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mercoledì 31 maggio 2023

The Turning - La casa del male (2020)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/05/2023 Qui - Molte perplessità una volta finita la visione di questa "ghost story" tratta dal racconto di Henry James. Il doppio finale lascia più di un'interpretazione (vorrebbe "scioccare" lo spettatore, dimenticandosi però che non si tratta di una trovata così originale) ed il progetto patrocinato da Steven Spielberg finisce con risultare un vero ginepraio. La location ed i protagonisti facevano presagire a ben altro risultato ma ne viene fuori un horror che non spaventa, privo di suspense, con lo stratagemma dell'uso smoderato dei classici Jumpscare ed effetti speciali non all'altezza. Bravi comunque i protagonisti tra cui spicca il giovane Finn Wolfhard nel ruolo ambiguo del fratello maggiore. Il risultato è un horror di routine, discretamente diretto (da Floria Sigismondi) ed interpretato (c'è pure la brava Mackenzie Davis) ma inficiato da carenze di sceneggiatura, come conferma anche l'epilogo bifido. Voto: 5

mercoledì 5 gennaio 2022

Non ti presento i miei (2020)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 05/01/2022 Qui - Classica commedia di stampo natalizio, che sostituisce l'ormai vecchio retaggio del presentarsi insieme al fidanzato di colore con il portare a casa una fidanzata lesbica e nasconderla ai genitori ultra-conservatori. Nonostante il tema non sia fresco, così come le battute e le gag (prevedibili), il tutto funziona per il garbo della sceneggiatura (che comunque tende forse troppo al dramma) e la bravura dei suoi interpreti, con una Kristen Stewart ben calata nella parte e una Mackenzie Davis che le fa da giusto contraltare. La regia propone lo stile solito da dedicare al periodo e alla fine si resta piacevolmente intrattenuti, nonostante la retorica, la banalità, l'immancabile buonismo finale ed una certa ostentazione (forse evitabile) dell'essere omosessuale. Comunque Happiest Season, opera della (ora anche) regista Clea DuVall, è carina sì, ma affatto memorabile. Voto: 5,5

martedì 9 novembre 2021

Irresistibile (2020)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 09/11/2021 Qui - Una commedia potenzialmente graffiante, non banale per le tematiche presentate perché mette alla berlina un sistema elettorale basato sui soldi e non sui valori, e/o sulle idee. Ricorda un po' Ciao Julia, sono Kevin, con in più il messaggio critico sul coordinamento delle campagne politiche in America e il sistema informativo dei media sempre più sensazionalista e cinico. Sulla bravura degli attori, Steve Carell in primis, nulla da dire. Fanno il loro dovere in pieno (acida Rose Byrne, in parte Chris Cooper, ruvido come il ruolo richiede, acuta ed astuta Mackenzie Davis), ma non abbastanza per elevare un film (non sempre efficace nel proporre qualcosa di veramente divertente, nonostante la presenza di un Carell volenteroso e, come sempre, abile e sornione) che aveva sulla carta un potenziale molto più grande di quanto mostrato, così è solo il classico compitino svolto con diligenza (da Jon Stewart, conosciuto soprattutto come attore) e nulla più. Certamente è una visione che fila liscia senza annoiare, ma altrettanto certamente non lascia un gran ricordo nello spettatore. Voto: 5,5

lunedì 14 dicembre 2020

Terminator - Destino oscuro (2019)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 14/12/2020 Qui - Cancellando in un colpo solo gli ultimi tre capitoli della saga, anche Terminator Genisys (il quasi inutile reboot di pochi anni fa che comunque non mi era dispiaciuto), Destino Oscuro riutilizza i classici scenari per aprire la strada a quella che, doveva essere una nuova trilogia del marchio Terminator (viste le perdite monetarie non credo sarà), miscelando vecchi e nuovi personaggi in un ideale passaggio di consegne (la presenza di Linda Hamilton e Arnold Schwarzenegger sembra, infatti, un passaggio di consegne fra la vecchia serie e quella nuova, ma solo Mackenzie Davis, che fa strano vedere in vesti action, parrebbe avere le giuste doti in un ipotetico futuro). Il risultato, sotto l'aspetto visivo, è discreto: la spettacolarità è garantita da scene e situazioni costate un botto di milioni in dollari sonanti (il budget stanziato ha permesso un grande impiego di mezzi) che hanno sortito il giusto effetto (dopotutto Tim Miller, regista del primo Deadpool, sa come si fa), sfornando un blockbuster di tutto rispetto che intrattiene senza dubbio. Quello che non ho ben capito è la scelta narrativa di una sceneggiatura che mostra alcuni punti oscuri e che fa storcere un po' il naso (lo sviluppo e la conclusione sono in qualche modo prevedibili, però il film riesce ad avere un certo mordente, grazie appunto ad un ritmo frenetico e ad un'alta spettacolarità delle scene). In ogni caso questo sesto (primo) nuovo capitolo (?) non è malaccio e il suo dovere di prodotto ludico lo assolve pienamente, più giusto sufficientemente. Voto: 6

martedì 16 luglio 2019

Tully (2018)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/05/2019 Qui
Tema e genere: Drammi e avventure di una madre alle prese con una gravidanza inaspettata.
Trama: Marlo, madre di due bambini e incinta del terzo, riceve come regalo dal fratello una tata per aiutarla durante la sera. Dapprima titubante di fronte alla situazione, Marlo stringerà un legame unico con la riflessiva, sorprendente e talvolta impegnativa, giovane tata di nome di Tully, una collegiale dallo spirito libero in grado di sconvolgerle l'esistenza.
Recensione: Per la terza volta insieme, dopo Juno e Young Adult, il regista Jason Reitman e la sceneggiatrice Diablo Cody, con Tully proseguono il loro percorso di emancipazione femminile, portando in questa occasione sul grande schermo una donna ormai così inglobata dalla vita familiare da non riuscire più a pensare ad altro. E solo con la conoscenza di una esplosiva tata notturna, la protagonista riuscirà a prendere in mano la sua vita di donna e attuare quel cambiamento, quel percorso di accettazione, di cui aveva tanto bisogno. In tal senso brava è la coppia produttiva nello strutturare l'opera in modo che lo spettatore riesca ad immergersi nelle difficoltà che una mamma con tre figli, di cui uno problematico ed un altro neonato, può incontrare nel corso della quotidianità. Bisogna infatti ammettere che, con disarmante onestà e dissacrante realismo, Tully mette in scena quello che per molte donne e madri rappresenta un vero e proprio calvario. Un calvario, uno script, sorretto dal buon affiatamento che le due attrici protagoniste (Charlize Theron e Mackenzie Davis) riescono ad esprimere sul set. Difatti, il legame di amicizia che nel corso del film nascerà fra le due donne è il fulcro di questa divertente ed un po' amara pellicola. Una pellicola, grazie anche al regista, sempre capace nel raccontare storie semplici di persone comuni, interessante, realistica e piacevole, che si mantiene sempre su livelli leggeri, regalando all'opera una certa freschezza e godibilità, e che non cade mai, per non rischiare di appesantire tutto, nell'eccessiva drammaticità. Anche se dopo una parte iniziale folgorante, la suddetta, tende gradualmente ad essere accomodante per un regista che non lo è mai stato. Poteva essere infatti più graffiante, ma forse il timore di spingere troppo, specialmente sulla tematica della maternità ne ha in qualche modo messo un freno. Come se non bastasse, il film ha poi il difetto di concentrarsi unicamente sul rapporto tra le due protagoniste, limitandosi a mostrarci le fatiche di una mamma con tre figli piccoli ed il suo disperato bisogno di sentirsi ancora donna, senza approfondire le varie sfumature dei diversi personaggi che si incontrano durante la vicenda. Luci ed ombre nel finale, con un piccolo colpo di scena, che da un lato ha il merito di rendere credibili alcune situazioni un po' troppo sopra le righe, ma dall'altro svuota l'opera del proprio spirito. Ovviamente per evitarvi qualsiasi tipo di spoiler non vi anticipo nulla, ma di certo non potrete notare anche voi, dopo il termine della proiezione, di avere la sensazione che il filo del percorso si sia spezzato proprio nelle battute conclusive. Detto questo, il duo Reitman-Cody ci confeziona comunque un lavoro positivo ed emozionante, con alcuni difetti, ma anche con diversi momenti positivi, capaci di strappare un sorriso e di regalare emozioni allo spettatore.

domenica 26 maggio 2019

Blade Runner 2049 (2017)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 15/06/2018 Qui - Sarò sincero, avevo il fucile puntato quando ho saputo del sequel di Blade Runner (d'altronde i sequel di certi capolavori come lo fu quello di Ridley Scott, non vengono visti di buon occhio). In seguito, alla notizia che Denis Villeneuve (soprattutto dopo aver, l'anno scorso, l'anno precedente e in questo, visto alcuni dei suoi straordinari lavori) avrebbe diretto il film, il dito sul grilletto si è allentato. Villeneuve è un regista con i fiocchi e la recente escursione fantascientifica di Arrival me lo ha confermato. Certamente mi sono detto, chi glielo fa fare ad impelagarsi in un film del genere, entrato nell'immaginario mitico della settima arte. Ha molto da perdere e poco da guadagnare. Una sfida coraggiosa piena di insidie e rischi, tuttavia ben ripagata (anche se sotto certi aspetti si poteva addirittura fare di meglio, e questo è veramente un peccato, vista la qualità generale e l'impegno profuso alla regia). Blade Runner 2049, film del 2017 diretto dal regista canadese classe '67, è infatti un valido e degno sequel dell'originale. Soprattutto perché la scelta di affidare appunto all'ottimo Denis Villeneuve la regia, che è stata sicuramente accorta da parte di Ridley Scott (che in questa operazione per fortuna si è ritagliato un ruolo da produttore, che da qualche tempo a questa parte sembra adattarsi meglio alle sue ambizioni, specialmente quando riesce a tenersi lontano dalla cinepresa, come visto nel deludente Alien: Covenant) si è rivelata azzeccata. Dopotutto lui è tra i registi migliori della sua generazione, è solo lui poteva garantire fedeltà (per quanto possibile) alla materia originale, e solo lui poteva al tempo stesso, con il suo sguardo originale e personale, non farsi schiacciare dal peso del confronto. Perché sì, con Blade Runner 2049, un bellissimo film, teso e pieno di spunti, egli regge, nonostante in verità non riesca a toccare quelle vette di visionarietà e di profondità esistenziale dell'originale (e dopotutto era impossibile per chiunque riuscirci), il confronto, non sfigurando quindi quasi per niente.

venerdì 3 maggio 2019

Passione innocente (2013)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/01/2018 Qui - Passione innocente (Drammatico, Usa 2013): Dopo il discreto lavoro svolto con EqualsDrake Doremus ci riprova e nuovamente con l'amore e la passione, ma qualcosa non va come dovrebbe andare. Perché il film, che racconta di famiglie felici (apparentemente) che nascondono profondi disaccordi e dolori, e di una liaison tra un professore (Guy Pearce) ed una studentessa (Felicity Jones), non intriga, non emoziona, non coinvolge e non appassiona (se non per brevissimo tempo). Anche perché, seppur non male è il tutto, il ritmo troppo lento, i pochi dialoghi e le situazioni psicologiche troppo protratte nel tempo, non aiutano alla riuscita di un film dove forse il regista poteva osare di più. Dato che comunque l'idea della trama è buona (seppur abbastanza banale), la durata è giusta e gli attori/attrici (tra cui la bravissima Mackenzie Davis e la bellissima Jones) offrono una discreta interpretazione. Senza dimenticare che in parte Breathe In (titolo originale) risulta un buon film per riflettere su certe dinamiche interiori dell'anima che capitano anche agli uomini (non solo alle donne), ma curando meglio alcuni aspetti nella regia, ne poteva uscire qualcosa di meglio, peccato. Voto: 5,5

sabato 12 gennaio 2019

Sopravvissuto: The Martian (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 29/07/2016 Qui - Sopravvissuto: The Martian (The Martian) è uno spettacolare e straordinario film di fantascienza del 2015 diretto e prodotto da Ridley Scott, che dopo il deludente Exodus: Dei e Re, torna nel suo habitat naturale, in un genere a lui caro, la fantascienza, e dirigendo questo film (notevole e visivamente molto bello), fa centro ancora una volta. Perché Ridley Scott, uno dei geni indiscussi del mondo del cinema contemporaneo, riesce anche con questo The Martian a colpire il bersaglio grosso. Lui è infatti uno dei pochissimi registi che non sbagliano quasi mai un colpo. Se 35 anni fa aveva rivoluzionato il genere fantascientifico con il mitico Blade Runner, con quest'ultima creazione è secondo me riuscito a riportare il genere alle origini. E non mi riferisco al modo di mettere in scena la storia, cosa fatta peraltro in maniera magistrale, ma piuttosto a un ritorno al concetto di fantascienza per quel che era, esplorazione e avventure nello spazio. Il film, che ha ricevuto numerosi premi, tra cui il Golden Globe per il miglior film commedia o musicale, e sette candidature ai premi Oscar 2016 come miglior film, miglior attore protagonista, migliore sceneggiatura non originale, miglior scenografia, migliori effetti speciali, miglior sonoro e miglior montaggio sonoro (vincendone nessuno), è basato sul romanzo L'uomo di Marte del 2011 di Andy Weir, ingegnere informatico fattosi scrittore. La sceneggiatura, scritta da Drew Goddard (World War Z, Cloverfield), non è perciò significativamente originale, ma il regista si "limita" a farne un film che a moltissimi critici non è piaciuto affatto perché ritenuto troppo scontato e soprattutto mancante di pathos e di dinamicità, ma a mio avviso invece il film è da vedere proprio perché l'originalità di Scott sta in quello che riesce a "piazzare" con maestria in una storia che avrebbe potuto facilmente annoiare lo spettatore e invece non succede affatto, anzi, ti tiene incollato allo 'schermo' per tutta la sua durata, comunque moderatamente eccessiva. Il film ha come protagonista l'astronauta Mark Watney, botanico della missione della NASA su Marte denominata Ares 3, interpretato da Matt Damon, che dopo una terribile tempesta che investe tutto l'equipaggio con a capo la bellissima Jessica Chastain (vista recentemente in 1981: Indagine a New York) viene travolto da un ripetitore radio e, dato per morto, viene lasciato solo sulla superficie di Marte. L'astronauta però si sveglia ferito, e si accorge che è stato lasciato erroneamente da solo, rimanendo così intrappolato. Dovrà quindi trovare un modo per sopravvivere, adattarsi alla vita sul pianeta e trovare un modo per contattare la Terra, e quando ci riuscirà la Nasa proverà ad escogitare un modo per farlo tornare a casa, ma sarà lotta contro il tempo sia da una parte che dell'altra, perché gli imprevisti capitano sempre e non tutto va secondo i piani.

giovedì 10 gennaio 2019

Scherzi della Natura (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 27/07/2016 Qui - Scherzi della Natura (Freaks of Nature), una teen-comedy fanta-horror del 2015 che rientra nel filone dei revival horror anni '80 che ultimamente stanno andando molto di moda. Il film infatti prende tutti gli stereotipi possibili sul mondo degli adolescenti americani in età da liceo e li sviscera in una commedia che inizialmente pare una stramba variante horror dei film di John Hughes, poi si fa sempre più vicina alla satira sulla divisione in caste, con i vampiri in cime alla catena sociale, gli zombi sul fondo e gli umani nel mezzo. Sì perché nell'immaginario mondo del regista Robbie Pickering, più precisamente nella cittadina di Dillford, umani, vampiri e zombie vivono tutti insieme in pace, fino a che un'apocalisse aliena non si abbatte sulla regione. Toccherà perciò a tre adolescenti, uno umano (il 'cagasotto' Dag), uno vampiro (la neo vampira Petra) e uno zombie (l'imbranato ma intelligentissimo Ned), unire le forze per capire come liberarsi degli sgraditi visitatori, per riportare l'ordine nella cittadina, un tempo tranquilla. Purtroppo però l'idea dietro a questo film decisamente originale viene sviluppata in maniera sbagliata, se avere su schermo tre mostri sacri del cinema horror ringiovaniti a teenager possa essere un'operazione davvero succulenta per ogni amante dell'horror che si rispetti, dall'altra parte la mancanza quasi totale di scene d'azione e la presenza di dialoghi scialbi fa sicuramente perdere punti alla pellicola. Poiché sebbene l'idea dietro quest'opera commerciale sia quindi da elogiare e molto nostalgica, la sceneggiatura però meritava un adattamento in chiave moderna che invece non c'è stato. I protagonisti poi si spostano all'interno di un universo che non ha radici, non spiega assolutamente nulla della sua collocazione e del perché zombie, vampiri e umani vivano tranquillamente insieme, chiariamoci, non sarebbe obbligatorio dare spiegazioni nel caso in cui ci trovassimo davanti ad un film che porta da qualche parte, ma qui, in assenza di basi, ci si capisce davvero poco. Sebbene infatti gli stessi attori portino in scena dei personaggi interessanti, le trovate all'interno della pellicola invece crollano decisamente dopo la prima mezz'ora, non c'è più un filone narrativo, non c'è più evoluzione e sembra che il regista durante la realizzazione della pellicola non sapesse dove voler arrivare girando il tutto in modo frettoloso e senza una sceneggiatura alla mano.

venerdì 28 settembre 2018

Quel momento imbarazzante (2014)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 21/09/2015 Qui - Quel momento imbarazzante, pellicola del 2014 diretta da Tom Gormican, è una commedia sulla paura degli uomini (i tre protagonisti) che le relazioni serie possano annullare la loro personalità e far cambiare il loro rapporto di amicizia, ma nel momento in cui meno se lo aspettano, tre ragazze gli faranno cambiare idea. Le scene di dialogo tra i protagonisti fanno sembrare il film un Sex and the City al maschile: sfacciato, esplicito, licenzioso senza necessariamente scadere nella volgarità "da caserma". Tre amici quasi trentenni faticano ad uscire dall'adolescenza, Jason (interpretato da Zac Efron, che ricorre ad ogni espediente, comprese numerose scene di nudo ridicole, per infrangere la sua reputazione cinematografica di eterno teenager dalla faccia pulita, non riuscendo a risultare almeno in parte credibile o convincente), è un single incallito in fuga ogni volta che, in una relazione, sopraggiunge il "momento imbarazzante" del titolo, ovvero quello in cui la ragazza (in questo caso Imogen Poots) vuole sapere dove, come coppia, stanno andando a parare, Daniel è un conquistatore seriale che usa l'amica Chelsea come esca, senza rendersi conto che per Chelsea la preda è proprio lui, Mikey, apparentemente sistemato, scopre che la moglie vuole il divorzio e se l'intende già con un altro. Per solidarietà con Mikey (Michael B. Jordan), Jason e Daniel (Miles Teller) decidono di rimanere anche loro single, ma ovviamente le tentazioni sono subito irresistibili. Riusciranno a mantenere il loro patto di amicizia o cederanno ad un rapporto di coppia degno di questo nome? Interessante il montaggio, veloce e quasi sincopato, figlio della televisione e in particolare di Mtv. Non è un capolavoro, è solo uno dei tanti film americani sui rapporti e le situazioni che si creano, le bugie, le scaramucce e i sentimenti repressi o tenuti nascosti. E' comunque un film in parte divertente (molto poco) ed in parte romantico (un po' troppo). Voto: 5,5