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martedì 30 aprile 2024

Prisoners of the Ghostland (2021)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/04/2024 Qui - Sinceramente volevo toccare con mano la delusione generale di questo Prisoners of the Ghostland. In effetti quest'ultimo lavoro dell'eccentrico Sion Sono è parecchio deludente, un'accozzaglia di sequenze buttate quasi a caso ed anche noiose. Dalla trama e dal trailer mi aspettavo almeno una versione dei poveri di 1997 - Fuga da New York, perché le analogie ci sono e mi andava anche bene, ma in realtà la pellicola prende un'altra strada, quella della confusione e della noia. Si salva qualche momento visivo di discreta fattura, ma non basta. Mi dispiace per Sion Sono (sempre apprezzato) perché si vedono le buone intenzioni, ma alla fine è venuto fuori un pasticcio. Non benissimo Nicolas Cage, che dopo qualche buona prova, torna con una performance stavolta troppo sopra e fuori le righe. Voto: 5 [Prime Video/TimVision]

martedì 27 febbraio 2024

Renfield (2023)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 27/02/2024 Qui - Rivisitazione in salsa fantasy-comedy del mito di Dracula dove il protagonista è il suo "famiglio" che deve provvedere ai bisogni del padrone. Originale l'idea di far partecipare Renfield al gruppo di sostegno dove si renderà conto di essere in una situazione non molto felice e decide di liberarsi del suo "rapporto tossico" con il signore dei vampiri. Nicholas Hoult è abbastanza funzionale ma Nicolas Cage ruba la scena immedesimandosi benissimo nella parte. Awkwafina simpatica nel ruolo della poliziotta sola contro tutti che si allea con il mite Renfield che acquisisce super poteri mangiando insetti. Simpatico con esagerate scene splatter inserite per rendere il film diretto da Chris McKay (dopo il non tanto riuscito La guerra di domani) frenetico e divertente. Una bella sorpresa per un lavoro che non apporta nulla di nuovo ai generi che tocca ma che è godibilissimo dall'inizio alla fine. Voto: 6+ [Sky]

martedì 31 gennaio 2023

Jiu Jitsu (2020)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/01/2023 Qui - Una specie di Predator calato nel mondo delle arti marziali, dalla confezione nemmeno tanto male (fotografia e location valgono) ma scritto in modo talmente goffo da risultare indigesto. I personaggi dicono frasi ridicole e cosa ancora peggiore, i combattimenti mostrano tutta la loro falsità, senza mai riuscire a nascondere le coreografie alla base, causa lentezza e brutte inquadrature. Cast curioso, in cui l'unico però che sembra divertirsi un minimo è (lo sguazzatore del trash) Nicolas Cage. La trama pare minacciare sequel ma si spera che tutti si siano pentiti del risultato e rinuncino all'idea. Voto: 4

venerdì 30 settembre 2022

Il talento di Mr. C (2022)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/09/2022 Qui - Commedia intelligente che sfrutta al meglio l'autoironia del suo protagonista che si prende in giro nel miglior modo possibile, citando e sbeffeggiando i suoi film più famosi. Un omaggio alla (bizzarra) carriera di Nicolas Cage che, nel bene e nel male, sfrutta tutti i cliché e le situazioni più viste del filone action comedy degli anni passati. Niente di nuovo quindi, ma il meccanismo narrativo a scatole cinesi (la reale carriera di Cage, il suo personaggio-eroe e il film dentro al film che lo vede coinvolto) funziona, così come funziona la stravagante coppia formata con il sempre bravissimo Pedro Pascal, qui mesto e adorabile signore della droga e fanboy. Essi infatti ci regalano momenti di puro divertimento, come quando cercano di depistare alcuni curiosi. Grande partenza, tra citazioni, gigionerie (volontarie) e frasi da film, esilarante in alcuni momenti, peccato che nell'ultima parte diventi un po' troppo convenzionale e banalotto. Ma questo sguardo dissacratorio sulla passione per il cinema, spiritoso e stravagante, personalmente mi ha divertito, e questo basta. Voto: 6

giovedì 31 marzo 2022

Pig - Il piano di Rob (2021)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/03/2022 Qui - Esordio davvero sorprendente quello di Michael Sarnoski: parte illudendoti di trovarti davanti a una sorta di "Mandy con il maiale" (ovviamente senza i giochini psichedelici di Panos Cosmatos), per poi abbracciare una via più intimista, iconoclasta e dettata dal non detto (un'odissea in cui il passato, mai completamente raccontato, ma a volte solo accennato, torna alla ribalta). Pig è una favola assai avvolgente sulla perdita e le sue sfumature, sul legame tra memoria e cibo, sulla distruzione delle conformità capitalistiche, un piccolo saggio sul perdono, anziché sullo smodato sentimento di vendetta. Il regista procede con rigore nell'esplorazione di queste dolenti tematiche, e trova in Nicolas Cage il corpo, lo sguardo e il volto giusti per un personaggio dimesso e disincantato quale è l'ex chef Robin (memorabile il dissing a una stellata promessa dell'alta cucina, in realtà mediocre involucro del vuoto). Una prova da ricordare la sua, lui che oltre alle parole, poche (ma comunque più che le nessuna ne Willy's Wonderland), ci mette anche letteralmente, ed appunto, la faccia. Pure il lavoro di supporto di Alex Wolff e Adam Arkin si abbina alle plumbee atmosfere come il cacio sui maccheroni. Una piccola prelibatezza. Voto: 6,5

lunedì 28 febbraio 2022

I Croods 2 - Una nuova era (2020)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 28/02/2022 Qui - Il fatto che siano passati molti anni dal primo (non memorabile) episodio rende meno fruibile e oggettivamente forzato il progetto. Ciò detto il sequel è per molti versi più compatto dell'originale con una parte preparatoria (il domani e l'incontro coi "superior") solo parzialmente detonata dal fragoroso finale, culminante nella stordente battaglia riconciliatoria. Più elaborato risulta il disegno dei personaggi con la solidarietà maschile tra Grog e Filo che sfocia in un dissacrante rapporto omoerotico, mentre l'innesto di Speranza e la leadership della nonna riconsegna vigore al lato femminile. Qua e là ci sono spunti divertenti, molto ben realizzati sfondi e animazione (psichedelicamente colorata), ma comunque niente di che. Voto: 6

martedì 14 dicembre 2021

Willy's Wonderland (2021)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 14/12/2021 Qui - "The Banana Splits Movie vs. Nicolas Cage": questo sarebbe il sottotitolo più indicato per l'opera in questione. Il regista Kevin Lewis, ben conscio di ciò che il pubblico si aspetta da simili premesse, imposta Cage in modalità massacratore over-the-top à la Mandy (gli taglia del tutto pure i dialoghi, completando così la sua metamorfosi in pupazzone semovente) e gli fa prendere a sganassoni un mucchio di robot assassini. Il divertimento sta tutto qui, fra balletti dell'eroe, duelli leoniani, botte da orbi e "Free Bird" sul finale. Il resto (splatter incluso) è un contorno scipito. Voto: 5

sabato 31 luglio 2021

Primal (2019)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/07/2021 Qui - Ennesimo filmaccio commerciale che impegna Nicolas Cage in questo suo (continuo) turbine lavorativo che lo vede impegnato ogni anno in almeno 4 produzioni che lo trovano protagonista di action o thriller spesso piuttosto modesti, rari i miracoli alla Color out of space o alla Mandy, purtroppo anche questo Primal, che mi aveva in qualche modo intrigato (forse per il misto di serial killer e animali assassini), non riesce a distaccarsi da quell'effetto di mediocrità. L'intenzione non sarebbe neanche male, peccato però che la sceneggiatura, in corso d'opera, presenti una marea di cavolate, mostrando scene e dinamiche che con la logica hanno poco a che fare, finendo con il polverizzare quello che di buono poteva avere l'idea di base (la location, soprattutto). Il divertimento potenziale così si riduce di molto, tra lunghe passeggiate nei corridoi della nave in cerca del criminale e battibecchi stereotipati con un Cage abbastanza in parte, tanto in parte (incredibilmente) che alla fine è solo grazie alla sua presenza se il film non è una pietosa débâcle. In regia troviamo Nick Powell, già impegnato con Cage nel precedente action Outcast - L'ultimo templare, che dirige con il solo intento di rendere dinamico e scorrevole un plot che usa l'accumulo per assicurarsi ritmo senza sosta, ma riesce solo in parte a far dimenticare allo spettatore anche meno esigente gli errori e la vacuità del prodotto. Il basso budget non consente di avere effetti in CGI decenti e così ogni qual volta appare il giaguaro è un pugno nello stomaco, di questo film l'ennesimo. Voto: 4,5

giovedì 20 agosto 2020

Speciale H.P. Lovecraft - Color Out of Space (2019)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 20/08/2020 Qui - Ogni tanto ci capita di incappare in un déjà-vu, fenomeno unico e particolare ma non raro, anzi, soprattutto in campo cinematografico (e in particolare negli ultimi anni) abbastanza frequente. E' quello che è capitato a me vedendo questo film, Color Out of Space, memore della visione di non pochi giorni fa del film della Notte Horror, ossia Space Vampires, ho notato alcune analogie, e in effetti molte sono le similitudini. Lo spazio (che è anche nel titolo), luogo immenso da dove provengono esseri "estranei", conseguentemente la minaccia aliena, con annessi fasci di luce colorata e strani fenomeni fisici/psicologici, e tanti altri piccoli dettagli, quali stesso genere, siamo sempre infatti dalle parti del fanta-horror. E tuttavia il gap (seppur non elevatissimo) tra le due pellicole c'è e si vede, nonché si sente. A fare la differenza non tanto il fatto che qui donne nude che se ne vanno in giro non ci stanno, neanche che siano state prodotte in epoche diverse, quanto il fatto che nonostante i due film siano entrambi basati su un romanzo/racconto, la differenza tra questi è sostanziale (di caratura, intensità ed ineluttabilità). Color Out of Space, come per alcuni sarà stato ed è facile intuire, è infatti basato su un racconto, Il colore venuto dallo spazio, di Howard Phillips Lovecraft, spesso citato come H.P. Lovecraft, non propriamente uno qualunque. Uno che, anche se non si è letti alcun romanzo o racconto (come me), non si può non conoscere, uno che, a 83 anni dalla sua morte continua ad essere fonte di ispirazione per artisti di tutto il mondo, lo è stato, lo è ancora, e questo nella letteratura così come nel cinema e nella musica (e non solo), uno che, sempre meriterebbe di essere celebrato, come oggi, che a 130 anni dalla sua nascita, viene onorato dalla cricca di blogger (tra questi ci sono anch'io) più cool della blogosfera. Ma dopotutto potevamo mica esimerci nel non decantare uno dei maggiori scrittori di letteratura horror di tutti i tempi? Assolutamente no, ed eccoci tutti qui (ovviamente tutti quelli che l'hanno voluto omaggiare, a fine post troverete tutte le direzioni di navigazione) a parlarvi delle sue opere, e delle trasposizioni filmiche che alcune di esse hanno avuto. Negli anni tantissimi, ma l'anno scorso ecco arrivare quello ad uno dei suoi racconti più celebri e meglio riusciti, già stato trasposto altre volte, ma mai con la carica visiva ed espressiva che è capace di sprigionare questa pellicola.

martedì 30 giugno 2020

Cuore selvaggio (1990)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/06/2020 Qui - L'ho apprezzato, ma non fino in fondo. Il difetto maggiore è che ti colpisce di striscio, nonostante alcune belle scene. Il fascino è infatti indubbio, e le citazioni ricchissime, però è tutto spinto all'eccesso, forse troppo, e la provocazione finisce per smorzarsi, così come l'inventiva, scadendo quasi nel manierismo. Un film che ha i suoi alti e bassi, in virtù di un'alternanza ritmica che per scelta stessa del regista spezza la catena in più punti, appiattendone il bilancio generale. Comunque un film che è un mix di generi, dal pulp al genere azione, dall'erotico al romantico, on the road, un po' visionario, in alcuni tratti. Cuore selvaggio (basato sul romanzo omonimo di Barry Gifford) possiamo definirlo come una storia dove gli opposti si incrociano: tenerezza e violenza, il dramma e il grottesco. La scena iniziale è molto cattiva, forse tra le più cruenti del film, il finale invece è molto romantico, si sapeva che finiva così, ma è fatto bene. Lodevole la scelta di ambientazioni e colonne sonore suggestive e simboliche, così come lodevole può essere definita l'interpretazione di un Nicolas Cage nel cuore della carriera, folle al punto giusto da seguire David Lynch nella sua crociata in nome del surreale. Non male comunque, sia William Dafoe, sia Harry Dean Stanton (visto recentemente anche in 1997: Fuga da New York), che soprattutto una giovanissima e sexy Laura Dern, immancabili infine alcuni suoi attori feticci, Grace Zabriskie, Sheryl Lee e Sherilyn Fenn. Buona prova di David Lynch, un film spietato, malato, cattivo ma anche romantico, un po' lontano dai canoni del regista, ma tutto sommato riuscito bene. Note importanti: l'assegnazione della Palma d'oro a Cannes. Voto: 6

sabato 11 aprile 2020

Mandy (2018)

Titolo Originale: Mandy
Anno e Nazione: USA, Belgio 2018
Genere: Horror, Azione, Thriller
Produttore: Daniel Noah, Josh C. Waller, Elijah Wood
Adrian Politowski, Martin Metz, Nate Bolotin
Regia: Panos Cosmatos
Sceneggiatura: Panos Cosmatos, Aaron Stewart-Ahn
Cast: Nicolas Cage, Andrea Riseborough, Linus Roache, Bill Duke
Richard Brake, Ned Dennehy, Olwen Fouéré, Hayley Saywell
Durata: 120 minuti

Revenge movie horror interpretato da Nicolas Cage e Andrea Riseborough.
A seguito di un selvaggio assalto, Red si ritrova catapultato in un fantasmagorico viaggio all'insegna della sanguinosa vendetta.

mercoledì 30 ottobre 2019

Io, Dio e Bin Laden (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/10/2019 Qui
Tema e genere: Frizzante commedia sulla vera storia di un vagabondo un po' pazzo.
Trama: La storia vera di Gary Faulkner, un ex detenuto disoccupato, che armato solamente di una spada comprata su un canale televisivo, si recò in Pakistan undici volte allo scopo di catturare Osama Bin Laden, spinto dalla convinzione che Dio in persona glielo avesse chiesto.
Recensione: Partendo dall'assunto che la storia, come si vede dai titoli di coda, è tragicomicamente vera (ma ormai lo si capisce sin dall'inizio: più certe storie sono assurde e meno sono frutto di immaginazione) la vicenda di Gary Faulkner potrebbe essere liquidata come quella di uno dei tanti pazzi che abitano il pianeta. Il mix con la comicità demenziale di Larry Charles (quello di Borat e Il dittatore: ma qui meno esplosivo, senza il "suo" Sacha Baron Cohen) riesce però a rendere interessante una vicenda altrimenti solo da brevi in cronaca. In particolare, Nicolas Cage (dopo anni di b movie uno peggio dell'altro) usa un piccolo film (peraltro sfortunato: negli Usa è uscito direttamente in home video: ormai di Bin Laden non si interessa più nessuno) per costruirsi un personaggio memorabile, survoltato e folle e certo più grande del film che lo ospita, che fa rimpiangere le tante occasioni perse da questo nipote di Francis Ford Coppola dalla abbondante filmografia ma anche dal talento discontinuo. Se si ride meno di quanto si dovrebbe (pur se le continue irruzioni di Dio, interpretato da Russell Brand, altro comico attivo nel demenziale), e se le "gesta" di Gary sono un po' troppo ripetitive, sorprende la tenerezza che si insinua nella storia, grazie al suo rapporto con l'amica Marci Mitchell (Wendi McLendon-Covey), anche lei alla deriva dopo una vita di sconfitte, con un amore che sembra non decollare mai per le scempiaggini del protagonista. Che però, miracolosamente, fa breccia nel suo cuore e in quello di una bambina che non parla, piccolo segno di una realtà che non è solo riducibile all'aneddoto scherzoso sull'uomo che voleva catturare Osama Bin Laden.

venerdì 27 settembre 2019

Looking Glass (2018)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 27/09/2019 Qui
Tema e genere: Nicolas Cage e Robin Tunney in un thriller voyeuristico.
Trama: In un motel nel deserto, una coppia scopre l'esistenza di una stanza segreta dove accadono torbidi e inaspettati eventi. Quando ci scappa anche il morto, l'arrivo di un fastidioso poliziotto mette sottosopra la vita di entrambi.
Recensione: Nonostante la presenza del mitico Nicolas Cage e della bella e in forma (nonostante una certa età) Robin Tunney, Looking Glass non è un film che si potrebbe considerare della, tipica grande qualità. In primis è tutto strano, come strani sono i comportamenti dei protagonisti, quest'ultimi che lo sono per colpa della pessima sceneggiatura, tanto che difficilmente si attende il finale per capire chi è l'assassino (sfido chiunque a non capire chi sia il colpevole dopo i primi 60 minuti). Il thriller di Tim Hunter ci porta nella vita di una coppia sconvolta da un dramma, dal quale decide di allontanarsene e di voltare pagina acquistando un motel in un posto quasi totalmente disabitato, se non da pochi esseri guardinghi e sospettosi. Durante il film le scene spesso sono abitate da brevissimi flashback che rammentano ciò che è accaduto alla coppia e da cui si può dedurre che hanno perso la loro unica figlia. Ma il film non approfondisce mai la questione e non suggerisce cosa le sia accaduto: questa è una delle tante piccole pecche drammatiche del film, che ha il pessimo vizio di aprire infinite sotto-trame senza mai risolverle o concluderle. Looking Glass - Oltre lo specchio è simile al film di Drew Goddard 7 sconosciuti a El Royale per l'ambientazione e la scelta di usare l'idea dello specchio semiriflettente inserito in un motel (senza dimenticare una certa somiglianza anche con Vacancy), ma per il resto i due film sono totalmente agli antipodi. Il film è in parte un thriller voyeuristico, in parte un dramma coniugale, ma sfortunatamente, nessuno di questi elementi si fonde perfettamente con l'altro. La pellicola, nonostante un'interessante premessa che racchiude delle buone potenzialità, soprattutto alcune che lo collegano nelle prime scene alle atmosfere di Psycho, non si solleva minimamente dalla sua stasi, da un'inerzia narrativa che soffoca ogni scena e ogni intrigo, diventando una mera e pallida imitazione di un decadente spettacolo auto-indulgente. Looking Glass - Oltre lo specchio è un desueto B-movie noir, un film che possiede l'estetica di un low-budget di fine anni '80, al centro del quale non c'è un vero tema di base, non c'è un messaggio o un motivo per cui la maggior parte dei personaggi agisce o fa ciò che si vede nel film. La trama è divergente, confusionaria, cambia registro e direzione e invece di rendere interessante l'omicidio e creare tensione, offre solo la noia e la prevedibilità di un finale stanco e poco travolgente.

sabato 21 settembre 2019

Spider-Man - Un nuovo universo (2018)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 20/09/2019 Qui
Tema e genere: Film d'animazione che vede per la prima volta l'Uomo Ragno come protagonista, film che, basato sul fumetto del Ragnoverso e sulla serie televisiva The Amazing Spider-Man, racconta di un nuovo giovane Spider-Man che dovrà salvare New York insieme ad altri uomini e donne ragno dei fumetti Marvel provenienti da universi alternativi.
Trama: Punto da un ragno radioattivo, l'adolescente Miles Morales diventa Spider-Man. Ma ce ne sono altri, finché il perfido Kingpin non li riunisce.
Recensione: Avevo già molta voglia di vederlo, già da quando seppi della vittoria all'Oscar, poi vidi L'isola dei cani ed ero curioso di scoprire del come e perché avesse battuto quel piccolo capolavoro, poi vidi Venom, anzi, i titoli di coda di quest'ultimo (una delle sue parti migliori), e il desiderio aumentava, ma è quando ho visto The LEGO Movie 2 che non vedevo l'ora di vederlo, per vedere cosa si erano già inventati gli geniali sceneggiatori Phil Lord e Christopher Miller (sceneggiatori in quell'altro e questo film), per il primo film cinematografico di animazione (dopo parecchi film "live action" e tante serie tv, dove il Ragnoverso ha fatto la sua comparsa dopo quella fumettistica) dedicato all'Uomo ragno. Ebbene, Spider-Man: Un nuovo universo, diretto da Bob Persichetti, Peter Ramsey e Rodney Rothman, co-prodotto da Columbia Pictures, Sony Pictures Animation e Marvel Entertainment, è un film a dir poco sorprendente. Non solo perché riesce a creare un nuovo mito di Spider-Man su celluloide per la contemporaneità (superando in freschezza e qualità l'intera saga di Amazing Spider-Man con Andrew Garfield e anche il recente Spider-Man: Homecoming con Tom Holland) ma anche perché dimostra molto coraggio. Giacché il protagonista questa volta non è il "solito" Peter Parker, bensì Miles Morales, che per quanto non avrà le origini e la caratterizzazione più originali di sempre (anzi, per niente), riesce a non sfigurare. Ed è così che Spider-Man: Un nuovo universo, è un gioiello davvero imperdibile per chi non ha pregiudizi sul "genere" animato: una gioia per gli occhi e per la mente, una vera goduria per i fans (che colgono ogni riferimento: e chissà quanto vanno in visibilio quando si cita il loro adorato Comic-Con, l'annuale convention/festival di San Diego) ma anche per chi conosce poco o non va matto per cinecomic e universi autoreferenziali in cui bisogna essere super preparati (e ci sono tante citazioni colte, come il più volte citato romanzo dickensiano Grandi speranze). Qui, bambini troppo piccoli esclusi (non tanto perché si spaventino, quanto perché la narrazione e lo stile sono troppo complessi), tutti possono divertirsi e appassionarsi alla vicenda, grazie a una narrazione e a una grafica moderna, mai come in questo caso debitrici del fumetto (come le didascalie per i pensieri, per i rumori, ma con colpi di genio innovativi, o per gli snodi dell'azione) ma anche autonome e ricche di invenzioni e di umorismo (il compagno di stanza al college, che ricorda peraltro Spider-Man: Homecoming). Che poggiano anche sul racconto, reiterato e legato ai fumetti, delle vicende dei singoli "eroi" e allo stile, per ognuno diverso (in bianco e nero, versione Manga o addirittura Looney Toones per il maialino Peter Porker). La "grana visiva" è un trionfo di gag, colori e soluzioni visive (i personaggi che vengono risucchiati dai loro universi) che fanno ringraziare chi ha inventato la Computer Grafica. Esaltando le infinite possibilità della fantasia e delle sue realizzazioni visive, tridimensionalità compresa pure in un universo che nasce (e non rinnega) il bidimensionale. E la colonna sonora, tra rap e hip hop, si sposa benissimo con la storia (attorno alle vicende di Miles c'è il mood giusto di un ambiente black, tra graffiti, bassifondi, inquietudini e desiderio di riscatto).

giovedì 29 agosto 2019

211 - Rapina in corso (2018)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 29/08/2019 Qui
Tema e genere: Action ispirato a una storia vera accaduta nel 1997 (la presa della Bank of America North Hollywood) che cambiò per sempre la modalità di agire delle forze di polizia.
Trama: Ai poliziotti Mike Chandler e Steve MacAvoy viene affidato il quindicenne Kenny, punito con una giornata in polizia dopo una rissa. Il destino li farà convergere con una rapina in banca.
Recensione: Le premesse per un bel film d'azione c'erano tutte: rapina in banca, ostaggi, criminali armati fino ai denti, inevitabili sparatorie, ma poi qualcosa è andato storto: a cominciare dal trailer italiano che parlava di un negoziatore che invece non c'è mai stato, a partire dalla scarsa recitazione degli attori in cui si salva solo Nicolas Cage per il rotto della cuffia, per finire con gli scontati cliché del cinema (es. poliziotto quasi in pensione che rischia la vita) e i dialoghi banali e superficiali. Si aggiunge un prologo troppo lungo e fuori luogo (tanto che all'inizio ho pensato di aver sbagliato film), tanti inutili retroscena buttati lì e poi non sviluppati (come la storia dell'anniversario di matrimonio del direttore della banca), l'insignificante partner, nonché genero, di Cage che appena viene colpito a una gamba continua a ripetere "sto per morire, ora muoio me lo sento" dimostrando meno coraggio e forza d'animo del ragazzino che era con loro. Anche la trama di base aveva un non so che di poco realistico: criminali ex-forze speciali ricercati dall'Interpol, con un armamentario da far invidia a un esercito, esplosioni di C4 su innocenti come diversivo, piani di riserva e altro ancora, il tutto per rubare 1 misero milione di dollari (che non bastava neanche per ripagare granate, proiettili ed esplosivi) da una banca del Massachusetts, neanche fosse Fort Knox. Quest'ultimi più volte decantati come abili strateghi, in grado di sovvertire qualsiasi attacco in via di fuga, decidono poi di uscire dalla banca uno alla volta, dalla porta principale, davanti a un esercito di poliziotti armati di fucili...decisamente qualcosa non ha funzionato. Unica nota positiva, a mio avviso, la freddezza e l'assoluta assenza di coscienza del capo dei rapinatori, che lo rendono un cattivo coi fiocchi, che quando dice "zitto o ti sparo" poi ti ammazza per davvero, senza girarci troppo intorno come spesso succede nei film.
Regia: York Alec Shackleton prende argomenti molto attuali e critici e soprattutto intrinsecamente legati all'ossessione tutta a stelle e strisce per la guerra corporativa che sulla carta sarebbero anche interessanti, ma che le sue mani riescono a trattare solo con una banalità disarmante, diluiti da sotto-trame incongruenti in cui le persone di colore scoprono che, ehi, i poliziotti non sono tutti fascisti/razzisti/paranoici. Quando un regista ha così poco da dire (anche se questo è il suo debutto), e inoltre quel poco lo dice sussurrando (come se avesse paura delle implicazioni anti-autoritarie della sua narrazione) finisce per forza di cose col dilapidare le basi stesse della sua opera: se il primo a non credere in ciò che il film mostra è il film stesso, c'è qualcosa che non va. E non serve essere dei grossi esperti di cinema per intuirlo.

lunedì 24 giugno 2019

Nicolas Cage Day - Mom and Dad: Istinto omicida (2017)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 14/01/2019 Qui - Purtroppo questo thriller horror/dark comedy di Brian Taylor (di cui avevo apprezzato i due Crank) non riesce a lasciare il segno fino in fondo, intendiamoci non è un film brutto o inguardabile ma si nota l'indecisione del regista (o forse dovrei dire della sceneggiatura?) che non sa quale direzione imboccare se quella dell'horror o quella della commedia. Ne viene fuori un pastrocchio, tutto sommato anche abbastanza divertente ma che non riesce a graffiare efficacemente né a sfruttare correttamente una buona idea di fondo. Non aiutano a rendere più interessante la pellicola, alcuni aspetti della sceneggiatura poco approfonditi, eppure Mom and Dad: Istinto omicida, il nuovo film del regista, sceneggiatore e produttore, anche di Ghost Rider: Spirito di Vendetta, film presentato al Toronto Film Festival a settembre del 2017, un film con una certa originalità, cosa sempre più rara al giorno d'oggi, riesce a intrattenere a dovere. Il film infatti, un onesto thriller con Nicolas Cage (incredibilmente uno dei motivi per cui vedere il film, anche Selma Blair convince senza mezzi termini), non è affatto male e, avendo una trama abbastanza particolare, invoglia lo spettatore a guardarlo. E' ovviamente una pellicola parecchio sopra le righe, però, il regista riesce, con mestiere, a renderla verosimile. Sì perché nonostante lo svolgimento e il racconto, comunque apprezzabile, indubbiamente sconclusionato, l'eclettico regista americano, che infarcisce la pellicola di temi "moderni" (quali la voglia degli adulti di tornare giovani, i genitori si scagliano contro i propri figli, colpevoli di aver portato loro via, la giovinezza, colpevoli di un'esuberanza tecnologica che ha ucciso ogni forma di dialogo), usa un semplice escamotage, qualcosa di naturale che c'è in ognuno di noi, per parlare alle vecchie e nuove generazioni, per sovvertire le regole della natura umana e rendere il tutto più credibile.

venerdì 7 giugno 2019

USS Indianapolis (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 27/09/2018 Qui - USS Indianapolis (Azione, Usa 2016): Partendo da uno dei più tragici eventi della Seconda Guerra Mondiale, quello della corazzata statunitense che successivamente all'aver trasportato la prima bomba atomica via mare venne silurato dai giapponesi ed equipaggio divorato dagli squali prima dei soccorsi (addirittura il comandante fu ingiustamente processato e condannato per negligenza), il film vorrebbe parlare della brutalità di tutte le guerre, del tempo capace di risanare anche le ferite più profonde, dell'uguaglianza trasversale fra gli uomini. Peccato però che lo faccia su un impianto cinematografico raffazzonato, insufficiente sotto ogni aspetto, partendo da una sceneggiatura incapace di rendere interessante il racconto finendo a un comparto VFX che sembra abbia dimenticato gli ultimi vent'anni di sviluppo tecnologico. Sicuramente il budget a disposizione del (pessimo già attore) regista Mario Van Peebles non avrà avuto nulla a che fare con i grandi blockbuster di Hollywood, ma per realizzare un ottimo film sull'uomo e sulla sua natura violenta e pietosa non sempre sono necessari centinaia di milioni di dollari. In corner ci si poteva buttare sul citazionismo spinto, su un omaggio in piena regola al cinema anni '80, invece rimane soltanto la retorica. Il confronto con film simili (es. Pearl Harbour, U-571, K-19, ecc.) è quindi impietoso, perché questo è quasi certamente il più brutto film di guerra di sempre, e attenzione, perché Nicolas Cage qui, così tanto male non è affatto, anzi, peggio fanno i comprimari. Voto: 3,5

giovedì 23 maggio 2019

Snowden (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 02/05/2018 Qui - Oliver Stone è un mago dei film di denuncia politici, tratti dalla realtà, è questa pellicola non delude di certo. È più coinvolgente della migliore spy story e per tutto l'arco della sua durata (che pure è notevole) l'unico rischio è dimenticare che si tratta di una storia vera, per di più ancora in corso e non risolta. C'è azione, ritmo, rabbia, polemica e persino sentimento, un uso strepitoso del mezzo, che conferma la bravura del regista. E poi c'è quel voler andare a fondo, quel non arretrare di fronte alle icone del potere, che può piacere o irritare, ma che rimane il marchio di fabbrica del grande regista americano. Inoltre come ogni film d'inchiesta che meriti tale titolo, fa pensare e riflettere e contiene un inno alla libertà ed alla democrazia che, seppure sia un po' retorico, convince, coinvolge ed avvince lo spettatore a sé, riuscendo quasi a commuoverlo. Snowden infatti, film biografico molto interessante del 2016 co-scritto e diretto dal tre volte premio Oscar Oliver Stone (e presentato all'undicesima edizione della Festa del cinema di Roma), delinea, in modo forse non originale ma decisamente accurato e convincente, il ritratto di una delle figure (un personaggio certamente passato in sordina in Italia mentre nel mondo generava un forte scandalo) più controverse del nostro secolo, quella di Edward Snowden, colui che ha violato i sistemi di sicurezza dei principali servizi segreti americani con il solo scopo di proteggere la privacy delle persone, spinto dai principi in cui crede fermamente. Il suo atto difatti ha comportato forti polemiche tra chi lo reputa un eroe o un traditore, il film sembra protendere più per l'eroe, d'altronde, si dice nel film, anche i nazisti processati a Norimberga obbedivano a degli ordini, il mio pensiero e giudizio anche. Poiché il film fa capire fino in fondo e in modo comprensibile e diligente il perché delle azioni che ha deciso di intraprendere, al termine di una lunga e dolorosa battaglia personale in nome dei propri principi morali. Il film quindi ricostruisce la suddetta vicenda, una vicenda in verità su cui ancora non tutto si sa con certezza assoluta, viste le tante carte ancora in gioco.

giovedì 9 maggio 2019

Pay the Ghost (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 26/02/2018 Qui - Pay the Ghost (Thriller, Usa 2015): Un mix tra dramma, mistero, folklore e paranormale che non riesce a tracciare una linea retta da seguire senza sbandare e che non riesce ad essere incisiva neanche nelle performance del cast, questo è l'ultimo film di Uli Edel, sconosciuto regista tedesco. Giacché in quest'innocuo filmetto horror (in realtà più che altro una favola nera, in cui il protagonista si cala in una sorta di "inferno" per salvare il proprio figlio) il soggetto che poteva anche essere interessante viene completamente devastato dalla recitazione becera e da una sceneggiatura a dir poco imbarazzante. Una sceneggiatura che presenta delle incertezze, piuttosto sommaria nelle spiegazioni, nel ritmo che alterna fasi più dinamiche a momenti di stanca dove la visione ne risente, altresì non aiutata dalla poca atmosfera profusa che peraltro non incide nel coinvolgere lo spettatore. Vero è che non ci si annoia ma è altrettanto vero che la storia non ha quel fascino da brividi che si conviene per prodotti simili. Il finale poi è troppo gonfio di cavolate per essere apprezzato degnamente. In quest'horror convenzionale infatti, in cui si fatica persino a comprendere il senso del titolo e in cui Nicolas Cage non lascia il segno, nonostante alcune atmosfere suggestive non c'è niente di originale. La storia difatti è sempre la stessa, trita e ritrita. Voto: 5

martedì 26 febbraio 2019

Outcast: L'ultimo templare (2014)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 16/02/2017 Qui - Outcast: L'ultimo templare (Outcast) è un film d'azione del 2014 che segna l'esordio dietro la macchina da presa di Nick Powell che in passato ha offerto al mondo hollywoodiano i suoi servigi come stuntman in numerosissimi film. Questa pellicola è una tipica trama in stile asiatico, l'imperatore in procinto di morire si trova a dover scegliere il suo successore fra i 2 suoi figli, un bambino ed un guerriero, ovviamente sceglierà l'infante scatenando una disputa fra i 2, dove il piccolo sarà costretto a scappare con la sorella ed il sigillo reale mentre il fratello sanguinario scatenerà una caccia all'uomo dichiarando il bambino come uccisore del padre e fuggiasco. Qui le strade dei fuggitivi si incroceranno con quelle di una templare fuggito dopo la presa di Gerusalemme che cerca di dimenticare il suo sanguinario passato. La cosa che più colpisce di Outcast è la presenza nel cast di Nicolas Cage e Hayden Christensen, entrambi templari fuggiti dopo a guerra e pentiti delle loro azioni, due attori dal curriculum di film blockbuster ed a caccia di soldi facili in un film che si è dimostrato largamente mediocre (diamo l'attenuante al regista alle prime armi).