Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 12/08/2025 Qui - Il blog ha appena festeggiato il suo decimo compleanno, e quale modo migliore per celebrare se non partecipare per la decima volta alla mitica "Notte Horror"? La rassegna estiva più sfacciata e irresistibile della blogosfera, dedicata al cinema horror nella sua forma più sfrenata e tamarra. Dopo l'extraterrestre trash di Dimensione Terrore dell'anno scorso, quest'anno si cambia registro con un horror più raffinato, ma comunque ricco di sangue e tensione. Non si deve profanare il sonno dei morti è un piccolo cult del 1974 che, pur con qualche inciampo nella sceneggiatura, riesce a mescolare con efficacia: Gore viscerale e ben dosato; Effetti speciali discreti ma funzionali; Sequenze di tensione pura, amplificate da un'ottima ambientazione rurale inglese; Un uso del sonoro inquietante, con i respiri dei morti che si insinuano sotto pelle. Il film cita apertamente "La notte dei morti viventi" di George A. Romero, ma sposta il focus dalla critica sociale a quella ecologica. Gli zombi qui non sono solo simboli di alienazione, ma il risultato di esperimenti ultrasonici per combattere i parassiti agricoli, con effetti collaterali decisamente fuori controllo. Trama in breve: George e Edna, due perfetti sconosciuti, si ritrovano a condividere un viaggio verso Southgate: lui per affari, lei per visitare la sorella. Ma la campagna inglese nasconde un segreto inquietante. Gli esperimenti con ultrasuoni per debellare i parassiti stanno risvegliando i morti, affamati e violenti. I due giovani cercano di sopravvivere, ma l'ispettore locale, scettico e ostile, li scambia per satanisti, complicando ulteriormente la situazione.
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martedì 12 agosto 2025
venerdì 30 giugno 2023
Alive (2020)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/06/2023 Qui - Un giovane videogamer cerca di resistere barricato nel proprio appartamento mentre dilaga una epidemia che trasforma gli infetti in ossessi cannibali. A differenza di Train to Busan, questo horror sud coreano non aggiunge nulla di nuovo al tema zombesco, dato che lo spunto dell'assedio è stato declinato altre volte come nel recente La notte ha divorato il mondo. Però si tratta del classico film che, pur raccontando cose già viste altrove, le racconta piuttosto bene, mantenendo un ritmo ansiogeno che concede poche pause, senza contare che certe sequenze fanno davvero orrore. #Alive non è un film perfetto (alcune ingenuità ed una certa prevedibilità) ma intrattiene, non è ricco di scene gore, ma basato su una serie di elementi psicologici ben incarnati dal simpatico Yoo Ah-in. Il mondo dei Zombie movie è ormai saturo, #Alive si lascia guardare e a mio avviso lo fa anche sufficientemente bene, meglio che in altre occasioni. Voto: 6
mercoledì 17 maggio 2023
I famelici (2017)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 17/05/2023 Qui - L'argomento è trito e ritrito, pertanto Robin Aubert tenta di ergersi a voce fuori dal coro confezionando uno zombie-movie anomalo, dalle tempistiche dilatate e come pervaso da una sorta di apatia probabilmente dettata da un fato in apparenza ineluttabile. Eppure i protagonisti, calati in uno scenario naturale da favola, combattono per sopravvivere ad un'apocalisse immotivata e senza passato, offerta nuda e cruda come loro, semplici elementi di un esodo verso la salvezza con cui è impossibile stabilire alcun contatto empatico. Privi di profondità e di qualcosa di caratterizzante che vada oltre la piccola infarinatura, riscuotono ben poco interesse a differenza dei loro antagonisti. Il fatto che gli zombie si raggruppino in piccole comunità, comunichino con urla agghiaccianti e adorino in religioso silenzio dei simulacri (reminiscenze consumistiche?), li rende sicuramente più degni di nota rispetto a tutto il resto. Che poi Aubert sappia fare il suo mestiere non ci piove, sia in campo aperto che nel fitto della boscaglia se la cava egregiamente costruendo scene d'impatto. Peccato per gli inserti surreali che spezzano malamente un discorso tensivo tutto sommato ben costruito. Evidente l'idea di voler creare una situazione "realistica" in cui i traumi subiti abbiano preso il sopravvento, ed infatti i dialoghi sono ridotti ai minimi termini, come bandite sono le frasi fatte, le azioni eroiche e i buonismi d'accatto. Non male l'alternanza tra quiete ed azione con inserti gore di buona fattura. Manca il coinvolgimento ma idee e messa in scena meritano attenzione. Voto: 6
venerdì 30 settembre 2022
Army of the Dead (2021)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/09/2022 Qui - Gli zombie-movie sono così, o ti piacciono o no, inutile cercare originalità, trama od altro, dopotutto difficile concepire qualcosa di nuovo in un film sui morti viventi, eppure l'idea non era neanche male, ma viene quasi del tutto svilita. Zack Snyder mette su un carrozzone di base heist movie nel bel mezzo di una apocalisse zombie, anche se come sembra, delimitata nella desertica Las Vegas. Non bastano non morti mutati velocissimi, tigre e cavallo zombie, "walking dead" classici e combattenti super armati, il film è troppo lungo per essere del genere e perde quello per cui è stato fatto, l'intrattenimento. Dave Bautista a parte, una mezza delusione. Abbastanza insoddisfacente infatti, perché la storia non regge quasi per niente, un sacco di elementi lasciati al caso e non approfonditi. Il risultato non è comunque sgradevole, effetti speciali truculenti ma efficaci, particolari e godibili i titoli di testa, però anche basta. Il regista della sua Zack Snyder's Justice League è ormai nella sua fase discendente, cercasi qualcosa di meglio e più riuscito. Voto: 5,5
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mercoledì 31 agosto 2022
Zombi 2 (1979)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/08/2022 Qui - L'hanno chiamato Zombi 2 perché Zombi non si poteva, avendolo già utilizzato, fallacemente dai titolisti italiani, un anno prima per la seconda pellicola horror della serie sui morti viventi di George A. Romero, in originale Dawn of the dead, tradotto "L'alba dei morti", e così doveva essere, spezzarono invece, tra l'altro, anche il senso dei titoli della trilogia originale, questo infatti non è un sequel. Scevro della critica sociale presente nella pellicola di Romero, si distingue difatti nell'essere il "classico" zombie movie, e divenuto ugualmente però (anche per via del nome in cabina di regia) un cult per gli appassionati del genere. Dopo aver sfiorato spesso il genere (si ricordi di Una lucertola con la pelle di donna) Lucio Fulci con Zombi 2 realizza infatti quello che può essere considerato a buon diritto il suo primo horror (successivamente verrà ...E tu vivrai nel terrore! L'aldilà), un horror (chiaramente di matrice splatter) peraltro ben riuscito. Chiaramente non siamo ai livelli dei film del regista statunitense/canadese, ma il risultato del primo zombie movie del regista italiano/romano è più che buono. I limiti di budget ci sono, ma l'ambientazione esotica è ottima e certe scene gore (grande lavoro nel make-up) rimangono impresse, come quella dell'occhio trafitto ed altre molto divertenti come quella che vede uno zombie "subacqueo" ingaggiare un duello fino all'ultimo morso con uno squalo (la musica del fido Fabio Frizzi, simile Goblin, non è sempre calzante, invece). Nonostante sia pieno di difetti, soprattutto a livello tecnico perché la sceneggiatura è un po' poverella e a tratti trash all'inverosimile, è difatti tra i migliori film del filone "morti viventi", non dimenticando che è del 1979. Bello ed iconico il finale. Voto: 6,5
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sabato 20 agosto 2022
Automaton Transfusion (2006)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 20/08/2022 Qui - Definito uno dei peggiori film del genere horror, e giustamente direi, questo è probabilmente il peggior film sugli zombie che abbia mai visto in tutta la mia vita. Non si può parlare né di dialoghi né di recitazione perché gli attori sono pietosi da tutti i punti di vista. Un film che, girato con 4 soldi, vanta (sorprendentemente) discreti effetti speciali ma una sceneggiatura inesistente, senza un briciolo di originalità. Va bene che risale al 2006 e in quegli anni non era ancora partita la moda totale sui "non morti" ma già a quel tempo si può dire fosse un prodotto inutile e fatto male. La regia non è di certo allo stato dell'arte (Steven C. Miller è un regista che stimo relativamente per via di "Silent Night", ma qui sembra un'altra persona, la sua parte peggiore probabilmente, che nel 2015 se ne usciva già con Extraction) e la scelta di usare queste riprese concitare e traballanti unite ad una fotografia amatoriale rendono la visione davvero indigesta. In compenso il sangue scorre a fiumi, scene splatter quasi decenti (due scene in particolare lasciano il segno) ma tutto il resto (appunto) è uno schifo totale. Disastroso il finale, che tale non è (incomprensibile scelta), un seguito ad oggi non è ancora arrivato, e per fortuna direi. Voto: 3
giovedì 9 settembre 2021
Dèmoni (1985)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 09/09/2021 Qui - Se non fosse per l'ultima mezz'ora Dèmoni sarebbe un pregevole splatter-movie, realizzato con mestiere e ben elaborato. La pellicola infatti comincia nel migliore dei modi, grazie ad una trama semplice e diretta, che pur non priva di ingenuità e frivolezze, si lascia seguire con entusiasmo (idea interessante sul cinema come luogo dove si compie la maledizione). Lamberto Bava ce la mette tutta dietro la macchina da presa, non è certo ai livelli del leggendario padre Mario (recentemente ho visto Gli orrori del castello di Norimberga), che tra l'altro cita con un chiaro omaggio a La maschera del demonio, ma non delude, forse aiutato anche da Dario Argento. Questi, accreditato come produttore e sceneggiatore, diresse probabilmente in prima persona alcune sequenze. Impossibile inoltre non notare in svariate scene l'utilizzo di luci e colori caratteristico della filmografia Argentiana. Il crescendo orrorifico è ben studiato, nulla di innovativo intendiamoci, ma la tensione regge anche quando il film entra nel vivo dell'azione. Gli effetti speciali sono di buon livello, come anche la colonna sonora, seppur questa, affidata ai Goblin ed a pezzi di note band hard rock, un po' stona (le orecchie). Il cast svolge il compito attestandosi sulla media di queste produzioni. Costituito da volti più o meno noti annovera, tra gli altri, il regista Michele Soavi e Natasha Hovey, starlette lanciata da Carlo Verdone, apparentemente destinata ad una magnifica carriera ed invece scomparsa ben presto nell'anonimato. L'ultima parte però è improponibile, si boccheggia alla ricerca di soluzioni scioccanti per chiudere in bellezza ed invece si scade in ridicolaggini di bassa lega. L'elicottero che si schianta all'interno del cinema, il protagonista che katana alla mano e moto sotto le chiappe affetta demoni a tutto spiano sono invenzioni fin troppo grottesche per poter essere considerate riuscite. Anche il finale è scontato, troppe analogie con i canonici zombie-movie e colpo di scena finale per nulla sconvolgente. A conti fatti non riuscitissimo, ma piuttosto divertente. Voto: 6
martedì 31 agosto 2021
Peninsula (2020)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/08/2021 Qui - Deludente questo sequel di Train to Busan. Non che il suo predecessore fosse un capolavoro, ma era un film tutto sommato divertente e ben fatto (una bella sorpresa indubbiamente). Anche Peninsula tutto sommato ha una struttura che nella sua semplicità si lascia vedere ed intrattiene per tutta la sua durata. Probabilmente il desiderio di esportabilità verso mercati esteri ha influenzato non di poco il suo stile. Tutto il film è parecchio derivativo, troppo per un film coreano e più conforme agli standard americani. Uso sproporzionato della CGI sia per gli zombie che negli inseguimenti, con i primi più simili ai birilli e gli automezzi non lontani dall'essere delle trottole. Grana grossa da film d'azione americano e tornando sul discorso inseguimenti credo che Peninsula sia un po' Fury Road con gli zombie (in CGI). Peccato perché Yeon Sang-ho, anche nell'animazione è un bravo regista (vedasi Seoul Station, prequel del sorprendente film del 2016) e secondo me ha fatto un film a metà strada tra il live action e l'animazione, senza eccellere nell'uno o nell'altro. Voto: 5
mercoledì 14 aprile 2021
La notte ha divorato il mondo (2018)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 14/04/2021 Qui - Prendendo spunto dal classico romanzo di Richard Matheson "Io sono leggenda" nonché dallo Zombi Romeriano, il francese Dominique Rocher realizza l'ennesima variante sull'apocalisse zombi, mettendo in scena un ragazzo rimasto isolato in uno stabile. Bandendo quasi del tutto le scene splatter, egli si concentra sul protagonista (un Anders Danielsen Lie non sempre efficace) e le sue reazioni alla solitudine (alcune, bisogna dirlo, di imbarazzante stupidità), ne risulta un film quasi autoriale, con pochissimi dialoghi e alcuni accenni sia ironici che malinconici, fondamentalmente riuscito ma che sconta una certa lentezza (tutto fila via silenziosamente e quasi senza colpo ferire, fino a un gesto francamente assurdo del protagonista, che scatena un po' d'azione, con la "complicità" di Golshifteh Farahani, ma ormai siamo quasi ai titoli di coda e tanto fa) e un finale aperto deludente. Un film insomma solo sufficiente, giusto per gli appassionati del genere, come me, che prova a fare qualcosa di diverso ma finisce per non inventare davvero nulla di nuovo. Voto: 6
domenica 8 novembre 2020
Il ritorno dei morti viventi (1985)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 09/11/2020 Qui - Uno dei B-movie più popolari degli anni ottanta (ottimo esempio di contaminazione tra horror e commedia). Che sia "di culto" non c'è dubbio, fu infatti il primo zombie-movie con dei morti viventi ancora più agghiaccianti, in quanto capaci di correre, parlare e perfino pianificare degli attacchi "strategici" contro gli esseri umani. Ma se da una parte il coinvolgimento rimane alto per l'efficace rilettura dello zombie e per alcuni inserti comedy ben mixati alla matrice horror, non è possibile sorvolare su una recitazione non proprio brillante. Il seguito non ufficiale di Night of the Living Dead inoltre non convince abbastanza nella scrittura del plot e dei personaggi, questi infatti abbondantemente stereotipati e poco definiti nella loro rappresentazione. Rimane, ad ogni modo, un buon prodotto dal piglio personale, quello di Dan O'Bannon, qui nei panni di regista per la prima volta dopo averne vestiti tanti in quelli di sceneggiatore (panni coi quali ha firmato capolavori, grandi film e grandi B-Movie, Alien, Atto di forza e Space Vampires), e che può vantare effetti speciali veramente notevoli, l'animazione di certi zombi è difatti impressionante (l'interrogatorio dello zombi-donna-putrefatta in primis), e poi alcune scene sono alquanto spaventose. Abbastanza divertente comunque, con alcune sequenze riuscite divenute giustamente di culto: il ballo nudo di Linnea Quigley sulla tomba, gli zombi che fuoriescono in chiave heavy-metal (in tal senso interessante il tema hard-rock principale, anche nella musica), la camera ardente emblematicamente considerata luogo di rifugio, lo zombi parlante che chiama i rinforzi via radio. Certo, a volte il tono vira un po' troppo verso la parodia, però non mancano i momenti più classicamente horror e le scene truculente. E così che in definitiva, godibile ed apprezzabile come produzione indipendente a basso costo, per la sua discreta miscela di splatter e comicità, forse artisticamente potevano sicuramente curarlo di più, ma il film fa (ancora) una discreta figura nei "pochi" lungometraggi dedicati agli zombi, anzi, certamente tra i più memorabili. Voto: 7
lunedì 31 agosto 2020
Zombieland - Doppio colpo (2019)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/08/2020 Qui - Ben 11 anni fa usciva Benvenuti a Zombieland, una sorta di commedia con gli zombie. Si capisca, gli zombie erano quelli soliti a cui bisogna sparare in testa, dunque film sicuramente splatter, ma il tono di tutto il film era piuttosto leggero, grazie da una bella sceneggiatura e agli interpreti, tra cui Woody Harrelson, Jesse Eisenberg ed Emma Stone. Il film ebbe buoni incassi e divenne rapidamente un cult, anche per le famose regole che si era dato il protagonista per sopravvivere in un mondo pieno di zombie e che spesso venivano ricordate nel film. Ci sono voluti tutti questi anni per ritrovare il cast e una sceneggiatura all'altezza, ma ne è valsa la pena. Questo seguito (sempre ad opera dello stesso regista Ruben Fleischer, che nel frattempo ha deluso un po' con il suo Venom) mi è piaciuto. Non raggiunge il livello del primo capitolo, ma è comunque un sequel che si lascia guardare molto volentieri. Carina (seppur non originale) l'idea degli zombie evoluti e ho apprezzato molto anche l'ingresso dei nuovi personaggi, in particolare Madison alias Zoey Deutch. Peccato per i cambi di doppiatori in peggio rispetto alla prima pellicola (anche se so che in un caso è stato inevitabile). L'azione non manca ed a parte qualche passaggio un po' a vuoto il divertimento non manca. Ciliegina sulla torta il cameo finale di Bill Murray. Voto: 6+
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venerdì 14 agosto 2020
Little Monsters (2019)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 14/08/2020 Qui - Per una comitiva di bimbi di 5 anni in gita ad un parco di divertimenti l'assalto da parte di un'orda di zombi potrebbe rivelarsi traumatico se la loro maestra con l'aiuto dello zio di uno dei ragazzini non trasformasse l'esperienza in un gioco a livelli (un po' come in La vita è bella) in cui non bisogna farsi afferrare dai mostri ed in cui il sangue è marmellata andata a male. La demenzialità non manca ma, più che demenziale, si tratta di un horror amabile che si concede qualche scorrettezza (soprattutto nel linguaggio) e che ricorda operazioni come L'alba dei morti dementi. Insomma nulla di particolarmente originale in questa commedia (giustamente prevedibile) con spruzzi "horror", oltretutto non mancano sequenze tipiche del genere (l'immancabile assedio), ma memorabili sono alcuni personaggi e certe situazioni. Innanzitutto bellissima Lupita Nyong'o in giallo (che dopo Noi non smette di dare badilate a chi capita), simpatico lo zio Alexander England (sfortunatamente per lui era in Gods of Egypt ed Alien: Covenant), egoisticamente divertente Josh Gad, adorabile il Darth Fener in miniatura, forte il bambino che vuol giocare a minigolf, simpatiche le performance con l'ukulele, dissacranti gli zombi rabboniti dalla musica. E se ci mettiamo le discrete musiche, ecco che questa pellicola scritta e diretta da Abe Forsythe, attore e regista australiano, australiano come il film stesso, che per questo ha delle tematiche, dei tempi e delle situazioni tutte sue, a noi occidentali alcune scene potrebbero essere deliranti al limite del sopportabile, ma se si entra nel mood giusto questo film può divertire (gli preferisco comunque altri), può risultare "carina", e nel senso migliore. Voto: 6
mercoledì 5 agosto 2020
One Cut of the Dead (2017)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 05/08/2020 Qui - Ci sono pellicole probabili cult, ed altre destinati inevitabilmente a diventarlo: Zombie contro zombie, traduzione italiana che va contro i diritti umani (ed anche contro l'essenza stessa della pellicola e del suo essere non esattamente o totalmente horror) del film giapponese One Cut Of The Dead, appartiene di sicuro alla seconda categoria. Lo fa riuscendo a estrarre da un frutto abusatissimo (lo zombie movie) un succo originale e gustosissimo, finzione e realtà che si intersecano in un meraviglioso effetto metacinematografico pieno di inventiva e divertentissimo dal punto di vista puramente comedy (la premessa, ovviamente, è da film horror ed è proprio a un horror, molto ironico, che assistiamo nella prima mezz'ora di visione, ma la restante ora, senza dire troppo, è altro: altro genere, altro linguaggio, altre idee che trascendono l'horror per riflettere sul cinema e sul modo di fare cinema indipendente). Un film nel film nel film. Tre film in uno, o meglio lo stesso film raccontato da tre prospettive diverse, distinte e consanguinee, come una ripresa che si allontana sempre un passo in più per mostrarci ciò che si nasconde "dietro" a un film. One Cut of the Dead è infatti un film sulla realizzazione di un film sugli zombi. Che detta così potrebbe anche suonare come una descrizione poco invitante, ma l'energia e l'inventiva con cui il regista (quello reale) Shinichiro Ueda ha confezionato One Cut of the Dead lo rende un film irresistibile, oltre che unico nel suo genere. Con un cast di perfetti sconosciuti, tutti dannatamente in parte e con personaggi scritti con intelligenza, One Cut of the Dead mescola così stili e si riempie di idee al punto tale da dar vita, appunto, a un film completamente folle, per certi versi anarchico, a cui è impossibile non voler bene. Un piccolo grande film che ha saputo fare di necessità virtù (visto il budget misero che aveva a disposizione), senza lesinare in quanto a trovate geniali e tocchi stilistici che rimangono impressi. In tal senso, dal punto di vista registico impressiona il lungo piano sequenza iniziale, della durata di ventisette minuti, che è solo l'anticamera verso le abilità di un cineasta poliedrico e versatile, Ueda Shinichiro, classe 1984, del quale sentiremo ancora parlare. E insomma, date fiducia a questo film, è una piccola genialata. Voto: 7
martedì 31 marzo 2020
I morti non muoiono (2019)
Titolo Originale: The Dead Don't Die
Anno e Nazione: USA, Svezia 2019
Genere: Commedia, Horror, Fantastico
Produttore: Joshua Astrachan, Carter Logan
Regia: Jim Jarmusch
Sceneggiatura: Jim Jarmusch
Cast: Bill Murray, Adam Driver, Tilda Swinton, Chloë Sevigny, Steve Buscemi
Danny Glover, Caleb Landry Jones, Rosie Perez, Iggy Pop
Sara Driver, RZA, Selena Gomez, Carol Kane, Tom Waits, Eszter Balint
Danny Glover, Caleb Landry Jones, Rosie Perez, Iggy Pop
Sara Driver, RZA, Selena Gomez, Carol Kane, Tom Waits, Eszter Balint
Durata: 105 minuti
Jim Jarmusch dirige Bill Murray e Adam Driver in una zombie-comedy.
I defunti escono dalle tombe e assalgono gli abitanti di una cittadina. Un trio di poliziotti organizza la resistenza.
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mercoledì 4 settembre 2019
Manuale scout per l'apocalisse zombie (2015)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 03/09/2019 Qui
Tema e genere: Horror zombesco dai risvolti squisitamente comici.
Tema e genere: Horror zombesco dai risvolti squisitamente comici.
Trama: Tre boy giovani scouts, alla vigilia della loro ultima escursione, scoprono il vero significato dell'amicizia tentando di salvare la loro città da un'epidemia di zombie.
Recensione: Manuale scout per l'apocalisse zombie è una commedia horror con più di qualche debito sulle spalle, ma che gratifica regalando del sano divertimento e la giusta dose di sangue e arti mozzati. La pellicola diretta da Christopher B. Landon (sceneggiatore di Paranormal Activity 2, 3 e 4 e regista dei poco riusciti Burning Palms e Il segnato, ma anche e per sua fortuna regista in seguito di quel gioiellino che è Auguri per la tua morte) è un mix tra Benvenuti a Zombieland (depurato della geniale carica nerd) e Splatters di Peter Jackson. Quello che viene fuori da questo accostamento è uno spettacolo piacevole, che non ha però la stessa carica innovatrice del primo o la quantità di gore del secondo. Il film però grazie alla scelta dei protagonisti, un gruppo di scout e una barista di night club, riesce a costruirsi una dignitosa identità propria e non è una cosa così scontata. Il film infatti, gioca le sue carte sull'abusato ibrido tra splatter e comicità filo-demenziale, trovando però nella sua messa in scena dei punti di forza tali da elevarlo in parte rispetto a produzioni omologhe. Volutamente ridanciano il film ha dalla sua difatti un ritmo forsennato che, superati i minuti introduttivi, ci trascina in quest'apocalisse zombie (sviluppatasi in un prologo farsesco) che parodia con simpatia i classici stilemi del genere, mettendo al centro del racconto i tre giovani protagonisti e la prorompente e grintosa bellezza della bad-girl di Sarah Dumont (vista in Don Jon e Bad Ass 2, che come attrice lascia a desiderare, ma da altro aspetto fa faville). In questo tipo di script spesso i giovani personaggi risultano adolescenti antipatici e insulsi ma va dato atto che le scelte di casting si sono rivelate in questo caso azzeccate: il Tye Sheridan di Joe, Mud, Effetto Lucifero e soprattutto Ready Player One, Logan Miller (Bling Ring, Effetto Lucifero anch'egli, Prima di domani ed infine Tuo, Simon) e Joey Morgan (l'esordiente del caso) hanno infatti le facce giuste per garantire la complementare personalità dei tre intrepidi scout. L'originalità a tratti si fan sin troppo citazionista ma non mancano comunque una manciata di scene cult: dai ragazzini che provano a distrarre uno zombie, fan di Britney Spears (deducibile dalla t-shirt indossata), cantando Baby one more time alla vecchia gattara con mici annessi trasformati in non-morti, sino alla sequenza del tappeto elastico con tanto di evirazione zombesca, il divertimento di certo non manca nei novanta minuti di visione, con un finale di stampo action horror discretamente coinvolgente. E insomma l'ennesimo tentativo di mescolare il genere "zombesco" con le commedie giovanilistiche stile "nerds" si rivela di fatto riuscito (un po' come successo in Scherzi della natura, anche se apprezzabile per un approccio molto 80's alla materia che per altro): proprio per i tre protagonisti spassosi, per le situazioni e la comicità ben gestite da un regista che proviene dall'horror serio ma dozzinale, elevandosi qualitativamente.
sabato 8 giugno 2019
Dead Snow 2: Red vs Dead (2014)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 02/10/2018 Qui - Il sequel di Dead Snow non è solo migliore, ma è proprio una figata (erano anni difatti che non mi divertivo cosi, forse dai tempi, per rimanere in tema, di Shawn of the Dead), perché Dead Snow 2: Red vs. Dead, film del 2014 nuovamente diretto da Tommy Wirkola, che più che un sequel (e fa strano pensare che arrivi ben dopo 5 anni l'uscita del primo), sembra tuttavia il secondo tempo del precedente, e in tal senso non preoccupatevi se non avete visto il primo, c'è un flashback all'inizio, è un film parecchio divertente giacché la matrice comica è più marcata, ci sono infatti delle scenette davvero gustose e simpatiche, incluso il finale, che ben si sposano con il gore a profusione e lo splatter a palate (nel vero senso della parola). Questo perché il regista, con estrema sicurezza e maestria (e in tal senso si percepisce una consapevolezza cinematografica che prima mancava, merito sicuramente dell'esperienza americana di Hansel & Gretel: Cacciatori di streghe, ma non solo) riprende il tema dei nazi-zombies imbastendo una vicenda di più ampio respiro rispetto a quella narrata nell'episodio precedente. Se infatti nel primo Dead Snow quasi si voleva prendere in giro gli stereotipi dei film horror anni '80 e chi si divertiva più che altro per l'incipit, una sorta di La casa vs L'occhio nel triangolo (film a tema zombi nazisti che tuttavia non ho visto), con i nazi zombi a caccia di teenager in vacanza sulla neve, qui il gioco si fa più intrigante. In questo secondo difatti si mescola tutto: orrore, commedia slapstick, supereroi e nostalgia anni '80. Giacché questa volta il regista norvegese non ci gira tanto intorno e lo dice apertamente: il film è una vera e propria dichiarazione d'amore (mascherata da parodia) nei confronti del cinema americano, e non solo horror. L'ingresso della squadra anti-zombie composta da nerd americani, che citano continuamente Star Wars, le citazioni cinefile di cui si perde il conto, tutto è escogitato per costruire un divertentissimo splatterone trash di serie B che avrebbe potuto tranquillamente girare Rodriguez. Non a caso la tensione legata alle atmosfere horror lascia spazio all'avventura del protagonista superstite, ingiustamente accusato dell'assassinio dei propri amici, assetato di vendetta e deciso a contrastare gli ambiziosi piani del Colonnello Herzog, il quale, con la sua orda, lascia i monti innevati per seminare morte nei centri abitati. L'aiuto di poteri acquisiti in seguito al precedente scontro con la schiera degli zombie ed un buon numero di alleati, conferiscono alla figura del protagonista una notevole epicità.
Dead Snow (2009)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 02/10/2018 Qui - A cambiare in Dead Snow, film del 2009 diretto da Tommy Wirkola, da una trama forse troppo abusata, quella appunto di un gruppo di ragazzi isolati in una baita che dovranno confrontarsi con qualcosa di misterioso, c'è non solo l'originalità del modo in cui vengono rappresentati i fatti (anche con l'aiuto di un misterioso visitatore occasionale che narra un'antica leggenda), ma proprio il fatto che gli zombie, oltre ad essere delle terribili creature assetate di sangue, siano anche nazisti. E poiché, i dialoghi e le situazioni appaiono sempre sospese tra il classico e la parodia, tra il dramma e l'ironia, il film riesce bene a coniugare lo splatter con una discreta dose di comicità. E in tal senso quale altra coppia potrebbe meglio incarnare malvagità e sete di sangue se non il duetto Zombi-Nazisti? E quindi non a caso, quando il massacro ha inizio assistiamo ad un'escalation di gustosa violenza splatter/gore, con maciullamenti in serie perlopiù giocati su una macabra ironia ma non privi di passaggi più intensi (la soggettiva di una delle vittime mentre viene mangiata viva ha un che di inquietante). Infatti il tono generale è comunque volutamente virato ad istinti comici, sia nelle numerose battute pronunciate dai nostri che nelle numerose gag di contorno alla lotta all'ultimo sangue intrapresa dal gruppo: dalla motosega usata come arma e citante il personaggio di Ash sino alla combinazione di utensili offensivi atta a creare la rappresentazione di falce e martello, con tanto di non morto inorridito di fronte alla visione del simbolo comunista (fottutamente geniale). Il sangue scorre copioso, soprattutto nel sanguinolento e spericolato finale, ma le atmosfere "caciarone", con tanto di gasante colonna sonora hard rock/metal in sottofondo prevalgono sull'orrore fine a se stesso, consegnandoci un'operazione dove è il divertimento, idiota ma efficace, a farla da padrone. Tanto che l'unico modo per tollerare la visione di una tale idiozia è entrare nello spirito adatto, ovvero nel non dare troppo peso alla scarsa coerenza della narrazione e l'incoerenza di questi stranissimi zombi, che praticamente non sono zombie nel vero senso della parola, ma sono solo dei brutti ceffi dalla faccia parzialmente decomposta con indosso la divisa da soldato nazista.
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Tommy Wirkola Filmography
Post pubblicato su Pietro Saba World il 02/10/2018 Qui - Nel 2009 il norvegese Tommy Wirkola, all'epoca sconosciuto (nell'ultimo anno al cinema con il film Seven Sisters) dirige Dead Snow (Død snø), un'esilarante commedia horror con alto tasso di splatter e a base di zombie nazisti a cui seguirà, nel 2014, l'eccellente sequel Dead Snow 2: Red vs Dead, sempre dello stesso regista. Attingendo alla cinematografia horror anni '80 e anche a fatti storici che hanno coinvolto la Norvegia durante la Seconda Guerra Mondiale, Tommy Wirkola (che ha diretto anche Kill Buljo e il suo seguito, due avventure comiche chiaramente ispirate a Tarantino) porta in scena uno zombie movie incredibile popolato da cadaveri con uniforme nazista che, a differenza degli altri morti viventi cinematografici, non si cibano di carne umana e sono dotati di una forza straordinaria. Sepolti sotto la neve, questi feroci e veloci soldati tedeschi infatti emergono alla luce per difendere il loro tesoro trafugato. Queste le basi intorno a cui si evolve la storia dei due capitoli di questa stupefacente saga, che oltre appunto a presentare una nuova figura dello zombie, gode di altissimi livelli di splatter e gore ma non solo, riesce ad alternare umorismo nero a momenti di violenza e ferocia inaudite. Una cattiveria di fondo poi, presente in tutti e due i film, dona maggiore spessore al franchise. Un franchise appunto che si basa su una trama semplice, ma vincente, perché non vi è dubbio che la vicenda (in questo caso nel primo capitolo) si basi su quei canoni elementari che già fecero le fortune di Sam Raimi: la trama di Dead Snow, entità malefiche escluse, ha infatti inizialmente ben più di un punto in comune con la saga de La Casa (1981), citata anche in uno dei numerosi dialoghi cinefili di uno dei personaggi. Un gruppo di giovani più o meno stupidotti che si ritrova isolato dal mondo (anche i cellulari non hanno campo in questa baita di montagna) e che, dopo la mezzora iniziale atta a introdurci alle superficiali dinamiche interpersonali, si trova assalito da orde di zombie inferociti in numero sempre maggiore.
Dead Snow (2009)
Dead Snow 2: Red vs Dead (2014)
Dead Snow (2009)
Dead Snow 2: Red vs Dead (2014)
giovedì 6 giugno 2019
Seoul Station (2016)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 05/09/2018 Qui - C'è voluto più tempo del previsto (quasi 7 mesi), ma finalmente sono riuscito a recuperare il prequel di un film che ha ringiovanito un genere, perché per tutti coloro che pensavano che le vie dello zombie-movie fossero finite, il 2016 (io tuttavia l'ho visto quest'anno) ci ha infatti regalato una nuova pietra miliare del filone: il coreano Train to Busan, esaltante blockbuster a tema, che con molta probabilità (e sfortunatamente però) potrebbe essere rifatto ad Hollywood. Train to Busan difatti è un film studiato nel dettaglio, ibrido e di estetica impeccabile, che in perfetto stile asiatico accosta aspetti tipicamente di genere, come l'invasione di infetti simil-zombie che innesca il racconto, a risvolti più profondi ed umani che si concretizzano nelle dinamiche genitoriali del protagonista e della piccola figlioletta (la mia recensione completa qui). Un film bello e convincente che fu il risultato sorprendente di un filmmaker alla soglia dei 40 anni che non si era mai cimentato in un lungometraggio in carne ed ossa, scorrendo il curriculum di Yeon Sang-Ho infatti, si trovano esclusivamente tre lunghi e due corti, tutti d'animazione. Uno di questi lunghi, Seoul Station, film d'animazione anch'esso del 2016, è proprio il prequel animato di Train To Busan, che si tuffa nella stazione ferroviaria della metropoli coreana per scoprire come sia nato e si sia propagato il virus letale (anche se le reali cause rimarranno ancora sconosciute). Un zombie movie d'animazione quindi, cosa che in verità è una novità assoluta, e che quindi per questo ha già molto per suscitare curiosità, a memoria, si tratta infatti del primo film dell'orrore animato a tema zombie, e questa peculiarità basterebbe a motivarne la visione, ma non solo, perché anche se la curiosità che potrebbe spingere appunto la visione come ha fatto con me potrebbe non essere comunque sufficiente, dato che si rimane un po' insoddisfatti dal risultato complessivo del prodotto, in Seoul Station ritroverete quel suggestivo incontro ed equilibrio tra dramma e tensione che fece la fortuna di Busan (direzione che parte proprio dalla stazione di Seoul), così come un sottile ma efficace ritratto degli angoli neri e delle falle della società coreana.
venerdì 3 maggio 2019
The Gerber Syndrome - Il contagio (2010)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/01/2018 Qui - The Gerber Syndrome - Il contagio (Horror, Italia 2010): Visto probabilmente troppo tardi o forse fuori tempo massimo, ho trovato questo film italiano davvero mediocre per non dire pessimo. Anche perché non di facile catalogazione è la pellicola stessa, che di bello ha solo la locandina e di originale ha solo l'idea, poi nel tempo diventata banale, ovvero un mockumentary, con un budget ridotto (che comunque non lo salva, perché è brutto a prescindere), sugli zombie (più o meno), ma poi il nulla. La trama infatti e come già detto ha un tocco di originalità e potrebbe essere interessante se non fosse per il fatto che in realtà non succede nulla, ma proprio nulla. Tanto che non si capisce dove voleva andare a parare il regista, un certo Maxi Dejoie. Inoltre la soglia di attenzione scema drasticamente dopo mezz'ora e ci si comincia a chiedere quand'è che il film prenda quota, ovviamente questo non accade mai, anche perché la recitazione, così come i dialoghi, rasentano lo zero. Insomma qualcosa di davvero mediocre e quindi evitabile. Voto: 5
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