Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 26/10/2023 Qui - E' difficile al giorno d'oggi nel cinema commerciale e d'azione mantenere la qualità costante in una saga (di cui di buonissima era pregno il terzo capitolo), ma grazie al talento del reparto audio visivo ed alla discreta regia di Chad Stahelski questo film completa degnamente un'epopea storica di un personaggio che ha di fatto contribuito all'espansione e allo sviluppo del genere action. Keanu Reeves sembra quasi stanco, il suo personaggio ne ha viste fin troppe e si appresta a una prova quasi impossibile da superare. L'unico difetto è la poca incisività e il carattere debole del cattivo, troppo macchiettistico. Resta comunque un buon film, anche e nonostante duri davvero troppo, anche e nonostante sia probabilmente il meno riuscito della saga. Voto: 6
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giovedì 26 ottobre 2023
John Wick 4 (2023)
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venerdì 30 giugno 2023
Bullet Train (2022)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/06/2023 Qui - Come film è una baracconata allucinante, ma vuole essere una baracconata allucinante. Puro e semplice cazzeggio dentro un treno in viaggio per il Giappone, da Tokio a Kyoto, dove ne succedono di tutti i colori. I personaggi occhieggiano nei loro caratteri al cinema di Tarantino e Ritchie, stralunati e spesso sopra le righe, ma va bene perché il film intrattiene e diverte, facendo passare due ore di puro svago, pieno di buoni combattimenti con una certa dose d'ironia che non guasta. L'intrattenimento è infatti garantito dalla buona mano di David Leitch che confeziona iperboliche scene di combattimento, con un andamento che è un giusto mix fra videogioco e fumetto. Il cast è scelto con dovizia e vi spicca la prova del talentuoso Aaron Taylor-Johnson (anche se Brad Pitt è convincente in un ruolo per lui diverso dal solito). Certo, il minutaggio è eccessivo, visto il genere, ma nel complesso un'occhiata la merita. Voto: 6
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venerdì 30 settembre 2022
Army of the Dead (2021)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/09/2022 Qui - Gli zombie-movie sono così, o ti piacciono o no, inutile cercare originalità, trama od altro, dopotutto difficile concepire qualcosa di nuovo in un film sui morti viventi, eppure l'idea non era neanche male, ma viene quasi del tutto svilita. Zack Snyder mette su un carrozzone di base heist movie nel bel mezzo di una apocalisse zombie, anche se come sembra, delimitata nella desertica Las Vegas. Non bastano non morti mutati velocissimi, tigre e cavallo zombie, "walking dead" classici e combattenti super armati, il film è troppo lungo per essere del genere e perde quello per cui è stato fatto, l'intrattenimento. Dave Bautista a parte, una mezza delusione. Abbastanza insoddisfacente infatti, perché la storia non regge quasi per niente, un sacco di elementi lasciati al caso e non approfonditi. Il risultato non è comunque sgradevole, effetti speciali truculenti ma efficaci, particolari e godibili i titoli di testa, però anche basta. Il regista della sua Zack Snyder's Justice League è ormai nella sua fase discendente, cercasi qualcosa di meglio e più riuscito. Voto: 5,5
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martedì 9 novembre 2021
Il caso Minamata (2020)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 09/11/2021 Qui - Celebre fotografo della rivista Life in declino per il troppo alcool ed i troppi cattivi ricordi, William Eugene Smith accetta di recarsi in Giappone per documentare un caso di intossicazione di massa che riguarda una piccola città costiera. Pur essendo ben fatto, il film non presenta pregi particolari in sé stesso, inserendosi nel solco dei biopic convenzionali dedicati a personaggi geniali e/o problematici, tuttavia è tale la forza della vicenda narrata da rendere la visione estremamente coinvolgente: impossibile non fare confronti con simili tragedie più recenti e/o a noi più vicine. In tal senso struggente la foto mostrata alla fine che è il vero manifesto della tragedia di Minamata, Tomoko Is Bathed by Her Mother, giornalisticamente parlando una delle più belle ed importanti della storia. A metà tra un documentario e un film di denuncia sociale ed ambientale, Il caso Minamata è però, oltreché convenzionale, anche leggermente sbilanciato e ripetitivo, allorché poco approfondito, ma di grande impatto emotivo, un film ingiustamente sottovalutato arricchito da un Johnny Depp perfettamente in parte (come tutti gli altri interpreti interpellati), in cerca di redenzione artistica dopo una preoccupante sequenza di prove opache (tra le peggiori, Mortdecai e Arrivederci professore). Peccato infatti che un tema cosi interessante sia stato affidato ad un regista poco capace (Andrew Levitas). Anche il montaggio ha i suoi difetti ma resta comunque un film da vedere per conoscere una storia (come detto) lontana ma allo stesso tempo vicina. Voto: 6
sabato 31 luglio 2021
Mortal Kombat (2021)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/07/2021 Qui - Non mi aspettavo chissà cosa dal remake/reboot di Mortal Kombat (che tra l'altro parlando di videogiochi, non sono un fan dei picchiaduro e questo non l'ho mai provato) ed in effetti si sono verificate grossomodo le mie aspettative, cioè circa due ore di mazzate come fabbri, con l'ovvio aggiornamento per quanto riguarda gli effetti speciali, non invasivi ma pienamente all'altezza (graficamente è infatti ben realizzato, con anche un discreto tasso gore ma non eccessivo, e le location sono abbastanza valide). La storia è un po' più complessa, senza essere nulla di eccezionale per carità, però il capitolo originale di Paul W. S. Anderson era più sul pezzo, cioè c'era il vero e proprio torneo del Mortal Kombat. La volontà di creare un nuovo franchising del gioco quindi ha indotto questo prodotto ad essere allo stesso tempo un prequel di un eventuale seguito di questa saga. Niente di male, ma certamente meglio si poteva fare, e comunque alcune cose del film sono di livello, come lo splendido prologo o la presenza del marchio che decreta la partecipazione al torneo (più credibile dei tizi presi a caso) e l'ottima spiegazione dei poteri per fare le fatality (bene gli attori, giapponesi e non). Per il resto trama, sceneggiatura e dialoghi molto basilari, comunque l'ho visto con curiosità e personalmente mi ha divertito. E proprio perché le aspettative erano quelle che credevo gli do la sufficienza risicata. Voto: 6
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lunedì 22 marzo 2021
Speed Racer (2008)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 22/03/2021 Qui - Cosa si fa per amicizia (seppur virtuale, tra blogger), per amore del Cinema e soprattutto di Christina Ricci?
Si rivede un film che mai avresti voluto rivedere, perché la prima
volta che lo vedesti ti sconvolse, e in negativo. Dieci anni (e poco
più) dopo, rivedendolo ti rendi conto che forse l'effetto cartoonesco
era voluto, dopotutto era la trasposizione cinematografica della serie
animata giapponese Superauto Mach 5 (nota negli Stati Uniti proprio come Speed Racer)
degli anni sessanta (ma tu all'epoca non lo sapevi), però non sarebbe
stato meglio se ne avessero fatto di questo progetto (nato dalla mente
dei fratelli, ora sorelle, Wachowski, quelli/e di Matrix ma che tu ricordi soprattutto per essere stati gli sceneggiatori di V per Vendetta)
un film d'animazione? Anche perché in quel caso, e più probabilmente,
non avresti storto gli occhi e il naso di fronte ad uno spettacolo
(visivamente e narrativamente) sfarzoso e carnevalesco decisamente
estremo e sconclusionato come quello che Speed Racer (purtroppo)
ti regala. Spettacolo che in parte poteva anche essere giustificato, con
la scusa del voler appunto ricalcare il cartone originale, ma c'è modo e
modo di realizzare una pellicola. Va da sé che il target fosse
originariamente per bambini (e vederlo in età adulta comporta certamente
un certo rischio), però ciò non giustifica una grafica da attacco
epilettico che dura per tutta la pellicola né una storia banale e
assurda (la parte moralistica dove, tanto per citarne una, si parla
spasmodicamente della morte, vera o presunta che sia, del fratello del
protagonista ma nessuno batte ciglia per gli altri venti o trenta
incidenti mortali del film), nonché noiosa (la durata, piuttosto
importante, non gioca certo a suo favore). Meravigliosa come sempre Christina Ricci, ma a prescindere, e non aiuta il film. Un film stupido, visto a cervello spento che, mai più rivedrò. Voto: 4
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martedì 7 maggio 2019
Life: Non oltrepassare il limite (2017)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 12/02/2018 Qui - Non strabilierà per originalità, ma Life: Non oltrepassare il limite (Life), che tenta di assolvere al suo compito di mero prodotto ludico, fornendo basi classiche di fanta-thriller già rodate e che fanno una certa presa sul pubblico, si segnala sicuramente come un signor sci-fi horror. Girato con eleganza dallo svedese d'origine cilena Daniel Espinosa, pur essendo l'ennesimo clone di "Alien", questo film del 2017, risulta infatti costruito con invidiabile cura sfociante in un'escalation tensiva a dir poco ottima, concretizzata grazie ad una sceneggiatura che una volta lanciata non ammette attimi di respiro. Giacché questo agghiacciante thriller, ambientato nello spazio e che affronta l'annoso tema della possibilità di trovare altre forme di vita al di fuori della Terra, anche grazie ad un comparto tecnico eccellente (scenografia e ambientazione sono ben curati ed assolutamente realistici), raggiunge, nonostante una trama non solidissima e oltretutto semplice nei contenuti e nello svolgimento (anche se del tutto funzionale), l'obiettivo di diffondere tensione e ritmo fino alla fine. Anche perché la pellicola ci parla di un team di scienziati, guidato dal capitano Kat (Olga Dihovichaya), che a bordo di una stazione spaziale, dopo aver trovato una traccia dell'esistenza della vita su un pianeta ritenuto sino ad allora inospitale, si ritrovano tutti, i dottori Miranda (Rebecca Ferguson) e David (Jake Gyllenhaal), i tecnici Roy (Ryan Reynolds) e Sho (Hiroyuki Sanada), e lo scienziato Hugh (Ariyon Bakare), in una situazione di grande pericolo. La creatura aliena infatti, alla quale viene dato il nome di Calvin, nata da una cellula biologica fossilizzata, fortemente capace di adattarsi all'ambiente circostante (che comincia via via a crescere e a svilupparsi), dopo essersi liberata non darà tregua all'equipaggio, facendo così iniziare un'incubo senza ritorno.
martedì 19 febbraio 2019
Mr. Holmes: Il mistero del caso irrisolto (2015)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 14/01/2017 Qui - Partiamo subito da un dettaglio importante, Mr. Holmes: Il mistero del caso irrisolto (Mr. Holmes), film del 2015 diretto da Bill Condon e interpretato da Ian McKellen nel ruolo del famoso investigatore Sherlock Holmes, adattamento cinematografico del libro di Mitch Cullin intitolato A Slight Trick of the Mind, pubblicato nel 2005, non è un film giallo. Il titolo in italiano infatti non rispecchia quella che è poi la trama del film in quanto richiama quasi un thriller mentre è decisamente un drammatico. Il titolo esatto è soltanto Mr. Holmes. Sherlock, l'investigatore più famoso del mondo, difatti non esiste più, si è ritirato da decenni in una residenza in campagna dopo aver sbagliato l'esito della sua ultima indagine, purtroppo con risvolti fatali. Tutto qui "il giallo metaforico" del film. Il vero "giallo" è la vita, nella sua complessità di sentimenti ed emozioni. La vita, che non ha mai un vero perché, dove nessuno troverà mai il vero significato se non si interroga veramente da dentro, siamo tutti soli e tutti abbiamo bisogno di amore, ma spesso ce ne dimentichiamo e diamo ragione alle apparenze, cerchiamo misteri dove non ce ne sono e diamo la colpa agli altri delle nostre manchevolezze. In mezzo al frastuono della quotidianità, Mr. Holmes si è ritirato accompagnato sempre dalla sua grande intelligenza ed intuito a vivere fra le api, portatrici di vita e di lavoro, innocui ed innocenti creature, ed ha chiuso fuori il male dalla sua esistenza, dimenticandosi che esiste e dimenticandosi le cose, dandone colpa all'età avanzata, in attesa della morte. Ma la vita non ha ancora concluso, con Mr. Holmes e gli chiede di cominciare a vivere veramente ed a capire che il Male nasce dal far finta che non esista.
mercoledì 9 gennaio 2019
47 Ronin (2013)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 12/07/2016 Qui - Sono sempre rimasto molto affascinato dalla cultura asiatica e quindi ne vedo e cerco di vedere più film possibili così (anche se non lo prediligo come genere) ma non sempre riesco, non ci ero riuscito neanche quando hanno mandato il film 47 Ronin in chiaro in tv, fortunatamente internet è grandissima fonte d'aiuto in questi casi, e ho recuperato questo film (del 2013), che attendevo (se non con impazienza) da tempo. Comunque prima di cominciare bisogna partire da una premessa importante, ovvero che la pellicola è intrisa del fascino di una cultura (quella giapponese) molto diversa dalla nostra, e quindi bisogna adeguarsi ad uno stile e mentalità completamente diversa, difatti gli usi e i costumi dell'arte e della storia Giapponese, così diversi dai nostri difficilmente riescono ad essere apprezzati dai più ma sopratutto bisogna comprendere appieno la mentalità giapponese dei samurai (caratterizzati da un profondo senso dell'onore, che comprendeva il suicidio cerimoniale, con lo sventramento, e lealtà incrollabile al loro padrone) e di tante altre tradizioni e riti del paese del Sol Levante. Non solo, se non vi piace Zack Snyder e i suoi film più iconici come '300' o Sucker Punch, allora lasciate stare, non è questo il film che fa per voi. Se invece i vostri orizzonti cinematografici dovessero essere ampi e progressistici, vi piace la CGI di qualità e non siete perniciosamente ancorati al passato e al soppesare ogni parola della sceneggiatura, allora (forse) questo film potrebbe catturarvi. Io perciò ne ho visti molti, e quindi, chi scrive conosce, anche se in modo non approfondito, la storia e la cultura dei samurai, ed è proprio per questo motivo che ho potuto apprezzare quello che è un film a mio avviso, molto bello (ma non eccezionale). In ogni caso, 47 Ronin si presenta, senza troppe pretese, come un film d'azione e nulla di più, quindi intrattenimento allo stato puro. Questo, che è comunque il film d'esordio del regista inglese Carl Rinsch, ha in Keanu Reeves e Hiroyuki Sanada i protagonisti principali di una pellicola che trae ispirazione da un fatto realmente accaduto, una leggendaria storia di lealtà e onore.
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