Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 17/05/2021 Qui - Trey Edward Shults ha dimostrato di avere indubbiamente talento in seguito ai suoi due primi film, Krisha e It Comes at Night, ed anche se nessuno dei due mi ha convinto, resto dell'idea che sia da tenere d'occhio. Cosicché ritengo un passo in avanti quest'ultimo film, un film diviso in due parti dove prima viene raccontato, in modo registicamente affascinante e originale, una storia di vita difficile piuttosto comune, già vista ma con occhi ben diversi e autoriali. Poi la scena rallenta per dare spazio, e si "apre" anche lo schermo come in "Mommy", alla love story dell'altra protagonista (sorella del primo, un ragazzo che in seguito ad un'incidente diverrà problematico e causerà dei problemi). Il tutto diventa più monotono e tecnicamente classico, un peccato perché il film nella sua originalità sorprendeva, anche se paradossalmente ho apprezzato quest'ultima parte di pellicola, esattamente la seconda metà. Il film, lodevole ma anche rischiosissimo, sembra naufragare quando si sofferma su personaggi che sfiorano la più abusata stereotipia (il padre-padrone orgoglioso ed inflessibile appare come il personaggio più a rischio tracollo, salvo poi riprendersi in parte con sfaccettature inedite e profonde). Di fatto l'interesse verso il regista rimane immutato e forte, anche se questa sua opera, per quanto certamente la più ambiziosa e strutturata tra le tre (anche a livello scenografico e di molteplicità di location), appare anche la più vulnerabile e rischiosa, ma paradossalmente è quella che mi è piaciuta di più. Valido il cast quasi interamente di colore (soprattutto Taylor Russell, la nuova "Zendaya", ma anche Kelvin Harrison Jr., Sterling K. Brown e Renée Elise Goldsberry, non dimenticando i "bianchi" Lucas Hedges ed Alexa Demie), ritmo altalenante causa eccessiva durata e il ripetersi di certe situazioni, finale agrodolce. Si poteva fare di meglio. Ma è un film valevole di una visione. Voto: 6+
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lunedì 17 maggio 2021
Waves (2019)
Labels:
Alexa Demie,
Clifton Collins Jr.,
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Lucas Hedges,
Renée Elise Goldsberry,
Sterling K. Brown,
Taylor Russell,
Trey Edward Shults
lunedì 30 novembre 2020
Krisha (2014)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/11/2020 Qui - Madre sessantenne dal passato turbolento torna in famiglia per il Ringraziamento e per cercare di farsi riaccettare (soprattutto dal figlio, interpretato da Trey Edward Shults, anche regista del film in questione). Per buona parte non si capisce quale stile si persegua: se dramma familiare, orrorifico o commedia nera. Alla fine è la già vista narrazione del declino dei rapporti umani in chiave americana, stavolta con un filo di coraggio in più. Qualche buon dialogo e un po' di sentimento sono le parti migliori (anche perché Krisha, impersonata da Krisha Fairchild, nella realtà zia del regista, riesce con la sua espressività ad esprimerlo con convinzione quel sentimento) ma le recidive o i buoni propositi post-terapia ormai sembrano scontati. Per Trey Edward Shults altra prova incolore dopo il sopravvalutato It comes at night, spero di meglio la prossima volta. Voto: 5+
lunedì 12 ottobre 2020
It Comes at Night (2017)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 12/10/2020 Qui - Film che si inserisce nel filone della narrazione di futuri distopici con il mondo al collasso per una misteriosa epidemia (che ricorda una specie di peste bubbonica). Non c'è traccia di spiegazioni di quanto stia avvenendo e la vena horror stessa è molto limitata (l'horror puro viene rilegato alla sfera del sogno, con uno stratagemma abbastanza sdoganato della regia, quest'ultima di Trey Edward Shults). Quindi in realtà si assiste ad un film che si pone come obiettivo quello di descrivere ansia, senso di claustrofobia, senso di oppressione, alienazione dal vivere in una realtà inumana. Purtroppo però non riesce a trasmettere nulla di potente in nessuna della tematiche che prova a sfiorare (complici anche alcuni elementi della trama buttati a casaccio e non sufficientemente approfonditi, che fanno inoltre perdere la voglia di prestare attenzione) ed il risultato è la sensazione di assistere ad un minestrone dei cliché del genere "catastrofista", tutto già visto, tutto abbastanza spento. Peccato (personalmente è infatti un'occasione sprecata) perché si poteva fare di meglio con un pochino di inventiva e controllo in più specialmente nel lungo e confusionario finale. Discrete le prove degli attori (su tutti Joel Edgerton, bravo nel trasmettere allo spettatore ansia), e per una volta si può dire che l'attore cane è stato il migliore. Voto: 5+
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