Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/08/2024 Qui - Un mix di vari film (Ocean's Eleven, Indiana Jones, True Lies, Tango & Cash) che nel complesso risulta divertente, in particolare per la chimica tra Dwayne Johnson e Ryan Reynolds, che mostra un'affinità notevole, permettendo ai loro personaggi stereotipati di coesistere. Gal Gadot si distingue pure, interpretando una villain carismatica e seducente, con diversi punti a suo favore. Presenta alcune scene d'azione convincenti, ambientazioni internazionali e una regia accurata. Sebbene derivativo, il film non è sgradevole, terminando con un finale affrettato che lascia spazio a future avventure. Voto: 5,5 [Netflix]
- Home page
- Classifiche
- CINEMA
- Film Anno per Anno dal 2015 ad Oggi
- Tutti i Film
- Film e visioni speciali
- Giornata della Memoria
- Academy Awards
- Filmografie registiche
- Approfondimenti cinematografici
- Day cinematografici
- Saghe cinematografiche
- Cortometraggi
- Promesse cinematografiche [Dal 2018 al 2021]
- NOTTE HORROR
- HALLOWEEN
- CHRISTMAS
- MCU
- DC
- STAR WARS
- Agatha Christie
- ALIEN
- John Wick
- Fast & Furious
- IL GIRO DEL MONDO CINEMATOGRAFICO
- Sharknado
- La notte del Giudizio
- I Spit On Your Grave
- GEEK LEAGUE
- LISTE & CLASSIFICHE ANIME
- ANIME-TION MOVIES & SERIES
- AGGIORNAMENTI LIVE VISIONI & GAMES
Visualizzazione post con etichetta Ryan Reynolds. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Ryan Reynolds. Mostra tutti i post
venerdì 30 agosto 2024
Red Notice (2021)
Labels:
Avventura action comica,
Chris Diamantopoulos,
Dwayne "The Rock" Johnson,
Gal Gadot,
Netflix,
Rawson Marshall Thurber,
Ritu Arya,
Ryan Reynolds
venerdì 22 dicembre 2023
Spirited - Magia di Natale (2022)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 22/12/2023 Qui - Ispirato al Canto di Charles Dickens, ne costituisce un'originale nonché piacevole (per quanto poco digerisca in genere i musical) diversione. Si fantastica infatti di un gruppo di spiriti che da anni converte gente (il loro dietro le quinte è geniale), incappando nell'osso duro interpretato da Ryan Reynolds (sempre a suo agio nella commedia). L'accoppiata protagonista è vincente (Will Ferrell un uragano di simpatia ogni volta) ma ancora di più lo è il mix tra demenzialità, buoni sentimenti e numeri musicali, alcuni dei quali molto orecchiabili ed eseguiti con belle coreografie. Movimentato, lungo (forse troppo) ma ritmato e molto colorato. Un riuscito film natalizio, nonostante i difetti e la mia rimostranza ai musical. Voto: 6+
Labels:
Aimee Carrero,
Commedia fantasy,
Film musicale,
Octavia Spencer,
Patrick Page,
Romanzo,
Rose Byrne,
Ryan Reynolds,
Sean Anders,
Sunita Mani,
Will Ferrell
lunedì 31 luglio 2023
The Voices (2014)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/07/2023 Qui - Il classico topos dell'horror psicologico che vede lo psycho killer di turno sulla via della redenzione grazie all'amore (ma di rado in questi casi omnia vincit amor) è trattato secondo i dettami della commedia brillante. Il risultato è più interessante sulla carta che di fatto, ma non disprezzabile. Ryan Reynolds e i suoi animali parlanti sono spassosi, qualche gag è indovinata, ma alla fine si ha l'impressione di non aver riso abbastanza. Manca un guizzo di audacia e genialità che avrebbe colmato diversi momenti sottotono, soprattutto visivamente. Il risultato finale è insomma, e tutto sommato, gradevole, ma l'amaro in bocca resta, in quanto è questa una mezza occasione sprecata. Peccato infatti che così tante idee alla fine risultino più confuse che ficcanti. Voto: 5,5
venerdì 16 dicembre 2022
The Adam Project (2022)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 16/12/2022 Qui - Un film che è la naturale continuazione del sodalizio che
si è
formato da Shawn Leavy come regista e Ryan Reynolds come attore, già in
coppia nel precedente Free guy. Questo film non è sicuramente
all'altezza del precedente, più riuscito, ma assicura comunque un
discreto
intrattenimento. L'influenza del filone supereroistico si fa sentire anche
per il design e la presenza di comprimari di lusso come la Zoe Saldana e
Mark Ruffalo più la Jennifer Garner, ma sono appunto
comprimari dello
stesso Reynolds
con un'opera cucita su misura e dove tutto sommato fa sempre il solito
personaggio a cui siamo abituati ultimamente. Trama fluida non
originalissima (le citazioni si sprecano) ma senza dubbio sa toccare le
corde giuste: il tono è quello scanzonato ed ironico ma non manca il
lato tenero che sa emozionare e far scendere una lacrimuccia. Una
visione godibile che si porta a termine senza nessuna fatica. Voto: 6,5
Labels:
Catherine Keener,
Fantasy action,
Jennifer Garner,
Mark Ruffalo,
Netflix,
Ryan Reynolds,
Sci-fi,
Shawn Levy,
Viaggi nel tempo,
Walker Scobell,
Zoe Saldana
martedì 31 maggio 2022
6 Underground (2019)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/05/2022 Qui - Michael Bay è incorreggibile, indifendibile, ma anche una certezza se si
punta a spegnere il cervello e a godersi un marchingegno di sola azione
ed adrenalina. Per questo appare quasi inutile indignarsi se,
per citare uno degli esempi più plateali, per lui l'Italia dei centri
storici (in questo caso Firenze viene letteralmente messa a soqquadro da
una spericolata corsa in macchina senza fine) risulta rappresentabile
solo in quanto popolata da turisti utilizzati come birilli (e ci può
anche stare) e suore dai talari svolazzanti. Il re dello
stereotipo e dell'adrenalina a pelle se ne frega, e prosegue
imperterrito la sua strada tutta ostacoli ed accelerate, che si forgia
di scene d'azione tecnicamente strepitose, di tipi tosti belli,
intelligentissimi, onesti a fare da contraltare a cattivi così sadici da
suscitare quasi simpatia. E poi donne-virago sensualissime,
truccatissime, discintissime e letali come quelle della migliore
tradizione bondiana. 6
Underground si forgia di dialoghi deliranti ma anche spiritosi, spinti
ed
ironici che contribuiscono a rendere fragorosamente e
ruffianamente spumeggiante lo spettacolo usa e getta, prerogativa da
sempre di tutto (o quasi) il cinema del gradasso Bay. Condito da uno
humor evidente, il film si lascia guardare senza
grosse incertezze ma anche senza grande entusiasmo per colpa di alcune
prolissità evitabili. Cast ben assortito, con Ryan "Deadpool" Reynolds a ben tirare le fila. Voto: 6
Labels:
Adria Arjona,
Avventura action comica,
Ben Hardy,
Corey Hawkins,
Dave Franco,
Lior Raz,
Manuel Garcia-Rulfo,
Melanie Laurent,
Michael Bay,
Netflix,
Payman Maadi,
Ryan Reynolds,
Thriller
giovedì 31 marzo 2022
Free Guy - Eroe per gioco (2021)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/03/2022 Qui - In un periodo di film poco originali e poco interessanti, un'enorme
boccata di ossigeno è questo divertente omaggio al mondo dei
videogiochi, ma non solo. Free Guy è un film che gioca molto
sull'immaginario cinematografico
dello spettatore. Prendiamo la storia, nella sua struttura principale un
incrocio tra Truman Show ed Essi vivono, applicato alla realtà
virtuale. Un personaggio non giocante che prende una via propria,
acquisisce consapevolezza e progredisce. L'intelligenza artificiale che
entra in contatto con i propri creatori. La qualità migliore di questo
film è che racconta la storia di un gioco, facendolo in maniera giocosa,
strizzando l'occhio allo spettatore nella maniera giusta, cioè
facendolo divertire. Ben equilibrato nella sua struttura che scorre
narrativamente fra il reale ed il mondo virtuale di Free City, il film
non ha una attimo di pausa ed i personaggi magari non sono approfonditi,
ma funzionano alla grande, perché in fondo è un gioco e non servono
sottili psicologismi. Un film brillante che mi ha sorpreso in positivo,
godibilissimo dal primo all'ultimo minuto. Ryan Reynolds riesce a tirar fuori un personaggio memorabile e il villain interpretato da Taika Waititi, il
programmatore fuori dalle righe, è divertente. La regia (di Shawn Levy,
quello di This Is Where I Leave You) si comporta in maniera più
che
buona e gli effetti qui a pacchettoni sono di buona fattura (la
candidatura agli Oscar ci sta). Un film piacevole e sorprendente,
candidato a diventare il mio guilty pleasure di quest'anno. Voto: 7
lunedì 28 febbraio 2022
I Croods 2 - Una nuova era (2020)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 28/02/2022 Qui - Il fatto
che siano passati molti anni dal primo (non memorabile)
episodio rende meno fruibile e oggettivamente forzato il progetto. Ciò
detto il sequel è per molti versi più compatto dell'originale con una
parte preparatoria (il domani e l'incontro coi "superior") solo
parzialmente detonata dal fragoroso finale, culminante nella stordente
battaglia riconciliatoria. Più elaborato risulta il disegno dei
personaggi con la solidarietà maschile tra Grog e Filo che sfocia in un
dissacrante rapporto omoerotico, mentre l'innesto di Speranza e la
leadership della nonna riconsegna vigore al lato femminile. Qua e là ci
sono spunti divertenti, molto ben realizzati sfondi e animazione
(psichedelicamente colorata), ma comunque niente di che. Voto: 6
mercoledì 16 settembre 2020
Pokémon: Detective Pikachu (2019)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 16/09/2020 Qui - Nessuna colpa da imputarsi ai Pokémon, alla sceneggiatura tutta la colpa, il primo film dei Pokémon realizzato in live action, non convince. Perché certo, meno peggio e meno straniante di quel che si potrebbe pensare, bisogna poi rendere atto al film che l'uso di tecnologia e effetti speciali è pregevole, riuscendo nel compito, già arduo di partenza, di mantenere intatta la sospensione dell'incredulità, peccato che, benché l'occhio voglia sempre la sua parte, non si tratta dell'unica parte in gioco. Il film, infatti (di Rob Letterman, quello del pregevolissimo Piccoli Brividi), un po' rifacendosi quanto possibile all'omonimo videogame da cui prende le mosse, un po' delineando una sua identità narrativa indipendente, manca tutti gli altri bersagli. La trama è debole, estremamente specifica (oltre il limite del ripetitivo) in alcuni punti quanto convenientemente ambigua in altri, i colpi di scena sono tutti prevedibili e, pur prevedendo un target di pubblico molto pronunciato verso il basso, poco gratificanti. I due personaggi umani principali, interpretati da Justice Smith e Katryn Newton, non se la cavano male ma il loro spazio viene divorato da un Pikachu efficace ma ingombrante, doppiato in lingua originale da Ryan Reynolds, di cui condivide l'ironia sfrenata e iconoclasta (sprecati Bill Nighy e Ken Watanabe). La combinazione straniante di comico e tenero funzionerebbe pure, se trovasse il giusto spazio e agisse di concerto con il resto del film, così, invece, risulta alquanto stridente. Resta a difesa del film la meraviglia visiva di un paio di sequenze brillanti, specie nella prima metà, e qualche trovata che strappa il sorriso. Quasi niente, comunque, che non si sia già visto, gestito meglio, in Zootropolis. Il finale è fiacco, e non basta la tematica della paternità, pazientemente intessuta, a riscattare a un epilogo audace. Voto: 5+
Labels:
Avventura fantasy,
Bill Nighy,
Commedia,
Film per ragazzi,
Games,
Justice Smith,
Kathryn Newton,
Ken Watanabe,
Live Action,
Rita Ora,
Rob Letterman,
Ryan Reynolds,
Suki Waterhouse
venerdì 14 agosto 2020
Fast & Furious - Hobbs & Shaw (2019)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 14/08/2020 Qui - Dietro la direzione adrenalinica e tosta di David Leitch (uno che di ritmo ed action se ne intende eccome, se si pensa a John Wick e ad Atomica Bionda, sue regie precedenti assieme a Deadpool 2), il film, spin-off della serie di Fast & Furious, che si svolge due anni dopo Fast & Furious 8 (da quest'ultimo proviene l'accoppiata Hobbs & Shaw, che lì faceva faville, qui anche, ma non è quello il problema di questo nono capitolo), si districa tra coreografie perfettamente orchestrate ed una buona dose di ironia, almeno fino al punto in cui la vicenda ci conduce a Samoa, terra esotica e paradiso d'origine di Hobbs (e dello stesso gigantesco Dwayne "The Rock" Johnson). Qui la vicenda si caramella di intrusioni familiari invadenti e sdolcinate che, assieme alla immancabile svolta rosa (in questo caso tuttavia alla bellissima Vanessa Kirby non gli si può dire niente), contribuiscono a raffreddare non poco i motori di una vicenda di fatto grossolana, banale e prevedibile, ma visivamente garante di uno spettacolo piuttosto godibile. Tra i camei, oltre a lady Helen Mirren, simpatica madre ladra di Jason Statham/Shaw, è Ryan Reynolds che, spuntato fuori come dall'uovo, si rende protagonista di due interventi esilaranti e dissacranti, in grado di far perdonare almeno in parte tutta la ridondante retorica sulla famiglia entro cui rimane invischiato questo indiavolato e concitato nono capitolo della serie più tamarra (e fortunata) probabilmente di sempre (nel cast da segnalare comunque un corpulento Idris Elba, e poi Cliff Curtis, Eddie Marsan, Eiza González e Kevin Hart). Perché va bene che l'intrattenimento è importante, ma i limiti del concepibile e accettabile vengono ampiamente superati anche in ottica action-movie, la durata è poi francamente eccessiva. E quindi pellicola vivace ma obbiettivamente mediocre. Voto: 5+
Labels:
Avventura,
Azione,
Cliff Curtis,
David Leitch,
Dwayne "The Rock" Johnson,
Eddie Marsan,
Eiza González,
Helen Mirren,
Idris Elba,
Jason Statham,
Kevin Hart,
Ryan Reynolds,
Vanessa Kirby
mercoledì 17 luglio 2019
Deadpool 2 (2018)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 07/06/2019 Qui
Tema e genere: Basato sull'omonimo personaggio dei fumetti Marvel, undicesimo film della saga sugli X-Men, sequel di Deadpool (2016), Deadpool 2 è l'action fumettistico che segna il ritorno tanto atteso del mercenario chiacchierone.
Tema e genere: Basato sull'omonimo personaggio dei fumetti Marvel, undicesimo film della saga sugli X-Men, sequel di Deadpool (2016), Deadpool 2 è l'action fumettistico che segna il ritorno tanto atteso del mercenario chiacchierone.
Trama: Quando gli viene portata via l'amata Vanessa, Deadpool perde ogni ragione di vivere. Almeno finché i suoi amici gli trovano una nuova missione, e sarà così costretto suo malgrado a riflettere su ciò che significa realmente essere un eroe e a capire che spesso bisogna giocare sporco per fare la cosa giusta.
Recensione: Il successo del primo film dedicato al mercenario chiacchierone di casa Marvel fu una sorpresa inaspettata per tutti (anche e soprattutto per me, qui la recensione). E questo nuovo capitolo, che rimarca la linea tracciata con il primo capitolo (con la combinazione di linguaggio sboccato, citazioni e violenza fatta apposta per mandare in estasi gli adolescenti che in teoria non dovrebbero vederlo), che lascia anche tanto spazio alla comicità, all'assurdo, ma anche (e sorprendentemente) alle emozioni e ai sentimenti, non delude le aspettative. Anche se Deadpool 2 non è una sorpresa, nel senso però più sorprendentemente positivo possibile. Non è una sorpresa perché, in fondo, il primo capitolo aveva già fissato bene le regole di base di un franchise solitario che, terminato anche Wolverine, si riconferma con il sequel un cavallo di razza tra i mutanti di casa Fox (ora Disney). E si sa, Wade Wilson è un cavallo pazzo. Deadpool 2 non sorprende insomma, però conferma tutto ciò che doveva confermare: ironia, azione, sentimenti, emozioni e assoluta padronanza dei mezzi, peraltro non immensi, ma usati in modo che sembrino il doppio, in qualità e quantità. Infatti, pur non potendo più sfruttare la carta della sorpresa, come avvenne per l'uscita del primo film, la figura di Deadpool si mostra, alla sua seconda prova, in grado di eguagliare l'entusiasmo provocato al suo inizio. E lo fa non solo spingendo l'acceleratore del divertimento al massimo, ma donando al personaggio una dimensione in cui svilupparsi al meglio e in cui donargli dunque un più ampio respiro. Sembra difatti in evoluzione il protagonista Wade Wilson: non abbiamo più solo volgarità e frecciatine (che non mancano anche stavolta di colpire ovunque e chiunque con il loro irriverente piglio), ma una storia in cui ci si approccia alla maturazione del personaggio. Perciò non più solo quel bistrattato e a tratti mancante eroismo, ma una parte comica minuziosamente curata, talmente sregolata da essere il più brillante possibile. Al contempo non rinuncia a uno svolgimento appassionante e ben costruito, ritmato, equilibrato nelle parti. È insieme genio e sregolatezza. E dunque, senza fare spoiler, si ride tanto, da subito e fino alla fine, dai dissacranti titoli di testa alla James Bond alle sequenze post-credit. Si ride per un montaggio chirurgico e un citazionismo a catena, un umorismo meta-cinematografico a pioggia che non risparmia davvero ma davvero nessuno. Le citazioni e i camei (alcuni davvero incredibili), oltre a quelli dei compari della Marvel, spaziano infatti dai personaggi e situazioni della rivale DC Comics (c'è anche uno sberleffo a Batman vs Superman) a tutta la filmografia degli scorsi decenni (da Forrest Gump a Robocop, James Bond e Terminator, ma anche Frozen e Yentl). Lo stesso vale per la musica e le scelte di cast, a partire da Josh Brolin nei panni dell'antagonista Cable, che a un certo punto Deadpool apostrofa come Thanos, il nome del personaggio che Brolin interpreta nella saga degli Avengers. In tutto questo non è mai chiaro se a Deadpool interessi davvero portare fino in fondo la sua missione o semplicemente portare all'esasperazione chi ha di fronte, a furia di botte o di battute. L'unica cosa che rimane "sacra" in questo panorama è proprio l'amore di Wade per Vanessa (la sempre bella Morena Baccarin): il motore, nel bene e nel male, di ogni sua scelta. E gli altri personaggi? La Domino di Zazie Beetz (che spicca per i suoi poteri spettacolari, resi molto bene, e per il suo atteggiamento estremamente coinvolgente) è una new entry esplosiva, così com'è un piacere, a breve distanza dal suo Thanos in Avengers: Infinity War, ritrovare Josh Brolin in un'altra prova assolutamente convincente. Le scene d'azione del suo perfetto Cable sono tutte performance di statura, anche quando strappano le consuete risate garantite dai vari sparring partner. Chiudono il cerchio una nutrita schiera di personaggi di contorno, che tutt'insieme trovano una dimensione armonica, ricca ed efficace entro la quale agire: tra TJ Miller, Colosso, una X-ilarante X-Force e Julian Dennison, motore degli eventi, nessuno manca di dare il proprio piccolo ma fondamentale apporto all'opera tutta.
Labels:
Action fumettistico,
Avventura action comica,
Brianna Hildebrand,
David Leitch,
Deadpool,
Eddie Marsan,
Jack Kesy,
Josh Brolin,
Marvel,
Morena Baccarin,
Ryan Reynolds,
T. J. Miller,
X-Men,
Zazie Beetz
sabato 8 giugno 2019
Come ti ammazzo il bodyguard (2017)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 28/09/2018 Qui - La trama di Come ti ammazzo il bodyguard (The Hitman's Bodyguard), film del 2017 diretto da Patrick Hughes, si rivela misera, ma viene sorretta da uno spettacolo pirotecnico che pesca a piene mani dai thriller Buddy-movie degli anni '90. Com'è facile intuire infatti, il tutto riconduce a uno stile simile a quello di Arma Letale o anche a Die Hard 3, che vedeva lo stesso Samuel L. Jackson (qui protagonista indiscusso) affiancare Bruce Willis. In questo senso, il film non tradisce le attese: ci sono talpe infiltrate nei ranghi della polizia, siparietti comici, scene d'azione a suon di musica e continui cambi di location in giro per il mondo. Come ti ammazzo il bodyguard difatti, un film d'azione divertente e leggero al contempo, un action movie on the road basato principalmente sull'intesa tra i due protagonisti, che non si risparmiano battute al vetriolo e colpi bassi, per arrivare poi a una sorta di alleanza e amicizia non convenzionale, svolge bene il suo lavoro, diverte e intrattiene il pubblico, anche se con tante, forse troppe, scene d'azione. E in tal senso seppur Come ti ammazzo il bodyguard (la fantasia dei titolisti italiani non ha limite, ormai comincio a volergli bene, sono chiaramente persone con problemi) percorra tutte le tappe previste dai film di genere (con una sceneggiatura fin troppo lineare e prevedibile che racconta della classica coppia che scoppia che deve raggiungere, tra inseguimenti e sparatorie, il Tribunale dell'Aia per testimoniare in sfavore di uno spietato dittatore), e senza oltretutto brillare in alcunché, alcuni spunti interessanti lo fanno apprezzare. In primis la contrapposizione tra Bryce, guardia del corpo i cui clienti sono perlopiù criminali, e Kincaid, un killer con una sua morale che accetta solo lavori in cui il bersaglio sia un criminale, ma soprattutto la sua sfrontata voglia di non prendersi mai sul serio (in tal senso il poster che cerca di scimmiottare, a tratti, Guardia del Corpo del 1992 con Kevin Costner e Whitney Houston, conferma la leggerezza del film), che è la carta vincente di una pellicola altrimenti destinata a farsi dimenticare appena conclusa.
martedì 7 maggio 2019
Life: Non oltrepassare il limite (2017)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 12/02/2018 Qui - Non strabilierà per originalità, ma Life: Non oltrepassare il limite (Life), che tenta di assolvere al suo compito di mero prodotto ludico, fornendo basi classiche di fanta-thriller già rodate e che fanno una certa presa sul pubblico, si segnala sicuramente come un signor sci-fi horror. Girato con eleganza dallo svedese d'origine cilena Daniel Espinosa, pur essendo l'ennesimo clone di "Alien", questo film del 2017, risulta infatti costruito con invidiabile cura sfociante in un'escalation tensiva a dir poco ottima, concretizzata grazie ad una sceneggiatura che una volta lanciata non ammette attimi di respiro. Giacché questo agghiacciante thriller, ambientato nello spazio e che affronta l'annoso tema della possibilità di trovare altre forme di vita al di fuori della Terra, anche grazie ad un comparto tecnico eccellente (scenografia e ambientazione sono ben curati ed assolutamente realistici), raggiunge, nonostante una trama non solidissima e oltretutto semplice nei contenuti e nello svolgimento (anche se del tutto funzionale), l'obiettivo di diffondere tensione e ritmo fino alla fine. Anche perché la pellicola ci parla di un team di scienziati, guidato dal capitano Kat (Olga Dihovichaya), che a bordo di una stazione spaziale, dopo aver trovato una traccia dell'esistenza della vita su un pianeta ritenuto sino ad allora inospitale, si ritrovano tutti, i dottori Miranda (Rebecca Ferguson) e David (Jake Gyllenhaal), i tecnici Roy (Ryan Reynolds) e Sho (Hiroyuki Sanada), e lo scienziato Hugh (Ariyon Bakare), in una situazione di grande pericolo. La creatura aliena infatti, alla quale viene dato il nome di Calvin, nata da una cellula biologica fossilizzata, fortemente capace di adattarsi all'ambiente circostante (che comincia via via a crescere e a svilupparsi), dopo essersi liberata non darà tregua all'equipaggio, facendo così iniziare un'incubo senza ritorno.
giovedì 18 aprile 2019
Criminal (2016)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 19/12/2017 Qui - Un po' Jason Bourne, un po' Self/Less, Criminal è un action-movie del 2016 che sfrutta abilmente i temi delle neuroscienze in salsa futuribile, e che, grazie ad un pregevole (ed un pochino originale) incipit e scena iniziale si fa minimamente apprezzare. Perché questa spy story diretta dal semi sconosciuto Ariel Vromen è una discreta pellicola anche se di certo non indimenticabile. Giacché seppur la trama sembrerebbe anche abbastanza interessante e il cast di attori presenti nel film fa ben presagire, purtroppo essa viene sviluppata in maniera troppo superficiale, facendo da contorno alle solite sparatorie che lo rendono il classico film "scappa e spara". Comunque la trama racconta di Bill Pope (un sufficiente Ryan Reynolds), un agente della CIA che viene ucciso prima di poter rivelare ai suoi capi dove ha nascosto un hacker che può sventare un attacco nucleare terroristico che scatenerebbe una guerra mondiale. L'unico modo per recuperare i ricordi di Pope è trapiantare una parte del suo cervello in un uomo che ne sia sprovvisto. E questi è Jericho Stewart (Kevin Costner), un galeotto rinchiuso in un carcere di massima sicurezza, proprio perché la sua anomalia cerebrale lo rende un killer senza sentimenti. L'operazione chirurgica sembra essere fallita, e in più Jericho fugge. Ma qualcosa sta lentamente facendosi strada nella mente del criminale. A questo punto sia i buoni che i cattivi devono per forza ritrovarlo. Il film quindi, anche per colpa di figure poco credibili, non riesce a soddisfare a pieno, non riesce a colpire nel suo intento, perché persino l'operazione al cervello che permette il trasferimento di memoria, un'operazione fantascientificamente accattivante, viene quasi banalizzata sul finire del film.
Labels:
Alice Eve,
Antje Traue,
Film di spionaggio,
Film drammatico,
Gal Gadot,
Gary Oldman,
Jordi Mollà,
Kevin Costner,
Michael Pitt,
Ryan Reynolds,
Scott Adkins,
Thriller action,
Tommy Lee Jones
venerdì 12 aprile 2019
Woman in Gold (2015)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 09/12/2017 Qui - E' una storia vera quella portata da Woman in Gold, film del 2015 diretto da Simon Curtis, sullo schermo, con eleganza in un mosaico di misurata drammaticità intervallata da ricordi di una infanzia dolce e serena alle soglie di una guerra che tutto avrebbe cancellato. Il film infatti ripropone tematiche, epoche, luoghi, orrori che non si possono e non si devono dimenticare. Tutte cose che seppur trattate con minore intensità rispetto ad un film sulla discriminazione razziale del nazismo, riescono ad essere esplosivi e coinvolgenti grazie anche e soprattutto alla performance di un cast affidabile e credibile, ad una regia attenta e una realizzazione emozionalmente palpabile. Giacché gli eventi raccontati nel film (rappresentati comunque in forma di operetta) di Curtis, hanno spunti drammatici che fanno commuovere (9 temi degli abbandoni, delle umiliazioni subite dagli ebrei, dei sensi di colpa della sopravvivenza…) ma fanno anche sorridere e lo si vede volentieri. Anche se la lotta apparentemente impari, per recuperare ciò che apparteneva alla propria famiglia, si risolve in una vittoria che tuttavia non viene giustamente esaltata e osannata. Forse perché è difficile scoprire che a distanza di 60 anni, la shoah ed il delirio nazista non si è concluso nei campi di sterminio, perché una volta normalizzatasi la situazione, il diritto di proprietà alle opere d'arte dei legittimi proprietari diventa un'eventualità, infatti i furti perpetrati dai nazisti negli anni '40 hanno disperso gran parte dei capolavori dell'arte tra i parenti dei ladri e le grandi gallerie d'arte tedesche ed austriache. E così il ritratto di Adeele Bloch Bauer (la Gioconda d'Austria), la zia di Maria Altmann, di Gustav Klimt è conservato al museo Belvedere di Vienna. Maria, Hellen Mirren (sempre perfetta nei suoi ruoli, come già appurato in Collateral Beauty e L'ultima parola: La vera storia di Dalton Trumbo), vive negli Stati Uniti, non è mai tornata a Vienna, ma in occasione della morte della sorella decide di rivendicare il diritto alla restituzione del dipinto, e per farlo si affida ad un giovanissimo avvocato, Ryan Reynolds (non eccelso ma più che discreto e credibile, meglio che ne il mediocre Mississippi Grind), per attivare le procedure legali per richiedere il diritto di proprietà al dipinto.
Labels:
Antje Traue,
Charles Dance,
Daniel Bruhl,
Elizabeth McGovern,
Film drammatico,
Film storico,
Helen Mirren,
Jonathan Pryce,
Max Irons,
Moritz Bleibtreu,
Ryan Reynolds,
Simon Curtis
sabato 23 marzo 2019
Mississippi Grind (2015)
Mini Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/08/2017 Qui - Mississippi Grind (Drammatico, Usa 2015): Ben Mendelsohn (Black Sea e tanti altri) interpreta un uomo preso dal gioco d'azzardo compulsivo, cosa che lo ha rovinato nella vita e continua (egoista sempre) a rovinarlo. Una sera però al tavolo da poker incontra un misterioso e fascinoso uomo (Ryan Reynolds, moltissimi altri) che sembra dotato dell'incredibile potere di riuscire sempre ad azzeccare ogni tipo di scommessa. Venuto a sapere di un grande incontro di poker a New Orleans, il giocatore compulsivo convince il nuovo amico ad andare con lui, l'uomo è indebitato, e vede la situazione come l'occasione per rifarsi. Sarà un lungo (ed estenuante) viaggio, e, come da tradizione per molti road movie, molti saranno i temi affrontati (purtroppo non tutti approfonditi in modo efficace), su tutti appunto quello del (più volte bastardo) gioco d'azzardo ma anche, direi, dell'amicizia, però in modo superficiale e non sempre convincente. Colpa di una storia troppo semplice, largamente prevedibile, lungamente statica, banale e semplicemente noiosa (personalmente intendo). Buona anche se disfunzionale la musica blues di sottofondo, sufficiente l'interpretazione degli attori protagonisti (seppur entrambi sottotono) ma davvero mediocre è la resa finale. Poiché questo film in sintesi può essere considerato "la noia" fatta a pellicola. Voto: 5
domenica 24 febbraio 2019
Deadpool (2016)
giovedì 21 febbraio 2019
The Captive: Scomparsa (2014)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 19/01/2017 Qui - Il problema principale di The Captive: Scomparsa (The Captive), film del 2014 (che ha partecipato in concorso al Festival di Cannes) diretto da Atom Egoyan, di cui è coautore della sceneggiatura assieme a David Fraser, interpretato da Ryan Reynolds, Scott Speedman, Rosario Dawson, Mireille Enos, Kevin Durand e Alexia Fast (recentemente entrata nella classifica delle Bellezze cinematografiche 2016), non è tanto il tema, tosto e disturbante che non può sconvolgere le coscienze di genitori e non, ovvero la terrificante piaga della pedofilia e in particolare della pedofilia online, quanto le caratterizzazioni o spiegazioni nonché domande irrisolte, cioè tutto rimane in superficie, chi sono, da dove vengono, possibile che nessuno se ne accorgi, possibile sia così facile rapire un minore, addirittura rubare un camion di alberi e scaricarli uno a uno sul ciglio di una strada a mo' di mappa senza insospettire nessuno? Mettere in crisi un rapporto o insinuare un dubbio nei confronti dei genitori senza prove come fa la polizia che poi non fa niente, è davvero possibile o credibile, e potrei scriverne 10 di tante incongruenze o passaggi forzati. Quello che invece risulta credibile è la perdita della sicurezza umana, in quest'opera di Atom Egoyan, tutti i personaggi principali, a ben vedere, subiscono infatti la perdita dell'orizzonte di senso della propria esistenza. Certamente e in primo luogo è Cass, la giovane rapita per una svista occasionale del padre Matthew. Da qui il senso di smarrimento si allarga dal padre alla madre Tina, i quali, come coniugi, sono costretti a vivere la perdita della loro propria bambina incrinando il rapporto, fino a fare di Matthew il colpevole per eccellenza di tale perdita. Non solo, gli stessi poliziotti che operano sul caso, perdono sempre più la bussola, l'uno, Jeffrey, perché personalizza troppo gli eventi al punto di credere che lo stesso padre sia il responsabile del rapimento che ha venduto la figlia a una rete di pedofili per questioni di debiti, l'altra, Nicole, perché nonostante combatta contro il male è lei stessa ad averlo subito da adolescente.
giovedì 14 febbraio 2019
Un milione di modi per morire nel West (2014)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 20/12/2016 Qui - Un milione di modi per morire nel West (A Million Ways to Die in the West), pellicola del 2014 scritta, diretta ed interpretata da Seth MacFarlane, è una divertente commedia (anche geniale), ma tremendamente demenziale e infantile nonché forzata. Questo perché il creatore dei Griffin, al contrario di Ted e il suo seguito (Ted 2) dove era riuscito a trasformare in cinema, in una commedia semplice e divertente, la sua comicità e il suo nonsense unico, non riesce a fare la stessa cosa. Qua infatti ci sono moltissimi difetti a cominciare dalla prima cosa, il suo personaggio, personaggio che proprio per la scelta di interpretarlo lui stesso non funziona alla perfezione anche perché lui non è un attore. Anche gli altri personaggi però sono costruiti malissimo e ultra-stereotipati e la sceneggiatura definirla banale è dire poco. Certo, cosa vuoi di più, è pur sempre una commedia demenziale, però pure se vuoi fare cinema demenziale deve esserci sempre una sceneggiatura (anche stupida) che regga e dei personaggi che facciano cose inerenti alla storia che vivono. Qui invece si lascia andare alla sua comicità lasciando da parte ogni credibilità e inevitabilmente il suo film perde ritmo e sinceramente questi 110 minuti (troppi per un film del genere) non scorrono con ritmo come in Ted. Tre cose però funzionano nel film che racconta la semplice storia di un vile contadino, che appena lasciato dalla sua ragazza, si allena per diventare un asso del grilletto con l'aiuto della moglie di un noto pistolero, sperando così di riconquistare la sua amata, anche se pian piano comincerà a nutrire nei suoi confronti sentimenti che vanno ben al di là dell'amicizia, ovvero Charlize Theron, non tanto il suo personaggio solo lei, il fatto che i due personaggi principali parlino e critichino continuamente il loro periodo storico come se fosse già passato e fossero nel presente (colpo di genio classico nella sua comicità) e il montaggio di due o tre scene che mi ha fatto capire che la sua comicità con flashback o stacchi veloci di regia potrebbe funzionare anche al cinema oltre che in tv, anche se le scene splatter di "visceri e sangue" non hanno lo stesso effetto comico che possono avere nelle animazioni virtuali.
Labels:
Amanda Seyfried,
Charlize Theron,
Christopher Lloyd,
Film comico,
Film romantico,
Giovanni Ribisi,
Jamie Foxx,
Liam Neeson,
Neil Patrick Harris,
Ryan Reynolds,
Sarah Silverman,
Seth MacFarlane,
Western
giovedì 7 febbraio 2019
Self/less (2015)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 10/11/2016 Qui - Self/less, thriller del 2015 diretto da Tarsem Singh, che ci mostra, ancora una volta, come il cinema nel corso degli anni ha fatto, con vari metodi sul come diventare immortali e ha seguito a sua volta il progresso scientifico, dal patto con il diavolo ed elisir di lunga vita siamo arrivati alla clonazione e, ultima novità, al trasformare la nostra mente in dati digitali da trasmettere in un involucro vivente all'altro come oggi si fa con i computer e relativi hard-disk. Tutto ciò ovviamente apre a meditazioni filosofiche su cosa sia la vita, su come la mente possa sopravvivere anche in altre situazioni, e, come accennato nel film, il cervello siano l'unico organo importante da preservare o se anche le nostre memorie e esperienze vivano in altre parti di noi. Il concetto base della vicenda infatti, è che esiste un sistema ultra avanzato che permette ad una persona defunta di rivivere una seconda vita dentro l'involucro corporeo di un'altra persona anch'essa ovviamente morta. Ed è quello che accade ad un ricco uomo d'affari condannato da un tumore irreversibile, che (sottoposto ad una sperimentale ed innovativa procedura medica) rinasce nel corpo di un ragazzo sano ed aitante ma tormentatissimo perché inseguito dai fantasmi di quello che fu il passato (soprattutto famigliare) di un'altra persona a cui (a sua volta) fu rubato il corpo dopo la sua morte. Non tutto però fila così liscio come dovrebbe e l'uomo inizia a svelare il mistero legato all'origine del suo corpo e all'organizzazione segreta pronta ad uccidere per proteggere i propri intenti. Una storia insomma complessa (mi rendo conto che a raccontare una storia del genere si rischia di creare solo confusione, ma vederne l'evolversi sullo schermo è molto più agevole) ma appassionante, una sceneggiatura intelligente che mescola tante chiavi narrative, ponendosi tanto come intrattenimento pop quanto come amara riflessione sul delicato rapporto tra etica, scienza, affari e aspirazione dell'uomo all'immortalità. Una sceneggiatura che nonostante le 'complicazioni' e grazie alla buona recitazione dei protagonisti rendono credibile un copione che di per se sarebbe assolutamente inverosimile. Dato che è fantascienza, nel senso che si parla di progressi scientifici avanzatissimi ma chiaramente non verosimili, ma lo si fa con una grande attenzione ai sentimenti e tutto il film è dominato da un umanesimo che non ti aspetteresti in una pellicola che ci viene presentata con tutti i crismi dell'action-thriller.
Iscriviti a:
Post (Atom)

















