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lunedì 8 luglio 2019

Geostorm (2017)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 28/03/2019 Qui - Geostorm (Disaster movie, Usa 2017): Facendo leva sulle politiche ambientaliste di Trump e sull'ansia da global warming (ora più attuali che mai), Dean Devlin sembra adattare The day after tomorrow di Emmerich (di cui è stato sceneggiatore) ai giorni nostri, frullandolo poi con Gravity di Cuaron per una pellicola in cui le sorti del mondo non si giocano solo sulla vecchia cara amata Terra, ma anche nello spazio a bordo di una futuristica stazione spaziale (inutile in tal senso raccontare la trama, è sempre quella). Una pellicola che quindi, più che un'opera a se stante sembra essere una scatola piena di altri film di tanti generi diversi, tutti riconoscibilissimi grazie a sequenze e/o idee visive più o meno ricalcate, e il risultato è un pastrocchio di proporzioni epiche, nel quale di tanto in tanto esplodono cose e i volti notissimi del cast (tanto ampio quanto sprecato) danno la sensazione di essere entrati nel progetto solo per lo stipendio (120 milioni di budget, recuperati miracolosamente al botteghino). Il film infatti ripesca e rimescola il peggio/meglio del genere, tentando di imitarli ma nella maniera più grossolana che si possa immaginare. Improbabile nell'antefatto, ancor più forzato nelle distopie fantascientifiche, "Geostorm" si rivela un pacco retorico di buoni sentimenti, in cui la morale dell'unione fa la forza (che sia tra fratelli o popoli poco importa) tralascia il più realistico cinismo a favore di una favoletta atta a sventare un complotto di rara prevedibilità. Le scene di distruzione convincono ma non sono sufficienti a tenere in piedi uno script incapace di generare la minima tensione, per poi giungere alla solita chiusura buonista, scontata ma soprattutto per nulla emozionante. Il cast di richiamo svolge il compitino senza colpo ferire (Gerard ButlerAbbie CornishJim SturgessEd Harris e Andy García), al servizio però di un disaster movie dalle idee fiacche (anche se l'idea che anche potendo controllare i cambiamenti climatici l'umanità riuscirebbe comunque ad incasinare le cose, perché siamo una razza di avidi e stupidi e stupidi e avidi, è anche sorprendentemente intellettuale per un film del genere) e dagli effetti speciali pregevoli (almeno in questo caso). Pur facendo buon viso a cattivo gioco, e quindi approcciando la visione nella giusta maniera come puro cinema di intrattenimento senza pretese, appare arduo salvare molto. Da Geostorm nessuno pretendeva un nuovo classico del genere catastrofico (un genere forse ormai morto? anche perché una volta i film catastrofici come questo erano considerati di pura fantasia, ma adesso con la situazione climatica del nostro pianeta non stiamo parlando proprio di fantascienza, ecco perché la prima parte del film è perfino interessante, ma dura poco), ma una catastrofe del genere ce la potevano risparmiare. Per lo meno non annoia, meglio che niente. Voto: 4

sabato 9 febbraio 2019

La regola del gioco (2014)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 25/11/2016 Qui - La regola del gioco (Kill the Messenger), political drama (del 2014) ottimamente architettato ed interpretato da un Jeremy Renner sempre più impegnato (questo è anche il suo primo film da produttore) e qui in forma veramente smagliante, nei panni di Gary Webb del quale racconta la difficile battaglia nel far emergere la verità su uno dei molteplici scandali della CIA (uno di quei soliti scandali che il governo americano ha più interessi a mascherare piuttosto che ammettere le enormi responsabilità del gioco sporco) e diffonderla. Inutile dunque ribadire che il film si ispira non solo a una storia vera, quella del tenace giornalista di una piccola e indifferente testata giornalistica, ma racconta in modo coerente e lucido di fatti realmente avvenuti (e frettolosamente insabbiati), fatti raccontati dallo stesso Webb nel libro Dark Alliance sui cui si basa il film di Michael Cuesta, regista che ha fatto tanta gavetta in tv (S.F. Under, Dexter, Homeland), insieme ai libro Kill the Messenger di Nick SchouLa regola del gioco infatti riporta alla luce del sole degli scandali che vennero a galla solo negli anni '90 (ma riguardanti la decade precedente) grazie al meticoloso e alquanto ostacolato lavoro investigativo di Webb che riusci a scoprire il coinvolgimento della CIA nello spaccio di droga (cocaina) negli USA. Droga che aveva come principali destinatari la popolazione afro-americana, e il ricavato delle vendite andava a sostenere i Contras del Nicaragua nella loro lotta per destabilizzare il governo comunista. E per raccontare ciò il regista e lo sceneggiatore (Peter Landesman), scelgono il metodo più semplice e popolare possibile, seguendo rigorosamente lo schema di altre pellicole del genere (Tutti gli Uomini del Presidente, State of Play, Insider, etc.), non aggiungendo nulla di particolarmente innovativo al canovaccio, ma in modo semplice ed avvincente riesce a raccontare una storia, una storia ovviamente interessante. Difatti nel film vengono riportate tutte le fasi dell'inchiesta iniziata e portata avanti dal giornalista che, per puro caso come spesso accade (anche se in questo caso grazie all'avvenente pupa di un boss del narcotraffico, una stupenda Paz Vega), viene in possesso di un documento che proverebbe un certo intrallazzo tra agenti governativi ed i Contras, il tutto sommato a qualche discrepanza tra la mole di droga in circolazione allora nel paese e l'effettivo potere di spaccio dei gruppi malavitosi realmente conosciuti. Ma il film non si limita a questo perché le sue indagini, che iniziano ad essere scomode un po' per tutti, lo porteranno a sprofondare, contro di lui infatti inizia una campagna diffamatoria, che colpirà anche la sua famiglia, che lo porterà vicino al suicidio.

lunedì 3 dicembre 2018

Annie Parker (2013)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 23/02/2016 QuiAnnie Parker è un film (del 2013), basato su una incredibile storia vera, quella di due donne, che "non mollano", mai, Annie Parker (Samantha Morton) che, insieme a tutta la sua famiglia, per tutta la vita si trova a dover fronteggiare il cancro e Mary-Claire King (Helen Hunt), una ricercatrice. Insieme si troveranno a combattere una comune lotta contro il tumore del seno. Le storie di due donne nel Canada degli anni sessanta, che separate da migliaia di chilometri di distanza e cresciute in ambienti molto differenti, si intrecciano a poco a poco fino al momento del loro incontro, quando le esistenze di entrambe cambieranno per sempre. Annie Parker, donna dal forte temperamento e con tanta voglia di vivere, è perseguitata dal cancro sin da quando undicenne vede morire la madre per un tumore al seno. Ed è solo ventenne quando anche la sorella maggiore soccombe a causa dello stesso male. La loro perdita instilla in Annie la convinzione, quasi ossessione, che anche lei sarà colpita dal cancro. Ripetutamente rassicurata da ogni medico che la sua famiglia è semplicemente stata "sfortunata" e che non c'è nulla di cui deve preoccuparsi, Annie (a 29 anni) scopre la presenza di un nodulo al seno, di cui verrà presto confermata la natura maligna, si sottopone così a un intervento di mastectomia radicale modificata a cui segue un ciclo di chemioterapia. Da quel momento per la giovane donna inizia una doppia battaglia: quella contro il tumore, e quella contro l'establishment medico scientifico che nega la possibile esistenza di un fattore ereditario nell'avvicendarsi di certi tipi di cancro. Forte e tenace non si dà mai per vinta, non perde la speranza e arriva a sconfiggere questo terribile male. La sua storia, insieme a quella di moltissime altre donne, accompagna, nella trama del film così come nella realtà dei fatti, gli studi della dottoressa Mary-Claire King, brillante ricercatrice che già ventenne si fa conoscere in tutto il mondo per la rilevanza delle sue scoperte scientifiche, che in un'epoca in cui l'informatizzazione era agli albori e i fondi per la ricerca genetica erano assai limitati e che contro il parere negativo di tutti, ostinandosi a lavorare su un particolare progetto, la porterà alla sensazionale scoperta dell’esistenza del legame tra il gene BRCA1 e il cancro al seno, di immenso valore anche nello studio di molte altre malattie.