Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/03/2023 Qui - Lungometraggio d'animazione piacevole e ben riuscito, che racconta e approfondisce il background di Vasemir, il più vecchio dei The Witcher nell'omonima serie Netflix. L'ambientazione medievale e alcune creature (i draghi volanti) riportano alla mente quanto visto ne L'armata delle tenebre, solo che qui non c'è spazio alcuno per la demenzialità, al contrario, l'atmosfera è alquanto macabra e la visione sconsigliata ai più piccoli per la tematica affrontata e la crudezza di varie sequenze sottolineata da un design realistico che coglie ogni espressione facciale dei vari personaggi, in special modo di quelli posseduti. L'animazione è molto buona e anche la storia (tra sequel e spin-off) è ben scritta, un buon film. Voto: 6,5
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venerdì 31 marzo 2023
martedì 28 febbraio 2023
Zoe (2018)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 28/02/2023 Qui - Drake Doremus dopo Equals si conferma amante del puro
romanticismo, inscenando un melodramma delicato ed appassionato ma che
si prende (purtroppo?) i soliti tempi rarefatti e dilatati, ed il mondo
di Orfeo è sempre vicino. Egli che lavora su una cinematografia che,
davvero, attrae o respinge come una calamita. Era successo con Equals
(che comunque non mi era dispiaciuto ed era pochino migliore) dove in
un futuro distopico immergeva un melodramma dai tempi così dilatati da
far succedere qualcosa dopo molto tempo. In Zoe il melodramma si
ripete, ed i tempi dilatati pure. Se lo spettatore non si assopisce
sulle soavi musiche (affascinanti ma il sonno sta in agguato) riuscirà
poi a vivere una storia d'amore delicata e sofferta, appassionata e che
pone le radici in profondità in una società molto più vicina a noi di
quanto il film voglia rappresentare. Doremus, attento lettore di amori
impossibili e torturati pone solo nel finale gli spunti di
approfondimento più interessanti, vi sono film sicuramente con un piglio
di ritmo più trascinante, ma per gli appassionati ci sta. Voto: 5,5
giovedì 29 agosto 2019
Il segreto (2016)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 29/08/2019 Qui
Tema e genere: Adattamento cinematografico de Il segreto (The Secret Scripture) di Sebastian Barry, il racconto di una vita tormentata.
Trama: Un'anziana donna internata da 40 anni in un manicomio, un'accusa di un terribile omicidio, un marito scomparso, un oscuro segreto. E un medico che dopo tanto tempo cerca di vederci chiaro.
Recensione: Tratto dal romanzo omonimo, questo dramma romantico alterna due piani di racconto: ai giorni nostri un'anziana donna che non ci sta più con la testa e che ha vaghi ricordi del passato (ma che ha tenuto pezzi di diario tra le pagine di una Bibbia), ai tempi della seconda guerra mondiale una giovane ragazza che riceve troppe attenzioni e che si ritroverà coinvolta in un infanticidio. Rinchiusa in manicomio passerà la vita ad interrogarsi, fin quando un dottore si appassiona al caso e scopre man mano risvolti inediti, che porteranno ovviamente alla verità. Jim Sheridan, che fu grande con i suoi primi film (in un decennio scarso, dal 1989 al 1997, inanellò Il mio piede sinistro, Il campo, Nel nome del padre e The Boxer), non ha avuto poi una carriera all'altezza di quegli inizi folgoranti, molto centrati sulla sua Irlanda e sui conflitti che hanno insanguinata il nord del paese. Qui aveva un ottimo cast, con la grande Vanessa Redgrave a interpretare Rose da anziana e Rooney Mara da giovane (ma c'è qui è un primo scivolone: le due attrici sono diversissime sotto tutti i punti di vista, dall'altezza ai lineamenti alla grinta) e un misurato Eric Bana nei panni del dottore che cerca di studiare il caso della donna, ed anche un altrettanto calibrato Jack Reynor in quelli dell'aviatore che Rose sposerà, ma la storia, che pure avrebbe elementi di "mistery" interessante (anche per una fotografia che rende cupi anche i bei paesaggi irlandesi e ambigui i ricordi dei flashback, tanto da chiedersi sempre se sono fatti realmente avvenuti), prende presto la via della solita tirata anticattolica, con suore-infermiere bigotte e aguzzine e un prete laido e ambiguo, giovane e col portamento da attore hollywoodiano, che prima insidia la ragazza, poi fa rissa con chi le si avvicina, infine la rovinerà quando viene respinto definitivamente (farà mettere e referto dell'ospedale la tendenza alla "ninfomania" della ragazza). Il tutto con una storia non solo manichea (con personaggi risibili, come il capo dei fanatici cattolici che la perseguitano) come spesso avviene in questo genere di film, ma povera dal punto di vista narrativo (quante scene frettolose), della caratterizzazione dei personaggi, della qualità dei dialoghi, e molto pasticciata nei suoi accadimenti, da melodramma di quart'ordine. Nell'ultima parte tutto diventa ancora più confuso, e anche noioso. Ma, colpa grave per un thriller "esistenziale", la soluzione si intuisce ben prima che la matassa si dipani, e non è mai un bel segno. Mai però come il finale, che dovrebbe costituire il culmine emotivo e si spegne invece malamente, con un segreto (che tutti hanno, appunto, già capito da un po') svelato da un biglietto in una scatola aperta tardivamente, che liquida in poche parole una verità sconvolgente, con il risultato di suscitare irritato sarcasmo al posto della commozione prevista. Verrebbe da pensare che Jim Sheridan (peraltro entrato in corsa sul progetto, in cui anche molti degli attori non era originariamente quelli previsti) sia solo l'omonimo di quel regista apprezzato un tempo, o comunque da rimpiangerne il prematuro declino.
martedì 7 maggio 2019
Underworld: Blood Wars (2016)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 21/02/2018 Qui - Nel mondo cinematografico attuale, due sono le eroine incontrastate del grande schermo, una è Milla Jovovich alias Alice, che con il suo Resident Evil è arrivata probabilmente al suo capitolo finale, l'altra è Kate Beckinsale alias Selene, che ritroviamo tre anni dall'ultimo capitolo e a quattordici dall'esordio, nel quinto episodio della saga di Underworld, ovvero Underworld: Blood Wars, film del 2016 diretto da Anna Foerster, al suo esordio come regista cinematografica dopo la regia di alcuni episodi di serie tv, e scritto da Cory Goodman. Entrambe hanno dato vita a due saghe longeve, forse rivolte solo ai fan, ma di sicuro intrattenimento per quasi tutti, anche perché sono due avventure fantasy (più o meno) originali, adrenaliniche ed affascinanti dato che trattano di vampiri, zombie e creature varie. Però le somiglianze non finiscono qui, poiché Selene ricalca per poteri e vicende personali proprio la figura di Alice, ma al contrario di un soggetto non originale del primo e del suo risultato comunque (e incredibilmente visto appunto il soggetto) non disprezzabile, questa seconda saga nonostante un soggetto più originale, non convince nuovamente del tutto, anche se quest'ultimo capitolo si fa sufficientemente apprezzare. Underworld: Blood Wars infatti, il secondo a essere distribuito in versione 3D, forse per mettere in risalto gli effetti speciali e i paesaggi mozzafiato, d'altronde un peso notevole viene giocato dalle ambientazioni e dai costumi che mescolano il gusto barocco con lo stile dark (che qui vengono fortunatamente ripresi), nonostante evidenti difetti, riesce nel suo intento, grazie a discreti combattimenti, in particolare quello nei ghiacciai, e alle sempre belle ambientazioni e costumi.
sabato 30 marzo 2019
War on Everyone (2016)
Mini Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 29/09/2017 Qui - War on Everyone (Commedia, Gran Bretagna, 2016): Un buddy movie un po' in sordina che comunque è capace di regalare qualche momento divertente, anche se il livello non è sempre alto. Due agenti (Alexander Skarsgard e Michael Pena) sono noti per ricorrere spesso a corruzione, intimidazione, abusi vari ai danni delle persone che sbattono dentro, oltre che per il loro umorismo decisamente poco politicamente corretto. Il loro capo vorrebbe sbatterli fuori, ma dà loro l'ultima occasione per incastrare un malavitoso britannico (Theo James). Tra gag azzeccate e azzeccate un po' meno (con alcune volgarità aggiunte), qualche risata, alcune scene action discrete (ma esagerate quasi sempre), alla fine è un film (nell'originale Crazy Dirty Cops) senza particolari pretese che comunque si guarda, almeno una volta, volentieri, anche se purtroppo sono molte le cose che non funzionano. La trama è fragilissima e anche poco coinvolgente, dei personaggi non si sa quasi nulla e non si capisce quasi chi sia uno chi sia l'altro e quale sia il loro ruolo, tanta confusione e un argomento già trattato in molti altri film. Buoni i primi dieci minuti, poi scende di brutto, tanto che a salvarsi è solo la colonna sonora, con all'interno una canzone italiana, e la sexy protagonista femminile, ovvero l'esuberante e bellissima Tessa Thompson, oltre poco e niente. Voto: 5
domenica 10 marzo 2019
The Divergent Series: Allegiant (2016)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 23/05/2017 Qui - Allegiant, un titolo che assieme a Divergent ed Insurgent (di cui trovate la recensione qui) sicuramente genera una certa curiosità anche solo a sentirlo per la prima volta, per chi invece ha visto gli altri due episodi, un film che cattura la voglia di vedere il proseguo della storia, vista la buona (ma non eccelsa) qualità dei due episodi predecessori. Ma non so se dipende da una grossolana e spartana trasposizione dai libri da cui la serie è tratta, però in questo episodio si perde tutto ciò che di positivo avevo visto fino ad ora. Aleggiano, prevedibilmente, l'aria stantia e la calma piatta proprie della puntata interlocutoria, di transizione, di preparazione alla gran "battaglia finale" che, presumibilmente, vedremo nel capitolo conclusivo, Ascendant. La sceneggiatura è infatti a tratti raccapricciante con certe svolte davvero assurde o contorte. E anche se nel complesso si percepisce uno sforzo registico maggiore per mano di Robert Schwentke, ci sono difatti alcune buone soggettive e più movimenti di macchina, un uso dei colori più importante, c'è più fantascienza insomma, i momenti ridicoli sono davvero molti, colpa forse della fonte da cui proviene lo script, che mai ha davvero sorpreso o spiazzato. Perché The Divergent Series: Allegiant, film del 2016, ambientato nuovamente in un futuro distopico post apocalittico, è un concentrato interessante ma senza polpa, che quasi sembra spegnere qualsiasi scintilla accesa nei due precedenti capitoli. Dato che in Allegiant, come anche la trama (che in certi momenti coinvolge completamente lo spettatore, altre volte sembra ingolfarsi e annoiarlo) ci dice, diverse cose sono pure ed altre contaminate. Poiché anche se le ambientazioni e molti effetti speciali meritano sicuramente una lode, assieme agli sceneggiatori, poco o niente funziona davvero, a partire proprio dalla trama stessa, sicuramente pochino affascinante ma deludente.
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domenica 24 febbraio 2019
Franny (2015)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 02/02/2017 Qui - Franny (The Benefactor), film indipendente del 2015 scritto e diretto da Andrew Renzi, si basa essenzialmente su un segreto inconfessabile, peccato che questo sia solo un piccolo pretesto del film, dato che così inconfessabile non è. Il film infatti racconta di un milionario filantropico, Franny (Richard Gere), sopra le righe, senza famiglia, né lavoro, che sentendosi responsabile di qualcosa che non ha fatto volontariamente (la tragica scomparsa dei suoi più cari amici avvenuta in un'incidente automobilistico) è convinto di poter alleviare il suo senso di colpa (nei confronti della figlia della coppia di amici a cui però non interessa addossare colpe che lui non ha) con i soldi e la morfina. E quando dopo cinque anni, Olivia (Dakota Fanning) ritorna nella sua vita, per non perdere anche lei, è costretto a mettere a nudo il suo dolore e le sue debolezze. E per fare ciò si immischia nella vita di lei e del suo marito, nel tentativo di rivivere il suo passato, regalandogli case e attenzioni che loro non vogliono, mentre lui dipendente dalla morfina finisce in un vortice allucinato. Franny, opera prima del regista esordiente Renzi (un cognome una garanzia..), è un'opera confusionaria, spacciata come dramma psicologico, poiché ci sono evidenti falle nella sceneggiatura, falle che diventano voragini, tante domande e nessuna risposta. Franny può quindi definirsi un film introspettivo drammatico non riuscito. Lo spettatore infatti è portato a vivere il dramma ed i sensi di colpa del protagonista ma allo stesso tempo ne resta escluso.
sabato 22 dicembre 2018
The Divergent Series: Insurgent (2015)
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