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giovedì 28 novembre 2024

I film del mese (Novembre 2024)

Post pubblicato su Pietro Saba World il 28/11/2024 Qui - Se nello scorso mese vi presentai alcuni film passati su Sky ma non più disponibili on demand, in questo mese non solo tutti i quindici film della sezione "standard" sono passati su Sky, ma sono tutti ancora disponibili on demand. Tutti tranne uno, Bottoms infatti, era fino a qualche giorno fa ancora disponibile nel catalogo di Prime Video, ma poiché scadeva il 19 e volevo assolutamente vederlo, l'ho inserito nella lista del mese ugualmente. Facendo alzare il numero di film visti in questo Novembre a quota 21, con gli altri 6 film facente parte della sezione "speciale", che vede protagonista il genere animazione. L'Angolo Vintage viene infatti "scavalcato" dalla prima parte (la seconda e la terza nel 2025) della retrospettiva animata intitolata "Anime Generation". Che non è una lista di film visti dal canale a pagamento di Prime Video, ma una lista di film visti su varie piattaforme che compongono la retrospettiva di cui prima, che appunto contiene sei film di produzione giapponese usciti a cavallo di generazioni, da questo il titolo che racchiude varie epoche in cui il cinema animato d'Oriente si è espresso. Di questi, Il ragazzo e l'airone e il primo film della trilogia di Mobile Suit Gundam disponibili alla visione su NetflixBarefoot Gen 2 lo era su YouTube, ma ora non più, visibile come i restanti solo in "streaming". Il risultato? Soprattutto alla fine, positivo.

Aquaman e il regno perduto (Azione/Fantastico 2023) - Il secondo film di Aquaman non si discosta molto dal predecessore, anzi, potrebbe essere considerato un passo indietro. La trama appare riciclata, con il ritorno dei personaggi già noti, senza aggiungere elementi originali. Inoltre, sembra che il pubblico di riferimento sia più giovane. Nonostante la presenza carismatica di Jason Momoa e l'ottima interpretazione di Patrick Wilson, che riesce a dare maggior profondità al suo personaggio rispetto al primo film, il risultato finale è un mix di umorismo scontato ed effetti speciali facilmente dimenticabili, proprio come il film nel suo complesso. Voto: 5,5

Jeanne du Barry - La favorita del re (Romantico/Dramma 2023) - Il film in costume è ben curato nella scenografia, tuttavia non offre elementi di notevole interesse, né per quanto riguarda la ricostruzione storica romanzata né nelle interpretazioni degli attori: Johnny Depp appare rigido, mentre Maïwenn, che è anche la regista, sembra troppo "moderna" nell'aspetto e nei comportamenti per essere convincente nel suo ruolo. La trama è poco coinvolgente, con alcuni momenti quasi soporiferi. Nonostante la durata di due ore, il film non risulta completamente noioso, ma è piuttosto uno stereotipo vuoto, che privilegia la forma alla sostanza. Voto: 5

La chimera (Avventura/Commedia 2023) - Una pellicola imperfetta e rarefatta mantiene il suo fascino e originalità finché si attiene alla sua trama principale di chiaroveggenza e reperti etruschi, e alle sue ambientazioni collinari, con tempi e toni appropriati. Sfortunatamente, l'introduzione di vari elementi superflui, come il folklore esportabile, i Pasolinismi non essenziali, e i microcosmi femminili che oscillano tra il prevedibile e il banale, appesantiscono la narrazione. Nonostante alcune sequenze siano efficaci e i personaggi ben scelti, l'accumulo di idee e ambizioni narrative non riesce a concretizzarsi pienamente. Mediamente sopravalutato. Voto: 6

Lubo (Dramma 2023) - Il film è decisamente ambivalente. Non è semplice rimanere attaccati allo schermo a causa di ritmi e dialoghi prolungati, soprattutto nella prima parte che avviene di notte. L'abilità di Franz Rogowski, il tocco del regista (quel Giorgio Diritti artefice dell'altrettanto interessante ritratto di Volevo nascondermi) e la continua ricerca di luoghi significativi e di contesti storici sono elementi che bilanciano la lentezza intrinseca di ben 160 minuti, così come l'apertura e chiusura delle sottotrame a volte macchinosa, che lascia in sospeso alcune questioni e le ambiguità del protagonista e degli altri personaggi. Un giudizio sufficientemente positivo. Voto: 6

The Last Rifleman: Ritorno in Normandia (Guerra/Dramma 2023) - Un racconto rispettabile e strutturato segue un vedovo novantenne, veterano dello sbarco in Normandia, che fugge dalla casa di riposo per partecipare alla commemorazione. Alcune scene possono apparire forzate, come il facile attraversamento di una frontiera, ma l'interpretazione di Pierce Brosnan e momenti intensi, specialmente i duetti tra i due ex soldati "nemici", arricchiscono il film. Il finale, benché scontato e un po' artificiale (con applausi inclusi), conserva un ritmo costante e tocca il cuore. L'omaggio a Ennio Morricone è degno di nota, nonostante sia fuori luogo. Voto: 6+

mercoledì 31 agosto 2022

Ed Wood (1994)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/08/2022 Qui - Singolare biografia di un regista assolutamente privo di talento (era definito il peggior regista del mondo) ma anche personaggio memorabile della Hollywood degli anni d'oro del cinema. Ed Wood è un atto d'amore nei confronti del cinema da parte di Tim Burton, un regista dal talento assoluto e visionario la cui capacità di creare suggestione è (anche qui) dimostrata da quest'opera che si avvale del prezioso contributo di Johhny Depp (vero alter-ego del regista) ma soprattutto di Martin Landau, valore aggiunto nei panni di un memorabile Bela Lugosi sul viale del tramonto. Un'opera che offre allorché una galleria di personaggi inverosimili ma reali, e decine di situazioni grottesche raccontate con sincera devozione. Una toccante parabola sulle aspirazioni di un perfetto incapace, reso tanto simpatico nella sua smisurata ingenuità (assimilabile per certi versi al Tommy Wiseau raccontato nella altrettanto singolare biografia The Disaster Artist) quanto convinto di poter parlare con Orson Welles da pari a pari. Adeguatissimi il bianco e nero e la musica. E tuttavia, tutto è abbastanza superficiale. Capiamo qualcosa in più solo nei titoli di coda, ma durante il film il tutto sa un po' di incompiuto. Non tra i miei preferiti, né tra i suoi migliori secondo me, ma davvero un buonissimo film, che fa venire voglia di vedere i film di Wood, pure con una certa indulgenza. Voto: 7

sabato 20 agosto 2022

Tusk (2014)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 20/08/2022 Qui - Un film a suo modo bizzarro e particolare, con momenti riusciti altri decisamente meno. L'inizio di una trilogia iniziata ma non ancora conclusa (Moose Jaws ancora in lavorazione), di cui paradossalmente ho visto il (mediocre) secondo (Yoga Hosers - Guerriere per sbaglio che è praticamente uno spin-off) e non ancora questo primo. Un film che non mi ha entusiasmato, ma ha un non so che di curioso che me lo ha reso, e rende, interessante. Pur alternando diversi registri tra cui quello comico-grottesco, il film riesce ad intrigare e coinvolgere pienamente lo spettatore già dopo pochi minuti. A partire da quando il protagonista (a tal proposito bene gli attori) entra nella casa del marinaio, si respira un'aria di mistero che cresce sempre di più per poi lasciare il posto all'inquietudine che crescerà sempre di più col procedere del plot. La parte finale è un discreto pugno nello stomaco. Il film insomma funziona abbastanza, quando deve essere surreale è surreale, quando deve essere inquietante è inquietante, l'unico problema è quando Kevin Smith negli intermezzi, tenta di farci ridere con i canadesi stereotipati, quelle parti sono cringissime ed inguardabili. Evitabili inoltre certi flashback che smontano un po' la tensione accumulata. Ma alla fine ne esce un buon film, con qualche spunto interessante, e qualche riflessione sulla mutazione. Per un "body horror" sì riuscito ed interessante ma affatto memorabile. Voto: 6

martedì 26 luglio 2022

Geekoni Film Festival: Nightmare - Dal profondo della notte (1984)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 26/07/2022 Qui - Ho preso (nuovamente) di petto la situazione, quindi indicato una data, indirizzato la via e preparato personalmente il Banner (non propriamente in tema ma ugualmente efficace), e grazie alla collaborazione della "compagnia" siamo riusciti anche quest'anno (la quarta negli ultimi cinque anni) ad organizzare questa speciale rassegna cinematografica a tema ragazzi, per l'appunto il Geekoni Film Festival, che rifacendosi al famoso Giffoni (in corso in questi giorni) dà l'occasione a "noi ragazzi" della Geek League (la cricca di blogger Nerd) di parlare/recensire un film a scelta, ma rigorosamente dal target adolescenziale. In questo senso non stupisca che io abbia, seppur inusualmente, scelto un horror, perché sono un gruppo di adolescenti nel film a dover affrontare uno dei più famosi serial killer del genere, distruttore di sogni e mistificatore di incubi, quando vorresti vedere in sogno Paprika (la straordinaria protagonista del bellissimo film d'animazione giapponese) e ti ritrovi un uomo con la faccia bruciacchiata che ti vuole "solamente" uccidere, trasformando quell'incubo di morte nella vivida realtà. Dopo Labyrinth, Un maggiolino tutto matto e The Rocketeer (esattamente lo scorso anno), ecco infatti Nightmare - Dal profondo della notte (A Nightmare on Elm Street), un film che, pur presentando qualche difetto, è certamente un affascinante cult che ogni fan del genere horror deve vedere, è quasi sicuramente il miglior film di Wes Craven, quello più originale e meglio costruito e con qualche sequenza davvero terrificante che resta nella memoria, l'atmosfera è resa perfettamente inquietante e ci sono almeno un paio di spaventi autentici, è un lavoro/prodotto che ha fatto scuola, nel 2021 è stato scelto per la conservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti in quanto "culturalmente storico e significativo". Un film più volte nominato, citato, che durante il mio lungo e recente viaggio (proprio Qui) nella filmografia del regista statunitense, che ricordiamo è venuto a mancare nel 2015, ho spesso indicato, menzionato, ricordato.

sabato 30 aprile 2022

Waiting for the Barbarians (2019)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/04/2022 Qui - Una piccola zona di frontiera, dove sono certamente pochi i casi di violenza, diventa la valvola di sfogo di alcuni militari che torturano fino alla morte alcuni civili su cui pendono accuse piuttosto veniali. Il perché succeda questo sta dietro all'abuso di potere e al razzismo. Solo un uomo cerca di contrastare il tutto, un sempre bravo Mark Rylance (Johnny Depp e Robert Pattinson non pervenuti), unica oasi in questo deserto...di noia. Un film piuttosto lento che rigira su sé stesso senza mai arrivare ad una conclusione. Si celebra lo sforzo estremo di questo (quasi) martire ma non ho gradito il modo in cui si racconta la storia (adattamento cinematografico del romanzo del 1980 Aspettando i barbari, scritto da J. M. Coetzee, qui sceneggiatore). Non l'ho digerito questo film, pazienza. Ma comunque mi dispiace, perché a dirigerlo era il Ciro Guerra dell'affascinante El abrazo de la serpiente. Voto: 5

martedì 9 novembre 2021

Il caso Minamata (2020)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 09/11/2021 Qui - Celebre fotografo della rivista Life in declino per il troppo alcool ed i troppi cattivi ricordi, William Eugene Smith accetta di recarsi in Giappone per documentare un caso di intossicazione di massa che riguarda una piccola città costiera. Pur essendo ben fatto, il film non presenta pregi particolari in sé stesso, inserendosi nel solco dei biopic convenzionali dedicati a personaggi geniali e/o problematici, tuttavia è tale la forza della vicenda narrata da rendere la visione estremamente coinvolgente: impossibile non fare confronti con simili tragedie più recenti e/o a noi più vicine. In tal senso struggente la foto mostrata alla fine che è il vero manifesto della tragedia di Minamata, Tomoko Is Bathed by Her Mother, giornalisticamente parlando una delle più belle ed importanti della storia. A metà tra un documentario e un film di denuncia sociale ed ambientale, Il caso Minamata è però, oltreché convenzionale, anche leggermente sbilanciato e ripetitivo, allorché poco approfondito, ma di grande impatto emotivo, un film ingiustamente sottovalutato arricchito da un Johnny Depp perfettamente in parte (come tutti gli altri interpreti interpellati), in cerca di redenzione artistica dopo una preoccupante sequenza di prove opache (tra le peggiori, Mortdecai e Arrivederci professore). Peccato infatti che un tema cosi interessante sia stato affidato ad un regista poco capace (Andrew Levitas). Anche il montaggio ha i suoi difetti ma resta comunque un film da vedere per conoscere una storia (come detto) lontana ma allo stesso tempo vicina. Voto: 6

mercoledì 30 settembre 2020

Paura e delirio a Las Vegas (1998)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/09/2020 Qui - Non il miglior film di Terry Gilliam, ma sicuramente uno dei suoi film più iconici. Ho conosciuto il regista proprio grazie a questo allucinato film che però ho rivalutato (in ribasso) riguardandolo nel corso degli anni, soprattutto guardando (in particolar modo nell'ultimo anno) il resto della filmografia del regista. D'accordo, è un film biografico, forse un campo meno fertile per il virtuosismo di Gilliam, ma praticamente si esaurisce dopo 45-50 minuti (per capirci dalla prima tentata fuga di Depp dalla città). Per il resto la seconda parte del film è la totale, stanca, ripetizione della prima e il finale è anche un po' insulso. Alla fine del film cosa ti resta dentro? Poco o niente, visto che la sceneggiatura del film va a farsi benedire ben presto in questo vortice di trovate sempre oltre il limite del paradosso, overdose di luci, colori, e droghe, quasi un ricettario di sostanze illegali dall'inizio alla fine del film. Tratto da un libro autobiografico del giornalista Hunter S. ThompsonPaura e delirio a Las Vegas non ha esattamente infatti il proprio proverbiale asso nella manica nella trama, che gira costantemente intorno a se stessa, confusionaria e superficiale. E poi, lungo quasi due ore, rischia di stancare a causa di ciò, ma si salva principalmente grazie alla regia illuminata di Gilliam e alle interpretazioni tanto stralunate quanto rigorose nella (ri)costruzione dei personaggi di Johnny Depp e Benicio Del Toro, davvero convincenti nelle scene in cui i due perdono il lume della ragione a causa del pesante abuso di droghe, scene che costituiscono il vero piatto forte del film: raptus di violenza, tic, allucinazioni, dialoghi nonsense, luci psichedeliche, vomito. Il resto, come detto, è poca roba, nonostante un sacco di camei di buoni attori (su tutti Harry Dean Stanton e Michael Jeter) e una girandola di facce notte (Christina RicciEllen BarkinCameron DiazTobey Maguire). L'impressione è così quella di un film probabilmente minore, però furibondo, repentino e irrisolto, ma curioso, che merita sempre e comunque una visione, per le buone interpretazioni del duo protagonista, per la buonissima OST anni '70 e qualche scena ancora oggi da ricordare. Voto: 6

mercoledì 5 agosto 2020

Yoga Hosers (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 05/08/2020 Qui - L'ultimo film (visto) di Kevin Smith, non il suo ultimo, anche perché è sempre attivo (non ho comunque ancora visto il Ritorno a Hollywood di Jay e Silent Bob), metaforicamente entra da un orecchio ed esce dall'altro, senza lasciar troppe tracce. Nonostante lo spirito giocoso del film (Yoga Hosers è trash certamente già dai suoi intenti), aspetto che lo rende impossibile da prendere sul serio, mi sia piaciuto parecchio, così come la trama abbastanza originale e assurda (la storia infatti racconta di come due ragazze, dopo essere state costrette a lavorare nel super-market la sera di una fantomatica festa, vengano prima attaccate da due giovani satanisti e poi da un misterioso gruppo di mini-nazisti canadesi), i dialoghi talvolta geniali, i vari cameo (alcuni fantastici, come Stan Lee al centralino), nonostante la pellicola mi abbia intrattenuto e divertito, nonostante tutto ciò, in generale, il film (secondo capitolo della trilogia "True North", iniziata con Tusk, che non ho visto, e che si concluderà con Moose Jaws, di prossima realizzazione) non mi è piaciuto un granché, soprattutto a causa degli effetti speciali terrificanti, mal realizzati, e dei piccoli irritanti, odiosi, esteticamente orribili e, anch'essi, mal realizzati (soprattutto quando esplodono) salsiccia-nazi che invadono il film nella seconda parte (veramente, appena apparivano, avevo solo voglia di spegnere il computer e non vederli mai più). Peccato perché all'inizio mi stava davvero piacendo, grazie soprattutto alle due protagoniste, due teenagers appassionate di yoga che insieme fanno faville, cinematograficamente e non solo. Le due giovani clerks già apparse nel precedente Tusk (che mi toccherà a questo punto vedere) sono interpretate da Harley Quinn Smith, figlia del regista, e da Lily-Rose Depp, attrice e modella figlia di Johnny Depp e Vanessa Paradis che hanno entrambi (francamente risibile quello di Lui) un ruolo nella pellicola (ragazzina che nel frattempo è cresciuta, e bene, come potrebbe notarsi vedendo L'uomo fedele). E insomma passo falso per Kevin Smith, perché anche se Yoga Hosers è una piacevole commedia grottesca, divertente e per certi versi surreale, rimane poco. Voto: 5

martedì 30 giugno 2020

Arrivederci professore (2019)

Titolo Originale: The Professor
Anno e Nazione: USA 2019
Genere: Drammatico, Commedia
Produttore: Brian Kavanaugh Jones Greg Shapiro
Regia: Wayne Roberts
Sceneggiatura: Wayne Roberts
Cast: Johnny Depp, Zoey Deutch, Danny Huston, Rosemarie DeWitt
Odessa Young, Devon Terrell, Siobhan Fallon Hogan
Linda Emond, Ron Livingston, Marilyn Norry
Durata: 90 minuti

Un inedito e indimenticabile Johnny Depp in un dramma struggente e ironico.
Un professore di mezza età che scopre di essere gravemente malato e rivoluziona completamente il suo atteggiamento nei confronti della vita e delle persone che lo circondano, mostrando il suo lato più ribelle e sincero.

martedì 18 febbraio 2020

City of Lies - L'ora della verità (2018)

Titolo Originale: City of Lies
Anno e Nazione: USA, Regno Unito 2018
Genere: Drammatico, Thriller, Poliziesco, Biografico
Produttore: Paul Brennan, Miriam Segal 
Regia: Brad Furman
Sceneggiatura: Christian Contreras
Cast: Johnny Depp, Laurence Mason, Shamier Anderson, Melanie Benz, Xander Berkeley
Shea Whigham, Neil Brown Jr., Dayton Callie, Forest Whitaker
Toby Huss, Cory Hardrict, Kevin Chapman, Michael Paré
Durata: 110 minuti

Johnny Depp e Forest Whitaker in un thriller che scava in un duplice mistero della storia del rap.
Un detective e un reporter indagano sugli omicidi di Notorious B.I.G. e Tupac Shakur.

mercoledì 15 gennaio 2020

Animali fantastici - I crimini di Grindelwald (2018)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 14/01/2020 Qui
Tema e genere: Secondo episodio della serie avventuristica di fantasia Animali fantastici, spin-off e prequel della serie cinematografica di Harry Potter, ispirata all'omonimo libro di J. K. Rowling.
Trama: Evaso dal carcere, Gellert Grindelwald si nasconde a Parigi e progetta di sottomettere il mondo alla sua ideologia. Newt Scamander cerca nuovamente di contrastarlo, spronato dal suo ex professore Albus Silente.
Recensione: Dopo il film del 2016 era salita tantissimo l'aspettativa per il prosieguo della storia di Newt Scamander (Eddie Redmayne), il (simpaticissimo) magizoologo uscito dalla penna di J.K. Rowling, ex studente di Hogwarts e protetto di Albus Silente, soprattutto perché ci si aspettava da questo secondo capitolo un deciso cambio di profondità, una narrazione più originale, e invece niente di tutto ciò. Rispetto al precedente (qui la recensione) non solo la sceneggiatura (già difettata) fa un ulteriore passo indietro ma i punti di forza un po' si scoloriscono. Ora però non voglio dire che questo film sia da bocciare nella sua totalità, anzi, si attesta come un film nella media, senza infamia e senza lode, ma anche se continua ad essere un film (ma comunque meno rispetto al primo) di buon intrattenimento, è innegabile non accorgersi che qualcosa non funzioni. Gli animali fantastici (che qui non sono più elemento importante e risolutivo per lo sviluppo della trama) ci sono (ed uno soprattutto bellissimo) ma molto meno che nel primo film (ritorna almeno l'adorabile Snaso cleptomane, che paradossalmente avrà pure un ruolo decisivo nello svolgimento della storia) ed è un peccato, perché erano davvero uno dei punti di forza della storia. Che questa volta è più cupa, centrata su arrovellate questioni genealogiche, più complessa e fine a se stessa. Animali fantastici - I crimini di Grindelwald mette difatti sul piatto tantissime storyline, troppi colpi di scena, sparando informazioni a raffica senza portare ad una destinazione comune. È vero che i thriller spionistici hanno una trama intricata, dove bisogna stare attenti a non perdere passaggi e a ricordare i volti dei personaggi, pena non capire nulla del film, ma qui siamo di fronte ad un film per un ampio pubblico che potrebbe sentirsi spiazzato di fronte a un puzzle difficile da riassemblare. Le storie infatti, per colpa di regia e sceneggiatura si intrecciano in modo caotico. La prima, che è sempre di David Yates, sembra un po' più stanca, qualche buona idea ma con un montaggio non sempre puntale e meno efficace anche sulle scene d'azione, la seconda, ad opera nuovamente della scrittrice britannica, è a tratti inconsistente, basata su scelte narrative talvolta forzate, o troppo scontate, con personaggi nuovi prima introdotti e poi sacrificati, e quelli vecchi sminuiti.

lunedì 15 luglio 2019

Sherlock Gnomes (2018)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/05/2019 Qui
Tema e genere: Sequel di Gnomeo e Giulietta del 2011, che propone una versione animata del più grande investigatore del mondo.
Trama: I nani da giardino Gnomeo e Giulietta reclutano il rinomato investigatore privato Sherlock Gnomo per indagare sulla misteriosa scomparsa degli altri ornamenti da giardino.
Recensione: Ahimè non è bastato scomodare William Shakespeare nel precedente capitolo, ora anche Sir Arthur Conan Doyle hanno dovuto tirare in ballo. Il film ovviamente per questo (non credereste mica che avrebbero imbastito una storia solida) ci porterà a vivere una versione all'acqua di rose dell'annosa e ormai storica battaglia tra intelletti, farcita di cliché e luoghi comuni, come ci si potrebbe in fondo attendere da una produzione di questo tipo. La storia in ogni caso scorre, con qualche apprezzabile tentativo di inserire un colpo di scena qua e là e una bellissima rappresentazione visiva della capitale britannica, ma la comicità veramente lieve non riesce a far quadrare la simpatia (se così si può chiamare) che aleggia al principio di questa operazione. Un'operazione che mostra davvero poca fantasia e voglia di rendersi originali. Un'operazione che persevera in tristi giochi di parole e in dialoghi imbarazzanti per qualsiasi cartone animato. Ad aggravare la qualità di Sherlock Gnomes, poco peggiore del suo precedente (quest'ultimo era nella media, ma con molta fatica), si aggiunge poi un problema che trova il proprio fulcro attivo nell'insopportabilità della scelta di esecuzione del doppiaggio italiano. Doppiaggio reo di affibbiare ai protagonisti del film vari dialetti (praticamente tutti e senza un senso), tramite insopportabili dialoghi sciorinati in calabrese, siciliano, pugliese e romano, calcolando poi che la versione originale aveva dalla sua la presenza di nomi forti hollywoodiani (non citarli è meglio), ma anche recuperandolo nel suo audio originario poco c'è da salvare in questo film. Una seccatura, quella del doppiaggio, che non prescinde dalla bassa fattura del lavoro in sé, ma che rende poco godibile la visione di un film animato in cui si tende ad annoiarsi e a rimanere indifferenti di fronte alle vicissitudini dei protagonisti. Anche perché semplicemente, non c'è un personaggio in Sherlock Gnomes che non vorreste ridurre in mille pezzi, anzi mille cocci, da quanto inutile e bidimensionale. Trama banale e non troppo coinvolgente che comunque si deve interpretare tenendo in considerazione il pubblico target di questo film, certamente di età molto bassa, per un lungometraggio di animazione che certamente non è disegnato per avere appeal su tutte le fasce d'età, come una produzione Pixar qualsiasi. Peccato però che, a parte un paio di scene dal livello artistico notevole, il film risulti piatto e anche poco divertente, davvero. Grande parte del problema viene dalla caratterizzazione dei personaggi e dal già citato agghiacciante doppiaggio. Ma comunque film mediocre.

domenica 9 giugno 2019

Assassinio sull'Orient Express (2017)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 12/10/2018 Qui - Mettiamo in chiaro subito una cosa, in questa recensione privilegerò il confronto con la pellicola del 1974, che a mio parere è doveroso, proprio quell'adattamento (davvero ottimo) è per me infatti il migliore per conoscere Agatha Christie (almeno cinematograficamente), certo, questo nuovo rifacimento difatti (più o meno fedele al precedente) risulta comunque interessante e se ne consiglia una visione (anche perché seppur diversa, in fin dei conti è un'esperienza piacevole), ma un'eccellente confezione, bellissime e superbe riprese e una regia solida e di mestiere non bastano a fare di questo film, Assassinio sull'Orient Express (Murder on the Orient Express), film del 2017 diretto, co-prodotto e interpretato da Kenneth Branagh, un'opera di un certo livello. Purtroppo il problema è nella (nuova) sceneggiatura e (di conseguenza) nell'impianto narrativo del romanzo (qui effettivamente non incisivo come nel precedente, perché se geniale è la risoluzione del giallo, non tanto giustificabile la scelta finale). Complessivamente è un film discreto ma senza spessore e senza personalità. Un remake algido nell'esecuzione e sontuoso nella fotografia e nelle ottime riprese. E tuttavia, pur non essendo una pellicola originale ed eccezionale in sé, essa possiede tutte le carte in regola per venire pienamente apprezzata, anche se alcuni dettagli alla fine non convincono in questo film che in realtà sarebbe potuto essere assai peggiore. Il film infatti cerca una propria strada, che trova solo in parte, lasciando l'amaro in bocca, non solo per il finale troppo triste. Perché certo, confrontarsi con la scrittrice di gialli più famosa al mondo è sempre difficile, e fare un remake di un'opera che è quasi un capolavoro (sto parlando appunto ed ovviamente del film omonimo del 1974, diretto da Sidney Lumet) lo è ancor di più, ma la non del tutta efficace attualizzazione dell'opera da parte del regista avviene non senza negative conseguenze. Tra queste l'atmosfera del film, che cambia radicalmente, se nel film del 1974 c'era un clima in fin dei conti allegro, con un Poirot sicuro di sé che dava peraltro spazio a godibilissimi siparietti comici, troviamo in questa pellicola un Poirot triste e tormentato, quasi "dannato" per questa sua caratteristica di vedere il mondo diviso in due. L'atmosfera è quindi (troppo) cupa e pesante in confronto a quella speranzosa e gioviale dell'originale.

Animali fantastici e dove trovarli (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 08/10/2018 Qui - Solo il più ingenuo dei Babbani poteva pensare che il mondo magico e remunerativo creato da J. K. Rowling avesse terminato il suo percorso sul grande schermo nel 2011 con l'ultimo episodio di Harry Potter. Se i fan di J. R. R. Tolkien sono rimasti sorpresi quando Peter Jackson ha tirato fuori una trilogia da un romanzo breve come Lo Hobbit, è ancor più spiazzante l'idea di trarre ben cinque film dal compendio magizoologico della scrittrice inglese, uno dei libri di testo di Hogwarts. La nuova serie spin-off interamente diretta da David Yates infatti, già regista degli ultimi quattro Harry Potter (e di The Legend of Tarzan), che si prepone di rileggere l'ultimo secolo di storia americana e mondiale in chiave fantasy (e con lo stesso tono dark degli ultimi quattro capitoli di Harry Potter, i più "maturi"), e in cui inevitabilmente forte è il legame con la saga potteriana, pur trovandoci in un'altra epoca e in un altro continente, non mancano difatti riferimenti a nomi e luoghi già conosciuti, ci porta a conoscere da vicino il personaggio di Newt (finora solo poco più di un nome) e le avventure che lo vedono protagonista all'epoca della scrittura della sua guida, giacché diverse storyline si intrecciano a partire dall'arrivo del protagonista a New York. E in tal senso sgombriamo subito il campo da ogni possibile equivoco, Animali fantastici e dove trovarli (Fantastic Beasts and Where to Find Them), film del del 2016 diretto dal regista britannico, è un bel film (indubbiamente apprezzabile e piacevole), che sicuramente avrà mandato in brodo di giuggiole i fan storici della saga e avrà incantato le nuove generazioni, ma il suo risultare sottile in molti aspetti, fa sì che non riesca a coinvolgere il pubblico con la sua magia (che qui, quella vera e propria, manca). Infatti la profusione degli effetti speciali (nonostante essi siano di ottima fattura), la trama in fin dei conti poco consistente, i colpi di scena alcune volte abbastanza prevedibili e l'interpretazione degli attori non proprio eccezionale, non mi ha fatto apprezzare fino in fondo questo film, nonostante alcune scene esilaranti e rese magnificamente (tra tutte quelle all'interno della valigetta di Scamander, dove magicamente ha ricostruito una riserva portatile per le specie di animali da lui catturati, ma anche quelle con protagonista lo Snaso, simpatico cleptomane che crea non pochi inconvenienti).

venerdì 31 maggio 2019

Black Mass: L'ultimo Gangster (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/07/2018 Qui - Black Mass: L'ultimo Gangster (Azione, Usa 2015): Ennesima pellicola sulla vita criminale di un gangster, Black Mass racconta appunto la biografia (tratta dall'omonimo libro scritto nel 2001 da Dick Lehr e Gerard O'Neill) di Whitey Bulger, un criminale di Boston che attraverso un accordo con la Fbi ed alle coperture che gli fornisce il suo amico John Connolly diventa un boss spietato e crudele. Ma proprio per il semplice fatto che di film simili (tratti da una storia vera o meno) ne abbiamo visto a centinaia, che la pellicola finisce per diventare ridondante e noiosa a prescindere. Se poi si aggiunge l'ennesima maschera di Johnny Depp (make up pesante, calvizie, lenti a contatto azzurro ghiaccio), l'effetto globale è più che mai risaputo, già visto e distante. Il problema è che, un po' The Departed, un po' Quei bravi ragazzi, un po' I Soprano, il regista Scott Cooper arraffa il più possibile, ma sembra non trovare la strada giusta per rendere davvero drammatico e coinvolgente questo piccolo pezzo di Storia americana. Il film infatti si sgretola fin da subito sotto il peso delle sue banalità (prevedibile e stereotipato), e come già nel precedente Il fuoco della vendetta, il regista (con una regia diligente, ma scolastica e priva di guizzi) fa il suo compitino senza mai entusiasmare. Difatti si fa fatica a trovare una inquadratura o una singola scena che resti realmente impressa. E quindi è di certo questo un prodotto confezionato e realizzato con didascalico mestiere, è qualcosa, ma non basta. Perché la sceneggiatura è un copia e incolla di tanti cult di genere del passato, senza sprazzi di originalità né scarti in avanti. Così passi due ore di buon intrattenimento, senza mai sorprenderti ma neanche annoiarti, ma in attesa di qualcosa di più che però non arriva. E se la sceneggiatura, scialba e noiosa, manca di azione, colpi di scena o dialoghi memorabili, altrettanto sprecati appaiono i validi attori prescelti per interpretare i protagonisti delle vicende. Il numeroso cast di attori scelti ed ivi impiegati, come Joel EdgertonPeter Sarsgaard,  Benedict CumberbatchKevin BaconDakota JohnsonJuno TempleCorey Stoll e David Harbour infatti, non riesce a sollevare il film dalla pura e semplice testimonianza diretta e lineare di un'esistenza criminale, non riuscendo ad approfondire, per esempio, la psicologia dei personaggi e le varie motivazioni. Pertanto Black Mass risulta una lunga serie di efferati crimini tesi a dimostrare solo la crudeltà insita del protagonista, protagonista interpretato da Johnny Depp tuttavia abbastanza efficacemente, ma non in modo del tutto convincente e tale da valorizzare tutto il lavoro (un lavoro senza anima, in cui manca una reale idea cinematografica)Scott Cooper dunque costruisce un'opera che risulta discreto dal punto di vista registico ma, a mio parere, senza alcun mordente e con qualche lungaggine di troppo. Giacché la coralità del racconto si perde ed ogni velleità politica viene riposta, e ciò che rimane è soltanto un'altra storia di criminali in una delle tante città statunitensi. Una storia, forzata e dimenticabile, in una pellicola che diventa un'occasione sprecata. Voto: 5,5

lunedì 20 maggio 2019

Pirati dei Caraibi: La vendetta di Salazar (2017)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 23/04/2018 Qui - Lo si può criticare, lo si può disprezzare, ma la saga dei Pirati dei Caraibi non è soltanto e ormai un punto saldo della cinematografia commerciale, ma lo spettacolo d'intrattenimento più godibile che ci sia. Perché sebbene la miliardaria saga piratesca di casa Disney mostri oramai con evidenza di avere più di qualche falla, anche con un quinto capitolo ridondante e superfluo eppure spassoso, riesce sempre a divertire e non annoiare. Certo, rispetto ai primi due inarrivabili film, Pirati dei Caraibi: La vendetta di Salazar (Pirates of the Caribbean: Dead Men Tell No Tales), film del 2017 diretto da Joachim Rønning e Espen Sandberg e sequel del deludente Pirati dei Caraibi: Oltre i confini del mare, soffre un presupposto narrativo quasi inesistente e una trama priva di veri colpi di scena o elementi d'originalità, ma nonostante ciò, lo spettacolo imbastito diverte e coinvolge, la messa in scena si conferma come grande punto di forza della serie e l'uso sovrabbondante di CGI non risulta quasi mai espansivo. In due ore il film infatti, certamente non il migliore dei cinque capitoli sin qui prodotti, ma di cui comunque il giudizio è relativamente positivo, intrattiene incredibilmente alla grande, non solo grazie ad effetti speciali senza dubbio godibili ma anche ad un ritmo decisamente dinamico. Se difatti la storia, che ruota sostanzialmente attorno alla ricerca di un tesoro leggendario e introvabile, in buona parte ha il sapore del già visto, ciò che colpisce è il ritmo della narrazione che, alternando continuamente personaggi e scenari, riesce a non annoiare e a tenere alto l'interesse fino a fare convergere tutto il climax accumulato nei suoi 120 minuti in un finale scontato ma ugualmente interessante, seppur forse troppo esagerato, esteticamente e concettualmente, anche per una saga come questa.

domenica 10 marzo 2019

Alice attraverso lo specchio (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 20/05/2017 Qui - Dopo il non proprio eccezionale primo capitolo, che era comunque uno spettacolo per gli occhi e il cuore, la voglia di vedere e le aspettative di un sequel erano sicuramente basse, dato che certamente non m'aspettavo qualcosa di veramente migliore, però tutto il buono fatto precedentemente, qui si scioglie come neve al sole, e non solo il Cappellaio Matto, come vedremo, ha perso la sua "moltezza", ma anche Alice stessa, che praticamente non più riconosciamo l'ha persa. Sarà per il tempo trascorso (ben 6 anni) da Alice in Wonderland, sarà per il cambio di regia, dal bravissimo Tim Burton allo sconosciuto James Bobin, solo autore dei due mediocri film su I Muppet, e per questo non propriamente adatto secondo me, sarà che Alice nel paese delle meraviglie lo conoscono tutti, mentre il romanzo Alice attraverso lo specchio, pochi, e probabilmente un motivo ci sarà (non so, non l'ho letto, e comunque qua il romanzo originale è stravolto, è rimasto solo il titolo, la trama è inventata di sana pianta) e allora quest'ultimo non era forse da portare sullo schermo, ma Alice attraverso lo specchio (Alice Through the Looking Glass), deludente fantasy del 2016, è solo l'ennesimo prodotto preconfezionato con una veste estetica e un impianto visivo che schiacciano la trama, per non parlare dei personaggi che a tratti risultano quasi ridicoli, soprattutto uno, ormai macchietta di se stesso nonostante le sue indubbie qualità recitative, che qui comunque non si vedono, perché Johnny Depp poteva rendere più interessante il suo personaggio, ma a questo giro proprio non ci riesce. Poiché questo film senza inutilmente girarci intorno è il classico seguito che fatica a decollare, un seguito in cui potevano cambiare anche il nome della protagonista (tanto con il materiale originale non ha assolutamente nulla a che fare) e avrebbero forse fatto una figura migliore.

venerdì 15 febbraio 2019

Best ever scene

Rassegna pubblicata su Pietro Saba World il 29/12/2016 Qui - Quando mi hanno proposto di fare un post leggero pre-vacanziero (ora per forza di cose divenuto post-metà vacanziero) con le scene mie preferite oppure quelle che più semplicemente mi sono rimaste impresse non ci ho pensato due volte a dire sì, ma dopo poco di tempo ho subito pensato, e adesso? perché sinceramente non avevo riflettuto che tra le scene indimenticabili che potrei scegliere, esso sono così tante che sceglierne dieci era un'impresa titanica, poiché sfido io a trovare in un solo film quante scene famose, belle e straordinarie ci sono, molto più di dieci. Perciò per non appesantire il post e non sobbarcarmi un lavoro di ricerca durissimo, in questo post vi mostrerò, tramite video (non c'è un regolamento o qualcosa che lo vieti, ognuno avrà provveduto a suo piacere), le scene che mi sono sobbalzate per prima in testa, senza pensarci troppo, e ho quindi scovato queste straordinarie scene, a loro modo fantastiche, tutte per un motivo, tutte visionabili grazie a Youtube, attenzione però, questa non sarà una classifica di gradimento, ma le più importanti per me o le più apprezzate da me. Ora non so se gli altri compagni della ciurma (all'arrembaggio..) abbiano scelto la stessa (facile ma quella più percorribile) via (credo proprio di sì), ma spero apprezzeranno. Questi 'pirati' poi non sono pochi, partecipano infatti tanti blogger, e basta dare un'occhiata e li vedrete in giro. Ma bando alle ciance ecco la mia lista speciale.

A cominciare da uno dei film più belli, romantici ed emozionanti di sempre (fantastica la colonna sonora), con un attore eccezionale e la meravigliosa Wynona Ryder, vista recentemente e apprezzata tantissimo in Stranger Things nella parte della dolcissima donzella. Il film in questione è ovviamente Edward Mani di Forbice di Tim Burton e questa è una delle tante scene famose, non l'ultima, quella è troppo triste..

giovedì 27 dicembre 2018

Into the woods (2014)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 20/04/2016 Qui - Into the woods è quel genere di film che generalmente e praticamente odio, ma che inconsciamente piace, perché i musical sono fatti per divertire, per mettere allegria, con messaggi positivi e importanti o almeno i più conosciuti. Certamente però questo non è dei migliori, anzi, dal regista di Chicago (Rob Marshall), un film icona del genere e molto bello, nonostante appunto non piace, mi aspettavo qualcosa di più energico, più vivace ma soprattutto meno scemo e meno caricaturale di questo film musicale del 2014 (di produzione Disney), basato sull'omonimo musical di Stephen Sondheim (lo stesso autore del musical Sweeney Todd: Il diabolico barbiere di Fleet Street, secondo me il migliore in assoluto, di cui hanno fatto un film con Johnny Depp che qui fa la parte del lupo cattivo abbastanza anonimamente) che si ispira a celebri fiabe tradizionali come Cenerentola, Cappuccetto Rosso e Raperonzolo dei Fratelli Grimm e Jack e la pianta di fagioli. Il film infatti intreccia queste opere situandolo in un mondo alternativo delle fiabe Grimm, e le estende per scoprire le conseguenze dei desideri e delle missioni dei personaggi, individui alle prese con le proprie scelte di vita, desideri e aspirazioni, in una moderna e favolistica versione. Comunque la storia segue le classiche vicende di queste fiabe, ma in modo originale coinvolgendo un fornaio (James Corden) e la sua bella moglie (Emily Blunt), che rendendosi conto che non possono generare figli, che il loro desiderio di formare una famiglia andrà in pezzi, a causa della maledizione di una strega (Meryl Streep), intraprendono un viaggio nel bosco per trovare gli oggetti necessari per spezzare l'incantesimo, e questo porterà loro alla conoscenza di varie forme di vita residenti nel bosco. Anche se la narrazione e la storia sembrerebbe andare in contro a sentimentalismi inutili e quant'altro di produzione Disney, sorprendentemente non è così, infatti le atmosfere dark non si annacquano, anzi, grazie anche alla convinzione degli interpreti conserva una rinfrescante dose di humour nero, la parte migliore di tutte. La morale della favola, ovviamente, resta: occhio a quel che desideri e attento, perché i bimbi ci guardano. Ma è meno stucchevole di quel che si aspetterebbe. Interessante e importante poi,  l'idea del doppio finale: si può infatti scegliere fra il primo finale, che fa terminare la storia nel classico "E vissero per sempre felici e contenti", e il secondo, che fa riflettere sulle conseguenze dei nostri desideri e sull'eredità che lasciamo ai nostri figli.

sabato 10 novembre 2018

Mortdecai (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 20/01/2016 Qui - Mortdecai è un film (del 2015) al limite dell'assurdo per la sua evidente bruttezza. Ora capisco i giudizi negativi che questo film ha suscitato nei critici. È uno dei peggiori flop tra i film con Johnny Depp, costato circa 60 milioni di dollari, ne ha incassati solo 47 in tutto il mondo. Perché effettivamente Depp (nei panni di Mortdecai) è davvero imbarazzante. Ma veniamo alla trama: Charles Mortdecai ha fama di grande intrallazzatore, la sua specialità sono le opere d'arte di dubbia provenienza che rivende a personaggi a volte molto equivoci. A causa di un enorme debito col fisco inglese, è costretto dall'MI5 ad indagare sulla morte di una restauratrice di quadri e sulla sparizione di un prezioso dipinto di Goya. Mortdecai accetta d'imbarcarsi nell'impresa nella speranza di estinguere il debito, nonostante questo comporti avventurarsi "nelle colonie", ovvero in California. La missione si rivela subito molto pericolosa, perché forse il dipinto nasconde sul suo retro i codici segreti di un conto corrente in cui è depositato l'oro dei Nazisti e molti criminali in giro per il mondo fanno di tutto per rintracciarlo. Per fortuna che a guardargli le spalle c'è sempre Jock, il suo braccio destro e armato fino ai denti. Intanto ha anche un problema con l'adorata moglie Johanna, da quando si è fatto crescere un paio di baffi alla Poirot di cui va enormemente orgoglioso, ma che lei disprezza. Vedendo questo film, si ha la sensazione che sia stato volutamente diretto in modo grottesco, una farsa, una spy story a sfondo comico ma piuttosto cretina, dall'umorismo frigido (molto, troppo british), con trama del tutto insipida e un Johnny Depp (qui anche coproduttore) che esagera in mossette e smorfie, facendo del personaggio una stolida caricatura. Ho trovato Depp piuttosto scarso e prevedibile, il suo personaggio sembra fatto apposta per la galleria di buffoni con stile che ha inanellato negli ultimi anni. Si è già cimentato in un discreto numero di ruoli comici, i quali, bene o male, ricalcavano alcune molte caratteristiche dello Sparrow più comico, è il caso di questo film, dai toni moscetti e dalla comicità non del tutto assente, ma piuttosto sporadica, troppo per un film comico.