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martedì 27 febbraio 2024

The Whale (2022)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 27/02/2024 Qui - Il cinema di Darren Aronofsky è sempre stato coraggioso, bisogna riconoscerlo (e basterebbe vedere Madre!), anche se non sempre a mio parere è riuscito a sfornare film completamente risolti. Come già sperimentato in "The Wrestler" con The Whale ritorna sul tema dell'eccesso e della morte come punto d'arrivo e glorifica il suo interprete, un bravissimo e redivivo Brendan Fraser, su cui adagia l'intero peso di un film a tratti anche sgradevole. Ne esce un racconto abbastanza sincero nelle intenzioni ma che si fa ineluttabilmente ridondante nella sua ripetitività (due ore di film ambientate in una stanza non sono proprio uno scherzo) e sguaiato nel disegno del personaggio della figlia aggressiva (una Sadie Sink che sembra reinterpretare con più ardore ma senza sfaccettature apprezzabili la sua Max di Stranger Things). Alla fine i pregi superano i difetti ed il saldo è positivo, ma tolto l'encomiabile lavoro di Brendan Fraser (che al di là della trasformazione fisica operata dal make up, anch'esso premiato con l'Oscar, si rivela attore a tutto tondo) non vi è quasi nulla che mi farà ricordare questa pellicola (sarà che disdegno l'autocommiserazione e l'autodistruzione, proprio perché vivo una situazione quasi simile). Voto: 6,5 [Paramount Plus]

lunedì 28 febbraio 2022

Miss Julie (2014)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 28/02/2022 Qui - Impossibile non salvare la bravura del cast (tre interpreti, Jessica Chastain, Colin Farrell e Samantha Morton, mica pizza e fichi), la caratterizzazione ambigua dei rispettivi personaggi e i costumi, mentre tutto il resto rimane avvolto in una nube di mistero: che senso ha portare avanti per due ore un'idea che, per quanto interessante, viene sviluppata con contenuti tanto esigui da poterne realizzare a stento un corto? Un alternarsi di desiderio, repulsione, verità, menzogna, sadismo, masochismo senza alcun filo logico, che lascia assolutamente staccati perché impossibile da comprendere nel turbinio confuso della loro schizofrenia galoppante. Dialoghi inutili che si protraggono all'infinito (secondo un'impostazione dannatamente teatrale, ma da copione) per giungere alla conclusione che servi o padroni si è nell'anima. Fallimentare, è quest'opera di Liv Ullmann (che quest'anno ritirerà l'Oscar alla carriera). Voto: 4,5

domenica 9 giugno 2019

Animali fantastici e dove trovarli (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 08/10/2018 Qui - Solo il più ingenuo dei Babbani poteva pensare che il mondo magico e remunerativo creato da J. K. Rowling avesse terminato il suo percorso sul grande schermo nel 2011 con l'ultimo episodio di Harry Potter. Se i fan di J. R. R. Tolkien sono rimasti sorpresi quando Peter Jackson ha tirato fuori una trilogia da un romanzo breve come Lo Hobbit, è ancor più spiazzante l'idea di trarre ben cinque film dal compendio magizoologico della scrittrice inglese, uno dei libri di testo di Hogwarts. La nuova serie spin-off interamente diretta da David Yates infatti, già regista degli ultimi quattro Harry Potter (e di The Legend of Tarzan), che si prepone di rileggere l'ultimo secolo di storia americana e mondiale in chiave fantasy (e con lo stesso tono dark degli ultimi quattro capitoli di Harry Potter, i più "maturi"), e in cui inevitabilmente forte è il legame con la saga potteriana, pur trovandoci in un'altra epoca e in un altro continente, non mancano difatti riferimenti a nomi e luoghi già conosciuti, ci porta a conoscere da vicino il personaggio di Newt (finora solo poco più di un nome) e le avventure che lo vedono protagonista all'epoca della scrittura della sua guida, giacché diverse storyline si intrecciano a partire dall'arrivo del protagonista a New York. E in tal senso sgombriamo subito il campo da ogni possibile equivoco, Animali fantastici e dove trovarli (Fantastic Beasts and Where to Find Them), film del del 2016 diretto dal regista britannico, è un bel film (indubbiamente apprezzabile e piacevole), che sicuramente avrà mandato in brodo di giuggiole i fan storici della saga e avrà incantato le nuove generazioni, ma il suo risultare sottile in molti aspetti, fa sì che non riesca a coinvolgere il pubblico con la sua magia (che qui, quella vera e propria, manca). Infatti la profusione degli effetti speciali (nonostante essi siano di ottima fattura), la trama in fin dei conti poco consistente, i colpi di scena alcune volte abbastanza prevedibili e l'interpretazione degli attori non proprio eccezionale, non mi ha fatto apprezzare fino in fondo questo film, nonostante alcune scene esilaranti e rese magnificamente (tra tutte quelle all'interno della valigetta di Scamander, dove magicamente ha ricostruito una riserva portatile per le specie di animali da lui catturati, ma anche quelle con protagonista lo Snaso, simpatico cleptomane che crea non pochi inconvenienti).

lunedì 3 dicembre 2018

Annie Parker (2013)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 23/02/2016 QuiAnnie Parker è un film (del 2013), basato su una incredibile storia vera, quella di due donne, che "non mollano", mai, Annie Parker (Samantha Morton) che, insieme a tutta la sua famiglia, per tutta la vita si trova a dover fronteggiare il cancro e Mary-Claire King (Helen Hunt), una ricercatrice. Insieme si troveranno a combattere una comune lotta contro il tumore del seno. Le storie di due donne nel Canada degli anni sessanta, che separate da migliaia di chilometri di distanza e cresciute in ambienti molto differenti, si intrecciano a poco a poco fino al momento del loro incontro, quando le esistenze di entrambe cambieranno per sempre. Annie Parker, donna dal forte temperamento e con tanta voglia di vivere, è perseguitata dal cancro sin da quando undicenne vede morire la madre per un tumore al seno. Ed è solo ventenne quando anche la sorella maggiore soccombe a causa dello stesso male. La loro perdita instilla in Annie la convinzione, quasi ossessione, che anche lei sarà colpita dal cancro. Ripetutamente rassicurata da ogni medico che la sua famiglia è semplicemente stata "sfortunata" e che non c'è nulla di cui deve preoccuparsi, Annie (a 29 anni) scopre la presenza di un nodulo al seno, di cui verrà presto confermata la natura maligna, si sottopone così a un intervento di mastectomia radicale modificata a cui segue un ciclo di chemioterapia. Da quel momento per la giovane donna inizia una doppia battaglia: quella contro il tumore, e quella contro l'establishment medico scientifico che nega la possibile esistenza di un fattore ereditario nell'avvicendarsi di certi tipi di cancro. Forte e tenace non si dà mai per vinta, non perde la speranza e arriva a sconfiggere questo terribile male. La sua storia, insieme a quella di moltissime altre donne, accompagna, nella trama del film così come nella realtà dei fatti, gli studi della dottoressa Mary-Claire King, brillante ricercatrice che già ventenne si fa conoscere in tutto il mondo per la rilevanza delle sue scoperte scientifiche, che in un'epoca in cui l'informatizzazione era agli albori e i fondi per la ricerca genetica erano assai limitati e che contro il parere negativo di tutti, ostinandosi a lavorare su un particolare progetto, la porterà alla sensazionale scoperta dell’esistenza del legame tra il gene BRCA1 e il cancro al seno, di immenso valore anche nello studio di molte altre malattie.