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venerdì 28 giugno 2024

Napoleon (2023)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 28/06/2024 Qui - Il film si presenta come incompleto, nonostante non manchi di scenografia o spettacolarità. Mostra un'incertezza nella direzione narrativa: dapprima si focalizza su Napoleone come persona anziché come comandante, indagando il suo rapporto con Giuseppina e i suoi aspetti più puerili; poi si sposta sulle sue battaglie con un ampio dispiego di risorse. Di conseguenza, la narrazione risulta frammentata, anche a causa di una dinamica poco convincente con la moglie: il personaggio di Giuseppina è poco approfondito, il suo ruolo e la sua relazione con Napoleone sono nebulosi e la chimica tra Joaquin Phoenix (nonostante la sua bravura) e Vanessa Kirby non si percepisce. In contrasto, le sequenze belliche sono notevoli, in particolare quella di Austerlitz, ma l'alternanza tra questi due elementi non agevola l'apprezzamento complessivo. In meno di tre ore, anni di storia francese sono sintetizzati in un ritmo incalzante. Il film sembra affrettarsi nel raccontare il più possibile su Napoleone, senza mai risultare del tutto completo. Il difetto maggiore, però, è l'assenza di pathos. Alla fine, si tende a preferire la dimensione più intima e genuina di The Last Duel, un'opera superiore a quest'imperfezione cinematografica. Voto: 5,5 [Apple Tv Plus]

martedì 27 febbraio 2024

Mission: Impossible - Dead Reckoning - Parte uno (2023)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 27/02/2024 Qui - Probabilmente il migliore della saga dal punto di vista della spettacolarità delle azioni. Il buon Tom Cruise anche a 60 anni suonati riesce brillantemente nei panni dell'action man. Se parliamo invece di trama allora usciamo dai canoni della missione impossibile ordinaria per entrare nella fantascienza pura (stiamo parlando di qualcosa molto simile a Skynet di Terminator), e nel complesso delude, parte da premesse pretenziose e dà luogo a un gioco delle parti poco verosimile (candidature agli Oscar comprese). Storia che si può suddividere in tre tronconi: aeroporto, Italia (va detto che sulla parte di Roma ho avuto una sensazione di déjà-vu con l'ultimo Fast and Furious) e treno per quasi 3 ore, troppe per il soggetto schematico e risicato dello script. Non che sia un film noioso, tutt'altro, ma francamente tirato all'inverosimile. Discreti gli ingressi della Hayley Atwell e del cattivo Esai Morales, non male insomma, ma da vedere dopo aver assunto una robusta dose di sospensione dell'incredulità. Voto: 6 [Sky]

mercoledì 31 gennaio 2024

The Son (2022)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/01/2024 Qui - Dramma dal decorso piuttosto prevedibile (non-twist finale beffardo compreso) che ruota attorno al ruolo di figlio, provando a sviscerarlo da diversi punti prospettici, che arrivano a smuovere i confini della figura centrale, un Hugh Jackman uomo di successo a cui sfuggono le redini della propria vita familiare (cast mediamente buono, Laura Dern si rivela la migliore in campo). I toni freddi, alternati ai colori azzurro brillante dei ricordi, lavorano bene lo spettatore ai fianchi, rendendo il lavoro complessivamente godibile, senza arrivare al livello del precedente (decisamente migliore) The Father (Anthony Hopkins qui compare solo per un cammeo). Manca infatti di quelle invenzioni di regia che erano uno degli aspetti positivi del precedente (alla trilogia di Florian Zeller manca solo The Mother), senza di quelle The Son rimane un buon dramma familiare, ma senza la forza di elevarsi dalla media. Voto: 6+ [Prime Video]

sabato 20 novembre 2021

Pieces of a Woman (2020)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 20/11/2021 Qui - Disgregazione di una coppia in seguito ad un drammatico parto che si conclude con la morte della neonata. Film che privilegia il doloroso punto di vista di una giovane madre interpretata con grande intensità da Vanessa Kirby (vincitrice della Coppa Volpi per la miglior interpretazione femminile a Venezia e candidata all'Oscar nella medesima categoria). Non meno rilevante la prova di Shia LaBeouf (nuovamente di livello la sua performance, soprattutto dopo Honey Boy, non tanto gli altri) nella parte di un marito incapace di comprendere fino in fondo l'emotività della compagna e quella (breve ma incisiva) della grande Ellen Burstyn. Le prove degli attori compensano qualche incertezza della sceneggiatura che passa dal dramma intimista a quello processuale forse in modo troppo schematico. Si poteva decisamente approfondire tutto meglio, senza concentrarsi su piani sequenza complicatissimi e simbolismi banali (i semini di mela). Resta nella mente il bellissimo piano sequenza iniziale, condito da un pathos eccellente che rende il tutto molto interessante. C'è anche l'indubbia capacità registica (dell'ungherese Kornél Mundruczó, al suo primo film in lingua inglese) di rendere appieno il calvario umano e psicologico di una donna "in pezzi", ma va anche detto che la storia e tutto ciò che le ruota attorno sono state viste moltissime volte. Bello, ma non affatto bellissimo. Voto: 6

venerdì 14 agosto 2020

Fast & Furious - Hobbs & Shaw (2019)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 14/08/2020 Qui - Dietro la direzione adrenalinica e tosta di David Leitch (uno che di ritmo ed action se ne intende eccome, se si pensa a John Wick e ad Atomica Bionda, sue regie precedenti assieme a Deadpool 2), il film, spin-off della serie di Fast & Furious, che si svolge due anni dopo Fast & Furious 8 (da quest'ultimo proviene l'accoppiata Hobbs & Shaw, che lì faceva faville, qui anche, ma non è quello il problema di questo nono capitolo), si districa tra coreografie perfettamente orchestrate ed una buona dose di ironia, almeno fino al punto in cui la vicenda ci conduce a Samoa, terra esotica e paradiso d'origine di Hobbs (e dello stesso gigantesco Dwayne "The Rock" Johnson). Qui la vicenda si caramella di intrusioni familiari invadenti e sdolcinate che, assieme alla immancabile svolta rosa (in questo caso tuttavia alla bellissima Vanessa Kirby non gli si può dire niente), contribuiscono a raffreddare non poco i motori di una vicenda di fatto grossolana, banale e prevedibile, ma visivamente garante di uno spettacolo piuttosto godibile. Tra i camei, oltre a lady Helen Mirren, simpatica madre ladra di Jason Statham/Shaw, è Ryan Reynolds che, spuntato fuori come dall'uovo, si rende protagonista di due interventi esilaranti e dissacranti, in grado di far perdonare almeno in parte tutta la ridondante retorica sulla famiglia entro cui rimane invischiato questo indiavolato e concitato nono capitolo della serie più tamarra (e fortunata) probabilmente di sempre (nel cast da segnalare comunque un corpulento Idris Elba, e poi Cliff CurtisEddie MarsanEiza González e Kevin Hart). Perché va bene che l'intrattenimento è importante, ma i limiti del concepibile e accettabile vengono ampiamente superati anche in ottica action-movie, la durata è poi francamente eccessiva. E quindi pellicola vivace ma obbiettivamente mediocre. Voto: 5+

venerdì 29 maggio 2020

Mission: Impossible - Fallout (2018)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 29/05/2020 Qui - Discreto sesto episodio della saga (un film ben realizzato, dunque la "promessa di qualità" del film è stata mantenuta ulteriormente) che si può considerare a tutti gli effetti il seguito del precedente (ma comunque meglio riuscito) Rogue Nation. Il cast infatti è lo stesso (villain incluso) con l'unico inserimento di un bravo Henry Cavill (al posto di Jeremy Renner) che in più di un'occasione finisce per rubare la scena allo stesso Tom Cruise. Certo, ormai gli inseguimenti cominciano a diventare ripetitivi (l'inseguimento a Parigi ed il finale in alta quota meritano comunque un plauso), come anche le acrobazie di Tom Cruise, a cui il tempo continua a non passare, ed anche i colpi di scena sono un po' telefonati, tuttavia il film scorre bene e riesce a non far pesare troppo le quasi due ore e mezza di durata. Se lo si vede col cervello rigorosamente spento ci si può anche divertire, altrimenti se cercate plausibilità e verosimiglianza lasciate perdere (il sesto episodio della serie Mission Impossible è infatti un concentrato di adrenalina ed effetti speciali lanciati alla massima velocità che non hanno nessuna pretesa di essere credibili). L'unico difetto che si può trovare è che, a differenza degli altri capitoli, di questo se non si è visto il film precedente si rischia di non capire a fondo la trama perché dà per scontato la conoscenza di alcuni personaggi. Per la saga e per il regista Christopher McQuarrie (lo è stato anche del precedente) direi un passo indietro quindi, però già raggiungere la sufficienza è un bel traguardo di questi tempi. Voto: 6

venerdì 24 maggio 2019

Genius (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/05/2018 Qui - Genius (Biografico, Usa 2016): Dopo il deludente mezzo biopic "letterario" Hemingway & Gellhorn, eccone un altro, un'altra delusione, anzi di più, perché se egli aveva qualcosa da raccontare (e due personalità famose), quest'ultimo Genius (ancor più storicamente sfumato), titolo che sta ad indicare la personalità quanto mai originale, folle e talentuosa dello scrittore Thomas Wolfe (personalmente sconosciuto), ne ha ben poco, visto che il film racconta solo dell'amicizia travagliata e sul rapporto tra l'editor (Colin Firth, nei panni di Max Perkins) e lo scrittore (Jude Law, nei panni di Wolfe), e quindi sulla questione del fino a che punto il primo possa interferire nei processi creativi del secondo per ottenere un'opera commerciabile, senza stravolgerne il significato e la potenza espressiva. Il film infatti per questo è poco coinvolgente (ad una prima parte passabile ne consegue una seconda tediosa e scollegata), giacché esso non riesce mai a dare emozioni e prosegue su una narrazione piatta priva di scarti registici rilevanti. Si sente difatti che la regia è nelle mani di un regista teatrale (alla prima opera cinematografica, Michael Grandage), dove la parola prende il sopravvento a scapito della capacità di tradurre le idee in immagini catturanti. In tal senso non aiuta la lettura di interi brani di testo nella sua versione originale e degli interventi su di esso operati, un simile approccio sullo schermo cinematografico risulta infatti difficile da seguire e, inevitabilmente, noioso. Senza contare che quest'approccio teatrale condiziona la sceneggiatura e i dialoghi, entrambi decisamente troppo verbosi, ma anche la performance degli attori, in particolare quella di Jude Law, che appare costantemente troppo enfatico e sopra le righe per essere credibile (un po' come la moglie Nicole Kidman). Più convincente e misurata l'interpretazione di Colin Firth, anche se esso insieme ad una buona scenografia e fotografia non basta a non giudicarla come una semplice pellicola di maniera, interessante (tuttavia solo per chi ama la letteratura) per il suo contenuto ma nulla di più. Proprio perché la vicenda (di cui forse non c'era neanche bisogno di raccontare o al massimo certamente in modo diverso), è raccontata senza guizzi, in maniera troppo classica e poco originale. Certo si muove e si scuote nella seconda parte (soprattutto per il carattere burbero dello scrittore e del suo tragico epilogo) ma complessivamente è un soufflé che non monta mai. Voto: 4,5