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sabato 20 agosto 2022

Stung (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 20/08/2022 Qui - Onesto tentativo (in parte riuscito da parte di Benni Diez) di omaggiare i Monster movie anni '80 e '90 (ero convinto che si trattasse di un qualcosa di più tradizionale, ma oltre che citazionistico, velatamente ironico). La trama è ridotta all'osso: vespe mutanti attaccano una villa di campagna e diventano sempre più grosse. Nessuno dei personaggi risulta particolarmente simpatico (protagonisti compresi), eccezion fatta per il veterano Lance Henriksen che fa piacere rivedere. Fra routine e banalità assortite, a salvare lo spettacolo sono gli SFX artigianali e molto gore, ovvero tutto ciò che ogni appassionato consapevole chiede di vedere in questo tipo di film. Semplice, ma divertente. Perché è vero che i dialoghi sembrano quasi improvvisati, vista la pochezza, è vero che alcuni momenti sono così vuoti che sembrano aggiunti per fare minutaggio, ma nel complesso l'azione ed appunto gli effetti speciali (migliori di tante altre pellicole ben più famose) aiutano a rendere interessante la visione. Niente di idilliaco ma meritevole di essere considerato nel suo genere. Voto: 5,5

sabato 31 luglio 2021

M.F.A. (2017)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/07/2021 Qui - Atipico rape and revenge, non tanto per l'assenza di cliché tipici del filone (certamente presenti), quanto per l'intelligenza e l'impegno sociale con cui viene trattato il vergognoso tema degli stupri all'interno dei college americani. Vera e propria piaga in cui spesso le numerose vittime passano per poco di buono (giusto per non dire di peggio) o, timorose dell'altrui giudizio, non sporgono denuncia, mentre i carnefici restano spesso impuniti e soprattutto liberi di continuare la loro corsa verso il successo. Non è quello che accade in M.F.A. dove la studentessa d'arte Noelle, a sua volta stuprata dal prepotente belloccio di turno, casualmente si trasforma in assassina, pronta ad ammazzare chiunque abbia usato violenza carnale passandola poi liscia. Ora, chi pensa di trovarsi il solito pippone femminista solo perché girato e sceneggiato da due donne (alla regia Natalia Leite, alla scrittura Lea McKendrick) si sbaglierà di grosso, in quanto la critica è duplice, rivolta anche al mondo femminile: al modo di approcciare il problema, ai goffi tentativi di risolverlo e all'incapacità di reagire davanti tali soprusi. Semmai il tocco "rosa" è deducibile dalla delicatezza con cui il tema viene trattato e dalla messa in scena elegante, quasi patinata, che stride piacevolmente con gli omicidi non troppo cruenti ma fantasiosi il giusto. Tuttavia nulla in confronto alle due scene d'abuso, che seppur in parte edulcorate alimentano un certo fastidio. Indovinata la scelta della (figlia d'arte) Francesca Eastwood nel ruolo principale. Dietro ad un fisico fragile, riesce a mostrare l'evoluzione del proprio personaggio ormai preso da un meccanismo da cui non ha più la capacità di venirne fuori (e poi caspita se non è bella). Insomma un buon film. Voto: 6,5

venerdì 2 luglio 2021

Honey Boy (2019)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 02/07/2021 Qui - Molto probabilmente la risposta del perché Shia LaBeouf sia una testa calda (documentato dai suoi numerosi arresti) sta proprio in questo film che ripercorre parte della sua adolescenza. Un'infanzia piuttosto complicata di un dodicenne, attore di sit-com, in perenne conflitto psicologico con il padre, alcolista e violento, alla ricerca dell'affetto desiderato e del dialogo perduto, dove neanche il tempo trascorso riesce a mitigare ferite ancora aperte. La storia è abbastanza interessante, la regia (di Alma Har'el) non mostra sbavature e la recitazione è convincente (il giovanissimo Noah Jupe fa un'interpretazione toccante e Lucas Hedges si riconferma il grande talento che è, entrambi nei panni di un LaBeouf targato, rispettivamente, 1995 e 2005 con Shia che interpreta, magistralmente, suo padre), così anche i dialoghi che inquadrano bene il ritratto descritto dalla sceneggiatura, scritta dallo stesso attore, capace di incuriosire e intrattenere discretamente. Discreta è anche la fotografia, sebbene risenta di un'estetica indie. Nel complesso quindi un buon film, in cui il protagonismo dell'attore viene per una volta messo da parte in favore di una messa a nudo che sa di auto-analisi, chissà se anche il vero Shia sia cambiato davvero col tempo. Voto: 6,5

lunedì 17 maggio 2021

Waves (2019)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 17/05/2021 Qui - Trey Edward Shults ha dimostrato di avere indubbiamente talento in seguito ai suoi due primi film, Krisha e It Comes at Night, ed anche se nessuno dei due mi ha convinto, resto dell'idea che sia da tenere d'occhio. Cosicché ritengo un passo in avanti quest'ultimo film, un film diviso in due parti dove prima viene raccontato, in modo registicamente affascinante e originale, una storia di vita difficile piuttosto comune, già vista ma con occhi ben diversi e autoriali. Poi la scena rallenta per dare spazio, e si "apre" anche lo schermo come in "Mommy", alla love story dell'altra protagonista (sorella del primo, un ragazzo che in seguito ad un'incidente diverrà problematico e causerà dei problemi). Il tutto diventa più monotono e tecnicamente classico, un peccato perché il film nella sua originalità sorprendeva, anche se paradossalmente ho apprezzato quest'ultima parte di pellicola, esattamente la seconda metà. Il film, lodevole ma anche rischiosissimo, sembra naufragare quando si sofferma su personaggi che sfiorano la più abusata stereotipia (il padre-padrone orgoglioso ed inflessibile appare come il personaggio più a rischio tracollo, salvo poi riprendersi in parte con sfaccettature inedite e profonde). Di fatto l'interesse verso il regista rimane immutato e forte, anche se questa sua opera, per quanto certamente la più ambiziosa e strutturata tra le tre (anche a livello scenografico e di molteplicità di location), appare anche la più vulnerabile e rischiosa, ma paradossalmente è quella che mi è piaciuta di più. Valido il cast quasi interamente di colore (soprattutto Taylor Russell, la nuova "Zendaya", ma anche Kelvin Harrison Jr., Sterling K. Brown e Renée Elise Goldsberry, non dimenticando i "bianchi" Lucas Hedges ed Alexa Demie), ritmo altalenante causa eccessiva durata e il ripetersi di certe situazioni, finale agrodolce. Si poteva fare di meglio. Ma è un film valevole di una visione. Voto: 6+

martedì 14 aprile 2020

Il corriere - The mule (2018)

Titolo Originale: The Mule
Anno e Nazione: USA 2018
Genere: Thriller, Drammatico, Poliziesco, Commedia
Produttore: Clint Eastwood, Dan Friedkin, Bradley Thomas
Tim Moore, Kristina Rivera, Jessica Meier, Jilian Apfelbaum
Regia: Clint Eastwood
Sceneggiatura: Nick Schenk
Cast: Clint Eastwood, Bradley Cooper, Michael Peña, Dianne Wiest
Andy García, Alison Eastwood, Taissa Farmiga, Ignacio Serricchio
Loren Dean, Laurence Fishburne, Victor Rasuk, Manny Montana
Clifton Collins Jr., Noel Gugliemi, Eugene Cordero, Robert LaSardo
Durata: 105 minuti

Film diretto ed interpretato da C. Eastwood, scritto da N. Schenk ("Gran Torino").
La storia vera di un maturo corriere della droga.

giovedì 14 marzo 2019

Codice 999 (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 05/06/2017 Qui - Di noir buoni è sempre più raro vederne, negli ultimi anni ricordo Sicario, davvero fantastico, di polizieschi anche meno, ma Codice 999 (Triple 9), film del 2016 diretto da John Hillcoat, è probabilmente uno dei polizieschi più belli, violenti e profondi degli ultimi anni, un ottimo film di genere ben realizzato e girato che tiene lo spettatore ben presente lungo tutti i suoi cento minuti di durata. Questo perché la trama (di cui a breve parlerò) è buona (anche se parrebbe alquanto incredibile), ma soprattutto riesce a condensare dentro di essa sia gli elementi investigativi sia il gangster movie sia una serie di apprezzabili inseguimenti. Il tutto infarcito di una interessante e discreta caratterizzazione dei personaggi. La pellicola inoltre si avvale di un cast di prim'ordine, almeno una decina di nomi conosciuti e alquanto famosi, anche se spiccano per forza di cose, anzi premi, Casey Affleck, Woody Harrelson e un'algida e "quasi" perfetta (per via del doppiaggio e non solo lei) Kate Winslet nel ruolo per lei davvero inedito di boss della malavita. Difatti è proprio lei il motore della vicenda, quella di una squadra di rapinatori, composta per la metà da poliziotti corrotti, che mette a segno una rapina spettacolare per conto proprio della mafia ebreo-russa (che credo mai di aver visto in altri film) di stanza ad Atlanta e guidata infatti da una zarina (davvero irriconoscibile) di indicibile crudeltà. E quando quest'ultima decide di alzare la posta, chiedendo ai rapinatori di impossessarsi di alcuni file chiusi in un caveau super allarmato, ai ricattati non rimane che inscenare un codice 999, quello che si usa quando un poliziotto rimane a terra e che ineluttabilmente fa convergere sul posto tutte le squadre della mobile (manco fosse un attentato), creando il via libera alla fuga. Ma gli eventi vanno in maniera diversa dal previsto e nessuno ne uscirà davvero vincitore.

mercoledì 19 settembre 2018

Parker (2013)

Mini recensione pubblicata su Pietro Saba World il 02/09/2015 Qui - Parker (USA, 2013), è il primo film a basarsi su un racconto di Donald Westlake da quando l'autore è deceduto e per questo il primo a poter usare il nome del protagonista. Film curioso a metà strada tra le sue storie con protagonista il criminale costantemente malmenato Parker e i film d'azione con Jason Statham. Assoldato per un rapina durante una fiera Parker viene tradito dai criminali della sua banda e scaricato mezzo morto per strada. Raccattato e rimesso in sesto da una coppia di campagnoli il criminale medita una vendetta ad ampio raggio, un piano clamoroso nel quale viene coinvolta suo malgrado anche un'agente immobiliare in crisi finanziaria (Jennifer Lopez). Entra in scena a metà film ma il suo mondo e i suoi problemi sembrano immediatamente più interessanti e coinvolgenti di quelli del protagonista.