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martedì 27 febbraio 2024

Belle (2021)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 27/02/2024 Qui - Con Belle, Mamoru Hosoda confeziona il suo film più intimista e pregevole, e forse anche la sua opera più complessa e controversa (ma di certo non la più originale). Un messaggio potente come non mai (ricca serie di messaggi sociali), minato da una sceneggiatura a tratti leggermente confusa (forse c'è un po' troppa carne sul fuoco) e da una regia tanto ispirata quanto stravagante. Una pellicola intensa, altalenante sul versante grafico e tecnico, ma sontuosa su quello artistico, arricchita da un comparto musicale (canzoni comprese) davvero notevole (ed io raramente ne rimango affascinato). Un racconto di dolore, amore, redenzione e salvezza, declinato magnificamente (seppur non senza qualche difetto) da quello che ormai si può considerare un maestro del cinema nipponico. Non il suo miglior film, non migliore di Mirai per esempio, ma un bel film, coinvolgente quanto basta. Voto: 6,5 [Netflix]

mercoledì 24 novembre 2021

Mirai (2019)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 24/11/2021 Qui - Per Mamoru Hosoda il tema della famiglia è molto importante, visto che già in altre occasioni è messa al centro dei suoi racconti. Questa volta viene evidenziata nel processo di crescita e nella consapevolezza di un bambino di 4 anni che vede il suo mondo cambiare con l'arrivo di una sorellina. Tra magia e realtà si snoda il racconto del regista giapponese, caricato di molta umanità e di sensazioni positive, perfettamente calibrato e dotato di una buonissima grafica che pur senza sensazionalismi evidenti riesce a rendere la storia fluida e interessante, incastrando le dinamiche famigliari con i "sogni" di un bambino che man mano vede il proprio ego mettersi da parte in favore di un'armonia comune. Il film, quindi, è un tentativo di rivisitazione del nucleo famigliare ai giorni nostri, sempre con un pizzico di elemento fantasy, ma senza esagerazioni, com'è tipico dei suoi film precedenti. Ovviamente, il suo pensiero è puramente soggettivo, e non è detto che a tutti può piacere com'è stata giostrata la visione della condizione famigliare, ma rimane sempre un film dalle buone morali e animazioni. Un film, che come tutti gli altri di Mamoru Hosoda (che ormai bisognerebbe considerare un grande), va visto, perché anche questo è bello, anzi, personalmente è il suo più bello, praticamente bellissimo. Mirai, l'ennesima (la più splendente) perla di un regista che veramente non riesce a sbagliare un colpo (molto bello La ragazza che saltava nel tempo, belli sia Summer Wars che The Boy and the Beast, non male Wolf Children). Un grande autore contemporaneo che grazie alle sue esperienze e nell'essere un prodigio nel campo dell'animazione, ci regala la sua opera più autobiografica. Sacrificando magari la spettacolarità del genere per una narrazione più intima, ma ugualmente (se non più) efficace. Mirai è piaciuto a tanti, tra cui ai signori dell'Oscar, che lo misero (prima volta in assoluto per un film d'animazione giapponese non prodotto dallo Studio Ghibli) nella cinquina del 2019, dove vinse Spiderman - Un nuovo universo, e anche questo ci sta. Mirai è il nome della sorellina del protagonista e in giapponese vuol dire futuro. Voto: 7,5

venerdì 17 settembre 2021

Wolf Children - Ame e Yuki i bambini lupo (2012)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 17/09/2021 Qui - Del regista giapponese Mamoru Hosoda ho già visto La ragazza che saltava nel tempo e mi era piaciuto molto, ho visto anche Summer Wars e non mi era troppo dispiaciuto, anzi, ma questo Wolf children non mi ha entusiasmato. Tecnicamente è fatto molto bene, sia per i disegni sia per i colori, ma la storia (una metafora sulla vita) poteva essere migliore. La storia di questa famiglia "strana", non è male, l'ho trovata interessante e carina, ma a tratti noiosetta, ci sono troppi tempi lenti, e la durata non aiuta di certo. Ammetto che ho fatto fatica a finirlo. Mi dispiace dire così perché io amo gli anime giapponesi, sia tecnicamente, sia per le storie molto particolari, o anche semplici, che in mano loro diventano quasi dei capolavori, ma in questo Wolf children si poteva fare di meglio (comunque non è un brutto cartone, mi è piaciuto abbastanza ma non mi ha soddisfatto al 100%). Mi è piaciuta di più la prima parte del cartone, poi la seconda l'ho trovata senza mordente e un po' tirata per le lunghe, cioè mi aspettavo un qualcosa che poi non è mai arrivato. Mi è piaciuto abbastanza ma non tanto da dargli un voto più alto. Wolf children è un film semplice e dalla trama lineare, che parla dell'amore universale, della crescita e dell'accettazione di sè, che tratta il tema della "diversità" in maniera delicata e non stereotipata, bello ma non un capolavoro. Voto: 6,5

lunedì 17 maggio 2021

Summer Wars (2009)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 17/05/2021 Qui - Mamoru Hosoda prosegue con la sua personalissima poetica di confronto tra giovani e società contemporanea già vista nel suo precedente film (quel delizioso La ragazza che saltava nel tempo), questa volta l'autore prova ad alzare l'asticella effettuando un parallelismo importante, ossia mondo digitale e mondo reale, quindi troveremo due "universi" che si intersecano (parametro fondamentale per l'autore), nel mondo digitale di OZ (sorta di OASIS alla Ready Player One) è possibile fare qualsiasi cosa, tuttavia il rischio di alienarsi dalla società è alto (vedasi il "campione"). Ecco, non riesce a far di più e meglio, ma riesce a non sfigurare, anzi. L'opera di Hosoda è ancora una volta una storia di formazione che si focalizza su più generazioni. Egli affronta tematiche importanti dalla percezione per le nuove generazioni delle tradizioni familiari, rappresentate ad esempio dal gioco di carte Koi Koi, fino al difficile rapporto genitori/figli con le conseguenti pressioni imposte dalla società giapponese. Il tutto viene messo in scena e narrato con una raffinatezza unica, in grado di raggiungere un target molto ampio, dunque il regista realizza un film d'animazione rivolto per tutte l'età. Ottime anche le animazioni e i disegni (bellissimi), infine impossibile non citare l'incipit sbalorditivo in cui viene presentato OZ. In conclusione Summer Wars è un buon anime, un film carino, pop e piacevole. Voto: 7

lunedì 18 gennaio 2021

La ragazza che saltava nel tempo (2006)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 18/01/2021 Qui - Già dal titolo è abbastanza facile intuire di cosa tratti il film, il focus e il resto, ma non per questo banale nella sua disamina o nella sua esplicazione. Il plot è infatti semplice ma allo stesso tempo interessante (per alcuni versi molto simile al videogioco "Life is Strange"), coinvolgendo lo spettatore sin da subito, con la fantascienza che serve da pretesto per farci capire, come recita la scritta sulla lavagna a inizio film ("Time no wait") che il tempo non aspetta nessuno. Nonostante i personaggi siano piuttosto stereotipati, supportano bene una sceneggiatura frizzante e mai scontata. Peccato che alcuni buchi evidenzino incongruenze narrative che minano un po' la godibilità dell'intreccio, tuttavia la storia risulta più che godibile lo stesso. Il film all'inizio sembra una classica commedia scolastica, dai toni leggeri e poco pretenziosi, ma saprà maturare in corso d'opera come la stessa protagonista, regalandoci una parte finale carica di suspense. Il finale è difatti veramente ben orchestrato e non banale, si sviscerano emozioni sentimentali condite con una goccia amara di angoscia e tristezza che non chiude però le porte ad un futuro di speranza. Non sorprendono i numerosi premi attribuiti a questa chicca dell'animazione che colpisce per mille motivi: la trama quasi caotica, la fluidità con cui la pellicola scorre nonostante le emozioni contrastanti che si provano nella visione (prima paura, poi ilarità, tristezza e malinconia). Si affrontano tematiche come lo scorrere del tempo, l'importanza della fortuna e del destino nella nostra vita. La regia (del Mamoru Hosoda già artefice del bel The Boy and the Beast) scorre senza intoppi e ci delizia con delle trovate molto interessanti. Insomma La ragazza che saltava nel tempo non avrà la retrologia degli anime firmati Studio Ghibli, ma è un film tecnicamente eccellente (la resa grafica è buona e ben figura il comparto sonoro) e fa quel che deve egregiamente. Un film leggero e delicato, come la storia d'amore che racconta. La dimostrazione che anche una storia semplice, se ben raccontata, può emozionare. In tal senso, non certamente ai livelli di Your Name., ma esperimento ugualmente riuscito. Voto: 7+

mercoledì 23 ottobre 2019

The Boy and the Beast (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 23/10/2019 Qui
Tema e genere: Film d'animazione giapponese vincitore di un Oscar nazionale, un action fantasy ma non solo.
Trama: Un bambino rimasto solo nel mondo degli umani trova in quello dei mostri una casa, affetto e un (bizzarro) secondo padre che gli insegnerà a combattere il male, anche quello dentro di lui.
Recensione: Immaginatevi due mondi, paralleli ma connessi: uno è quello che conosciamo, nel quale viviamo, l'altro è un mondo dominato da bestie, esseri ferini dall'aspetto antropomorfo. Parte da questo concetto l'ambientazione di The Boy and the Beast, film giapponese di Mamoru Hosoda, regista che ho conosciuto grazie a questo film, un film che non sarà sicuramente l'unico che di lui vedrò. In tal senso se avessi saputo che il film riprendeva alcuni dei temi già da lui proposti in precedenti suoi lavori, l'avrei visto dopo aver visto La ragazza che saltava nel tempo, Summer Wars e Wolf Children (2 di questi incredibilmente erano già in lista), ma è andata così e non ho rimpianti (e comunque li vedrò prossimamente insieme ad il suo ultimo lavoro, Mirai, nella lista dei film Premi Oscar 2019 da vedere). Nessun rimpianto dicevo, perché sì, anche senza conoscere la sua filmografia e concetti, ho apprezzato tanto questo bel film. Un film che con una scena di apertura pregevole, ci presenta un ragazzino di nome Ren (Kyuta), orfano due volte: per la madre deceduta e per un padre scomparso al quale non viene dato in affidamento. Ed è in questo preciso momento in cui il protagonista decide di scappare e vivere nel pieno vagabondaggio, fino a quanto non incontrerà una creatura parlante, Kumatetsu, appartenente ad un'altra dimensione, quella delle bestie (che non vede di buon occhio gli umani, portatori naturali delle tenebre). Riunitosi nel mondo parallelo, Ren sarà sotto la sua (scorbutica) ala come apprendista fino al momento in cui, inaspettatamente, scoprirà la via di ritorno al mondo reale. E da allora, Ren sarà in grado di destreggiarsi, cavarsela da solo, per continuare a vivere tra le due dimensioni. Ma quando entrambi i mondi saranno in pericolo, toccherà a lui sistemare tutto. The Boy and the Beast è insomma un film a metà tra il fantasy e il classico racconto di formazione, una pellicola che nella sua tematica rende omaggio anche ad imponenti opere del calibro di Moby Dick, o quelle culturali e storiche ritraenti la mitologia giapponese. Un film quindi che ha una sceneggiatura ed un soggetto che vanno al di là del classico film per bambini, trattando appunto temi decisamente adulti, ma mascherandoli con un velo di comicità. Impossibile infatti trattenere il sorriso dinanzi i siparietti comici creati dalla strampalata coppia ogni qual volta litiga, così come è difficile trattenere qualche lacrima sul finale quando i toni si fanno decisamente più cupi.