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venerdì 17 settembre 2021

Wolf Children - Ame e Yuki i bambini lupo (2012)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 17/09/2021 Qui - Del regista giapponese Mamoru Hosoda ho già visto La ragazza che saltava nel tempo e mi era piaciuto molto, ho visto anche Summer Wars e non mi era troppo dispiaciuto, anzi, ma questo Wolf children non mi ha entusiasmato. Tecnicamente è fatto molto bene, sia per i disegni sia per i colori, ma la storia (una metafora sulla vita) poteva essere migliore. La storia di questa famiglia "strana", non è male, l'ho trovata interessante e carina, ma a tratti noiosetta, ci sono troppi tempi lenti, e la durata non aiuta di certo. Ammetto che ho fatto fatica a finirlo. Mi dispiace dire così perché io amo gli anime giapponesi, sia tecnicamente, sia per le storie molto particolari, o anche semplici, che in mano loro diventano quasi dei capolavori, ma in questo Wolf children si poteva fare di meglio (comunque non è un brutto cartone, mi è piaciuto abbastanza ma non mi ha soddisfatto al 100%). Mi è piaciuta di più la prima parte del cartone, poi la seconda l'ho trovata senza mordente e un po' tirata per le lunghe, cioè mi aspettavo un qualcosa che poi non è mai arrivato. Mi è piaciuto abbastanza ma non tanto da dargli un voto più alto. Wolf children è un film semplice e dalla trama lineare, che parla dell'amore universale, della crescita e dell'accettazione di sè, che tratta il tema della "diversità" in maniera delicata e non stereotipata, bello ma non un capolavoro. Voto: 6,5

mercoledì 3 giugno 2020

Lesson of the Evil (2012)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 03/06/2020 Qui - Non mi ha convinto appieno, eppure davvero notevole è questo film horror (un cosiddetto slasher). Un film (Il canone del male qui da noi) nettamente diviso in due parti: nella prima ora il racconto si snoda, lento e pacato, ad illustrare la singolare figura del professor Hasumi (bravissimo chi lo interpreta, eccellenti anche gli attori-ragazzini), bello e intelligente, amichevole e comprensivo. Sappiamo però che il nostro non è un bravo ragazzo fin dalla prima scena, un flashback che ricorda altri famosi incipit in flashback (un titolo su tutti, ovviamente: l'Halloween di John Carpenter). Allora non stupisce che la seconda ora del film (dove questo professore dà di matto) sia tutta dedicata ad un'iperrealistica esplosione di violenza, connotata (come sempre nel regista giapponese) da una buona dose di ironia, che troviamo fra l'altro sia nel comportamento freddo e controllato di Hasumi (in mezzo alla strage fa cadere un pupazzo che raffigura il primo uomo sulla Luna, e ovviamente appoggia il fucile e riposiziona con cura l'astronauta presso la navicella) sia nel leitmotiv musicale che accompagna tutto il film, la ballata di Kurt Weill "Die Moritat von Mackie Messer", archetipo dell'ironico modo di raccontare un assassino. E, come sempre nel cinema di Miike, accanito cinefilo (e si vede), non mancano invenzioni geniali sparse qua e là, e c'è pure, tramite l'allucinatoria presenza del fucile organico monocolo, un omaggio al grande David Cronenberg (Videodrome). Peccato solo che non arrivi ai livelli dei punti più alti di Takashi Miike (pecca un po' di banalità e di lunghezza), ma comunque meritevole di una visione. Perché pur giocando con storie già viste e con un genere che ha già fatto vedere tutto o quasi, è girato con stile. In più intrattiene e coinvolge con dignità. Certo, speravo meglio, ma va bene (al sequel dico comunque no). Voto: 6+

martedì 27 agosto 2019

As the Gods Will (2014)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 26/08/2019 Qui
Tema e genere: Horror soprannaturale della commedia nera giapponese basata sull'omonimo primo arco di una serie manga
Trama: Shun Takahata è un normalissimo liceale che conduce una vita normale e che ha come miglior amica Ichika Akimoto. Un giorno, la testa di un insegnante esplode in classe e Shun e i suoi compagni sono costretti a giocare una partita con la morte senza sapere né con chi né come o perché.
Recensione: Vengono denominati i bambini di Dio gli studenti partecipanti loro malgrado al mefistofelico e impari scontro sovrannaturale che ha luogo in As the Gods Will, adattamento di un omonimo manga diretto per l'occasione da Takashi Miike, ben più che esperto in trasposizioni live-action. Il maestro nipponico ci trascina sin dai primi minuti, con una fase iniziale di rara e gustosa violenza filo splatter, nel puro delirio che dominerà le due ore di visione, un incontenibile concentrato di tipica follia giapponese sospesa tra horror e una verve demenziale e ispirata che si rifà proprio a iconografie e mitologie tipiche del Sol Levante. Ecco così che la narrazione, strutturata su una sorta di livelli da superare uno dopo l'altro, usa come inquietanti villain (resi in maniera piacevolmente caricaturale e con ottimi effetti speciali) figure classiche dell'immaginario nazionale e non come le bambole Daruma e Kokeshi, il Maneki Neko (il gatto della fortuna), l'orso bianco Shiro Kuma e la Matrioska, mettendole al comando di diverse sfide aventi a che fare con tipici giochi da bambini: da una simil versione di Un, due, tre, Stella al gioco della verità, da quello del gatto col topo fino al nascondino si usano sempre strade diverse affinché la sopravvivenza sia una meta da raggiungere soltanto per i più forti, i predestinati di un nuovo mondo. Le cause degli eventi rimangono di origine inspiegabile e se per buona parte del tempo i media di tutto il mondo (il fatto infatti ha avuto luogo nelle scuole di ogni dove) sembrano propendere, e noi con loro, per un'origine aliena, il finale aperto apre verso nuove vie, peccato che proprio la conclusione tranci parzialmente i fili della storia, costringendo presumibilmente lo spettatore ad aspettare un sequel (cinematografico) ad oggi non ancora annunciato. A ogni modo il film possiede una sua forza che gli permette di sopravvivere anche a se stante, un istinto viscerale che non lesina in risvolti dall'intenso impatto emotivo, tra tragiche perdite e inaspettati tradimenti, ben sorretti dal giovane e bravo cast che vede nel ruolo principale Sota Fukushi. Non dimenticando una trama ricca di colpi di scena al contempo stravaganti e drammatici e, cosa più importante, coinvolgenti. Insomma, film stravagante e folle, davvero incredibile.