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lunedì 31 luglio 2023

A proposito di Davis (2013)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/07/2023 Qui - Per essere un film dei fratelli Coen manca decisamente qualcosa, una trama forse? Da quel che si diceva di questa pellicola, aspettative completamente disattese. Ci sono alcuni lievi momenti umoristici, ma per il resto la storia di Davis (aspirante musicista folk perdente e squattrinato) è priva di interesse e di personaggi davvero incisivi, protagonista compreso (mai visto un film con tanti interpreti antipatici). Alcune vicende vengono troncate a metà e lo spettatore non saprà mai come andranno a finire, mentre sul protagonista si dice anche troppo. A proposito di Davis è insipido e privo di attrattiva, un vero passo falso per i fratelli Coen. Nonostante una confezione curata e di qualità, il film risulta infatti piuttosto noioso, manca una vera e propria trama, e anche dal punto di vista musicale non ho trovato nulla degno di nota. Bravo comunque musicalmente Oscar Isaac. Voto: 5

venerdì 16 dicembre 2022

Gli Stati Uniti contro Billie Holiday (2021)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 16/12/2022 Qui - Biopic di una parte della vicenda umana e artistica di Billie Holiday, perseguitata per la protesta implicita in una sua celebre canzone in difesa dei diritti dei neri in un momento di oscurantismo della democrazia americana (lo "strange fruit" che pende da un albero è il corpo di un nero linciato). Il taglio generale però è più di tipo psicologico e sentimentale che non politico, con tutte le conseguenze sul piano narrativo virato a un estetismo patinato che costringe ad iterazioni di momenti simili tra tossicodipendenza e amori problematici, tutto concentrato ovviamente sulla figura di lei (bravissima l'esordiente Andra Day, non per caso candidata come miglior attrice protagonista ai Premi Oscar del 2021), il resto appare sfocato e convenzionale. Per questo al di là del personaggio/attrice mirabile, un biopic alquanto classico vedibile ma dimenticabile. Voto: 6

venerdì 16 luglio 2021

Triple Frontier (2019)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 16/07/2021 Qui - Artista versatile (i suoi film hanno affrontato diversi generi), il regista J. C. Chandor dirige una storia che parla di un furto ad un boss del narcotraffico compiuto da ex militari americani. Il tema non è nuovo ma il film è ben realizzato, anche per la scelta delle suggestive location del continente sudamericano. Gli attori sono ben scelti ed offrono una buona prova corale (c'è pure il Ben Affleck ugualmente palestrato già visto in Tornare a vincere), sebbene la sceneggiatura caratterizzi i personaggi in modo alquanto basico. In fin dei conti una pellicola piacevole e ben fatta. Un buon action, teso e avvincente, anche se con le premesse che c'erano (il promettente, seppur deluse un po' con All Is Lost, regista statunitense alla regia, Mark Boal allo script, già premiato sceneggiatore e spesso al servizio di Kathryn Bigelow, e il vasto cast, comprendente anche Oscar IsaacCharlie HunnamGarrett Hedlund e Pedro Pascal), mi aspettavo di più. Qualche discreto twist qua e là e qualche buona sparatoria, le due ore di durata scorrono fluide e nel complesso non delude. Voto: 6+

sabato 27 febbraio 2021

Mudbound (2017)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 27/02/2021 Qui - Per la regia corretta e controllata di Dee ReesMudbound è un onesto melodramma in costume prodotto da Netflix, che ci catapulta negli orrori e nelle incoerenze di una nazione che ha martirizzato troppo a lungo la sua popolazione, in nome di una libertà di vita e di pensiero per troppo tempo rimaste appannaggio della sola classe dominante bianca. Un trio di attori quasi star come Jason ClarkeCarey Mulligan e Garrett Hedlund, più la cantante Mary J. Blige si impegnano lodevolmente a dare anima e corpo ognuno al loro intenso personaggio, e bravo appare pure l'attore nero Jason Mitchell nel tratteggiare con credibilità il carattere orgoglioso e fiero del suo soldato costretto a tornare in patria, ma in cuor suo distante mille miglia dal quel crogiolo di cattiveria e prevaricazione che così male lo riaccetta tra le sue redini insanguinate e violente. Peccato che questo affresco corale di notevole livello visivo paghi un sovraccarico di tematiche legate proprio ad ognuno dei personaggi, e che il ritmo non pare essere dei più fluidi e la durata, a mio parere eccessiva, non aiuta nel lasciarsi coinvolgere in tutto e per tutto. Ma pur non mantenendo tutte le aspettative, forse per eccessiva ambizione, rimane comunque un discreto film. Un film, seppur sopravvalutato (le quattro candidature all'Oscar paiono eccessive, giacché in nessuna categoria nominata sembra brillare), che vale una visione. Voto: 6+

sabato 6 aprile 2019

Billy Lynn: Un giorno da eroe (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 10/11/2017 Qui - Non sono abbastanza esperto per discutere il film dal punto di vista tecnologico, anche perché di film in 3D non ne ho visto nemmeno uno, mi limito quindi a una lettura "classica" come sempre, come in tutti quei film qui da me recensiti, valutando la pellicola nel rapporto tra sceneggiatura e regia, cercando di coglierne i motivi di fondo e del perché mi è abbastanza piaciuto. Billy Lynn: Un giorno da eroe (Lynn's Long Halftime Walk), film del 2016 diretto da Ang Lee infatti, adattamento cinematografico del romanzo di Ben Fountain "È il tuo giorno, Billy Lynn!", emozionante e tragicamente reale, che non è un film di "guerra" ma sulla guerra (dimenticate il classico film di guerra, dato che qui le scene di azione sono poche, frammentate e vissute in flashback), riesce nonostante un incipit abbastanza ordinario, a stupire e a coinvolgerci (almeno personalmente è stato così). Anche perché una rappresentazione non bellica del soldato e la forte presenza di uno spirito che smonti la logica repubblicana segnano le premesse di questo interessantissimo film, che nella ricerca e nel raggiungimento della propria ragione si trasforma in una ben più comune storia sul reduce di guerra a base di retorica, sul post-trauma, sull'onore del militare, sul suo essere incompreso, sulla sua alienazione e sulla sua voglia di vita, in parametri assolutamente scontati. Tutti temi che però, sviscerati dal grande regista taiwanese, autore di tante piccole perle come La Tigre e il DragoneLussuria: Seduzione e tradimento e Vita di Pi, riescono ad appassionare, grazie anche alla sua costruttiva (severa ma giusta) critica (vista attraverso gli occhi di un'umile ragazzo) alla spettacolarizzazione della guerra.

sabato 23 febbraio 2019

Pan: Viaggio sull'Isola che non c'è (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/01/2017 Qui - Pan: Viaggio sull'Isola che non c'è non è la solita trasposizione su grande schermo di una storia a noi tutti nota e nel tempo divenuta fiaba e favola. Perché questa pellicola del 2015, diretta da Joe Wright, come ultimamente accade spesso, è l'ennesima rivisitazione del tutto nuova (anche troppo) del classico Peter Pan di J. M. Barrie. Il film è infatti ambientato durante la seconda guerra mondiale e racconta una versione alternativa delle origini di Peter Pan diversa da quella che conosciamo noi tutti, cosa che non mi è del tutto piaciuta, dato che è sempre stata la mia preferita in assoluto, poiché qui tutto viene stravolto, la trama poi è completamente nuova e non ha nessun filo logico con la vera storia. Certo, nella continua rivisitazione cinematografica di miti celebrati, spesso siamo portati a lamentarci della scarsa fantasia, ma non va nemmeno dato per scontato che provare riletture personali debba obbligatoriamente condurre a risultati soddisfacenti. Con Pan (associato al famoso 'flauto'), Joe Wright (apprezzato soprattutto per Espiazione) e lo sceneggiatore Jason Fuchs  infatti ripartono praticamente da zero, ma lo sfoggio di opportunità non sortisce gran risultati, anche se l'idea risulta affascinante, idea che nel film viene portata avanti con coerenza, con un inizio, uno sviluppo ed una fine ben precisi, ma purtroppo l'idea in sé non basta, poiché dopo alcuni primi affascinanti minuti in grado di incuriosire lo spettatore, giunti sull'Isola che non C'è, il film prende una piega decisamente scontata, prevedibile, ricca di cliché, retta si, dai vari e ormai noti ed aspettati effetti speciali in CGI, ma di certo non basta per giustificare l'opera in sé. Un'opera certamente fantasiosa, ricca e innovativa, dove gli elementi giusti ci sono tutti, alcuni sono anche al posto loro, ma che nel complesso non danno il massimo, ed è un gran peccato perché fanno così finire un'opera che poteva risultare molto al di sopra alla media in un classico 'Carino sì, ma niente di più'. Già la scelta dell'ambientazione stona leggermente, poi veniamo catapultati, tramite inspiegabili navi volanti, non solo nell'Isola che non c'è, in un bosco che non c'è ma che è pieno di vita (e di tutto ciò che ha sempre cercato ed atteso il piccolo Levi Miller che con il faccino giusto tra lo sfacciato birbante ed il triste orfanello interpreta Peter Pan), ma in un'orrida miniera dove il feroce Barbanera (Hugh Jackman, truccatissimo ma molto a suo agio nei suoi panni, anche se più grottesco che pauroso) sfrutta i fanciulli, per farli lavorare alla costante ricerca di polvere di fata. Ma grazie all'aiuto di James Uncino (Garrett Hedlund, poco convincente e poco carismatico) riesce a fuggire e a incontrare Giglio Tigrato (Rooney Mara, tranquillamente leggiadra e decisa guerrigliera del mondo che non c'è) e gli indigeni ribelli. È però solo il primo passo per rintracciare sua madre, ma allo stesso modo Barbanera vuole quello scampolo di universo per annientarlo definitivamente.

martedì 29 gennaio 2019

Unbroken (2014)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 08/10/2016 Qui - Unbroken è un potente, crudo e drammatico film del 2014 prodotto e diretto da Angelina Jolie, che racconta la vera, incredibile storia di Louis Zamperini (morto purtroppo durante la realizzazione del film), atleta olimpico, che durante la Seconda guerra mondiale divenne un eroe. Una storia epica di resistenza e coraggio, la trasposizione cinematografica del libro Sono ancora un uomo, scritto nel 2010 da Laura Hillenbrand. Il protagonista (interpretato dall'attore britannico già pluripremiato e nominato ai BAFTA Jack O'Connell) di origini italiane infatti, trova nell'atletica leggera il suo riscatto, ma mentre si prepara per le sue seconde Olimpiadi, lo scoppio della Seconda guerra mondiale lo costringe ad arruolarsi nell'aviazione. Nel 1942, durante una missione di recupero sull'Oceano Pacifico, il suo B-24 precipita rovinosamente, dimezzando il suo equipaggio. Sopravvissuto insieme a due commilitoni, Zamperini resiste in mare per quarantasette giorni, cibandosi di pesce crudo e schivando i colpi delle mitragliatrici aeree giapponesi. Ma saranno proprio i nemici a salvarlo, e verrà condotto in un campo di prigionia, dove diventa presto ostaggio del sadismo di Watanabe, un sergente perverso col vizio del bastone e dell'umiliazione. Dovranno passare ancora due lunghi anni prima che Zamperini, riacquisti la libertà, tornando in Patria e dai suoi cari. Unbroken, intenso e potente, non è perciò un film per tutti. Perché vedere questo film non è una passeggiata, non è piacevole e nemmeno facile da seguire, scena dopo scena. E' un film cattivo e sporco, a tratti perverso ed esagerato che vorresti interrompere a metà o meglio, vorresti prendere la pellicola e modificarla, rendendola più buona, forse buonista, più appetibile e mainstream, forse un po' romantica, dopotutto. La regista invece non imbocca la strada facile o quella che le assicurerà più soldi nel cachet, non vuole confezionare una storia fatta di cliché che il grande pubblico è abituato a seguire nelle sale. La sua storia è fatta di dolore, disperazione, umiliazione, solitudine, sangue e tanta violenza. Descritto cosi il film quindi farebbe proprio schifo, ma sotto lo strato superficiale si trova una storia grandiosa che emana speranza, tenacia, coraggio, forza di volontà e perseveranza da tutte le parti. E sotto lo strato di una storia fatta di disumana violenza, si rivela la vera essenza del film della Jolie, avere speranza, dimostrare coraggio e forza di volontà, non cedere e non mollare, costi quel che costi. Solo con questi elementi ci si può assicurare la dignità e sopravvivenza. Ecco perché Unbroken mi è piaciuto. Ecco perché lo reputo un film importante ed imponente. Non è solo una storia di miseria e dolore, ma una storia dalla risonanza epica di resistenza, riscatto, dignità, coraggio e fede. Unbroken è un film lungo, emotivamente claustrofobico e violento. Queste tre caratteristiche lo rendono difficile da guardare, ma è così che deve essere, poiché per una rara volta, siamo di fronte ad una storia vera che non è stata trasformata in una facile, seppur epica, americanata d'intrattenimento.