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martedì 31 gennaio 2023

Jiu Jitsu (2020)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/01/2023 Qui - Una specie di Predator calato nel mondo delle arti marziali, dalla confezione nemmeno tanto male (fotografia e location valgono) ma scritto in modo talmente goffo da risultare indigesto. I personaggi dicono frasi ridicole e cosa ancora peggiore, i combattimenti mostrano tutta la loro falsità, senza mai riuscire a nascondere le coreografie alla base, causa lentezza e brutte inquadrature. Cast curioso, in cui l'unico però che sembra divertirsi un minimo è (lo sguazzatore del trash) Nicolas Cage. La trama pare minacciare sequel ma si spera che tutti si siano pentiti del risultato e rinuncino all'idea. Voto: 4

venerdì 8 marzo 2019

Dead Rising: Endgame (2016)

Mini Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 29/04/2017 Qui - DEAD RISING: ENDGAME (Horror, Usa 2016): Ho visto questo film perché il primo capitolo (Dead Rising: Watchtower) di cui questo è il seguito, sempre prendendo ispirazione dal famoso videogioco, non mi era tanto dispiaciuto, perché nel tempo di zombi "scemi" vedere un po' di mutilazioni "vere" fa sempre bene, e questo film seguendo i classici diktat del genere, prosegue nella scia, purtroppo però, nonostante l'aggiunta al cast della bella Marie Avgeropoulos e nonostante il divertimento, questo secondo capitolo che sembrerebbe solo di passaggio al terzo, perde la creatività che contraddistingueva il primo, ed è sempre la solita storia del governo corrotto e di un'azienda farmaceutica collusa. Niente di nuovo, niente di eccezionale anche se si lascia vedere piacevolmente. Voto: 5+

mercoledì 23 gennaio 2019

Tracers (2014)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 16/09/2016 Qui - Tracers è un mediocre, poco interessante e non eccezionale (anche se piacevole) film d'azione del 2014 diretto da Daniel Benmayor, perché il film anche se (in parte) originale nel racconto non convince in tutto e non coinvolge in quasi niente. Non solo perché incentrato sulle scene in cui il movimento è un'alta attività acrobatica, il parkour, disciplina che è destinata a gruppi isolati che sono uniti quasi come nuclei familiari, in cui condividono pensieri e azioni per recuperare la fiducia persa nella società e in se stessi, come fosse una filosofia di vita, ma perché la storia del bravo ragazzo che ha un lavoro che gli offre uno scarso reddito il quale non gli permette di essere puntuale nel pagare l'affitto a una madre con tanto di bravo figlio è nota, il fatto che il suddetto ragazzo debba rivolgersi a degli usurai piuttosto minacciosi per avere denaro è scontato, che nasca l'amore per una fanciulla che ha ed ha avuto i suoi bravi problemi non è nuovo, che sia poi necessario decidere se riscattarsi o no da tutto ciò è altrettanto déjà-vu. Dove sta allora la variante? Sta nel fatto che il regista si è studiato bene il metodo per girare film in cui un'attività sportiva particolarmente acrobatica sta al centro della narrazione e (nonostante i quattro che si sono messi a scrivere una sceneggiatura per la stesura della quale forse uno solo avrebbe avuto più fantasia) ha deciso di puntare sulle scene in movimento che hanno una loro indubbia efficacia. La storia è comunque semplice e attuale perché include i problemi dei giovani per la sopravvivenza, come quelli di Cam, pony espress (come Joseph Gordon-Levit in Senza Freni), il protagonista del film, interpretato da Taylor Lautner, proveniente dalla saga di Twilight, ma con minor fortuna degli altri, poiché si ritrova in questo film che si limita a ripercorrere strade narrative già ampiamente tracciate e ri-rivisitate senza un motivo preciso. Bike messenger di New York, Cam è difatti il migliore su due ruote ma è in debito con una banda di criminali mafiosi.