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martedì 10 marzo 2020

An Acceptable Loss - Decisione estrema (2018)

Titolo Originale: The Pages, o anche An Acceptable Loss
Anno e Nazione: USA 2019
Genere: Thriller, Drammatico
Produttore: Colleen Griffen
Regia: Joe Chappelle
Sceneggiatura: Joe Chappelle
Cast: Tika Sumpter, Jamie Lee Curtis, Ben Tavassoli, Jeff Hephner
Deanna Dunagan, Alex Weisman, Clarke Peters, Rex Linn, Ali Burch
Durata: 95 minuti

Thriller politico con Jamie Lee Curtis e Tika Sumpter.
Una docente universitaria, ex consigliere per la sicurezza degli Stati Uniti, subisce la misteriosa persecuzione di uno studente.

martedì 16 luglio 2019

Miss Sloane - Giochi di potere (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/05/2019 Qui
Tema e genere: Thriller politico che tramite una spietata protagonista solleva il velo sull'industria sotterranea e potente delle lobby.
Trama: Una lobbysta aggressiva e vincente abbandona la sua potente agenzia per dedicarsi (per puro interesse) a una nobile causa: la battaglia contro le armi. Sempre con il suo stile spregiudicato.
RecensioneMiss Sloane è un film inizialmente complesso (ma sempre con un ritmo veloce e ottimi dialoghi) ma pian piano si chiariscono come in un puzzle i vari elementi di una battaglia senza esclusione di colpi. La protagonista (lobbista straordinaria, la più ricercata a Washington) è una donna che ha eliminato la propria femminilità (che certo non è riscoperta, istinti a parte, negli appuntamenti a pagamento), dalla battuta sarcastica, che non guarda in faccia a nessuno per ottenere quel che vuole. Come capirà la giovane ma già esperta collega, che le confida un fatto privato e che tale dovrebbe rimanere. Infatti, la protagonista, anche attraverso sistemi non proprio eticamente irreprensibili, userà tutte le sue armi (ed assi nella manica) a disposizione per raggiungere il suo obbiettivo (che in questo caso però è sia nobile che giusto, far approvare la legge sul controllo delle armi), ma, si sa, il troppo accanimento e la sovraesposizione oltre a compromettere i rapporti umani possono portare gli avversari ad alzare il tiro: compromessa, vulnerabile e sotto inchiesta da parte del Senato, Miss Sloane potrebbe finalmente aver trovato pane per i suoi denti. Diretto dal britannico John Madden (Shakespeare in LoveMarigold Hotel, tra gli altri), Miss Sloane è un film dall'ingranaggio rodatissimo, sorretto da una Jessica Chastain ancora una volta sontuosa e supportato da un ensemble di comprimari di prim'ordine. Oscillando con buon ritmo tra il ritratto di una figura professionale borderline e ambigua (al netto di ben più di qualche stereotipo) e la cifra dello spy-thriller politico, con tanto di tecniche di sorveglianza, pedinamenti, doppiogiochismi e via dicendo, il film procede spedito verso l'obiettivo. Un intrattenimento di più che discreto livello, che ricalca in un certo modo opere tutto sommato affini come Le idi di marzo di George Clooney o format centrati sul lavoro d'equipe e sull'isteria di alcune professioni (vedi The Newsroom di Aaron Sorkin), con tanto di (prevedibile) ribaltamento finale e chiusura "con sorpresa" abbastanza forzata e a dir poco inverosimile, ma, tutto sommato, va bene anche così. Il film infatti, a un certo punto inizia ad accumulare colpi di scena, forse troppi e troppo in fretta, però si fa apprezzare, anche nel finale ad effetto, grazie a una lucidità (venata di pessimismo sulla democrazia americana) nell'affronto di temi delicati, a sceneggiatura e dialoghi scritti con grande arguzia e brillantezza, a una regia funzionale ma non piatta e a un'attrice meravigliosa come Jessica Chastain. Difatti, se nel finale alcuni colpi di scena a tamburo battente sembrano far pensare a una chiusura un po' facile e quasi trionfale della vicenda, l'epilogo amaro e dimesso riporta la storia a una dimensione non certo consolatoria, ma di duro attacco a un sistema che mostra il suo lato oscuro.

martedì 19 marzo 2019

Timbuktu (2014)

Mini Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/07/2017 Qui - Timbuktu (Drammatico, Francia 2014): Arido e inconcludente seppur lodevole è questo drammatico film francese candidato all'Oscar come miglior film straniero nel 2015. Arido non solo per la psicologia estremista di alcuni jihadisti che impongono a Timbuktu la sharia, ovvero leggi che proibiscono la musica, il calcio e il fumo, e impongono un rigido codice di abbigliamento per le donne, ma anche perché la storia di una piccola vendetta (legata alla trama principale) che metterà in seria difficoltà il destino di una famiglia, è privo di quella "potenza" emozionale tale da riuscire ad appassionare o emozionare. Inconcludente perché non solo la storia rimane a metà, ma perché non c'è un particolare o un colpo di scena tale da interessare, nonostante la lodevole capacità o riuscita di raccontare una realtà triste, avvilente ed esistente, in modo quasi perfetto. Il film infatti colpisce certamente la coscienza, però la trama frammentaria noiosetta non aiuta l'attenzione per la visione, tanto che niente resta, niente rimane. Voto: 5,5

sabato 9 febbraio 2019

La regola del gioco (2014)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 25/11/2016 Qui - La regola del gioco (Kill the Messenger), political drama (del 2014) ottimamente architettato ed interpretato da un Jeremy Renner sempre più impegnato (questo è anche il suo primo film da produttore) e qui in forma veramente smagliante, nei panni di Gary Webb del quale racconta la difficile battaglia nel far emergere la verità su uno dei molteplici scandali della CIA (uno di quei soliti scandali che il governo americano ha più interessi a mascherare piuttosto che ammettere le enormi responsabilità del gioco sporco) e diffonderla. Inutile dunque ribadire che il film si ispira non solo a una storia vera, quella del tenace giornalista di una piccola e indifferente testata giornalistica, ma racconta in modo coerente e lucido di fatti realmente avvenuti (e frettolosamente insabbiati), fatti raccontati dallo stesso Webb nel libro Dark Alliance sui cui si basa il film di Michael Cuesta, regista che ha fatto tanta gavetta in tv (S.F. Under, Dexter, Homeland), insieme ai libro Kill the Messenger di Nick SchouLa regola del gioco infatti riporta alla luce del sole degli scandali che vennero a galla solo negli anni '90 (ma riguardanti la decade precedente) grazie al meticoloso e alquanto ostacolato lavoro investigativo di Webb che riusci a scoprire il coinvolgimento della CIA nello spaccio di droga (cocaina) negli USA. Droga che aveva come principali destinatari la popolazione afro-americana, e il ricavato delle vendite andava a sostenere i Contras del Nicaragua nella loro lotta per destabilizzare il governo comunista. E per raccontare ciò il regista e lo sceneggiatore (Peter Landesman), scelgono il metodo più semplice e popolare possibile, seguendo rigorosamente lo schema di altre pellicole del genere (Tutti gli Uomini del Presidente, State of Play, Insider, etc.), non aggiungendo nulla di particolarmente innovativo al canovaccio, ma in modo semplice ed avvincente riesce a raccontare una storia, una storia ovviamente interessante. Difatti nel film vengono riportate tutte le fasi dell'inchiesta iniziata e portata avanti dal giornalista che, per puro caso come spesso accade (anche se in questo caso grazie all'avvenente pupa di un boss del narcotraffico, una stupenda Paz Vega), viene in possesso di un documento che proverebbe un certo intrallazzo tra agenti governativi ed i Contras, il tutto sommato a qualche discrepanza tra la mole di droga in circolazione allora nel paese e l'effettivo potere di spaccio dei gruppi malavitosi realmente conosciuti. Ma il film non si limita a questo perché le sue indagini, che iniziano ad essere scomode un po' per tutti, lo porteranno a sprofondare, contro di lui infatti inizia una campagna diffamatoria, che colpirà anche la sua famiglia, che lo porterà vicino al suicidio.

domenica 27 gennaio 2019

The Runner (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 29/09/2016 Qui - The Runner (2015), film d'esordio dietro la macchina da presa del produttore Austin Stark, è un film amaro ed emotivamente potente, un drama-thriller ambientato nel mondo della politica americana, che racconta attraverso atmosfere suadenti ed opprimenti le scelte etiche di un uomo allo sbando ma pronto a combattere per i propri ideali in un mondo come quello della politica basato sull'arte del compromesso. E prendendo spunto da un fatto realmente accaduto, ovvero il disastro ambientale della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon (che inquinò le acque con conseguenze anche sociali ed economiche di un certo rilievo per lo Stato e i suoi abitanti), avvenuto nell'aprile del 2010 (ancora ben saldo nella memoria degli americani), inscena una sofferta e credibile storia di finzione. Quella di un membro del Congresso (Nicolas Cage), che sulla cresta dell'onda dopo un commosso intervento, richiede con forza aiuti per la sua Lousiana. Ma proprio quando la sua popolarità è alle stelle, tale da garantirgli una quasi sicura elezione nel Senato americano, uno scandalo ne mina la credibilità, viene infatti alla luce una relazione extra-coniugale con una donna di colore, anch'essa sposata. Costretto alle dimissioni, e con la conseguente separazione della moglie, l'uomo dopo un periodo di depressione ritrova nuova forza vitale in un'associazione, da lui stesso creata, che cura gli interessi delle fasce sociali più colpite dalla calamità. Ma il richiamo della politica non tarderà a chiamarlo, mettendolo di fronte a scelte morali di non poco conto.