Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/07/2024 Qui - Prodotto da Studio Madhouse (creatore del celebre Ninja Scroll) in collaborazione con Gainax (Evangelion), il film dell'apprezzato animatore Takeshi Koike è un viaggio psichedelico ultra-pop che eleva le leggendarie "Wacky Races" a un livello superiore. Ogni cinque anni si svolge la gara più pazza e prestigiosa della galassia, e solo i migliori piloti hanno l'onore di parteciparvi, senza alcuna restrizione. Con veicoli che si trasformano in mech, armi biologiche in stile Akira e protesi meccaniche alla Shin'ya Tsukamoto, c'è spazio anche per un'intensa storia d'amore. Vale la pena vederlo, anche se rimane pur sempre un film di consumo rapido da apprezzare senza aspettative. È degno di nota soprattutto per la sua estetica, perché per il resto offre poco da salvare. Voto: 6+ [VVVVID]
- Home page
- Classifiche
- CINEMA
- Film Anno per Anno dal 2015 ad Oggi
- Tutti i Film
- Film e visioni speciali
- Giornata della Memoria
- Academy Awards
- Filmografie registiche
- Approfondimenti cinematografici
- Day cinematografici
- Saghe cinematografiche
- Cortometraggi
- Promesse cinematografiche [Dal 2018 al 2021]
- NOTTE HORROR
- HALLOWEEN
- CHRISTMAS
- MCU
- DC
- STAR WARS
- Agatha Christie
- ALIEN
- John Wick
- Fast & Furious
- IL GIRO DEL MONDO CINEMATOGRAFICO
- Sharknado
- La notte del Giudizio
- I Spit On Your Grave
- GEEK LEAGUE
- LISTE & CLASSIFICHE ANIME
- ANIME-TION MOVIES & SERIES
- AGGIORNAMENTI LIVE VISIONI & GAMES
Visualizzazione post con etichetta Tadanobu Asano. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Tadanobu Asano. Mostra tutti i post
mercoledì 31 luglio 2024
martedì 9 novembre 2021
Il caso Minamata (2020)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 09/11/2021 Qui - Celebre fotografo della rivista Life in declino per il troppo alcool ed i troppi cattivi ricordi, William Eugene Smith accetta di recarsi in Giappone per documentare un caso di intossicazione di massa che riguarda una piccola città costiera. Pur essendo ben fatto, il film non presenta pregi particolari in sé stesso, inserendosi nel solco dei biopic convenzionali dedicati a personaggi geniali e/o problematici, tuttavia è tale la forza della vicenda narrata da rendere la visione estremamente coinvolgente: impossibile non fare confronti con simili tragedie più recenti e/o a noi più vicine. In tal senso struggente la foto mostrata alla fine che è il vero manifesto della tragedia di Minamata, Tomoko Is Bathed by Her Mother, giornalisticamente parlando una delle più belle ed importanti della storia. A metà tra un documentario e un film di denuncia sociale ed ambientale, Il caso Minamata è però, oltreché convenzionale, anche leggermente sbilanciato e ripetitivo, allorché poco approfondito, ma di grande impatto emotivo, un film ingiustamente sottovalutato arricchito da un Johnny Depp perfettamente in parte (come tutti gli altri interpreti interpellati), in cerca di redenzione artistica dopo una preoccupante sequenza di prove opache (tra le peggiori, Mortdecai e Arrivederci professore). Peccato infatti che un tema cosi interessante sia stato affidato ad un regista poco capace (Andrew Levitas). Anche il montaggio ha i suoi difetti ma resta comunque un film da vedere per conoscere una storia (come detto) lontana ma allo stesso tempo vicina. Voto: 6
venerdì 27 agosto 2021
Zatōichi (2003)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 27/08/2021 Qui - Personaggio di culto in Giappone, il massaggiatore cieco viene "riletto" da Takeshi Kitano che realizza una pellicola di evasione allontanandosi dai temi (un po' più impegnati) del suo cinema tradizionale. L'apparente semplicità di Zaitochi è però contraddetta dalla molteplicità dei temi trattati e degli stili adoperati. Non solo film di arti marziali, ma anche pochade, farsa e dramma. Il film realizzato (sebbene si tenda a mettere un po' troppa carne al fuoco) risulta molto piacevole. Eppure ad essere onesti senza la presenza (e il tocco magico) dell'impagabile Kitano, questo suo "film di samurai" meriterebbe al massimo un paio di stelle. Personaggi appena abbozzati, colpi di scena fiacchi e assai poco sorprendenti, discutibile ricorso ad effetti speciali fin troppo artificiali, struttura spezzettata e frammentaria, una parte centrale che arranca faticosamente tra lungaggini e lentezze assortite, ma per fortuna c'è lui, il geniale regista/attore a riempire gli innumerevoli spazi vuoti nelle maglie di una sceneggiatura troppo sfilacciata e a dare una risposta ai tanti "perché" che il film pone. Takeshi Kitano, basta inquadrarlo di sbieco nella sua camminata curva e strascicata per riempire lo schermo ed illuminare un'opera altrimenti deludente, egli, con Zatoichi, mette in scena un'indimenticabile personaggio, tenero, buffo, dimesso e auto-ironico (davvero esilaranti alcuni momenti del film), un paradossale esempio di invincibile perdente (lo so: è un ossimoro) nel quale è difficile identificarsi ma che è davvero impossibile non amare. E poiché Kitano è Kitano, alla fine salvo Zatoichi dalla stroncatura aggiungendo una terza stella e sarei tentato di aggiungerne persino una quarta per premiare un finale a dir poco straniante (nella sua totale assurdità) con balletto in vago stile Bollywood, ma francamente sarebbe un po' troppo: voto sufficiente. Voto: 6
sabato 31 luglio 2021
Mortal Kombat (2021)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/07/2021 Qui - Non mi aspettavo chissà cosa dal remake/reboot di Mortal Kombat (che tra l'altro parlando di videogiochi, non sono un fan dei picchiaduro e questo non l'ho mai provato) ed in effetti si sono verificate grossomodo le mie aspettative, cioè circa due ore di mazzate come fabbri, con l'ovvio aggiornamento per quanto riguarda gli effetti speciali, non invasivi ma pienamente all'altezza (graficamente è infatti ben realizzato, con anche un discreto tasso gore ma non eccessivo, e le location sono abbastanza valide). La storia è un po' più complessa, senza essere nulla di eccezionale per carità, però il capitolo originale di Paul W. S. Anderson era più sul pezzo, cioè c'era il vero e proprio torneo del Mortal Kombat. La volontà di creare un nuovo franchising del gioco quindi ha indotto questo prodotto ad essere allo stesso tempo un prequel di un eventuale seguito di questa saga. Niente di male, ma certamente meglio si poteva fare, e comunque alcune cose del film sono di livello, come lo splendido prologo o la presenza del marchio che decreta la partecipazione al torneo (più credibile dei tizi presi a caso) e l'ottima spiegazione dei poteri per fare le fatality (bene gli attori, giapponesi e non). Per il resto trama, sceneggiatura e dialoghi molto basilari, comunque l'ho visto con curiosità e personalmente mi ha divertito. E proprio perché le aspettative erano quelle che credevo gli do la sufficienza risicata. Voto: 6
Labels:
Avventura fantasy,
Azione,
Hiroyuki Sanada,
Jessica McNamee,
Joe Taslim,
Josh Lawson,
Laura Brent,
Lewis Tan,
Ludi Lin,
Mehcad Brooks,
Reboot,
Simon McQuoid,
Tadanobu Asano
mercoledì 30 settembre 2020
Midway (2019)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/09/2020 Qui - Premettendo che sono un grande estimatore del cinema di Roland Emmerich (Stargate, Independence Day e The Day After Tomorrow i miei preferiti), in questo caso purtroppo devo dire di non aver troppo digerito questo film di guerra incentrato sulla battaglia delle Midway (all'indomani dell'attacco da parte dei giapponesi alla marina americana a Pearl Harbor), il film infatti delude abbastanza, molto più di quanto successe anni fa con Independence Day - Rigenerazione. I titoli all'inizio ci dicono che è basato, in maniera precisa, su fatti storici sia negli eventi che nei dettaglia tattici, più o meno è vero anche se i libri consultati sembrano quelli da terza media anni '80. I personaggi non aiutano, alcuni troppo pompati da risultare ridicoli (e pensare che a disposizione c'era un cast di attori di tutto rispetto), per non parlare della controparte giapponese: figurine attaccate tanto per far vedere che sono orientali (come si è ridotto Tadanobu Asano?!). Cosa dire invece dei dialoghi se non che sono pessimi. Alcuni hanno stroncato le battaglie e gli effetti speciali con computer grafica annessa, sono invece l'unica cosa a salvarsi ed il regista, almeno, qui, ci sa fare (nel campo è infatti maestro). Non il peggior film di guerra di sempre (è comunque migliore di Pearl Harbor anno 2001), ma di certo nel marasma di quelli finiti nel dimenticatoio. Voto: 5+
Labels:
Aaron Eckhart,
Alexander Ludwig,
Dennis Quaid,
Ed Skrein,
Film di guerra,
Film drammatico,
Film storico,
Luke Evans,
Mandy Moore,
Nick Jonas,
Patrick Wilson,
Roland Emmerich,
Tadanobu Asano,
Woody Harrelson
venerdì 30 agosto 2019
Lupin III - Il film (2014)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/08/2019 Qui
Tema e genere: Adattamento in live action del celebre manga di Monkey Punch, quest'ultimo scomparso recentemente.
Trama: A Singapore, un gruppo di giovani ladri compete per rubare una medaglia da un museo privato. Tra questi vi è anche un giovane Lupin III, nipote del famoso ladro gentiluomo Arsenio Lupin.
Recensione: Lupin, Jigen, Fujiko, Goemon e l'ispettore Zenigata, ci sono tutti, tutti i personaggi di uno dei manga più famosi (e non solo in Oriente) del mondo nel primo live-action riconosciuto dal grande maestro Monkey Punch. Il film diretto da Ryūhei Kitamura vede infatti il ritorno del ladro gentiluomo che, con la sua fida banda, si ritrova a dover scassinare un caveau inespugnabile, di un losco individuo, per rubare la famosa collana appartenuta a Cleopatra. Il tutto mentre l'ispettore dell'Interpol Koichi Zenigata cercherà in tutti i modi di ostacolare i loro piani. Dopo una prima parte di "preparazione", dove le scene, seppur movimentate, possono non portare grande entusiasmo, la narrazione subisce un'impennata e nella seconda parte troviamo l'intrecciarsi e il conseguente sviluppo della trama in maniera gradevole e coinvolgente. In tal senso la sceneggiatura è all'altezza delle rocambolesche avventure di Lupin, con inseguimenti, furti, sparatorie, intrighi e colpi di scena, senza tralasciare le belle ragazze. Certo, all'inizio del film, si fa un po' di difficoltà ad entrare nell'ottica di personaggi conosciuti come anime ma con il proseguimento della pellicola e soprattutto grazie al doppiaggio delle voci storiche, diventano familiari. A proposito di personaggi, i più importanti sono supportati da volti nuovi (alcuni tuttavia del tutto sconosciuti, chi è Pierre?) ed originali (più o meno) che hanno un ruolo importante all'interno della vicenda e "rinfrescano" questa nuova interpretazione che poteva altrimenti risultare banale. Un'interpretazione, una vicenda appunto ben strutturata, anche se ci sono delle particolarità che rendono il film un discreto prodotto e non un capolavoro. La verve umoristica è totalmente mancante, elemento presente nel personaggio di Lupin, soprattutto manca la sua genialità nel mettere in atto gli audaci colpi, gli stessi compagni sono limitati nelle loro specialità. Inoltre ci sono troppe scazzottate ed in certi casi esse sono anche piuttosto confusionarie, si sente la mancanza della mitica colonna sonora della serie, e ci sono troppi personaggi di contorno che limitano il raggio d'azione della banda. Piacevoli sono però gli omaggi alla 500 gialla (sia quella degli anni '70 che l'ultimo modello), il fatto di aver fatto indossare a Lupin, sia la giacca rossa che quella verde, oppure il filmato in animazione. Ma soprattutto, seppur con scene "forzate" e battute scontate, la caratterizzazione dei personaggi è fedele all'opera di Monkey Punch e la scelta del cast risulta essere stata azzeccata, perché seppur per la maggior parte sconosciuti al mondo Occidentale, gli attori entrano abbastanza bene nel ruolo sia per qualità fisiche che per qualità recitative, dando sicuramente uno slancio maggiore al film. Un film che nonostante qualche "difettuccio" ed alcune sbavature, resta ed è un degno adattamento live action di un'opera famosa in tutto il mondo, che seppur non rende giustizia ad una Leggenda come Lupin è sicuramente da vedere.
martedì 27 agosto 2019
Ichi the Killer (2001)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 26/08/2019 Qui
Tema e genere: Splatter tratto dall'omonimo manga di Hideo Yamamoto.
Trama: Dopo la misteriosa scomparsa del boss Anjo, il folle e masochista Kakihara scatena una guerra fra bande per ritrovarlo. Ignora però il fatto che dietro a tutto c'è la mano di Jijii, il quale si sta servendo del fragile e sanguinario Ichi per tessere i fili di un complicato e pericoloso intreccio.
Recensione: Geniale, folle, bizzarro, ironico, prolisso, incoerente e a tratti noioso. Questo e tanto altro ancora è Ichi the Killer, spettacolo raccapricciante partorito dalla mente del diabolico Takashi Miike che qui rilegge un celebre manga. Non è un horror, ma è piuttosto splatter, anche se questo è un lavoro talmente particolare che non si sa dove collocarlo, Ichi the Killer non ha infatti un genere, lui è Ichi e basta, e ammazza un sacco. Si sa però che per film di questo "genere" si sente spesso usare la frase "per stomaci forti". E questo senza dubbio lo è, anche se Ichi the Killer non è un mero splatter privo di sostanza, è un film in cui il drammatico, lo yakuza-movie, il grottesco e lo splatter appunto, vanno a braccetto e non scadono nel banale, anche se l'eccelso è ben distante, perché seppur geniale è anche al tempo stesso, così ripetitivo e confuso da risultare a tratti letargico, e non tutte le trovate poi hanno la stessa forza dirompente. Ichi ha la faccia da debole, da uno che pare più uno studentello sfigato, piuttosto che un terribile carnefice. Ma Ichi è entrambe le cose e il regista "gioca" e sgretola lo stereotipo del temibile Killer annientatore. Si prova una certa compassione verso questo "povero" essere sfruttato e plagiato da chi cerca solo di raggiungere i propri interessi. Kakihara (interpretato da un grande già Tadanobu Asano), dalla faccia da Joker sfregiato, è un yakuza dall'animo di ghiaccio, che ricerca più il dolore fisico come piacere piuttosto che la vendetta. E' forte e freddo quanto sadico e masochista. Il sadismo e il masochismo, appunto, sono un filo conduttore dal primo all'ultimo minuto, sia nella nelle torture ai rivali, sia nella sessualità deviata. Le donne appaiono soltanto come prostitute e si respira una certa misoginia per nulla velata. La telecamera è spesso "schizofrenica" nel suo inseguire il sangue che zampilla dalle ferite mortali inflitte ai personaggi. La fotografia è curatissima e il montaggio accelera e rallenta a seconda delle azioni, nulla è lasciato al caso. Ichi the Killer è insomma un film sadico e lo spettatore è la sua vittima consapevole e consenziente, in cui il genio visionario e folle di Takashi Miike tortura la mente del suo pubblico, riuscendo a farlo ridere con una cascata di budella e sangue. Sufficienza piena di sicuro, più che piena.
Trama: Dopo la misteriosa scomparsa del boss Anjo, il folle e masochista Kakihara scatena una guerra fra bande per ritrovarlo. Ignora però il fatto che dietro a tutto c'è la mano di Jijii, il quale si sta servendo del fragile e sanguinario Ichi per tessere i fili di un complicato e pericoloso intreccio.
Recensione: Geniale, folle, bizzarro, ironico, prolisso, incoerente e a tratti noioso. Questo e tanto altro ancora è Ichi the Killer, spettacolo raccapricciante partorito dalla mente del diabolico Takashi Miike che qui rilegge un celebre manga. Non è un horror, ma è piuttosto splatter, anche se questo è un lavoro talmente particolare che non si sa dove collocarlo, Ichi the Killer non ha infatti un genere, lui è Ichi e basta, e ammazza un sacco. Si sa però che per film di questo "genere" si sente spesso usare la frase "per stomaci forti". E questo senza dubbio lo è, anche se Ichi the Killer non è un mero splatter privo di sostanza, è un film in cui il drammatico, lo yakuza-movie, il grottesco e lo splatter appunto, vanno a braccetto e non scadono nel banale, anche se l'eccelso è ben distante, perché seppur geniale è anche al tempo stesso, così ripetitivo e confuso da risultare a tratti letargico, e non tutte le trovate poi hanno la stessa forza dirompente. Ichi ha la faccia da debole, da uno che pare più uno studentello sfigato, piuttosto che un terribile carnefice. Ma Ichi è entrambe le cose e il regista "gioca" e sgretola lo stereotipo del temibile Killer annientatore. Si prova una certa compassione verso questo "povero" essere sfruttato e plagiato da chi cerca solo di raggiungere i propri interessi. Kakihara (interpretato da un grande già Tadanobu Asano), dalla faccia da Joker sfregiato, è un yakuza dall'animo di ghiaccio, che ricerca più il dolore fisico come piacere piuttosto che la vendetta. E' forte e freddo quanto sadico e masochista. Il sadismo e il masochismo, appunto, sono un filo conduttore dal primo all'ultimo minuto, sia nella nelle torture ai rivali, sia nella sessualità deviata. Le donne appaiono soltanto come prostitute e si respira una certa misoginia per nulla velata. La telecamera è spesso "schizofrenica" nel suo inseguire il sangue che zampilla dalle ferite mortali inflitte ai personaggi. La fotografia è curatissima e il montaggio accelera e rallenta a seconda delle azioni, nulla è lasciato al caso. Ichi the Killer è insomma un film sadico e lo spettatore è la sua vittima consapevole e consenziente, in cui il genio visionario e folle di Takashi Miike tortura la mente del suo pubblico, riuscendo a farlo ridere con una cascata di budella e sangue. Sufficienza piena di sicuro, più che piena.
giovedì 6 giugno 2019
Silence (2016)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 19/09/2018 Qui - La libertà di professare un credo religioso (o di non professarlo ovviamente) dovrebbe essere un diritto inalienabile di ogni individuo, in qualsiasi società umana. Tanto più che alla base di ogni religione vi sono principi di pace, di tolleranza, di carità, di rispetto verso gli altri. Eppure nei secoli le più crudeli guerre e le più efferate persecuzioni si sono costantemente compiute in nome e per il predominio di una fede religiosa sull'altra. Quest'ultima opera di Martin Scorsese, Silence, pellicola del 2016 diretta dal grande regista statunitense, tratta dal romanzo (scritto nel 1966) dello scrittore giapponese Shusaku Endo, affronta per l'appunto l'argomento di tali contraddizioni, rievocando la vicenda di alcuni missionari cristiani portoghesi giunti nel 1600 in Giappone allo scopo di far convertire le popolazioni locali, di religione buddista, alla dottrina cristiana, finendo per scatenare in tal modo con la loro opera la feroce reazione di notabili e dignitari giapponesi, che, temendo un inquinamento spirituale delle tradizioni locali, mandarono a morte tra atroci supplizi molti individui. Alla vista di tali atrocità alcuni dei missionari preferirono abiurare la religione cristiana pur di salvare la vita dei condannati renitenti alla apostasia. Per questo Silence è sicuramente un film affascinante, denso, a tratti epico, intrigante, con frequenti e drammatiche scene di torture violente e insopportabili che finiscono per colpire più la coscienza che non gli occhi di chi guarda, però appare spesso in palese contraddizione tra il condannare l'uso della violenza in tutte le religioni, e l'esaltazione comunque del cristianesimo come fede portante e necessaria per il genere umano. Un film quindi molto crudo sia nella sua rappresentazione sia nel suo contenuto: le torture fisiche inflitte ai sudditi "traditori" da parte delle alte cariche giapponesi erano terribili e vengono descritte da Scorsese in maniera esplicita e dettagliata, pertanto la pellicola risulta quanto mai veritiera e come un documento storico vero e proprio sull'andamento dei fatti a quei tempi. Il film, dunque, risulta ben fatto e assai dettagliato e riproducente l'atmosfera ed i costumi dell'epoca in maniera perfetta (grazie alla scenografia di Dante Ferretti) ma purtroppo Scorsese ha costruito un'opera, seppur concettualmente potente, cinematograficamente debole.
mercoledì 9 gennaio 2019
47 Ronin (2013)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 12/07/2016 Qui - Sono sempre rimasto molto affascinato dalla cultura asiatica e quindi ne vedo e cerco di vedere più film possibili così (anche se non lo prediligo come genere) ma non sempre riesco, non ci ero riuscito neanche quando hanno mandato il film 47 Ronin in chiaro in tv, fortunatamente internet è grandissima fonte d'aiuto in questi casi, e ho recuperato questo film (del 2013), che attendevo (se non con impazienza) da tempo. Comunque prima di cominciare bisogna partire da una premessa importante, ovvero che la pellicola è intrisa del fascino di una cultura (quella giapponese) molto diversa dalla nostra, e quindi bisogna adeguarsi ad uno stile e mentalità completamente diversa, difatti gli usi e i costumi dell'arte e della storia Giapponese, così diversi dai nostri difficilmente riescono ad essere apprezzati dai più ma sopratutto bisogna comprendere appieno la mentalità giapponese dei samurai (caratterizzati da un profondo senso dell'onore, che comprendeva il suicidio cerimoniale, con lo sventramento, e lealtà incrollabile al loro padrone) e di tante altre tradizioni e riti del paese del Sol Levante. Non solo, se non vi piace Zack Snyder e i suoi film più iconici come '300' o Sucker Punch, allora lasciate stare, non è questo il film che fa per voi. Se invece i vostri orizzonti cinematografici dovessero essere ampi e progressistici, vi piace la CGI di qualità e non siete perniciosamente ancorati al passato e al soppesare ogni parola della sceneggiatura, allora (forse) questo film potrebbe catturarvi. Io perciò ne ho visti molti, e quindi, chi scrive conosce, anche se in modo non approfondito, la storia e la cultura dei samurai, ed è proprio per questo motivo che ho potuto apprezzare quello che è un film a mio avviso, molto bello (ma non eccezionale). In ogni caso, 47 Ronin si presenta, senza troppe pretese, come un film d'azione e nulla di più, quindi intrattenimento allo stato puro. Questo, che è comunque il film d'esordio del regista inglese Carl Rinsch, ha in Keanu Reeves e Hiroyuki Sanada i protagonisti principali di una pellicola che trae ispirazione da un fatto realmente accaduto, una leggendaria storia di lealtà e onore.
Iscriviti a:
Post (Atom)








