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sabato 30 luglio 2022

The Final Girls (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/07/2022 Qui - Per quanto il metacinema e l'horror siano anni che vanno a braccetto fa sempre piacere vedere omaggiare e sezionare il genere amato, in questo caso il sottogenere slasher con particolare attenzione alla saga di "Venerdì 13". Ci sono delle trovate molto ma molto interessanti e originali oltre che simpatiche, ma altri punti piuttosto patetici (vedi la storia madre-figlia che poteva essere un poco smussata). Gli inserimenti da commedia ben si sposano con l'andamento da slasher movie che la storia segue e regala momenti ben orchestrati. Non male neanche il cast, bene anche la regia (dello sconosciuto Todd Strauss-Schulson), ritmo fluido, qualche risata ed apprezzabili momenti gore. I cliché sono ovviamente voluti per far arrivare al fatidico finale e dare allo spettatore la "final girls" come evince il titolo, ovvero la tipica ragazza/o che in barba a tutto e tutti alla fine si salva. Nonostante non siamo nemmeno lontanamente ai livelli di Quella casa nel bosco per esempio (prende infatti un po' da lì e un po' da là, da Ricomincio da capo a Last Action Hero fino a Scream), questo The Final Girls è una pellicola che merita e che fortunatamente non si prende mai sul serio. Non mi è dispiaciuto in fondo, ma certamente poteva risultare migliore. Voto: 6

mercoledì 31 marzo 2021

Bad Boys for Life (2020)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/03/2021 Qui - I cattivi ragazzi sono tornati, Mike e Marcus riappaiono, invecchiati e imbolsiti, ma ancora affiatati. Terza parte delle avventure con protagonisti i due sbirri di Miami, amici fraterni Will Smith e Martin Lawrence. Storiella semplice e che scorre linearmente, trascinandosi dietro un nuovo gruppetto di coprotagonisti (abbastanza noti) che sarebbe interessante vedere alle prese in un film tutto per loro (avranno occasione forse nel nuovo capitolo già confermato). Come da tradizione della saga niente di che dal lato villain, con un cattivo che serve solo a innestare la sotto-trama del passato di Mike. Nota dolente finale, l'abbandono in cabina di regia di Michael Bay (gli subentrano gli emergenti Adil El Arbi e Bilall Fallah). Non che egli avesse fatto due capolavori con i film precedenti ma sinceramente riportare in vita questi due personaggi non credo sia stata una grande idea. Per la gran parte del film i due protagonisti appaiono stanchi, ingrassati, sfasciati, senza voglia. Un terzo capitolo molto "seduto" rispetto ai primi due che erano per lo più un concentrato di azione non-stop. Eccessivo e poco credibile l'uso della tecnologia, riprese panoramiche della città a mo' di videocartolina e poche le scene che fanno davvero sorridere. Una storia di passaggio che sullo sfondo di Miami lascia sì nelle orecchie dello spettatore la canzone tema della serie, ma che si fa dimenticare in fretta. Voto: 5,5

mercoledì 30 settembre 2020

Midway (2019)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/09/2020 Qui - Premettendo che sono un grande estimatore del cinema di Roland Emmerich (Stargate, Independence Day e The Day After Tomorrow i miei preferiti), in questo caso purtroppo devo dire di non aver troppo digerito questo film di guerra incentrato sulla battaglia delle Midway (all'indomani dell'attacco da parte dei giapponesi alla marina americana a Pearl Harbor), il film infatti delude abbastanza, molto più di quanto successe anni fa con Independence Day - Rigenerazione. I titoli all'inizio ci dicono che è basato, in maniera precisa, su fatti storici sia negli eventi che nei dettaglia tattici, più o meno è vero anche se i libri consultati sembrano quelli da terza media anni '80. I personaggi non aiutano, alcuni troppo pompati da risultare ridicoli (e pensare che a disposizione c'era un cast di attori di tutto rispetto), per non parlare della controparte giapponese: figurine attaccate tanto per far vedere che sono orientali (come si è ridotto Tadanobu Asano?!). Cosa dire invece dei dialoghi se non che sono pessimi. Alcuni hanno stroncato le battaglie e gli effetti speciali con computer grafica annessa, sono invece l'unica cosa a salvarsi ed il regista, almeno, qui, ci sa fare (nel campo è infatti maestro). Non il peggior film di guerra di sempre (è comunque migliore di Pearl Harbor anno 2001), ma di certo nel marasma di quelli finiti nel dimenticatoio. Voto: 5+

martedì 9 aprile 2019

Go with Me - Sul sentiero della vendetta (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/11/2017 Qui - Go with Me - Sul sentiero della vendetta (Thriller, USA, 2015):  Lascia stupefatti e interdetti la visione di questo film, perché l'ultima fatica di Daniel Alfredson (regista noto soprattutto per aver dato vita a due capitoli della saga Millenium) è un thriller a dir poco mediocre. La pellicola infatti è un riassunto di luoghi comuni cinematografici, il livello è infimo, i dialoghi insignificanti o sentiti centinaia di volte, i personaggi stereotipati (il giovane taglialegna balbuziente Nate impersonato da Alexander Ludwig di Vikings è imbarazzante) e la storia personale di uno dei due "cacciatori", che devono aiutare una giovane donna a liberarsi dalle angherie di un ex poliziotto, non ha nulla a che fare con la trama. Il lungo avvicinamento al cattivissimo Ray Liotta (un po' ridicolo a dir la verità, senza personalità alcuna) vorrebbe creare una suspense che non ha luogo, e tutto sembra buttato lì prendendo a caso una manciata di già visto già sentito senza alcuna originalità. Anche perché il finale è uno dei finali più scontati di sempre, io già avevo capito dove andava a parare prima del viaggio e prima anche di vedere il film. Fuori forma il cast, di Liotta ho già scritto, Julia Stiles perennemente imbronciata non accende alcun interesse, mentre Anthony Hopkins, pur cavandosela (come sempre), resta imprigionato in un personaggio comprensibilmente vendicativo ma irrisolto. Insomma uno dei tanti peggiori thriller che ho visto negli ultimi due anni, con una regia e una sceneggiatura davvero scarse, anche perché la storia non coinvolge, non appassiona, non crea nessun legame tra i personaggi e gli spettatori. Il tutto resta sempre come distaccato, freddo con diversi momenti di inutile staticità. Voto: 4

sabato 5 gennaio 2019

Lone Survivor (2013)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/06/2016 Qui - Lone Survivor è un adrenalinico ma anche emozionante nonché entusiasmante film bellico del 2013, scritto e diretto da Peter Berg. La pellicola è la trasposizione cinematografica dell'omonimo romanzo autobiografico Lone Survivor: The Eyewitness Account of Operation Redwing and the Lost Heroes of Seal Team 10 di Marcus Luttrell (che vediamo in una scena del film), ex-Navy SEAL in missione in Afghanistan, qui interpretato da Mark Wahlberg. Il film è una storia di eroismo, di coraggio e di sopravvivenza, Lone Survivor infatti racconta l’incredibile storia (vera) di quattro Navy SEAL in missione segreta per neutralizzare una cellula operativa di al-Qaeda che cadono in un'imboscata del nemico sulle montagne dell'Afghanistan. Di fronte ad una decisione morale impossibile, il piccolo gruppo è isolato e circondato da una forza superiore di talebani pronti per la guerra. Quando si confronteranno con impensabili probabilità di sopravvivenza, i quattro uomini troveranno riserve di forza e resistenza che li terranno in lotta fino alla fine, resistendo ai colpi inflitti e sperando nella buona sorte e nell'arrivo della cavalleria. La pellicola anche se sembrerebbe intriso dei soliti cliché, è un film unico nel suo genere, solo in apparenza può sembrare ipocrita e di propaganda. E' anzi un film profondo sul senso etico e dell'onore, valori che in alcuni rari casi vengono ancora percepiti superiori a quelli della stessa vita. Ci sono quei film che, oltre all'aspetto prettamente tecnico, sono in grado di emozionare e di lasciare qualcosa di indefinito dentro a ciascuno di noi e a parer mio (parere certamente modesto), questo è il caso di Lone Survivor. Il Cinema "bellico" nel proseguo degli anni ha donato a noi pubblico, molto pretenzioso, certi capolavori, da Salvate il Soldato Ryan ad Apocalypse Now e tanti altri. Questi sono i film che per me meritano di essere ricordati, che mi hanno emozionato per regia, fotografia, musiche e interpretazioni talmente toccanti da renderti partecipe delle sofferenze dei protagonisti. Ora non voglio risultare irriverente, ma "Lone Survivor" mi ha toccato allo stesso modo, cullando dentro me sensazioni che vanno dalla serenità iniziale, fino ad arrivare alla più totale ansia che culmina in una profonda sensazione di tristezza e di rispetto. Il rispetto, perché aspettandomi una colossale americanata, invece il film (tratto da un libro derivante da un'esperienza reale di guerra), non fa di tutta l'erba un fascio, non criminalizzando un'intera popolazione ma bensì solo una fazione, onorando chi di dovere.