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martedì 9 novembre 2021

Irresistibile (2020)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 09/11/2021 Qui - Una commedia potenzialmente graffiante, non banale per le tematiche presentate perché mette alla berlina un sistema elettorale basato sui soldi e non sui valori, e/o sulle idee. Ricorda un po' Ciao Julia, sono Kevin, con in più il messaggio critico sul coordinamento delle campagne politiche in America e il sistema informativo dei media sempre più sensazionalista e cinico. Sulla bravura degli attori, Steve Carell in primis, nulla da dire. Fanno il loro dovere in pieno (acida Rose Byrne, in parte Chris Cooper, ruvido come il ruolo richiede, acuta ed astuta Mackenzie Davis), ma non abbastanza per elevare un film (non sempre efficace nel proporre qualcosa di veramente divertente, nonostante la presenza di un Carell volenteroso e, come sempre, abile e sornione) che aveva sulla carta un potenziale molto più grande di quanto mostrato, così è solo il classico compitino svolto con diligenza (da Jon Stewart, conosciuto soprattutto come attore) e nulla più. Certamente è una visione che fila liscia senza annoiare, ma altrettanto certamente non lascia un gran ricordo nello spettatore. Voto: 5,5

sabato 24 agosto 2019

Searching (2018)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 23/08/2019 Qui
Tema e genere: Thriller innovativo che segue la storia di un padre alla ricerca di sua figlia, usando esclusivamente il punto di vista di smartphone e computer.
Trama: Un uomo da poco rimasto vedovo è scosso dalla sparizione della figlia. In parallelo alle indagini, lui stesso cerca indizi utili a rintracciarla tra password, messaggi, siti web e profili social.
Recensione: Non un semplice filone ma un vero e proprio nuovo genere cinematografico, quello degli screen life movies è un fenomeno che sta prendendo piede negli ultimi anni grazie soprattutto alla figura del regista kazako Timur Bekmambetov, che magari non ci sa esattamente fare quando si tratta di dirigere un film (a lui si devono opere mediocri come Wanted, La leggenda del cacciatore di vampiri e il più brutto di tutti, il remake di Ben-Hur) ma se c'è da farsi venire nuove idee e andare a produrle, bisogna rendergli atto che ha il fiuto per gli affari. A lui si deve quello schizofrenico b-movie girato interamente in prima persona che è Hardcore! di Ilya Naishuller ma anche l'antesignano di questo Searching, vale a dire l'horror Unfriended (che a me tuttavia non convinse). Se avete visto questi film sapete già di cosa sto parlando: l'idea è quella di una narrazione continua in cui l'inquadratura corrisponde sempre al monitor di un computer, con lo spettatore che assiste in diretta all'apertura di finestre web e chiamate face-time fra i vari personaggi. L'idea è semplice ma efficace, soprattutto quando svolta bene come fanno Aneesh Chaganty (regista americano di origina indiana qui al suo esordio dietro la macchina da presa) e John Cho (anche Debra Messing contribuisce però all'efficacia del tutto) in questo piccolo, piccolissimo thriller che sfrutta questo linguaggio per raccontare una storia da giallo che appassiona davvero. Perché se all'apparenza è questa una tecnica forse un po' difficile e "fredda", in verità non lo è, poiché superato il primo impatto, prevale la narrazione, semplice e lineare, che si concede qualche colpo di scena ma che è sempre capace di creare un filo conduttore solido e coerente, che guida lo spettatore fino al fine. Infatti, nonostante il doppio filtro dello schermo dentro lo schermo, è impossibile non fare il tifo per la famiglia Kim. Difatti si empatizza con loro fin da subito, fin dalle primissime scene, che ci raccontano in pochi minuti la nascita e l'evoluzione di una famiglia stroncata da un lutto prematuro: una sequenza asciutta ma ricca di sentimento, che ricorda vagamente l'ormai iconica sequenza d'apertura di Up. Ed è così che il nostro cuore è con il padre David quando, ancora segnato dalla morte della moglie, realizza con dolore che Margot, la sua unica figlia, è scomparsa nel nulla. Cercando affannosamente indizi tra i messaggi privati e i profili social di Margot, David si trova a fare i conti con un'ulteriore amara verità, ovvero che non conosce per nulla sua figlia. Naturalmente non vi dirò come andrà a finire (soprattutto a chi non ha ancora avuto l'occasione di vederlo) ma vi assicuro che la vicenda riuscirà ad appassionarvi. L'anima b-movie che trasuda questa operazione commerciale priva di regia (o con una regia che è presunta tale, mettiamola così) mette in risalto le indubbie qualità narrative di Aneesh Chaganty, che rinuncia in toto al valore cinematografico ed estetico della sua opera per puntare tutte le sue fiches sul bisogno primordiale del racconto, sul piacere del racconto, sulla potenza del mistero e sulla voglia che lo spettatore avrà di svelarlo. Non solo: nel corso dei cento minuti del film la sceneggiatura avvincente dello stesso regista ci coinvolgerà al punto da farci affezionare ai personaggi, alle loro vicende passate e ai loro destini, e nel farlo riuscirà anche a farci riflettere sull'accanimento e la sete che i media e internet hanno nei confronti di determinati fatti di cronaca nera. Il regista Aneesh Chaganty si è proposto insomma di realizzare un film che permettesse di comprendere quanto la tecnologia sia penetrata nella vita quotidiana di ognuno, con scene girate principalmente in soggettiva, e ci riesce, anche perché pur non essendo un film "di denuncia", Searching mette in guardia lo spettatore dai pericoli della Grande Rete, dove l'inganno è praticamente dietro l'angolo.