Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 28/06/2024 Qui - "First Love" narra la storia romantica e tragica di due protagonisti: un pugile con un tumore incurabile e una giovane tossicodipendente costretta a prostituirsi. È un racconto con uno sfondo oscuro, arricchito dagli elementi distintivi del cinema di Takashi Miike: poliziotti corrotti, il mondo degli yakuza, la mafia cinese, tradimenti e piani complessi che si frantumano. In questo contesto, Miike si esprime e diverte, coinvolgendo lo spettatore con la sua violenza esagerata e grottesca, mescolando e scomponendo i generi, e concludendo con un finale romantico e dolce, insolito per i suoi film. La sceneggiatura è ben curata, ma la presenza di numerosi personaggi, non tutti adeguatamente sviluppati, genera confusione, specialmente nella prima parte. Nella seconda, le cose migliorano notevolmente, al punto che una scena diventa un cartone animato per ragioni di budget, eppure ciò passa inosservato e risulta perfetto. Un'opera minore del celebre regista giapponese, ma comunque piacevole e divertente. Voto: 6,5 [Prime Video]
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venerdì 28 giugno 2024
venerdì 31 maggio 2024
Suzume (2022)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/05/2024 Qui - Questo bel film d'animazione confronta la geografia moderna del Giappone con i suoi miti più profondi, intrecciando sensibilità contemporanea con la storia di crescita personale e superamento del dolore di una ragazza orfana. Nonostante alcune imperfezioni, si distingue per fascino. Sebbene non si discosti molto da Your Name e Weathering with You in termini di genere, brilla in molti aspetti, tranne che nella sceneggiatura. Alcuni elementi narrativi rimangono inesplorati, e la trama romantica appare monotona, banale e prevedibile, proprio come i personaggi. L'assenza di svolte impreviste rende la narrazione troppo lineare, culminando in un finale felice ma privo di emozioni forti. In conclusione, il film è gradevole per un paio d'ore, ma non si distingue particolarmente. La qualità grafica e tecnica, a cui Makoto Shinkai ci ha abituati con le sue opere spettacolari, è indiscutibile anche in Suzume. Tuttavia, manca quella dolce malinconia evocata da 5 cm al secondo e Il giardino delle parole, con il loro romanticismo sincero e puro. Nonostante ciò, Suzume rimane un anime affascinante e degno di visione. Voto: 6,5 [Netflix]
martedì 27 febbraio 2024
Belle (2021)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 27/02/2024 Qui - Con Belle, Mamoru Hosoda confeziona il suo film più intimista e pregevole, e forse anche la sua opera più complessa e controversa (ma di certo non la più originale). Un messaggio potente come non mai (ricca serie di messaggi sociali), minato da una sceneggiatura a tratti leggermente confusa (forse c'è un po' troppa carne sul fuoco) e da una regia tanto ispirata quanto stravagante. Una pellicola intensa, altalenante sul versante grafico e tecnico, ma sontuosa su quello artistico, arricchita da un comparto musicale (canzoni comprese) davvero notevole (ed io raramente ne rimango affascinato). Un racconto di dolore, amore, redenzione e salvezza, declinato magnificamente (seppur non senza qualche difetto) da quello che ormai si può considerare un maestro del cinema nipponico. Non il suo miglior film, non migliore di Mirai per esempio, ma un bel film, coinvolgente quanto basta. Voto: 6,5 [Netflix]
giovedì 5 novembre 2020
Tokyo Tribe (2014)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 05/11/2020 Qui - Sion Sono non si fa mancare niente, e con questo film adatta il manga Tokyo Tribe-2 di Santa Inoue. Già dalla sequenza di apertura si rimane stupiti: un lungo piano sequenza in cui ci addentriamo nei vicoli di una Tokyo reinventata in studio come covo di punk e gangster dai colori sgargianti, guidati da un rapper che ci fa da Virgilio in questo girone infernale a ritmo di musica disco/rap/elettronica. Anche se non totalmente cantato, il film ha una colonna sonora praticamente ininterrotta che, assieme ai colori psichedelici di scenografie e costumi, ha un poter ipnotico sullo spettatore, avvinghiato da un magma audiovisivo che martella il nervo ottico e l'apparato uditivo. Fra una citazione e l'altra (Quentin Tarantino e Lars von Trier tra gli altri) assistiamo alla passerella di improbabili personaggi e conosciamo le principali gang che si contendono il dominio sulla città. La trama è esile e non ha molta importanza, ciò che conta è farsi trascinare dall'azione, sempre più improbabile e surreale al procedere del film, il quale finisce con una lunga sequenza di scazzottata generale. C'è di tutto in questo film: azione, erotismo, commedia, amore, dramma, comicità grottesca tipicamente nipponica e come detto tanta musica. Ci sono poi le stranezze e le trovate tipiche del regista, come gli esilaranti stacchi montaggio sulla vecchietta DJ o gli spericolati movimenti di macchina. E vi si può persino leggere un'allegoria della società giapponese (ancora radicata nella logica feudale dei signorotti locali con piccoli eserciti al seguito e perennemente in lotta fra loro) nonché notare la predilezione nipponica per i giochi di ruolo e le meccaniche da videogame. Poco importa allora se gli effetti speciali siano vistosamente posticci, o se le scenografie tradiscano a volte la loro natura artificiale: in un film-gioco come questo anche la mancata sospensione di incredulità può contribuire al divertimento. Eppure sebbene il divertimento appunto non manchi (specie se si entra nel mood del film e si sta alle regole del gioco), il rischio noia e saturazione c'è, soprattutto per chi non ama la musica di cui sopra (in parte anch'io). Inoltre gli eccessi dell'ultima parte fanno scivolare tutto nel ridicolo e nel trash. Può comunque avere un suo perché, infatti va bene che il regista ha fatto pellicole migliori di questa, però è di un livello più che pregevole. Voto: 6
mercoledì 23 ottobre 2019
The Boy and the Beast (2015)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 23/10/2019 Qui
Tema e genere: Film d'animazione giapponese vincitore di un Oscar nazionale, un action fantasy ma non solo.
Tema e genere: Film d'animazione giapponese vincitore di un Oscar nazionale, un action fantasy ma non solo.
Trama: Un bambino rimasto solo nel mondo degli umani trova in quello dei mostri una casa, affetto e un (bizzarro) secondo padre che gli insegnerà a combattere il male, anche quello dentro di lui.
Recensione: Immaginatevi due mondi, paralleli ma connessi: uno è quello che conosciamo, nel quale viviamo, l'altro è un mondo dominato da bestie, esseri ferini dall'aspetto antropomorfo. Parte da questo concetto l'ambientazione di The Boy and the Beast, film giapponese di Mamoru Hosoda, regista che ho conosciuto grazie a questo film, un film che non sarà sicuramente l'unico che di lui vedrò. In tal senso se avessi saputo che il film riprendeva alcuni dei temi già da lui proposti in precedenti suoi lavori, l'avrei visto dopo aver visto La ragazza che saltava nel tempo, Summer Wars e Wolf Children (2 di questi incredibilmente erano già in lista), ma è andata così e non ho rimpianti (e comunque li vedrò prossimamente insieme ad il suo ultimo lavoro, Mirai, nella lista dei film Premi Oscar 2019 da vedere). Nessun rimpianto dicevo, perché sì, anche senza conoscere la sua filmografia e concetti, ho apprezzato tanto questo bel film. Un film che con una scena di apertura pregevole, ci presenta un ragazzino di nome Ren (Kyuta), orfano due volte: per la madre deceduta e per un padre scomparso al quale non viene dato in affidamento. Ed è in questo preciso momento in cui il protagonista decide di scappare e vivere nel pieno vagabondaggio, fino a quanto non incontrerà una creatura parlante, Kumatetsu, appartenente ad un'altra dimensione, quella delle bestie (che non vede di buon occhio gli umani, portatori naturali delle tenebre). Riunitosi nel mondo parallelo, Ren sarà sotto la sua (scorbutica) ala come apprendista fino al momento in cui, inaspettatamente, scoprirà la via di ritorno al mondo reale. E da allora, Ren sarà in grado di destreggiarsi, cavarsela da solo, per continuare a vivere tra le due dimensioni. Ma quando entrambi i mondi saranno in pericolo, toccherà a lui sistemare tutto. The Boy and the Beast è insomma un film a metà tra il fantasy e il classico racconto di formazione, una pellicola che nella sua tematica rende omaggio anche ad imponenti opere del calibro di Moby Dick, o quelle culturali e storiche ritraenti la mitologia giapponese. Un film quindi che ha una sceneggiatura ed un soggetto che vanno al di là del classico film per bambini, trattando appunto temi decisamente adulti, ma mascherandoli con un velo di comicità. Impossibile infatti trattenere il sorriso dinanzi i siparietti comici creati dalla strampalata coppia ogni qual volta litiga, così come è difficile trattenere qualche lacrima sul finale quando i toni si fanno decisamente più cupi.
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