Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 28/06/2024 Qui - "First Love" narra la storia romantica e tragica di due protagonisti: un pugile con un tumore incurabile e una giovane tossicodipendente costretta a prostituirsi. È un racconto con uno sfondo oscuro, arricchito dagli elementi distintivi del cinema di Takashi Miike: poliziotti corrotti, il mondo degli yakuza, la mafia cinese, tradimenti e piani complessi che si frantumano. In questo contesto, Miike si esprime e diverte, coinvolgendo lo spettatore con la sua violenza esagerata e grottesca, mescolando e scomponendo i generi, e concludendo con un finale romantico e dolce, insolito per i suoi film. La sceneggiatura è ben curata, ma la presenza di numerosi personaggi, non tutti adeguatamente sviluppati, genera confusione, specialmente nella prima parte. Nella seconda, le cose migliorano notevolmente, al punto che una scena diventa un cartone animato per ragioni di budget, eppure ciò passa inosservato e risulta perfetto. Un'opera minore del celebre regista giapponese, ma comunque piacevole e divertente. Voto: 6,5 [Prime Video]
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venerdì 28 giugno 2024
lunedì 14 giugno 2021
Tekkonkinkreet - Soli contro tutti (2006)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 14/06/2021 Qui - Film d'animazione (diretto da Michael Arias, statunitense ma giapponese d'adozione) che non ti aspetteresti: oltre che ben realizzato lascia basiti per il suo tasso di violenza ma soprattutto per la crudeltà che porta il regista a non lasciare facili vie d'uscita ai suoi personaggi ed allo spettatore. Non tutto fila alla perfezione e la parte finale eccede in onirismo ma il risultato è più che buono. Infatti, anche se non rimarrà nella leggenda, l'anime (basato sul manga di Taio Matsumoto, ambientato in una città giapponese anonima e futuristica che i fratelli Black e White, a dispetto della Yakuza, considerano il loro territorio) nel complesso non è male (seppur molto difficile da seguire, occasionalmente sorprendente e coinvolgente). I disegni sono sì particolari, ma azzeccati, la storia non è geniale, ma neanche da buttare. L'amicizia come ancora di salvezza, unico mezzo per scacciare le tenebre dal proprio cuore, solita storia, però la variante dal tema principale c'è, il soffocamento della grande città e della modernità, è già qualcosa. I personaggi sono ben fatti e anche discretamente caratterizzati (figli del caos, i due ragazzini rappresentano lo yin e lo yang). Si lascia decisamente guardare, nonostante un certo sovraccarico, di drammaticità e di tutto il resto. Ricomposto il puzzle, trovato un significato, alla fine è un film che vale la sua visione. Voto: 6,5
mercoledì 8 luglio 2020
La collina dei papaveri (2011)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 08/07/2020 Qui - Il ritorno di Goro Miyazaki alla regia di un nuovo film d'animazione lascia non del tutto soddisfatti. Suo fu l'esordio con I racconti di Terramare, favola fantasy che però non convinse la critica e pure il pubblico, questa volta ci prova con un racconto di formazione più vicino alle corde del padre e maestro Hayao Miyazaki, che ne firma la sceneggiatura (quest'ultima ispirata ad un manga), ma il risultato è il medesimo, ovvero poco convincente. Nonostante abbia infatti una trama abbastanza originale e pochino interessante (quanto purtroppo prevedibile), nel Giappone degli anni Sessanta i giovanissimi Umi e Shun, che condividono il sogno di cambiare il mondo, si innamorano, ma un segreto potrebbe dividerli, il film risulta lento e a tratti noioso a causa delle troppe scene ripetitive e a causa di interminabili sequenze utili solo per arrivare ai 90 minuti di durata. La regia di Goro Miyazaki quindi non brilla assolutamente risultando in alcuni punti prolissa e faticosa. Senza dubbio le sue abilità si sono affinate rispetto al suo primo film diretto, ma la strada che ha da percorrere è ancora lunga, però continuando nella giusta direzione egli può crearsi un suo stile e deliziarci con ottime pellicole. Cosa che ovviamente non è questa di pellicola, che dal punto di vista semantico è vuota, i personaggi di Umi e Shun avrebbero potuto essere sviluppati meglio, così come le loro vicende familiari, tanto che alla fine risulta molto più interessante la storia del palazzo da risistemare che quella dei protagonisti. La conclusione della vicenda, inoltre, mi è sembrata banale e sbrigativa (e delle canzoni avrei fatto anche a meno). Con questo non voglio dire però che La collina dei papaveri sia un brutto film, anzi, dopotutto esteticamente è molto ben fatto, bello anche il messaggio proposto (ovvero l'importanza di avanzare e di rinnovare senza radere al suolo il passato e la memoria di chi non c'è più), ma sicuramente poteva essere realizzato molto meglio. Perché nel complesso è sì un buon prodotto (ed in ogni caso meritano di essere menzionati tra i doppiatori originali Nao Ōmori, l'Ichi di Takashi Miike, e Keiko Takeshita, già in Arrietty), ma niente di più. Voto: 6+
martedì 27 agosto 2019
As the Gods Will (2014)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 26/08/2019 Qui
Tema e genere: Horror soprannaturale della commedia nera giapponese basata sull'omonimo primo arco di una serie manga
Trama: Shun Takahata è un normalissimo liceale che conduce una vita normale e che ha come miglior amica Ichika Akimoto. Un giorno, la testa di un insegnante esplode in classe e Shun e i suoi compagni sono costretti a giocare una partita con la morte senza sapere né con chi né come o perché.
Recensione: Vengono denominati i bambini di Dio gli studenti partecipanti loro malgrado al mefistofelico e impari scontro sovrannaturale che ha luogo in As the Gods Will, adattamento di un omonimo manga diretto per l'occasione da Takashi Miike, ben più che esperto in trasposizioni live-action. Il maestro nipponico ci trascina sin dai primi minuti, con una fase iniziale di rara e gustosa violenza filo splatter, nel puro delirio che dominerà le due ore di visione, un incontenibile concentrato di tipica follia giapponese sospesa tra horror e una verve demenziale e ispirata che si rifà proprio a iconografie e mitologie tipiche del Sol Levante. Ecco così che la narrazione, strutturata su una sorta di livelli da superare uno dopo l'altro, usa come inquietanti villain (resi in maniera piacevolmente caricaturale e con ottimi effetti speciali) figure classiche dell'immaginario nazionale e non come le bambole Daruma e Kokeshi, il Maneki Neko (il gatto della fortuna), l'orso bianco Shiro Kuma e la Matrioska, mettendole al comando di diverse sfide aventi a che fare con tipici giochi da bambini: da una simil versione di Un, due, tre, Stella al gioco della verità, da quello del gatto col topo fino al nascondino si usano sempre strade diverse affinché la sopravvivenza sia una meta da raggiungere soltanto per i più forti, i predestinati di un nuovo mondo. Le cause degli eventi rimangono di origine inspiegabile e se per buona parte del tempo i media di tutto il mondo (il fatto infatti ha avuto luogo nelle scuole di ogni dove) sembrano propendere, e noi con loro, per un'origine aliena, il finale aperto apre verso nuove vie, peccato che proprio la conclusione tranci parzialmente i fili della storia, costringendo presumibilmente lo spettatore ad aspettare un sequel (cinematografico) ad oggi non ancora annunciato. A ogni modo il film possiede una sua forza che gli permette di sopravvivere anche a se stante, un istinto viscerale che non lesina in risvolti dall'intenso impatto emotivo, tra tragiche perdite e inaspettati tradimenti, ben sorretti dal giovane e bravo cast che vede nel ruolo principale Sota Fukushi. Non dimenticando una trama ricca di colpi di scena al contempo stravaganti e drammatici e, cosa più importante, coinvolgenti. Insomma, film stravagante e folle, davvero incredibile.
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Ichi the Killer (2001)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 26/08/2019 Qui
Tema e genere: Splatter tratto dall'omonimo manga di Hideo Yamamoto.
Trama: Dopo la misteriosa scomparsa del boss Anjo, il folle e masochista Kakihara scatena una guerra fra bande per ritrovarlo. Ignora però il fatto che dietro a tutto c'è la mano di Jijii, il quale si sta servendo del fragile e sanguinario Ichi per tessere i fili di un complicato e pericoloso intreccio.
Recensione: Geniale, folle, bizzarro, ironico, prolisso, incoerente e a tratti noioso. Questo e tanto altro ancora è Ichi the Killer, spettacolo raccapricciante partorito dalla mente del diabolico Takashi Miike che qui rilegge un celebre manga. Non è un horror, ma è piuttosto splatter, anche se questo è un lavoro talmente particolare che non si sa dove collocarlo, Ichi the Killer non ha infatti un genere, lui è Ichi e basta, e ammazza un sacco. Si sa però che per film di questo "genere" si sente spesso usare la frase "per stomaci forti". E questo senza dubbio lo è, anche se Ichi the Killer non è un mero splatter privo di sostanza, è un film in cui il drammatico, lo yakuza-movie, il grottesco e lo splatter appunto, vanno a braccetto e non scadono nel banale, anche se l'eccelso è ben distante, perché seppur geniale è anche al tempo stesso, così ripetitivo e confuso da risultare a tratti letargico, e non tutte le trovate poi hanno la stessa forza dirompente. Ichi ha la faccia da debole, da uno che pare più uno studentello sfigato, piuttosto che un terribile carnefice. Ma Ichi è entrambe le cose e il regista "gioca" e sgretola lo stereotipo del temibile Killer annientatore. Si prova una certa compassione verso questo "povero" essere sfruttato e plagiato da chi cerca solo di raggiungere i propri interessi. Kakihara (interpretato da un grande già Tadanobu Asano), dalla faccia da Joker sfregiato, è un yakuza dall'animo di ghiaccio, che ricerca più il dolore fisico come piacere piuttosto che la vendetta. E' forte e freddo quanto sadico e masochista. Il sadismo e il masochismo, appunto, sono un filo conduttore dal primo all'ultimo minuto, sia nella nelle torture ai rivali, sia nella sessualità deviata. Le donne appaiono soltanto come prostitute e si respira una certa misoginia per nulla velata. La telecamera è spesso "schizofrenica" nel suo inseguire il sangue che zampilla dalle ferite mortali inflitte ai personaggi. La fotografia è curatissima e il montaggio accelera e rallenta a seconda delle azioni, nulla è lasciato al caso. Ichi the Killer è insomma un film sadico e lo spettatore è la sua vittima consapevole e consenziente, in cui il genio visionario e folle di Takashi Miike tortura la mente del suo pubblico, riuscendo a farlo ridere con una cascata di budella e sangue. Sufficienza piena di sicuro, più che piena.
Trama: Dopo la misteriosa scomparsa del boss Anjo, il folle e masochista Kakihara scatena una guerra fra bande per ritrovarlo. Ignora però il fatto che dietro a tutto c'è la mano di Jijii, il quale si sta servendo del fragile e sanguinario Ichi per tessere i fili di un complicato e pericoloso intreccio.
Recensione: Geniale, folle, bizzarro, ironico, prolisso, incoerente e a tratti noioso. Questo e tanto altro ancora è Ichi the Killer, spettacolo raccapricciante partorito dalla mente del diabolico Takashi Miike che qui rilegge un celebre manga. Non è un horror, ma è piuttosto splatter, anche se questo è un lavoro talmente particolare che non si sa dove collocarlo, Ichi the Killer non ha infatti un genere, lui è Ichi e basta, e ammazza un sacco. Si sa però che per film di questo "genere" si sente spesso usare la frase "per stomaci forti". E questo senza dubbio lo è, anche se Ichi the Killer non è un mero splatter privo di sostanza, è un film in cui il drammatico, lo yakuza-movie, il grottesco e lo splatter appunto, vanno a braccetto e non scadono nel banale, anche se l'eccelso è ben distante, perché seppur geniale è anche al tempo stesso, così ripetitivo e confuso da risultare a tratti letargico, e non tutte le trovate poi hanno la stessa forza dirompente. Ichi ha la faccia da debole, da uno che pare più uno studentello sfigato, piuttosto che un terribile carnefice. Ma Ichi è entrambe le cose e il regista "gioca" e sgretola lo stereotipo del temibile Killer annientatore. Si prova una certa compassione verso questo "povero" essere sfruttato e plagiato da chi cerca solo di raggiungere i propri interessi. Kakihara (interpretato da un grande già Tadanobu Asano), dalla faccia da Joker sfregiato, è un yakuza dall'animo di ghiaccio, che ricerca più il dolore fisico come piacere piuttosto che la vendetta. E' forte e freddo quanto sadico e masochista. Il sadismo e il masochismo, appunto, sono un filo conduttore dal primo all'ultimo minuto, sia nella nelle torture ai rivali, sia nella sessualità deviata. Le donne appaiono soltanto come prostitute e si respira una certa misoginia per nulla velata. La telecamera è spesso "schizofrenica" nel suo inseguire il sangue che zampilla dalle ferite mortali inflitte ai personaggi. La fotografia è curatissima e il montaggio accelera e rallenta a seconda delle azioni, nulla è lasciato al caso. Ichi the Killer è insomma un film sadico e lo spettatore è la sua vittima consapevole e consenziente, in cui il genio visionario e folle di Takashi Miike tortura la mente del suo pubblico, riuscendo a farlo ridere con una cascata di budella e sangue. Sufficienza piena di sicuro, più che piena.
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