Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/05/2024 Qui - Il film è apprezzabile per la prima mezz'ora e nei momenti in cui il protagonista esprime a voce alta le sue riflessioni introspettive. Tuttavia, ci si aspetterebbe di più dal regista di Mank, non solo un film d'azione con uno script così scontato e una vendetta prevedibile e mal gestita. L'azione è poi fondata su un malinteso. Si distingue solo la scena con Tilda Swinton, che però non basta. Il film si lascia guardare, grazie alla regia precisa di David Fincher, al montaggio incisivo e alle impeccabili colonne sonore del duo abituale del regista. Nonostante ciò, il film dà l'impressione di essere salvato solo dalla maestria di chi lo ha diretto, poiché in mani diverse sarebbe risultato un completo fallimento. Voto: 6 [Netflix]
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venerdì 31 maggio 2024
sabato 20 novembre 2021
Mank (2020)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 20/11/2021 Qui - Più che un biopic sul talento bruciato dall'alcol dello sceneggiatore
anni '20 e '30, Herman Mankiewicz, o sulle origini del film considerato
il capolavoro di sempre del Cinema mondiale (personalmente lo ritengo
tale solo nella sua eccezione filmica), ossia Quarto potere (che per
l'occasione non potevo non rivedere), questo film raffigura, nel bianco e
nero tipico dell'epoca (una scelta stilistica obbligata e vincente), la Hollywood che fu. Quella pre-età dell'oro
post-guerra mondiale, dei primi film con l'audio, delle prime stelle,
quasi tutte provenienti dal teatro, ma anche del Cinema che viveva le
difficoltà economica della Grande depressione, e che si faceva con pochi
soldi ma tanto talento. In tal senso costumi, musiche ma soprattutto
scenografia e fotografia (non stupisce che due degli Oscar vinti a
fronte di 10 candidature vengono da lì) curate in modo maniacale,
aiutano nell'immersione. Bello davvero, un buonissimo film quindi,
tuttavia Mank è anche una pellicola autoreferenziale e ultra dialogica,
parlata fino all'inverosimile, non esattamente il massimo. David Fincher
va sempre apprezzato però, per il suo
modo di mettersi in gioco con film ambiziosi, sebbene poi spesso non
riesca a saltare l'asta che lui stesso ha piazzato molto in alto. Mank
risulta alla fine molto, fin troppo dinamico per ciò che intende
rappresentare. Forse anche un po' lungo, con frequenti divagazioni. Più
che discreta l'interpretazione di Gary Oldman (che un'Oscar
fortunatamente aveva in precedenza vinto prima della sua terza
candidatura con questo film), forse l'aspetto più positivo
insieme alla ricostruzione di un'epoca molto interessante dalla quale si
può attingere spesso, per tutti gli spunti che offre in termini di
personaggi sui generis, proprio come Mankiewicz, la cui vita è ben
sintetizzata nella citazione finale. Nel complesso mi è piaciuto sì, ho
apprezzato in particolar modo l'omaggio in termini cinematografici al film con e di Orson Welles, sia nel diegetico che nella forma, nel montaggio. Un lavoro certamente encomiabile, riuscito, come questo film. Voto: 7
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sabato 25 maggio 2019
Alien 3 (1992)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 01/06/2018 Qui - Il terzo capitolo della saga di Alien, datato 1992, è quello che mi è sempre piaciuto di meno, eppure si prende e si è sempre preso lo stesso un buonissimo voto, perché giunti al terzo, il regista David Fincher riesce a lasciare il suo timbro su questa saga, perché non è una ripetizione del primo Alien o del secondo, il terzo Alien in qualche modo si distingue dai primi due, e questo è molto apprezzabile. Se il primo capitolo è il più horror, e il secondo è il più action (e per certi versi il più adrenalinico), il terzo (che ha un tipo di approccio diverso dai precedenti) è decisamente il più macabro (il meno tecnologico e più cupo). Infatti anche questa volta il film riesce a non scadere nella banalità e nella ripetizione riuscendo, ancora una volta, a far "lottare per la sopravvivenza" lo spettatore contro creature sempre in evoluzione. Perché è vero che in Alien 3 la maggior parte dei personaggi sembra essere utilizzata solo come carne da macello, è vero che il fatto di eliminare personaggi sopravvissuti nel secondo capitolo, forse da una parte fa perdere una componente vincente (anche se dall'altra taglia giustamente i ponti col passato per tracciare una strada nuova), ma ritmo e tensione ci sono tutti. Inoltre la sceneggiatura (come la buona trama) si contraddistingue (oltre per la particolare scelta di rapare a zero gli attori) per l'idea di proporre una Ripley contaminata, che porta nel grembo un alieno, non dimenticando una delle cose che mi hanno sempre piacevolmente sorpreso, ovvero che Ripley e gli uomini della prigione (giacché il film è ambientato su Fiorino 161, pianeta lontanissimo della Terra dove ci sono numerosi prigionieri che devono scontare una pena e dove il sottufficiale Ripley, sempre impersonato ottimamente da Sigourney Weaver, lì giunge per "incredibilmente" sconfiggere un alieno), non avendo armi, si devono arrangiare alla buona per sopravvivere ed abbattere l'Alien.
mercoledì 17 ottobre 2018
L'amore bugiardo: Gone girl (2014)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 19/11/2015 Qui - L'amore bugiardo: Gone Girl è un film del 2014 diretto da David Fincher, con protagonisti Ben Affleck e Rosamund Pike. La pellicola è l'adattamento cinematografico del romanzo L'amore bugiardo, scritto nel 2012 da Gillian Flynn, che cura anche la sceneggiatura del film. Amy e Nick sono sposati da cinque anni. Belli, colti e ammirati, hanno
lasciato New York per la provincia, dove la loro relazione languisce e
l'ostilità cresce. Dietro di loro la crisi economica che ha messo in
ginocchio l'America e interrotto le loro carriere, davanti a loro nuvole
nere che minacciano tempesta e guai, grossi guai. Licenziati dalle
rispettive redazioni e dalle rispettive ambizioni, Amy e Nick provano a
ricostruirsi una vita nel Missouri. Casalinga annoiata e paranoica lei,
proprietario di un bar che chiama The Bar lui, la coppia scoppia il
giorno del loro quinto anniversario. Rientrando a casa Nick Dunne
scopre che sua moglie Amy è scomparsa, la sua sparizione riceve forte
attenzione dalla stampa, essendo Amy la musa ispiratrice di una popolare
serie di libri per bambini creata dai suoi genitori. La detective che si occupa del caso fa un sopralluogo nella loro casa e trova
segni di colluttazione celati in modo grossolano. Il sangue di lei, versato e ripulito in cucina, un tavolo rovesciato in salotto e un diario che non tarderà a essere ritrovato che portano alla conclusione che sia stata assassinata.
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