Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 09/02/2023 Qui - Il film è la trasposizione di un romanzo e quindi non va pesato come documento storico inoppugnabile, ma non rende un bel servizio alla figura leggendaria della Monroe, anzi. Si sapeva della sua fragilità, anche della sua leggerezza, ma qui si sguazza nel voyerismo più bieco dipingendola come una cretina quasi vicina al ritardo mentale. Va bene denunciare gli abusi subiti ed i dolori che hanno segnato la sua giovinezza (con la ricerca di una figura paterna mai assaporata e tuttavia sempre ricercata) ma due e ore e tre quarti così non si reggono (e in questo senso non ha avuto alcun senso farlo durare così tanto): si parla poco del suo lavoro, poco del suo essere un sex symbol e con la scusa di spogliare la Ana De Armas (comunque bravissima, solo quasi da Oscar) si spinge forte il pedale dell'eccesso e del torbido. Ne esce una pellicola fintamente autoriale che sembra messa lì apposta per dividere, con scelte volutamente shock e inette. Per me il miglior film di Andrew Dominik resta "L'assassinio di Jesse James", da lì in poi è andato in calando. Questo è decisamente mediocre. Voto: 5
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giovedì 9 febbraio 2023
Blonde (2022)
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lunedì 31 gennaio 2022
Copshop - Scontro a fuoco (2021)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/01/2022 Qui - Niente di nuovo sul tema dell'assedio a una stazione di polizia (che sia
nel vecchio west o nel Distretto 13) ma Joe Carnahan ha sempre avuto un
certo stile nel dirigere i suoi film (vedasi Smokin' Aces), così la trama scivola via senza
intoppi, tra qualche rallentamento nella prima parte e una buona dose di
sadismo nella seconda. Le sparatorie sono dirette con competenza e
sicuramente Gerard Butler è perfettamente in parte, da subito attira le
simpatie dello spettatore, così come Frank Grillo attira da subito i
sospetti. Non male, anche se pesano nel finale le ferite che si
rimarginano troppo in fretta ed alcune farraginosità nella struttura
narrativa. Certo, come credibilità non si può giudicare, va preso come
un mero prodotto ludico utile per passare una serata tutta action e
colpi bassi (e in questo senso il divertimento e l'intrattenimento è di buon livello), però meglio si poteva fare. Voto: 5,5
lunedì 3 maggio 2021
The Rental (2020)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 03/05/2021 Qui - Il debutto alla regia di Dave Franco è un thriller nel complesso abbastanza riuscito, con alcuni limiti concentrati soprattutto nella prima parte con personaggi scarsamente empatici e sviluppati in modo superficiale. Difficile fare il tifo per le vittime ma nessun compiacimento nella violenza ed un epilogo (sorprendente, tra lo spiazzante e il "ci può stare") che colpisce per la sua seriale freddezza. Meglio la seconda parte, appunto nella quale la sceneggiatura adotta soluzioni originali ed evita di dare troppe spiegazioni, adottando inoltre uno stile visivo decisamente efficace. The Rental si fa seguire bene fino alla fine, con una buona nel complesso progressione degli eventi, anche se talvolta risulta banale in alcune situazioni. Non particolarmente memorabile la prova degli attori (a Dan Stevens si aggregano, oltre agli altri, sia la bella Alison Brie che Sheila Vand). Tutto sommato uno sguardo glielo si può dare. Voto: 6+
martedì 18 febbraio 2020
City of Lies - L'ora della verità (2018)
Titolo Originale: City of Lies
Anno e Nazione: USA, Regno Unito 2018
Genere: Drammatico, Thriller, Poliziesco, Biografico
Produttore: Paul Brennan, Miriam Segal
Regia: Brad Furman
Sceneggiatura: Christian Contreras
Cast: Johnny Depp, Laurence Mason, Shamier Anderson, Melanie Benz, Xander Berkeley
Shea Whigham, Neil Brown Jr., Dayton Callie, Forest Whitaker
Toby Huss, Cory Hardrict, Kevin Chapman, Michael Paré
Durata: 110 minuti
Johnny Depp e Forest Whitaker in un thriller che scava in un duplice mistero della storia del rap.
Un detective e un reporter indagano sugli omicidi di Notorious B.I.G. e Tupac Shakur.
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Brad Furman,
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martedì 14 gennaio 2020
The Front Runner - Il vizio del potere (2018)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 13/01/2020 Qui
Tema e genere: Adattamento cinematografico del romanzo del 2014 All the Truth Is Out scritto da Matt Bai, questo film drammatico biografico ci fa partecipe dell'ascesa e della caduta di Gary Hart, candidato alla corsa per la presidenza USA nel 1988 e affossato da uno scandalo sessuale.
Tema e genere: Adattamento cinematografico del romanzo del 2014 All the Truth Is Out scritto da Matt Bai, questo film drammatico biografico ci fa partecipe dell'ascesa e della caduta di Gary Hart, candidato alla corsa per la presidenza USA nel 1988 e affossato da uno scandalo sessuale.
Trama: Nel 1988 Gary Hart, politico democratico, è considerato il favorito per la corsa alle elezioni presidenziali. La sua campagna subisce però una battuta d'arresto a causa dell'accusa di avere una relazione extraconiugale con l'attrice Donna Rice. In breve ciò porterà il senatore Hart ad abbandonare i suoi propositi elettorali.
Recensione: Nel corso degli anni, i film d'inchiesta sui personaggi pubblici sono stati numerosi: da Il caso Spotlight a Truth - Il prezzo della verità, sono stati in tanti a cimentarsi nel genere. Per non parlare dei political drama che ci hanno narrato dei presidenti americani, presidenti americani mancati, questo è il terzo che vedo negli ultimi 6 mesi, l'ultimo è stato Lo scandalo Kennedy. Insomma non è una novità, ma comunque The Front Runner, di Jason "Juno" Reitman (che torna dietro la macchina da presa dopo Tully, bella commedia sulla maternità), riesce nella missione non facile di raccontare (bene) una storia di trent'anni fa in grado di fare riflettere ancora oggi. Il film infatti, che offre una sfumatura su entrambi gli aspetti (l'uomo privato e quello "pubblico") di questo personaggio politico forse ingenuo, forse arrogante, costantemente in balia degli eventi, ha il grande pregio di spingere lo spettatore a ragionare sul ruolo dei media e del loro rapporto con i personaggi pubblici: fin dove è lecito spingersi? È davvero fondamentale per un personaggio di spicco rinunciare alla privacy ed essere irreprensibile da ogni punto di vista? E un personaggio irreprensibile è automaticamente il più adatto a governare un paese? Insomma tante domande ma sfortunatamente nessuna risposta, ma non che questo sia per forza un difetto, anzi, proprio per la capacità del regista di sospendere il giudizio, evitando risposte facili o sbrigative, evitando il conflitto e rifiutando di istruire il pubblico su come dovrebbe sentirsi riguardo ad Hart, lasciando così allo spettatore piena libertà di trarre le sue conclusioni analizzando i diversi punti di vista delle parti, che il racconto diventi più armonico e coinvolgente col passare dei minuti.
Recensione: Nel corso degli anni, i film d'inchiesta sui personaggi pubblici sono stati numerosi: da Il caso Spotlight a Truth - Il prezzo della verità, sono stati in tanti a cimentarsi nel genere. Per non parlare dei political drama che ci hanno narrato dei presidenti americani, presidenti americani mancati, questo è il terzo che vedo negli ultimi 6 mesi, l'ultimo è stato Lo scandalo Kennedy. Insomma non è una novità, ma comunque The Front Runner, di Jason "Juno" Reitman (che torna dietro la macchina da presa dopo Tully, bella commedia sulla maternità), riesce nella missione non facile di raccontare (bene) una storia di trent'anni fa in grado di fare riflettere ancora oggi. Il film infatti, che offre una sfumatura su entrambi gli aspetti (l'uomo privato e quello "pubblico") di questo personaggio politico forse ingenuo, forse arrogante, costantemente in balia degli eventi, ha il grande pregio di spingere lo spettatore a ragionare sul ruolo dei media e del loro rapporto con i personaggi pubblici: fin dove è lecito spingersi? È davvero fondamentale per un personaggio di spicco rinunciare alla privacy ed essere irreprensibile da ogni punto di vista? E un personaggio irreprensibile è automaticamente il più adatto a governare un paese? Insomma tante domande ma sfortunatamente nessuna risposta, ma non che questo sia per forza un difetto, anzi, proprio per la capacità del regista di sospendere il giudizio, evitando risposte facili o sbrigative, evitando il conflitto e rifiutando di istruire il pubblico su come dovrebbe sentirsi riguardo ad Hart, lasciando così allo spettatore piena libertà di trarre le sue conclusioni analizzando i diversi punti di vista delle parti, che il racconto diventi più armonico e coinvolgente col passare dei minuti.
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mercoledì 7 agosto 2019
Halloween (2018)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 06/08/2019 Qui
Tema e genere: Slasher thriller/horror, sequel diretto di Halloween - La notte delle streghe del 1978.
Tema e genere: Slasher thriller/horror, sequel diretto di Halloween - La notte delle streghe del 1978.
Trama: Quarant'anni dopo la strage di Halloween, la sopravvissuta Laurie Strode è ancora perseguitata dal ricordo di Michael Myers. Intanto, Michael sta per essere trasferito in un altro manicomio.
Recensione: A 40 anni esatti (ora 41) dall'uscita del primo, indimenticato Halloween (1978) del Maestro John Carpenter, David Gordon Green dirige un sequel che sceglie sapientemente (e genialmente) di ignorare gli altri nove capitoli (tra sequel, remake e reboot) della saga realizzati nel frattempo. Una buona premessa: se il film originale ha difatti retto bene alla prova del tempo ed è ancora oggi considerato un pilastro, non si può dire altrettanto degli episodi successivi, dimenticabili quando non proprio evitabili (anche se ne avrò visti al massimo due). Undicesimo film della saga, Halloween infatti (che riparte dall'essenziale: Laurie e Michael, la vittima e il carnefice) rinnega la quasi totalità delle dieci pellicole che l'hanno preceduto, prendendo per buoni solo gli eventi accaduti nel primo film firmato da John Carpenter, e fa centro. Perché con questo nuovo Halloween, David Gordon Green rispetta la regola non scritta per un sequel di successo, ovvero un giusto mix fra innovazione e richiami all'originale. Fin dai titoli di testa, ripresi da quelli del film di Carpenter sia nell'indimenticabile accompagnamento sonoro sia con il font, veniamo infatti coinvolti in quella che è sostanzialmente una versione riammodernata dell'originale, dal quale diverge in pochi ma basilari punti. Siamo di nuovo nella famigerata notte delle streghe, in cui avviene nuovamente un'altra fuga dall'ospedale psichiatrico, che dà inevitabilmente vita a un'altra mattanza di giovani locali, coinvolti nelle più disparate attività ricreative, e di chiunque si metta sulla strada del feroce Michael Myers. Attenzione però, perché se queste premesse potrebbero fare pensare a un prodotto puramente derivativo, privo di qualsiasi spunto originale e volto a replicare pedissequamente i punti di forza del cult del 1978, non è così. L'Halloween del 2018 è infatti un film tutto sommato godibile, che rende onore alla pietra miliare del cinema di cui porta il nome, pur senza avvicinarsi neanche alla sua grandezza. L'intuizione migliore del regista è certamente la scelta di creare una sorta di filo invisibile che collega Michael Myers alla sua mancata vittima Laurie Strode, influenzandone ogni loro comportamento e azione e facendoli attrarre come due magneti di poli opposti. Il tema portante del film è l'ossessione, sopita per 40 anni e pronta a riaccendersi nel caso di Myers e tormento per quando riguarda Laurie, capace di costruire una vera e propria panic room all'interno della propria abitazione, per proteggersi da qualsiasi attacco esterno. La dolce e determinata Laurie dell'Halloween del 1978 è ormai solo un pallido ricordo, che ha lasciato posto a una donna sola e rancorosa, incapace di tenere legati a se i propri affetti e incline a una violenza che, seppur in chiave difensiva, la rende non così lontana dalla ferocia del suo aguzzino di 40 anni prima. Le ossessioni di Laurie e Myers sono contagiose, e portano ad allargare il conflitto a persone di passaggio e soprattutto a figlia e nipote della prima. Inevitabile quindi, visto anche il periodo, un finale all'insegna del girl power, in cui 3 generazioni si riuniscono per fronteggiare la personificazione stessa del Male. Rispetto all'originale, questo Halloween è decisamente più esplicito, e replica solo in sporadici momenti il gusto per il dettaglio nell'inquadratura di John Carpenter (uno dei quali è una piacevole apparizione di Laurie in puro stile Myers).
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