugia nelle facili scorciatoie, fatta eccezione per una risoluzione della vicenda un po' grossolana (però non troppo banale). Come già nel film precedente, si crea inquietudine e tensione senza grossi effetti ma spesso utilizzando con intelligenza la macchina da presa (i brevi ma numerosi piani sequenza), facendo parlare, per così dire, oggetti inanimati e spesso immobili, come la bambola protagonista che per la maggior parte del film è una bambola davvero che non si muove né comunica in alcun modo. Insomma, senza la complessità anche tematica e religiosa del film di Wan, Leonetti porta a casa il risultato facendo leva sulle paure più nascoste e oggettivandole nella storia (la setta di Manson che fa capolino diverse volte) e in situazioni di difficoltà e fragilità. Soprattutto, ha il merito di non raccontare baggianate sul male che cerca di scavare nel modo più essenziale e verosimile possibile. Al di là di un finale debole e di qualche manierismo di troppo, un horror sufficientemente riuscito. L'opera completa è infatti (il tempo poi è gestito in maniera ottimale non suscitando mai noia) apprezzabile.

domenica 9 giugno 2019

La mummia (2017)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 18/10/2018 Qui - Molti di noi credo abbiano sussultato alla notizia di un remake de "La Mummia" quando ne fu annunciata la produzione anni fa. Per tanti la trilogia di Stephen Sommers, o perlomeno il capitolo del 1999, è stata infatti una solida impronta nell'infanzia che ha regalato e, forse, inventato un senso del mistero, della ricerca dell'occulto e della scoperta che si vorrebbe riscoprire in un film del medesimo genere. È questo che si cerca, a maggior ragione, in un remake/reboot (o qualsiasi altra cosa) che ha sulle spalle il duro compito di non infangare il nome che porta, ed è questo che non si è trovato nel lungometraggio di Alex Kurtzman che, al suo secondo film dopo "Una famiglia all'improvviso", sceglie la strada più scontata e probabilmente la più sbagliata. I film di Sommers inoltre avevano il pregio di saper divertire, erano un blockbuster di discreto livello in grado di intrattenere bene, qui siamo all'ennesima rappresentazione della mummia ma priva di ironia e con effetti speciali appena discreti. Con La mummia (The Mummy) infatti, film del 2017 diretto dal regista statunitense, ci troviamo davanti ad un film piuttosto insufficiente, in termini di sceneggiatura e di evoluzione narrativa. La storia è piuttosto piatta e, soprattutto nella parte centrale il ritmo cala in maniera vistosa, tanto che rischia di annoiare. L'idea di per se non è male, ma il suo stare in bilico tra film d'azione (a tratto quasi supereroistico) e una sorta di omaggio al cinema horror, lo trasforma in una pellicola insipida e soprattutto scontata, con l'unica eccezione per una brava e intrigante Sofia Boutella (che esalta la sua sete di potere senza sforzo, oltre ad essere incredibilmente seducente), e una serie di effetti speciali piuttosto riusciti. E in tal senso niente di cui sorprendersi, dopotutto La mummia è il classico film dove la storia è costretta a servire uno spettacolo puramente visivo invece che un lavoro di spessore. A tal proposito vorrei raccontarvi la trama (una trama semplice tuttavia piena di scene WTF?!, in cui la cosiddetta "sospensione dell'incredulità" viene abbondantemente superata), ma finirei solo col dirvi con troppi giri di parole che, in fin dei conti, si tratta della classica storia in cui una creatura malvagia viene risvegliata dal sonno eterno e comincia a seminare caos e distruzione. Piuttosto, preferisco passare subito al sodo.

martedì 7 maggio 2019

King Arthur: Il potere della spada (2017)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 08/02/2018 Qui - Guy Ritchie è un regista che fa sempre discutere e riesce a dividere il pubblico, dai suoi esordi e fino all'ultimo Operazione U.N.C.L.E. (che a me piacque parecchio), e anche questo suo nuovo adattamento della leggenda di Re Artù ha ricevuto abbastanza critiche, da alcuni accusato addirittura di essere al limite del trash, o, più semplicemente, un polpettone. Di certo gli incassi al botteghino in perdita non gli sono stati d'aiuto, ma King Arthur: Il potere della spada (King Arthur: Legend of the Sword), avventura action del 2017, diverte e si fa molto apprezzare, anche perché lo zampino di Ritchie è evidente, tanto nei dialoghi quanto in certe zampillanti scelte registiche. Infatti il regista britannico grazie alla sua rutilante cifra stilistica fatta di un montaggio serratissimo con linee temporali sovrapposte ed intersecate tra loro, riesce a rendere la storia (tutto sommato piuttosto semplice e scontata) un intrattenimento valido, in cui la noia non fa mai capolino. Certo, questo adattamento cinematografico è molto lontano dalla storia originale, ma avvalendosi di una sceneggiatura avvincente, ricca di dettagli e dialoghi molto curati sia nel linguaggio (tipico delle storie di genere), sia nella loro forza emotiva (spesso, infatti, le battute sono dirette e accattivanti, mentre raramente sentiamo qualche banalità), il regista fa centro. Ovviamente è necessario stare al gioco, pronti a sorbirsi dialoghi ridondanti, accelerazioni furiose in contrasto con ralenti bellici in cui Ritchie si specchia, ma capito il trucchetto il divertimento è assicurato. Il regista difatti, pur affrontando un tema inflazionato e più volte rivisitato, riesce abilmente a non snaturare il proprio stile e a marchiare il prodotto con la sua indistinguibile impronta ottenendo un risultato che, seppur non entusiasmante, si può definire soddisfacente.

martedì 2 aprile 2019

Mine (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 20/10/2017 Qui - Ciò che mi incuriosiva di Mine, film del 2016 scritto e diretto da Fabio Guaglione e Fabio Resinaro, non era tanto la trama o il tema in sé, dato che Land of mine aveva già donato spessore a questo argomento (quello delle mine antiuomo ovviamente), ma era il fatto che fosse (semplificando) per un terzo italiano (prodotto e girato negli USA) e che fosse per la coppia di registi l'opera prima. E quindi ero curioso di vedere come se la fossero cavata, d'altronde quando il cinema italiano arriva ad Hollywood c'è sempre il rischio di fare una figuraccia, ma come recentemente visto in Escobar del regista italo-americano Andrea Di Stefano (e in altre rare eccezioni), quando c'è la qualità, la voglia e la bravura, qualcosa di buono esce sempre. E infatti davvero sorprendente è questo film realizzato con un budget non elevatissimo, un film molto curato tecnicamente (un prodotto di altissima qualità, con ottimo montaggio e direzione artistica) e ben recitato (dopotutto Armie Hammer qui dimostra tutta la sua bravura, perché il film si basa e si poggia per più di un ora su di lui) che raggiunge un discreto voto grazie ad un'ottima idea di base che forse poteva anche essere sfruttata (anche se la suddetta è comunque efficace e funzionale alla pellicola) ancora meglio. L'inizio infatti (della missione fallita miseramente) non è proprio perfetto, anzi, un po' banale e forzato, ma come il film prosegue devo ammettere che ti cattura. La pellicola, difatti, racchiude in sé particolari in grado di coinvolgere lo spettatore dall'inizio alla fine. Questo grazie non solo a una narrazione ben delineata e dal ritmo serrato (talvolta lento, ma adeguato al tipo di storia raccontata), ma anche all'attenzione ai dettagli sia dal punto di vista degli avvenimenti, sia da quello psicologico che ne deriva. Anche perché seppur i primi 20 minuti si presentano nel modo classico di un film di guerra moderna, ma che non è il classico film sui militari americani (anche se ricorda un po' il comunque personalmente discreto American Sniper), il racconto, che parte dalla situazione senza via di scampo in cui un soldato calpestando una mina e rimanendovi sopra per non farla esplodere si trova in una situazione apparentemente senza via d'uscita, si apre a una miriade di riflessioni (con la comparsa dello splendido personaggio berbero) che scorrono quasi come fossero allucinazioni nel deserto.

martedì 19 febbraio 2019

Grimsby: Attenti a quell'altro (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 14/01/2017 Qui - Grimsby: Attenti a quell'altro è l'ennesimo (quinto) film basato sui personaggi creati da Sacha Baron Cohen e da lui interpretati. E come nei precedenti, questo film è l'ennesimo nel segno del comico, un film (del 2016) irriverente, demenziale, volgare, sconcio e che se non avete mai amato i suoi film dubito che questo vi farà cambiare idea, comunque oltre a Cohen nel cast troviamo Mark Strong, Isla Fisher, Rebel Wilson, Penelope Cruz e Scott Adkins, in regia troviamo invece il bravo Louis Letirrier (L'incredibile Hulk, Scontro tra titani e Now you see me). Anche in questo caso ovviamente, in primo piano abbiamo già da subito la demenza più totale del nostro protagonista, Nobby, un dolce ma stupido hooligan inglese, che ha tutto ciò che un uomo può desiderare, inclusi 9 bambini (dai nomi più incredibili, tra cui Django Unchained) e la più bella ragazza dell'Inghilterra del nord-est (secondo il suo metro di giudizio...tutte grasse). C'è però una cosa che gli manca, il fratello Sebastian (Strong), separato da lui quando erano bambini. Ebbene dopo 28 anni di lontananza, Nobby riesce finalmente a riunirsi con Sebastian, ma senza sapere di avere di fronte il più letale degli assassini del MI6. Per questo e per un uccisione sbagliata per colpa del fratello, in fuga e ingiustamente accusato, Sebastian si renderà presto conto però che per salvare il mondo da un attacco terroristico globale avrà bisogno dell'aiuto di Nobby, dimostrando come dietro a ogni grande spia vi sia un fratello imbarazzante, fratello che gli farà compiere le cose più assurde mai fatte e viste.