Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 26/10/2023 Qui - Episodio atipico, per ambientazioni e temi trattati, nella filmografia del regista cileno Sebastian Lelio (vedasi Disobedience), che dirige una storia che si svolge nell'Irlanda povera e rurale della prima metà dell'Ottocento. Una brava Florence Pugh interpreta un personaggio più complesso delle apparenze e dotato di molte sfumature caratteriali e di una profonda umanità, come dimostra il finale molto intenso di un film segnato da una magnifica fotografia e da un ritmo cadenzato che consente allo spettatore di entrare appieno nel dramma raccontato. Tuttavia fin troppo compiaciuto nel cercare di smascherare quella spiritualità malsana che si cela dietro alla non accettazione delle proprie colpe. Anche se a livello narrativo non assume particolare rilevanza, qualche perplessità anche sull'inizio e l'epilogo con questo parziale sfondamento della quarta parete, ma in ogni caso buon film. Voto: 6+
- Home page
- Classifiche
- CINEMA
- Film Anno per Anno dal 2015 ad Oggi
- Tutti i Film
- Film e visioni speciali
- Giornata della Memoria
- Academy Awards
- Filmografie registiche
- Approfondimenti cinematografici
- Day cinematografici
- Saghe cinematografiche
- Cortometraggi
- Promesse cinematografiche [Dal 2018 al 2021]
- NOTTE HORROR
- HALLOWEEN
- CHRISTMAS
- MCU
- DC
- STAR WARS
- Agatha Christie
- ALIEN
- John Wick
- Fast & Furious
- IL GIRO DEL MONDO CINEMATOGRAFICO
- Sharknado
- La notte del Giudizio
- I Spit On Your Grave
- GEEK LEAGUE
- LISTE & CLASSIFICHE ANIME
- ANIME-TION MOVIES & SERIES
- AGGIORNAMENTI LIVE VISIONI & GAMES
Visualizzazione post con etichetta Tom Burke. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Tom Burke. Mostra tutti i post
giovedì 26 ottobre 2023
Il prodigio (2022)
Labels:
Ciarán Hinds,
Elaine Cassidy,
Florence Pugh,
Kíla Lord Cassidy,
Netflix,
Niamh Algar,
Romanzo,
Sebastián Lelio,
Thriller drammatico,
Toby Jones,
Tom Burke
venerdì 28 aprile 2023
Living (2022)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 28/04/2023 Qui - Evitando di fare paragoni con il film di Akira Kurosawa poiché si arriverebbe ad ovvie deduzioni, posso affermare che il film di Oliver Hermanus (l'aderenza al modello originale è comunque rispettata, con un pizzico di speranza in più al film del regista giapponese) si fa apprezzare per il suo modo garbato e molto "inglese" con cui si tratta dello spinoso problema con cui tutti noi dovremmo fare i conti. Il bravissimo protagonista (un certo Bill Nighy per dire) incarna alla perfezione quel passo mesto verso l'inevitabile che diventa in parte occasione di riscatto personale e familiare (fallito) e soprattutto sociale. L'ambientazione negli anni '50 fornisce al film (grazie al rigore della messa in scena e ai costumi) una patina vintage piacevole. Unica nota stonata il discorso finale del vigilante, qualcosa di retorico che stona un po' con quanto visto fino a quel momento. "Vivere" aveva bisogno di un remake? Probabilmente no ma se proprio si doveva fare direi che meglio di così era difficile. La sceneggiatura è infatti ben bilanciata, e avrebbe meritato più considerazione dall'Academy. Voto: 6,5
sabato 20 novembre 2021
Mank (2020)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 20/11/2021 Qui - Più che un biopic sul talento bruciato dall'alcol dello sceneggiatore
anni '20 e '30, Herman Mankiewicz, o sulle origini del film considerato
il capolavoro di sempre del Cinema mondiale (personalmente lo ritengo
tale solo nella sua eccezione filmica), ossia Quarto potere (che per
l'occasione non potevo non rivedere), questo film raffigura, nel bianco e
nero tipico dell'epoca (una scelta stilistica obbligata e vincente), la Hollywood che fu. Quella pre-età dell'oro
post-guerra mondiale, dei primi film con l'audio, delle prime stelle,
quasi tutte provenienti dal teatro, ma anche del Cinema che viveva le
difficoltà economica della Grande depressione, e che si faceva con pochi
soldi ma tanto talento. In tal senso costumi, musiche ma soprattutto
scenografia e fotografia (non stupisce che due degli Oscar vinti a
fronte di 10 candidature vengono da lì) curate in modo maniacale,
aiutano nell'immersione. Bello davvero, un buonissimo film quindi,
tuttavia Mank è anche una pellicola autoreferenziale e ultra dialogica,
parlata fino all'inverosimile, non esattamente il massimo. David Fincher
va sempre apprezzato però, per il suo
modo di mettersi in gioco con film ambiziosi, sebbene poi spesso non
riesca a saltare l'asta che lui stesso ha piazzato molto in alto. Mank
risulta alla fine molto, fin troppo dinamico per ciò che intende
rappresentare. Forse anche un po' lungo, con frequenti divagazioni. Più
che discreta l'interpretazione di Gary Oldman (che un'Oscar
fortunatamente aveva in precedenza vinto prima della sua terza
candidatura con questo film), forse l'aspetto più positivo
insieme alla ricostruzione di un'epoca molto interessante dalla quale si
può attingere spesso, per tutti gli spunti che offre in termini di
personaggi sui generis, proprio come Mankiewicz, la cui vita è ben
sintetizzata nella citazione finale. Nel complesso mi è piaciuto sì, ho
apprezzato in particolar modo l'omaggio in termini cinematografici al film con e di Orson Welles, sia nel diegetico che nella forma, nel montaggio. Un lavoro certamente encomiabile, riuscito, come questo film. Voto: 7
Labels:
Amanda Seyfried,
Arliss Howard,
Charles Dance,
David Fincher,
Fantasy drammatico,
Film biografico,
Gary Oldman,
Lily Collins,
Netflix,
Premio Oscar,
Tom Burke,
Tuppence Middleton
domenica 4 novembre 2018
Cleanskin (2012)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 08/01/2016 Qui - Cleanskin è un thriller inglese infarcito d'azione (poca sinceramente). Da un lato, la trama racconta di un agente dei servizi segreti britannici, ingaggiato per scoprire chi ci sia dietro questa minaccia e fermarlo, che si mette sulle tracce di un pericoloso attentatore e della cellula (impazzita) a cui appartiene che si impossessa di un esplosivo per un attacco suicida. Allo stesso tempo, ci viene raccontata la storia dal punto di vista del cittadino nato in Inghilterra che sceglie di diventare un terrorista, un giovane studente universitario, deciso a lasciare perdere tutto per i suoi ideali fanatici, che lo indurranno a compiere gesti orrendi che lentamente gli porranno diversi interrogativi esistenziali. Il ruolo del protagonista è affidato a Sean Bean, il film (del 2012) include nel cast anche Charlotte Rampling (gli unici due che mantengono 'vivo' questo film). Può sembrare un normale spy movie, ma Cleanskin, termine che indica appunto i terroristi autonomi e non identificabili, ha invece tutti gli elementi che ne fanno un film molto intelligente ma non convince dal punto di vista tecnico, abbastanza lento, un po' confusionario, cast di bassissimo livello (tranne le due star), e per me veramente poca azione, in compenso un buon finale, ma non perfetto. Il film scava veramente a fondo nelle motivazioni, nelle cause e nelle colpe del perché esiste questo tipo di terrorismo, e lo fa intrattenendo ma non sufficientemente bene. Vedere e dimenticare. Voto: 6-
Iscriviti a:
Post (Atom)



