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venerdì 16 dicembre 2022

Love Hard (2021)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 16/12/2022 Qui - Partendo dal presupposto che Die Hard possa essere effettivamente considerata una pellicola di Natale, ho molto apprezzato questo film, un film natalizio, leggero ma piacevole, con qualche interessante spunto di riflessione (per una volta è il nerd ad avere la propria rivincita). Quella che parte come una classica storia alla Catfish si trasforma in qualcosa di tenero e romantico, commedia degli equivoci che ha dalla sua la simpatia del duo protagonista, buoni comprimari e qualche battuta buona. Il ritmo narrativo è abbastanza fluido, i dialoghi accettabili anche se non hanno nulla di nuovo da dire e la regia risulta abbastanza pulita. Certo, è indubbio che è una tipica commedia romantica americana in salsa natalizia con i soliti cliché che il genere prevede, c'è la bella ragazza un po' vacua con incredibili problemi amorosi che all'improvviso ha un rapido processo di maturazione e decide che la sostanza è più importante dell'apparenza, è più facile che succeda al "cinema" che nella realtà, ma fa piacere vedere storielle così edificanti, in special modo sotto Natale. Voto: 6,5

sabato 30 luglio 2022

The Final Girls (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/07/2022 Qui - Per quanto il metacinema e l'horror siano anni che vanno a braccetto fa sempre piacere vedere omaggiare e sezionare il genere amato, in questo caso il sottogenere slasher con particolare attenzione alla saga di "Venerdì 13". Ci sono delle trovate molto ma molto interessanti e originali oltre che simpatiche, ma altri punti piuttosto patetici (vedi la storia madre-figlia che poteva essere un poco smussata). Gli inserimenti da commedia ben si sposano con l'andamento da slasher movie che la storia segue e regala momenti ben orchestrati. Non male neanche il cast, bene anche la regia (dello sconosciuto Todd Strauss-Schulson), ritmo fluido, qualche risata ed apprezzabili momenti gore. I cliché sono ovviamente voluti per far arrivare al fatidico finale e dare allo spettatore la "final girls" come evince il titolo, ovvero la tipica ragazza/o che in barba a tutto e tutti alla fine si salva. Nonostante non siamo nemmeno lontanamente ai livelli di Quella casa nel bosco per esempio (prende infatti un po' da lì e un po' da là, da Ricomincio da capo a Last Action Hero fino a Scream), questo The Final Girls è una pellicola che merita e che fortunatamente non si prende mai sul serio. Non mi è dispiaciuto in fondo, ma certamente poteva risultare migliore. Voto: 6

giovedì 28 novembre 2019

Alla fine ci sei tu (2018)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 28/11/2019 Qui
Tema e genere: Agrodolce commedia romantica sul senso del tempo e della vita.
Trama: La vita di Calvin (un ragazzo ipocondriaco, Asa Butterfield) viene stravolta quando incontra Skye (Maisie Williams) un'adolescente che soffre di una malattia terminale. La sua nuova amica lo assume per aiutarla a completare la sua lista di cose da fare prima di morire, una missione che lo costringerà ad affrontare le sue peggiori paure, e a vivere in maniera nuova l'innamoramento con la bella ma apparentemente instabile Izzy (Nina Dobrev).
RecensioneAlla fine ci sei tu è un film abbastanza intenso, toccante e commovente, da meritare apprezzamenti. Un film che non scivola (quasi) mai in inutili pietismi, evitando (quasi sempre) eccessi d'enfasi e retorica. Una storia quindi emozionante, divertente e commovente al contempo, inno all'amicizia e che celebra il senso profondo della vita. E' soprattutto, infatti, una storia di un'amicizia insolita e poco convenzionale, specie nel modo in cui scaturisce, in un malinteso di fatto e ancor più, si sviluppa, con diversi momenti simpatici, in cui fanno capolino i divertenti confronti-scontri, con i due poliziotti dal cuore tenero. Quanto più la pellicola procede, tanto più il film perde la sua connotazione leggera, collocando sullo sfondo il black humour della prima parte, acquisendo un tono decisamente più drammatico, facendo emergere l'aspetto introspettivo del racconto. Un racconto (di formazione) nel suo complesso godibile, perché discretamente tratteggiato e perciò capace di non annoiare né di lasciarsi andare a buonismi fastidiosi, dal buon impatto emotivo, ben interpretato e ben girato, che ci rammenta, come conti di più la qualità del tempo che abbiamo a disposizione, piuttosto che la sua durata. E quindi qual è il problema del film? E' che di originale ha ben poco, anzi, molte situazioni sembrano ricalcare quel gioiellino che era Quel fantastico peggior anno della mia vita, altre sembrano ricalcare i molti classici film di formazione della cinematografia statunitense degli ultimi anni, altre le classiche commedie romantiche giovanili. Insomma tutto già visto, e in misura forse migliore. Certo, ci sono alcune differenze, ma la base è quella, finale compreso. E così nonostante il film riesca ad intrattenere, e nonostante si lasci vedere, non riesce a distinguersi, risultando così solo un film sì carino ma facilmente (troppo facilmente) dimenticabile.

giovedì 27 giugno 2019

Flatliners - Linea mortale (2017)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 04/02/2019 Qui - Premetto che prima di vedere questo Flatliners, anno 2017, ho rivisto, un po' perché non lo ricordavo bene, un po' perché mi sembrava giusto farlo, la versione del 1990 con Julia Roberts (al tempo fresca del successo mondiale di Pretty Woman), Kiefer Sutherland, Kevin Bacon e la gran regia di Joel Schumacher, e niente, il confronto è netto, ma in negativo. Infatti Linea mortale (in originale Flatliners, prodotto da Michael Douglas), nella banalità delle premesse e della trama, era riuscito a diventare (ed è tuttora, almeno in alcuni circoli) un piccolo cult dell'horror, grazie ad alcune trovate di regia e di narrazione interessanti e un ottimo cast di attori giovanissimi ma promettenti (non dimenticando tra quelli già citati, William Baldwin ed Oliver Platt), tutti baldi giovani che si mettevano in testa di scoprire i segreti della morte e della vita ultraterrena (e le cose andavano ovviamente a scatafascio), invece questo nuovo Flatliners: Linea mortale (Flatliners), non credo sarà mai ricordato. Davvero mediocre è difatti questo remake, un remake che forse non aveva senso produrre. Perché se capita spesso che in tempi di rivisitazioni ci si possa imbattere ed assistere a operazioni completamente ingiustificate, qui si tocca probabilmente il fondo con questo remake mal gestito dallo svedese Niels Arden Oplev (regista arrivato alla ribalta internazionale dopo il successo di Uomini Che Odiano Le Donne) su malfermo script di Ben Ripley (che scrisse anche il discreto Source Code del discreto Duncan Jones), che si permette di aggiornare (in modo non affatto migliore) l'originale che aveva altresì, seppur con la consapevolezza dei propri limiti, l'intelligenza di sollevare interrogativi esistenziali per poi gettarsi nel paranormale, ma qui purtroppo lo spirito inevitabilmente si smarrisce. A 27 anni di distanza infatti della combriccola di giovani studenti di una dura università di medicina c'è solo una citazione in filigrana del film di Schumacher con la partecipazione nel cast di Kiefer Sutherland, al tempo protagonista della vicenda, qui docente duro ma appassionato del gruppo di giovani medici. Il film purtroppo è tutto qui, perché il fascino delle atmosfere è castrato sin dall'inizio da una narrazione lenta e poco coinvolgente.

venerdì 5 aprile 2019

xXx - Il ritorno di Xander Cage (2017)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 01/11/2017 Qui - xXx - Il ritorno di Xander Cage (Azione, Usa 2017): A volte ritornano...ancora, e Vin Diesel è uno specialista dei ritorni, prima con Riddick e ora con la quasi contemporaneità di Dom Toretto e Xander Cage, protagonista indiscusso del "tammarraction" diretto da D.J. Caruso, ma la prima cosa che pensi guardando sta roba è che era meglio se Xander Cage (che ritroviamo, assieme alla sua strampalata gang, nuovamente operativo per recuperare una sinistra arma, apparentemente inarrestabile, conosciuta come il vaso di Pandora) non tornava. Perché tra acrobazie varie, adrenalina a palate e azione a go-go, DJ Caruso costruisce sì una pellicola onesta che, però, non ha davvero nulla di nuovo o d'interessante. Giacché anche se gli scontri a fuoco, i duelli esplosivi conditi da lotta marziale, protagonisti cazzuti che sciorinano battutine a effetto e scambio di ruoli ci sono, come in ogni action d'intrattenimento che si rispetti (più o meno), niente è credibile o avvincente in situazioni estreme, troppo spesso assurde. Si sa che questi film sono così, ma qui si esagera. Devo soprattutto criticare il lavoro svolto dal regista e lo sceneggiatore che non hanno saputo dare nemmeno l'ombra di un qualcosa di memorabile e di poter ricordare per qualche tempo, per esempio dandoci qualche personaggio ben fatto, cosa che non è successa purtroppo. I lati positivi sono di certo i combattimenti proposti soprattutto dove vediamo in azione i due artisti marziali Tony Jaa, famoso per le saghe di Ong Bak e The Protector, e Donnie Yen famoso a tutti nelle vesti di Ip Man, mentre Vin Diesel sì in forma smagliante e robusto come un armadio, ma allo stesso tempo inverosimile in un ruolo troppo sopra le righe per la sua stazza, i tempi di Pitch Black e il primo (l'unico almeno sufficiente) xXx dove evitava le valanghe sono finiti da tempo. Il film per questo si segue senza problemi, ovviamente, ma è troppo truzzo per essere promosso. Perché sì diverte ma, ai titoli di coda, è già tutto dimenticato. Come da dimenticare è Samuel L. JacksonIce Cube e Neymar jr., che non fanno che svilire ancor di più, con ruoli insignificanti e interpretazioni mediocri, l'utilità di una pellicola inutile. Voto: 4

martedì 18 settembre 2018

Bastardi in divisa (2014)

Mini recensione pubblicata su Pietro Saba World il 01/09/2015 Qui - Bastardi in divisa (USA, 2014): Per Ryan e Justin è un momento di svolta nella vita: è giunto il momento di decidere se rimanere a Los Angeles nella speranza di sfondare o tornare in Ohio e ammettere la propria sconfitta personale. L'ennesima umiliazione durante una rimpatriata con gli ex-compagni di college si trasforma per la coppia in un'idea di riscatto: fingere di essere agenti di polizia per guadagnare il rispetto e la popolarità fin qui mai raggiunta. Un gioco che Ryan comincia a prendere maledettamente sul serio, fino a entrare in collisione con il racket di un criminale efferato, lo psicopatico Mossi. Risate spensierate garantite da uno Wayans jr. in forma, specie nella fisicità di alcune sequenze (il travestimento da killer e i tragicomici tentativi di arresto, oltre al consueto repertorio sul suo lato più femminile con corredo di gag sugli stereotipi gay).