Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/07/2024 Qui - Questo film almeno è stato divertente, a differenza di altri recenti prodotti Marvel, specialmente le serie. È un piccolo film senza grandi pretese, come quelli che Marvel produce ultimamente, poco coinvolgenti e da guardare solo per l'attesa della scena post-credit (che non manca e, come sempre, genera attesa). La trama è debole e il cattivo insapore, mentre il pianeta sonoro è il momento più imbarazzante dell'MCU. Il trio delle Marvels, tuttavia, funziona bene: Ms. Marvel e la sua famiglia sono il punto forte del film (come nella serie), mentre Nick Fury è relegato a un ruolo marginale, quasi una caricatura. Le scene di combattimento sono ben realizzate, con quella dei gatti come punto alto. È un film che, se guardato senza aspettative, può risultare gradevole. Voto: 5,5 [Disney Plus]
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mercoledì 31 luglio 2024
The Marvels (2023)
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venerdì 31 marzo 2023
Unicorn Store (2019)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/03/2023 Qui - La favola triste di una ragazza con la sindrome di Peter Pan, ghettizzata da bambina, assillata dai genitori, in crisi esistenziale e lavorativa e poco propensa alla vita sociale. Kit sta sprofondando nella depressione, quando riceve l'invito a visitare un negozio gestito dallo sfavillante Samuel L. Jackson che le promette un unicorno, ma per averlo dovrà dimostrare di meritarlo. Film imperfetto quanto interessante, con una regia (della stessa Brie Larson protagonista) coraggiosa che alterna il reale all'onirico senza dare troppe spiegazioni. Tanti colori, tanto ottimismo, certo anche qualche banalità, ma nel complesso meritevole di visione (memorabile la presentazione degli aspirapolvere). Crescere non significa necessariamente invecchiare. Voto: 6
martedì 31 gennaio 2023
Spiral - L'eredità di Saw (2021)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/01/2023 Qui - Vorrei dire che si tratta di una delusione, ma in fondo, visto il capitolo precedente (anche se è un reboot che si distacca dalle vicende della serie principale), non posso affermare che sia così: sotto sotto temevo che l'esito finale sarebbe stato questo. Un Chris Rock che non riesce ad avere una recitazione abbastanza convincente in un film del genere, Samuel L. Jackson che pur essendo uno dei miei attori preferiti in assoluto qui sembra a tratti non sapere nemmeno lui perché ci sta, Darren Lynn Bousman alla regia non fa chissà cosa, nonostante fosse stato richiamato apposta perché conosce abbastanza bene la saga avendone diretti diversi episodi, la sceneggiatura non è un granché nonostante le intenzioni siano anche interessanti e c'è poco splatter, anche se quello è l'ultimo dei problemi. Personalmente, apprezzando questa saga, mi ci sono anche divertito, ma Spiral è oggettivamente mediocre. Voto: 5
mercoledì 31 marzo 2021
Era mio figlio (2019)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/03/2021 Qui - Ricevuto l'incarico di occuparsi della pratica per far ottenere la
Medaglia d'onore ad un soldato morto nella guerra del Vietnam per
salvare i suoi compagni, un funzionario della Difesa raccoglie le
testimonianze del padre e dei suoi ex commilitoni. Sono proprio questi
colloqui, che vedono in scena pezzi da 90 del cinema USA, a costituire i
momenti migliori di un film per il resto piuttosto retorico e
convenzionale le cui scene belliche sembrano estratte di peso dalla Battaglia di Hacksaw Ridge.
Anche la critica verso le alte gerarchie militari è troppo blanda per
incidere davvero. Forse l'obiettivo di questo film è tenere viva la
memoria di una guerra dolorosa, evitando la rimozione di un avvenimento
cruciale per la storia americana, il protagonista stesso è inizialmente
disinteressato ad un capitolo del passato, chiuso e sepolto, però la
sceneggiatura avrebbe dovuto evitare una certa retorica un tanto al
chilo che il film riesce a propinare. Senza di questo sarebbe stato più
"digeribile". Ovvio che il cast di attori salva un po' la baracca, anzi,
grazie a loro il film è meritevole di visione. William Hurt, Samuel L. Jackson, Ed Harris, Christopher Plummer, Peter Fonda
(quest'ultimi alla loro un'ultima interpretazione) sanno il fatto loro,
però non basta a farmi (troppo) considerare un film (alquanto modesto
che tuttavia emozionare fa) che non sottolinea mai una volta quanto
fosse sporca quella guerra. Voto: 5,5
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lunedì 14 dicembre 2020
Glass (2019)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 14/12/2020 Qui - M. Night Shyamalan chiude il cerchio con (Mr.) Glass, trilogia che non era stata pensata ad origine ma che si è sviluppata in corso di opera. Unbreakable, sottovalutato quando uscì, era un buon film che trattava il tema supereroi in maniera molto diversa rispetto alla moderna canonicità, Split un buon thriller che solo nel finale si ricollegava al primo e Glass che però è quello che mi è piaciuto di meno. Bravo James McAvoy (fa quasi tutto lui), Samuel L. Jackson per buona parte del film è catatonico (quando s'accende il film finalmente comincia ad ingranare) e Bruce Willis così così (tutti e tre vengono rinchiusi un ospedale psichiatrico con tanto di dottoressa che prova a dissuaderli dall'idea di essere speciali, ma poi si liberano e tutto si svela, ne succedono molte, forse troppe). Anya Taylor-Joy si vede e si sente poco, Sarah Paulson non convince del tutto. Un sei stiracchiato per un film (bizzarro miscuglio fra Superman e Qualcuno volò sul nido del cuculo) che sicuramente poteva chiudere la "Trilogia" in maniera molto migliore (prima parte stenta a decollare, seconda parte più viva). Deludono le forzature o le ingenuità della trama, tipo la scarsa sicurezza dell'istituto o gli espedienti per far cambiare personalità a Kevin. Il finale soddisfa in parte. Bene invece registicamente (il regista ci dona comunque sprazzi della sua arte di costruzione di atmosfere dense, tensive, così come di modificare i comuni punti di vista) e resta in ogni caso interessante tutto il percorso e la tesi non convenzionale supereroistica fatta. Voto: 6
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sabato 21 novembre 2020
Unbreakable - Il predestinato (2000)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 21/11/2020 Qui - La notizia di un film che doveva unire i personaggi di David Dunn e Kevin Crumb, rispettivamente i protagonisti del film in questione e di Split, sempre e solo per mano di M. Night Shyamalan, l'impellenza quindi di rivedere questo primo film della trilogia era abbastanza alta, e così ho provveduto. Unbreakable ci pone difronte ad un nuovo modo di raccontare la storia della nascita di un novello supereroe, discostandosi completamente dai molti suoi simili, anche moderni. Il regista inizia a creare il suo universo di supereroi in un periodo in cui non erano in voga e realizza un'opera non male, ma che presenta diversi punti deboli e non molto convincenti. A livello tecnico di regia e montaggio è sempre un bel vedere, così com'è efficace la fotografia, peccato che risulti essere a tratti spenta e ricca di monotonia stancante, colpa di una sceneggiatura non propriamente solida. C'è infatti qualche momento di perplessità, però per essere un film su super uomini tutto sommato è accettabile. Non ci sono molte scene d'azione (qualcuna in più per migliorare il ritmo non guastava) ma le prove di Bruce Willis lontano dai soliti cliché e di Samuel L. Jackson nel ruolo del mentore misterioso riescono a portare questa ombrosa pellicola nella giusta direzione. Ancora bello è il finale a "sorpresa", un colpo di scena che tuttavia competere con quello de Il sesto senso dell'anno prima mai potrebbe. Certamente da riscoprire, aspettando l'ultimo capitolo, se ancora non lo si è visto. Voto: 6,5
venerdì 17 luglio 2020
La vita in un attimo (2018)
Titolo Originale: Life Itself
Anno e Nazione: USA 2018
Genere: Drammatico, Sentimentale
Produttore: Marty Bowen, Wyck Godfrey, Aaron Ryder, Dan Fogelman
Regia: Dan Fogelman
Sceneggiatura: Dan Fogelman
Cast: Oscar Isaac, Olivia Wilde, Mandy Patinkin, Jean Smart, Olivia Cooke
Sergio Peris-Mencheta, Laia Costa, Àlex Monner, Isabel Durant
Lorenza Izzo, Annette Bening, Antonio Banderas, Samuel L. Jackson
Sergio Peris-Mencheta, Laia Costa, Àlex Monner, Isabel Durant
Lorenza Izzo, Annette Bening, Antonio Banderas, Samuel L. Jackson
Durata: 115 minuti
Oscar Isaac e Olivia Wilde in un film sul destino e l'amore.
Il quarantenne Will ricostruisce la sua travolgente love story con la moglie Abby fino al giorno della separazione.
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martedì 30 giugno 2020
Spider-Man: Far From Home (2019)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/06/2020 Qui - A distanza di vari mesi dalla conclusione dell'ultimo (vittorioso) combattimento con gli Avengers, Peter Parker si appresta a viaggiare in direzione Europa con la sua classe. La prima tappa del viaggio di Peter è Venezia dove lo attende un mostro acquatico che viene distrutto da Quentin Beck, alias Mysterio, un nuovo possibile membro (a detta di Nick Fury) della squadra degli Avengers. Mentre Umberto Tozzi e Mina cantano sullo sfondo del volo che unisce la tratta New York-Venezia un adolescente è pronto a tornare alle prese con i classici drammi di quell'età, fra problemi di cuore che paiono irrisolvibili ma ancora più difficili da superare se ad affrontarli è un arrampica muri in perenne lotta con ogni nemico pronto a soverchiare il globo (in ogni caso anche troppo infantile diventa la storiella con la bella Zendaya). Nuovo episodio ben calato (anche senza un collegamento preciso oltre a quello inerente alla figura del padre putativo Iron Man ahimè scomparso) nel MCU (l'omaggio fatto in principio agli eroi scomparsi è tuttavia e certamente opportuno) firmato nuovamente da Jon Watts, già autore del primo e precedente reboot (qui) di Spidey (un pelino migliore di questo a parer mio), ancora presente un Tom Holland ancor più sicuro delle proprie possibilità ma che ancora una volta viene privato del ruolo di protagonista dall'antagonista di turno ovvero Quentin "Jake Gyllenhaal" Beck. Quest'ultimo, nei (efficaci) panni di un supereroe proveniente da un'altra dimensione, replica quello che in precedenza era accaduto alla presenza di Michael Keaton, capace di enfatizzare lati oscuri e giustificazioni del senso di essere diventato un villain senza rimpianti, ma solo per necessità personali. Alla stessa maniera Beck denuncia una profondità di emozioni che appartengono anche al giovane Parker, ma declinate in un'età molto più adulta e distanti dalla voglia adolescenziale di volersi divertire come ogni suo coetaneo. Ironia e molti effetti speciali (notevoli soprattutto le sequenze lisergiche del film, autentico trip fatto di illusioni, sogni e cadute) in un viaggio itinerante fra Berlino, Praga, Venezia, Londra e Parigi completano una pellicola (un plus lo merita sicuramente per le due fantastiche sequenze post titoli di coda, e per la carinissima Marisa Tomei) che fa ben sperare per il continuo della serie dell'eroe creato da Stan Lee. Con l'augurio che non si voglia nuovamente pensare a un nuovo reboot ma che si prosegua lungo la strada maestra tracciata da Watts e soci. Voto: 7+
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venerdì 29 maggio 2020
Pulp Fiction (1994)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 29/05/2020 Qui - Il lavoro totale di Tarantino, un'opera completa e quasi perfetta ormai entrata di diritto nell'immaginario collettivo mondiale. Malgrado non sia, a mio parere, il migliore del regista né il mio preferito fra i suoi film, mi rendo conto (adesso più che prima) di come Pulp Fiction sia un lavoro straordinario, realizzato da un giovane 30enne che all'attivo aveva un solo film. In questa epopea pulp tutto funziona, dalla commistione di svariati generi, al fortissimo black humour, dalle scene di violenza eccessiva ai brillantissimi dialoghi fra le varie star presenti (da Samuel L. Jackson a John Travolta, da Uma Thurman a Bruce Willis, da Tim Roth ad Harvey Keitel e da Christopher Walken a Ving Rhames) fino ad arrivare alle tante citazioni e curiosità che il cineasta americano ha infilato in questa sua scanzonata storia. Fra risate, nostalgia, frasi ormai storiche e tanto altro Tarantino nel 1994 ci regalò questa perla del cinema contemporaneo, un'opera imperdibile per gli appassionati della settima arte e non. Voto: 8
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Jackie Brown (1997)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 29/05/2020 Qui - Un Tarantino più dimesso nei toni e che prova a prendersi più sul serio è quello di Jackie Brown, il film immediatamente successivo a "Pulp Fiction" e che molti fan del regista non amano particolarmente. Malgrado l'opera in questione non sia, a mio parere, fra le più ispirate del cineasta non lo considero un prodotto da buttare ma bensì un noir molto ben calibrato, posato e realistico. L'intreccio non è dei più geniali e in fin dei conti anche abbastanza prevedibile, ma il tocco di Tarantino c'è e questo impreziosisce non poco il titolo. I dialoghi brillanti, i personaggi incisivi (si ricordino gli attori del calibro di Samuel L. Jackson, Robert De Niro e Robert Forster, comunque bravissima Pam Grier) ed una bella colonna sonora (senza dimenticare la regia e la mitica scena nel negozio d'abbigliamento) rendono Jackie Brown un noir delizioso e da vedere, una revisione del genere assolutamente riuscita. Certo, forse la durata complessiva è eccessiva ed in alcuni punti il ritmo è compassato, non ci sono scene di violenza e la storia non è particolarmente incalzante, ma definirlo addirittura un fiasco è effettivamente esagerato. Però tra i film di Quentin resta uno dei meno belli che ho visto. Voto: 6,5
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martedì 21 aprile 2020
Captain Marvel (2019)
Titolo Originale: Captain Marvel
Anno e Nazione: USA 2019
Genere: Azione, Fantascienza, Avventura
Produttore: Kevin Feige
Regia: Anna Boden, Ryan Fleck
Sceneggiatura: Anna Boden, Ryan Fleck
Geneva Robertson-Dworet, Jac Schaeffer
Geneva Robertson-Dworet, Jac Schaeffer
Cast: Brie Larson, Samuel L. Jackson, Ben Mendelsohn, Lee Pace
Djimon Hounsou, Lashana Lynch, Gemma Chan
Annette Bening, Clark Gregg, Jude Law
Djimon Hounsou, Lashana Lynch, Gemma Chan
Annette Bening, Clark Gregg, Jude Law
Durata: 123 minuti
Brie Larson nell'adattamento cinematografico dei fumetti della Marvel Comics incentrato sul personaggio Carol Danvers.
Guerriera Kree in lotta con gli alieni mutaforme Skrull, Vers giunta sulla Terra scopre che da lì provengono i suoi pochi ricordi.
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mercoledì 17 luglio 2019
Gli Incredibili 2 (2018)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 10/06/2019 Qui
Tema e genere: Sequel de Gli Incredibili - Una "normale" famiglia di supereroi del 2004, è il 20esimo film prodotto dalla Pixar Animation Studios, ed è incentrato nuovamente sulle vicende di un'insolita famiglia di supereroi.
Tema e genere: Sequel de Gli Incredibili - Una "normale" famiglia di supereroi del 2004, è il 20esimo film prodotto dalla Pixar Animation Studios, ed è incentrato nuovamente sulle vicende di un'insolita famiglia di supereroi.
Trama: I supereroi sono nuovamente fuorilegge ma qualcuno vorrebbe riportarli in auge. Questa volta però tocca a Elastigirl fare la parte del leone, mentre suo marito resta a casa con i bambini.
Recensione: Nel 2004 lo scenario cinematografico era ben diverso da quello attuale, in particolar modo per un genere che ora domina i botteghini e fa parlare molto di sé, ma che 15 anni fa era ancora di là dall'esplodere nella connotazione odierna: i cinecomics di stampo supereroistico. È quindi in un contesto piuttosto vergine che si muoveva The Incredibles (in Italia Gli Incredibili – Una "normale" famiglia di supereroi), tuttavia, pur arrivando a distanza di più di dieci anni, pur uscendo in un periodo di sovraesposizione di questo genere sul grande schermo, questo sequel riesce a non sfigurare di fronte al primo bel capitolo, mantenendo perfino in parte l'effetto sorpresa, grazie anche all'aggiunta di nuovi spassosi personaggi e ad una buona sceneggiatura che schiaccia l'occhio anche agli spettatori più grandi. Anzi di più, in questo caso infatti la Disney Pixar con questo sequel riesce inoltre a consegnarci un seguito assolutamente all'altezza dell'originale, addirittura migliore (anche se l'effetto emozionale e d'impatto rimane basso), del quale appare come una natura continuazione e anziché, come spesso accade, una forzatura priva di originalità e spessore. Gli Incredibili 2 difatti, prende avvio dalle scene finali del primo film, dall'affiatatissima famiglia di supereroi finalmente pronta a sconfiggere un nuovo Super Cattivo: il Minatore, in diretta continuità quindi con lo status quo che ricordavamo. Non cambiano neanche le dinamiche, i supereroi, infatti, sono ancora illegali. Tuttavia un eccentrico milionario, affiancato dalla geniale e stravagante sorella, fanno appello a Hellen (aka Elastigirl) per rivalorizzare e risanare l'immagine pubblica dei supereroi, per poterli rendere di nuovo "legali". Ma per fare ciò qualcosa deve cambiare, ed infatti le avventure della famiglia Parr continuano, però prendendo una strada inattesa. Questa volta difatti, spetta a Mr. Incredible tenere le redini della famiglia, mentre Elastigirl è impegnata in una duplice missione: fare la portavoce dei diritti dei supereroi e investigare su un nuovo supercattivo. Helen e Robert dunque si invertono i ruoli in un'ottica moderna e se vogliamo molto politically correct, con lui che resta a casa a badare ai piccoli, mentre lei va a "guadagnare il pane" per entrambi. Robert così si ritrova a casa con una figlia in preda alle turbe adolescenziali, un ragazzino alle prese con difficoltà nella matematica e il piccolo ed incontenibile Jack Jack. Quest'ultimo in particolare si diverte a sperimentare tutta una serie di nuovi superpoteri e si potrebbe dire che alla fine sia lui il vero protagonista del film: con le sue faccette buffe e le gag esilaranti riesce a dare una ventata di novità alla storia. Ad ogni modo il compito dell'uomo di casa si rivela piuttosto arduo per Mr. Incredibile, che però, preso anche da un certo orgoglio maschile, si rifiuta di interpellare la moglie e dimostrarle di non saper gestire la situazione, finendo per improvvisare e provare qualsiasi cosa per mantenere tutto sotto controllo.
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Gli Incredibili (2004)
Tema e genere: Film d'animazione che si ispira ai fumetti e i film dei supereroi.
Trama: A causa dell'accrescersi del malcontento popolare causato dagli "effetti collaterali" delle imprese dei supereroi, conosciuti per brevità come "Super", questi vengono costretti a porre fine alle loro attività di vigilanti. Ma per Mr. Incredible è dura non aiutare il mondo. E quando gli sarà data l'occasione per tornare a rendersi utile, anche se in un modo imprevedibile, coinvolgerà tutta la famiglia.
Recensione: In procinto di vedere il sequel, ho colto l'occasione di rivedere "l'originale", un film, Gli Incredibili, premio Oscar nel 2005 come miglior film d'animazione che, come l'anno scorso all'epoca dell'uscita dissi, non è mai stato uno dei miei preferiti. E' innegabile tuttavia non "dare a Cesare quel che è di Cesare" dicendo che è questo (anche a distanza di 15 anni) un buonissimo film d'animazione. Un film che non mi sento di elevare a capolavoro anche perché non lo è affatto, è un film d'animazione impeccabile, con una ottima regia, con una portentosa colonna sonora, dei buoni personaggi sia primari che secondari con il proprio carisma che li contraddistingue dagli altri e una sempre eccezionale CGI, ma non ti entra dentro (come fu per me all'epoca) come gli altri, non ti da (e non mi dette) emozioni forti come quelle per esempio che ho provato in Wall-E o altri (soprattutto gli ultimi), ed è quindi questa la pecca che grava sull'operato finale dell'opera sesta della Pixar. Pixar, la casa della lampada da tavolo saltellante mamma di alcuni clamorosi successi prima, Toy Story, A Bug's Life, Monsters, Inc. e Alla ricerca di Nemo, giusto per citare qualche titolo, ma soprattutto dopo, e tutti capaci di incassare cifre che sarebbe fin troppo sobrio definire stratosferiche. Le ragioni di questi trionfi che sembrano ripetersi puntualmente ad ogni nuova uscita (o almeno quasi tutti) sono da ricercarsi in un'azzeccata mescolanza di fattori, presenti tutti anche in questa produzione. Si comincia con la tecnica realizzativa, sopraffina come sempre, fino alla genialità della narrazione, della sceneggiatura. Avventura, commedia, fantasy, humor e tante mirabolanti scene d'azione in questo film d'animazione che mescola la spy story alla parodia dei supereroi, con personaggi simpaticissimi e ben dettagliati e ambientazioni di stupefacente realismo. Film che porta (e portò) per la prima volta personaggi umani sullo schermo (questa è infatti la prima volta in cui la Pixar si cimentò con le persone), ma in una dimensione super. Un mondo dai connotati anni sessanta che però è proiettato verso il futuro lasciando nella bocca dello spettatore il tipico gusto di un "Bond movie" degli anni settanta. Un mondo in cui (a volte) le migliori intenzioni producono effetti nefasti: i passeggeri di un treno salvato dal disastro dal super eroe Mr. Incredibile gli fanno causa per danni. Il governo, preoccupato per i continui risarcimenti, vara un programma per togliere i super eroi di mezzo, costruendo loro una nuova, innocua identità. È questo lo spunto (indubbiamente geniale) de Gli Incredibili, ma geniale è anche il resto, perché apparentemente si tratterebbe della solita tiritera avente come fulcro la rivalsa di quei supereroi ormai fin troppo abusati, ma la realtà, all'esame dei fatti, è ben diversa.
sabato 8 giugno 2019
Come ti ammazzo il bodyguard (2017)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 28/09/2018 Qui - La trama di Come ti ammazzo il bodyguard (The Hitman's Bodyguard), film del 2017 diretto da Patrick Hughes, si rivela misera, ma viene sorretta da uno spettacolo pirotecnico che pesca a piene mani dai thriller Buddy-movie degli anni '90. Com'è facile intuire infatti, il tutto riconduce a uno stile simile a quello di Arma Letale o anche a Die Hard 3, che vedeva lo stesso Samuel L. Jackson (qui protagonista indiscusso) affiancare Bruce Willis. In questo senso, il film non tradisce le attese: ci sono talpe infiltrate nei ranghi della polizia, siparietti comici, scene d'azione a suon di musica e continui cambi di location in giro per il mondo. Come ti ammazzo il bodyguard difatti, un film d'azione divertente e leggero al contempo, un action movie on the road basato principalmente sull'intesa tra i due protagonisti, che non si risparmiano battute al vetriolo e colpi bassi, per arrivare poi a una sorta di alleanza e amicizia non convenzionale, svolge bene il suo lavoro, diverte e intrattiene il pubblico, anche se con tante, forse troppe, scene d'azione. E in tal senso seppur Come ti ammazzo il bodyguard (la fantasia dei titolisti italiani non ha limite, ormai comincio a volergli bene, sono chiaramente persone con problemi) percorra tutte le tappe previste dai film di genere (con una sceneggiatura fin troppo lineare e prevedibile che racconta della classica coppia che scoppia che deve raggiungere, tra inseguimenti e sparatorie, il Tribunale dell'Aia per testimoniare in sfavore di uno spietato dittatore), e senza oltretutto brillare in alcunché, alcuni spunti interessanti lo fanno apprezzare. In primis la contrapposizione tra Bryce, guardia del corpo i cui clienti sono perlopiù criminali, e Kincaid, un killer con una sua morale che accetta solo lavori in cui il bersaglio sia un criminale, ma soprattutto la sua sfrontata voglia di non prendersi mai sul serio (in tal senso il poster che cerca di scimmiottare, a tratti, Guardia del Corpo del 1992 con Kevin Costner e Whitney Houston, conferma la leggerezza del film), che è la carta vincente di una pellicola altrimenti destinata a farsi dimenticare appena conclusa.
venerdì 24 maggio 2019
The Legend of Tarzan (2016)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/05/2018 Qui - Il personaggio Tarzan ha sempre catturato l'attenzione del pubblico, sia nella serie di romanzi di Edgar Rice Burroughs sia nei vari adattamenti cinematografici. E così, dopo l'esperienza con gli ultimi 5 capitoli di Harry Potter, David Yates (che ha all'attivo già due spin-off della saga del maghetto, uno già uscito l'altro prossimamente) si mette di nuovo dietro la macchina da ripresa per raccontare la storia di Tarzan. E lo fa ribaltando quasi completamente i ruoli, rivoltando gli eventi in favore di un Tarzan in fuga dalla vita borghese e inserendo la storia in un contesto storico credibile. Una scelta che poteva sembrare azzardata (e in parte lo è), ma che soddisfa pienamente, giacché ottima è l'idea di sorvolare sulla tanto conosciuta origin story, che si vede comunque brevemente in una serie di flashback sparsi in tutto il film. The legend of Tarzan, film del 2016 diretto dal regista britannico, sin da subito infatti, si presenta come un sequel rispetto al canone tradizionale, con Tarzan (che ora si fa chiamare John Clayton III) e sua moglie Jane costretti ad abbandonare gli agi della loro tenuta inglese per tornare in Congo. La missione è salvare la loro terra dalle avide mani del re belga Leopoldo e del suo uomo di fiducia, Leo Rom, pronto a creare, grazie all'aiuto di un vecchio nemico di Tarzan (che non sa di essere al pari del suo rivale pedina di scambio per un complotto), un impero basato sulla schiavitù degli indigeni e sull'estrazione intensiva di diamanti. Tuttavia la pellicola in verità, seppur è senza dubbio ammirevole il desiderio del regista di salvare Tarzan dalla piatta omologazione del blockbuster moderno, raggiunge risultati altalenanti. Non solo perché questo riadattamento (comunque solido) è privo di guizzi narrativi o intuizioni registiche, ma perché il senso di già visto è ricorrente, anche se la storia, per quanto semplice e prevedibile, non risulta mai banale, facendosi seguire dall'inizio alla fine. Il film difatti, sorretto da una fotografia efficiente, da una colonna sonora intrigante e da location mozzafiato (la foresta affascinante e variopinta del Congo), seppur parta con tutti i pregi ma anche i difetti del caso (cominciando da uno script che poco scava nei personaggi ma che comunque si 'salva' durante il percorso narrativo lineare ed asciutto), riesce a farsi apprezzare. Proprio perché la e nella pellicola (un inno ai diritti umani ed una denuncia al razzismo e alla schiavitù), seppur non raggiungendo la perfezione di altre pellicole odierne, il contesto, i costumi, gli animali 3D e animazioni fanno il loro dovere (fatta eccezione per alcune alquanto inverosimili sequenze).
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sabato 6 aprile 2019
Miss Peregrine: La casa dei ragazzi speciali (2016)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 03/11/2017 Qui - "Edward mani di forbice", "Il mistero di Sleepy Hollow", "The Nightmare before Christmas" sono solo alcuni dei titoli che ci hanno permesso di poterci addentrare nel meraviglioso mondo cinematografico di Tim Burton e di poterne apprezzare appieno la straordinaria originalità. Grazie anche alle sue straordinarie capacità di animatore, sceneggiatore, disegnatore e scrittore il visionario regista statunitense ha, infatti, costruito un immaginario filmico assai personale che sicuramente occupa un posto d'onore nel cuore di qualunque spettatore (di certo il mio). I suoi lavori sono come belle e raffinate fiabe dalle tinte gotiche e dalle atmosfere dark, in grado di trasportarci in mondi surreali dai quali non vorremmo più uscire. Non a caso questo è quello che accade al protagonista di quest'ultimo suo film del 2016, Miss Peregrine: La casa dei ragazzi speciali (Miss Peregrine's Home for Peculiar Children), che si ritroverà catapultato in una realtà fantastica dalla quale non vorrà più staccarsi. Jake (Asa Butterfield), un ragazzo timido ed impacciato, dopo la morte dell'adorato nonno (Terrence Stamp), seguendo gli indizi che questo gli ha lasciato, cerca di ricostruire la vita passata del nonno che aveva sempre sentito raccontare come fosse una bella favola, popolata da esseri speciali e piena di meravigliose avventure e di cui conserva solo sbiadite fotografie. Quando Jake lascia la Florida ed arriva nel Galles, viene finalmente a sapere che i racconti di suo nonno non erano solamente frutto della sua immaginazione senile e man mano che prosegue nella ricerca della verità verrà a contatto con una realtà inimmaginabile che lo aiuterà soprattutto a conoscere meglio se stesso.
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venerdì 5 aprile 2019
xXx - Il ritorno di Xander Cage (2017)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 01/11/2017 Qui - xXx - Il ritorno di Xander Cage (Azione, Usa 2017): A volte ritornano...ancora, e Vin Diesel è uno specialista dei ritorni, prima con Riddick e ora con la quasi contemporaneità di Dom Toretto e Xander Cage, protagonista indiscusso del "tammarraction" diretto da D.J. Caruso, ma la prima cosa che pensi guardando sta roba è che era meglio se Xander Cage (che ritroviamo, assieme alla sua strampalata gang, nuovamente operativo per recuperare una sinistra arma, apparentemente inarrestabile, conosciuta come il vaso di Pandora) non tornava. Perché tra acrobazie varie, adrenalina a palate e azione a go-go, DJ Caruso costruisce sì una pellicola onesta che, però, non ha davvero nulla di nuovo o d'interessante. Giacché anche se gli scontri a fuoco, i duelli esplosivi conditi da lotta marziale, protagonisti cazzuti che sciorinano battutine a effetto e scambio di ruoli ci sono, come in ogni action d'intrattenimento che si rispetti (più o meno), niente è credibile o avvincente in situazioni estreme, troppo spesso assurde. Si sa che questi film sono così, ma qui si esagera. Devo soprattutto criticare il lavoro svolto dal regista e lo sceneggiatore che non hanno saputo dare nemmeno l'ombra di un qualcosa di memorabile e di poter ricordare per qualche tempo, per esempio dandoci qualche personaggio ben fatto, cosa che non è successa purtroppo. I lati positivi sono di certo i combattimenti proposti soprattutto dove vediamo in azione i due artisti marziali Tony Jaa, famoso per le saghe di Ong Bak e The Protector, e Donnie Yen famoso a tutti nelle vesti di Ip Man, mentre Vin Diesel sì in forma smagliante e robusto come un armadio, ma allo stesso tempo inverosimile in un ruolo troppo sopra le righe per la sua stazza, i tempi di Pitch Black e il primo (l'unico almeno sufficiente) xXx dove evitava le valanghe sono finiti da tempo. Il film per questo si segue senza problemi, ovviamente, ma è troppo truzzo per essere promosso. Perché sì diverte ma, ai titoli di coda, è già tutto dimenticato. Come da dimenticare è Samuel L. Jackson, Ice Cube e Neymar jr., che non fanno che svilire ancor di più, con ruoli insignificanti e interpretazioni mediocri, l'utilità di una pellicola inutile. Voto: 4
sabato 30 marzo 2019
Cell (2016)
Mini Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 29/09/2017 Qui - Cell (Azione, Usa 2016): Pur con tutta la buona volontà, nonostante quelle che sembravano ottime garanzie di riuscita (dalla partecipazione di attori eccellenti come John Cusack e Samuel L. Jackson alla presenza di Stephen King, che ha da poco festeggiato 70 anni, come ispiratore della storia e co-sceneggiatore), non è oggettivamente possibile giudicare in modo positivo un prodotto inevitabilmente opaco e inefficace come questo film, l'ennesima e deleteria trasposizione del grande maestro. Il film infatti, diretto da Tod Williams, un film catastrofico dove un improvviso segnale telefonico trasforma buona parte degli esseri umani in creature sanguinarie guidate telepaticamente da qualche misteriosa e letale entità, nonostante offra azione e spettacolo propria delle migliori pellicole apocalittiche (seppur comunque corredato da effetti digitali di rara bruttezza), per colpa di buchi di sceneggiatura e interpretazioni deboli, si dimostra un prodotto di serie C da evitare senza pensarci su due volte. Giacché questo filmetto di taglio televisivo (a partire dai disastrosi titoli di testa) mal diretto e interpretato, complici una fotografia per nulla suggestiva, scenografie penose, musiche irrilevanti, montaggio macchinoso e soprattutto una regia incapace, è un film (dal ritmo lento) mediocre che vale poco anche come intrattenimento. Se poi ci aggiungiamo un soggetto narrativo ormai logoro e abusato, un tema (la dipendenza dai cellulari) veramente fuori tempo massimo, una trama generale sviluppata malamente e senza il minimo approfondimento o colpo di scena, ed un finale prevedibile e fiacco, il risultato non può che essere uno, una cagata pazzesca. Voto: 4
sabato 23 marzo 2019
Home of the Brave (2006)
Mini Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/08/2017 Qui - Home of the Brave (Drammatico, USA, Marocco, 2006): Diretto da Irwin Winkler, molto più bravo come produttore che come regista, questo film drammatico ci mette un po' ad ingranare la marcia e, quando lo fa, non ingrana comunque mai la quinta, semmai la seconda, senza riuscire mai a coinvolgere. Abituati alle mega-produzioni hollywoodiane questo film infatti non convince pienamente nelle ricostruzioni delle scene di guerra per mancanza evidente dei mezzi necessari ma decidendo di seguire le vicende umane di quattro reduci giunge a delle considerazioni interessanti, senza scivolare in giudizi di parte, né patriottici né pacifisti. Jessica Biel, Samuel L. Jackson e 50 Cent (a cui ci aggiungiamo un piccolo cameo di Christina Ricci) offrono sì una pregevole interpretazione ma il tipo di narrazione e la fotografia (sempre piuttosto piatta) fanno somigliare tale titolo ad un film per la televisione, il che spiegherebbe solo in parte la scelta di dirottarlo sul mercato home-video (infatti è arrivato in Italia moltissimo tempo dopo), poiché il regista, che non poteva disporre forse di una sceneggiatura migliore, si affida a uno stile troppo ridondante ed effettato, sottolineando spesso l'ovvio. Più che altro sembra un manuale sui disordini post-traumatici da esperienza bellica con tutto il corollario di situazioni, il tizio che beve, quello violento, quello perso, eccetera. Insomma stereotipi e cliché a manetta e se ci aggiungiamo che la regia fatica ad entrare in simbiosi con questi personaggi, quasi nulla emoziona o appassiona. Voto: 5
venerdì 22 marzo 2019
Kong: Skull Island (2017)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/08/2017 Qui - Era da tanto che non subivo una scossa di adrenalina nel vedere un film, quest'anno mi è capitato due volte, per quel capolavoro di Mad Max: Fury Road e quell'altrettanto straordinario Deadpool, ma soprattutto l'anno scorso ne ebbi una forte con Godzilla, di cui Kong: Skull Island, film del 2017 diretto da Jordan Vogt-Roberts, reboot del franchise di King Kong, è una specie di sequel. Entrambi infatti fanno parte del MonsterVerse, universo filmico realizzato dalla Legendary Pictures, che ha già previsto altri due capitoli negli anni a venire. Ed erano invece anni che non si vedeva sul grande schermo e non solo (giacché l'ho visto su Infinity première del 25-31 Agosto) un film d'avventura così efficace e coinvolgente, fedele ai canoni del genere che qui vengono presentati ed esaltati con grande maestria. Un genere che andrebbe affidato alle persone giuste e che, se mal gestito, non porterà di certo novità. Dopotutto di film con mostri che uccidono persone e mostri che si uccidono tra di loro è pieno il mondo. Kong: Skull Island ha però qualcosa di diverso, un tocco in più, una cura nei dettagli e nelle inquadrature che lo rende molto più piacevole e affascinante da guardare. Grazie anche al regista, un director (il quasi esordiente Jordan Vogt-Roberts, autore dell'inedito in Italia The Kings of Summer) che fa il suo lavoro senza particolari trovate, ma comunque in grado di gestire un Monster Movie con lo scopo di incantare lo spettatore e che, prendendo le distanze dai precedenti episodi dedicati all'enorme gorilla e soprattutto pensando all'ultimo episodio diretto da Peter Jackson si allontana dalla classica formula del remake, per tentare di proporci qualcosa di nuovo senza tuttavia snaturare la figura del mostro incompreso.
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