Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/06/2023 Qui - Ho amato il primo film originale (un po' tanto meno il secondo) e ho visto questo (prequel e terzo) episodio sulle origini con poche aspettative, ma la presenza in regia di Matthew Vaughn garantiva fiducia. C'è la Storia (sì la Storia, quella che si studia sui libri), una sceneggiatura non brillante ma capace di tenere alto ritmo/azione/divertimento. Un film che intrattiene e che riserva una paio di sorprese, si avvale di discrete interpretazioni (con Ralph Fiennes a tirare la carretta per tutti) e di qualche scena ben realizzata (la cura negli aspetti tecnici poi è decisamente alta, costumi e scenografie Top). E tuttavia il capitolo più debole della trilogia, si notano infatti alcune ingenuità nella trama, ma ampiamente alla portata del coinvolgimento che sapevano produrre i primi due film, con adrenalina e spettacolarità d'azione che nascondono i difetti (che qui sono: eccesso di patriottismo e rappresentazione a tratti troppo macchiettistica di alcuni popoli) e ne esaltano l'aspetto visivo, portandolo a ottenere, piuttosto agevolmente, una valutazione positiva. Voto: 6+
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venerdì 30 giugno 2023
The King's Man - Le origini (2021)
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martedì 31 gennaio 2023
The Hanging Sun - Il sole di mezzanotte (2022)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/01/2023 Qui - Senza infamia e senza lode, questa co-produzione italo britannica. La trama non offre niente che non si sia abbondantemente già visto (sicario pentito in fuga, residenza in un angolo di mondo ostile, tentativi di redenzione) e i rapporti tra alcuni personaggi non sono approfonditi, lasciando allo spettatore un senso di incompletezza. Fortunatamente una regia ordinata (dell'italiano Francesco Carrozzini) sfrutta al meglio i paesaggi della Groenlandia, offrendo riprese suggestive, compensando così, e con la potenza delle immagini, ad una storia non particolarmente originale o appassionante (ma con un finale una volta tanto positivo). Tratto da un romanzo di Jo Nesbo (che già con L'uomo di neve deludeva parecchio), il film si segnala per le buone interpretazioni di Alessandro Borghi e della Jessica Brown Findlay, con le partecipazioni di Charles Dance e Peter Mullan. Voto: 5,5
sabato 20 novembre 2021
Mank (2020)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 20/11/2021 Qui - Più che un biopic sul talento bruciato dall'alcol dello sceneggiatore
anni '20 e '30, Herman Mankiewicz, o sulle origini del film considerato
il capolavoro di sempre del Cinema mondiale (personalmente lo ritengo
tale solo nella sua eccezione filmica), ossia Quarto potere (che per
l'occasione non potevo non rivedere), questo film raffigura, nel bianco e
nero tipico dell'epoca (una scelta stilistica obbligata e vincente), la Hollywood che fu. Quella pre-età dell'oro
post-guerra mondiale, dei primi film con l'audio, delle prime stelle,
quasi tutte provenienti dal teatro, ma anche del Cinema che viveva le
difficoltà economica della Grande depressione, e che si faceva con pochi
soldi ma tanto talento. In tal senso costumi, musiche ma soprattutto
scenografia e fotografia (non stupisce che due degli Oscar vinti a
fronte di 10 candidature vengono da lì) curate in modo maniacale,
aiutano nell'immersione. Bello davvero, un buonissimo film quindi,
tuttavia Mank è anche una pellicola autoreferenziale e ultra dialogica,
parlata fino all'inverosimile, non esattamente il massimo. David Fincher
va sempre apprezzato però, per il suo
modo di mettersi in gioco con film ambiziosi, sebbene poi spesso non
riesca a saltare l'asta che lui stesso ha piazzato molto in alto. Mank
risulta alla fine molto, fin troppo dinamico per ciò che intende
rappresentare. Forse anche un po' lungo, con frequenti divagazioni. Più
che discreta l'interpretazione di Gary Oldman (che un'Oscar
fortunatamente aveva in precedenza vinto prima della sua terza
candidatura con questo film), forse l'aspetto più positivo
insieme alla ricostruzione di un'epoca molto interessante dalla quale si
può attingere spesso, per tutti gli spunti che offre in termini di
personaggi sui generis, proprio come Mankiewicz, la cui vita è ben
sintetizzata nella citazione finale. Nel complesso mi è piaciuto sì, ho
apprezzato in particolar modo l'omaggio in termini cinematografici al film con e di Orson Welles, sia nel diegetico che nella forma, nel montaggio. Un lavoro certamente encomiabile, riuscito, come questo film. Voto: 7
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domenica 8 novembre 2020
Godzilla II - King of the Monsters (2019)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 09/11/2020 Qui - Doveva essere per Michael Dougherty, dopo due buoni prodotti quali La vendetta di Halloween e soprattutto Krampus, la sua prova del nove da regista, ma l'esame risulta fallito. Perché certo, le colpe per un film mediocre come questo, sequel del Godzilla del 2014, non possono imputarsi solo a lui, però poteva certamente curare meglio ogni aspetto della pellicola, una pellicola che impressiona più per il titolo altisonante che per meriti intrinsechi, che funziona molto bene come film di mostri, a brillare c'è Godzilla, questo sì, ma intorno al lucertolone c'è poco altro. Ciò che manca davvero è uno sviluppo concreto, un filo narrativo che colleghi queste creature alle loro origini leggendarie. Spettacolare la bellezza delle battaglie tra le creature mitologiche, ma, mentre le scene d'azione sono di grande impatto, ad essere confusionaria è la trama (che mette in fila improbabili sparate ambientaliste, cattivoni senza scrupoli neanche troppo coinvolti nell'evolversi dei fatti e famiglie disfunzionali guarda caso da rimettere insieme). Il personaggio interpretato da Vera Farmiga non è credibile, anche il personaggio interpretato da Kyle Chandler sembra essere completamente inutile (fuori parte anche l'esperto Ken Watanabe, e non è la prima volta per lui purtroppo). Con la dinamica del film e tutte le potenti scene d'azione, si sarebbe potuto pensare tranquillamente di eliminare quasi tutte le scene con gli esseri umani. Di conseguenza siamo decisamente indietro dal primo adrenalinico e più che discreto capitolo. Nel complesso è infatti un Monster Movie guardabile ma non del tutto soddisfacente, anzi, quasi per niente, si salvano gli scontri tra i mostri e poche altre scene, ma era doveroso visto il budget stratosferico messo a disposizione. Si dice che sia un episodio "interlocutorio", confido perciò nel seguito, che senza dubbio vedrò, sperando in un'opera, seppur d'intrattenimento, un minimo più verosimile e meno basata sulla rielaborazione di stereotipi e schemi visti e rivisti. Viva i mostri, abbasso gli umani! Ultima nota: avrebbero potuto "truccarla" in maniera diversa, Millie Bobby Brown, pare uscita direttamente da Stranger Things! Voto: 5+
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sabato 25 maggio 2019
Alien 3 (1992)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 01/06/2018 Qui - Il terzo capitolo della saga di Alien, datato 1992, è quello che mi è sempre piaciuto di meno, eppure si prende e si è sempre preso lo stesso un buonissimo voto, perché giunti al terzo, il regista David Fincher riesce a lasciare il suo timbro su questa saga, perché non è una ripetizione del primo Alien o del secondo, il terzo Alien in qualche modo si distingue dai primi due, e questo è molto apprezzabile. Se il primo capitolo è il più horror, e il secondo è il più action (e per certi versi il più adrenalinico), il terzo (che ha un tipo di approccio diverso dai precedenti) è decisamente il più macabro (il meno tecnologico e più cupo). Infatti anche questa volta il film riesce a non scadere nella banalità e nella ripetizione riuscendo, ancora una volta, a far "lottare per la sopravvivenza" lo spettatore contro creature sempre in evoluzione. Perché è vero che in Alien 3 la maggior parte dei personaggi sembra essere utilizzata solo come carne da macello, è vero che il fatto di eliminare personaggi sopravvissuti nel secondo capitolo, forse da una parte fa perdere una componente vincente (anche se dall'altra taglia giustamente i ponti col passato per tracciare una strada nuova), ma ritmo e tensione ci sono tutti. Inoltre la sceneggiatura (come la buona trama) si contraddistingue (oltre per la particolare scelta di rapare a zero gli attori) per l'idea di proporre una Ripley contaminata, che porta nel grembo un alieno, non dimenticando una delle cose che mi hanno sempre piacevolmente sorpreso, ovvero che Ripley e gli uomini della prigione (giacché il film è ambientato su Fiorino 161, pianeta lontanissimo della Terra dove ci sono numerosi prigionieri che devono scontare una pena e dove il sottufficiale Ripley, sempre impersonato ottimamente da Sigourney Weaver, lì giunge per "incredibilmente" sconfiggere un alieno), non avendo armi, si devono arrangiare alla buona per sopravvivere ed abbattere l'Alien.
martedì 7 maggio 2019
Underworld: Blood Wars (2016)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 21/02/2018 Qui - Nel mondo cinematografico attuale, due sono le eroine incontrastate del grande schermo, una è Milla Jovovich alias Alice, che con il suo Resident Evil è arrivata probabilmente al suo capitolo finale, l'altra è Kate Beckinsale alias Selene, che ritroviamo tre anni dall'ultimo capitolo e a quattordici dall'esordio, nel quinto episodio della saga di Underworld, ovvero Underworld: Blood Wars, film del 2016 diretto da Anna Foerster, al suo esordio come regista cinematografica dopo la regia di alcuni episodi di serie tv, e scritto da Cory Goodman. Entrambe hanno dato vita a due saghe longeve, forse rivolte solo ai fan, ma di sicuro intrattenimento per quasi tutti, anche perché sono due avventure fantasy (più o meno) originali, adrenaliniche ed affascinanti dato che trattano di vampiri, zombie e creature varie. Però le somiglianze non finiscono qui, poiché Selene ricalca per poteri e vicende personali proprio la figura di Alice, ma al contrario di un soggetto non originale del primo e del suo risultato comunque (e incredibilmente visto appunto il soggetto) non disprezzabile, questa seconda saga nonostante un soggetto più originale, non convince nuovamente del tutto, anche se quest'ultimo capitolo si fa sufficientemente apprezzare. Underworld: Blood Wars infatti, il secondo a essere distribuito in versione 3D, forse per mettere in risalto gli effetti speciali e i paesaggi mozzafiato, d'altronde un peso notevole viene giocato dalle ambientazioni e dai costumi che mescolano il gusto barocco con lo stile dark (che qui vengono fortunatamente ripresi), nonostante evidenti difetti, riesce nel suo intento, grazie a discreti combattimenti, in particolare quello nei ghiacciai, e alle sempre belle ambientazioni e costumi.
venerdì 12 aprile 2019
Woman in Gold (2015)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 09/12/2017 Qui - E' una storia vera quella portata da Woman in Gold, film del 2015 diretto da Simon Curtis, sullo schermo, con eleganza in un mosaico di misurata drammaticità intervallata da ricordi di una infanzia dolce e serena alle soglie di una guerra che tutto avrebbe cancellato. Il film infatti ripropone tematiche, epoche, luoghi, orrori che non si possono e non si devono dimenticare. Tutte cose che seppur trattate con minore intensità rispetto ad un film sulla discriminazione razziale del nazismo, riescono ad essere esplosivi e coinvolgenti grazie anche e soprattutto alla performance di un cast affidabile e credibile, ad una regia attenta e una realizzazione emozionalmente palpabile. Giacché gli eventi raccontati nel film (rappresentati comunque in forma di operetta) di Curtis, hanno spunti drammatici che fanno commuovere (9 temi degli abbandoni, delle umiliazioni subite dagli ebrei, dei sensi di colpa della sopravvivenza…) ma fanno anche sorridere e lo si vede volentieri. Anche se la lotta apparentemente impari, per recuperare ciò che apparteneva alla propria famiglia, si risolve in una vittoria che tuttavia non viene giustamente esaltata e osannata. Forse perché è difficile scoprire che a distanza di 60 anni, la shoah ed il delirio nazista non si è concluso nei campi di sterminio, perché una volta normalizzatasi la situazione, il diritto di proprietà alle opere d'arte dei legittimi proprietari diventa un'eventualità, infatti i furti perpetrati dai nazisti negli anni '40 hanno disperso gran parte dei capolavori dell'arte tra i parenti dei ladri e le grandi gallerie d'arte tedesche ed austriache. E così il ritratto di Adeele Bloch Bauer (la Gioconda d'Austria), la zia di Maria Altmann, di Gustav Klimt è conservato al museo Belvedere di Vienna. Maria, Hellen Mirren (sempre perfetta nei suoi ruoli, come già appurato in Collateral Beauty e L'ultima parola: La vera storia di Dalton Trumbo), vive negli Stati Uniti, non è mai tornata a Vienna, ma in occasione della morte della sorella decide di rivendicare il diritto alla restituzione del dipinto, e per farlo si affida ad un giovanissimo avvocato, Ryan Reynolds (non eccelso ma più che discreto e credibile, meglio che ne il mediocre Mississippi Grind), per attivare le procedure legali per richiedere il diritto di proprietà al dipinto.
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lunedì 11 marzo 2019
Viy: La maschera del demonio (2014)
Mini Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/05/2017 Qui - VIY: LA MASCHERA DEL DEMONIO (Horror/Avventura Russia 2014): La storia di questo film è già parecchia caotica e assurda che anche solo scriverla è troppo spazio sprecato, per cui quello che posso è che prendere spunto da Nikolai Gogol e da un suo manoscritto non basta per farne un buon film. Poiché il film è squinternato, sbilenco, sconnesso, molto russo, caciarone, chiassoso, esageratamente sopra le righe. Impossibile prenderlo sul serio, perché è il regista per primo (lo sconosciuto Oleg Stepchenko) a non farlo, a buttare tutto in vacca. Le scene che si potrebbero definire "horror" sono svuotate di contenuto da un'ironia onnipresente che riporta le emozioni ai minimi termini. La musica in particolare si fa beffe di ogni viso arcigno e truculento, di ogni fiero cipiglio. Le cose migliori sono alcuni effetti speciali, i macchinari del cartografo (Jonathan Green, interpretato da Jason Flemyng, che intraprende un viaggio scientifico che dall'Europa lo conduce verso l'Oriente in un misterioso villaggio), parte della scenografia, e soprattutto Charles Dance che nel bailamme di sciocchezze conserva fascino e dignità e dà l'idea di essere l'unico vero attore del cast. Tra l'altro il doppiaggio è da ricovero. Insomma personalmente un mezzo flop, perché se anche ricorda soprattutto per l'estetica Il racconto dei racconti, che al contrario aveva un non so ché di filosofico, qui niente di niente. E non bastano belle fanciulle russe a risollevare uno dei più brutti fantasy mai visti. Voto: 4
giovedì 7 marzo 2019
Io prima di te (2016)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 18/04/2017 Qui - Per chi mi conosce e qualcosa sa, saprà che vedere Io prima di te (Me Before You), film del 2016 diretto dalla sconosciuta Thea Sharrock, tratto dall'omonimo libro di Jojo Moyes, non è stato per me del tutto facile, anche se purtroppo il film seppur emozionante è davvero tanto banale quanto superficiale, per cui non mi ha del tutto scosso, anzi, mi ha pure un po' infastidito, non tanto per i luoghi comuni nei confronti dei disabili (passabili anche se abbastanza irritanti), quanto per le scelte, personalmente sbagliate, del protagonista e anche della regista nonché di tutto il film, che lascia secondo me un messaggio negativo più che positivo sulla vita. Questo perché il film che propone temi delicati, che racconta la storia di un ragazzo trentenne divenuto quadriplegico dopo esser stato investito da una moto che viene assistita per fargli compagnia (e fargli cambiare idea su di una drastica decisione) da una dolce tanto goffa quanto sensibile e piena di buona volontà ragazza, diviene man mano la classica (stucchevole) storiella d'amore tra un principe azzurro ricco (e belloccio) e la crocerossina povera, troppo prevedibile sin dall'inizio, anche se, cosa protesti mai trovare in una romantica commedia se non miriadi di cliché? sì è vero, ma non così, e soprattutto non con un finale (solo cinematograficamente parlando degno) che lascia secondo me un messaggio sull'amore abbastanza banale e non giustificato.
domenica 3 marzo 2019
Ghostbusters (2016)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 18/03/2017 Qui - Se n'è parlato e discusso per mesi, addirittura per descrivere questo film sono stati usati termini come, "Stupro", "Sacrilegio", "Profanazione" ed altri termini, addirittura da chi non l'aveva nemmeno visto. Anch'io avevo molti dubbi, ma di certo non sulla condotta apparentemente "anti-maschile" della pellicola ma perché non si può negare che le major abbiano contratto il vizio di ripescare marchi e nomi noti e aggiornarli ai tempi moderni, con risultati non sempre convincenti. Ebbene, non si può certo dire che questo Ghostbusters (2016), remake del celebre film Ghostbusters del 1984, sia l'eccezione che conferma la regola, ma neanche il più brutto film mai visto, perché di film peggiori di quest'ultimo ce ne sono davvero tanti (di uno di questi infatti ne parlerò presto). Ma ora, in quanto maschio e fan dell'originale Ghostbusters, non mi sono affatto sentito né offeso né umiliato né tradito, dato che questa pellicola, diretta da Paul Feig, che sembra avere una passione per le donne e per Melissa McCarthy, al suo terzo film dopo Spy e Corpi da reato, che segna il riavvio dell'omonima serie ma con il nuovo team di acchiappa-fantasmi interpretati appunto da attrici donne, Kristen Wiig, Kate McKinnon e Leslie Jones, non è così brutto o inutile come pensavo. Certo, poco nel film si salva, ma non la componente femminile che, nonostante tutto, fa bene il suo lavoro. Di solito infatti, quando si ironizza sulle donne, fare un fiato in senso contrario significa essere ipocriti e politicamente corretti (e di questi tempi non è un bene), mentre quando sono gli uomini il bersaglio, la loro ira (stando ai segnali che invia l'opinione pubblica) è giusta e sacrosanta. Perché, mi domando? Forse perché non sono abituati a essere ridicolizzati? Mi fermo qui, ulteriori disamine spettano ai sociologi e io solo sono un amante del cinema e nulla più, che ha visto questo film senza pressioni o remore.
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giovedì 28 febbraio 2019
PPZ: Pride + Prejudice + Zombies (2016)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 27/02/2017 Qui - Da un film intitolato PPZ: Pride + Prejudice + Zombies (Pride and Prejudice and Zombies), come il famoso romanzo di Seth Grahame-Smith, seguito di quello originale (di Jane Austen, un classico della letteratura, molto più famoso), è lecito aspettarsi qualcosa di grottesco, trash e delirante. E invece in questa roba che stento a definire "film" l'unica cosa a regnare sovrana è la noia. Il film, del 2016 scritto e diretto da Burr Steers (sconosciuto e mai sentito), si prende dannatamente sul serio, non diverte e gli zombi sono davvero poco presenti. La regia è piattissima a dir poco, non da spessore a niente, né alla classica storiella d'amore (che comunque paradossalmente funziona), né alla componente delirante, né ai personaggi che, arti marziali a parte, sono un pigrissimo copia/incolla degli originali del romanzo della Austen, come la trama del resto. Ci si aspetta infatti che il regista, che è anche sceneggiatore, lavori maggiormente sull'aspetto propriamente horror che invece rimane confinato a scene poco significative e mai topiche. La presenza dei morti viventi non intacca né deforma l'andamento degli eventi. Il regista si lascia maggiormente sedurre dal testo della Austen, di cui ripropone pedissequamente dialoghi e situazioni, anche se rappresenta le giovani protagoniste come fanciulle capaci di tirare di spada, imbracciare fucili e pistole accantonando l'uncinetto e i ricami a piccolo punto. Tra scene simile kung fu e seduzioni amorose del tutto scollate le une dalle altre, il regista privilegia le seconde. Darcy si dichiara all'amata Elizabeth secondo il più classico dei cliché ammettendo che di tutte le armi che esistono al mondo, l'amore è la più pericolosa. Niente a che vedere con la brutalità zombie.
Victor: La storia segreta del dott. Frankenstein (2015)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 27/02/2017 Qui - Neanche il tempo di digerire l'ennesima trasposizione di un classico venuto abbastanza malino (I, Frankenstein, 2014) eccone uno nuovo, l'ennesimo film atto a narrarne le origini e anche le gesta del mostro nato dalla penna di Mary Shelley, ovvero Frankenstein, di cui l'anno scorso c'è stata anche una mediocre serie tv, qui. Victor: La storia segreta del dott. Frankenstein (Victor Frankenstein) infatti, film del 2015 diretto da Paul McGuigan (Push, Slevin), si basa nuovamente sul celebre romanzo, e poco cambia se il film parte da un punto di vista inedito, cioè attraverso il punto di vista di Igor, assistente del protagonista, perché è davvero un brutto film, dato che di una trasposizione così pessima, e anche se fosse stata discreta, non ne sentivamo affatto la mancanza. Perché questa nuova versione della celebre storia di Frankenstein, raccontata principalmente attraverso lo sguardo di Igor Strausman (Daniel Radcliffe), che mette in scena il rapporto di amicizia tra lui e Victor Frankenstein (James McAvoy) e che svela il passato segreto del Dottor Frankenstein che lo spinge verso la sua ossessione, ossia creare la vita dalla morte, fa acqua da tutte le parti, innaturale, pieno di anacronismi e pessimo. Poiché se anche la storia di base è sempre quella (togliendo qui la critica sociale), e senza stare a scomodare l'immenso romanzo e i predecessori lungometraggi, il film non funziona, primo perché scontato, in seguito per una composizione del quadro e dell'immagine non buona ed infine per la recitazione sopra le righe e troppo teatrale.
sabato 23 febbraio 2019
Dracula Untold (2014)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/01/2017 Qui - Dracula Untold, film fantasy del 2014 diretto da Gary Shore (autore del segmento di San Patrizio in Holidays), pur colmo di omaggi a pellicole che hanno fatto la storia, non delude le aspettative. In primis, perché questa nuova versione di Dracula, personaggio più volte riproposto sul grande schermo nel corso degli anni, si distacca notevolmente come caratterizzazione e poi colpisce la chiave dark e fumettistica nella quale il celebre vampiro viene proposto. Il Vlad Dracul, impersonato da un ormai consolidato Luke Evans (efficace nel trasmettere i conflitti interiori del suo personaggio all'interno di una performance fondamentalmente 'romantica') infatti, echeggia caratteri di altri film. Interessante, nonché innovativa invece l'idea di proporre una storia (che narra il motivo per cui il principe Vlad III è diventato il personaggio oscuro e famoso nella letteratura mondiale) di Dracula tanto distaccata quanto sempre affine all'immaginario vampiresco creato da Stoker. Difatti gli elementi chiave ci sono tutti, nulla che manchi all'appello, del classico vampiro c'è fortunatamente tutto. Dracula che diventa per forza di cose (tramite un ricatto bello e buono) un eroe suo malgrado, che si trasforma in un'oscura creatura della notte, che si schiera inevitabilmente però dalla parte del bene, anche se non è facile resistere ai limiti e alle debolezze umane. Impeccabile la scenografia e la fotografia, aiutate abilmente dal digitale, molti sono gli elementi che echeggiano l'epicità di pellicole come il Signore degli Anelli, a partire dalle ambientazioni finendo con i costumi dei protagonisti, passando per le scene d'azione in battaglia che riportano a mente la firma di Jackson nelle sue trilogie.
giovedì 3 gennaio 2019
Child 44: Il bambino n.44 (2015)
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domenica 11 novembre 2018
The Imitation Game (2014)
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