Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/09/2022 Qui - Commedia intelligente che sfrutta al meglio l'autoironia del suo protagonista che si prende in giro nel miglior modo possibile, citando e sbeffeggiando i suoi film più famosi. Un omaggio alla (bizzarra) carriera di Nicolas Cage che, nel bene e nel male, sfrutta tutti i cliché e le situazioni più viste del filone action comedy degli anni passati. Niente di nuovo quindi, ma il meccanismo narrativo a scatole cinesi (la reale carriera di Cage, il suo personaggio-eroe e il film dentro al film che lo vede coinvolto) funziona, così come funziona la stravagante coppia formata con il sempre bravissimo Pedro Pascal, qui mesto e adorabile signore della droga e fanboy. Essi infatti ci regalano momenti di puro divertimento, come quando cercano di depistare alcuni curiosi. Grande partenza, tra citazioni, gigionerie (volontarie) e frasi da film, esilarante in alcuni momenti, peccato che nell'ultima parte diventi un po' troppo convenzionale e banalotto. Ma questo sguardo dissacratorio sulla passione per il cinema, spiritoso e stravagante, personalmente mi ha divertito, e questo basta. Voto: 6
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venerdì 30 settembre 2022
Il talento di Mr. C (2022)
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venerdì 13 agosto 2021
Wonder Woman 1984 (2020)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 13/08/2021 Qui - Sequel di Wonder Woman, che dal confronto ne esce come un capolavoro, non lo era, ma fu una bella sorpresa e lasciava presagire una buona via per la DC. E invece, niente (al peggio non c'è fine), un film spiazzante da quanto male è stato sviluppato. Trama piuttosto tirata per i capelli con uno svolgimento decisamente banale. La faccenda dei desideri ha risvolti simpatici, anche se l'epilogo fa cadere le braccia. La cosa più sfiziosa di questo film è forse il cameo sui titoli di coda. Di chi? Facile immaginarlo. Per il resto questo Wonder Woman 1984 mi ha deluso in quasi tutti gli aspetti (è ovvio che gli effetti speciali facciano il loro dovere egregiamente). Nel suo tentativo di emulare in parte la serie e specialmente certi film supereroi di quegli anni (Superman in primis) perde i buoni spunti che presentava, lasciati cadere di fronte ad una spettacolarità che certamente su piccolo schermo si gode solo in parte. La (sempre gnocca) Gal Gadot fa il minimo indispensabile, mentre Chris Pine è l'unico che riesce a dare maggior pienezza al suo personaggio. I villain sono più adeguati al tono leggermente più brillante rispetto al primo film, ma tendono troppo alla macchietta l'uno, mentre l'altra antagonista sacrificata con un personaggio che meritava molto più approfondimento per le potenzialità che presentava (Pedro Pascal col toupet alla Trump e la Kristen Wiig che sembra una comparsa di Cats). Poteva durare di meno, quasi due ore e mezza sembrano un'eternità, nonostante non ci si annoi (avrebbero però giovato dei tagli qua e là). Delude anche la regia, si fa quasi fatica a credere che sia la stessa regista (ossia Patty Jenkins) del primo entusiasmante episodio. In conclusione, bruttarello andante. Voto: 5
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venerdì 16 luglio 2021
Triple Frontier (2019)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 16/07/2021 Qui - Artista versatile (i suoi film hanno affrontato diversi generi), il regista J. C. Chandor dirige una storia che parla di un furto ad un boss del narcotraffico compiuto da ex militari americani. Il tema non è nuovo ma il film è ben realizzato, anche per la scelta delle suggestive location del continente sudamericano. Gli attori sono ben scelti ed offrono una buona prova corale (c'è pure il Ben Affleck ugualmente palestrato già visto in Tornare a vincere), sebbene la sceneggiatura caratterizzi i personaggi in modo alquanto basico. In fin dei conti una pellicola piacevole e ben fatta. Un buon action, teso e avvincente, anche se con le premesse che c'erano (il promettente, seppur deluse un po' con All Is Lost, regista statunitense alla regia, Mark Boal allo script, già premiato sceneggiatore e spesso al servizio di Kathryn Bigelow, e il vasto cast, comprendente anche Oscar Isaac, Charlie Hunnam, Garrett Hedlund e Pedro Pascal), mi aspettavo di più. Qualche discreto twist qua e là e qualche buona sparatoria, le due ore di durata scorrono fluide e nel complesso non delude. Voto: 6+
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mercoledì 17 luglio 2019
The Equalizer 2 - Senza perdono (2018)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 13/06/2019 Qui
Tema e genere: Torna il superagente Robert McCall, ovvero il personaggio interpretato da Denzel Washington in The Equalizer – Il vendicatore, film tratto dalla serie tv Un giustiziere a New York, creata da Michael Sloan e Richard Lindheim, di cui questo è il sequel.
Tema e genere: Torna il superagente Robert McCall, ovvero il personaggio interpretato da Denzel Washington in The Equalizer – Il vendicatore, film tratto dalla serie tv Un giustiziere a New York, creata da Michael Sloan e Richard Lindheim, di cui questo è il sequel.
Trama: Robert McCall, ex agente delle CIA in pensione, è impegnato a riportare l'ordine e la giustizia nella decadente Boston. Il passato che ha cercato di lasciarsi alle spalle tornerà prepotente a bussare nella sua vita quando Susan, sua amica e coordinatrice, viene assassinata. Gli toccherà quindi rientrare in scena per rintracciare ed eliminare chi ha osato fare del male alla sua amica più fidata.
Recensione: Attendevo questo seguito con trepidazione, perché ho adorato particolarmente il primo capitolo. Mi aveva colpito il personaggio, un uomo d'altri tempi, così eccezionale nella sua normalità: serio, tranquillo, educato e con un grande senso di giustizia. Sempre pronto a fare la cosa giusta. Non un giustiziere, ma una persona semplice, che aiuta gli altri senza gesti plateali ma con umanità e, dove necessario, dura risolutezza. Un eroe nella vita di tutti i giorni pronto a mettere in gioco le proprie capacità non comuni quando è in gioco la vita di un'altra persona. Il secondo film partiva con la missione difficile di dover mostrarsi all'altezza del predecessore. La missione non riesce, anche se non affatto disprezzabile è questo film, un film comunque inferiore al primo ed in cui però alcune cose non hanno funzionato. Innanzitutto la trama, leggermente sfilacciata, più prevedibile rispetto al primo e che fatica a decollare, ma soprattutto il villain, che ha pochissimo spessore e la sua caratteristica principale è la viscidità. Siamo ben lontani da Nicolai Itchenko detto "Teddy Rensen", il cattivo del primo film: un militare russo esperto, sociopatico ma distino nei modi, persino educato ed elegante ma capace di estrema aggressività e violenza. Insomma, un uomo tutto d'un pezzo. Il "cattivo" di questo film, al confronto, è un foglio di carta. Bidimensionale e leggero. Per non parlare degli altri componenti della squadra, soltanto accennati, anzi nemmeno accennati...tanto che nessuno di loro apre bocca. Il film si muove per inerzia, alternando alla vicenda principale i vari salvataggi e opere di misericordia dell'integerrimo McCall nei confronti dell'umanità. Il film infatti, sempre diretto da Antonie Fuqua (alla quarta collaborazione con Washington dopo Training Day, il primo The Equalizer e lo scoppiettante remake de I magnifici 7), che prosegue il filone dell'eroe vendicatore molto in voga ultimamente, che prosegue il franchise dell'eroe combattuto e crepuscolare interpretato da Denzel Washington, che dimostra di non saper rinunciare ancora una volta ad un nuovo ruolo action (anche se questo film rappresenta il primo sequel della carriera dell'attore premio Oscar), mostra qualche leggera crepa qua e là nascosta tra le solide pareti dell'intrattenimento mainstream. Questo sequel, difatti e come detto, tarda a decollare, prepara un lungo set up iniziale che contribuisce semplicemente a rallentarne il ritmo (con delle sottotrame che si aprono e si chiuderanno poi alla fine, ma fini a se stesse e che nulla hanno da spartire con la linea principale della storia), fino ad arrivare ad un secondo atto pronto a recuperare quota nonostante le pecche della sceneggiatura. Ma è col terzo atto, decisamente efficace, che il film riesce, superando i propri stessi limiti, anche un'adrenalina meno esposta del primo film, adrenalina qui dosata in piccole parti e sparsa nelle due ore di visione (un intro accattivante, una violenta scazzottata con dei malsani giovani rampanti, la resa dei conti finale), a diventare un dignitoso (sufficiente) secondo capitolo a tutti gli effetti, seguito ideale del primo nonché perfetta metà della mela, capace di completare un ideale percorso vincente sul piano della lunga distanza audiovisiva.
venerdì 14 giugno 2019
The Great Wall (2016)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 29/10/2018 Qui - The Great Wall (Azione, USA, Cina, 2016): No, da Zhang Yimou proprio non me l'aspettavo un film del genere, un film certamente godibile (anche perché come mero prodotto di intrattenimento, il suddetto funzionerebbe pure, ha una sua logica nella sua illogicità, e mi ha strappato pure qualche sorriso) ma non certo indimenticabile, anzi. Il film infatti, che sembri pescare dalla sua stessa filmografia e che sembri palesemente citare Il Signore degli Anelli e i Power Rangers, che perciò nella sostanza viaggi con il pilota automatico, al di là di alcuni dettagli (scenografie e costumi) importanti, si rivela essere un blockbuster, furbescamente passato per film d'avventura storico ambientato durante il medioevo (ovviamente la grande muraglia di cui si parla è quella cinese, che secondo la pellicola, come vedranno alcuni guerrieri occidentali finiti lì per caso, fu realizzata per tenere lontani non solo i mongoli ma anche qualcosa di più disumano e pericoloso), abbastanza mediocre. Difatti si tratta tristemente del primo "marchettone" (dopotutto si tratta del suo primo film in lingua inglese) del grande regista cinese (sono suoi i bellissimi film Lanterne Rosse, La Foresta dei Pugnali Volanti e Hero tra gli altri) che piega il suo talento alle esigenze commerciali hollywoodiane per il solito polpettone tutto effetti visivi e poca sostanza della Legendary che mescola qui wuxia e fantascienza con risultati indigesti. E al netto di una computer grafica che si rivela non propriamente all'altezza, e di creature dal design non proprio originale, ci si ritrova soprattutto a chiedere quale sia la funzione di Willem Dafoe nel film, un film dove tutti i personaggi (da Matt Damon a Pedro Pascal fino alla bella Tian Jiang) sono tagliati con l'accetta e monodimensionali, figli di una sceneggiatura svogliata (e ampiamente prevedibile). Perché certo, le battaglie sono spettacolari e il divertimento non manca, ma tutto è al limite del trash. In conclusione perciò, The Great Wall, è un difettosissimo blockbuster che (se preso per quel che è) riesce a intrattenere il tempo giusto per farsi odiare o per riempire una serata vuota o noiosa. Tuttavia cinematograficamente parlando è poca cosa. Voto: 5+
sabato 8 giugno 2019
Kingsman: Il cerchio d'oro (2017)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 01/10/2018 Qui - Quattro anni fa al cinema (due anni fa dalla mia visione), Matthew Vaughn aveva spiazzato un po' tutti con Kingsman: Secret Service, action scatenato tratto da un fumetto del Millaworld di Mark Millar e Dave Gibbons capace di svecchiare i film di spionaggio che negli ultimi tempi avevano cominciato a prendersi un po' troppo sul serio puntando sulla "credibilità" del contesto e sulla sofferenza dei protagonisti. Non solo. Legittimò l'allora astro nascente Taron Egerton e lanciò Colin Firth come "uomo d'azione" in uno dei ruoli più brillanti della sua carriera, in totale contrapposizione a quanto eravamo stati abituati in precedenza. Una vera e propria lettera d'amore del regista e sceneggiatore ai film della saga di James Bond, che Kingsman: Il Cerchio d'Oro (Kingsman: The Golden Circle) ha provato a controfirmare grazie anche a un incremento del budget, finendo però per sacrificare (come quasi sempre accade coi sequel) l'ingrediente che rese l'originale così interessante, ovvero l'effetto sorpresa, optando per dare di nuovo al pubblico quello che più o meno si pensava avrebbe dovuto (e voluto) aspettarsi. Non a caso se manca qualcosa a questo film del 2017, è probabilmente la capacità di stupire, perché quella di divertire è rimasta invece prerogativa assoluta di un brand che si è sempre caratterizzato da una fortissima personalità e dalla capacità di proporre una comicità sfrontata, seppur racchiusa nei perfetti abiti sartoriali di un atipico action-movie. Gli ingredienti fondamentali della commedia surreale furono infatti una scelta vincente pescata dal regista (che dopo Kick-Ass di surreale se ne intende eccome) dal suo ampio bagaglio. Inevitabilmente non potevano non essere riproposti per Kingsman: Il cerchio d'oro, tuttavia anche seguendo le orme del primo e impeccabile episodio, e riuscendo per questo ad essere addirittura più adrenalinico e bizzarro, questo sequel è meno efficace soprattutto dal punto di vista narrativo. Dura legge del cinema, il secondo è (quasi) sempre inferiore al primo, legge rispettata, questa volta. Se infatti quel film rivelazione (rivelazione che non poteva certo restare un unicum ed ecco perciò questa seconda adrenalinica avventura che permette agli eleganti agenti segreti in doppiopetto di tornare sul campo per fronteggiare una nuova minaccia ancora più pericolosa della precedente) riuscì a rivitalizzare, in modo assolutamente originale, il genere dello spy-movie, questo lo riutilizza solamente, lasciando nello spettatore uno strano sapore di "già visto".
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