Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 08/02/2018 Qui - Guy Ritchie è un regista che fa sempre discutere e riesce a dividere il pubblico, dai suoi esordi e fino all'ultimo Operazione U.N.C.L.E. (che a me piacque parecchio), e anche questo suo nuovo adattamento della leggenda di Re Artù ha ricevuto abbastanza critiche, da alcuni accusato addirittura di essere al limite del trash, o, più semplicemente, un polpettone. Di certo gli incassi al botteghino in perdita non gli sono stati d'aiuto, ma King Arthur: Il potere della spada (King Arthur: Legend of the Sword), avventura action del 2017, diverte e si fa molto apprezzare, anche perché lo zampino di Ritchie è evidente, tanto nei dialoghi quanto in certe zampillanti scelte registiche. Infatti il regista britannico grazie alla sua rutilante cifra stilistica fatta di un montaggio serratissimo con linee temporali sovrapposte ed intersecate tra loro, riesce a rendere la storia (tutto sommato piuttosto semplice e scontata) un intrattenimento valido, in cui la noia non fa mai capolino. Certo, questo adattamento cinematografico è molto lontano dalla storia originale, ma avvalendosi di una sceneggiatura avvincente, ricca di dettagli e dialoghi molto curati sia nel linguaggio (tipico delle storie di genere), sia nella loro forza emotiva (spesso, infatti, le battute sono dirette e accattivanti, mentre raramente sentiamo qualche banalità), il regista fa centro. Ovviamente è necessario stare al gioco, pronti a sorbirsi dialoghi ridondanti, accelerazioni furiose in contrasto con ralenti bellici in cui Ritchie si specchia, ma capito il trucchetto il divertimento è assicurato. Il regista difatti, pur affrontando un tema inflazionato e più volte rivisitato, riesce abilmente a non snaturare il proprio stile e a marchiare il prodotto con la sua indistinguibile impronta ottenendo un risultato che, seppur non entusiasmante, si può definire soddisfacente.
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martedì 7 maggio 2019
King Arthur: Il potere della spada (2017)
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martedì 5 febbraio 2019
Pride (2014)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 02/11/2016 Qui - Diretto dal teatrante britannico Matthew Warchus, Pride (pellicola drammatica del 2014), è un film civile appassionato e spesso vibrante che offre una prospettiva inedita alle lotte del movimento di liberazione omosessuale, qui accoppiato alle giuste rivendicazioni dei minatori in un periodo di forti mutamenti sociali come gli anni '80, che videro anche la comparsa del terribile morbo dell'AIDS. Questa pellicola infatti riporta sullo schermo un importante episodio della storia politica inglese e lo fa in maniera molto dettagliata (in alcuni punti, addirittura eccessiva) e piuttosto attinente ai fatti reali attraverso le svariate vicende personali dei singoli personaggi, arrivando così a presentare un quadro piuttosto esaustivo, o per lo meno, abbastanza efficace e chiaro, della realtà politica inglese ai tempi del Ministro Thatcher. Pertanto il film si snoda come un documentario "romanzato" ma assai interessante anche per chi non conosce a fondo l'andamento effettivo degli avvenimenti riguardanti le lotte condotte in Inghilterra a favore dei diritti degli omosessuali. Lotte che portarono il Parlamento inglese a mutare in loro favore alcune importanti leggi. L'efficacia nonché il valore di questa pellicola si basa in ogni caso soprattutto sulla bravura di tutti gli attori che vi hanno preso parte, a noi, forse, conosciuti in parte, e sull'ottima ricostruzione storica degli ormai lontani anni '80, pertanto è come fare un salto nel passato con anche un poco di nostalgia. Interessante soprattutto come documento storico, Pride è un film pieno di valori condivisibili che difendono le minoranze discriminate siano esse gay e lesbiche, operai, o solo gallesi oppure semplicemente donne.
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