Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 02/07/2021 Qui - Molto probabilmente la risposta del perché Shia LaBeouf sia una testa calda (documentato dai suoi numerosi arresti) sta proprio in questo film che ripercorre parte della sua adolescenza. Un'infanzia piuttosto complicata di un dodicenne, attore di sit-com, in perenne conflitto psicologico con il padre, alcolista e violento, alla ricerca dell'affetto desiderato e del dialogo perduto, dove neanche il tempo trascorso riesce a mitigare ferite ancora aperte. La storia è abbastanza interessante, la regia (di Alma Har'el) non mostra sbavature e la recitazione è convincente (il giovanissimo Noah Jupe fa un'interpretazione toccante e Lucas Hedges si riconferma il grande talento che è, entrambi nei panni di un LaBeouf targato, rispettivamente, 1995 e 2005 con Shia che interpreta, magistralmente, suo padre), così anche i dialoghi che inquadrano bene il ritratto descritto dalla sceneggiatura, scritta dallo stesso attore, capace di incuriosire e intrattenere discretamente. Discreta è anche la fotografia, sebbene risenta di un'estetica indie. Nel complesso quindi un buon film, in cui il protagonismo dell'attore viene per una volta messo da parte in favore di una messa a nudo che sa di auto-analisi, chissà se anche il vero Shia sia cambiato davvero col tempo. Voto: 6,5
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venerdì 2 luglio 2021
Honey Boy (2019)
Labels:
Alma Har'el,
Clifton Collins Jr.,
Film drammatico,
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Shia LaBeouf
martedì 30 giugno 2020
Spider-Man: Far From Home (2019)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/06/2020 Qui - A distanza di vari mesi dalla conclusione dell'ultimo (vittorioso) combattimento con gli Avengers, Peter Parker si appresta a viaggiare in direzione Europa con la sua classe. La prima tappa del viaggio di Peter è Venezia dove lo attende un mostro acquatico che viene distrutto da Quentin Beck, alias Mysterio, un nuovo possibile membro (a detta di Nick Fury) della squadra degli Avengers. Mentre Umberto Tozzi e Mina cantano sullo sfondo del volo che unisce la tratta New York-Venezia un adolescente è pronto a tornare alle prese con i classici drammi di quell'età, fra problemi di cuore che paiono irrisolvibili ma ancora più difficili da superare se ad affrontarli è un arrampica muri in perenne lotta con ogni nemico pronto a soverchiare il globo (in ogni caso anche troppo infantile diventa la storiella con la bella Zendaya). Nuovo episodio ben calato (anche senza un collegamento preciso oltre a quello inerente alla figura del padre putativo Iron Man ahimè scomparso) nel MCU (l'omaggio fatto in principio agli eroi scomparsi è tuttavia e certamente opportuno) firmato nuovamente da Jon Watts, già autore del primo e precedente reboot (qui) di Spidey (un pelino migliore di questo a parer mio), ancora presente un Tom Holland ancor più sicuro delle proprie possibilità ma che ancora una volta viene privato del ruolo di protagonista dall'antagonista di turno ovvero Quentin "Jake Gyllenhaal" Beck. Quest'ultimo, nei (efficaci) panni di un supereroe proveniente da un'altra dimensione, replica quello che in precedenza era accaduto alla presenza di Michael Keaton, capace di enfatizzare lati oscuri e giustificazioni del senso di essere diventato un villain senza rimpianti, ma solo per necessità personali. Alla stessa maniera Beck denuncia una profondità di emozioni che appartengono anche al giovane Parker, ma declinate in un'età molto più adulta e distanti dalla voglia adolescenziale di volersi divertire come ogni suo coetaneo. Ironia e molti effetti speciali (notevoli soprattutto le sequenze lisergiche del film, autentico trip fatto di illusioni, sogni e cadute) in un viaggio itinerante fra Berlino, Praga, Venezia, Londra e Parigi completano una pellicola (un plus lo merita sicuramente per le due fantastiche sequenze post titoli di coda, e per la carinissima Marisa Tomei) che fa ben sperare per il continuo della serie dell'eroe creato da Stan Lee. Con l'augurio che non si voglia nuovamente pensare a un nuovo reboot ma che si prosegua lungo la strada maestra tracciata da Watts e soci. Voto: 7+
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sabato 8 giugno 2019
Dead Snow 2: Red vs Dead (2014)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 02/10/2018 Qui - Il sequel di Dead Snow non è solo migliore, ma è proprio una figata (erano anni difatti che non mi divertivo cosi, forse dai tempi, per rimanere in tema, di Shawn of the Dead), perché Dead Snow 2: Red vs. Dead, film del 2014 nuovamente diretto da Tommy Wirkola, che più che un sequel (e fa strano pensare che arrivi ben dopo 5 anni l'uscita del primo), sembra tuttavia il secondo tempo del precedente, e in tal senso non preoccupatevi se non avete visto il primo, c'è un flashback all'inizio, è un film parecchio divertente giacché la matrice comica è più marcata, ci sono infatti delle scenette davvero gustose e simpatiche, incluso il finale, che ben si sposano con il gore a profusione e lo splatter a palate (nel vero senso della parola). Questo perché il regista, con estrema sicurezza e maestria (e in tal senso si percepisce una consapevolezza cinematografica che prima mancava, merito sicuramente dell'esperienza americana di Hansel & Gretel: Cacciatori di streghe, ma non solo) riprende il tema dei nazi-zombies imbastendo una vicenda di più ampio respiro rispetto a quella narrata nell'episodio precedente. Se infatti nel primo Dead Snow quasi si voleva prendere in giro gli stereotipi dei film horror anni '80 e chi si divertiva più che altro per l'incipit, una sorta di La casa vs L'occhio nel triangolo (film a tema zombi nazisti che tuttavia non ho visto), con i nazi zombi a caccia di teenager in vacanza sulla neve, qui il gioco si fa più intrigante. In questo secondo difatti si mescola tutto: orrore, commedia slapstick, supereroi e nostalgia anni '80. Giacché questa volta il regista norvegese non ci gira tanto intorno e lo dice apertamente: il film è una vera e propria dichiarazione d'amore (mascherata da parodia) nei confronti del cinema americano, e non solo horror. L'ingresso della squadra anti-zombie composta da nerd americani, che citano continuamente Star Wars, le citazioni cinefile di cui si perde il conto, tutto è escogitato per costruire un divertentissimo splatterone trash di serie B che avrebbe potuto tranquillamente girare Rodriguez. Non a caso la tensione legata alle atmosfere horror lascia spazio all'avventura del protagonista superstite, ingiustamente accusato dell'assassinio dei propri amici, assetato di vendetta e deciso a contrastare gli ambiziosi piani del Colonnello Herzog, il quale, con la sua orda, lascia i monti innevati per seminare morte nei centri abitati. L'aiuto di poteri acquisiti in seguito al precedente scontro con la schiera degli zombie ed un buon numero di alleati, conferiscono alla figura del protagonista una notevole epicità.
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