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giovedì 31 luglio 2025

I film del mese (Luglio 2025)

Post pubblicato su Pietro Saba World il 31/07/2025 Qui - Ecco la lista dei film visti questo mese. Scelte o meno, pellicole visionate dalle piattaforme streaming a mia disposizione (a pagamento o meno), ovvero da Netflix, Sky e Prime Video, da Mediaset Infinity (compreso Plus), Paramount Plus e RaiPlay, a infine Disney Plus, TimVision e occasionalmente YouTube. Sporadicamente anche da Apple Tv Plus, Pluto TV e siti vari (anche non legali). Lo speciale cinematografico del mese è incentrato su Lucio Fulci, con quattro opere (a me mancanti) della sua filmografia.

Phantom (Azione/Thriller 2023) - Una spy story che scava tra le pieghe della Storia per raccontare un sogno di libertà. Ambientato nella Corea del 1933 sotto dominazione giapponese, il film intreccia suspense e patriottismo, seguendo cinque sospettati rinchiusi in un hotel alla ricerca del sabotatore segreto: Phantom. Inizialmente teso e brillante nel costruire relazioni e tradimenti, il film si perde nella seconda parte in un caos d'azione ipercinetica. Tuttavia, il gesto eroico delle due protagoniste, armate contro l'oppressore, restituisce al racconto una visione alternativa e potente della resistenza. Un'illusione, sì, ma carica di significato. Voto: 6

Seance - Piccoli omicidi tra amiche (Horror/Thriller 2021) - Il debutto alla regia dello sceneggiatore di You're Next (tale Simon Barrett, anche noto per le sue collaborazioni con Adam Wingard) è un horror al femminile che parte come paranormale e vira verso lo slasher, con un movente debole. Ambientato in una scuola di danza dal sapore Argentiano, il film offre buone atmosfere e personaggi interessanti tra bullismo, rivalità e tensioni erotiche. Peccato per le false piste forzate e un finale spiegato in modo improbabile. Il confronto finale col killer è crudo e violento, e l'eroina funziona, ma nel complesso resta un film convenzionale. Voto: 5

Il paradiso probabilmente (Commedia/Dramma 2019) - Elia Suleiman riflette su patria, identità e sradicamento, partendo dalla Palestina come "non luogo" e attraversando Parigi e New York, città che finiscono per somigliarsi in una distopia globale. Con uno stile da comica muta, tra Buster Keaton e Roy Andersson, costruisce sketch surreali e malinconici, microstorie morali e rebus pop che fanno sorridere con perplessità. Il suo sguardo silenzioso sul mondo è acuto e originale, ma il mordente politico si dissolve nell'ambiguità poetica. Il film in ogni caso, candidato per la Palma d'oro al Festival di Cannes del 2019, vale la visione per i suoi arguti parallelismi. Voto: 6+

Transformers One (Azione/Sci-fi 2024) - Firmato dal regista di Toy Story 4, questo capitolo animato dei Transformers si rivela una piacevole sorpresa: tecnicamente curato, ben diretto e con una storia semplice ma efficace. Avrebbe funzionato meglio se distribuito prima della saga, offrendo un'introduzione più empatica ai protagonisti, persino al rigido Optimus Prime. L'animazione è fluida, le scene d'azione spettacolari, e il doppiaggio vivace aggiunge ironia e ritmo con botta e risposta divertenti. Nonostante l'inevitabile banalità del soggetto, il film si segue con piacere e si distingue come uno dei migliori della serie dopo il primo di Michael Bay. Voto: 6,5

Mickey 17 (Commedia/Sci-fi 2025) - Bong Joon-ho firma un nuovo sci-fi distopico che mescola generi e riflessioni sociali con la sua consueta maestria. La satira sulle classi, il tema della dualità e una vena comica punteggiano una storia visivamente affascinante, con alieni simil-tardigradi sorprendentemente ben realizzati. Sebbene il film possa sembrare "minore" rispetto a suoi altri, resta comunque coinvolgente, nonostante qualche lungaggine e un finale un po' ridondante. Mark Ruffalo eccede nei toni, ma Robert Pattinson convince nella sua doppia versione. Forse imperfetto, ma ancora una prova di quanto la fantascienza possa brillare quando è pensata con testa e cuore. Voto: 6,5

France (Commedia/Dramma 2021) - Bruno Dumont, con una Lea Seydoux intensa e vulnerabile, tenta di raccontare la confusione dell'Occidente moderno, dove realtà e spettacolo si fondono. Partendo come satira sul giornalismo, si perde però tra riflessioni sulla fama e intrecci familiari poco incisivi. Tra scelte narrative discutibili, toni seriosi e una durata eccessiva, l'opera si rivela ambiziosa ma disorganica. Il pensiero c'è, ma resta annegato in uno stile autoreferenziale e ripetitivo. Un'occasione sprecata. Voto: 5,5

Follemente (Romantico/Commedia 2025) - Paolo Genovese rispetto ad Inside Out raddoppia il gioco emotivo: due protagonisti, uomo e donna, le cui emozioni si incrociano e si scontrano in una brillante commedia sull'azione e reazione tra i mondi interiori. La sceneggiatura, semplice ma efficace, è sorretta da un cast affiatato. Fanelli e Santamaria sorprendono con momenti esilaranti, Giallini e Pandolfi aggiungono ritmo e vivacità. Il film rallenta nella seconda metà, ma il finale funziona e lascia il segno. Meno incisivo di Perfetti sconosciuti, ma comunque superiore al precedente Il primo giorno della mia vita. Un piccolo gioiello, fresco e godibile. Voto: 7

martedì 31 gennaio 2023

Animali Fantastici - I Segreti di Silente (2022)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/01/2023 Qui - Leggera delusione per questo (altro) capitolo (finale?) dello spin off sul mondo di Harry Potter, in cui sfortunatamente gli animali fantastici hanno un ruolo (ancora) più secondario (difetto riscontrato nell'altrettanto deludente secondo film), mentre il gruppetto, con l'aiuto del giovane Silente (brillantemente interpretato da Jude Law), prende il sopravvento. Un paio di rivelazioni e alcune scene d'azione ben realizzate non bastano, perché la pellicola non riesce a coinvolgere. L'impressione è che i protagonisti abbiano già dato tutto in precedenza, tendendo inevitabilmente a ripetersi (non male però la specialista in fughe). La mancanza di Johnny Depp non aiuta, anche se Mads Mikkelsen lo sostituisce alla grande, il resto del cast assolve al proprio compito in modo diligente. Come al solito la confezione visiva e realizzativa di film come questo non lascia spazio a commenti negativi, ma è nella storia che ho notato una leggera flessione, mancando, a mio parere, di quella carica emozionale e "magica" che ha caratterizzato non solo Harry Potter ma anche i primi capitoli di questo spin-off. Comunque si può anche vedere, ma non ne rimarrà granché nella memoria a breve termine. Voto: 5,5

lunedì 31 agosto 2020

Gattaca - La porta dell'universo (1997)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/08/2020 Qui - Un film di fantascienza decisamente atipico, dai tempi dilatati e dal fascino non comune. La storia interessa per come si trattano diversi importanti temi, alcuni un po' sullo sfondo, come ad esempio la rivalità fra due fratelli (quello più rilevante però il tema della selezione genetica, ma sarebbe meglio parlare di eugenetica). E' profondamente pessimista nella rappresentazione della società, ma paradossalmente trasmette un messaggio di speranza sul superamento dei propri limiti. Decisamente originale nel suo sviluppo, non ha lo scopo di intrattenere lo spettatore, bensì di farlo riflettere ed emozionare. Direi che ci riesce, anche se sul finale qualcosa sembra incompiuto, ma si rimane soddisfatti, perché è proprio sul finale che il messaggio conclusivo esplode in tutta la sua bellezza. Fantascienza etica ed esistenziale per un film che, seppur dalla sceneggiatura claudicante (piena di forzature più o meno grosse atte a mantenere in piedi la vicenda), pone domande e ci da le sue risposte in modo dirompente (non un capolavoro ma un bel film). Ma sarà vero che il nostro destino è scritto nel DNA? Come si può vivere sapendo di essere degli "esseri inferiori" con una speranza di vita breve? La forza di volontà potrà bastare per rompere questa barriera? Nonostante sia a basso budget, a livello scenografico e registico fa il suo. La fotografia ha una tonalità sul giallo, quasi a dare un senso di marcio ai luoghi. La colonna sonora invece, a volte è un po' invadente, tuttavia è efficace, anche se ripetitiva. Buona, se pur non esaltante, la prova del cast (con alcuni future stelle), dalla coppia protagonista Ethan Hawke-Uma Thurman, ai comprimari Alan Arkin e Jude Law. In conclusione apprezzabile il debutto alla regia del neozelandese Andrew Niccol (peraltro anche abilissimo sceneggiatore, The Truman Show per fare un esempio, suo anche il soggetto per The Terminal) che, con questa discreta opera fantascientifica, segna il suo interessante debutto sul grande schermo. Voto: 7

Un giorno di pioggia a New York (2019)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/08/2020 Qui - Sempre il solito Woody Allen, non cambia mai, eppure ci fa fessi ancora una volta. Nel leggere la trama avevo storto un po' la bocca perché avevo immaginato la solita minestra, cosa che in fondo è, ma nella sua frivolezza e banalità egli riesce nuovamente a deliziare lo spettatore, non smentendosi affatto. Una storia (una sorta di viaggio di formazione in una New York che sempre perdere coordinate predefinite fa) carica di humor, dotata di dialoghi ironici e intelligenti, come spesso capita di trovare nei film del buon vecchio regista americano, capace di divertire e intrattenere senza sforzo alcuno, palesando anche nei momenti meno intensi una spinta emotiva e interessante negli interpreti e nelle loro caratterizzazioni. Unico neo (personale) l'antipatia nei confronti di Timothée Chalamet per colpa del suo personaggio geniale ed inconcludente al tempo stesso (anche se scegliere tra Elle Fanning e Selena Gomez non è affatto facile), un personaggio con i tratti tipici del personaggio Alleniano che comincia però a diventare cliché. Ma è davvero poca cosa e la riuscita del film non è in discussione. Un film delizioso con un Allen in velocità da crociera. Voto: 6

martedì 21 aprile 2020

Captain Marvel (2019)

Titolo Originale: Captain Marvel
Anno e Nazione: USA 2019
Genere: Azione, Fantascienza, Avventura
Produttore: Kevin Feige
Regia: Anna Boden, Ryan Fleck
Sceneggiatura: Anna Boden, Ryan Fleck
Geneva Robertson-Dworet, Jac Schaeffer
Cast: Brie Larson, Samuel L. Jackson, Ben Mendelsohn, Lee Pace
Djimon Hounsou, Lashana Lynch, Gemma Chan
Annette Bening, Clark Gregg, Jude Law
Durata: 123 minuti

Brie Larson nell'adattamento cinematografico dei fumetti della Marvel Comics incentrato sul personaggio Carol Danvers.
Guerriera Kree in lotta con gli alieni mutaforme Skrull, Vers giunta sulla Terra scopre che da lì provengono i suoi pochi ricordi.

Vox Lux (2018)

Titolo Originale: Vox Lux
Anno e Nazione: USA 2018
Genere: Drammatico, Musicale
Produttore: Jude Law, Natalie Portman, Mark Gillespie, Ron Curtis
Regia: Brady Corbet
Sceneggiatura: Brady Corbet
Cast: Natalie Portman, Raffey Cassidy, Jude Law, Stacy Martin
Jennifer Ehle, Maria Dizzia, Christopher Abbott, Meg Gibson
Matt Servitto, Daniel London, Leslie Silva, Willem Dafoe
Durata: 105 minuti

Natalie Portman e Jude Law nell'intenso dramma di una popstar.
Sullo sfondo degli ultimi anni di storia americana, la parabola di una cantante con un passato segnato da un tragico evento.

mercoledì 15 gennaio 2020

Animali fantastici - I crimini di Grindelwald (2018)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 14/01/2020 Qui
Tema e genere: Secondo episodio della serie avventuristica di fantasia Animali fantastici, spin-off e prequel della serie cinematografica di Harry Potter, ispirata all'omonimo libro di J. K. Rowling.
Trama: Evaso dal carcere, Gellert Grindelwald si nasconde a Parigi e progetta di sottomettere il mondo alla sua ideologia. Newt Scamander cerca nuovamente di contrastarlo, spronato dal suo ex professore Albus Silente.
Recensione: Dopo il film del 2016 era salita tantissimo l'aspettativa per il prosieguo della storia di Newt Scamander (Eddie Redmayne), il (simpaticissimo) magizoologo uscito dalla penna di J.K. Rowling, ex studente di Hogwarts e protetto di Albus Silente, soprattutto perché ci si aspettava da questo secondo capitolo un deciso cambio di profondità, una narrazione più originale, e invece niente di tutto ciò. Rispetto al precedente (qui la recensione) non solo la sceneggiatura (già difettata) fa un ulteriore passo indietro ma i punti di forza un po' si scoloriscono. Ora però non voglio dire che questo film sia da bocciare nella sua totalità, anzi, si attesta come un film nella media, senza infamia e senza lode, ma anche se continua ad essere un film (ma comunque meno rispetto al primo) di buon intrattenimento, è innegabile non accorgersi che qualcosa non funzioni. Gli animali fantastici (che qui non sono più elemento importante e risolutivo per lo sviluppo della trama) ci sono (ed uno soprattutto bellissimo) ma molto meno che nel primo film (ritorna almeno l'adorabile Snaso cleptomane, che paradossalmente avrà pure un ruolo decisivo nello svolgimento della storia) ed è un peccato, perché erano davvero uno dei punti di forza della storia. Che questa volta è più cupa, centrata su arrovellate questioni genealogiche, più complessa e fine a se stessa. Animali fantastici - I crimini di Grindelwald mette difatti sul piatto tantissime storyline, troppi colpi di scena, sparando informazioni a raffica senza portare ad una destinazione comune. È vero che i thriller spionistici hanno una trama intricata, dove bisogna stare attenti a non perdere passaggi e a ricordare i volti dei personaggi, pena non capire nulla del film, ma qui siamo di fronte ad un film per un ampio pubblico che potrebbe sentirsi spiazzato di fronte a un puzzle difficile da riassemblare. Le storie infatti, per colpa di regia e sceneggiatura si intrecciano in modo caotico. La prima, che è sempre di David Yates, sembra un po' più stanca, qualche buona idea ma con un montaggio non sempre puntale e meno efficace anche sulle scene d'azione, la seconda, ad opera nuovamente della scrittrice britannica, è a tratti inconsistente, basata su scelte narrative talvolta forzate, o troppo scontate, con personaggi nuovi prima introdotti e poi sacrificati, e quelli vecchi sminuiti.

venerdì 24 maggio 2019

Genius (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/05/2018 Qui - Genius (Biografico, Usa 2016): Dopo il deludente mezzo biopic "letterario" Hemingway & Gellhorn, eccone un altro, un'altra delusione, anzi di più, perché se egli aveva qualcosa da raccontare (e due personalità famose), quest'ultimo Genius (ancor più storicamente sfumato), titolo che sta ad indicare la personalità quanto mai originale, folle e talentuosa dello scrittore Thomas Wolfe (personalmente sconosciuto), ne ha ben poco, visto che il film racconta solo dell'amicizia travagliata e sul rapporto tra l'editor (Colin Firth, nei panni di Max Perkins) e lo scrittore (Jude Law, nei panni di Wolfe), e quindi sulla questione del fino a che punto il primo possa interferire nei processi creativi del secondo per ottenere un'opera commerciabile, senza stravolgerne il significato e la potenza espressiva. Il film infatti per questo è poco coinvolgente (ad una prima parte passabile ne consegue una seconda tediosa e scollegata), giacché esso non riesce mai a dare emozioni e prosegue su una narrazione piatta priva di scarti registici rilevanti. Si sente difatti che la regia è nelle mani di un regista teatrale (alla prima opera cinematografica, Michael Grandage), dove la parola prende il sopravvento a scapito della capacità di tradurre le idee in immagini catturanti. In tal senso non aiuta la lettura di interi brani di testo nella sua versione originale e degli interventi su di esso operati, un simile approccio sullo schermo cinematografico risulta infatti difficile da seguire e, inevitabilmente, noioso. Senza contare che quest'approccio teatrale condiziona la sceneggiatura e i dialoghi, entrambi decisamente troppo verbosi, ma anche la performance degli attori, in particolare quella di Jude Law, che appare costantemente troppo enfatico e sopra le righe per essere credibile (un po' come la moglie Nicole Kidman). Più convincente e misurata l'interpretazione di Colin Firth, anche se esso insieme ad una buona scenografia e fotografia non basta a non giudicarla come una semplice pellicola di maniera, interessante (tuttavia solo per chi ama la letteratura) per il suo contenuto ma nulla di più. Proprio perché la vicenda (di cui forse non c'era neanche bisogno di raccontare o al massimo certamente in modo diverso), è raccontata senza guizzi, in maniera troppo classica e poco originale. Certo si muove e si scuote nella seconda parte (soprattutto per il carattere burbero dello scrittore e del suo tragico epilogo) ma complessivamente è un soufflé che non monta mai. Voto: 4,5

martedì 7 maggio 2019

King Arthur: Il potere della spada (2017)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 08/02/2018 Qui - Guy Ritchie è un regista che fa sempre discutere e riesce a dividere il pubblico, dai suoi esordi e fino all'ultimo Operazione U.N.C.L.E. (che a me piacque parecchio), e anche questo suo nuovo adattamento della leggenda di Re Artù ha ricevuto abbastanza critiche, da alcuni accusato addirittura di essere al limite del trash, o, più semplicemente, un polpettone. Di certo gli incassi al botteghino in perdita non gli sono stati d'aiuto, ma King Arthur: Il potere della spada (King Arthur: Legend of the Sword), avventura action del 2017, diverte e si fa molto apprezzare, anche perché lo zampino di Ritchie è evidente, tanto nei dialoghi quanto in certe zampillanti scelte registiche. Infatti il regista britannico grazie alla sua rutilante cifra stilistica fatta di un montaggio serratissimo con linee temporali sovrapposte ed intersecate tra loro, riesce a rendere la storia (tutto sommato piuttosto semplice e scontata) un intrattenimento valido, in cui la noia non fa mai capolino. Certo, questo adattamento cinematografico è molto lontano dalla storia originale, ma avvalendosi di una sceneggiatura avvincente, ricca di dettagli e dialoghi molto curati sia nel linguaggio (tipico delle storie di genere), sia nella loro forza emotiva (spesso, infatti, le battute sono dirette e accattivanti, mentre raramente sentiamo qualche banalità), il regista fa centro. Ovviamente è necessario stare al gioco, pronti a sorbirsi dialoghi ridondanti, accelerazioni furiose in contrasto con ralenti bellici in cui Ritchie si specchia, ma capito il trucchetto il divertimento è assicurato. Il regista difatti, pur affrontando un tema inflazionato e più volte rivisitato, riesce abilmente a non snaturare il proprio stile e a marchiare il prodotto con la sua indistinguibile impronta ottenendo un risultato che, seppur non entusiasmante, si può definire soddisfacente.

mercoledì 2 gennaio 2019

Spy (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 06/06/2016 Qui - Spy è una divertente action-comedy del 2015 scritta, diretta e prodotta da Paul Feig, regista di Corpi da reato e del futuro Ghostbusters al femminile con Melissa McCarthy (alla terza collaborazione dopo anche Le amiche della sposa). Il regista con questo film sembra averci preso gusto, infatti insiste proseguendo il processo di femminilizzazione della commedia d'azione e realizza una versione 'femminista' di James Bond. Difatti, è ormai certo che le donne fanno ridere come gli uomini e come loro seducono, anche se in versione oversize. Tutto Spy ha infatti come idea fondante quella di rivalutare il ruolo della donna all'interno del genere spionistico, mettendola in qualche modo al centro, libera dalle invadenze virili che spesso occupano il grande schermo quando film di genere spionistico vengono proiettati, anche se di spie donne la storia già ne annovera moltissime ed in ogni epoca e anche nei film d'azione. Ma aldilà di questo, oltre a Melissa McCarthy nel cast fanno parte Jason Statham, Rose Byrne e Jude Law. Susan Cooper (Melissa McCarthy), agente della CIA senza licenza di uccidere, è relegata dietro alla scrivania da un machismo duro a morire. Intelligente, brillante e competente analista, Susan 'teleguida' gli agenti su campo da un ufficio underground infestato da ratti e pipistrelli. Innamorata di Bradley Fine (Jude Law), agente charmant che abusa del suo ascendente, Susan fatica a trovare il suo posto nel mondo. La morte improvvisa di Fine, per mano della perfida Rayna Boyanov (Rose Byrne), boss in capi sinuosi ossessionata dai suoi capelli e decisa a vendere un ordigno nucleare a un pericoloso criminale, vince le sue resistenze. Ma la vita fuori dal bureau si rivela presto vorticosa e complessa, a complicarla poi intervengono un agente dimissionario dall'ego ipertrofico (Jason Statham) e un agente 'italiano' col vizio del palpeggiamento. La protagonista è tutto tranne che una spia in grado di operare direttamente sul campo (tutto il film non fa altro che smentire questo assunto) ma verrà comunque arruolata (poiché nessuno conosce la sua identità) per monitorare senza avvicinare il suo bersaglio, Susan però finirà per confrontarsi con Rayna in un casinò di Roma, innescando così un'operazione che la vedrà indiscussa protagonista sotto improbabili parrucche e deprezzanti coperture, cercando di prevenire un disastro globale.

giovedì 27 dicembre 2018

Black Sea (2014)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 26/04/2016 Qui - Black Sea è un avventuroso thriller 'sottomarino' del 2014 diretto dal regista inglese Kevin Macdonald con Jude Law e Scott McNairy. Il protagonista del film Robinson (Jude Law, ex comandante della Marina), è un uomo che viene improvvisamente licenziato (senza neanche una liquidazione) dalla Compagnia navale (la Agora) presso cui ha lavorato fedelmente e molto bene per anni in qualità di responsabile di svariate operazioni da condurre con i sottomarini. Robinson, uomo molto pratico, mai sognatore, anzi totalmente distrutto, vessato e fiaccato dalla vita, da un matrimonio fallito per questioni economiche, dalla frustrazione di un figlio che non vede mai, preso dalla disperazione, alla sua ultima spiaggia per recuperare la dignità perduta e soprattutto, più prosaicamente, denaro, volendo così' un poco vendicarsi contro gli ormai suoi ex-datori di lavoro ed un po' riscattare la propria posizione, decide, arruolando alle sue dipendenze (dopo aver trovato un finanziatore e rintracciate le mappe) alcuni uomini, selezionati tra il peggio (che paradossalmente è il meglio) disponibile sul mercato inglese e russo (in quanto il sottomarino che useranno viene da lì e occorre qualcuno che parli la lingua), di intraprendere la alquanto difficile e quasi impossibile operazione (nonché segreta e illegale) di recupero di un'ingente quantitativo di lingotti d'oro, un tesoro sommerso che si dice essere perduto nelle profondità del Mar Nero. Secondo alcuni infatti il sottomarino carico d'oro dato ai russi alla Germania di Hitler nel corso del Secondo Conflitto Mondiale affondò nel 1941 e mai più ritrovato. Dopo aver studiato un piano per nascondere il passaggio del sottomarino in acque georgiane dalla flotta russa stanziata nel Mar Nero e trovato l'equipaggio giusto, abile, esperto, un po' pazzo, sufficientemente impavido e così disperato da essere disposto a rischiare la vita, non resta che partire. Sin da subito però l’impresa appare difficile non tanto per il rischio di essere scoperti dalla flotta russa quanto per il coacervo di pulsioni che animano ciascuno dei componenti dell’equipaggio (poco addestrato, che prevede un gruppo ben assortito di “ceffi” cui spunta anche un giovane ragazzo cui i soldi, si scoprirà vedendo, servono per garantire un futuro a un figlio che sta per nascere), la cui unione inversamente proporzionale all'avidità, arrecherà non pochi disagi all'ambizioso Robinson, in lotta anche con il mare che tutto avvolge e tutto inghiotteLe operazioni ovviamente si riveleranno quindi più complicate del previsto nel corso della vicenda ed il sottomarino diverrà il teatro dei vari rapporti, amichevoli o meno, instauratisi tra i vari componenti dell'equipaggio. La sete di ricchezza come in questo caso vince e non appena l'avidità e la disperazione prendono il controllo a bordo della nave, la crescente incertezza della missione spinge gli uomini della squadra a combattere l'uno contro l'altro per la propria sopravvivenza. Improvvisi e determinanti colpi di scena si susseguiranno sino ad un'inesorabile ed inevitabile soluzione tragica. Ma il vero pericolo è il mare, così nero, così oscuro, così letale, incapace di sottostare a chi osa profanare le sue leggi degli abissi.