Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 16/12/2022 Qui - Biopic di una parte della vicenda umana e artistica di Billie Holiday,
perseguitata per la protesta implicita in una sua celebre canzone in
difesa dei diritti dei neri in un momento di oscurantismo della
democrazia americana (lo "strange fruit" che pende da un albero è il corpo di un nero linciato).
Il taglio generale però è più di tipo psicologico e sentimentale che
non politico, con tutte le conseguenze sul piano narrativo virato a un
estetismo patinato che costringe ad iterazioni di momenti simili tra
tossicodipendenza e amori problematici, tutto concentrato ovviamente
sulla figura di lei (bravissima l'esordiente Andra Day, non per
caso candidata come miglior attrice protagonista ai Premi Oscar del
2021), il resto appare sfocato e
convenzionale. Per questo al di là del personaggio/attrice mirabile, un
biopic alquanto classico vedibile ma dimenticabile. Voto: 6
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venerdì 16 dicembre 2022
martedì 9 novembre 2021
Irresistibile (2020)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 09/11/2021 Qui - Una commedia potenzialmente graffiante, non banale per le tematiche presentate perché mette alla berlina un sistema elettorale basato sui soldi e non sui valori, e/o sulle idee. Ricorda un po' Ciao Julia, sono Kevin, con in più il messaggio critico sul coordinamento delle campagne politiche in America e il sistema informativo dei media sempre più sensazionalista e cinico. Sulla bravura degli attori, Steve Carell in primis, nulla da dire. Fanno il loro dovere in pieno (acida Rose Byrne, in parte Chris Cooper, ruvido come il ruolo richiede, acuta ed astuta Mackenzie Davis), ma non abbastanza per elevare un film (non sempre efficace nel proporre qualcosa di veramente divertente, nonostante la presenza di un Carell volenteroso e, come sempre, abile e sornione) che aveva sulla carta un potenziale molto più grande di quanto mostrato, così è solo il classico compitino svolto con diligenza (da Jon Stewart, conosciuto soprattutto come attore) e nulla più. Certamente è una visione che fila liscia senza annoiare, ma altrettanto certamente non lascia un gran ricordo nello spettatore. Voto: 5,5
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venerdì 2 luglio 2021
Honey Boy (2019)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 02/07/2021 Qui - Molto probabilmente la risposta del perché Shia LaBeouf sia una testa calda (documentato dai suoi numerosi arresti) sta proprio in questo film che ripercorre parte della sua adolescenza. Un'infanzia piuttosto complicata di un dodicenne, attore di sit-com, in perenne conflitto psicologico con il padre, alcolista e violento, alla ricerca dell'affetto desiderato e del dialogo perduto, dove neanche il tempo trascorso riesce a mitigare ferite ancora aperte. La storia è abbastanza interessante, la regia (di Alma Har'el) non mostra sbavature e la recitazione è convincente (il giovanissimo Noah Jupe fa un'interpretazione toccante e Lucas Hedges si riconferma il grande talento che è, entrambi nei panni di un LaBeouf targato, rispettivamente, 1995 e 2005 con Shia che interpreta, magistralmente, suo padre), così anche i dialoghi che inquadrano bene il ritratto descritto dalla sceneggiatura, scritta dallo stesso attore, capace di incuriosire e intrattenere discretamente. Discreta è anche la fotografia, sebbene risenta di un'estetica indie. Nel complesso quindi un buon film, in cui il protagonismo dell'attore viene per una volta messo da parte in favore di una messa a nudo che sa di auto-analisi, chissà se anche il vero Shia sia cambiato davvero col tempo. Voto: 6,5
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