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lunedì 31 luglio 2023

Avatar - La via dell'acqua (2022)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/07/2023 Qui - Nel complesso un degno successore del precedente ma che non posso dire aver avuto lo stesso impatto, era impresa ardua. James Cameron infatti ci rifà e ci riporta su Pandora: di nuovo si viene sommersi da effetti speciali di tutti i colori e di tutte le forme (Oscar 2023 indubbiamente meritato), mentre la storia è sempre quella un po' (tanto) già vista del noi contro loro in un mondo di frontiera. Piace sempre parecchio il riferimento all'universo e alla spiritualità dei nativi americani. Detto che in 2D il film perde probabilmente molto, la prima parte sembra un documentario sulle bellezze d'un mondo inesistente: bello ma non il massimo del brio. Poi si sale di quota con almeno un'ora d'azione da leccarsi i baffi. Tecnicamente è difatti incredibile, peccato per la scrittura semplicistica e le caratterizzazioni non definite al meglio dei personaggi, uniche vere pecche del film. Durata monstre comunque ben gestita (anche se l'ho visto in due parti). Non male, ma il primo film era complessivamente più riuscito. Voto: 6+

giovedì 31 marzo 2022

Ammonite - Sopra un'onda del mare (2020)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/03/2022 Qui - Una versione grigia e verista di Ritratto della giovane in fiamme, film che, pur sessualmente meno esplicito, godeva di un crescente climax erotico di cui la meccanica sceneggiatura di Ammonite riesce solo a sembrare una pallida imitazione. Troppo poco per dare vita a un contorno impeccabile ma ben poco stimolante, quasi sgradevole, tra cast imbruttito, ambientazioni spoglie e musiche assenti. L'inesperto Francis Lee realizza un quadro da ammirare piuttosto che una pellicola da vedere e cade in una storia troppo lunga e poco scorrevole dove, tranne che a 10 minuti dal finale, non si sente un dialogo che sia degno di tale nome ed anche in quel caso abbiamo le solite frasi fatte e mielose buttate li a caso. Il talento di Kate Winslet è del tutto sprecato in un film dove manca del tutto l'approfondimento psicologico dei personaggi che invece avrebbe dovuto essere il fulcro di tutto. Voto: 5

lunedì 22 marzo 2021

Creature del cielo (1994)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 22/03/2021 Qui - Un film che non avrei mai affiancato ad un Peter Jackson, specie considerando anche i suoi primi lavori. Un'opera elegante e raffinata ma allo stesso tempo inquietante e permeata da un alone malinconico e mistico. Una storia di amicizia morbosa (e nel frattempo una storia che parla di alcuni temi specifici: adolescenza, turbolenta, omosessualità, sogni infantili, follia, direi che offre una lettura interessante della sinergia che esiste tra questi fattori), gli improvvisi spazi paradisiaci e quella fanciullezza spensierata e "innocente" tra farfalle e uccellini che si trasformerà in un bagno di sangue. Tutti i requisiti per una macabra favola horror, il film però è ispirato ad una storia vera (il film non a caso è sostanzialmente una cronaca, piuttosto diluita, di un fatto realmente accaduto). Agghiacciante la parte iniziale e quella dell'omicidio, tuttavia rimane un film che dopo due giorni si dimentica. In ogni caso molto brave le due giovani attrici (nonostante gli overacting), con Kate Winslet alla sua prima apparizione sul grande schermo, e buon film. Voto: 6,5

giovedì 11 luglio 2019

La ruota delle meraviglie - Wonder Wheel (2017)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 29/04/2019 Qui - La ruota delle meraviglie - Wonder Wheel (Dramma, Usa 2017): Lo dico subito, il film è assolutamente guardabile, se non avessi mai visto altri film di Woody Allen potrei dire che aveva un paio di spunti interessanti e mi è piaciuta molto l'ambientazione di Coney Island e i costumi, ma, avendo visto altri lavori del vecchio Woody, questo non è valso la visione (o almeno non del tutto). Non c'è infatti assolutamente nulla di nuovo da vedere che non abbia stradetto e straripetuto in tutti i suoi film precedenti. E insomma passi la prima volta, passi la seconda (e in pochi anni) ma alla terza dico basta. Difatti non vi è più nulla di nuovo nelle opere di Woody. Lo dico con rammarico perché i suoi lavori sono sempre tecnicamente curati e beneficiano dell'interpretazione di grandi star, qui ad esempio Kate Winslet per la prima volta. E' però difficile catalogare questa sua ultima fatica, che racconta di un bagnino che ripercorre una storia che potrebbe essere filtrata dalla sua fervida immaginazione: una coppia, formata dal giostraio di mezza età Humpty e dalla moglie Ginny, un'ex attrice che lavora come cameriera, vive sul lungomare, la loro esistenza scorre tra alti e bassi fino al giorno in cui i due ricevono la visita dell'alienata figlia Carolina, in fuga dai gangster, con tutte le conseguenze del caso, più che in altre occasioni (i precedenti simili per esempio, ovvero Magic in the Moonlight e Cafè Society, i miei primi due "passi", decisamente migliori, almeno come coinvolgimento od emozione), al di fuori del mero bozzetto di un'epoca o del tipico esercizio di stile fine a se stesso: la didascalica per quanto sentita rappresentazione di tempi gloriosi, le difficoltà del ménage famigliare, il peso del fato, la commedia che si fa tragedia, la bizzarria dell'amore in tutte le sue declinazioni sono cose che abbiamo ampiamente già visto e che oggi non suscitano quasi più nessuna emozione. E' vero, l'Allen senile è stato anche capace di sorprenderci con (rare) pellicole superiori alla media, non è il caso di questo Wonder Wheel, film prevedibile (ed alquanto noioso in alcuni punti) dall'inizio alla fine. Il cast de La ruota delle meraviglie è quasi ineccepibile ed è, probabilmente, la nota più lieta del film. Difficile trovare sbavature nella prova di un Jim Belushi in stato di grazia, forse a tratti eccessivo ma convincente nel ruolo del tragicomico "sconfitto". Ancor più arduo muovere critiche alla Winslet, sempre molto brava, però mi sembra che il suo personaggio così nevrotico (che come una ruota panoramica gira e gira ma non va da nessuna parte) sia un po' troppo simile da quello interpretato da Cate Blanchett in Blue Jasmine, film che in verità non mi piacque granché. Buona anche la prova della giovane Juno TempleJustin Timberlake invece senza voto. Il ritorno al dramma di Woody Allen, però e nel complesso, non lascia il segno. I personaggi, tutti ben descritti e, nel complesso, ben interpretati, costituiscono infatti il solo asse portante di una pellicola che si trascina stancamente senza mai entusiasmare troppo. La pochezza della trama, inoltre (che tra le sue fila ha un irritante bambino piromane), pare soffocata da una fotografia talmente accesa che, paradossalmente, oscura più di quanto illumina. E quindi stavolta decisamente rimandato il film ed il regista. Voto: 5

giovedì 27 giugno 2019

Il domani tra di noi (2017)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/01/2019 Qui - Di sicuro non strafa ma di certo neanche delude, anche se pecca dal punto di vista dell'originalità e, soprattutto, della prevedibilità, ma tutto sommato tiene botta fino alla fine miscelando l'avventura e la drammaticità, per tre quarti della durata, con il romanticismo e il sentimento della parte conclusiva, Il domani tra di noi (The Mountain Between Us), nuovo film (del 2017) del regista di Paradise Now. Il film infatti e dopotutto, diretto da Hany Abu-Assad, tratto dal romanzo The Mountain Between Us di Charles Martin, che mescola il melodramma classico con il survival, consegna allo spettatore tutto ciò che promette in partenza: due grandi star, avventura e sentimenti, tutto mixato in maniera semplicistica (ma neanche troppo ad essere sinceri) per regalare agli spettatori due ore di intrattenimento un po' romantico e un po' avvincente che magari alla fin fine non sanno né di carne né di pesce, ma comunque riescono a saziare. Il film difatti, che si basa sulla sopravvivenza e dai risvolti sentimentali, che narra appunto la storia di Alex (Kate Winslet), una dinamica fotoreporter, e di Ben (Idris Elba), un pacato neurochirurgo che si incontrano in aeroporto dopo aver appreso che il loro volo è stato cancellato a causa di una forte turbolenza, e che siccome entrambi devono assolutamente prendere un'aereo entro l'indomani affittano un velivolo con conducente che, dopo aver aggirato la tempesta, viene colpito da un ictus perdendo irreversibilmente i controlli dell'aereo e facendolo precipitare nel bel mezzo delle montagne, tra la natura incontaminata, e in questa situazione i due, con caratteri decisamente opposti, saranno costretti a collaborare e a unire le forze per riuscire a sopravvivere, lo fa in un modo non eccessivamente drammatico, anzi, si prende anche abbastanza alla leggera in maniera direi gradevole.

domenica 14 aprile 2019

The Dressmaker: Il diavolo è tornato (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 12/12/2017 Qui - Film dalla trama piuttosto originale con diversi momenti a cavallo tra il grottesco e un leggero dramma strappalacrime è The Dressmaker: Il diavolo è tornato (The Dressmaker), film del 2015 scritto e diretto da Jocelyn Moorhouse e basato sull'omonimo romanzo di Rosalie Ham. Il film infatti racconta di Tilly (Kate Winslet), una donna decisamente bella, di talento (soprattutto nell'alta moda) e dal grande gusto che, gravata dal senso di colpa, non solo ritorna nella città natale per far visita alla madre Molly (Judy Davis), affetta da demenza, ma anche per vendicarsi di chi l'ha allontanata quando era ancora una bambina. E quindi armata di ago e tessuto, inizia a trasformare e a liberare le sue concittadine (tra cui Sarah Snook, insieme alla Winslet in Steve Jobs), anche grazie alla scoperta della verità, in cui vengono alla luce i vizi (e i segreti rimasti sino allora sepolti sotto l'ipocrisia) degli abitanti (cattivi tranne uno, Teddy alias Liam Hemsworth, non incisivo il suo apporto, anche se in linea come in Cut Bank: Crimine chiama crimine e Independence Day: Rigenerazione) di questo paesino australiano, ottenendo così una dolce vendetta nei confronti di chi le ha fatto del male. È difficile inserire The Dressmaker: Il diavolo è tornato in un determinato genere cinematografico, se infatti inizia come una sorta di revenge-western, in cui al posto delle pistole ci sono i costumi e la macchina da cucire Singer con cui Tilly arriva in paese, poi si prosegue nei toni della black comedy fino a sconfinare nel romantico e nel melodramma. Un miscuglio di generi che in alcuni casi è piacevole, ma che in altri pare troppo scontato e stona con la storia. Una storia che presenta il suo punto più debole probabilmente in una sceneggiatura non all'altezza e che non riesce a sfruttare appieno le numerose ed evidenti possibilità rappresentate dall'argomento.

lunedì 18 marzo 2019

Steve Jobs (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 28/07/2017 Qui - Sarò forse uno dei pochi a pensarla così, ma reputo Jobs, film del 2013, diretto da Joshua Michael Stern e con protagonista Ashton Kutcher, un film migliore e più interessante nonché coinvolgente (soprattutto nella narrazione) di questo secondo film biografico su Steve Jobs, perché Steve Jobs, film del 2015 diretto e co-prodotto da Danny Boyle con protagonista Michael Fassbender, nonostante l'originalità della messa in scena e della sceneggiatura non mi ha coinvolto e convinto del tutto. Messa in scena infatti troppo teatrale, dialoghi esasperati e pieni di humor e battute intelligenti, rendono certamente il film parecchio gradevole, ma ciò non lascia il segno. Poiché questo atipico e frammentato biopic, che concentra tutta l'attenzione su tre snodi fondamentali (revisionati come fossero "in diretta", in tempo reale) della vita/carriera di Steve Jobs, non mi ha per niente appassionato. "Steve Jobs" difatti (che ricostruisce il suo burrascoso passato personale e professionale soltanto attraverso i brevi flashback e gli infiniti dialoghi) ci porta nei backstage pochi minuti prima dei lanci dei tre prodotti più significativi della carriera di Jobs, il Macintosh nel 1984, il NeXTcube nel 1988, l'iMac nel 1998, e per tre volte compaiono, in questi minuti, ostacoli e difficoltà, sotto forma delle persone più importanti della sua vita, con le quali Jobs intrattiene intense discussioni, a volte più "accese" e a volte più "temperate", comunque mai banali seppur estenuanti, soprattutto per lo spettatore, specie se non abituato al "teatro". Dato che quest'opera, che appunto non è il classico e prevedibile biopic come si potrebbe pensare, che lascia più spazio alla sceneggiatura che alla regia, che punta troppo (e non benissimo come altri) sui dialoghi (tutti d'un fiato ma senza colpi di scena), tanto che ne risente tutto il ritmo del film, è quasi in tutto e per tutto una deludente opera teatrale.

domenica 17 marzo 2019

Collateral Beauty (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 10/07/2017 Qui - Ci sono film che ci soddisfano pienamente, parzialmente o per niente. Collateral Beauty, film del 2016 diretto da David Frankel (regista del bellissimo Io & Marley e del passabile One Chance), mi ha soddisfatto collateralmente, anche se non ho capito esattamente cosa significa, ma vedremo dopo, intanto però una cosa è certa, Amore, Tempo e Morte, sono questi i tre elementi che caratterizzano tutte le nostre vite, come ci insegna Howard Inlet (Will Smith), brillante dirigente pubblicitario, prima che una tragedia devasti la sua esistenza. Howard, infatti, dopo la perdita della figlia non riesce più a mettere insieme i pezzi della sua vita, non ha voglia di parlare, non ha voglia di mangiare, non ha voglia di cedere la società. I suoi colleghi e soci (il trio Kate WinsletEdward Norton e Michael Peña) sono così, dopo vari tentativi, costretti ad assumere un'investigatrice privata che dimostri l'incapacità del loro "capo" nel prendere decisioni. Ma l'investigatrice non è sufficiente, e per dimostrare lo stato di follia in cui riversa Howard (altresì scuoterlo e riportarlo alla consapevolezza che la sua vita non è finita), i tre colleghi riescono a coinvolgere un gruppo di attori amatoriali (Keira KnightleyHelen Mirren e Jacob Latimore) convincendoli a prendere parte a un piano del tutto surreale, un piano che in modi imprevedibili riuscirà nel suo intento. Che sia questo un film programmaticamente lacrimevole è ovvio, che si regga su un'astruso e contorto escamotage narrativo, è piuttosto vero. Però il film (visto su Infinity), a mano a mano che scorre, se si accetta l'assurdità dello spunto, conquista un interesse che si fa solido soprattutto verso la conclusione, quando la pellicola si tramuta, quasi, in un thriller sentimentale, con snodi che mettono a fuoco alcune cose apparentemente semplici da decifrare, ma che trovano concretizzazione solo alla fine. E se la regia di Frankel si premura, forse, di voler dare spiegazione a tante cose, d'altro canto mette tanto sentimento nel racconto, del cast le migliori sono le donne, da Naomie Harris, a Helen Mirren, a Keira Knightley e Kate Winslet, che tengono a freno il rischio di ridondanza emotiva della storia. Una storia che tocca tematiche altissime in modo credibile e coinvolgente.

giovedì 14 marzo 2019

Codice 999 (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 05/06/2017 Qui - Di noir buoni è sempre più raro vederne, negli ultimi anni ricordo Sicario, davvero fantastico, di polizieschi anche meno, ma Codice 999 (Triple 9), film del 2016 diretto da John Hillcoat, è probabilmente uno dei polizieschi più belli, violenti e profondi degli ultimi anni, un ottimo film di genere ben realizzato e girato che tiene lo spettatore ben presente lungo tutti i suoi cento minuti di durata. Questo perché la trama (di cui a breve parlerò) è buona (anche se parrebbe alquanto incredibile), ma soprattutto riesce a condensare dentro di essa sia gli elementi investigativi sia il gangster movie sia una serie di apprezzabili inseguimenti. Il tutto infarcito di una interessante e discreta caratterizzazione dei personaggi. La pellicola inoltre si avvale di un cast di prim'ordine, almeno una decina di nomi conosciuti e alquanto famosi, anche se spiccano per forza di cose, anzi premi, Casey Affleck, Woody Harrelson e un'algida e "quasi" perfetta (per via del doppiaggio e non solo lei) Kate Winslet nel ruolo per lei davvero inedito di boss della malavita. Difatti è proprio lei il motore della vicenda, quella di una squadra di rapinatori, composta per la metà da poliziotti corrotti, che mette a segno una rapina spettacolare per conto proprio della mafia ebreo-russa (che credo mai di aver visto in altri film) di stanza ad Atlanta e guidata infatti da una zarina (davvero irriconoscibile) di indicibile crudeltà. E quando quest'ultima decide di alzare la posta, chiedendo ai rapinatori di impossessarsi di alcuni file chiusi in un caveau super allarmato, ai ricattati non rimane che inscenare un codice 999, quello che si usa quando un poliziotto rimane a terra e che ineluttabilmente fa convergere sul posto tutte le squadre della mobile (manco fosse un attentato), creando il via libera alla fuga. Ma gli eventi vanno in maniera diversa dal previsto e nessuno ne uscirà davvero vincitore.

giovedì 3 gennaio 2019

Le regole del caos (2014)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 17/06/2016 Qui - Le regole del caos (A Little Chaos) è un posato, delicato, intenso ed anche romantico film (per le atmosfere e le ambientazioni non tanto per il flirt fra i due protagonisti principali) del 2014 diretto ed interpretato dal compianto Alan Rickman. La storia che viene raccontata è ambientata nel 1682 in Francia, durante il massimo splendore del regno di Luigi XIV. In questo periodo sono anche narrate le vicende della giovane e laboriosa donna, Sabine de Barra (Kate Winslet), paesaggista nelle campagne e nei giardini francesi. Nel cast della pellicola spiccano i nomi, oltre che (del già citato) Alan Rickman (l'amatissimo Severus Piton di Harry Potter, regista e interprete del Re Sole), della bravissima Kate Winslet appunto, volitiva e talentuosa donna nel film ma anche straordinaria attrice, e di Matthias Schoenaerts (già visto quest'anno in Chi è senza colpa e Suite Francese). Senza dimenticare la presenza anche di Stanley Tucci nel ruolo di Philippe, Duca d’Orleans, anche se, va detto: relegato ad una parte abbastanza marginale nell'economia del film. Al palazzo di Versailles fervono nuovi preparativi: il re Sole (che sta trasferirsi con la sua corte proprio a Versailles) vuole un nuovo giardino che celebri la bellezza ed il fascino della sua corte. Viene così indetto un bando per trovare l’architetto/paesaggista che affiancherà André Le Notre (Schoenaertsil "giardiniere di corte". E’ lo stesso André Le Notre a condurre la scelta ed inaspettatamente si vede presentare una persona che non si aspettava: un architetto e paesaggista donna. Madame Sabine De Barra è una donna forte, orgogliosa amante della natura, dei fiori e dei giardini poco amante invero delle regole e dei canoni. André Le Notre decide inizialmente di scartare il lavoro di Sabine, ma ne è rimasto talmente impressionato da rifletterci sopra e tornare sulla sua decisione. Perché anche se al primo incontro a corte Sabine viene guardata con notevole diffidenza e distacco (lei non è nobile e non può permettersi abiti fastosi) soprattutto da André (che sembra alquanto infastidito della sua presenza) e nonostante il disappunto e la diffidenza iniziale e forse conscio della sua bravura, sceglie proprio lei per realizzare uno dei giardini principali del nuovo palazzo, la sala da ballo all'aperto (La sala di Rockwork Grove). Il progetto di Sabine non è solo grandioso, oltre i canoni ma è anche innovativo. Tuttavia la realizzazione di questo progetto deve far fronte a numerosi ostacoli, prima di tutto il tempo, ma malgrado (e forse proprio grazie) al poco tempo a disposizione, il valore della ricerca artistica individuale di Sabine, del suo "little chaos" sarà presto riconosciuto anche da Le Notre, l'ambiente, le ritrosie verso il fatto che l'architetto sia una donna ed i sentimenti stessi che si frappongono fra Sabine ed André. Di questi sentimenti, sembra rendersi consapevole la moglie di André, che sebbene sia infedele, ambiziosa e miri soltanto al potere si dimostra gelosa nei confronti del marito tanto da metter in atto un piano di vendetta.

sabato 22 dicembre 2018

The Divergent Series: Insurgent (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 02/04/2016 Qui - The Divergent Series: Insurgent è un film del 2015 ambientato in un futuro distopico post apocalittico, sequel di Divergent del 2014, ed è la trasposizione cinematografica del romanzo Insurgent del 2012, scritto da Veronica Roth, secondo della serie costituita da tre libri. L'ultimo capitolo diviso in due parti cinematografiche, la prima da questo mese al cinema (Allegiant), la seconda parte nel 2017. Questo secondo film però soffre un po' della "sindrome da capitolo intermedio", infatti c'è molta poca azione di quella che mi aspettavo e quella che c'è è finta, sognata, onirica, ma soprattutto c'è più introspezione e sentimentalismi, il regista, non Neil Burger, regista del primo capitolo, al suo posto è arrivato Robert Schwentke (Un amore all'improvviso, RED, R.I.P.D. - Poliziotti dall'aldilà), si aggrappa agli occhi enormi e carismatici della bellissima Shailene Woodley, ai suoi dolori di crescita e all'abusato conflitto interiore del «chi tocco muore». Solo il mistero della scatola magica tiene teso almeno il filo della tensione riuscendo ad essere efficace anche se l'elemento più importante, quello che alla fine è risultato il più 'gossippato', il più d'effetto, è l'appassionante bacio tra Shailene Woodley e Theo James (Tris e Quattro: già dai nomi si capisce che erano fatti l’uno per l’altro), vincitore ai Teen choice award 2015 come miglior bacio in un film. Se questa è stata la cosa più interessante potete quindi immaginare come il film si muoverà, tra lacrime, amore, sentimenti, contrasti, abbandoni, umori, liti, tradimenti, rivelazioni e azione (veramente poca secondo il mio parere anche se spettacolare ed anche se superiore al primo) ma nonostante ciò sempre ai Teen choice award 2015, Shailene Woodley ha vinto il premio come miglior attrice in un film d'azione. Per il sequel di "Divergent", ritroviamo la stessa ambientazione post-apocalittica, le rovine di una Chicago distopica, ma la posta in gioco rispetto al precedente è altissima, nel cast infine nessun cambio, solo una new entry, Octavia Spencer nel ruolo di Johanna, leader dei pacifisti.