Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 02/07/2021 Qui - Delicata favola animata giapponese dove una grave perdita, con relativi rimpianti e sensi di colpa, farà sì che una ragazzina timida ed introversa venga messa al cospetto di un qualcosa che va al di là del reale e che la cambierà (in meglio) per sempre. I tre demoni sono piuttosto simpatici e a dir poco singolari. Due di loro, in epoche passate, mangiavano gli umani, uno dei quali addirittura succhiandogli le viscere dalla bocca, ma la loro nuova versione è decisamente clownesca, impacciata e ghiotta di cibo non umano. Con uno stile grafico raffinatissimo il regista (lo stesso di Jin-Roh, ovvero Hiroyuki Okiura) affronta argomenti seri come l'elaborazione del lutto stemperando la malinconia che permea la vicenda con l'elemento comico (almeno in apparenza) costituito (appunto) dai tre buffi demoni che hanno tuttavia un significato profondo. Il tutto è amalgamato bene in un film che presenta un lodevole approfondimento della psicologia dei personaggi. Se ci si abitua al ritmo quasi sempre blando, il risultato può essere piacevole. Una lettera per Momo infatti, nonostante arranchi un po' e nonostante si risolvi in poca cosa, non tutte le intuizioni sono poi di prima mano, rimane un anime di pregevole fattura, ben animato e capace di regalare almeno una sequenza memorabile (quella della corsa in motorino in mezzo alla tempesta). Voto: 6,5
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giovedì 1 luglio 2021
lunedì 18 gennaio 2021
Jin-Roh - Uomini e lupi (1999)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 18/01/2021 Qui - Pure apprezzandone la realizzazione tecnica e visiva, una grafica molto curata tra luci e colori freddi e cupi come l'atmosfera che traspare, la storia di Hiroyuki Okiura (basata sulla Kerberos saga di Mamoru Oshii, qui in veste di sceneggiatore) non mi ha convinto, coinvolto abbastanza, rendendo la mia visione lenta e svogliata in molti frangenti, senza che riuscissi ad apprezzarla come avrei dovuto e voluto. Vi sono alcuni momenti infatti che appesantiscono il film, come una lunga manciata di minuti in cui seguiamo dei dialoghi, importanti per la trama, ma che portano noia. A proposito di trama, c'è da dire che almeno quest'ultima termina bene, ovvero in maniera coerente, ciò che è giusto è giusto e ciò che deve essere fatto viene fatto, senza esitazione. In questo senso è più impattante il messaggio ("Un lupo nelle vesti d'agnello rimane sempre un lupo") che come lo dice, in modo consono sì, la narrazione non per caso è suddivisa a seconda dei capitoli della fiaba di Cappuccetto Rosso (non quella che ci hanno fatto leggere all'asilo, ma la versione atroce e a tratti cannibalesca), però in questo gioco di vittime e carnefici, e dove i ruoli si interscambiano di continuo (forse troppo), i colpi di scena non fanno scena, repentini e prevedibili. Nel complesso tuttavia, questo fanta-poliziesco cupo e triste come molti cartoni giapponesi non-Ghibli (di cui penso di preferire oggettivamente le sue di storie, o simili), è valido nella sua rilevanza tematica e nella cura del suo buon comparto tecnico. Voto: 6+
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