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mercoledì 30 novembre 2022

Possessor (2020)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/11/2022 Qui - Buon sangue non mente, è un lavoro decisamente valido questo del figlio del Maestro di cinema David Cronenberg. Egli infatti, che pur non si fa mancare alcune reminiscenze paterne, adotta un particolare stile, con un occhio molto attento al fattore visivo che risulta piuttosto elaborato, e riesce a creare un prodotto che lascia storditi nella sua notabile strutturazione. Dove va a toppare è invece nello script eccessivamente intricato e con scene inutilmente dilatate che non lo rendono proprio semplice da seguire, una narrazione più snella avrebbe certamente giovato alla pellicola. Per il resto proprio niente male, trama non originale ma comunque interessante, buona la prova del cast e piuttosto crude alcune esplosioni di violenza. Ambizioso (forse anche troppo) e certamente non ai livelli dei migliori lavori del padre, fatto sta che la strada imboccata da Brandon Cronenberg è (a mio avviso) quella giusta. Voto: 6,5

lunedì 31 gennaio 2022

Wolfwalkers - Il popolo dei lupi (2020)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/01/2022 Qui - Davvero una bellissima favola, si resta rapiti da una narrazione immediata, dinamica e subito coinvolgente, si fa presto ad entrare in empatia con i protagonisti ed interesse per la loro avventura. Le tematiche sono varie, prima tra tutte le intenzioni ambientaliste che evocano un po' il cinema del maestro Hayao Miyazaki e dello Studio Ghibli, impossibile parteggiare per la razza umana disegnata come mostri, brutti, dai denti aguzzi e senza cuore benché spesso si professino devoti a Dio ma con invece intenti distruttivi e cattivi nei confronti della natura. Visivamente colpisce la cura dei disegni fatti a mano realizzati come in un libro di illustrazioni dove si notano gli schizzi a matita e le tinte pastello sono un qualcosa che impreziosisce ancora di più il film, in un era dove la CGI fa da padrona è merce rara. In definitiva una storia che parla d'amore, d'amicizia e rispetto per la natura ben raccontata e visivamente affascinante (la colonna sonora, tutta in stile folk irlandese, è bellissima ed azzeccata). Dopo La canzone del mare, il regista Tomm Moore (qui affiancato da Ross Stewart) stupisce ancora, e ci regala un altro gioiellino, anche più splendente del precedente. Voto: 8

sabato 30 marzo 2019

Jupiter Ascending (2015)

Mini Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 29/09/2017 Qui - Jupiter Ascending (Fantascienza, Usa 2015): Un film alquanto deludente l'ultima opera dei fratelli Wachowski (Lana e Lilly), i creatori di Matrix. Essi ormai sono in evidente calo, e si vede soprattutto per la mancanza di idee, non siamo ai livelli di quella schifezza di Speed Racer, ma è un film con una sceneggiatura molto approssimativa, poco originale e decisamente banale. La classica storia di lei (umile umana) che non è nessuno ma in realtà è speciale, i classici cattivi (dominatori della terra e dell'universo) che vogliono distruggere tutto, i classici buoni (salvatori della terra e dell'universo) che vogliono evitare tutto, le classiche scene d'azione dove si salverà sempre per un millisecondo, la classica storia d'amore improbabile e il classico lieto fine. Praticamente il film si riassume così, e ha qualche spunto riflessivo, ma fatto molto male e trattato in modo superficiale. Non mi sento di stroncarlo completamente, dato che riesce in maniera parziale ad intrattenere, le scene d'azione sono veramente ben fatte e gli effetti speciali di ultima generazione non potevano che essere ottimi, ma seppur visivamente ineccepibile manca però di sostanza, palesando poca originalità e poca inventiva. Inoltre come già sottolineato la linearità narrativa è un po' deficitaria, tutto viene spiegato sommariamente e con poca incisività. In più il cast (comprendente anche Douglas Booth e lo sprecato Eddie Redmayne) è nettamente insufficiente dove si salva solo Sean Bean (seppur inutile è il suo personaggio), i due protagonisti poi (Mila Kunis e Channing Tatum) non si integrano nella complicata ragnatela della storia dove appunto si notano vistosi buchi. In conclusione le due ore passano con qualche difficoltà, la prima parte è più che buona ma le troppe scene d'azione durano anche troppo e portano una noiosa seconda parte, tanto che nonostante esso appaia comunque sufficientemente godibile, è meglio evitare. Voto: 5+

lunedì 25 febbraio 2019

The Young Messiah (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 08/02/2017 Qui - The Young Messiah, film del 2016 diretto da Cyrus Nowrasteh, è invece, una pellicola del tutto diversa nella sceneggiatura (non del tema spirituale di base) dal precedente ma nel risultato, leggermente artificioso, superficiale e meno convincente. Film, dramma a sfondo religioso, che, insieme alla sorella del regista Betsy Giffen Nowrasteh (che ha scritto la sceneggiatura insieme a lui), adattando un romanzo della scrittrice Anne Rice (diventata celebre per la serie di romanzi horror "Le cronache dei vampiri", 11 volumi da cui sono stati tratti i film Intervista col vampiro diretto nel 1994 da Neil Jordan con protagonisti Brad Pitt e Tom Cruise e il sequel La regina dei dannati diretto nel 2002 da Michael Rymer e interpretato da Stuart Townsend e Aaliyah) offre una nuova prospettiva sull'infanzia di Gesù. Il romanzo in questione usato per lo script è comunque "Christ the Lord: Out of Egypt" che è stato pubblicato nel 2005. Il libro è però il primo volume della trilogia "The Life of Christ" a cui sono seguiti "Christ the Lord: Road to Cana" edito nel 2008 e "Christ the Lord: The Kingdom of Heaven" la cui data di pubblicazione non è stata ancora annunciata. Ma prima di addentrarci ecco il motivo che mi ha spinto a vedere in ogni caso questo film, ovvero la sola presenza di Sean Bean che interpreta Severus (un soldato romano incaricato per una missione 'complicata'), che fortunatamente non muore, perché è l'unico che conoscevo, gli altri, David Bradley (anziano Rabbino), Jonathan Bailey (Re Erode), Isabelle Adriani (Seleni), Christian McKay (Cleopa) e Adam Greaves-Neal nel ruolo di Gesù, erano e sono del tutto sconosciuti. Allora, The Young Messiah (come se il titolo non è chiaro), segue la storia coinvolgente (quella vera certo, del film non tantissimo) e unica di un Gesù di sette anni e della sua famiglia che arriva ad una più completa comprensione della sua natura e del suo scopo divino. La storia è raccontata dalla prospettiva dell'infanzia e di come lui e la sua famiglia partono dall'Egitto per tornare a casa a Nazareth dopo la morte di Re Erode (artefice del famoso massacro d'innocenti). Ignorano, però, che il figlio di Erode è determinato a seguire la volontà del padre di vedere Gesù morto. Ma nonostante ciò la trama, segue soprattutto il giovane Gesù mentre cresce e prende consapevolezza della sua identità religiosa.

sabato 12 gennaio 2019

Sopravvissuto: The Martian (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 29/07/2016 Qui - Sopravvissuto: The Martian (The Martian) è uno spettacolare e straordinario film di fantascienza del 2015 diretto e prodotto da Ridley Scott, che dopo il deludente Exodus: Dei e Re, torna nel suo habitat naturale, in un genere a lui caro, la fantascienza, e dirigendo questo film (notevole e visivamente molto bello), fa centro ancora una volta. Perché Ridley Scott, uno dei geni indiscussi del mondo del cinema contemporaneo, riesce anche con questo The Martian a colpire il bersaglio grosso. Lui è infatti uno dei pochissimi registi che non sbagliano quasi mai un colpo. Se 35 anni fa aveva rivoluzionato il genere fantascientifico con il mitico Blade Runner, con quest'ultima creazione è secondo me riuscito a riportare il genere alle origini. E non mi riferisco al modo di mettere in scena la storia, cosa fatta peraltro in maniera magistrale, ma piuttosto a un ritorno al concetto di fantascienza per quel che era, esplorazione e avventure nello spazio. Il film, che ha ricevuto numerosi premi, tra cui il Golden Globe per il miglior film commedia o musicale, e sette candidature ai premi Oscar 2016 come miglior film, miglior attore protagonista, migliore sceneggiatura non originale, miglior scenografia, migliori effetti speciali, miglior sonoro e miglior montaggio sonoro (vincendone nessuno), è basato sul romanzo L'uomo di Marte del 2011 di Andy Weir, ingegnere informatico fattosi scrittore. La sceneggiatura, scritta da Drew Goddard (World War Z, Cloverfield), non è perciò significativamente originale, ma il regista si "limita" a farne un film che a moltissimi critici non è piaciuto affatto perché ritenuto troppo scontato e soprattutto mancante di pathos e di dinamicità, ma a mio avviso invece il film è da vedere proprio perché l'originalità di Scott sta in quello che riesce a "piazzare" con maestria in una storia che avrebbe potuto facilmente annoiare lo spettatore e invece non succede affatto, anzi, ti tiene incollato allo 'schermo' per tutta la sua durata, comunque moderatamente eccessiva. Il film ha come protagonista l'astronauta Mark Watney, botanico della missione della NASA su Marte denominata Ares 3, interpretato da Matt Damon, che dopo una terribile tempesta che investe tutto l'equipaggio con a capo la bellissima Jessica Chastain (vista recentemente in 1981: Indagine a New York) viene travolto da un ripetitore radio e, dato per morto, viene lasciato solo sulla superficie di Marte. L'astronauta però si sveglia ferito, e si accorge che è stato lasciato erroneamente da solo, rimanendo così intrappolato. Dovrà quindi trovare un modo per sopravvivere, adattarsi alla vita sul pianeta e trovare un modo per contattare la Terra, e quando ci riuscirà la Nasa proverà ad escogitare un modo per farlo tornare a casa, ma sarà lotta contro il tempo sia da una parte che dell'altra, perché gli imprevisti capitano sempre e non tutto va secondo i piani.

domenica 4 novembre 2018

Cleanskin (2012)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 08/01/2016 Qui - Cleanskin è un thriller inglese infarcito d'azione (poca sinceramente). Da un lato, la trama racconta di un agente dei servizi segreti britannici, ingaggiato per scoprire chi ci sia dietro questa minaccia e fermarlo, che si mette sulle tracce di un pericoloso attentatore e della cellula (impazzita) a cui appartiene che si impossessa di un esplosivo per un attacco suicida. Allo stesso tempo, ci viene raccontata la storia dal punto di vista del cittadino nato in Inghilterra che sceglie di diventare un terrorista, un giovane studente universitario, deciso a lasciare perdere tutto per i suoi ideali fanatici, che lo indurranno a compiere gesti orrendi che lentamente gli porranno diversi interrogativi esistenziali. Il ruolo del protagonista è affidato a Sean Bean, il film (del 2012) include nel cast anche Charlotte Rampling (gli unici due che mantengono 'vivo' questo film). Può sembrare un normale spy movie, ma Cleanskin, termine che indica appunto i terroristi autonomi e non identificabili, ha invece tutti gli elementi che ne fanno un film molto intelligente ma non convince dal punto di vista tecnico, abbastanza lento, un po' confusionario, cast di bassissimo livello (tranne le due star), e per me veramente poca azione, in compenso un buon finale, ma non perfetto. Il film scava veramente a fondo nelle motivazioni, nelle cause e nelle colpe del perché esiste questo tipo di terrorismo, e lo fa intrattenendo ma non sufficientemente bene. Vedere e dimenticare. Voto: 6-

giovedì 25 ottobre 2018

Pixels (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 10/12/2015 Qui - Anche questo film lo aspettavo da tanto, il secondo dei 4 (Primafila) che ho scelto di vedere è Pixels, un film molto atteso da tanti nerd (come me) ma non solo, di cui già avevo scritto mesi fa (prima che uscisse al cinema) in un vecchio post, uno dei primi, dove un elemento mi ha aveva 'eccitato', la presenza di Pac-Man, uno dei giochi più famosi al mondo, qui il post. La cosa caratterizzante è la riscoperta degli anni 80, mitici e ruggenti, di cui molti film oltre a questo, ne prendono spunto. I videogiochi di quegli anni erano tutt'altra cosa rispetto a quelli di oggi, prima, come si vede anche nel film, per giocare si andava nelle sale giochi, ed io certe volte ci andavo e mi divertivo tantissimo. Adoravo soprattutto un gioco, che dovreste già aver capito quale, che mi rapì, ci giocavo tanto anche se non ero molto bravo, anzi. Era tutto un altro mondo, ed era bello, colorato e divertente. Ora tutto è diverso ma lo spirito degli anni ottanta non morirà mai e rivive per molti versi in questo meraviglioso viaggio nel mondo dei pixel. Una guerra deciderà le sorti del mondo, e i migliori giocatori sfideranno gli alieni in questa epica battaglia. Anche se la sceneggiatura è originale, un espediente di questo tipo è stato già prodotto in una puntata di Futurama, dove Fry era intento a giocare contro invasori alieni di cui capo era, come in questo, Donkey Kong e in un cortometraggio del 2010. Il film è stato stroncato dalla critica ma ha avuto un grande successo al botteghino, forse alcuni lo reputano demenziale, un po' lo è ma tanti aspetti positivi ci sono, la leggerezza di un film per tutti.