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venerdì 31 maggio 2024

La vetta degli dei (2021)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/05/2024 Qui - Il tratto distintivo dell'animazione di essere contemporaneamente realistico e astratto si rivela appieno nell'opera di Patrick Imbert, che esplora l'ossessione quasi inesprimibile di conquistare le cime più remote, spingendo al limite le capacità fisiche e mentali. La narrazione, molto cinematografica, beneficia di una eccellente tecnica di animazione 2D, frutto di dieci anni di lavoro, che affascina esteticamente non solo per sé, ma per come valorizza la storia a più livelli. Significativo è il contributo della colonna sonora e dell'elegante OST. Si nota una leggera perdita di intensità nella prima parte e il personaggio del giornalista, anche esperto alpinista, potrebbe essere stato meglio delineato. Tuttavia, resta un film di valore, sorprendentemente raccomandabile. Voto: 6,5 [Netflix]

martedì 30 aprile 2024

Mind Game (2004)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/04/2024 Qui - Sperimentare senza sosta è il leitmotiv del film, un film che pone l'innovazione al centro della sua essenza. Tuttavia, come spesso accade, l'eccesso può distorcere e in questo caso l'incessante sperimentazione risulta essere fine a se stessa, un collage di idee casuali dei creatori del film, un film d'animazione tra i più folli e deliranti mai visti. L'elemento che ho realmente apprezzato è la scena d'amore, concepita in maniera straordinariamente eccentrica. Forse non riesco a valorizzare opere del genere perché "non vedo oltre il mio naso", ma a mio avviso questo film rappresenta un semplice banco di prova, dove si schizzano idee e si dà vita a tutto ciò che passa per la mente senza curarsi dell'esito. In Mind Game non trovo un filo conduttore, un significato profondo a quanto osservato. La morale è presente, incentrata sulla crescita personale e sull'importanza di godersi l'unica vita che abbiamo, ma si traduce in un carosello di colori lanciati sullo schermo senza un ordine logico. In conclusione, è sicuramente innovativo e unico, ma eccessivamente folle, e non in senso positivo. Voto: 6 [YouTube]

venerdì 12 aprile 2024

Barefoot Gen (1983)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 12/04/2024 Qui - Adottando pienamente lo stile dell'animazione degli anni '80, Mori Masaki ha creato con "Barefoot Gen" uno degli Hiroshima-Movies più inquietanti e profondi che siano mai stati realizzati. Il film è intriso di umanità e speranza, ma non esita a mostrare senza censure le atrocità della guerra (la sequenza dell'esplosione della bomba, di tre minuti, lascia senza fiato). Nonostante alcuni momenti di tragica compiacenza che ne impediscono il raggiungimento di vette supreme, rimane un'opera imprescindibile e di grande valore educativo per la sua franchezza nel rappresentare l'orrore. Essendo anche un resoconto autobiografico dell'autore del manga, l'intensità e la disperazione sono palpabili, e sebbene l'esasperazione sia presente, rimane contenuta nella prima parte (la seconda parte seguirà tre anni dopo). "Barefoot Gen" offre lo sguardo innocente di un bambino sull'olocausto nucleare, un viaggio emotivo simile a quello di "Una tomba per le lucciole", ma con un filo di speranza in più. La narrazione è eccellente, bilanciando leggerezza e tragedia. Questo cartone storico merita sicuramente la visione, purché non ci si aspetti troppo in termini di qualità dei disegni. Voto: 7

Venus Wars (1989)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 12/04/2024 Qui - Basandosi sulla prima parte del manga Venus Senki, scritto e diretto dallo stesso autore Yoshikazu Yasuhiko, il film omonimo del 1989 si distingue per le sue eccellenti animazioni e l'imponente rappresentazione delle battaglie, pur non raggiungendo il livello di memorabile. Il contesto degli eventi è prevedibile, e per tutta la durata del film prevale un senso di rabbia giovanile che ricorda "Akira", e in alcune occasioni ne emula le caratteristiche. Tuttavia, è da segnalare la psicologia dei personaggi poco convincente, una sceneggiatura mediocre (che sembra messa insieme alla rinfusa), e una narrazione che, a un certo punto, non offre più motivi validi per mantenere l'interesse. Inoltre, la durata prolungata degli scontri armati occupa gran parte del film, oscurando gli altri elementi. In conclusione, è un film presentabile, ma con una trama non del tutto originale, che si attiene ai canoni tipici dei film di guerra, con i loro sconvolgimenti, tragedie e speranze, ma risulta anche dispersivo. Alla fine, è comunque accettabile, nel classico stile "senza infamia e senza lode". Voto: 6

Speciale Retro Anime

Post pubblicato su Pietro Saba World il 12/04/2024 Qui - Forse l'avrete notato, ma da gennaio ho ripreso il mio viaggio nell'animazione giapponese, iniziando con un film "moderno" al mese, che guarderò e recensirò fino a dicembre, e ora con una collezione di film "vintage", qui chiamati "retrò", che ho visto e recensito per l'occasione. Ho visto nove film, in realtà dieci, alcuni difficili da reperire, ma grazie a Youtube ho potuto vedere senza problemi Barefoot Gen, disponibile con sottotitoli, e Wicked City, disponibile in italiano. Ho trovato gli altri cercando su vari siti, mentre l'ultimo che ho menzionato, insieme a Venus Wars, sono entrambi disponibili nella sezione "Anime Generation" a pagamento di Prime Video. Su Prime, fino a poco tempo fa, erano disponibili anche Capitan Harlock e La grande avventura del piccolo principe Valiant, così come La leggenda del serpente bianco e Cowboy Bebop - Il film, ma ora non più, perché "This video is currently unavailable to watch in your location". Secondo la ricerca Google, invece, sono introvabili su piattaforme legali sia Ninja Scroll che Le ali di Honneamise. Tuttavia, se foste veramente interessati, contattatemi in privato e potrei aiutarvi. Ritornando al discorso precedente, il decimo film che ho visto è stato Interstella 5555. Nonostante sarà incluso nel conteggio totale, ho scelto di non recensirlo poiché si presenta più come un lungo videoclip che come un film d'animazione. La grafica è gradevole ma non particolarmente coinvolgente, e la trama è assente, dato che il film è un omaggio all'album Discovery dei leggendari Daft Punk, che purtroppo si sono recentemente sciolti. All'epoca, nel 2003, mi limitai a guardare il video di One more time, ma ora ho avuto l'opportunità di vedere l'intero film d'animazione, diretto tra gli altri da Leiji Matsumoto, creatore di Capitan Harlock e Galaxy Express 999, e privo di dialoghi (disponibile con un abbonamento premium su Prime o gratuitamente su Youtube). Musicalmente, il film è ben orchestrato, anche se dopo le prime quattro canzoni, le successive iniziano a perdere qualità e diventano ripetitive. Narrativamente, è piuttosto semplicistico e troppo ottimista. Il connubio tra audio e video non raggiunge mai vette elevate e gli ultimi venti minuti risultano piuttosto noiosi. In conclusione, è un esperimento interessante, ma considerati i talenti coinvolti, si poteva aspirare a qualcosa di più. Rimane comunque un piccolo cult, come i 9 Anime qui menzionati, tra cui spiccano due curiosità: la presenza di due film dello stesso regista e la figura di Capitan Harlock, creato dal già nominato Leiji Matsumoto.

lunedì 31 luglio 2023

I figli del mare (2019)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/07/2023 Qui - La storia raccontata da Ayumu Watanabe (tratta da un omonimo manga) è tutt'altro che leggera e ordinaria, ma forse proprio per questo non è riuscita a entusiasmarmi. Pur apprezzandone la grafica e le scene fantasiose e colorate, I figli del mare soffre di una pesantezza narrativa che non mi ha permesso di calarmi completamente nelle dinamiche che presenta, non andando incontro ai miei gusti e alla mia voglia di leggerezza. Certamente sufficiente a livello visivo, ma non di facile digeribilità. Un film per niente facile da capire e così complicato da rendere pesanti molte delle scene (parla di tante cose: mare, acqua, origine della vita, filosofia, ambiente e tante altre cose, forse un po' troppe). Una favola metafisica immerge lo spettatore nei mari più profondi in un flusso di sequenze visivamente sbalorditive ma incomprensibili. Fino alla fine si spera in una spiegazione, ma niente, il che dà un senso di frustrazione e delusione (da non perdere in ogni caso i titoli di coda). Il doppiaggio italiano mediocre, poi, non aiuta per nulla. Comunque non brutto. Voto: 6

Little Sister (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/07/2023 Qui - Delicato e mai sdolcinato, Hirokazu Kore'eda continua il suo percorso di indagatore delle relazioni ed emozioni umane (ci si ricordi di Un affare di famiglia e di tanti altri prima, non dell'ultimo visto Le verità). Qui si parla di sorellanza, ma non solo, e lo si fa con una sensibilità semplicemente magistrale. La regia è sempre sobria (ottima la prova di tutti gli interpreti) e la sceneggiatura è perfetta nel mettere in scena "semplici" momenti di vita quotidiana che sanno emozionare profondamente momento dopo momento. Ed è bellissimo e tonificante immergersi e nuotare in questo caldo e sincero flusso di emozioni. Un film in cui accade poco, che tuttavia si segue con grande interesse per il valore simbolico della vicenda. Una vicenda molto femminile ma non femminista, e forse leggermente artificiosa, tuttavia la discreta caratura dei protagonisti e una sceneggiatura anche quasi romantica la rendono più che gradevole. Un film d'atmosfera insomma, nella migliore tradizione giapponese, che non delude e trasporta in un quotidiano pieno di sentimenti. Molte emozioni attraversano infatti questo quadro di forte sorellanza, forse in maniera fin troppo ottimistica, ma la sensazione che lascia ha la piacevole fragranza dei fiori di pesco. Voto: 7+

lunedì 28 febbraio 2022

Time of Eve: The Movie (2010)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 28/02/2022 Qui - Di solito adoro qualsiasi prodotto che tratti l'intrigante dilemma etico e sociale dell'intelligenza artificiale e quindi del rapporto tra l'uomo e l'incessante avanzare della tecnologia. Mi sono avvicinato dunque a questo film (diretto da Yasuhiro Yoshiura, quello di Patema Inverted) sperando di trovare quegli stessi stimoli e riflessioni psicologiche e filosofiche ricevuti in passato da opere del calibro di "Ghost in the Shell" e/o simili. Mi sono dovuto presto ricredere ed abbassare di molto le mie aspettative sull'opera in questione: Time of Eve è ricco sì di spunti e riflessioni interessanti e di momenti toccanti, ma il tutto sa di già visto. Il film è l'unione di sei episodi in sostanza autoconclusivi in cui si esplorano, una alla volta, le storie dei frequentatori del bar "Time of Eve". Pur essendoci una sottile trama di fondo, nel film si nota molto l'impianto originario dell'anime. Il clima che si respira è molto calmo e rilassato, e i temi trattati circa "l'umanizzazione della macchina" sono diluiti a tal punto che ti scivolano addosso quali semplici spunti di riflessione: non ti colpiscono in modo diretto e pesante come succede in altri prodotti di ben altra levatura. In conclusione, Time of Eve è sì un dolce racconto sulla discriminazione e sui sentimenti, godibile, tutto sommato, nella sua semplicità e scioltezza, ma per niente profondo nella sua analisi filosofica, etica e morale. Vedibile ma dimenticabile. Voto: 5,5

martedì 14 dicembre 2021

L'immortale (2017)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 14/12/2021 Qui - Dopo Sion Sono anche Takashi Miike sbarca su Netflix, per adattare un celebre manga, ma sfortunatamente meglio non fa, anzi delude. Infatti, per me che sono uno spettatore che conosce e apprezza Miike (in altre opere) e che ho visto numerosi film d'azione sui samurai devo spiacevolmente ammettere che questo oltre ad avermi leggermente annoiato non mi ha stupito. Miike è riuscito a farlo in molte altre opere d'azione splatter con trovate e bizzarrie pregevoli, ma qua no. Certo, c'è una mattanza praticamente dall'inizio alla fine, combattimenti quasi continui, ma spesso banali e quasi tutti uguali, soprattutto quelli di massa. Le spadate non rendono come dovrebbero, non hanno un effetto reale e molto spesso non si vede neanche la spada che colpisce l'avversario. Dal punto di vista dei personaggi non è stato fatto un gran lavoro su tutti anche se è apprezzabile sia il protagonista che Anotsu. Molto sangue, molte spadate ma poca sostanza e si arriva un pochino a fatica ad oltre 2 ore senza essere sufficientemente soddisfatti. Voto: 5,5

mercoledì 24 novembre 2021

Miss Hokusai (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 24/11/2021 Qui - Un'immersione nella Edo della prima metà del XIX secolo. Una storia di formazione personale e professionale tanto curata nei dettagli quanto densa di carica espressiva, e tuttavia fredda e compassata nel ritmo. La storia di O-ei, talentuosa figlia del più famoso Hokusai (personalmente sconosciuto pittore, ma uno dei principali artisti giapponesi dello stile ukiyo-e [mondo fluttuante]: genere di stampa artistica giapponese), che una propria via al di fuori dell'ombra del padre vorrebbe trovare. L'impostazione è quella di uno slice of life, quindi non esiste, sostanzialmente, una trama, anche se si possono suddividere i diversi episodi in due categorie: una parte riguarda il rapporto fra il pittore e i suoi discepoli e figlie, un'altra riguarda episodi soprannaturali legati al mondo della pittura tradizionale. Questi ultimi episodi sono quelli che maggiormente mi hanno interessato al film, ma anche la figura di O-nao, figlia cieca del pittore, è ben caratterizzata e interessante, più noiosi i vari discepoli che servono ad alleggerire complessivamente il film. Degna di nota (negativa) la musica: il rock è davvero inappropriato e avrei preferito una musica più contestuale. Insomma un film, diretto da Keiichi Hara, prodotto dallo studio Production I.G, tratto dal manga Sarusuberi di Hinako Sugiura, visivamente e concettualmente interessante, ma lento e non convincente del tutto. Voto: 6

Voglio mangiare il tuo pancreas (2018)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 24/11/2021 Qui - Tenendo bene a mente Quel fantastico peggior anno della mia vita (o qualunque altro film dalle simile dinamiche, soprattutto finali), Shinichirō Ushijima combina il tema della malattia con lo shoujo (una categoria di manga e anime indirizzati principalmente a un pubblico femminile, a partire dalla tarda infanzia fino alla maggiore età) con stramboidi silenziosamente attratti l'un l'altro. Qualche eccesso nella caratterizzazione dei personaggi, ma si apprezzano i disegni eleganti e mai spocchiosi (animazione di buon livello anche se non esaltante, bella la spiegazione dello strano titolo) e la tenacia, tipicamente asiatica, nel percorrere le strade del sentimento e dell'emozione senza paura di esagerare. E infatti si esagera, ma con purezza, in maniera non programmatica. Riuscito il colpetto di scena, che non modifica la sostanza ma preserva il candore del personaggio coinvolto. Tratto dal romanzo omonimo di Yoru Sumino del 2014, da cui sono stati tratti anche un manga e un film live action, Voglio mangiare il tuo pancreas fa quindi, e decisamente il suo dovere, nonostante tutto. Perché sì, il film non ha un incipit originalissimo, ma riesce a rendersi interessante, poetico e coinvolgente quanto basta per mantenere in costante attenzione lo spettatore. Un buon film animato, da consigliare. Voto: 6,5

In questo angolo di mondo (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 24/11/2021 Qui - Sunao Katabuchi si è formato con gli insegnamenti di Hayao Miyazaki e in questo suo film dimostra di saperli mettere in pratica, imbastendo una storia di forti emozioni. Emozioni che paradossalmente sembrano trattenuti, in quelle che sono le caratteristiche dei personaggi principali e che mostrano di come in tempo di guerra si possa mettere da parte la sofferenza e andare avanti con la forza di volontà, quasi come a isolarsi dalle paure e dai pericoli. In questo angolo di mondo (adattamento anime del manga Kono sekai no katasumi ni di Fumiyo Kōno) potrebbe trovare delle assonanze con Una tomba per le lucciole, ma il film di Katabuchi si focalizza, forse in maniera un po' prolissa, sulla vita di una giovane donna che deve affrontare cambiamenti improvvisi nella sua vita e imparare cose nuove, conoscere nuove realtà famigliari e deve fare i conti anche con un destino che la porta ad avere, e fare, scelte diverse da quelle per cui era portata. Un film graficamente discreto, come già accennato forse un po' lungo e non totalmente fluido in alcuni momenti, ma capace di coinvolgere e mantenere viva l'attenzione dello spettatore, portandolo a riflettere su quello che era la condizione della donna in Giappone e le conseguenze di un conflitto mondiale che non ha risparmiato nessuno. Un buon film d'animazione, che al netto dei pregi e dei difetti (la storia d'amore tra Suzu ed il suo sposo pur non essendo banale e mielosa è poco approfondita e soprattutto frettolosa), merita sicuramente la visione. Voto: 6,5

Japan Animation - Parte 2

Post pubblicato su Pietro Saba World il 24/11/2021 Qui - Dopo 11 lunghi mesi, dopo praticamente un intero anno (questo intenso 2021), finalmente si conclude, ma non termina affatto (dopotutto non ho visto tutto e/o il meglio, ancora tanti da scoprire), il mio viaggio all'interno dell'animazione giapponese, l'animazione oltre allo Studio Ghibli. Animazione giapponese che è abbastanza cambiata in quarant'anni (l'evoluzione c'è stata ed ancora c'è), e tuttavia spiegare nel dettaglio il cambiamento avvenuto è impresa proibitiva per me, per approfondimenti rivolgersi ad altri più ferrati e capaci, ma comunque è ovvio che proprio la Ghibli abbia fornito un contributo importante a tutto quel settore che nel tempo è divenuto vitale nel Sol Levante. Tra omaggi, citazioni e tanto altro, di tutto e di più, però è stato un percorso bello ed interessante. Un percorso di visione che mi ha quindi permesso di scoprire alcuni interessanti talenti ma soprattutto grandi maestri, prematuramente scomparsi decenni fa, è il caso di Satoshi Kon, o molti più recenti, è il caso di Makoto Shinkai e Mamoru Hosoda. E proprio da loro tre (di cui filmografia ho peraltro visto tutta, tranne il primo e l'ultimissimo di Hosoda) sono venute le più belle sorprese personalmente parlando, certo, non ho trovato quel gran capolavoro che mi aspettavo (anche se alcuni vicino ci sono andati), forse troppo affezionato alla Ghibli o decisamente troppi ne ho visti (ben 25, però adesso ne saranno addirittura 34), ma è stato ugualmente emozionante affrontarlo questo viaggio. Un viaggio/percorso cominciato con Perfect Blue (1997), Steamboy (2004), Lamù - Beautiful Dreamer (1984), Jin-Roh - Uomini e lupi (1999), Panda! Go, Panda! (1972), Metropolis (2001), Oltre le nuvole, il luogo promessoci (2004), La ragazza che saltava nel tempo (2006), proseguito con Mary e il fiore della strega (2017), Sword of the Stranger (2007), Millennium Actress (2001), 5 cm al secondo (2007), L'impero dei cadaveri (2015), Maquia (2018), Summer Wars (2009), Goshu il violoncellista (1982), Tekkonkinkreet - Soli contro tutti (2006), Una lettera per Momo (2011), Viaggio verso Agartha (2011), Tokyo Godfathers (2003), Wolf Children - Ame e Yuki i bambini lupo (2012), Patema Inverted (2013), La forma della voce (2016), Il giardino delle parole (2013), Paprika - Sognando un sogno (2006) e conclusasi oggi con questi 9 film. Nove pellicole/anime pescate (proprio non riesco a smettere di inglobare tutto in uno) da diverse piattaforme streaming. Da VVVVID, Prime Video e TimVision direttamente, da Netflix non direttamente diciamo. Detto ciò, ecco com'è andato quest'ultimo viaggio.

mercoledì 27 ottobre 2021

La forma della voce (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 27/10/2021 Qui - Un film d'animazione molto pessimistico, e ci può stare, ma che, nella sceneggiatura, rivela grossi limiti. C'è una differenza netta fra la forma e il contenuto: bella la forma, i cui disegni sono sopraffini, e anche le atmosfere, ma il contenuto non è assolutamente all'altezza, né della forma né degli altissimi livelli che si è proposta: praticamente quasi tutto quel che è significativo per l'uomo. Disabilità, amicizia, amore, rapporto fra fratelli, senso di colpa eccessivi, altruismo, squilibri materni che si pagano da figli, depressione, aggressività, bullismo. C'è proprio di tutto, le atmosfere sono rarefatte il giusto per dare l'illusione di toccare in profondità questi temi, ma la realtà è deludente: su tutte queste cose, il film (diretto da Naoko Yamada) non sa insegnare nulla, nonostante abbia le pretese di farlo. I personaggi sembrano avere un'evoluzione, ma in realtà non ce l'hanno, ripetendo in modo stereotipato il solito cliché che "è solo tutta colpa mia". Sarà vero che la società giapponese valorizza questi aspetti, ma non si può sempre ripetere le solite cose, peraltro in un film lungo (2 ore), e già molto lento di suo. Almeno si fa capire come l'affetto sia l'unica cosa che tiene vivo un senso positivo dell'esistere, questo è il punto più lodevole, assieme alla toccante descrizione del difficoltoso universo della disabilità, e dei danni del bullismo. Tutte cose buone, assieme agli aspetti puramente visivi: che però non riescono a mitigare quel retrogusto sgradevole di rassegnazione alla depressione, attorno cui il film (adattamento del manga A Silent Voice di Yoshitoki Ōima) sembra che voglia convincere il pubblico, anche in modo morboso (pesante è il continuo rimando al suicidio sullo sfondo, e non solo). Nel complesso sono rimasto piuttosto deluso da La forma della voce, non perché sia un brutto film, ma in quanto avevo accumulato troppe aspettative. Inevitabilmente mi è sembrato un'occasione sprecata, anche in quanto la realizzazione tecnica è di prim'ordine e mi spiace non sia riuscito a suscitarmi grandi emozioni. Voto: 6

giovedì 30 settembre 2021

Patema Inverted (2013)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/09/2021 Qui - La morale alla base di questo anime è ancora una volta l'intolleranza mostrata dall'uomo verso tutto ciò che appare diverso: gli uomini che gravitano al contrario possono benissimo essere assimilati a persone di lingua, colore della pelle, cultura diversa dalla propria. La diversità non viene accettata e usata come uno strumento attraverso cui allargare i propri orizzonti e la propria visione della vita, ma come una minaccia allo status quo, e quindi va ghettizzata e tenuta lontana dalla vita tranquilla di tutti i giorni. La genialità dell'autore Yasuhiro Yoshiura va identificata nel tipo di diversità ipotizzata, davvero singolare e originale (si vive in un mondo in cui ci sono due mondi, scusate il gioco di parole, ognuno dei quali ha una attrazione gravitazionale opposta, collegati da un solo "portale"), per il resto i temi e i comportamenti dei personaggi è quello classico: una classe dirigente che si oppone e persone dalla mentalità più aperta che combattono per l'integrazione e che hanno il compito di infondere la speranza che questa, prima o poi si realizzi. Patema Inverted è un buon film, ma che non riesce a trovare spunti degni da differenziarlo da tanti altri dello stesso genere visti fino ad oggi (la trama è poi contorta ed opaca). La mia valutazione è positiva ma ecco, si poteva fare molto meglio, dati anche i presupposti che risultano essere decisamente allettanti per lo spettatore. Voto: 6

venerdì 17 settembre 2021

Wolf Children - Ame e Yuki i bambini lupo (2012)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 17/09/2021 Qui - Del regista giapponese Mamoru Hosoda ho già visto La ragazza che saltava nel tempo e mi era piaciuto molto, ho visto anche Summer Wars e non mi era troppo dispiaciuto, anzi, ma questo Wolf children non mi ha entusiasmato. Tecnicamente è fatto molto bene, sia per i disegni sia per i colori, ma la storia (una metafora sulla vita) poteva essere migliore. La storia di questa famiglia "strana", non è male, l'ho trovata interessante e carina, ma a tratti noiosetta, ci sono troppi tempi lenti, e la durata non aiuta di certo. Ammetto che ho fatto fatica a finirlo. Mi dispiace dire così perché io amo gli anime giapponesi, sia tecnicamente, sia per le storie molto particolari, o anche semplici, che in mano loro diventano quasi dei capolavori, ma in questo Wolf children si poteva fare di meglio (comunque non è un brutto cartone, mi è piaciuto abbastanza ma non mi ha soddisfatto al 100%). Mi è piaciuta di più la prima parte del cartone, poi la seconda l'ho trovata senza mordente e un po' tirata per le lunghe, cioè mi aspettavo un qualcosa che poi non è mai arrivato. Mi è piaciuto abbastanza ma non tanto da dargli un voto più alto. Wolf children è un film semplice e dalla trama lineare, che parla dell'amore universale, della crescita e dell'accettazione di sè, che tratta il tema della "diversità" in maniera delicata e non stereotipata, bello ma non un capolavoro. Voto: 6,5

lunedì 14 giugno 2021

Tekkonkinkreet - Soli contro tutti (2006)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 14/06/2021 Qui - Film d'animazione (diretto da Michael Arias, statunitense ma giapponese d'adozione) che non ti aspetteresti: oltre che ben realizzato lascia basiti per il suo tasso di violenza ma soprattutto per la crudeltà che porta il regista a non lasciare facili vie d'uscita ai suoi personaggi ed allo spettatore. Non tutto fila alla perfezione e la parte finale eccede in onirismo ma il risultato è più che buono. Infatti, anche se non rimarrà nella leggenda, l'anime (basato sul manga di Taio Matsumoto, ambientato in una città giapponese anonima e futuristica che i fratelli Black e White, a dispetto della Yakuza, considerano il loro territorio) nel complesso non è male (seppur molto difficile da seguire, occasionalmente sorprendente e coinvolgente). I disegni sono sì particolari, ma azzeccati, la storia non è geniale, ma neanche da buttare. L'amicizia come ancora di salvezza, unico mezzo per scacciare le tenebre dal proprio cuore, solita storia, però la variante dal tema principale c'è, il soffocamento della grande città e della modernità, è già qualcosa. I personaggi sono ben fatti e anche discretamente caratterizzati (figli del caos, i due ragazzini rappresentano lo yin e lo yang). Si lascia decisamente guardare, nonostante un certo sovraccarico, di drammaticità e di tutto il resto. Ricomposto il puzzle, trovato un significato, alla fine è un film che vale la sua visione. Voto: 6,5

mercoledì 31 marzo 2021

5 cm al secondo (2007)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/03/2021 Qui - Al secondo lungometraggio anime, Makoto Shinkai prosegue, con questo film ad episodi interconnessi, la sua personale poetica riguardante la separazione e la distanza tra gli individui, narrando più che di una storia d'amore, di un sentimento d'amore che si protrae per lunghissimo tempo e che il protagonista, non riuscirà a superare neanche dopo anni e anni di, appunto, separazione e che lo renderà così incapace di costruirsi una vita sentimentale. La storia è dunque di una semplicità disarmante, ma sottintende una complessità di temi ed emozioni che sono rese con indubbia efficacia. Il film, inoltre, si afferma come una evoluzione nel percorso artistico del regista, e non solo sul piano estetico: se Oltre le nuvole, il luogo promessoci era alla fin fine una storia di riconciliazione, sulla possibilità di ristabilire un legame ormai dimenticato, questo nuovo film, come si evince dal finale, riguarda, invece, in definitiva, il riuscire ad andare avanti, il proseguire nella propria vita e tentare di essere felici nel presente, piuttosto che rimanere schiacciati dalla nostalgia per il tempo passato. Detto questo, bisogna però ammettere che talvolta l'anime, nonostante la breve durata (solo 60 minuti), la tira un po' per le lunghe e che, nonostante gli indubbi miglioramenti rispetto al primo film, il character design lascia ancora alquanto a desiderare. Vi è, al contrario, una cura minuziosa nella resa di ambienti e sfondi, con una ricchezza del dettaglio che raggiunge ottimi livelli, grazie soprattutto ad un budget finalmente più sostanzioso. Cinque centimetri al secondo è la velocità con cui i petali di ciliegio cadono al suolo, è un film breve ma traboccante di emozioni, con un finale di melanconico realismo che strugge il cuore. Voto: 7

lunedì 18 gennaio 2021

Metropolis (2001)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 18/01/2021 Qui - Ispirato al famosissimo film di Fritz Lang da cui prende anche il titolo, questo Metropolis in salsa anime è sicuramente un buon e gran bel prodotto, seppur non perfetto. Interessante il character design che dovrebbe rifarsi direttamente al lavoro di Osamu Tezuka, che realizzò nel lontano 1949 il fumetto da cui (moltissimi) anni dopo il regista Rintaro e Katsuhiro Otomo (qui nelle vesti di sceneggiatore), hanno preso spunto per realizzare questo film. Purtroppo l'unione di tre grandi nomi dell'animazione giapponese non ha prodotto quel capolavoro che era lecito aspettarsi, il difetto principale è da ricercarsi in alcuni punti eccessivamente statici e noiosi oltre che sull'improbabilità di alcune soluzioni narrative. Detto di questi difetti il film però appare splendidamente realizzato, curato in maniera mirabile e caratterizzato da uno stile retrò che ben si fonde con le ambientazioni futuristiche. Buona la fusione tra disegni animati e la computer grafica. Ambienti e personaggi sono efficacemente delineati ed interessante appare l'approfondimento psicologico dei protagonisti ed in particolare del rapporto tra Tima ed il giovane Kenichi (i due protagonisti di questa favola apocalittica sui pericoli derivanti dall'incontrollabilità del potere). Ottima la colonna sonora a base di un jazz molto "nervoso". La storia (ambientata in un mondo retrofuturistico dove gli umani e i robot vivono insieme, ma non in armonia) è perennemente ammantata da un velo malinconico che rende emozionanti svariate sequenze, ma ciò che rimane indelebilmente impresso nella mente è lo splendido ed apocalittico finale che si dipana sulle note della suggestiva I can't stop lovin'you di Ray Charles, un vero colpo di genio da parte del regista. Voto: 7

Jin-Roh - Uomini e lupi (1999)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 18/01/2021 Qui - Pure apprezzandone la realizzazione tecnica e visiva, una grafica molto curata tra luci e colori freddi e cupi come l'atmosfera che traspare, la storia di Hiroyuki Okiura (basata sulla Kerberos saga di Mamoru Oshii, qui in veste di sceneggiatore) non mi ha convinto, coinvolto abbastanza, rendendo la mia visione lenta e svogliata in molti frangenti, senza che riuscissi ad apprezzarla come avrei dovuto e voluto. Vi sono alcuni momenti infatti che appesantiscono il film, come una lunga manciata di minuti in cui seguiamo dei dialoghi, importanti per la trama, ma che portano noia. A proposito di trama, c'è da dire che almeno quest'ultima termina bene, ovvero in maniera coerente, ciò che è giusto è giusto e ciò che deve essere fatto viene fatto, senza esitazione. In questo senso è più impattante il messaggio ("Un lupo nelle vesti d'agnello rimane sempre un lupo") che come lo dice, in modo consono sì, la narrazione non per caso è suddivisa a seconda dei capitoli della fiaba di Cappuccetto Rosso (non quella che ci hanno fatto leggere all'asilo, ma la versione atroce e a tratti cannibalesca), però in questo gioco di vittime e carnefici, e dove i ruoli si interscambiano di continuo (forse troppo), i colpi di scena non fanno scena, repentini e prevedibili. Nel complesso tuttavia, questo fanta-poliziesco cupo e triste come molti cartoni giapponesi non-Ghibli (di cui penso di preferire oggettivamente le sue di storie, o simili), è valido nella sua rilevanza tematica e nella cura del suo buon comparto tecnico. Voto: 6+