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sabato 30 aprile 2022

Io sono nessuno (2021)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/04/2022 Qui - Sulla scia di John Wick ma prendendosi molto meno sul serio. Il film intrattiene come deve e fa divertire, con una regia (quella dell'energico Il'ja Najšuller già regista dell'adrenalinico Hardcore Henry) semplice ma allo stesso tempo attenta allo stile e alle inquadrature, soprattutto nelle scene action. Il film non a caso è un concentrato d'azione senza sosta, in cui gustoso è vedere Christopher Lloyd padre ottuagenario imbracciare e massacrare russi con il fucile a pompa come se non ci fosse un domani. Magari il deus ex machina che smuove il personaggio interpretato benissimamente da Bob Odenkirk (che si si rivela adatto a questo tipo di ruoli, capace di donare sfumature al personaggio ma anche di menar bene le mani) è un po' forzato ma, tuttavia, si comprende come sia solo una goccia che faccia traboccare un vaso ormai colmo. I colpi di scena non sono realmente tali in quanto ci si aspetta più o meno tutto ciò che accade. Comunque niente male, mezzo punto in meno proprio per la somiglianza con la serie di film con Keanu Reeves. Voto: 6,5

venerdì 13 agosto 2021

Wonder Woman 1984 (2020)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 13/08/2021 Qui - Sequel di Wonder Woman, che dal confronto ne esce come un capolavoro, non lo era, ma fu una bella sorpresa e lasciava presagire una buona via per la DC. E invece, niente (al peggio non c'è fine), un film spiazzante da quanto male è stato sviluppato. Trama piuttosto tirata per i capelli con uno svolgimento decisamente banale. La faccenda dei desideri ha risvolti simpatici, anche se l'epilogo fa cadere le braccia. La cosa più sfiziosa di questo film è forse il cameo sui titoli di coda. Di chi? Facile immaginarlo. Per il resto questo Wonder Woman 1984 mi ha deluso in quasi tutti gli aspetti (è ovvio che gli effetti speciali facciano il loro dovere egregiamente). Nel suo tentativo di emulare in parte la serie e specialmente certi film supereroi di quegli anni (Superman in primis) perde i buoni spunti che presentava, lasciati cadere di fronte ad una spettacolarità che certamente su piccolo schermo si gode solo in parte. La (sempre gnocca) Gal Gadot fa il minimo indispensabile, mentre Chris Pine è l'unico che riesce a dare maggior pienezza al suo personaggio. I villain sono più adeguati al tono leggermente più brillante rispetto al primo film, ma tendono troppo alla macchietta l'uno, mentre l'altra antagonista sacrificata con un personaggio che meritava molto più approfondimento per le potenzialità che presentava (Pedro Pascal col toupet alla Trump e la Kristen Wiig che sembra una comparsa di Cats). Poteva durare di meno, quasi due ore e mezza sembrano un'eternità, nonostante non ci si annoi (avrebbero però giovato dei tagli qua e là). Delude anche la regia, si fa quasi fatica a credere che sia la stessa regista (ossia Patty Jenkins) del primo entusiasmante episodio. In conclusione, bruttarello andante. Voto: 5

mercoledì 31 marzo 2021

Zack Snyder's Justice League (2021)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/03/2021 Qui - Un film di cui si è parlato abbastanza, ma la mia versione devo dare lo stesso. Quello che posso dire è che rispetto alla versione "originale", che tra l'altro mi risultò un pochino indigesta (qui), è migliore, ma non per questo più bella. Che poi migliore non tanto tecnicamente (e quel formato 4:3 io non l'ho capito) quanto per l'attenzione al dettaglio, miglioramenti che effettivamente migliorano l'esperienza di visione, di una pellicola che tuttavia non risulta più impattante di quello che era, non bastano minuti in più, suddivisioni di capitoli e migliaia di rallenty ad aggiustare un prodotto di base già difettato e squilibrato di suo. Al massimo mezzo voto in più (aggiunto a 5) a questo sopravvalutato lavoro, un lavoro che meritava sì d'esser concluso ma pure d'esser dimenticato. La DC deve assolutamente cambiare passo, perché così (personalmente parlando) non va bene. Voto: 5,5

mercoledì 10 luglio 2019

Justice League (2017)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 08/04/2019 Qui - Dopo il film che ha chiuso, ma non definitivamente, il percorso produttivo ed artistico della casa delle idee, ecco finalmente il film della sua rivale, che con Justice League prova a replicare quel fantasmagorico successo, ma come già capitato in altre occasioni, non ci riesce. Il confronto, perché è ovvio in questo caso fare dei confronti, dopotutto il dualismo tra Marvel e DC Comics che ha sempre connotato il pantheon supereroistico dall'epoca delle strisce a fumetti si è evoluto ed è continuato imperterrito anche nel cinema, perciò è giusto e normale farlo, è infatti impietoso, l'enfasi epica è carente, le coreografie di combattimento inesistenti, buoni certamente gli effetti speciali (ma questa non è una sorpresa), ma il resto lascia a desiderare, e gli unici picchi emotivi sono conferiti dalla colonna sonora. Difatti, anche se la struttura è identica a quella di The Avengers, per filo e per segno, il team che si riunisce, le Scatole Madri al posto del Cubo Cosmico, il primo round con il cattivo, l'innocua scazzottata tra supereroi e lo scontro finale, e paradossalmente abbia lo stesso sceneggiatore, il risultato è completamente diverso. La Marvel con il suo MCU ha trovato la quadra per collocare i suoi eroi in un universo transmediale che fonde abilmente le storie in un unicum fatto di fumetti, videogiochi, serie tv e film, con questi ultimi capaci presumibilmente di riprenderne le caratteristiche fondanti del fumetto e innervarle di una sana ironia sdrammatizzante. Questa formula ha consentito di produrre buoni film indipendentemente dalla popolarità del supereroe, si vedano gli esempi più che riusciti di Ant-Man e Doctor Strange. Risponde la DC Comics, zoppicando malamente alla ricerca della formula della concorrente, evidentemente difficile da replicare quanto cercare di copiare la Coca-Cola, e infatti producono la Pepsi-Cola, che non la beve nessuno ed in confronto è niente.

venerdì 31 maggio 2019

Perfect Sense (2011)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/07/2018 Qui - Non è certamente il film che ti aspetti, Perfect Sense, film del 2011 diretto da David Mackenzie. Perché di solito quando si pensa ad un film apocalittico, viene da pensare a tutt'altro, ma la pellicola (presentata in anteprima al Sundance Film Festival nel 2011), che è comunque un film apocalittico, fantascientifico, è però ben altro, molto di più. Si tratta infatti di una raffinatissima riflessione sull'amore e la condizione umana, fatta con un budget ridotto, regia minimalista, dialoghi essenziali, poche parole ma incisive. Difatti come in Melancholia di Lars Von Trier, l'elemento fantascientifico è soltanto un pretesto, sfruttato dal regista con uno scopo ben preciso: parlare di amore, in un modo (approccio) insolito (inusuale e spiazzante), mai tentato prima. Un'approccio molto minimalista che si differenzia da altre pellicole di genere e che in un certo senso gli dona una certa originalità. E' innanzitutto, infatti, un film romantico, ricco di intimismo, che si da l'obiettivo di scrutare l'animo umano, analizzarlo nelle sue più recondite particolarità, sezionarlo in modo quasi scientifico, metterne a luce le contraddizioni (ma anche le infinite possibilità di quella che è una macchina sensazionale, il nostro corpo, la nostra mente). Non a caso il film (semisconosciuto in Italia, dove non è nemmeno arrivato nelle sale, ed arrivato qui da noi solo 7 anni dopo grazie a Sky), è un inno alle cose essenziale della vita, in una nera metafora sul consumismo, i rapporti di coppia, la crisi economica e il materialismo dilagante nella società odierna. In tal senso non bisogna perciò cercare la razionalità della trama, assurda ed irrealistica, quella di un mondo invaso da una strana epidemia (priva di fondamenti scientifici), che non si riesce bene ad identificare, che fa perdere alle persone l'uso dei sensi, a partire dall'olfatto, ma vivere il film a mente libera come un esperienza sensoriale. Ben presto ci si rende conto che tutti i sensi, prima o poi se ne andranno. L'esito finale dell'epidemia appare ineluttabile, intuiamo la paura, riflettiamo su ciò che abbiamo e che diamo per scontato, ne avvertiamo la grandezza. Lo avvertono soprattutto i due protagonisti (mentre attorno a loro esplode la follia), interpretati da un bravissimo Ewan McGregor e da una straordinaria e sontuosa (di meno non si può dire perché è praticamente una Dea) Eva Green (con un feeling eccezionale tra i due), rispettivamente un affermato chef di Glasgow ed una epidemiologa che sta studiando la malattia, che s'incontrano, si compensano, si amano.

sabato 4 maggio 2019

Wonder Woman (2017)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 01/02/2018 Qui - Da quando il DC Extended Universe è iniziato, non possiamo dire che siano usciti gran prodotti, anche se L'uomo d'acciaio a me piacque abbastanza, certamente molto di più di Batman v Superman: Dawn of Justice, forse meno di Suicide Squad, anche se quest'ultimo parecchio deludente, facendo così sfumare importanti occasioni per la semplice fretta di "raggiungere" gli avversari Marvel. Tuttavia con Wonder Woman, film del 2017 diretto da Patty Jenkins (che con il suo Monster ha dato la possibilità a Charlize Theron di vincere un Oscar) e da cui non mi aspettavo un granché, sono riusciti a fare un lavoro più che discreto. Questa pellicola infatti li supera nel comparto narrativo, dato che in questo caso ci troviamo di fronte ad un blockbuster con una trama molto studiata, ben approfondita ed elaborata, anche se con un po' troppo buonismo che rende alcuni dialoghi prevedibili e alcune scene già viste in molti altri film e che avrei preferito non vedere. Ma come sappiamo non è mai facile produrre un film così "importante" sui supereroi senza commettere errori, che qui in verità, come vedremo, abbondano. Importante perché Wonder Woman è sempre stata una figura supereroistica molto apprezzata (anche grazie alla serie cult con Lynda Carter, che ogni tanto ho visto anch'io) ma anche rispettata, soprattutto per il suo spirito "girl Power" (che si sta affermando​ ultimamente in molte pellicole) e non poteva che essere più attuale che mai in questo periodo cinematografico e sociale.

domenica 27 gennaio 2019

The Runner (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 29/09/2016 Qui - The Runner (2015), film d'esordio dietro la macchina da presa del produttore Austin Stark, è un film amaro ed emotivamente potente, un drama-thriller ambientato nel mondo della politica americana, che racconta attraverso atmosfere suadenti ed opprimenti le scelte etiche di un uomo allo sbando ma pronto a combattere per i propri ideali in un mondo come quello della politica basato sull'arte del compromesso. E prendendo spunto da un fatto realmente accaduto, ovvero il disastro ambientale della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon (che inquinò le acque con conseguenze anche sociali ed economiche di un certo rilievo per lo Stato e i suoi abitanti), avvenuto nell'aprile del 2010 (ancora ben saldo nella memoria degli americani), inscena una sofferta e credibile storia di finzione. Quella di un membro del Congresso (Nicolas Cage), che sulla cresta dell'onda dopo un commosso intervento, richiede con forza aiuti per la sua Lousiana. Ma proprio quando la sua popolarità è alle stelle, tale da garantirgli una quasi sicura elezione nel Senato americano, uno scandalo ne mina la credibilità, viene infatti alla luce una relazione extra-coniugale con una donna di colore, anch'essa sposata. Costretto alle dimissioni, e con la conseguente separazione della moglie, l'uomo dopo un periodo di depressione ritrova nuova forza vitale in un'associazione, da lui stesso creata, che cura gli interessi delle fasce sociali più colpite dalla calamità. Ma il richiamo della politica non tarderà a chiamarlo, mettendolo di fronte a scelte morali di non poco conto.